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Cancro

Messina Denaro, colpo dell’oncologia terminale

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La domanda a questo punto è se il cancro ha svolto una funzione antimafia più di decenni di apparati giudiziari e militari della Repubblica. Messina Denaro sconfitto dal tumore, anzi, nemmeno da quello, a dire il vero – perché quando si dice «ha perso la sua battaglia contro il cancro» significa in genere che l’uomo è morto. Lui non lo è, anzi.

 

È tutto un po’ surreale in questo capitolo finale della saga di Cosa Nostra. Avrete sentito che, a differenza di quando arrestarono Riina e Provenzano, ora e tutto molto tiepido. Eppure hanno preso un fantasma, un personaggio inafferrabile, di cui per tre decadi ci hanno raccontato le più inaudite efferatezze: se è vero che ha strangolato una donna incinta al terzo mese, ecco, non sappiamo se l’Inferno sia abbastanza. Di certo non lo è il 41 bis.

 

È surreale che l’uomo sembra non essere uscito dalla Sicilia dei paeselli, neanche per curarsi. Provenzano, è stato detto, forse andò a curarsi a Marsiglia. Certo, poi passava il resto del tempo in istato di monachesimo rurale, un casolare disperso tra le terre brulle, la ricotta, i pizzini, e pochissimi, selezionatissimi, comfort: il bucato fatto dalla moglie (che è quello che l’ha fatto beccare, ci hanno detto), una Bibbia, un mangiacassette con caricato su un nastro dove era stata registrata la sigla di Beautiful.

 

È surreale quel selfie col medico nella clinica oncologica. È surreale che una quantità imbarazzante di vicini di casa lo abbia visto per anni e anni – con in giro identikit abbastanza accurati, mostrati ogni tre per due al telegiornale delle otto.

 

È surreale vedere i giornaloni parlando di un patrimonio da 13 milioni – una cifra non impossibile nel conto in banca di un piccolo imprenditore risparmioso, un bottegaio magari di seconda o terza generazione, che possiamo aver visto, a dire il vero, anche nelle dichiarazioni dei redditi di certi politici. Ecco i discorsi sull’elegante cappotto Brunello Cucinelli, sulle scarpe da ginnastica firmate, sull’orologio da 35 mila euro: poi però dicono che andava in giro con una 164, un’auto semi-storica: forse è un omaggio all’Alfa Romeo, un segno di fede alfista, dettaglio che potrebbe guadagnargli qualche punto simpatia.

 

È surreale, ma come sempre, gustoso, che saltino fuori quei dettagli. Ecco che dalla perquisizione, del covo di cui non si aveva idea, saltano fuori Viagra e profilattici, perché al nostro piacevano le donne. Non tutti ricordano, tuttavia, che durante un antico raid in un appartamento dove Messina Denaro doveva incontrare la sua donna, trovarono un Super Nintendo. La passione per titoli del grande gruppo giapponese come Donkey Kong e Super Mario Bros sembra emergere anche da alcune lettere d’amore intercettate. E sarebbero altri punti simpatia per il boss assassino.

 

Dicevamo, tutto sotto tono. Niente teste di cuoio, raid, ondate di gazzelle con le sirene spiegate, capitani mascherati, adrenalina e testosterone, sostanze che pure sappiamo che nel nuovo corso endocrino dello Stato italiano forse non sono così benaccette.

 

Certo, c’erano state anticipazioni, talune sfacciate. Briciole di pollicino che a volte erano grandi come panelle sicule.

 

A novembre su un canale TV nazionale, un uomo che si dice abbia coperto la latitanza dei fratelli Graviano, dice: «Chissà che al nuovo governo non arrivi un regalino… che un Matteo Messina Denaro, che presumiamo sia molto malato, faccia una trattativa lui stesso di consegnarsi per un arresto clamoroso? Così arrestando lui, possa uscire qualcuno che ha ergastolo ostativo senza che si faccia troppo clamore?», nero su bianco alla trasmissione Non è l’Arena. «Tutto potrebbe già essere programmato da tempo».

 

Pochi giorni fa, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si era autolanciato un augurio preciso: «Mi auguro di essere il ministro che arresterà Messina Denaro» aveva detto Piantedosi ad Agrigento, dove vi era un vertice sull’Immigrazione, rispondendo alle domande dei giornalisti.

 

Il 15 gennaio, il giorno prima dell’arresto, Dagospia pubblica un articolo del Corriere della Sera sul fantomatico archivio di Totò Riina. Il neofita scopre tante cose interessanti. Vi si parla della «mancata perquisizione del covo di Riina» seguito all’arresto.

 

«La sorveglianza del covo fu smantellata poche ore dopo l’arresto del boss, nessuno vide la famiglia Riina uscirne per rientrare a Corleone e nessuno si accorse dei mafiosi che, secondo il racconto dei pentiti, tornarono per portare via tutto. A cominciare dall’archivio di Riina, che chissà se esisteva e se davvero è l’arma di ricatto che (…) protegge ancora la latitanza di Matteo Messina Denaro. Ma proprio la perquisizione rinviata e mai eseguita alimenta i sospetti, veri o falsi che siano».

 

E quindi, se l’archivio, con tutti i ricatti possibili ivi contenuti, fossero mai nelle mani di Messina Denaro, è possibile che alla base di questa cattura vi sia davvero un accordo?

 

Perché lo stanno dicendo tutti, non solo pubblicamente sui canali TV, come abbiamo visto sopra. Un accordo raggiunto tra la Stato e il vertice della Mafia, affinché gli siano consentite cure.

 

Il lettore cerchi di capire. Ci hanno infilato per anni espressioni come «trattativa Stato-mafia» e «Mafia cancro per la società» (quest’ultima detta anche da un presidente della Repubblica siciliano). Ora l’arresto di Messina Denaro le realizza materialmente, ed è una cosa un filino grottesca. Una trattativa Stato-mafia basata sul cancro?

 

E a dire il vero, il tema della trattativa – negata con forza dal ministro dell’Interno – non ci appassiona, così come, in questo freddo finale di partita con quello che era diventato un nemico cinematografico e letterario non ci interessa.

 

Il potere di Messina Denaro, e della mafia siciliana, era oramai assai limitato. La strapotente controparte americana, quella con cui i servizi americani organizzarono lo sbarco in Sicilia nella Seconda Guerra Mondiale (con i locali che, si dice, cantavano «Viva l’America, viva la Mafia!») non esiste praticamente più, distrutta dalle inchieste dei giudici (iniziò, sapete, Rudolph Giuliani) e in generale dal decadimento del codice d’onore, con pentiti (rat, nel gergo americano) che spuntavano ovunque. L’episodio che mi piace ricordare, per significare la fine della mafia americana, è l’assassinio del boss Francesco «Frank Boy» Cali, vertice del clan Gambino, il quale fu ammazzato nel 2019 sull’uscio di casa da un ragazzino ossessionato da QAnon, e che probabilmente non sapeva nemmeno chi stava uccidendo: un tempo, non solo nessuno avrebbe osato, ma non sarebbe nemmeno riuscito ad avvicinarsi.

 

Ecco allora che i giornali ci dicono, dopo aver parlato di ben 13 milioni di euro da recuperare, che in verità i soldi in ballo sarebbero 4 miliardi, anzi 5. In teoria, dovremmo rimanere impressionati, se non fosse che abbiamo sentito su Report che in Calabria girano transazioni da mezzo trilione (500 miliardi).

 

E quindi, chi sta colpendo, lo Stato, con questo strambo colpo di grazia tumorale? Un nemico che ha tanto nome perché ci hanno fatto tanti film e tanti romanzi? Il nemico che fece stragi trent’anni fa per poi assopirsi nella campagna trapanese?

