Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

L’ayatollah Khamenei è morto: lo Stato iraniano conferma

Pubblicato

il

I media statali iraniani hanno confermato la morte della Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, nel corso degli attacchi congiunti USA-Israele contro la Repubblica Islamica. La voce era uscita subito su testate americane e israeliane, informate da fonti dei rispettivi servizi e apparati militari, ma fino a poche ore fa la conferma non si era ancora avuta.

 

Diverse agenzie di stampa, tra cui Tasnim, Mehr e Press TV, hanno annunciato domenica mattina che il leader 86enne era stato «martirizzato» nell’attacco.

 

«Il leader supremo della rivoluzione islamica, l’ayatollah Ali Khamenei, è stato ucciso in un attacco congiunto da parte della criminale America e del regime sionista», si legge nella dichiarazione ufficiale.

 

«Al momento del martirio, stava svolgendo i compiti assegnatigli ed era presente sul posto di lavoro, quando si è verificato questo vile attacco», ha aggiunto, respingendo le affermazioni del «regime sionista» secondo cui Khamenei si sarebbe nascosto in un luogo sicuro.

Sostieni Renovatio 21

«Questo grande crimine non rimarrà mai senza risposta e segnerà un nuovo capitolo nella storia del mondo islamico e sciita», ha dichiarato l’ufficio del presidente Masoud Pezeshkian in una nota, annunciando 40 giorni di lutto pubblico. «Con tutta la forza e la forza… faremo pentire i responsabili e i comandanti di questo grande crimine delle loro azioni».

 

La conferma è arrivata poche ore dopo notizie contrastanti sulla sorte di Khamenei. Sabato mattina, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato su Truth Social che «Khamenei, una delle persone più malvagie della storia, è morto», in seguito alla dichiarazione del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu secondo cui «ci sono molti segnali» che la guida suprema «non c’è più».

 

Netanyahu ha affermato che il complesso di Khamenei è stato colpito da un «potente attacco a sorpresa», promettendo che «migliaia di obiettivi» nella leadership iraniana sarebbero stati uccisi nei prossimi giorni e invitando gli iraniani a scendere in piazza e rovesciare il governo.

 

Gli attacchi, che Washington e lo Stato Ebraico hanno descritto come un’operazione «preventiva», hanno preso di mira la leadership iraniana, nonché strutture militari e nucleari. Trump ha affermato che l’attacco mirava a distruggere l’industria missilistica e la marina iraniana, nonché a forzare un cambio di regime a Teheran. Da allora, l’Iran ha reagito con attacchi missilistici e con droni contro il territorio israeliano e le basi militari statunitensi in tutto il Medio Oriente.

 

Ali Khamenei è nato il 16 luglio 1939 a Mashhad, in una famiglia di origine azera con tradizioni clericali. Il padre era un religioso educato a Najaf. Inizia gli studi religiosi a undici anni a Mashhad, poi prosegue a Najaf e soprattutto a Qom, dove segue maestri come Khomeini e Borujerdi. Raggiunge il grado di hojjatoleslam ( titolo onorifico assegnato ai religiosi sciiti che significa «prova dell’Islam» o «autorità relativamente all’Islam») e in seguito ayatollah (titolo di grado elevato che viene concesso agli esponenti più importanti del clero sciita), anche se la sua qualifica di marja’ taqlid (figura centrale nello sciismo, rappresentando l’Imam atteso (al-Mahdi), l’Imam nascosto che un giorno ritornerà per salvare l’umanità) è stata contestata da alcuni ambienti sciiti.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Durante la guerra Iran-Iraq (1980-1988) non partecipa attivamente al fronte in modo prolungato, ma vi sono sue foto in trincea. È invece una figura politica e religiosa: rappresenta Khomeini a Mashhad, diventa imam del venerdì a Teheran. Nel giugno 1981 subisce un attentato con una bomba che gli paralizza il braccio destro, episodio attribuito al gruppo di opposizione al regime teocratico Mojahedin-e Khalq (MEK), ancora oggi molto attivo..

