Geopolitica
Trump lancia un ultimatum all’Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di colpire le centrali elettriche iraniane se lo Stretto di Ormuzzo non verrà riaperto alla navigazione entro 48 ore.
L’Iran ha mantenuto chiusa la vitale via navigabile alla maggior parte delle navi dal 28 febbraio, giorno in cui Stati Uniti e Israele hanno lanciato la prima ondata di attacchi contro la Repubblica Islamica. Questa interruzione, unita agli attacchi iraniani contro le infrastrutture petrolifere e del gas negli stati del Golfo, ha fatto impennare i prezzi globali dell’energia.
Sabato sera Trump ha lanciato un ultimatum a Teheran dopo i tentativi falliti di convincere i paesi europei a contribuire al ripristino dell’accesso allo stretto.
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«Se l’Iran non APRIRÀ COMPLETAMENTE, SENZA MINACCE, lo Stretto di Ormuzzo entro 48 ORE da questo preciso momento, gli Stati Uniti d’America colpiranno e distruggeranno le loro varie CENTRALI ELETTRICHE, COMINCANDO DA QUELLA PIÙ GRANDE!», ha scritto il presidente su Truth Social.
La più grande centrale elettrica dell’Iran, quella a gas di Damavand, si trova vicino a Pakdasht, a sud-est di Teheran. Altri importanti impianti includono le dighe idroelettriche di Shahid Abbaspour, Karun-3 e Masjed Soleyman nella provincia del Khuzestan, nonché la centrale termoelettrica di Kerman nell’omonima provincia.
L’unica centrale nucleare iraniana si trova a Bushehr, sulla costa del Golfo Persico. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha dichiarato all’inizio di questa settimana che un proiettile ha colpito una struttura a circa 350 metri dall’impianto.
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Immagine di pubblico dominioCC0 via Wikimedia
Geopolitica
Gli Stati Uniti ordinano a Israele di mantenere la parola data sul Libano
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Geopolitica
Il Kenya rivendica la sovranità sui soldati britannici presenti sul suo territorio
Il Parlamento keniota ha impedito la firma del rinnovo di un accordo con l’esercito britannico secondo cui i soldati britannici accusati di stupro, omicidio o altri reati non possono essere giudicati dai tribunali kenioti, ma solo da quelli britannici, il che equivale a una sospensione della sovranità del Kenya.
Il quotidiano African Initiative riferisce che il 12 agosto è stata presentata al Parlamento keniota una petizione firmata dalle vittime di abusi compiuti da soldati britannici. La petizione porta le firme delle vittime, dei loro familiari, degli abitanti del luogo e dei lavoratori delle zone in cui opera il BATUK (l’Unità di Addestramento dell’Esercito Britannico).
firmatari hanno chiesto all’Assemblea Nazionale di assicurare l’attuazione delle raccomandazioni contenute in un rapporto del Comitato Dipartimentale per la Difesa, l’Intelligence e le Relazioni Estere, pubblicato nel novembre 2025.
Una giovane di 21 anni è stata violentata e uccisa nella zona nel 2012, dopo essere stata vista in compagnia di soldati britannici, ma al presunto responsabile è stato consentito di rientrare nel Regno Unito senza affrontare un processo. I firmatari della petizione hanno inoltre dichiarato: «Centinaia di bambini sono stati concepiti da soldati britannici e poi abbandonati, lasciati senza nome, sostegno o riconoscimento, crescendo tra i sussurri negli stessi villaggi che un tempo avevano accolto i loro padri».
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Le vittime hanno anche segnalato pascoli bruciati, contaminazione del suolo e altre conseguenze delle esercitazioni militari. I firmatari chiedono un indennizzo per le vittime, sostegno per i bambini abbandonati, il ripristino dei terreni danneggiati e la tutela dei dipendenti kenioti impiegati nelle strutture del BATUK. Domandano inoltre un esame pubblico dell’accordo proposto con il Regno Unito e insistono perché ai cittadini e ai loro rappresentanti eletti sia data la possibilità di concorrere a definire le condizioni in base alle quali le forze militari straniere stazionano in Kenya. Nelson Koech, presidente della commissione parlamentare che ha avviato l’inchiesta, ha affermato: «Non ha senso negare al Kenya il diritto di perseguire i crimini commessi entro i suoi confini».
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa era emerso lo scandalo per cui soldati britannici in addestramento in Kenya organizzavano cerimonie di iniziazione in cui le reclute più giovani erano costrette ad avere rapporti sessuali «non protetti» con prostitute locali.
Scandali sono scoppiati anche in patria.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 emerse che un battaglione di paracadutisti britannici fu punito per aver scatenato un’orgia in caserma. Una registrazione circolante mostrava una donna che faceva sesso con otto membri della 16a Brigata d’assalto aereo all’interno della caserma Merville a Colchester, nell’Essex, mentre dozzine di altri soldati guardavano e alcuni li incoraggiavano. Secondo la Royal Military Police (RMP), la donna era una civile che, secondo quanto riferito, era stata introdotta di nascosto nella base circa 30 volte negli ultimi cinque mesi.
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Immagine di Sgt Adrian Harlen/MOD via Wikimedia pubblicata su licenza Open Government Licence v3.0
Geopolitica
Le forze paramilitari sudanesi tornano all’assalto
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