 

Neanche questo, infine, ci interessa in questo articolo – sono analisi che si faranno poi, ammesso che si sia qualcuno che abbia il coraggio di farle.

 

Quello che rileva è la cifra storica, metastorica, psichica, metapsichica, antropologica, umana di quanto potrebbe essere appena successo.

 

Messina Denaro, se fosse vero dell’accordo, si sarebbe arreso, prima che allo Stato, all’oncologia terminale. Questa è una svolta senza precedenti nella storia della mafia, che era una società che si basava, ci hanno detto in libri e film, sull’onore, il cui rito di iniziazione, il sangue versato su un santino che ti brucia in mano, stava a significare che l’uscita dalla mafia era possibile solo tramite la morte (come il rosso dei cardinali: un’altra organizzazione che con l’onore e le uscite di scena tradizionali dei boss sembra avere qualche difficoltà).

 

C’è un precedente fittizio: chi ha visto I Soprano (probabilmente la più grande serie TV di tutti i tempi), ricorderà uno dei personaggi più interessanti, l’azzimato John Sacrimoni detto «Johnny Sacks», che viene arrestato per morire in carcere di cancro: la sua collaborazione con la giustizia, anche solo per il fatto di aver ammesso di far parte della Cosa Nostra (cioè, aver ammesso implicitamente la sua esistenza) gli provocano il disprezzo totale dei colleghi mafiosi, che invocano le maniere old school, la tradizione, l’accettazione stoica della galera o la morte nell’omertà.

 

Il cancro ha convinto Messina Denaro a consegnarsi? Il cancro è più forte della celebre «mentalità mafiosa»? Il cancro è più forte del codice spirituale dell’antica criminalità sicula?

 

Beh, non solo c’è il tumore – c’è il fatto che qui si parla di chemioterapia, praticamente l’unica terapia consentita nella nostra società. Già qui, si aprirebbe un dibattito: chi ha passato la vita a sfidare lo Stato nel modo più assoluto e violento, si fida delle cure offerte dallo Stato? Chi sa che dietro al potere c’è il niente, e la menzogna, va a farsi curare come uno qualsiasi, con le cose che il nemico ti propina? Nessun dubbio?

 

Probabilmente, no: nessun dubbio. Ed è una lezione immensa: non è detto che chi avversa il potere dello Stato moderno abbia capito davvero la sua natura. Ci torna in mente anche quel fatto di cronaca che abbiamo segnalato a suo tempo: elementi ISIS che si fanno il vaccino mRNA.

 

E poi c’è la questione metafisica della latitanza. Morire latitante è una cosa che va ben al di là della propria vita: è l’esempio dell’immortalità dei propri ideali, davanti a quali nessuna negoziazione è possibile, nessun comfort umano e personale (vedere i parenti, un’ultima volta…).

 

Ad una certa ci tocca pure rivalutare Mazzini (ma cosa stiamo scrivendo?), morto in latitanza come un Bin Laden qualsiasi, come il sovversivo idealista (massone e maledetto) che egli era. Mica facciamo l’apologia di un reato: ricordiamo solo che un «padre della patria» unitaria e risorgimentale, cui dedicano piazze e viale e statue, ha scelto di morire così.

 

Più che altro, questa storia di latitanza e cancro non può non farci venire in mente la storia di un’altra figura ritenuta maledetta, il dottor Ryke Geerd Hamer.

 

Molti lettori lo conosceranno già, altri no. La sua storia è densa come poche altre. Il dottor Hamer era un chirurgo tedesco di grido, con brevetti su strumenti chirurgici e una famiglia stupenda: quattro figli dalla moglie medico, tra cui Birgit (bellissima, miss Germania 1976) Ghunield, Berni… e Dirk.

 

Il nome Dirk Hamer è conosciuto da molte persone attempate, perché al centro di caso crudele dell’estate 1978. Dirk, 19 anni, va in vacanza su una barca in Corsica. Mentre dorme, viene colpito da colpi di fucile sparati da Vittorio Emanuele di Savoia, figlio dell’ultimo Re d’Italia, padre del noto personaggio TV Emanuele Filiberto. Alla base ci sarebbe una lita per un gommone con alcuni ospiti della barca.

 

Dirk perde molto sangue, la gamba va in gangrena, va in coma. Quattro mesi dopo, dopo atroce agonia, il ragazzo muore. Vittorio Emanuele verrà assolto dai giudici francesi, dei quali, in un’intercettazione di quasi trent’anni dopo fatta mentre si trovava in cella a Potenza, disse «Anche se avevo torto… devo dire che li ho fregati».

 

Il padre, il dottor Hamer, reagì in modo preciso alla morte dell’amato figlio: si ammalò di cancro, un carcinoma al testicolo, che gli verrà asportato. Questo fa scattare nel medico una riconsiderazione dell’intero impianto della medicina oncologica. Comincia a parlare di «conflitti biologici», dei traumi psicologici e delle loro correlazioni con i tumori, parla di shock biologico, cui dà il nome di «Sindrome di Dirk Hamer», in onore del figlio ammazzato. Rovesciando i dogmi della medicina, il medico arriva addirittura a sostenere che virus e batteri sarebbero coinvolti in processi di guarigione – e immaginiamo, oggi più che mai, la felicità di chi sostiene i vaccini e soprattutto li produce.

 

Anche la moglie si ammalerà di cancro, e proverà per prima le teorie del marito. Morirà nel 1985, venendo sepolta con il figlio Dirk al cimitero acattolico di Roma.

 

Hamer quindi comincia a curare pazienti, che parrebbero per libertà di cura non optare per la chemio, con quella che lui battezza Nuova Medicina Germanica. Arriva presto la radiazione dall’ordine (1986), ma lui continua a praticare in diversi Paesi, dove i pazienti interessati alle sue teorie – e interessati a rigettare la chemioterapia imposta loro praticamente come unica via di guarigione – non mancano. Viene condannato in Germania (1992), poi in Austria (1993). Viene arrestato in Spagna (2003) e quindi estradato in Francia, dove è condannato a tre anni di carcere (2004). Nel 2007 viene accusato in Germania di «incitamento all’odio razziale», un’accusa pesantissima su suolo tedesco, per suoi discorsi sugli ebrei ritenuti apertamente antisemiti.

 

Prendiamo tutte queste notizie da Wikipedia, che nella versione italiana mette anche una dettagliatissima lista dei casi di pazienti che sarebbero morti a causa del dottore – di nostro, ci chiediamo se liste di morti nonostante la chemio siano tenute anche per quei dottori che l’anno prescritta. Wikipedia, come ogni altra pubblicazione della terra, è particolarmente ricca di giudizi granitici sulla malvagità del «metodo Hamer»: «il trattamento di Hamer viene descritto non solo come pericoloso ma anche crudele» scrive l’enciclopedia online. «Hamer sostiene inoltre che la maggioranza dei decessi per tumore è da imputare al “conflitto non risolto”, alla tossicità della chemioterapia e a overdose di morfina e altri oppiacei (ammettendo invece altri farmaci antidolorofici)».

 

Capito? Era pure contro quelli. Immaginiamo qui il disappunto delle farmaceutiche, che non solo vedono contestato un prodotto blockbuster come la chemioterapia, ma pure gli oppioidi, che, come abbiamo scritto tante volte su Renovatio 21, sono ora ima delle prime causa di morte per i cittadini USA.

 

Torniamo alla vicenda del medico sovversivo. Uscito dalla galera francese nel 2006, Hamer sarebbe scappato in Norvegia, una volta saputo da una telefonata che il governo tedesco lo avrebbe incarcerato di nuovo. Non è chiaro se di lì si sia più mosso, ma pare di capire che il suo «metodo» sia andato avanti, anche in Italia, con annessi giri in tribunale e polemiche sui giornali – anche di recente.