 

Dopo la rivoluzione del 1979 entra nel Consiglio della Rivoluzione, è deputato e vicesegretario del Partito Repubblicano Islamico. Dal 1981 al 1989 ricopre la presidenza della Repubblica, rieletto nel 1985. Alla morte di Khomeini, il 3 giugno 1989, l’Assemblea degli Esperti lo sceglie come Guida Suprema, nonostante non avesse inizialmente il rango di marja’. Viene «promosso» ayatollah e la Costituzione viene modificata per rafforzare i poteri del rahbar.

 

Le sue visioni teologiche e politiche erano centrate sulla difesa rigorosa del velayat-e faqih (dottrina teologico-politica teorizzata da Khomeini) nella versione estesa di Khomeini. Promuoveva l’esportazione della rivoluzione islamica, un forte anti-imperialismo (soprattutto anti-USA e anti-Israele) e il sostegno all a cosiddetta Asse della Resistenza o la «luna crescente sciita» (gli Hezbollah in Libano, il governo siriano di Assad, le milizie sciite irachene, gli houthi in Yemen).

 

Teologicamente era un conservatore sciita duodecimano: insiste sull’attesa del Mahdi, sulla jihad difensiva e sulla purezza ideologica contro il liberalismo occidentale. Notoriamente aveva emesso una fatwa contro le armi nucleari – di cui alti funzionari militari iraniani hanno di recente chiesto la rimozione – ma difendeva il diritto iraniano all’arricchimento dell’uranio.

 

La famiglia Khamenei (quattro figli maschi: Mostafa, Mojtaba, Masoud, Meysam, tutti chierici) è spesso al centro di accuse di nepotismo e corruzione. Mojtaba, il più influente e talvolta indicato come possibile successore, è stato collegato a inchieste su patrimoni immobiliari all’estero (a Londra, Dubai e in Europa) e a reti opache legate a vendite di petrolio. Meysam è stato accusato in casi di acquisizioni discutibili, tra cui strutture petrolchimiche e hotel in Ungheria. Le accuse, regolarmente smentite dal regime come propaganda nemica, riguardano anche il controllo di bonyad (fondazioni religiose) e legami con figure vicine, come il suocero Haddad-Adel. Non ci sono state condanne ufficiali, ma tali rivelazioni periodiche hanno alimentato il malcontento verso l’élite clericale.

 

Si tratta di un attacco di decapitazione non solo del governo iraniano ma, di fatto, di tutto il mondo sciita che vedeva in Khamenei un’autorità religiosa.

Aiuta Renovatio 21

Dopo l’uccisione nel primo 2020 del generale Qassem Soleimani, per alcuni secondo uomo più importante della Repubblica Islamica dopo Khamenei (e personaggio allora più popolare nell’intero Medio Oriente islamico), ora Trump ha eliminato anche il numero uno.

 

Come riportato da Renovatio 21, in alcune occasioni Trump ha dichiarato che a spingerlo all’assassinio di Soleimani fu Israele.

 

«Ho avuto una brutta esperienza con Bibi», aveva detto nella primavera 2024, riferendosi a Netanyahu con il suo soprannome. Trump ricordava come Netanyahu avrebbe promesso di prendere parte all’attacco aereo statunitense che ha ucciso il comandante militare iraniano Qassem Soleimani nel gennaio 2020, prima di ritirarsi all’ultimo minuto, come era più o meno emerso anche da testimonianze dell’ex capo dell’Intelligence israeliana, secondo cui sarebbe stato lo Stato Ebraico a convincere la Casa Bianca ad uccidere il generale iraniano.

 

«È stato qualcosa che non ho mai dimenticato», ha detto Trump al Time, aggiungendo che l’incidente «mi ha mostrato qualcosa».

 

Di fatto, Trump sembrerebbe aver dimenticato la lezione che diceva di aver imparato.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine da Twitter

Geopolitica

Putin e Trump parlano al telefono

Pubblicato

il

Da

Il presidente russo Vladimir Putin ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo statunitense Donald Trump mercoledì, durante il quale i due leader hanno affrontato temi quali il conflitto in Ucraina e la crisi nel Golfo Persico, secondo quanto riferito da Yury Ushakov, collaboratore del Cremlino.   Nel corso della conversazione, Putin ha espresso il suo sostegno a Trump in seguito all’ultimo attentato alla vita del presidente americano avvenuto sabato durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca. Il leader russo ha «condannato fermamente» l’incidente, sottolineando che «la violenza politica è inaccettabile in qualsiasi forma», ha riferito Ushakov ai giornalisti.   Il presidente russo ha appoggiato la decisione di Trump di estendere il cessate il fuoco con l’Iran, mettendo in guardia contro una ripresa delle ostilità tra la parte statunitense-israeliana e Teheran. Mosca è pronta a mediare nella situazione di stallo e mantiene contatti con tutte le parti, ha affermato Putin secondo Ushakov.

