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Economia

L’ammissione del senatore Graham: Washington vuole le risorse dell’Ucraina

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Il senatore statunitense Lindsey Graham ha dichiarato apertamente che Washington ha bisogno delle risorse naturali dell’Ucraina e che, pertanto, gli aiuti militari al paese devono continuare finché Kiev non sarà in grado di «vincere» il conflitto con la Russia.

 

Il repubblicano della Carolina del Sud, uno dei principali sostenitori di Kiev all’interno dell’establishment statunitense, ha rilasciato tali dichiarazioni venerdì a Kiev, parlando insieme al leader Volodymyr Zelens’kyj, elogiando gli ucraini e la loro presunta determinazione a combattere Mosca a prescindere da tutto, sottolineando che ciò significa che gli americani stessi non devono farlo, ma solo fornire le armi.

 

Secondo il senatore USA, gli ucraini «sono seduti su un valore di un trilione di dollari in minerali che potrebbero essere utili alla nostra economia. Quindi, voglio continuare ad aiutare i nostri amici in Ucraina. Possiamo vincere. Hanno bisogno del nostro aiuto», ha affermato il Graham.

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Il senatore è stato a lungo molto aperto sui veri obiettivi di Washington nel conflitto tra Mosca e Kiev, sollevando ripetutamente la questione dei «trilioni di valore» di risorse nelle mani degli ucraini come un bene cruciale e il premio finale per gli Stati Uniti. In precedenza aveva anche descritto le morti dei russi nel conflitto come “il miglior denaro che abbiamo mai speso” e un solido investimento a tutto tondo per gli Stati Uniti.

 

La nuova ammissione di Graham corrisponde alla valutazione delle motivazioni degli Stati Uniti recentemente delineata dall’ex presidente russo e vicepresidente in carica del Consiglio per la sicurezza nazionale, Demetrio Medvedev.

 

Come riportato da Renovatio 21, la scorsa settimana, Medvedev aveva affermato che sia Kiev sia i suoi sostenitori occidentali si sono concentrati sul mantenere la presa sul Donbass esclusivamente per le sue ricchezze di risorse naturali.

 

«Secondo i dati open source, il valore totale dell’ex base di risorse minerarie dell’Ucraina è stimato in quasi 14,8 trilioni di dollari, ma 7,3 trilioni di dollari di questi sono ora nelle Repubbliche popolari di Luhansk e Donetsk. Ciò significa che quasi metà della ricchezza nazionale dell’ex Ucraina è nel Donbass!» aveva spiegato Medvedev in un lungo post su Telegram.

 

«Per avere accesso ai minerali ambiti, i parassiti occidentali pretendono spudoratamente che i loro protetti dichiarino guerra all’ultimo ucraino. Stanno già esprimendo direttamente tale intenzione senza esitazione», ha aggiunto l’ex presidente russo.

 

Lindsey Graham, falco nella politica internazionale di Washington, è accesissimo sostenitore di Israele e di Kiev, dove pure venne premiato. A inizio del conflitto ucraino aveva domandato pubblicamente l’assassinio di Putin. Recentemente è stato recentemente messo nella lista dei terroristi ricercati dalla Russia.

 

Il Graham è considerato un «moderato» che ha a lungo frustrato i conservatori a causa delle sue posizioni su questioni come l’immigrazione clandestina e il sostegno «bipartisan» ai candidati democratici, anche se negli ultimi anni Graham ha tentato di ingraziarsi alcuni della destra diventando uno dei più grandi sostenitori del presidente Donald Trump, sostegno che Trump pare ricambiare. Per il suo comportamento riguardo al 6 gennaio 2021 Graham fu attaccato pubblicamente dalla base trumpiana.

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Di fatto, varie volte Graham ha parlato pubblicamente dell’amicizia che lo lega a Joe Biden.

 

Nel 2020 un attore pornografico omosessuale, Sean Harding, accusò un senatore di iniziali LG di aver impiegato «ogni prostituto di mia conoscenza». Come riporta il Washington Post, «l’hashtag #LadyGraham è esploso sui social (…) l’hashtag, insieme alla forma abbreviata “Lady G”, si riferisce presumibilmente al soprannome di Graham tra i lavoratori del sesso maschile».