 

Hamer morì in Norvegia del 2017 da latitante per la giustizia tedesca e UE. «Sono partito un giorno prima della mia cattura e sono venuto in Norvegia, perché la Norvegia non fa parte della Comunità Europea e qui è molto più difficile incarcerarmi» avrebbe detto in un’intervista del 2007. Fino alla fine, ha tenuto duro, senza cedere mai.

 

Non sposiamo le teorie di Hamer, i suoi discorsi, niente, né i reati connessi alla latitanza, questo sia chiaro. Tuttavia, in luce dell’arresto oncologico di Matteo Messina Denaro, non possiamo non pensare alla sua vicenda.

 

Ecco, questa ad alcuni può sembrare la vera latitanza di un uomo d’onore – un uomo il cui onore deriva dal proprio dolore, dal caro figlio Dirk e dal suo massacro impunito.

 

Un uomo che non ha subito il cancro – no, un uomo che lo ha combattuto, e con esso tutto ciò che c’è dietro, tutto il suo potere istituzionale, forse il potere stesso dello Stato nell’era della Cultura della Morte.

 

Nel momento in cui abbiamo compreso che la nostra libertà di cura, scritta in Costituzione, non vale nulla, queste storie aprono a cambiamenti di proporzione, a ripensamenti immani.

 

Se rifiutate il farmaco della sanità pubblica, potete considerarvi più sovversivi di un boss mafioso? Le immagini dell’arresto del mostro, così geometriche e silenziose, sono assai meno concitate di quelle della repressione dei manifestanti antipandemici degli scorsi anni.

 

E quindi, ci viene in mente ancora di chiedere: siete pronti, per non tradire le vostre idee, al sacrificio di tutti i vostri privilegi, diritti, averi?

 

È una domanda a cui tanti lettori hanno di fatto già risposto al tempo del green pass. Al momento non sappiamo se il geometra Andrea Bonafede, alias Matteo Messina Denaro, aveva il green pass.

 

Ma non è che ci stupiremmo.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

 

 

Cancro

I booster COVID legati al cancro?

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health DefenseLe opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

La ricerca mostra che la proteina spike SARS-CoV-2 cancella il 90% del meccanismo di riparazione del DNA nei linfociti, globuli bianchi che aiutano il tuo corpo a combattere le infezioni e le malattie croniche, incluso il cancro.

 

 

I tassi di cancro sono aumentati dall’introduzione dei vaccini COVID ed è una delle tre principali cause di morte prematura tra i giovani adulti, una tendenza che a sua volta sta riducendo l’aspettativa di vita negli Stati Uniti.

 

Nel 2019, la durata media della vita degli americani di tutte le etnie era di quasi 78,8 anni. Alla fine del 2021, l’aspettativa di vita era scesa a 76,4, una perdita di quasi tre anni, un calo sorprendente.

 

Le principali cause di morte nel 2021 sono state le malattie cardiache, il cancro e il COVID-19, tutte e tre maggiori nel 2021 rispetto al 2020, e sia le malattie cardiache che il cancro sono potenziali effetti collaterali dei vaccini COVID.

 

 

I booster COVID stanno scatenando il cancro metastatico

Il 26 novembre 2022, The Daily Skeptic ha pubblicato una lettera all’editore del BMJscritta dal Dr. Angus Dalgleish, professore di oncologia alla St. George’s University di Londra, avvertendo che i booster COVID potrebbero causare tumori metastatici aggressivi:

 

 

«COVID non ha più bisogno di un programma di vaccinazione dato che l’età media della morte di COVID nel Regno Unito è di 82 anni e per tutte le altre cause è di 81 anni e in calo. Il legame con coaguli, miocardite, infarti e ictus è ora ben accettato, così come il legame con mielite e neuropatia».

 

«Tuttavia, ora c’è un altro motivo per interrompere tutti i programmi di vaccinazione. Come oncologo praticante vedo persone con malattia stabile progredire rapidamente dopo essere state costrette ad avere un richiamo, di solito per poter viaggiare. Anche all’interno dei miei contatti personali vedo una malattia basata sulle cellule B dopo i richiami».

 

«Descrivono di essere distintamente indisposti pochi giorni o settimane dopo il richiamo: uno sviluppava la leucemia, due colleghi di lavoro linfoma non Hodgkin e un vecchio amico che si sentiva come se avesse avuto il COVID da lungo tempo da quando aveva ricevuto il richiamo e che, dopo aver ricevuto una grave malattia ossea dolore, sono state diagnosticate metastasi multiple da una rara malattia delle cellule B».

 

«Ho abbastanza esperienza per sapere che questi non sono aneddoti casuali… I rapporti sulla soppressione immunitaria innata dopo l’mRNA per diverse settimane si adatterebbero, poiché tutti questi pazienti fino ad oggi hanno il melanoma o tumori a base di cellule B, che sono molto suscettibili al controllo immunitario – e questo prima dei rapporti sulla soppressione del gene soppressore da parte dell’mRNA negli esperimenti di laboratorio».

 

«Questo deve essere trasmesso e discusso immediatamente».

 

Nuova normalità: recidive esplosive del cancro

In un articolo del 19 dicembre 2022 su Conservative Woman, Dalgleish ha continuato a discutere del fenomeno della rapida diffusione dei tumori in pazienti che erano in remissione stabile da anni prima di ricevere i loro richiami COVID. Ha notato che dopo che la sua lettera al BMJ è stata pubblicata, diversi oncologi lo hanno contattato per dire che stanno vedendo la stessa cosa nelle loro pratiche.

 

Dalgleish scrive:

 

«Vedere la ricorrenza di questi tumori dopo tutto questo tempo naturalmente mi fa chiedere se c’è una causa comune? In precedenza avevo notato che la ricaduta nel cancro stabile è spesso associata a grave stress a lungo termine, come bancarotta, divorzio, etc».

 

«Tuttavia, ho scoperto che nessuno dei miei pazienti ha avuto uno stress extra durante questo periodo, ma avevano tutti ricevuto vaccini di richiamo e, in effetti, un paio di loro hanno notato di aver avuto una reazione molto negativa al richiamo che non dovevano le prime due iniezioni».

 

«Ho poi notato che alcuni di questi pazienti non avevano un pattern normale di ricaduta ma piuttosto una ricaduta esplosiva, con metastasi che si verificavano contemporaneamente in più siti… Scientificamente, stavo leggendo articoli secondo cui il richiamo stava portando a un grande eccesso di anticorpi a scapito della risposta delle cellule T e che questa soppressione delle cellule T potrebbe durare per tre settimane, se non di più».

 

«Per me, questo potrebbe essere causale poiché al sistema immunitario viene chiesto di dare una risposta eccessiva attraverso la parte infiammatoria umorale della risposta immunitaria contro un virus (la variante alfa-delta) che non esiste più nella comunità».

 

«Questo sforzo porta all’esaurimento immunitario, motivo per cui questi pazienti riferiscono un aumento fino al 50% maggiore di Omicron, o altre varianti, rispetto ai non vaccinati».

 

 

Un cambiamento di cuore e di mente

È interessante notare che, a metà del 2021, il Daily Mail ha pubblicato un articolo in cui Dalgleish incoraggiava le persone a farsi vaccinare contro il COVID, in particolare i giovani.

 

Dalgleish ha spiegato che, all’epoca, c’era una «spinta travolgente da parte del governo e della comunità medica… che questo sarebbe stato nell’interesse di tutti».

