Guerra cibernetica
Microsoft sostiene che l’Iran cerca di intromettersi nelle elezioni americane
Gli hacker e i siti di fake news presumibilmente legati all’Iran potrebbero essere intenzionati a commettere crimini negli Stati Uniti, ha avvertito Microsoft in un nuovo rapporto di cyber intelligence.
Venerdì il Threat Analysis Center (MTAC) di Microsoft ha pubblicato un documento di nove pagine, in cui afferma di aver trovato tracce di operazioni di influenza che hanno preso di mira gli americani, principalmente gli iraniani, ma anche i cinesi e i russi.
«Gli attori iraniani hanno recentemente gettato le basi per operazioni di influenza mirate al pubblico statunitense e potenzialmente volte a influenzare le elezioni presidenziali statunitensi del 2024», ha affermato l’MTAC.
Si dice che una presunta rete iraniana, soprannominata Storm-2035, gestisca quattro siti web che si spacciano per agenzie di stampa, ognuno dei quali si rivolge a una parte diversa dell’elettorato statunitense. Secondo quanto riportato, uno dei siti, Savannah Time [sic], si concentrerebbe sulla politica repubblicana, scrivendo in particolare di questioni LGBT e di cambi di sesso.
Un altro sito tra quelli identificati dai ricercatori, Nio Thinker, si rivolgerebbe ai democratici e pubblica «articoli sarcastici e prolissi» che attaccano il candidato repubblicano alla presidenza Donald Trump con insulti come «litigiosauro pazzo furioso» (sic) e «elefante con pillole di oppioidi nel negozio di porcellane MAGA».
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MTAC ha nominato il terzo outlet del gruppo EvenPolitics, mentre il quarto è rimasto non identificato. La società sostiene che i siti hanno utilizzato servizi abilitati all’intelligenza artificiale per plagiare “almeno parte del loro contenuto da pubblicazioni statunitensi”.
Oltre ai siti web di fake news, MTAC afferma di aver identificato due gruppi di hacker iraniani collegati al Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche – cioè i Pasdaran. Uno, soprannominato Mint Sandstorm, ha tentato di hackerare una campagna presidenziale a giugno inviando «un’e-mail di spear-phishing a un funzionario di alto rango di una campagna presidenziale da un account di posta elettronica compromesso di un ex consigliere senior».
Mint Sandstorm «ha anche tentato senza successo di accedere a un account appartenente a un ex candidato alla presidenza» intorno al 13 giugno, ha affermato MTAC. Mentre si dice che il gruppo normalmente si dedichi allo spionaggio, queste azioni “suggeriscono” che i loro obiettivi potrebbero essere correlati alle elezioni, secondo MTAC.
Un altro gruppo «con legami accertati» con il corpo dei Pasdaran, denominato Peach Sandstorm o APT-33, è riuscito ad accedere all’account di un governo di contea «in uno stato indeciso» che «aveva subito una controversia razziale che quest’anno ha fatto notizia a livello nazionale».
Il governo degli Stati Uniti e le aziende Big Tech hanno affermato dal 2016 che la Russia e altri governi stranieri hanno condotto attacchi di hacking e «operazioni di influenza» con l’obiettivo di minare le elezioni americane. L’unica eccezione è stata il voto del 2020, che sia le agenzie governative che le aziende private (in seguito si è scoperto che lavoravano insieme) hanno dichiarato «il più sicuro nella storia americana».
Vale la pena di ricordare che la NATO negli scorsi mesi ha discusso l’idea che un attacco cibernetico potrebbe far scattare l’articolo 5, quello secondo cui un attacco ad un membro del patto comporta la risposta di tutti i Paesi aderenti.
Come riportato da Renovatio 21, vari attacchi di hacker, da taluni identificati come israeliani, hanno bloccato più volte il sistema delle pompe di benzina in tutto l’Iran.