Sostieni Renovatio 21

«Allo stesso tempo, il presidente russo ha sottolineato le inevitabili e gravissime conseguenze non solo per l’Iran e i suoi vicini, ma per l’intera comunità internazionale, qualora Stati Uniti e Israele dovessero ricorrere nuovamente all’uso della forza. E, naturalmente, un’operazione di terra sul territorio iraniano è considerata un’opzione assolutamente inaccettabile e pericolosa», ha affermato il collaboratore.   Putin e Trump hanno discusso a lungo anche del conflitto in Ucraina e degli sforzi per porre fine alle ostilità, ha aggiunto Ushakov. I due presidenti «hanno espresso valutazioni sostanzialmente simili sul comportamento del regime di Kiev guidato da Zelens’kyj», che è stato «incitato e sostenuto dagli europei» per prolungare il conflitto a qualsiasi costo.   «Il presidente americano ha sottolineato l’importanza di una rapida cessazione delle ostilità e la sua disponibilità a facilitarla in ogni modo possibile. I suoi rappresentanti continueranno i contatti sia con Mosca che con Kiev», ha aggiunto Ushakov.   Durante la conversazione, durata oltre 90 minuti e avviata dalla parte russa, il leader statunitense ha elogiato la recente tregua pasquale annunciata da Mosca. Putin, a sua volta, ha proposto di dichiarare un cessate il fuoco temporaneo con Kiev in occasione delle imminenti celebrazioni del Giorno della Vittoria, ha riferito Ushakov.   «Trump ha sostenuto attivamente questa iniziativa, sottolineando che la festività commemora la nostra vittoria comune sul nazismo nella seconda guerra mondiale», ha aggiunto. Parlando con i giornalisti alla Casa Bianca, Trump ha affermato di aver avuto una «ottima conversazione» con Putin, «soprattutto sull’Ucraina».   «Penso che troveremo una soluzione relativamente in fretta, spero. Penso che vorrebbe vedere una soluzione, ve lo posso assicurare, e questo è positivo», ha detto il presidente degli Stati Uniti.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 
Continua a leggere

Geopolitica

L’Afghanistan accusa il Pakistan di crimini di guerra per i nuovi attacchi

Pubblicato

il

Da

L’Afghanistan ha accusato il Pakistan di «crimini di guerra imperdonabili» per gli attacchi aerei condotti lunedì nella provincia orientale di Kunar, che, secondo le autorità, hanno causato almeno sette morti e oltre 70 feriti, oltre a gravi danni a un’università locale.

 

Nonostante la tregua formale siglata tra i due Paesi alla fine di marzo, continuano a verificarsi scontri a bassa intensità al confine tra Afghanistan e Pakistan. Le ostilità si sono riacutizzate lunedì, quando, secondo quanto riferito da funzionari afghani, l’esercito pakistano ha bombardato diverse postazioni civili nella regione di Kunar, tra cui l’Università afghana Sayed Jamaluddin.

 

Nell’attacco sono rimasti feriti circa 30 tra studenti e professori, e l’istituto stesso ha subito ingenti danni. Sette persone sono state uccise e circa 40 ferite in diverse province a seguito di ripetuti attacchi di artiglieria e missilistici, secondo quanto riferito dalle autorità.

 

Secondo Hamdullah Fitrat, vice portavoce dei talebani, che hanno preso il potere in Afghanistan nel 2021, gli attacchi hanno costituito «crimini di guerra imperdonabili».