 

Quindi, ha ceduto alla narrazione, anche se aveva delle preoccupazioni fin dall’inizio. Ora, tuttavia, l’ambiente è cambiato e non c’è davvero più bisogno di queste iniezioni sperimentali.

 

Le sue preoccupazioni crebbero ulteriormente quando suo figlio sviluppò la miocardite «dopo aver fatto un’iniezione che non voleva ma di cui aveva bisogno per motivi di lavoro e di viaggio». Un amico di suo figlio, che aveva poco più di 30 anni, ha subito un ictus dopo il suo vaccino, e un parente di un suo stretto collega è morto per un attacco di cuore all’età di 34 anni dopo il suo.

 

«Ho iniziato a essere molto allarmato dal fatto che fossero i vaccini a causare questi sintomi», ha scritto Dalgleish , «e che proprio come avevamo scritto … un virus geneticamente modificato aveva serie implicazioni per la progettazione del vaccino».

 

 

«Questo documento, che è stato soppresso e quindi non è apparso in stampa per molti mesi, riportava che la sequenza del virus era del tutto coerente con l’essere stato geneticamente modificato, con un sito di clivaggio della furina e sei inserti in punti che avrebbero reso il virus molto contagioso, e il motivo per cui ciò ha avuto implicazioni così enormi per la progettazione del vaccino era che l’80% di queste sequenze aveva un’omologia con gli epitopi umani».

 

«In particolare avevamo notato un’omologia con il fattore piastrinico 4 e la mielina. La prima è sicuramente associata anche a quella che è nota come VITT (piastrine basse e problemi di coagulazione) e la seconda associata a tutte le problematiche neurologiche, come la mielite trasversa, entrambe ormai riconosciute come effetti collaterali del vaccino anche dalla MHRA [Agenzia di regolamentazione dei medicinali e dei prodotti sanitari nel Regno Unito]».

 

 

Le autorità hanno deliberatamente ignorato tutti i segnali di allarme

Dalgleish afferma che i risultati del suo team sono stati alla fine diffusi tra i membri del gabinetto e vari comitati medici, ma tutti li hanno ignorati. Di conseguenza, molti sono stati esposti a un rischio inutile di lesioni gravi e/o morte.

 

Come sottolinea Dalgleish, i cuori giovani sovraesprimono il recettore ACE a cui il virus è stato progettato per legarsi. Questo legame con il recettore ACE2 è ciò che «attiva la risposta infiammatoria, che porta a miocardite, pericardite, ictus e morte”, afferma Dalgleish.

 

Questo potrebbe spiegare il drammatico aumento osservato nelle morti di giovani atleti che sono stati vaccinati: hanno semplicemente più recettori ACE2 che si legano alle proteine ​​​​spike create dal vaccino. Dalgleish continua:

 

«Quando i fatti cambiano, o emergono nuovi fatti, dovrebbe cambiare la posizione di tutti coloro che dirigono obblighi, ma purtroppo non è così».

 

«Ho cercato disperatamente di sottolineare che tutte le prove che i vaccini avrebbero potuto essere utili per aiutare a ridurre la pandemia stavano cambiando; che stava diventando molto chiaro che c’erano effetti collaterali molto significativi nel programma vaccinale che Pfizer aveva fatto di tutto per nascondere, e che era stato solo un caso giudiziario negli Stati Uniti a renderli disponibili».

 

«In questa fase l’intero programma vaccinale avrebbe dovuto essere interrotto ma nessuno sembrava voler affrontare la questione, né il governo, né le autorità mediche, né i media».

 

«Avendo scritto molti articoli per il Daily Mail argomentando contro il lockdowne perché non venga mai più utilizzato, ero estremamente ansioso di affrontare il mio cambiamento di opinione sui vaccini e di avvertire le persone dei loro pericoli, in particolare per i più giovani, e di sottolineare che non c’erano motivi per farlo ai bambini».

 

«Sfortunatamente, tutti i miei sforzi e approcci ai media mainstream su questo argomento sono stati respinti. Questo, credo, è qualcosa che tornerà a perseguitare tutti coloro che hanno introdotto un tipo di soppressione orwelliana alla verità emergente, che etichettava i medici che cercavano di salvare i loro pazienti sulla falsariga del “prima non fare del male” come emarginati o cattivi».

 

 

La prova scientifica del vaccino COVID provoca il cancro

Nell’agosto 2022, The Exposé ha evidenziato prove scientifiche che dimostrano che i vaccini di COVID possono causare il cancro alle ovaie, al pancreas e al seno e che «è in atto un monumentale insabbiamento per sopprimere le conseguenze … sulla salute delle donne».

 

La ricerca in questione era quella di Jiang e Mei, che hanno pubblicato un articolo peer-reviewed che mostrava che la proteina spike SARS-CoV-2 ha cancellato il meccanismo di riparazione del DNA nei linfociti, un tipo di globuli bianchi che svolgono un ruolo importante nel sistema immunitario.

 

I linfociti aiutano il tuo corpo a combattere le infezioni e le malattie croniche, incluso il cancro. L’analista di dati professionista Joel Smalley scrive:

 

«La proteina spike virale era così tossica per questo percorso che ne ha eliminato il 90%. Se l’intera proteina spike entrasse nel nucleo (nelle ovaie) e ne venisse prodotta una quantità sufficiente e restasse in giro abbastanza a lungo prima che il corpo fosse in grado di liberarsene del tutto, causerebbe il cancro. Fortunatamente, nel caso di un’infezione naturale, è improbabile che ciò accada».

 

«Sfortunatamente, l’iniezione tossica sperimentale mRNA induce la produzione della proteina spike (il picco a lunghezza intera che corrisponde esattamente – amminoacido per amminoacido – all’intera lunghezza della proteina spike virale) all’interno e attorno al nucleo cellulare e viene prodotto per almeno 60 giorni e quasi certamente più lungo».

 

«I “fact-checkers” hanno affermato che la proteina spike virale non entra nel nucleo nonostante gli esperti scienziati dimostrino che lo fa assolutamente. Le autorità sanitarie pubbliche e le autorità di regolamentazione hanno affermato che la proteina del picco vaccinale non entra nel nucleo nonostante i produttori di mRNA abbiano inviato loro le immagini mentre lo fa come parte della loro domanda di uso di emergenza».

 

 

«Jiang e Mei, abbastanza logicamente e ragionevolmente, hanno avvertito che la proteina spike dell’mRNA avrebbe probabilmente avuto lo stesso effetto della proteina spike virale a pagina 53 e quindi avrebbe causato il cancro… [L’articolo] di Jiang e Mei è stato ritirato a causa di false “espressioni di preoccupazione’ (EOC) sui metodi dello studio nonostante siano una pratica standard».

 

«Ebbene, nonostante la retrazione, la proteina spike circolante in grandi quantità, nelle immediate vicinanze del nucleo cellulare, per lunghi periodi di tempo, ha ancora il potenziale per indurre il cancro in quelle cellule (ovaio, pancreas, mammella, prostata, linfonodi). Questi tumori possono impiegare anni per svilupparsi e quindi è possibile che non vediamo un segnale di sicurezza per 5 o 10 anni».

 

Come notato da Smalley, uno degli autori dell’EOC che ha portato alla ritrattazione del documento è stato Eric Freed, Ph.D., che dirige il Centro per la ricerca sul cancro del National Institutes of Health degli Stati Uniti.

 

È stato un investigatore di ruolo presso il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) e NIH dal 2002, le stesse agenzie che hanno finanziato il vaccino  di mRNA di Moderna, ma questo conflitto di interessi non è stato rivelato all’EOC.

