Stragi
Massacro etnico religioso nella nuova Siria jihadista. Interviene anche Israele
Più di 50 persone sono state uccise nel secondo giorno di violenza settaria in Siria tra gruppi beduini e milizie della minoranza religiosa drusa. Lo riporta il New York Times, che cita fonte tra la sanità locale e gruppi di monitoraggio della situazione siriana.
Le milizie druse hanno resistito ai tentativi del governo di unificare tutti i gruppi armati sotto l’autorità del presidente al-Jolani, che ora vuole farsi chiamare Ahmed al-Shara, proveniente dalle fila dei jihadisti di ISIS e al-Qaeda.
Negli scontri iniziati domenica, più di 150 persone sono rimaste ferite, ha affermato un funzionario sanitario locale che ha preferito restare anonimo a causa della delicatezza della situazione.
Armed individuals fire their rifles in the predominantly Druze city of Sweida in southern Syria on Sunday, coming as local members of the Druze religious community have clashed with Bedouin tribes in recent days
📹: AFP pic.twitter.com/uADhnulYyH
— The New Region (@thenewregion) July 14, 2025
#Syria‘n goverment forces with heavy gear against #Druze pic.twitter.com/PLRftKbhxL
— C4H10FO2P ☠️ (@markito0171) July 14, 2025
BREAKING: Syrian tribal militias affiliated with the government forces attack Druze civilian areas
Videos emerge showing the capture of Druze, including an elderly man by militants with ISIS patches near Suwayda.
Syrian government forces are on the way now, it is unclear… pic.twitter.com/CbU9BsOVRm
— MintPress News (@MintPressNews) July 13, 2025
Syrian forces enter Druze city after deadly clashes. pic.twitter.com/zNdCIAWeoz
— Roya News English (@RoyaNewsEnglish) July 15, 2025
#Druze men are seized by regime soldiers in southern #Syria and made to crawl like dogs. pic.twitter.com/8mBEbmmwVK
— Ryan Jones (@ryan4zion) July 15, 2025
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Secondo il Syrian Observatory for Human Rights, un gruppo di monitoraggio con sede in Gran Bretagna, tra le vittime ci sarebbero anche più di due bambini.
Il governo siriano ha chiesto moderazione e ha inviato forze militari per risolvere il conflitto «rapidamente e con decisione», ha dichiarato il Ministero della Difesa in una nota pubblicata sui social media. Ha aggiunto che le sue forze stanno fornendo un passaggio sicuro ai civili che cercano di fuggire dalla zona.
Diciotto soldati inviati nella regione per sedare la violenza lunedì sono stati uccisi, secondo un funzionario della difesa che ha parlato a condizione di mantenere l’anonimato perché non era autorizzato a parlare pubblicamente di questioni delicate legate alle attività militari.
L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito che l’esercito ha inviato rinforzi per proteggere i posti di blocco di sicurezza attaccati dai gruppi drusi e sta sostenendo i combattenti tribali locali.
Anche l’esercito dello Stato Israele è intervenuto nelle violenze, bombardando diversi carri armati che avanzavano verso Sweida, secondo l’esercito israeliano. In una dichiarazione, l’esercito ha affermato di aver attaccato per impedire alle forze ostili di radunarsi nella Siria meridionale.
Israel strikes tanks and armor used by jihadi advancing forces on Druse #Souaida in south Syria.
No tanks and heavy artillery allowed by Israel close to its borders and to Druse towns. pic.twitter.com/slLPLKaZCs
— Dr Walid Phares (@WalidPhares) July 14, 2025
Israel Katz, ministro della Difesa israeliano, ha definito gli attacchi un tentativo di inviare un «chiaro avvertimento» al governo siriano: «Non permetteremo che venga fatto del male ai drusi in Siria. Israele non resterà a guardare».
Israele ospita una significativa minoranza drusa, molti dei quali prestano servizio nell’esercito. I leader israeliani si sono offerti di proteggere i drusi siriani qualora dovessero subire attacchi durante la transizione post-Assad. Molti drusi siriani rifiutano l’offerta, diffidenti verso quella che considerano un’ingerenza straniera potenzialmente distruttiva.
Il governo ha affermato che le violenze dimostravano la necessità di riprendere il controllo della provincia. Sweida è rimasta per lo più sotto il controllo dei gruppi armati drusi da quando al-Shara, ex comandante di un gruppo ribelle che aveva avuto legami con al-Qaeda durante i 14 anni di guerra civile siriana, è salito al potere.