 

La versione di Kabullo è stata contestata dal Ministero dell’Informazione e della Radiodiffusione pakistano, il quale ha affermato che le accuse di aver colpito l’università erano una «palese menzogna». Il ministero non ha negato esplicitamente altri attacchi condotti nella regione di Kunar, limitandosi ad affermare che gli obiettivi del Pakistan sono «precisi e basati sull’Intelligence».

 

Pakistan e Afghanistan si sono scontrati per settimane dopo che Islamabad ha dichiarato «guerra aperta» ai talebani a febbraio. Il Pakistan ha attaccato obiettivi militari e altre postazioni nel cuore del Paese, inclusa la capitale Kabul, mentre le autorità afghane lo hanno ripetutamente accusato di aver condotto attacchi indiscriminati contro i civili.

 

Sebbene le due parti abbiano raggiunto una tregua alla fine di marzo, le ostilità a bassa intensità sono continuate lungo il confine poroso tra i due Paesi, che attraversa in gran parte regioni remote. Islamabad accusa da tempo il governo talebano afghano di dare rifugio a vari gruppi militanti che conducono regolarmente incursioni transfrontaliere e attacchi terroristici nel Paese.

 

Kabullo, tuttavia, ha sempre respinto tali accuse.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia


 

Continua a leggere

Geopolitica

Smotrich: Trump appoggia il furto di terre da parte di Israele in Cisgiordania

Pubblicato

il

Da

L’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania procede con il pieno appoggio degli Stati Uniti, ha dichiarato la settimana scorsa al Jerusalem Post il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, illustrando la sua campagna per affermare la sovranità sull’intera area in coincidenza con il 78° anniversario dell’indipendenza del Paese.   In passato, nei tentativi di Israele di consolidare il controllo in Cisgiordania, gli Stati Uniti avevano insistito sul mantenimento della stabilità nella regione, precisando che il presidente Donald Trump non sosteneva un’annessione completa. Lo Smotrich ha invece sottolineato che Israele beneficia di «pieno coordinamento e pieno sostegno da parte del governo e dell’attuale amministrazione statunitense per tutto ciò che riguarda la costruzione, la regolamentazione e la sicurezza in Cisgiordania».   Il ministro di estrema destra guida l’Amministrazione degli insediamenti, organismo del ministero della Difesa creato nel 2023 che si occupa delle questioni relative agli insediamenti in Cisgiordania e favorisce la realizzazione di alloggi e abitazioni nella zona. Le sue posizioni a favore dell’annessione della Cisgiordania provocano regolarmente forti condanne internazionali e critiche per il danno provocato alla reputazione globale di Israele.   In un’intervista al giornale gerosolomitano, lo Smotrich ha elogiato il coordinamento del Paese con Trump, affermando che tutte le azioni intraprese in Cisgiordania sono state coordinate con il presidente, insieme al segretario di Stato americano Marco Rubio e all’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee, noto cristiano sionista.   Lo Smotrich ha osservato che, sebbene Trump non avesse ancora appoggiato l’applicazione della sovranità israeliana su tutte le parti della Cisgiordania, sperava che «avremmo avuto successo anche in questo». «Anche durante la precedente amministrazione abbiamo fatto delle cose, ma certamente in quella attuale riceviamo un grande sostegno, un appoggio completo», ha detto il ministro sionista.   Il leader del partito sionista religioso israeliano afferma che Netanyahu appoggia l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania. Interrogato sul sostegno del primo ministro al suo operato di ampliamento degli insediamenti, Smotrich ha risposto: «Credete che potrei fare qualcosa senza Netanyahu?». Tutto è stato approvato tramite decisioni del gabinetto e del governo, in pieno coordinamento con lui, ha aggiunto.   «Questa è la politica del nostro governo. La guido io, ma ho il pieno appoggio di tutti», ha spiegato. «La Giudea e la Samaria sono innanzitutto parte del popolo ebraico e dello Stato di Israele, e sono fondamentali per la nostra sicurezza».   Secondo gli accordi di Oslo degli anni Novanta tra Israele e l’Autorità Palestinese, la Cisgiordania è stata suddivisa in tre zone: A, B e C, con l’area C sottoposta al pieno controllo israeliano. I circa 500.000 coloni israeliani risiedono principalmente nell’Area C e la maggior parte degli insediamenti è ritenuta legale secondo la legge israeliana, essendo stata realizzata su terreni statali in seguito a decisioni governative.   La richiesta di sovranità israeliana sull’intera Cisgiordania, avanzata da ministri di destra, ha attirato dure critiche e condanne da parte di leader di vari Paesi nel mondo. Dall’inizio del mandato dell’attuale governo nel 2022, oltre 51.000 unità abitative hanno ricevuto l’approvazione per il deposito cauzionale e l’autorizzazione definitiva in Cisgiordania, secondo i dati forniti dall’ufficio di Smotrich alla fine del 2025.   Interrogato sulle reazioni internazionali e sui danni alla reputazione del Paese derivanti dall’espansione degli insediamenti, Smotrich ha sostenuto che oggigiorno le condanne sono «molte meno numerose». «Stiamo creando insediamenti e questi vengono sostenuti. In passato, anche la costruzione di 50 unità abitative avrebbe portato all’esproprio. Oggi è molto diverso».   