 

 

Un caso di cancro non così raro

Alla fine di settembre 2022, The Atlantic ha presentato la storia dell’immunologo belga Michel Goldman, 67 anni, che nella primavera del 2021 ha ricevuto la sua prima e seconda iniezione COVID. Nell’autunno di quell’anno gli fu diagnosticato un linfoma, un cancro del sistema immunitario.

 

 

Poche settimane dopo la scansione del corpo e la diagnosi, ha ricevuto il suo primo richiamo, pensando di averne bisogno poiché presto sarebbe diventato immunocompromesso dalla chemioterapia. Ma il richiamo ha causato un rapido declino della sua salute.

 

Un’altra scansione del corpo alla fine di settembre 2021, appena tre settimane dopo la sua prima scansione, ha rivelato «una nuovissima raffica di lesioni cancerose – così tanti punti che sembrava che qualcuno avesse fatto esplodere fuochi d’artificio all’interno del corpo di Michel», scrive Roxanne Khamsi:

 

«Inoltre, le lesioni ora erano prominenti su entrambi i lati del corpo, con nuovi grappoli che sbocciavano sotto l’ascella destra di Michel e lungo il lato destro del collo».

 

«Quando l’ematologo di Michel ha visto la scansione, gli ha detto di presentarsi direttamente alla farmacia dell’ospedale più vicino. Avrebbe dovuto iniziare subito con le pillole di steroidi, gli disse. Una progressione così rapida del linfoma in sole tre settimane era molto insolita e non poteva rischiare di aspettare un solo giorno di più».

 

«Mentre seguiva queste istruzioni, Michel sentiva una preoccupazione rosicchiante che il suo vaccino di richiamo COVID lo avesse in qualche modo fatto ammalare. Suo fratello [Serge, primario di medicina nucleare presso l’ospedale dell’Université Libre de Bruxelles] nutriva una preoccupazione simile».

 

«L’ammasso asimmetrico di linfonodi cancerosi intorno all’ascella sinistra di Michel nella scansione iniziale era già sembrato “un po’ inquietante”, come disse suo fratello; soprattutto considerando che le prime due dosi di vaccino di Michel erano state fatte da quella parte. Adesso si era fatto un’iniezione di richiamo nell’altro braccio e l’asimmetria del cancro era capovolta».

 

«I fratelli sapevano che poteva essere solo una strana coincidenza. Ma non potevano scrollarsi di dosso la sensazione che Michel avesse sperimentato quello che sarebbe stato un effetto collaterale molto raro ma pericoloso per la vita della vaccinazione COVID».

 

 

Cellule T impazzite

Goldman, che era uno dei primi sostenitori delle iniezioni di mRNA COVID, ora «sospettava che fosse la loro sfortunata vittima», scrive Khamsi. Ha deciso di rendere pubblico il suo cancro nonostante i timori che i «no-vax» lo avrebbero usato per argomentare contro il vaccino COVID. La sua preoccupazione per le persone che avevano lo stesso tipo di cancro che aveva avuto la meglio.

 

Esistono circa 30 diversi sottotipi di linfoma. Il tipo che aveva Goldman – linfoma angioimmunoblastico a cellule T – attacca le cellule T helper follicolari, che svolgono un ruolo cruciale nella risposta immunitaria del tuo corpo agli agenti patogeni invasori.

 

I linfociti T helper fungono da messaggeri tra le cellule dendritiche, che identificano il patogeno, e i linfociti B che producono gli anticorpi appropriati. I vaccini mRNA COVID «sono particolarmente efficaci nel generare quel messaggio e stimolarne il passaggio attraverso le cellule T helper», scrive Khamsi.

 

Questa attivazione delle cellule T helper fa parte di ciò che fa funzionare i vaccini COVID. Ma Goldman iniziò a sospettare che l’aumento di giri di quelle cellule T helper potesse in alcuni casi farle impazzire, provocando tumori o peggioramento di quelli già esistenti.

 

 

Altri casi clinici

Goldman è stato fortunato. Ha vissuto per parlarne. Molti altri non sono stati così fortunati. E mentre crede ancora di essere un caso «ultra-raro», da allora ha ricevuto segnalazioni da altri pazienti che hanno improvvisamente sviluppato un linfoma a cellule T angioimmunoblastico dopo le iniezioni.

 

Come riportato da Khamsi:

 

«Intorno al periodo del suo follow-up di febbraio, Michel ha ricevuto un messaggio da un medico che aveva letto il suo caso clinico autoreferenziale. Alla madre del medico era stato diagnosticato lo stesso sottotipo di linfoma che ha Michel a seguito di un’iniezione di richiamo COVID. Più di recente, ha ricevuto un’e-mail da una donna la cui sorella era stata vaccinata e ha ricevuto quella diagnosi il mese successivo».

 

Nell’agosto 2022, Frontiers in Medicine ha pubblicato un caso clinico che descriveva la «rapida progressione del linfoma a cellule B della zona marginale» in seguito al vaccino COVID.

 

La donna giapponese di 80 anni descritta nel rapporto ha sviluppato un tumore evidente il giorno successivo alla sua prima iniezione. Secondo gli autori:

 

«Inizialmente, sospettavamo una linfoadenopatia benigna della testa e del collo come effetto collaterale della vaccinazione. Nove settimane dopo, il numero di ghiandole sottomandibolari e parotidee gonfie è aumentato e i linfonodi si sono ulteriormente ingrossati».

 

«Infine, la massa temporale destra è stata diagnosticata come linfoma a cellule B della zona marginale sulla base dei risultati immunoistochimici e della citometria a flusso dei campioni bioptici».

 

«I nostri risultati suggeriscono che sebbene siano raccomandate 4-6 settimane di osservazione per l’infiammazione dei linfonodi dopo la seconda vaccinazione, anche la malignità dovrebbe essere considerata nella diagnosi differenziale della linfoadenopatia dopo la vaccinazione».

 

 

Il vaccino COVID è molto meno efficace nei pazienti con linfoma

Nel maggio 2022, uno studio monocentrico presso la Emory University ha scoperto che la risposta immunitaria umorale nei pazienti con linfoma non Hodgkin (NHL) o leucemia linfocitica cronica (CLL) era significativamente ridotta dopo aver ricevuto un vaccino COVID, rispetto alle persone che non l’hanno fatto avere una di queste diagnosi.

 

Anche i pazienti con NHL o CLL non hanno avuto quasi la stessa risposta anticorpale all’iniezione. Solo il 68% di loro ha sviluppato anticorpi neutralizzanti contro SARS-CoV-2 dopo la seconda dose, rispetto al 100% dei controlli sani.

 

I pazienti affetti da NHL/LLC che erano stati sottoposti a terapie anti-CD20 entro un anno dalla prima dose avevano i livelli anticorpali più bassi.

 

 

I tumori turbo-caricati stanno diventando sempre più diffusi

I dati del Defense Medical Epidemiology Database (DMED) – storicamente uno dei database medici più curati e più affidabili al mondo – hanno mostrato che, rispetto alle precedenti medie quinquennali, il cancro tra il Dipartimento della Difesa (DoD) il personale nel 2021 è salito alle stelle.

 

Complessivamente, i tumori sono triplicati tra i militari e i loro familiari dopo il lancio delle iniezioni di COVID. Il cancro al seno è aumentato del 487%. L’esplosione dei tassi di cancro si osserva anche altrove. Uno dei primi ad avvertire che i vaccini potrebbero causare il cancro è stato il dottor Ryan Cole, un patologo che gestisce il proprio laboratorio di patologia.

 

Sospetta che i vaccini accelerino tumori già esistenti attraverso la disregolazione immunitaria . Ha notato che i tumori che in precedenza erano ben controllati sarebbero improvvisamente cresciuti senza controllo e avrebbero portato rapidamente alla morte una volta ricevuto il vaccino COVID.