 

La conduttrice TV Chelsea Handler si è quindi riferita al senatore come ad un omosessuale non dichiarato. Graham è considerato dal mondo omosessualista di aver passato legislazioni «omofobiche».

 

Come riportato da Renovatio 21, il Graham era nella pattuglia dei soli cinque parlamentari USA a favore di una risoluzione a sostegno dell’industria della fecondazione in vitro.

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Immagine di Gage Skidmore via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0

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Economia

Le riserve petrolifere mondiali si stanno esaurendo a un ritmo record

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Le scorte globali di petrolio si stanno riducendo al ritmo più rapido mai registrato a causa delle continue interruzioni nello Stretto di Ormuzzo. Lo riporta Bloomberg.   La testata ha citato sabato dati di Morgan Stanley che mostrano come le scorte globali di petrolio siano diminuite di circa 4,8 milioni di barili al giorno tra il 1° marzo e il 25 aprile. Questa cifra supera i precedenti record di riduzione delle scorte monitorati dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha aggiunto.   Lo Stretto ormusino, al largo delle coste iraniane, è normalmente attraversato da circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e GNL. Il traffico di petroliere attraverso questo stretto è rimasto fortemente interrotto a seguito della campagna militare israelo-americana contro l’Iran e delle ripetute accuse reciproche di violazione del fragile cessate il fuoco.   Venerdì, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito che Washington potrebbe rilanciare ed espandere il «Progetto Libertà», un’operazione navale nello Stretto ermisino, se non si raggiungerà un accordo di pace con l’Iran. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha avvertito che le opzioni militari restano sul tavolo se la diplomazia fallirà.

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Se le interruzioni dovessero continuare, le scorte commerciali di petrolio potrebbero scendere a «livelli di stress operativo» entro giugno e raggiungere i livelli di «minimo operativo» entro settembre, il che significa che le scorte si avvicinerebbero ai volumi minimi necessari per mantenere efficienti oleodotti, terminali di esportazione e raffinerie, ha scritto Bloomberg.   Gli Stati Uniti, che hanno aumentato le esportazioni di petrolio greggio e carburanti per compensare le interruzioni delle forniture globali, hanno anche ridotto le proprie scorte interne, ha osservato la testata finanziaria neoeboracena. Secondo i dati dell’Energy Information Administration, le scorte di carburante statunitensi sono recentemente diminuite dell’11% rispetto alla media stagionale quinquennale. Nonostante le affermazioni del presidente Trump secondo cui gli Stati Uniti «non hanno bisogno» dello Stretto di Hormuz, il Paese continua a importare petrolio greggio dai produttori del Golfo Persico.   L’interruzione dei flussi petroliferi nel Golfo ha rafforzato l’importanza delle forniture energetiche russe, nonostante la spinta dell’UE a eliminare gradualmente le importazioni di combustibili fossili dal Paese sanzionato. Secondo quanto riportato dalla stampa, Brusselle ha rinviato i piani per un divieto permanente sul petrolio russo, temendo che la rimozione di ulteriore greggio dal mercato possa ridurre l’offerta di carburante e far aumentare i prezzi dell’energia in tutta l’Unione.  

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Economia

La guerra contro l’Iran potrebbe scatenare una carestia globale

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José Andrés, fondatore di World Central Kitchen (WCK), ha avvertito che le interruzioni nelle forniture di fertilizzanti causate dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran rischiano di innescare una crisi alimentare globale pluriennale.

 

Le tensioni intorno allo Stretto di Ormuzzo hanno già fatto impennare i prezzi dell’energia e scosso l’economia globale, interrompendo una delle arterie commerciali più importanti del mondo. Questa rotta gestisce circa il 20% delle esportazioni globali di petrolio greggio, ma è fondamentale anche per le spedizioni di fertilizzanti a base di azoto.

 

Parlando con il Guardian negli scorsi giorni, l’Andres ha affermato che i ritardi nelle consegne dei fertilizzanti rischiano di far perdere le finestre di semina cruciali, riducendo i raccolti successivi e alimentando una reazione a catena di minore produzione e prezzi alimentari più elevati.

