Geopolitica
Lo Sri Lanka festeggia i 75 anni dell’indipendenza reprimendo i manifestanti
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
La Chiesa cattolica e le associazioni studentesche hanno protestato contro la spesa di 200 milioni di rupie per la cerimonia. Un attivista rilasciato nei giorni scorsi ha denunciato le violenze della polizia. Il cardinale Ranjith: «I cittadini prigionieri della povertà e di una brutale dittatura».
Si sono tenuti oggi al parco urbano Galle Face Green i festeggiamenti per il 75mo anniversario dell’indipendenza dello Sri Lanka, i primi da quando il presidente Ranil Wickremesinghe è stato scelto a guida del governo. La Chiesa locale si è però opposta e ha criticato i costi esorbitanti spesi per la cerimonia, mentre la polizia ha represso con la violenza le manifestazioni degli attivisti.
«Il nostro 75mo anniversario dell’indipendenza dalla dominazione coloniale britannica cade in un momento estremamente critico e impegnativo per il Paese», ha sottolineato Wickremesinghe nel suo messaggio alla nazione. «È un momento decisivo. Ma rappresenta per noi un’opportunità non solo per rivedere i nostri punti di forza e le nostre conquiste come nazione, ma anche per correggere i nostri errori e fallimenti».
Lo Sri Lanka continua ad affrontare la peggiore crisi economica dai tempi dell’indipendenza con il cambio contro il dollaro americano sceso da 182 a 360 rupie.
La Chiesa cattolica ha affermato che i cittadini srilankesi «sono diventati prigionieri della povertà e di una brutale dittatura». L’arcivescovo di Colombo, il cardinale Malcolm Ranjith, ha rilasciato un comunicato in cui si legge che «i politici non sono riusciti a trovare soluzioni pratiche alla crisi. Un governo che non ha soldi per portare medicine al Paese spende 200 milioni di rupie (500mila euro) per celebrare l’indipendenza con grande orgoglio».
«Dobbiamo riflettere su come il Paese si stia dirigendo verso la miseria a causa di capi di governo egoisti e assetati di potere che hanno guidato il nostro Paese negli ultimi 75 anni», continua la dichiarazione.
La Conferenza dei maggiori superiori religiosi dello Sri Lanka (CMRS) ha inscenato questa mattina una breve protesta silenziosa di fronte al Centro per la società e la religione (CSR) dove hanno esposto uno striscione con la scritta «Dov’è la libertà? La libertà non appartiene ai politici ma ai cittadini».
P. Rohan De Silva, direttore del CSR, ha detto che «dopo aver saccheggiato tutto, dopo aver distrutto tutto, come mai rimane solo la libertà? Ci opponiamo a questa cerimonia costata 200 milioni di rupie».
Ieri sera la polizia dello Sri Lanka, insieme all’unità antisommossa, ha attaccato i manifestanti che stavano protestando in maniera pacifica, secondo i principi della satyagraha, il metodo di opposizione politica propugnato da Gandhi.
«Davanti al teatro Maradana Elphinstone, ci siamo seduti a terra con i bambini nel pomeriggio ma nella notte dopo le 22.00 siamo stati duramente attaccati con cannoni ad acqua e gas lacrimogeni. Abbiamo riportato ferite», hanno raccontato ad AsiaNews diverse persone presenti alla manifestazione.
Gli attivisti sono stati cacciati a bastonate e alcuni giovani impegnati nel satyagraha sono stati inseguiti e picchiati. Una donna e tre uomini sono stati arrestati. Hanno anche detto che uno di loro è in condizioni critiche e che finora non è stato sottoposto a cure mediche e agli avvocati non è stato permesso di contattarli per avere informazioni.
«Ho visto molti video e tutti mostrano la polizia che attacca i manifestanti pacifici. Anche quando i manifestanti scappano, li inseguono e li aggrediscono. È chiaro che l’obiettivo non è solo quello di disperdere, ma di punire. L’aggressione e la brutalità sono evidenti. Per la legge dello Sri Lanka, questa è tortura», ha spiegato Ambika Sathkunanathan, attivista per i diritti umani e uno degli ex commissari della Commissione per i diritti umani dello Sri Lanka.
