Geopolitica
Ministro israeliano sionista chiede l’annessione del Libano meridionale
Israele dovrebbe annettere vaste porzioni di territorio nel Libano meridionale nell’ambito della sua continua campagna contro i militanti di Hezbollah, ha dichiarato il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. Il nuovo confine dovrebbe essere spostato fino al fiume Leonte, situato a quasi 40 chilometri dal confine meridionale del Libano con Israele, ha affermato lunedì alla radio israeliana.
Lo Stato Ebraico ha avviato una campagna militare contro Hezbollah all’inizio di marzo, dopo che il movimento militante con base in Libano aveva lanciato una serie di attacchi contro lo Stato ebraico in rappresaglia per l’uccisione della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei. Gli attacchi hanno fatto seguito a una campagna congiunta israelo-americana contro l’Iran, lanciata il 28 febbraio.
Da allora Israele ha ordinato a tutti i residenti del Libano meridionale di lasciare l’area a sud del Leonte a causa di quelle che ha definito «operazioni di terra limitate e mirate contro le principali roccaforti di Hezbollah». Secondo le autorità libanesi, gli attacchi israeliani hanno ucciso oltre 880 persone nelle ultime due settimane, con più di 2.000 feriti e oltre un milione di sfollati.
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«Lo dico qui in modo definitivo… in ogni stanza e in ogni discussione: il nuovo confine israeliano deve essere il Leonte», ha affermato lo Smotrich. La campagna «deve concludersi con una realtà completamente diversa, sia con la decisione di Hezbollah, sia con il cambiamento dei confini di Israele», ha aggiunto.
In precedenza, anche il Ministro della Difesa Israel Katz aveva affermato che il Libano potrebbe perdere territorio se non riuscirà a disarmare Hezbollah. Domenica, l’esercito israeliano ha annunciato l’intenzione di espandere le operazioni di terra e aeree nel Libano meridionale.
Un funzionario libanese ha dichiarato alla’genzia Reuters che Beirut si aspetta che le nazioni straniere esercitino pressioni sullo Stato Giudaico affinché interrompa la sua offensiva. La scorsa settimana, il presidente francese Emmanuel Macron ha condannato le azioni dello Stato degli ebrei in Libano definendole «inappropriate e persino inaccettabili». Il Macrone ha inoltre sostenuto che le ripetute operazioni israeliane contro Hezbollah non hanno mai prodotto i risultati sperati.
Israele ha lanciato campagne militari contro Hezbollah in diverse occasioni dal 1978 e ha occupato il Libano meridionale tra il 1982 e il 2000.
Le posizioni del ministro del Partito Sionista Religioso Smotrich sono ben note al lettore di Renovatio 21.
In un documentario prodotto dal canale televisivo franco-tedesco Arte, intitolato Israele: estremisti al potere, lo Smotrich chiede a Israele di espandere i suoi confini fino a Damasco durante un’intervista filmata, dove afferma che Israele dovrebbe «espandersi poco a poco» e, a quanto si dice, dovrebbe incorporare parte o tutta l’attuale Giordania, Libano, Egitto, Siria, Iraq e Arabia Saudita. «È scritto che il futuro di Gerusalemme è espandersi fino a Damasco», ha affermato.
In a documentary produced by Arte TV channel, Israeli Finance Minister Bezalel Smotrich advocates for a Jewish state and says it is written that “the future of Jerusalem is to expand to Damascus”#WARonHUMANITY pic.twitter.com/ADdeyokH8i
— TRT World (@trtworld) October 10, 2024
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Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich aveva già citato il concetto in un servizio commemorativo per un attivista del Likud a Parigi. Parlando da un podio decorato con una mappa di Israele che includeva la Giordania, aveva affermato che il popolo palestinese «non esisteva».
Come riportato da Renovatio 21 ad agosto 2024, Smotrich ha espresso il suo sostegno al blocco degli aiuti a Gaza, affermando che «nessuno ci permetterà di far morire di fame due milioni di civili, anche se ciò potrebbe essere giustificato e morale, finché i nostri ostaggi non saranno restituiti».