 

Anche il patologo, ricercatore e medico senior svedese dell’Università di Lund, il dottor Ute Kruger, ha osservato un’esplosione di tumori in rapida progressione sulla scia dei vaccini di COVID. Ad esempio, ha notato:

 

  • I malati di cancro stanno diventando più giovani – L’aumento maggiore è tra i 30 ei 50 anni.

 

  • Le dimensioni del tumore sono notevolmente più grandi – Storicamente, i tumori di 3 centimetri sono stati comunemente trovati al momento della diagnosi del cancro. Ora, i tumori che stanno trovando sono regolarmente di 4-12 centimetri, il che suggerisce che stanno crescendo a un ritmo molto più veloce del normale.

 

  • I tumori multipli in più organi stanno diventando più comuni.

 

  • Le recidive e le metastasi stanno aumentando: Kruger sottolinea che molti dei malati di cancro che sta vedendo sono in remissione da anni, solo per essere improvvisamente assaliti da una crescita incontrollabile del cancro e metastasi poco dopo il loro vaccino COVID.

 

Questi «turbo-cancri», come li chiama Kruger, non possono essere spiegati da screening del cancro ritardati a causa di blocchi e altre restrizioni COVID, poiché quei giorni sono passati da tempo. I pazienti, nonostante abbiano accesso a screening medici come negli anni passati, si presentano con escrescenze tumorali gravemente esacerbate, e lei crede che ciò sia dovuto al fatto che i tumori sono «turbo-caricati» dai vaccini mRNA.

 

In modo inquietante, come descritto in dettaglio in «How Cancer Deaths From the COVID Jabs Are being Hidden», l’analisi dei dati del Rapporto settimanale sulla morbilità e la mortalità degli Stati Uniti (MMWR) suggerisce che i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie hanno filtrato e ridisegnato le morti per cancro come morti per COVID dall’aprile 2021 per eliminare il segnale del cancro.

 

Il segnale viene nascosto scambiando la causa sottostante della morte con la causa principale della morte.

 

 

Joseph Mercola

 

 

Pubblicato originariamente da Mercola .

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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Cancro

Vaccino e cancro, oncologo inglese chiede la fine dei booster dopo casi «aggressivi» di recrudescenza

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Un oncologo londinese ha chiesto al governo del Regno Unito di interrompere le iniezioni di richiamo contro il COVID-19.

 

Angus Dalgleish, professore di oncologia presso la St. Georges Hospital Medical School di Londra, ha pubblicato una dichiarazione video sui social media avvertendo che ha iniziato a notare che i suoi pazienti hanno «ricadute» dopo aver preso il richiamo.

 

«Ho iniziato a notare molti dei miei pazienti con melanoma che erano stabili», ha spiegato Dalgleish, parlando di individui con «malattia allo stadio 4, un’immunoterapia o altri trattamenti molto buoni e esaminati da me da 5 a 20 anni… ho notato che ora ne ho più di sei, forse sette e anche un ottavo, che hanno chiaramente avuto una ricaduta dopo il vaccino di richiamo».

 

 

«All’inizio non abbiamo messo insieme le due cose. Ma quando i pazienti hanno detto “Mi sono sentito male dopo il vaccino, sono stato svuotato”, hanno descritto i sintomi del lungo COVID e la cosa successiva che sappiamo, due, tre settimane, un paio di mesi dopo… abbiamo avuto chiare prove di ricaduta.

Dalgleish ha continuato dicendo che le ricadute sono “abbastanza aggressive” e che richiedono una “terapia sistemica”.

 

«Ma non è solo questo», ha continuato. Ora, sono molto consapevole nella mia cerchia di molte persone che… non hanno il melanoma, non hanno avuto nulla prima, ma hanno noduli e protuberanze e non si sentono bene».

 

Dalgleish ha notato che due dei suoi pazienti hanno specificamente citato il booster come istigatore delle loro ricadute.

 

«E due persone che ho intervistato a lungo, hanno tutte attribuito la sensazione di sentirsi male dopo il loro richiamo», ha detto. «Stavano bene con i primi due vaccini, avevano solo brividi, influenza, etc. Ma hanno descritto di essere molto stanchi, molto affaticati, di voler restare a letto. E questo si è trascinato al punto in cui sono andati dal dottore e hanno fatto emocromo e indagini».

 

«E ora ne conosco sette. Due di loro hanno la leucemia e altri hanno i linfomi, e uno di loro ha un pessimo melanoma che è assolutamente sicuro sia stato istigato dal richiamo mentre sviluppava sintomi terribili», ha osservato.

 

Dalgleish ha invitato la comunità medica a «unire le forze» per indagare sulla causalità dei booster e di queste ricadute oncologiche e, se ne trovano, per interrompere «immediatamente» la distribuzione dei booster.

 

«Quindi voglio portare all’attenzione di tutti che penso che questa non mi sembri una coincidenza, e dobbiamo unire le forze e vedere se questo è un effetto reale, e se lo è, dobbiamo fermare immediatamente tutti i booster», ha dichiarato.

 

Dalgleish aveva precedentemente scritto al dottor Kamran Abbasi, l’editore capo del British Medical Journal avvertendolo che stava vedendo i suoi malati di cancro peggiorare rapidamente dopo aver ricevuto il richiamo:

 

«Il legame con coaguli, miocardite, infarti e ictus è ormai ben accettato, così come il legame con mielite e neuropatia. (Abbiamo previsto questi effetti collaterali nel nostro articolo QRBD del giugno 2020 Sorensen et al. 2020, poiché l’analisi dell’esplosione ha rivelato il 79% di omologie con epitopi umani, in particolare PF4 e mielina)».

 

«Tuttavia, ora c’è un altro motivo per interrompere tutti i programmi di vaccinazione. Come oncologo praticante vedo persone con malattia stabile progredire rapidamente dopo essere state costrette ad avere un richiamo, di solito per poter viaggiare».

 

«I rapporti sulla soppressione immunitaria innata dopo l’mRNA per diverse settimane si adatterebbero, poiché tutti questi pazienti fino ad oggi hanno melanomi o tumori a base di cellule B, che sono molto suscettibili al controllo immunitario – e questo è prima degli articoli sugli esperimenti in laboratorio sulla soppressione del gene soppressore da parte dell’mRNA».

 

Dalgleish è uno dei tanti esperti e medici del Regno Unito che hanno chiesto indagini sui vaccini COVID sperimentali e sui booster.

 

Storie di ricadute, dopo anche diversi decenni e nello stesso punto dove si aveva avuto il cancro, ci sono arrivate in questi mesi come sussurri e aneddoti, senza che davvero nessuno si sia messo a studiare il fenomeno o a semplicemente segnalare la possibile, catastrofica correlazione come fa il dottor Dagleish.

 

Come riportato da Renovatio 21, a parlare del cancro come possibile effetto collaterale del vaccino mRNA era stato più di un anno fa il cardiologo texano Peter McCullogh.

 

Moderna, tra i primi produttori del vaccino mRNA, ha annunciato, in collaborazione con il colosso Big Pharma Merck, di star preparando un vaccino mRNA per il cancro alla pelle.

 

Al di fuori delle questioni vaccinali, è stato riportato che il lockdown ha visto una massiva crisi di cancro.

 

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5G

5G, l’agenzia di ricerca sul cancro dell’OMS valuterà i rischi sanitari, ma non prima del 2025

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità parteciperà a un progetto per valutare i rischi per la salute dell’esposizione alle tecnologie 5G, ma i critici hanno accusato l’agenzia di ignorare le prove già esistenti e hanno suggerito che i risultati potrebbero essere contaminati dai partner del settore.

