Geopolitica
Il procuratore della CPI riferisce di essere stato minacciato per i mandati di arresto a Netanyahu e Gallant
Il procuratore capo della Corte Penale Internazionale (CPI) Karim Ahmed Khan ha rivelato in un’intervista alla BBC del 5 settembre le pressioni a cui è stato sottoposto per aver richiesto mandati di arresto per il primo ministro israeliano Beniamino Netanyahu e il ministro della Difesa Yoav Gallant– insieme a tre leader di Hamas, almeno uno dei quali da allora ucciso da Israele.
Il Khan ha detto che i leader mondiali lo hanno fatto pressioni affinché non richiedesse mandati di arresto: «diversi leader e altri me lo hanno detto, mi hanno consigliato e messo in guardia», ha detto alla BBC.
A maggio, il Khan aveva sostenuto che c’erano fondati motivi per ritenere che gli imputati avessero commesso crimini di guerra, presentando una richiesta per i mandati di arresto ai giudici della CPI.
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Sono passati più di tre mesi e non è stato emesso alcun mandato. Ciò contrasta con il mandato d’arresto contro il presidente russo Vladimir Putin per lo spostamento di bambini dalle zone di guerra: in quel caso, ci volle meno di un mese dalla presentazione della procura perché i giudici emettessero il mandato d’arresto.
Putin si è recentemente recato nella Mongolia firmataria della CPI, che lo ha accolto con un tappeto rosso invece di arrestarlo. Khan è stato contattato da molti «leader» politici che lo hanno sollecitato, preteso o suggerito di porre fine alle indagini.
Nel Regno Unito, un gruppo legale filo-israeliano ha minacciato di sporgere denuncia penale contro Khan, sostenendo che la richiesta di mandati di arresto era stata presentata sulla base di false premesse.
«Prendi di mira Israele e noi prenderemo di mira te», ha detto un gruppo di senatori repubblicani statunitensi, guidati dal pazzo senatore Tom Cotton.
La loro dichiarazione di maggio avvertiva che l’accusa «se portata avanti, comporterà severe sanzioni contro di lei e la sua istituzione». Nota bene: gli USA non sono firmatari dello Statuto di Roma che istituisce la CPI. A differenza della Corte internazionale di giustizia, la Corte penale internazionale non è un organo delle Nazioni Unite.
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Come riportato da Renovatio 21, due settimane fa il Khan aveva invitato i giudici in carica a «rendere urgentemente note le proprie decisioni» sui mandati di arresto emessi per i leader di Israele e Hamas.
La richiesta di emissione di mandati di cattura riguardava il primo ministro israeliano Beniamino Netanyahu e il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant, nonché i principali funzionari di Hamas Ismail Haniyeh (morto in un attacco a Teheran), Yahya Sinwar e Mohammed Deif.
I pubblici ministeri hanno sostenuto che gli uomini erano complici di «crimini di guerra e crimini contro l’umanità» commessi in Israele e a Gaza.
Un’indagine condotta congiuntamente dal giornale britannico Guardian e dalla rivista israeliana +972 ha rivelato che il capo del Mossad avrebbe condotto una sorveglianza sul procuratore capo della CPI Fatou Bensouda in relazione all’apertura di un’indagine formale su presunti crimini di guerra israeliani nel 2021.
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Immagine di Vysotsky via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Geopolitica
Bardella: la Francia non può finanziare l’Ucraina per sempre
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Geopolitica
La Bulgaria rifiuta di puntare il dito contro la Russia per l’incidente del drone tedesco
Il primo ministro bulgaro Rumen Radev ha evitato di addossare esclusivamente alla Russia la responsabilità dell’incidente con i droni verificatosi il mese scorso in Germania, richiamando le consegne «sconsiderate» di armi occidentali a Kiev.
All’inizio di questa settimana il governo tedesco ha dichiarato di avere motivi per ritenere che Mosca fosse all’origine dell’episodio, in cui un drone carico di esplosivo è stato trovato tra aerei cargo Antonov ucraini all’aeroporto di Lipsia-Halle il 4 agosto.
