Guerra cibernetica
Microsoft toglie i servizi ad una raffineria indiana di proprietà russa. Il tribunale ordina di ripristinarli
Microsoft ha ripreso a fornire servizi digitali essenziali alla raffineria indiana Nayara Energy dopo che quest’ultima ha citato in giudizio il gigante tecnologico statunitense presso l’Alta Corte di Delhi. La vicenda è di estremo interesse per quanto riguarda la questione della sovranità digitale, di fatto impedita quando si usa software straniero di colossi che sfuggono ai controlli.
Nayara, una società in parte posseduta dalla russa Rosneft, ha dichiarato lunedì alla corte che Microsoft aveva limitato il suo accesso ai dati, agli strumenti proprietari e ai prodotti a causa delle sanzioni dell’Unione Europea.
«Microsoft si impegna a supportare tutti i suoi clienti in India e nel mondo e ha ripristinato i servizi per Nayara Energy», ha dichiarato l’azienda in una nota mercoledì. «Siamo impegnati in trattative in corso con l’Unione Europea per garantire la continuità dei servizi per l’organizzazione».
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La raffineria ha dichiarato mercoledì che i suoi servizi erano stati ripristinati. «Nayara Energy conferma che tutti i servizi Microsoft essenziali per le sue operazioni sono stati completamente ripristinati, senza alcuna interruzione della continuità operativa e mantenendo intatta l’integrità dei dati», ha affermato in una nota. «Riconosciamo il tempestivo intervento dell’Onorevole Alta Corte di Delhi nel facilitare la risoluzione di questa questione. La petizione è stata accolta dall’Alta Corte a favore di Nayara Energy».
Secondo il rapporto, il tribunale ha concesso alla società la libertà di rivolgersi nuovamente al tribunale qualora dovessero presentarsi reclami simili.
Nayara aveva richiesto un’ingiunzione provvisoria e la ripresa dei servizi di Microsoft per proteggere i propri diritti e garantire un accesso ininterrotto alle infrastrutture digitali critiche. Martedì, l’azienda ha dichiarato che la decisione di Microsoft ha creato un «pericoloso precedente per l’eccesso di potere aziendale e solleva serie preoccupazioni in merito alle sue implicazioni sull’ecosistema energetico indiano».
Nel frattempo, secondo un articolo pubblicato sulla testata Mint, la raffineria ha iniziato a migrare verso fornitori di servizi digitali nazionali per garantire la continuità operativa. Ha avviato l’azione legale per ottenere un provvedimento urgente, mentre persegue transizioni strategiche più ampie verso fornitori di servizi alternativi, aggiunge il rapporto.
All’inizio di questo mese, l’UE ha imposto sanzioni alla raffineria di Vadinar, controllata da Nayara, una joint venture indo-russa in cui Rosneft detiene una quota del 49%.
Le sanzioni colpiscono specificamente il settore petrolifero e includono il divieto di importare prodotti petroliferi raffinati ricavati dal greggio russo. È la prima volta che una raffineria indiana è soggetta a tali misure.
Si tratta per il mondo di un precedente di massima importanza: un colosso americano, su indicazione della politica occidentale o anche senza, può decidere di terminare i servizi impedendo di fatto la gestione dell’impresa e facendola fallire. È l’applicazione, su scala industriale, del principio di bannabilità a discrezione assoluta della piattaforma che vediamo con i social media. Conosciamo la questione: come sa il lettore, Renovatio 21 ha portato Facebook in tribunale per riavere pagina e account, ottenendo il ripristino di questi con l’ordinanza del giudice; la pagina e gli account, tuttavia, ci paiono ora shadowbannati sino ad essere inutilizzabili.
In molti stanno esprimendo timore per il futuro dei software Microsoft ora completamente commissionati all’Intelligenza Artificiale, a partire dalla proposta di nutrire l’IA con screenshot continui delle nostre attività al PC.
Possiamo dire inoltre che Microsoft è un’azienda geopoliticamente esposta.