Anche Wasantha Mudalige, presidente della Federazione studentesca interuniversitaria (Iusf), rilasciato nei giorni scorsi dopo 167 giorni di detenzione, ha lanciato accuse contro la polizia dello Sri Lanka, dicendo che l’obiettivo era probabilmente di tenerli imprigionati più a lungo o ucciderli.
Mudalige è stato bendato con un panno e portato in riva al fiume vicino al Nawagamuwa Devalaya, fuori la capitale Colombo. Ha rivelato che uno degli agenti ha detto al telefono: «Signore, siamo arrivati sul posto. Cosa dobbiamo fare ora?». L’attivista è stato rilasciato il 31 gennaio in base alla legge sulla prevenzione del terrorismo e gli è stata concessa la libertà provvisoria per altri tre casi.
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Immagine screenshot da YouTube
Geopolitica
Hamas accetta di disarmarsi
Il gruppo militante palestinese Hamas ha accettato di cedere le proprie armi in cambio del permesso per i suoi leader di lasciare liberamente Gaza e della transizione verso un ruolo esclusivamente politico, secondo quanto riportato da Sky News Arabia.
Citando una fonte palestinese rimasta anonima, l’agenzia di stampa ha dichiarato giovedì che Hamas aveva già consegnato agli Stati Uniti alcune armi e mappe della sua rete di tunnel sotterranei, attraverso «un meccanismo che non è stato ancora rivelato».
In cambio, gli Stati Uniti avrebbero fornito garanzie che ad Hamas sarà consentito di mantenere un coinvolgimento nella politica di Gaza e che alcuni suoi funzionari amministrativi e ufficiali di polizia potranno lavorare per una nuova amministrazione, a condizione che superino un «controllo di sicurezza israelo-americano».
Secondo la fonte, ai vertici di Hamas sarà concesso di abbandonare Gaza, mentre Washington ha assicurato loro che Israele non li perseguirà all’estero in futuro.
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Né Hamas né gli Stati Uniti hanno rilasciato commenti sul rapporto. Anche Israele non ha risposto ufficialmente, ma la fonte ha precisato che «Israele nutre significative riserve su alcune di queste intese», in particolare riguardo alla possibilità che Hamas resti attivo politicamente a Gaza. Nel corso dei due anni di guerra israeliana contro l’enclave, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha più volte ribadito l’intenzione di «distruggere completamente» Hamas.
La notizia è emersa poche ore prima che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump firmasse l’atto costitutivo del suo «Board of Peace». Inizialmente concepito come un ristretto gruppo di tecnocrati – in prevalenza provenienti dai Paesi arabi del Golfo – incaricato di supervisionare la ricostruzione e la governance di Gaza, il Board si è trasformato in una vasta organizzazione internazionale presieduta dal «Presidente Trump», come indicato nello statuto dell’ente.
Sono state offerte adesioni triennali a 60 paesi, con Trump che ha proposto un’adesione permanente al costo di 1 miliardo di dollari per ciascun paese. Il presidente russo Vladimir Putin ha ricevuto l’invito e ha annunciato l’intenzione di donare 1 miliardo di dollari prelevati dai beni russi congelati negli Stati Uniti, indipendentemente da un’eventuale adesione al consiglio. Ad oggi, circa 22 paesi hanno aderito all’organismo.
La parola «Gaza» non compare nemmeno una volta nello statuto del Board, e i critici hanno accusato il presidente statunitense di voler creare un’entità concorrente alle Nazioni Unite.
La scorsa settimana, Trump ha annunciato l’avvio della Fase Due del suo piano in 20 punti per risolvere il conflitto a Gaza. Questa fase prevede il disarmo di Hamas e il trasferimento del controllo dell’enclave al Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza (NCAG), composto da 15 tecnocrati palestinesi. Il NCAG ha tenuto la sua prima riunione al Cairo giovedì scorso.
Sebbene Israele e Hamas avessero concordato un cessate il fuoco a ottobre, entrambe le parti si sono accusate reciprocamente di violazioni della tregua nei mesi successivi. Dall’entrata in vigore dell’accordo, sono stati uccisi più di 450 palestinesi e tre soldati israeliani.