Successivamente Berlino ha annunciato la chiusura del Consolato Generale russo a Bonn e della Casa Russa a Berlino, oltre a controlli alle frontiere più severi per i cittadini russi. Mosca ha risposto chiudendo i centri del Goethe-Institut di Mosca, San Pietroburgo ed Ekaterinburg, che promuovono la lingua e la cultura tedesca.
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Mosca ha respinto le accuse; il presidente Vladimir Putin ha indicato che si trattava di una tattica diversiva per distogliere i tedeschi dai problemi economici interni.
Sebbene diversi Stati membri dell’UE abbiano espresso sostegno alla posizione tedesca, non tutti si sono uniti a chi punta il dito contro la Russia.
Un esempio calzante è la Bulgaria: venerdì il primo ministro ha dichiarato in Parlamento che le spedizioni europee di armi a lungo raggio in Ucraina sono state altrettanto «sconsiderate» quanto il fallito tentativo di sabotaggio in Germania il mese scorso. Radev, che ha vinto le elezioni pochi mesi fa ed è considerato un euroscettico, ha sottolineato che Kiev sta utilizzando armamenti di fabbricazione occidentale, con il supporto dell’intelligence e di istruttori europei, per condurre attacchi in profondità nel territorio russo.
«E cosa possiamo aspettarci quando attacchiamo in profondità nel territorio di un altro Paese con le nostre armi a lungo raggio? Resterà a guardare o reagirà?» ha chiesto retoricamente il primo ministro bulgaro.
Il Cremlino ha respinto le affermazioni sull’incidente del drone tedesco parlando di «invenzioni», avvertendo che l’insistenza dell’Occidente nel conseguire una «vittoria militare convenzionale» su una grande potenza nucleare sta aumentando drasticamente il rischio di un’escalation incontrollata.
«L’Europa può esistere senza la Russia, ma difficilmente potrà esistere a lungo contro la Russia», ha concluso Radev, esortando l’UE a «sedersi al tavolo dei negoziati il prima possibile».
Come riportato da Renovatio 21, quattro settimane fa un drone ucraino è precipitato in Bulgaria, esplodendo in prossimità di un gasdotto di rilevanza strategica, secondo quanto comunicato dal Ministero della Difesa del Paese.
Nel frattempo diverse figure politiche di spicco in Germania hanno messo in discussione la risposta del governo all’incidente del drone e, più in generale, le attuali politiche ostili di Berlino nei confronti della Russia.
In un articolo pubblicato mercoledì su X, l’ex esponente della sinistra germanica Sahra Wagenknecht, che ha un suo partito chiamato BSW, ha scritto che «anche se la Russia fosse dietro, un drone che non ha causato alcun danno non è una ragione per alimentare una pericolosissima escalation che potrebbe sfociare in una guerra con la Russia, con un costo di milioni di vite umane».
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Valutazioni simili sono state espresse anche da chi si trova all’estremità opposta dello spettro politico. Rispondendo alle domande di un quotidiano, Ulrich Siegmund, candidato di punta del partito di destra Alternativa per la Germania (AfD) alle elezioni regionali di domenica in Sassonia-Anhalt stravinte poche ore fa, ha affermato che una «sequenza continua di eventi» ha portato all’incidente del drone all’aeroporto di Lipsia-Halle, citando il coinvolgimento sempre più profondo del suo Paese nel conflitto in Ucraina, sostenendo che «è logico che a un certo punto ci sarà una qualche reazione».
Il Siegmund ha criticato le politiche anti-russe perseguite dai successivi governi tedeschi dall’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022, affermando che le forniture di armi a Kiev e le sanzioni economiche contro Mosca hanno fatto ben poco per risolvere il conflitto e salvare vite umane.
Il politico dell’AfD ha insistito sul fatto che fosse giunto il momento per la Germania di impegnarsi seriamente in un percorso diplomatico con la Russia.
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Geopolitica
Putin parla dell’incontro con gli inviati di Trump Witkoff e Kushner
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