«L’assenza di istituzioni statali, in particolare quelle militari e di sicurezza, è una delle cause principali delle tensioni in corso», ha scritto sui social media il ministro degli Interni, Anas Khattab. «Non c’è soluzione a questo se non imponendo la sicurezza e attivando il ruolo delle istituzioni per garantire la pace civile e il ritorno alla normalità in tutti i suoi dettagli».
I drusi sono un gruppo religioso minoritario che segue una derivazione dell’Islam sciita ismailita che crede, tra le altre cose, nella metempsicosi. I drusi costituiscono il 3% della popolazione siriana. In Israele rappresentano il 10% del gruppo degli arabi israeliani, e sono tenuti a prestare servizio militare presso l’IDF. Sono distribuiti, oltre che in Israele e Siria, anche in Libano e Giordania.
Come riportato da Renovatio 21, a gennaio era stato annesso ad Israele il villaggio della Siria meridionale di Hader, dove gli abitanti drusi avrebbero chiesto di essere incorporati nel Golan occupato dagli israeliani. Ad aprile erano partiti attacchi israeliani alla Siria in «difesa della minoranza locale»
Un gruppo religioso druso ha chiesto la fine degli scontri, ma ha anche esortato il governo a proteggere i suoi membri da quelle che ha definito «ghenge incontrollate». «Mentre proibiamo e condanniamo l’aggressione in tutte le sue forme, ci rifiutiamo allo stesso tempo di accettare la continuazione dell’ingiustizia o di rimanere in silenzio di fronte alle ripetute violazioni che colpiscono la nostra gente, le nostre strade e la nostra dignità», ha affermato domenica la leadership del gruppo in una dichiarazione sui social media.
La violenza a Sweida, cuore della comunità drusa, minaccia di esacerbare ulteriormente le tensioni religiose ed etniche derivanti dalla guerra civile, scrive il NYT.
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A marzo, più di 1.600 persone sono state uccise in scontri settari su larga scala nelle province costiere siriane. La maggior parte delle vittime erano membri della minoranza religiosa alawita, presi di mira per giorni da migliaia di combattenti affiliati al governo.
Ad aprile, più di 100 persone sono state uccise negli scontri settari tra le forze filogovernative e i combattenti drusi nei pressi di Damasco, la capitale.
Il Syrian Observatory for Human Rights ha affermato che le ultime violenze sono seguite a una serie di rapimenti con rapina tra gruppi tribali drusi e filogovernativi. In risposta, i membri delle comunità tribali hanno allestito un posto di blocco lungo una strada principale e hanno arrestato i combattenti drusi.
Suwayda 24, un altro gruppo di monitoraggio, ha dichiarato lunedì sui social media che i civili stavano tentando di fuggire dalla zona per mettersi in salvo.
Come riportato da Renovatio 21, caccia israeliani sono arrivati a bombardare obiettivi accanto al palazzo presidenziale siriano appena due mesi fa. Allora il ministro della Difesa Israel Katz e l’ufficio del premier Netanyahu avevano parlato di un attacco con droni come «operazione di avvertimento» contro un non troppo definito «gruppo estremista», che si è tentati di pensare sia nientemeno che il governo damasceno.
Israele lanciava attacchi aerei per «smilitarizzare» la Siria. Tuttavia un ex capo della Direzione dell’Intelligence israeliana aveva ammesso che «il caos in Siria è benefico per Israele».
Netanyahu a inizio anno aveva visitato il territorio israeliano occupato dalle forze dello Stato Ebraico. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz aveva annunciato che le Forze di Difesa Israeliane (IDF) dovevano istituire una «zona di difesa sterile» temporanea nella Siria meridionale per prevenire qualsiasi «minaccia terroristica» dopo la caduta del governo Assad.
Come riportato da Renovatio 21, mesi fa Israele aveva annunciato una presenza militare indefinita in Siria.
I rapporti diplomatici tra i due Paesi, tuttavia, sembravano distesi, con Israele a definire gli islamisti al potere a Damasco come «jihadisti educati». Solo due settimane fa si era ventilata l’ipotesi che la Siria di al-Jolani (che significa in arabo «l’uomo del Golan») poteva ritirare la richiesta di restituzione da parte di Israele delle alture del Golan.
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Stragi
Operatrice UNICEF uccisa nella Repubblica Democratica del Congo
Karine Buisset, cittadina francese impiegata presso il Fondo internazionale di emergenza per l’infanzia delle Nazioni Unite (UNICEF), è stata uccisa mercoledì in un attacco con drone nella città di Goma, come confermato lo stesso giorno dal governo della Repubblica Democratica del Congo (RDC).
Le autorità hanno espresso cordoglio per la morte di almeno tre persone, tra cui Buisset.