 

 

Lunedì l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha annunciato che parteciperà a un nuovo progetto che include la valutazione dei rischi per la salute derivanti dall’esposizione alle tecnologie 5G.

 

Secondo IARC, il progetto «svilupperà strumenti e strumentazione per una valutazione affidabile dell’esposizione, condurrà studi sperimentali (studi in vitro, su animali e sull’uomo) sui potenziali rischi di cancro e svilupperà efficaci materiali di comunicazione del rischio per la salute per le parti interessate».

 

Il progetto — Scientific-Based Exposure and Risk Assessment of Radiofrequency and Millimeter-Wave Systems (SEAWave) — mira a identificare le differenze nei modelli di esposizione tra il 5G e le precedenti tecnologie mobili, come 2G-4G.

 

Horizon Europe e SERI (Svizzera) stanno cofinanziando il progetto, che culminerà con una valutazione del rischio del 5G, che dovrebbe essere pubblicata nel 2025.

 

Esperti sui rischi per la salute derivanti dall’esposizione alle tecnologie 5G hanno dichiarato a The Defender che le valutazioni del rischio avrebbero dovuto essere condotte anni fa.

 

«Una valutazione del rischio avrebbe dovuto essere eseguita prima del lancio del 5G, e non anni dopo il suo inizio», ha affermato Mona Nilsson, amministratore delegato della Fondazione svedese per la protezione dalle radiazioni.

 

Invece, ha detto Nilsson, «intere popolazioni» sono state per diversi anni «di fatto trasformate in topi da laboratorio 5G in un pericoloso esperimento».

 

Eileen O’Connor, co-fondatrice e direttrice dell’EM Radiation Research Trust nel Regno Unito e membro del consiglio dell’International EMF Alliance, concorda.

 

«Perché la IARC non chiede con urgenza il principio di precauzione piuttosto che accettare una valutazione sul 5G?» chiede la O’Connor. «Ci sono prove sufficienti e motivi di preoccupazione per quanto riguarda la salute pubblica associata a 2G, 3G e 4G», ha affermato.

 

Secondo O’Connor, «l’intera popolazione sarà esposta a radiazioni [elettromagnetiche] non testate e non regolamentate, che assorbiranno nei loro corpi e senza alcun accordo pubblico. Troppe segnalazioni e revisioni ritardano e smentiscono l’approccio precauzionale per interessi economici».

 

«È tempo di agire», ha detto O’Connor, aggiungendo di essere «profondamente preoccupata» per il ruolo «che stanno giocando gli interessi speciali e le lobby del settore».

 

«È tempo di chiedere responsabilità per l’imposizione di questa tecnologia in ogni angolo della nostra vita, ed è tempo di chiedere responsabilità da parte delle persone che votano per mettere in atto questa tecnologia senza che sia stato condotto un solo test di sicurezza per il 5G, come stabilito dal senatore USA Blumenthal durante le audizioni congressuali sul 5G», ha affermato.

 

 

Perché la «comunicazione del rischio» è l’ultima nell’agenda di SEAWave?

Secondo la IARC, l’agenzia prevede di «svolgere un ruolo fondamentale nelle fasi successive del progetto coordinando una valutazione completa degli studi sperimentali del progetto e una revisione della letteratura più recente sulle frequenze delle onde millimetriche e sugli effetti sulla salute» – rendendo effettivamente è il principale arbitro per il quale vengono presi in considerazione gli studi scientifici per determinare se vi siano prove scientifiche dei rischi per la salute posti dal 5G.

 

Secondo il suo sito web, il progetto SEAWave consiste nel completare 11 progetti più piccoli interconnessi – chiamati «pacchetti di lavoro» – avviati durante la riunione iniziale e il seminario di co-progettazione.

 

SEAWave prevede di completare otto pacchetti di lavoro, inclusi studi incentrati sui tipi di esposizione al 5G e sui risultati per la salute, e quindi valutare il rischio del 5G sulla salute umana come suo nono pacchetto di lavoro.

 

Successivamente, il progetto si occuperà di come comunicare il rischio al pubblico.

 

Gli scienziati che invocano il principio di precauzione hanno affermato che la comunicazione del rischio relativa al 5G e alle tecnologie wireless, come l’uso di cuffie wireless come i famosi AirPods di Apple, dovrebbe essere proattiva, non retroattiva.

 

 

Rischi per la salute associati al 5G già noti, affermano i critici

Nilsson – autrice di due libri sui rischi per la salute associati alle radiazioni wireless e coautore di una pubblicazione accademica intitolata «International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection (ICNIRP) 2020 Guidelines on Radiofrequency Radiation» – ha dichiarato che il comunicato stampa della IARC «dà la l’impressione che non sappiamo già che ci sono massicce prove scientifiche di effetti dannosi delle precedenti generazioni di tecnologia di telecomunicazione (2G, 3G WiFi)».

 

«Non menziona che le radiazioni del 5G e delle generazioni precedenti sono state classificate come gruppo 2B ‘”possibile cancerogeno per l’uomo” dalla IARC nel 2011» ha continuato.

 

«Inoltre, non menziona il fatto inaccettabile, avanzato dagli scienziati nell’Appello 5G e dalla Commissione internazionale sugli effetti biologici dei campi elettromagnetici di recente costituzione , che i rischi devono essere studiati prima di qualsiasi lancio e che ci sono già comprovati effetti dannosi dalle generazioni precedenti, come danni al DNA, stress ossidativo, cancro, effetti dannosi sul cervello, sulla fertilità, etc».

 

La O’Connor ha detto a The Defender di aver trovato scioccante che IARC abbia accettato di coordinare la produzione di una valutazione del rischio sulle esposizioni 5G come parte del progetto SEAWave finanziato dall’UE «pur ammettendo che negli ultimi quattro decenni sono emerse sempre più applicazioni wireless e sono in continua evoluzione, il che rende difficile tenersi al passo con i cambiamenti dei modelli di esposizione ai campi elettromagnetici a radiofrequenza (RF-EMF) nelle popolazioni».

 

«Stanno ammettendo di non essere in grado di tenersi aggiornati e tuttavia accettano di rivedere il 5G?» lei chiese.

 

È passato più di un decennio, ha spiegato O’Connor, da quando i membri della IARC hanno classificato l’intero spettro RF-EMF come «2B possibile cancerogeno per l’uomo». Il voto è stato «quasi unanime: 29 a 1», ha aggiunto.

 

Da allora, ha affermato la O’Connor, ulteriori studi sull’uomo e studi tossicologici sugli animali, che hanno dimostrato una chiara evidenza di tumori, si sono aggiunti all’evidenza di un aumento del rischio di cancro.

 

Nel 2018, il National Toxicology Program (NTP) – parte del Dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti – ha determinato in uno studio da 30 milioni di dollari che c’erano «prove evidenti» che le radiazioni elettromagnetiche sono associate al cancro e al danno al DNA.

 

«Gli studi da 30 milioni di dollari del National Toxicology Program RF [radiofrequenza] degli Stati Uniti e il progetto di ricerca decennale dell’Istituto Ramazzini in Italia hanno entrambi trovato prove evidenti di tumori maligni», ha affermato.

 

«Due istituti diversi», ha sottolineato O’Connor, «con laboratori in Paesi diversi, totalmente indipendenti l’uno dall’altro ed entrambi producono risultati paralleli coerenti, rafforza la validità di questi studi sugli animali innovativi».

 

«Un gruppo esterno di revisione paritaria di 11 scienziati si è complimentato con la metodologia dello studio NTP e ha concluso che i risultati hanno mostrato chiare prove di attività cancerogena» ha aggiunto O’Connor.

