Geopolitica
Trump invia all’Iran un ultimatum in 15 punti
Gli Stati Uniti hanno inviato all’Iran una proposta di pace in 15 punti che richiede lo smantellamento del suo programma nucleare, la limitazione dei missili e la fine del sostegno agli alleati regionali, secondo quanto riportato dai media statunitensi e israeliani. L’Iran ha negato di aver intavolato colloqui con gli Stati Uniti e avrebbe insistito su diverse importanti concessioni, tra cui la fine della sua presenza militare nel Golfo.
Il piano è stato riportato per la prima volta martedì dal New York Times, secondo cui, stando alle fonti, sarebbe stato consegnato tramite il Pakistan e non è chiaro se Israele lo approvi. Il quotidiano non ha fornito dettagli sul piano, limitandosi ad affermare che riguarda i programmi nucleari e missilistici balistici dell’Iran.
In seguito, il Canale 12 israeliano ha illustrato 14 dei 15 punti del piano. Secondo quanto riportato, il piano prevede che l’Iran smantelli completamente i suoi impianti nucleari di Natanz, Isfahan e Fordow, vieti permanentemente l’arricchimento dell’uranio sul suo territorio e trasferisca le sue scorte di uranio arricchito all’AIEA entro una scadenza concordata.
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Teheran sarebbe inoltre tenuta ad abbandonare la sua rete di gruppi armati regionali, a imporre limiti rigorosi al suo programma missilistico balistico e a mantenere aperto lo Stretto di Ormuzzo come corridoio marittimo libero. In cambio, tutte le sanzioni legate al nucleare verrebbero revocate e Washington fornirebbe assistenza al programma nucleare civile iraniano, compresa la centrale nucleare di Bushehr, che vede la partecipazione russa.
Teheran ha negato di aver avuto colloqui con Washington. Il tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari, portavoce del comando delle forze armate iraniane, ha deriso gli Stati Uniti per aver «negoziato con se stessi».
Secondo quanto riportato da una fonte iraniana, Press TV avrebbe respinto la tabella di marcia, affermando che la guerra finirà «in un momento scelto dall’Iran stesso». La fonte avrebbe inoltre dichiarato che Teheran non permetterà al presidente statunitense Donald Trump di dettare le condizioni e che un accordo dovrebbe contenere «garanzie concrete».
Diversi media hanno riportato che l’Iran ha chiesto agli Stati Uniti di accettare significative concessioni per porre fine alla guerra. Il Wall Street Journal ha affermato che Teheran insiste affinché l’America chiuda tutte le sue basi nel Golfo Persico, garantisca la cessazione di ulteriori operazioni militari, revochi tutte le sanzioni e consenta la riscossione dei pagamenti dalle navi che transitano nello Stretto di Ormuzzo, oltre a escludere il programma missilistico balistico iraniano da ulteriori negoziati.
Secondo l’agenzia Reuters, l’Iran chiede inoltre agli Stati Uniti un risarcimento per le perdite subite in tempo di guerra e il controllo formale dello stretto.
Commentando la proposta di Trump, il ministro dell’Economia israeliano Nir Barkat ha affermato che «sulla carta sembra ottima», anche se è improbabile che l’Iran l’accetti.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Netanyahu vuole portare Erdogan alla Corte Penale Internazionale
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Geopolitica
La Russia colpisce data center e siti logistici in Ucraina. Bombardata anche Vodafone
Il ministero della Difesa russo ha dichiarato che l’esercito russo ha preso di mira i data center degli operatori di telefonia mobile, oltre a numerosi magazzini e infrastrutture critiche in tutta l’Ucraina.
Domenica il ministero ha aggiornato l’ultima serie di attacchi a lungo raggio, elencando gli obiettivi. Nella regione di Kiev è stato colpito un grande magazzino del gruppo Zammler, usato per stoccare e distribuire gli aiuti militari occidentali destinati all’Ucraina.
Filmati online mostrano una colonna di fumo nero dal centro logistico nel villaggio di Krasilovka. Il magazzino avrebbe subito danni consistenti e gli impatti avrebbero innescato un incendio durato diverse ore.
Местни медии разпространяват кадри от удар по Киев през изминалата нощ.
Според кмета Кличко е ударен склад, което е предизвикало пожар.
Руското министерство на отбраната съобщава,
че руските сили са нанесли удар по център за данни на Vodafone в Киев – един от големите… pic.twitter.com/qzRYtJwZTW— Стамен Тошков (@StamenToskov) September 27, 2026
🇷🇺🇺🇦⚡️ — Le conseguenze di un attacco contro un centro logistico appartenente alla società di trasporti Zammler Group nell’oblast di Kiev. pic.twitter.com/yTlMOcrjjJ
— Erny110393 🇮🇹🇷🇺 (@erny110393) September 28, 2026
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Gli attacchi hanno colpito anche un data center a Kiev di Vodafone Ucraina. Il ministero ha descritto il principale fornitore come una delle «maggiori aziende che forniscono servizi di comunicazione mobile e internet ad alta velocità» all’esercito ucraino. Più tardi, nello stesso giorno, sono stati colpiti anche i data center del provider Omega Telecom e dell’operatore Kievstar.
Di recente Mosca ha concentrato l’attenzione sui data center ucraini: diversi fornitori di internet e telefonia hanno segnalato danni e problemi di connettività.
Les forces armées russes 🇷🇺 ont frappé un centre de traitement de données de l’entreprise britannique 🇬🇧 Vodafone.
Elle fournit des services de téléphonie mobile et d’internet aux forces armées 🇺🇦
Vodafone est l’un des plus grands opérateurs de téléphonie mobile au monde. pic.twitter.com/ER2MSN7Bs8
— Benoit Martin (@benoitm_mtl) September 27, 2026
Russia continues to strike Ukrainian internet providers. And really, what do Ukrainian Nazis need the internet for? 😂
In Kiev, a strike hit the office of the mobile operator Vodafone in the Lukyanivka district. pic.twitter.com/UnErf050cY
— Victor vicktop55 commentary (@vick55top) September 27, 2026
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Secondo il ministero, due magazzini usati per lo stoccaggio di droni d’attacco sono stati colpiti nell’oblast’di Nikolaev, e un altro deposito per droni intercettori a Odessa. In precedenza il produttore ucraino Pegasus Arms aveva sospeso le attività, sostenendo che lo stabilimento era stato gravemente danneggiato dai raid russi all’inizio di questa settimana. L’azienda aveva già interrotto le operazioni a fine anno scorso per gli attacchi, per poi riprenderle dopo il trasferimento della produzione.
La città portuale di Kiliya, sul Danubio, è stata colpita duramente nell’ultima ondata. Secondo il ministero sono stati presi di mira siti infrastrutturali portuali, una base navale, un posto di guardia di frontiera e quattro magazzini di equipaggiamento militare. Inoltre l’esercito ha colpito due navi da carico al largo di Odessa, ritenute usate per il trasporto di materiale militare e merci a duplice uso per le forze ucraine.
Nelle ultime settimane sia Kiev sia Mosca hanno intensificato gli attacchi a lungo raggio dopo che l’Ucraina ha lanciato la sua «campagna di pressione» durante l’estate. La Russia ha risposto ampliando in modo marcato il raggio d’azione dei raid in tutto il Paese, paralizzando di fatto il traffico marittimo ucraino nei porti del Mar Nero e causando gravi interruzioni alla logistica in altre zone.
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Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
USA e Cina istituiscono una linea diretta per le segnalazioni di «incidenti legati all’IA»
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