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Guerra cibernetica
Gli hacker dicono di aver rubato i dati di «quasi tutti gli agenti dell’FBI»
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Guerra cibernetica
Oltre 1.000 voli a terra in tutta la Gran Bretagna
Un problema al controllo del traffico aereo ha provocato disagi ai viaggi in tutta la Gran Bretagna martedì, con la cancellazione di oltre 1.000 voli e passeggeri bloccati per ore sulle piste e nei terminal degli aeroporti, secondo il sito di monitoraggio dei voli Flightradar24.
Il Servizio nazionale di controllo del traffico aereo britannico (NAS) ha dichiarato di aver risolto in serata un problema nel suo sistema di gestione dei voli, ma i ritardi si sono propagati in 15 aeroporti del Regno Unito e non solo, mentre compagnie aeree e scali si adoperavano per smaltire l’enorme arretrato di voli in ritardo.
Le partenze all’aeroporto di Londra Heathrow sono riprese, ma il trafficato scalo ha sospeso gli arrivi per il resto della notte a causa dei disagi e ha avvertito della possibilità di ulteriori ritardi.
Ufficialmente, la causa del blocco aereo totale è un guasto tecnico al sistema di elaborazione dei piani di volo di NATS (National Air Traffic Services), l’ente che gestisce il controllo del traffico aereo nel Regno.
Nel dettaglio, martedì 8 settembre 2026, a partire dalle 12:48 ora locale, l’interruzione nell’elaborazione automatica delle rotte ha costretto i controllori a passare alla gestione manuale, contingentando drasticamente i flussi in partenza per motivi di sicurezza. Il problema ha bloccato i decolli su larga scala in numerosi scali, coinvolgendo non solo Londra (Heathrow, Gatwick, Stansted, City) ma anche Aberdeen, Edimburgo, Manchester, Birmingham, Bristol, Nottingham East Midlands, Southend, Isola di Man e Jersey, con ripercussioni anche su Dublino, Cork e altri aeroporti europei come Parigi.
Il bilancio è stato pesante: secondo FlightRadar24 i voli cancellati hanno superato quota mille (1.055 entro le 20 di martedì sera, con altre centinaia il giorno successivo), coinvolgendo circa 65mila passeggeri solo per Ryanair e circa 10mila italiani. British Airways ha annullato o dirottato oltre 100 collegamenti.
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NATS ha dichiarato in serata di aver implementato una soluzione, ma i disagi sono proseguiti anche mercoledì 9 settembre, con altre decine di cancellazioni soprattutto a Heathrow. La ministra dei Trasporti Heidi Alexander si è scusata con i viaggiatori, mentre l’Autorità per l’aviazione civile britannica ha chiesto un rapporto completo sull’accaduto.
Va notato che non è un caso isolato: il sistema aeroportuale britannico ha già avuto crisi simili, come il guasto del luglio 2025 e soprattutto quello del marzo 2025, quando un incendio in una sottostazione elettrica aveva paralizzato Heathrow per 18 ore lasciando a terra centinaia di migliaia di passeggeri. Per questo il COO di Ryanair ha chiesto le dimissioni dell’amministratore delegato di NATS, criticando anche il rincaro del 28% delle tariffe di controllo dal 2022 a fronte di guasti tecnici sempre più frequenti.
È possibile ricordare i casi di altri blocchi totali del traffico aereo dovuti a, ci è stato detto, errori informatici del sistema.
Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa il sistema dell’aviazione canadese fu oggetto di un misterioso attacco hacker che lo paralizzò totalmente, poco dopo che uno stop fosse dato agli aerei delle Filippine e un «problema tecnico» (questa la versione ufficiale) mettesse a terra tutti gli aerei USA, evento che non ha avuto precedenti se non nelle ore dopo l’attentato dell’11 settembre 2001.
In quel caso, alcuni ipotizzarono un attacco di hacking di tipo ransomware, con riscatto pagato in bitcoin, il cui valore, in quelle ore, di fatto aumentò.
Come riportato da Renovatio 21, un attacco hacker ha colpito il mese scorso anche grandi aeroporti europei.
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Immagine Taking off from Heathrow by John Lucas via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Guerra cibernetica
L’FBI rivela: hacker cinesi hanno penetrato la NASA, la Fed, il dipartimento di Giustizia e il Senato USA
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