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Come riportato da Renovatio 21, poco prima che scattasse l’operazione militare speciale di Mosca in Ucraina, aveva dato avvertimento di un malware di tipo «wiper» – cioè che cancella tutto – mai visto prima che è apparso rivolto ai ministeri del governo e alle istituzioni finanziarie di Kiev, dimostrando di lavorare di fatto al fianco degli enti occidentali; lo scorso anno, Microsoft scrisse che hacker e i siti di fake news presumibilmente legati all’Iran potrebbero essere intenzionati a commettere crimini negli Stati Uniti; nei mesi scorsi, vi sono state accuse a Microsoft per aver fornito tecnologia all’esercito israeliano. Due anni fa Microsoft dichiarò di essere stata hackerata dagli hacker del gruppo Russia Midnight Blizzard, che aveva violato, secondo quanto riportato, il sistema di posta elettronica aziendale del colosso.
Ricordiamo che Microsoft, grazie a Windows, controlla i computer della maggior parte del pianeta. Viene da dire che il fondatore di Microsoft Bill Gates, grazie alle fondazioni e ai miliardi distribuiti a programmi globali, dall’OMS in giù, punta a controllare il sistema operativo biologico planetario, dalle piante OGM create con bioingegneria CRISPR al corpo umano modificato con sieri genici sperimentali.
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Immagine d’archivio di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Guerra cibernetica
Attacco hacker danneggia i frigoriferi dei supermercati francesi
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Guerra cibernetica
Gli hacker dicono di aver rubato i dati di «quasi tutti gli agenti dell’FBI»
Il collettivo di criminali informatici chiamato ShinyHunters ha dichiarato di aver violato i sistemi dell’FBI e di aver sottratto terabyte di dati personali sensibili relativi a quasi tutti gli agenti dell’agenzia e ai rispettivi coniugi, nonché a chi aveva presentato domanda di lavoro presso l’ente.
ShinyHunters è un gruppo di hacker ed estorsori molto attivo, collegato a furti di dati su vasta scala ai danni di grandi aziende e organismi governativi. Lo stesso FBI aveva messo in guardia sul gruppo a maggio.
«Abbiamo compromesso l’FBI. Siamo in possesso di dati molto sensibili su quasi TUTTI gli agenti dell’FBI e sulle persone che hanno presentato domanda di arruolamento presso l’FBI», ha annunciato il gruppo martedì sul proprio sito di fughe di notizie nel dark web. Secondo quanto riportato, ha pubblicato un campione dei dati che sostiene di aver rubato e uno screenshot di un sito di reclutamento dell’FBI alterato.
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Il gruppo ha detto di aver prelevato terabyte di informazioni, tra cui nomi, indirizzi di residenza e numeri di telefono. Reuters ha riferito di aver individuato corrispondenze apparenti per alcune persone presenti in un campione dei dati, ma non è riuscita a stabilire che le informazioni fossero state davvero prelevate dai sistemi dell’FBI.
L’FBI non ha confermato né la violazione né l’entità del presunto furto. Un portavoce avrebbe però detto a 404 Media che l’agenzia era «a conoscenza di segnalazioni relative ad attività non autorizzate che interessavano il sito FBIjobs.gov e che stava attualmente indagando». Martedì il sito dell’agenzia dedicato alle offerte di lavoro e il portale per le candidature di agenti speciali sono risultati temporaneamente irraggiungibili.
Secondo ShinyHunters, l’intrusione è partita dalla compromissione di un server Oracle PeopleSoft, software spesso usato dai dipartimenti delle risorse umane. Gli hacker hanno affermato di essere poi riusciti ad accedere a un ambiente cloud governativo ospitato su Amazon, che conteneva dati del personale dell’FBI e dei candidati. Né l’FBI né le aziende coinvolte hanno confermato pubblicamente questa ricostruzione.
Gli hacker hanno dichiarato che l’attacco «non era motivato da interessi finanziari». Chiedono invece all’FBI di ritirare un avviso di sicurezza informatica diffuso a maggio che, secondo ShinyHunters, contiene accuse infondate sul gruppo.
In quell’avviso l’FBI ha accusato gli hacker legati a ShinyHunters di aver usato minacce, molestie e, in alcuni casi, il cosiddetto «swatting» (segnalazione di emergenza falsa) per colpire le vittime, avvertendo inoltre che i criminali informatici a volte esagerano la quantità di dati in loro possesso.
ShinyHunters non ha precisato cosa intenda fare con le informazioni che sostiene di aver rubato se l’FBI rifiuterà la richiesta.
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