Smotrich nell’intervista ha sostenuto che i Paesi contrari agli insediamenti in Cisgiordania «di solito condannano anche le guerre di Israele contro Hamas a Gaza, contro Hezbollah in Libano e contro l’Iran». «E ci sono paesi, soprattutto in Europa, che sono stati influenzati dall’islamismo. I loro leader attaccano politicamente Israele e si schierano dalla parte sbagliata della storia, dalla parte dell’asse sciita», ha affermato.   «Non è una novità che i Paesi, a volte, per ragioni di politica interna, scelgano di schierarsi dalla parte del male anziché del bene». I palestinesi di Gaza e della Cisgiordania fanno parte dell’«asse del male» iraniano. «La Giudea e la Samaria sono proprio come Gaza, e Hezbollah in Libano è proprio come l’Iran. Stiamo lottando per il nostro diritto a vivere», ha proseguito Smotrich. «Alla vigilia del Giorno dell’Indipendenza, lottiamo per il diritto di vivere come Stato Ebraico sovrano nella nostra patria storica».   «Purtroppo ci sono Paesi che scelgono la parte sbagliata, ma grazie a Dio gli Stati Uniti, guidati dal presidente Trump, stanno percorrendo un cammino di giustizia e moralità e sono al fianco di Israele in questa lotta esistenziale», ha aggiunto.   Interrogato sull’aumento della violenza estremista ebraica contro i palestinesi della Cisgiordania, che ha provocato attacchi violenti e atti di vandalismo, Smotrich ha risposto che «la campagna sulla violenza dei coloni è una delle più grandi campagne false che esistano». «La popolazione dei coloni è una delle meno violente», ha insistito, precisando che chi commette «violenza da parte dei coloni» rappresenta solo una piccola parte degli abitanti della Cisgiordania.   «In ogni società esistono piccoli casi marginali di violenza, a Tel Aviv, Ra’anana, Gerusalemme, New York, Manhattan, Florida. Esiste ovunque», ha affermato. «La popolazione dei coloni è rispettosa della legge, responsabile e disciplinata; una popolazione che ha vissuto sotto il terrore per molti anni e che continua a reagire con moderazione merita un riconoscimento».   Lo Smotrich ha quindi dichiarato che Israele affronta qualsiasi episodio di violenza attraverso la polizia e i tribunali, «come fa ogni Stato democratico». «Ma c’è una campagna che prende casi marginali e li gonfia per delegittimare Israele nel suo complesso», ha affermato.   Il ministro ha rilasciato l’intervista al quotidiano gerosolomitano dopo la ricostruzione dell’insediamento di Sa-Nur in Cisgiordania, avvenuta domenica, oltre vent’anni dopo il suo sgombero nell’ambito del piano di disimpegno israeliano. Più di una dozzina di famiglie vi si sono già stabilite. Alla cerimonia di reinsediamento hanno partecipato il Ministro della Difesa Israel Katz, membri del governo e attivisti locali di origine coloniale.   «Le famiglie sono già lì e molto presto, con l’aiuto di Dio, porteremo anche altri insediamenti», ha detto Smotrich a proposito di Sa-Nur. «Stiamo fondando numerosi insediamenti, stabilendo principi e costruendo infrastrutture. Oltre al fatto che questa è la nostra terra e che abbiamo diritti storici, nazionali e biblici su di essa, si tratta anche della zona cuscinetto di sicurezza di Israele».   Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich promuove la conquista della Striscia di Gaza. Nel maggio 2025 Smotrich è intervenuto su Canale 12 TV dichiarando che Israele occuperà completamente la Striscia di Gaza, dicendo praticamente agli israeliani che dovrebbero dimenticare gli ostaggi rimasti nelle mani di Hamas.   Durante la recente cerimonia di Sa-Nur, Smotrich ha dichiarato di aver chiesto a Netanyahu di ordinare alle Forze di Difesa Israeliane (IDF) di prepararsi immediatamente alla conquista completa della Striscia di Gaza e di stabilire anche insediamenti israeliani nella zona: «abbiamo bisogno di confini più ampi a Gaza, in Libano e in Siria. Dobbiamo avere confini difendibili; le linee del 1967 non lo sono; non tengono conto della topografia o della geografia».   «Negli ultimi due anni e mezzo siamo diventati ancora più forti», ha affermato. «Ringraziamo Dio e ricordiamo coloro che hanno pagato il prezzo più alto per la nostra indipendenza. Ringraziamo anche coloro che sono stati al fianco di Israele dal suo riconoscimento alle Nazioni Unite fino ad oggi».   «Per 78 anni abbiamo lottato per la nostra esistenza, crescendo, sviluppandoci e diventando una potenza regionale in ambito tecnologico, economico, della difesa, accademico e culturale. Continuiamo a rafforzare Israele spiritualmente, moralmente, economicamente e militarmente».   Smotrich ha affermato di battersi per la sovranità «in collaborazione con tutti coloro che stanno dalla parte del bene e, grazie a Dio, l’attuale amministrazione statunitense è tra i maggiori sostenitori di questo principio».   Oramai tutti riconoscono che si tratta del governo più estremista della Storia di Israele, sostenuto da sionisti religiosi e secolaristi, con tinte messianiche che interesserebbero lo stesso Netanyahu. Sullo sfondo, sempre più distintamente, l’idea del «Grande Israele», dove lo Stato degli ebrei si estende in tutta la regione.   In un documentario prodotto dal canale televisivo franco-tedesco Arte, intitolato Israele: estremisti al potere, lo Smotrich chiede a Israele di espandere i suoi confini fino a Damasco durante un’intervista filmata, dove afferma che Israele dovrebbe «espandersi poco a poco» e, a quanto si dice, dovrebbe incorporare parte o tutta l’attuale Giordania, Libano, Egitto, Siria, Iraq e Arabia Saudita. «È scritto che il futuro di Gerusalemme è espandersi fino a Damasco», ha affermato.  