Alla fine di febbraio 2024, il ministro sionista aveva affermato che lo Stato di Israele avrebbe dovuto «spazzare via» il villaggio palestinese di Huwwara, dopo che era stato oggetto di una violenta aggressione da parte dei coloni israeliani. Mesi prima lo Smotrrich aveva legalizzato 5 nuovi insediamenti di coloni ebraici. A inizio dell’anno passato aveva dichiarato che cacciare il 90% degli abitanti di Gaza «non costa nulla».
Smotrich, assieme ad altri partiti sionisti, aveva annunciato di essere pronto a lasciare il governo (facendolo quindi cadere) qualora Netanyahu accettasse la tregua con Hamas proposta dapprima dal presidente americano Biden.
Nel maggio 2025 Smotrich è intervenuto su Canale 12 TV dichiarando che Israele occuperà completamente la Striscia di Gaza, dicendo praticamente agli israeliani che dovrebbero dimenticare gli ostaggi rimasti nelle mani di Hamas.
Geopolitica
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Geopolitica
Gli USA avvertono gli alleati del Golfo di prepararsi a una guerra «intensa» con l’Iran
Gli Stati Uniti hanno avvertito diversi Paesi arabi del Golfo di prepararsi a una breve ma intensa operazione militare contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato statunitensi del 3 novembre. Lo riporta il Wall Street Journal, citando fonti a conoscenza della questione.
Secondo il WSJ, il presidente statunitense Donald Trump propende per lanciare attacchi su larga scala contro le infrastrutture e gli impianti nucleari iraniani, sebbene non sia stata ancora presa una decisione definitiva. Gli avvertimenti rivolti agli alleati del Golfo indicherebbero inoltre che anche Israele si starebbe preparando a partecipare a rinnovate operazioni militari.
Secondo alcune fonti, gli Stati Uniti starebbero schierando un’ulteriore batteria di missili di difesa aerea Patriot nella regione e ritirando le truppe dalle basi vulnerabili in previsione di una rappresaglia iraniana. Washington starebbe inoltre rifornendo le scorte di munizioni e preparando ulteriori aerei e navi da guerra per possibili operazioni.
Trump ha minacciato di attaccare nuovamente l’Iran se si rifiuterà di accettare le sue condizioni, mentre i negoziati rimangono in una fase di stallo, con entrambe le parti che si accusano a vicenda per la situazione.
Gli Stati Uniti hanno condotto l’ultima serie di attacchi sul territorio iraniano il 1° settembre e da allora hanno colpito petroliere e altre imbarcazioni iraniane. L’Iran ha aperto il fuoco contro navi mercantili che tentavano di attraversare lo Stretto di Hormuz attraverso una rotta designata dalla Marina statunitense, che Teheran considera illegale.
I funzionari iraniani hanno risposto alle minacce di Trump promettendo di difendere il Paese. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha avvertito la scorsa settimana che gli Stati Uniti subirebbero «un fallimento strategico ancora maggiore» se optassero per una rinnovata azione militare. L’emittente statale Press TV, citando un alto funzionario iraniano, ha riferito martedì che Teheran è pronta a una guerra totale «senza limiti».
La prospettiva di una ripresa dei combattimenti si profila in un contesto di preoccupazione per la diminuzione delle scorte di missili intercettori statunitensi, preoccupazione che Trump ha respinto, insistendo sul fatto che le forze armate dispongono di munizioni sufficienti.
La guerra rimane profondamente impopolare tra gli americani. Un sondaggio di Fox News pubblicato a settembre ha rilevato che il 71% degli elettori registrati riteneva che l’amministrazione Trump non avesse una strategia chiara per porre fine al conflitto, e il 60% affermava che attaccare l’Iran fosse stato un errore.
Secondo un sondaggio del Pew Research Center pubblicato all’inizio di questo mese, il 65% disapprova la gestione delle operazioni contro l’Iran da parte di Trump, contro il 33% che la approva.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
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