 

«Molti medici e scienziati chiedono ora un aggiornamento urgente della classificazione di RF-EMF da 2B a Gruppo 1 (noto cancerogeno), la stessa categoria del tabacco».

«Il dott. [Lennart] Hardell, oncologo specialista ed epidemiologo del cancro, che ha fornito un commento esperto sullo studio NTP , ha dichiarato inequivocabilmente: “L’agente è cancerogeno per l’uomo”».

 

Inoltre, Nilsson ha affermato, nel 2017, «gli scienziati hanno avvertito nell’appello che il 5G porterà a un massiccio aumento dell’esposizione alle radiazioni a microonde simile alle generazioni precedenti, che si sono già dimostrate dannose, e che il lancio del 5G dovrebbe essere interrotto fino a quando i rischi per la salute non fossero stati indagati».

 

«Durante gli ultimi anni di lancio del 5G dalla fine del 2019, le nostre misurazioni delle radiazioni hanno confermato che il 5G ha effettivamente portato a un massiccio aumento dell’esposizione nelle città svedesi» ha aggiunto la Nilsson.

 

«Il primo caso di studio sugli effetti sulla salute del 5G , dell’epidemiologo Lennart Hardell e me, ha mostrato che una stazione base 5G in due giorni ha causato la sindrome da microonde in due persone che vivevano vicino alla stazione base».

 

O’Connor ha osservato che un elenco mondiale di tutti gli studi scientifici sottoposti a revisione paritaria, fino a maggio 2020, sulla salute umana attorno alle stazioni base dei telefoni cellulari e alle torri cellulari, compilato da Karl Muller e dall’EM-Radiation Research Trust, ha mostrato risultati coerenti di problemi di salute. «Su 33 studi, 32 (o il 97%) hanno riportato problemi di salute», ha detto.

 

L’unico studio che non ha riscontrato problemi di salute è stato uno «studio molto scarso sul cancro in Baviera che per sua stessa ammissione non aveva controlli sufficienti», ha detto.

 

Proprio l’anno scorso, 250 scienziati hanno firmato una petizione alle Nazioni Unite che prendeva di mira sia i campi elettromagnetici non ionizzanti (EMF), utilizzati da AirPods e altri dispositivi Bluetooth, sia i cellulari e il Wi-Fi, che emettono radiazioni RF.

 

Joel Moskowitz , Ph.D., direttore del Center for Family and Community Health presso l’Università della California, Berkeley, è uno dei firmatari della petizione.

 

«Da un punto di vista precauzionale», ha detto Moskowitz, «direi che non dovresti sperimentare con il tuo cervello in questo modo tenendo questo tipo di cuffie wireless in testa o nelle orecchie».

 

«Stai conducendo un esperimento sulla salute su te stesso e le normative attuali sono completamente ignare di questo tipo di esposizioni», ha aggiunto Moskowitz.

 

 

Un «progetto di greenwashing» contaminato dagli stakeholder aziendali?

Secondo il sito web di SEAWave, il progetto «mira a contribuire alla base scientifica per la valutazione del rischio per la salute del 5G e offrire i mezzi per un’efficace comunicazione del rischio per la salute e la diffusione dei risultati a tutte le parti interessate, dai cittadini e regolatori nazionali, agli organismi di standardizzazione e all’industria».

 

Ma Nilsson ha detto a The Defender che il progetto «sembra un progetto di greenwashing per il lancio del 5G a vantaggio delle principali parti interessate aziendali».

 

Ad esempio, ha sottolineato Nilsson, alcuni dei partner del consorzio SEAWave – come Telecom Paris e ITIS – sono «preoccupati» per la potenziale ricezione di finanziamenti da sponsor da parte delle parti interessate del 5G.

 

Nilsson ha anche osservato che il comunicato stampa della IARC includeva la «affermazione fuorviante» secondo cui molti parametri di esposizione del 5G sono simili a quelli del 2G-4G. «Ma sappiamo che il 5G ha già portato a un massiccio aumento dell’esposizione rispetto alle generazioni precedenti in base alle misurazioni effettuate finora durante il lancio del 5G», ha affermato.

 

«Il fatto che il 5G aumenti in modo massiccio l’esposizione alle radiazioni è anche il motivo per cui il settore delle telecomunicazioni ha fatto pressioni su vari governi – come Bruxelles, Svizzera e Italia – per allentare i loro limiti di radiazione, perché altrimenti non sarebbero in grado di implementare il 5G come previsto».

 

A distanza di anni dall’introduzione del 5G, ha affermato, i livelli di esposizione «superano 1 milione di microwatt per metro quadrato nei valori di picco, che è molto al di sopra di quanto è noto per causare effetti dannosi in termini di disturbi del sonno, mal di testa, vertigini, tinnito, aritmia cardiaca, e stanchezza».

 

«I sintomi erano già stati descritti circa 50-40 anni fa come sindrome da microonde o malattia da radiofrequenza e sono confermati da studi su persone che vivevano vicino ad antenne di telefonia mobile [torri cellulari] e stazioni base negli ultimi due decenni», ha aggiunto Nilsson.

 

Nilsson ha sottolineato che, in considerazione degli influenti interessi economici aziendali coinvolti, è necessario che qualsiasi valutazione del rischio venga eseguita da scienziati che non hanno legami con il settore delle telecomunicazioni o società affiliate alle telecomunicazioni.

 

«Tuttavia, la IARC purtroppo non è più una garanzia per tale obiettività», ha detto, aggiungendo:

 

«La Bill & Melinda Gates Foundation è di gran lunga il più grande singolo finanziatore volontario della IARC e tali finanziamenti probabilmente hanno dei vincoli».

 

«Inoltre, il capo del dipartimento radiazioni della IARC, Joachim Schüz, è un noto negazionista del rischio, nonostante le crescenti prove del contrario, che ha prodotto un rapporto seriamente distorto per la Commissione UE e studi imperfetti sui rischi di tumore al cervello dai cellulari, finanziati da società di telecomunicazioni, come la Danish Cohort e lo studio Cefalo».

 

In una conferenza della Commissione europea del 2014 sui campi elettromagnetici e sui potenziali effetti sulla salute in cui O’Connor e Schüz erano i relatori , O’Connor ha affermato di aver affrontato i funzionari della IARC – incluso Schüz – per aver escluso gli articoli di Hardell dalla loro revisione degli studi scientifici sui campi elettromagnetici.

 

Schüz ha affermato che i documenti sono arrivati ​​troppo tardi a seguito dell’invito a presentare documenti dello SCENIHR [Comitato scientifico sui rischi per la salute emergenti e recentemente identificati], O’Connor ha detto, «ma gli ho ricordato che ha accettato un documento/lettera che non suggeriva potenziali rischi per la salute dopo il paper di Hardell».

 

In effetti, la leadership della IARC sta inviando «segnali contrastanti» sulla sua posizione in merito al riconoscimento dei rischi per la salute documentati associati alle radiazioni RF, come riportato da Microwave News il mese scorso.

 

Il direttore della IARC Elisabete Weiderpass ha recentemente rivelato che una nuova valutazione delle prove che collegano le radiazioni RF al cancro avrà luogo probabilmente all’inizio del 2024 e che una decisione formale potrebbe arrivare entro pochi mesi.

 

Weiderpass non ha suggerito che la nuova valutazione avrebbe riaffermato la precedente classificazione della RF della IARC come possibile cancerogeno per l’uomo. Piuttosto, secondo Microwave News, ha chiarito che il rischio di cancro RF potrebbe invece essere declassato dalla IARC e l’attuale classificazione potrebbe essere rimossa.

 

 

Suzanne Burdick

Ph.D.

 

 

© 5 gennaio 2023, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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