Geopolitica
La Russia condanna il bombardamento del porto iraniano sul Mar Caspio
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha condannato i recenti attacchi israelo-americani contro il porto iraniano di Bandar Anzali, sul Mar Caspio, in una dichiarazione rilasciata il 20 marzo.
Il 18 marzo, l’agenzia TASS, citando il canale televisivo israeliano Channel 12, aveva riferito che l’aviazione israeliana aveva colpito una base della marina iraniana nel porto. Il giorno successivo, la TASS ha riportato che Stati Uniti e Israele avevano colpito un ufficio doganale e diverse altre postazioni nel porto.
«La coalizione israelo-americana continua ad alimentare le fiamme della guerra che ha scatenato in Medio Oriente, il che potrebbe causare un’ulteriore propagazione del conflitto», ha affermato la Zakharova.
Bandar Anzali «è un importante snodo commerciale e logistico, attivamente utilizzato negli scambi tra Russia e Iran, anche per le consegne di generi alimentari. L’attacco ha danneggiato gli interessi economici della Russia e degli altri Stati del Mar Caspio che mantengono collegamenti di trasporto con l’Iran attraverso quel porto».
«I Paesi della regione e la comunità internazionale hanno sempre considerato il Mar Caspio una zona sicura di pace e cooperazione».
Le azioni sconsiderate e irresponsabili degli aggressori rischiano di trascinare gli Stati del Mar Caspio in un conflitto armato.
«Ribadiamo con fermezza l’esigenza di una cessazione immediata delle ostilità e della ripresa degli sforzi per raggiungere una soluzione politica della situazione in Medio Oriente, che sta avendo ripercussioni sempre più gravi sulle regioni limitrofe», ha concluso.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Gli Stati Uniti ordinano a Israele di mantenere la parola data sul Libano
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Geopolitica
Il Kenya rivendica la sovranità sui soldati britannici presenti sul suo territorio
Il Parlamento keniota ha impedito la firma del rinnovo di un accordo con l’esercito britannico secondo cui i soldati britannici accusati di stupro, omicidio o altri reati non possono essere giudicati dai tribunali kenioti, ma solo da quelli britannici, il che equivale a una sospensione della sovranità del Kenya.
Il quotidiano African Initiative riferisce che il 12 agosto è stata presentata al Parlamento keniota una petizione firmata dalle vittime di abusi compiuti da soldati britannici. La petizione porta le firme delle vittime, dei loro familiari, degli abitanti del luogo e dei lavoratori delle zone in cui opera il BATUK (l’Unità di Addestramento dell’Esercito Britannico).
firmatari hanno chiesto all’Assemblea Nazionale di assicurare l’attuazione delle raccomandazioni contenute in un rapporto del Comitato Dipartimentale per la Difesa, l’Intelligence e le Relazioni Estere, pubblicato nel novembre 2025.
Una giovane di 21 anni è stata violentata e uccisa nella zona nel 2012, dopo essere stata vista in compagnia di soldati britannici, ma al presunto responsabile è stato consentito di rientrare nel Regno Unito senza affrontare un processo. I firmatari della petizione hanno inoltre dichiarato: «Centinaia di bambini sono stati concepiti da soldati britannici e poi abbandonati, lasciati senza nome, sostegno o riconoscimento, crescendo tra i sussurri negli stessi villaggi che un tempo avevano accolto i loro padri».
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Le vittime hanno anche segnalato pascoli bruciati, contaminazione del suolo e altre conseguenze delle esercitazioni militari. I firmatari chiedono un indennizzo per le vittime, sostegno per i bambini abbandonati, il ripristino dei terreni danneggiati e la tutela dei dipendenti kenioti impiegati nelle strutture del BATUK. Domandano inoltre un esame pubblico dell’accordo proposto con il Regno Unito e insistono perché ai cittadini e ai loro rappresentanti eletti sia data la possibilità di concorrere a definire le condizioni in base alle quali le forze militari straniere stazionano in Kenya. Nelson Koech, presidente della commissione parlamentare che ha avviato l’inchiesta, ha affermato: «Non ha senso negare al Kenya il diritto di perseguire i crimini commessi entro i suoi confini».
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa era emerso lo scandalo per cui soldati britannici in addestramento in Kenya organizzavano cerimonie di iniziazione in cui le reclute più giovani erano costrette ad avere rapporti sessuali «non protetti» con prostitute locali.
Scandali sono scoppiati anche in patria.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 emerse che un battaglione di paracadutisti britannici fu punito per aver scatenato un’orgia in caserma. Una registrazione circolante mostrava una donna che faceva sesso con otto membri della 16a Brigata d’assalto aereo all’interno della caserma Merville a Colchester, nell’Essex, mentre dozzine di altri soldati guardavano e alcuni li incoraggiavano. Secondo la Royal Military Police (RMP), la donna era una civile che, secondo quanto riferito, era stata introdotta di nascosto nella base circa 30 volte negli ultimi cinque mesi.
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Immagine di Sgt Adrian Harlen/MOD via Wikimedia pubblicata su licenza Open Government Licence v3.0
Geopolitica
Le forze paramilitari sudanesi tornano all’assalto
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