 

«Non è solo il petrolio a transitare attraverso lo Stretto di Ormuzzo. Prevedo un forte aumento della carestia in tutto il mondo entro l’autunno del 2026 e del 2027», ha affermato, avvertendo che le turbolenze nel traffico marittimo dentro e intorno allo Stretto di Hormuz stanno già riducendo le scorte di fertilizzanti e facendo aumentare i costi per gli agricoltori.

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Il conflitto ha anche portato alla chiusura di diversi impianti di produzione di fertilizzanti in tutto il Golfo, aggravando ulteriormente la situazione delle forniture. I fertilizzanti azotati rappresentano la maggior parte del consumo globale e sono alla base di circa la metà della produzione alimentare mondiale. Dato che il Golfo funge da importante snodo per le esportazioni, le interruzioni delle rotte marittime hanno intensificato la carenza durante il periodo di massima semina.

 

Andres ha avvertito che le nazioni più povere sarebbero state le più colpite. «In posti come Haiti, non ti danno un chilo di riso, te ne danno un’oncia alla volta. Quelle persone ne subiranno le conseguenze», ha affermato, suggerendo che i governi destinino una piccola parte dei bilanci nazionali alla sicurezza alimentare.

 

Un rapporto del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite stima che fino a 32 milioni di persone potrebbero cadere in povertà in 162 Paesi a causa del più ampio impatto economico della guerra in Medio Oriente, con le nazioni dipendenti dalle importazioni che subiranno le conseguenze maggiori. Il peso maggiore è previsto in alcune zone dell’Asia, dell’Africa subsahariana e nei piccoli Stati insulari.

 

Come riportato da Renovatio 21, i prezzi dei fertilizzanti sono più che raddoppiati dall’attacco all’Iran del 28 febbraio.

 

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Economia

Commando dell’esercito iraniano sequestra petroliera

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L’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha riferito che l’Iran ha sequestrato una petroliera, accusandola di «tentativo di interrompere le esportazioni di petrolio e gli interessi della nazione iraniana».   Tasnim non ha fornito ulteriori dettagli sul sequestro, ma l’agenzia di stampa statale iraniana, l’Agenzia di stampa della Repubblica islamica (IRNA), ha affermato che l’esercito iraniano ha dirottato la petroliera verso la costa meridionale dell’Iran. Il rapporto ha precisato che la petroliera trasportava petrolio greggio iraniano.   «I commando dell’esercito hanno sequestrato questa petroliera che trasportava un carico di petrolio della Repubblica Islamica dell’Irano, la quale stava cercando di danneggiare e interrompere le esportazioni di petrolio e gli interessi della nazione iraniana sfruttando le condizioni regionali», ha dichiarato l’IRNA.   In precedenza, le forze statunitensi hanno colpito siti di lancio di missili e droni iraniani e altre infrastrutture militari dopo che il CENTCOM aveva segnalato che le forze iraniane avevano lanciato un attacco missilistico e un attacco unidirezionale con droni contro tre navi da guerra statunitensi in transito nello stretto di Ormuzzo. Nessuna nave da guerra statunitense è stata colpita.

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La rete iraniana Press TV ha riferito nella notte che Teheran ha sostenuto che le forze statunitensi hanno preso di mira due delle sue petroliere nella zona ormusina. L’emittente ha anche affermato che gli Stati Uniti hanno colpito aree civili lungo la costa meridionale e sull’isola di Qeshm «con la cooperazione di alcuni paesi della regione».   Gli Emirati Arabi Uniti, duramente colpiti dagli attacchi di rappresaglia iraniani, avevano dichiarato in precedenza che la loro difesa aerea stava intercettando missili e droni diretti verso il Paese.   Il presidente Trump ha dichiarato nella notte che il cessate il fuoco, in vigore da un mese, rimane in vigore, ma ha avvertito Teheran che i futuri raid aerei saranno più duri e violenti se non accetterà rapidamente un accordo di pace per porre fine alla guerra e riaprire lo stretto di Ormuzzo.   Sui mercati, i future sul petrolio Brent si attestano intorno ai 100 dollari al barile, mentre i future sul WTI si aggirano intorno ai 94 dollari al barile.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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