Aiuta Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich aveva già citato il concetto in un servizio commemorativo per un attivista del Likud a Parigi. Parlando da un podio decorato con una mappa di Israele che includeva la Giordania, aveva affermato che il popolo palestinese «non esisteva».   Come riportato da Renovatio 21 ad agosto 2024, Smotrich ha espresso il suo sostegno al blocco degli aiuti a Gaza, affermando che «nessuno ci permetterà di far morire di fame due milioni di civili, anche se ciò potrebbe essere giustificato e morale, finché i nostri ostaggi non saranno restituiti».   Alla fine di febbraio 2024, il ministro sionista aveva affermato che lo Stato di Israele avrebbe dovuto «spazzare via» il villaggio palestinese di Huwwara, dopo che era stato oggetto di una violenta aggressione da parte dei coloni israeliani. Mesi prima lo Smotrich aveva legalizzato 5 nuovi insediamenti di coloni ebraici. A inizio dell’anno passato aveva dichiarato che cacciare il 90% degli abitanti di Gaza «non costa nulla».   Smotrich, assieme ad altri partiti sionisti, aveva annunciato di essere pronto a lasciare il governo (facendolo quindi cadere) qualora Netanyahu accettasse la tregua con Hamas proposta dapprima dal presidente americano Biden.   Come riportato da Renovatio 21, un mese fa lo Smotrich aveva chiesto l’annessione del Libano meridionale.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube
Continua a leggere

Più popolari