Del disarmo di Hamas ha parlato espressamente Trump nel suo memorabile discorso di Davos. Hamas non era presente tre mesi fa alla storica firma dell’accordo di pace organizzata dal presidente americano in Egitto.
Come riportato da Renovatio 21, Hamas quattro mesi fa aveva negato di aver accettato l’allora proposta di disarmo.
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Geopolitica
Lavrov parla della crisi tra Russia e Italia
💬 Sergey Lavrov:
❗Ma aspettarsi la proibizione delle arti e della cultura da parte dell’Italia… io questo non lo avrei mai immaginato. 🔗Il testo integrale: https://t.co/OTRjqMqTD2 pic.twitter.com/T2lqOnjsTM — Russian Embassy in Italy (@rusembitaly) January 21, 2026
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Nonostante i bastardi russofobi impestati d’odio verso la #Russia che non ci ha fatto nulla, loro continuano a comportarsi nobilmente nei nostri confronti. Ecco le parole di #Lavrov 🇷🇺
“Non siamo noi quelli che hanno interrotto le relazioni” con l’#UE. “Nell’UE ci sono amici di… pic.twitter.com/zKDDVeXgI3 — Sabrina F. (@itsmeback_) January 20, 2026
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Geopolitica
«Non pagherò nulla»: Trump dice che il piano per la Groenlandia e sul tavolo della NATO
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’accordo sulla Groenlandia, attualmente in fase di definizione tra la sua amministrazione e la NATO, garantirebbe alle forze armate americane «accesso totale» al territorio senza alcun esborso economico per Washington.
All’inizio del mese Trump aveva promesso di strappare la Groenlandia alla Danimarca «nel modo più facile» o «nel modo più difficile». Nel discorso pronunciato mercoledì al World Economic Forum di Davos, ha definito l’isola «nostra» e ha esortato Copenaghen ad avviare «negoziati immediati» per cederla agli Stati Uniti.
La Danimarca ha respinto la richiesta. Successivamente Trump ha attenuato i toni dopo un incontro serale con il segretario generale della NATO Mark Rutte: ha annunciato che non verranno più imposti dazi alle nazioni europee contrarie ai suoi piani di acquisizione e ha affermato che lui e Rutte avevano raggiunto un’intesa di cui «tutti sono molto soddisfatti».
«Le trattative sono in corso proprio in questo momento», ha dichiarato giovedì a Fox News.
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«Penso che sarà qualcosa di straordinario», ha aggiunto. «Non dovrò pagare nulla. Avremo tutto l’accesso militare che desideriamo. Potremo portare in Groenlandia tutto ciò di cui abbiamo bisogno».
Trump ha sottolineato che la Groenlandia è indispensabile per il suo sistema di difesa missilistica «Golden Dome», un progetto che, secondo stime del Congressional Budget Office, costerà agli Stati Uniti 831 miliardi di dollari. Giovedì ha precisato che il sistema – che dovrebbe avvalersi di intercettori spaziali – sarà «probabilmente 100 volte più costoso di quello israeliano».
Né Rutte né Trump hanno chiarito se l’accordo intacchi la sovranità danese sull’isola. Il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen ha confermato di aver parlato con Rutte, ma si è rifiutato di rivelare i contenuti della conversazione.
La Groenlandia ospita già circa 150 militari statunitensi presso la base spaziale di Pituffik (ex base aerea di Thule). In virtù dell’Accordo di difesa del 1951, le forze americane possono operare liberamente in tutto il territorio senza limiti numerici prestabiliti.
Trump ha ribadito che solo la proprietà statunitense può garantire la protezione della Groenlandia da Russia e Cina, sostenendo che entrambe le potenze la rivendicherebbero se Washington non agisse per prima. La Danimarca, dal canto suo, ha affermato che «al momento» non esiste alcuna minaccia esterna concreta per l’isola. Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la Groenlandia non rappresenta una preoccupazione per Mosca e che Stati Uniti e Danimarca «risolveranno la questione tra loro».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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