Il governo «esprime le sue più sincere condoglianze alla famiglia, ai suoi cari, al governo della Repubblica francese e all’intera comunità umanitaria», ha dichiarato il ministero della Comunicazione e dei Media della Repubblica Democratica del Congo in un comunicato ufficiale.
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La città di Goma si trova sotto il controllo del gruppo ribelle M23 dall’inizio del 2025, quando il movimento ha conquistato il capoluogo provinciale nel quadro di un’offensiva più ampia nella provincia del Nord Kivu. In una dichiarazione relativa agli attacchi con droni, l’M23 ha sostenuto che l’azione sia stata condotta dall’esercito congolese, accusando le forze governative di aver colpito zone densamente popolate della città sotto il loro controllo – accusa respinta da Kinshasa.
Le esplosioni, verificatesi all’alba, hanno provocato anche «ingenti danni materiali», secondo quanto riportato nel comunicato ufficiale. Le autorità hanno precisato che le circostanze e l’origine delle esplosioni, in particolare nelle zone occupate dai gruppi armati, sono oggetto di indagine.
Kinshasa ha ribadito che la sicurezza degli operatori umanitari potrà essere garantita solo con il ritiro delle truppe ruandesi e dei combattenti dell’M23 dal territorio congolese e con il pieno ripristino dell’autorità statale su tutto il Paese.
Lo Stato africano continua a confrontarsi con una persistente instabilità, dal momento che il gruppo ribelle M23 mantiene il controllo su alcune aree della regione, alimentando scontri continui e una grave crisi umanitaria.
Come riportato da Renovatio 21, recentemente le autorità della RDC orientale hanno rinvenuto fosse comuni contenenti almeno 172 corpi nei dintorni della città di Uvira, dopo il ritiro del gruppo ribelle M23, formato precipuamente da vatussi, che aveva occupato temporaneamente la zona alla fine del 2025. La scoperta è avvenuta pochi giorni dopo l’uccisione del portavoce militare dell’M23, Willy Ngoma, in un attacco con droni attribuito presumibilmente all’esercito congolese nel vicino Nord Kivu.
Il Movimento 23 marzo (M23) è un gruppo ribelle armato attivo nell’est della Repubblica Democratica del Congo, soprattutto nelle province del Nord e Sud Kivu. È composto principalmente da tutsi (cioè vatussi) congolesi e prende il nome dall’accordo di pace del 23 marzo 2009 tra il governo congolese e il CNDP (Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo), accordo che il M23 accusò di essere stato violato.
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Secondo le Nazioni Unite, il conflitto nell’Est del Congo ha generato una delle peggiori crisi umanitarie a livello globale, causando lo sfollamento di milioni di persone.
L’ideologia ufficiale del M23 si basa sulla difesa dei diritti dei tutsi congolesi (Banyamulenge e altri gruppi), trattati come «stranieri» e minacciati da milizie hutu (FDLR, eredi dei genocidari ruandesi del 1994). Denuncia corruzione governativa, discriminazione etnica e mancata integrazione. In pratica, è considerato da molti un proxy ruandese, ora retto dai vatussi di Paul Kagame), sia per motivi di sicurezza (contro il FDLR) e pure economici (controllo dell’estrazione del coltan, dell’oro e altre miniere). Vari accusano M23 di etnonazionalismo tutsi e di alimentare un ciclo di violenza etnica legato al genocidio ruandese del 1994.
Come riportato da Renovatio 21, oltre 40 cristiani sono stati massacrati in un attacco terroristico contro una chiesa in Congo lo scorso mese perpetrato dalle Forze Democratiche Alleate (ADF) affiliate all’ISIS. I vescovi congolesi hanno condannato l’assenza di risposta alla strage.
Come riportato da Renovatio 21, alcune voci hanno accusato il Ruanda di essere dietro l’assassinio nel 2021 dell’ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio.
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Immagine di MONUSCO Photos via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Stragi
Tentativo di immolazione incendiaria in Isvizzera: sei morti nel rogo dell’autobus
🔹Man pours inflammable liquid & sets himself on fire inside a bus in Kerzers, Switzerland – 6 people have died, several injured Mental health is a serious issue in this world 🇨🇭 pic.twitter.com/F9HWhW3U4d
— Nazzia Momina (@NazziaMo) March 11, 2026
Six people dead and five injured in Switzerland after a man reportedly doused himself in petrol and set himself alight on board. The horror unfolded in Kerzers, in Switzerland’s Fribourg canton, when a coach carrying passengers suddenly went up in flames. pic.twitter.com/i5xz3Osv9x
— Tommy Robinson 🇬🇧 (@TRobinsonNewEra) March 10, 2026
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