Militaria
La Polonia vuole 15.000 soldati USA sul suo territorio: e le basi italiane?
La Polonia sta cercando di trasformare la presenza militare statunitense, in gran parte presenti per rotazione, in un dispiegamento permanente con un massimo di 15.000 soldati americani, ha dichiarato questa settimana un alto funzionario polacco. Lo riporta la testata dell’esercito americano Stars & Stripes.
Marcin Przydacz, ministro presso l’ufficio presidenziale polacco, ha affermato che Varsavia è in trattative con gli Stati Uniti per ampliare la presenza militare americana oltre gli attuali piani di dispiegamento. «La nostra ambizione è di 15.000 uomini, mentre la versione minima è di 11.000», ha dichiarato Przydacz in un’intervista all’emittente polacca RMF FM. «Le decisioni finali devono ancora essere prese».
Stars & Stripes osserva che, sebbene le forze armate statunitensi operino in Polonia da anni, praticamente tutte le infrastrutture sviluppate nell’ultimo decennio sono state progettate per supportare unità a rotazione impegnate in missioni temporanee.
Se si intende trasferire in Polonia unità di grandi dimensioni come le brigate dell’esercito, saranno necessarie anche guarnigioni con servizi di supporto e strutture per i familiari. Ciò significa costruire scuole, ambulatori e alloggi per le famiglie all’interno della base, un progetto che, se realizzato, richiederebbe diversi anni.
Il modello di riferimento è la struttura delle basi statunitensi in Italia e Germania, dove le truppe americane sono di stanza da decenni. «Per questo, sono necessari accordi specifici, infrastrutture concrete e azioni sia da parte del Pentagono che del ministero della Difesa polacco», ha affermato Przydacz. «Ma la direzione più importante è, ovviamente, la decisione della Casa Bianca stessa».
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Lo sviluppo arriva proprio mentre si parla di ridimensionamento o chiusura delle basi italiane e tedesche, coem dichiarato pochi giorni fa dal segretario della guerra USA Pietro Hegseth.
Renovatio 21 ipotizza che la crisi diplomatica tra Washington e Roma, cagionata programmaticamente dalle dichiarazioni irrispettose di Trump verso il premier italiano Giorgia Meloni, faccia parte di un disegno di ridefinizione economica della presenza militare americana in Italia: in pratica il presidente americano vuole andare ad un tavolo e trattare per un nuovo accordo.
Come riportato da Renovatio 21, l’eventuale decisione di rimuovere i soldati dalle basi colpirebbe migliaia di lavoratori italiani e un indotto di svariate centinaia di milioni di euro, più appalti per le aziende italiane, coop rosse comprese.
In questo momento di crisi diplomatica nessun politico sta affrontando il problema, né vi è un giornale che si stia rendendo conto della cosa: troppo impegnati a parlare di Trump o ad insultarlo.
L’unico modo per evitare di farsi dire di guardare il dito invece della Luna è leggere Renovatio 21.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Militaria
Trump si prepara a bombardare l’Iran dopo le elezioni di metà mandato
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Militaria
Il Canada ha studiato uno scenario militare statunitense «estremo»
Il primo ministro canadese Mark Carney ha rivelato che il suo governo ha valutato con attenzione l’ipotesi di un’azione militare guidata dagli Stati Uniti contro il proprio Paese, nonostante il presidente Donald Trump abbia escluso l’uso della forza contro il vicino settentrionale.
In un’intervista al New York Times pubblicata mercoledì, Carney ha definito tale scenario un «rischio estremo di coda»: un evento considerato altamente improbabile ma abbastanza grave da giustificare una pianificazione di emergenza.
«Si tratta semplicemente di gestione del rischio», ha detto, aggiungendo che «sarebbe irresponsabile non [prepararsi]». Carney ha rifiutato di precisare in che cosa consistesse quella preparazione.
Trump ha più volte ventilato l’idea di rendere il Canada il 51° Stato degli Stati Uniti, ma ha escluso esplicitamente l’uso della forza militare per arrivarci, affermando nel gennaio 2025 che avrebbe invece fatto ricorso alla «forza economica».
Il presidente americano accusa da tempo Ottawa di pratiche commerciali sleali, in particolare su prodotti lattiero-caseari e automobili, e ha imposto una serie di dazi sui prodotti canadesi dall’inizio del 2025. Washington ha inasprito la disputa nell’agosto 2026 con ulteriori dazi del 50% su una serie di prodotti canadesi.
Sostieni Renovatio 21
La rivelazione di Carney arriva pochi giorni dopo il suo viaggio nell’UE per rafforzare i legami con il blocco.
Parlando al Parlamento europeo la scorsa settimana, Carney ha sostenuto che l’integrazione economica viene sempre più «strumentalizzata», con i dazi usati come leva e le dipendenze dalle catene di approvvigionamento sfruttate come punti deboli: osservazioni interpretate in larga parte come un riferimento implicito alle pressioni economiche di Washington su Ottawa.
Anche la difesa è stata al centro dei colloqui di Carney a Strasburgo, dove con la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen si è discusso dell’ampliamento della cooperazione militare tra Canada e UE e degli appalti congiunti per rafforzare quella che Carney ha definito la loro «autonomia strategica».
Tale cooperazione sta già prendendo forma attraverso il programma di appalti per la difesa SAFE dell’UE, del valore di 150 miliardi di euro, al quale il Canada è diventato il primo Paese extraeuropeo a partecipare. L’iniziativa rientra nel più ampio piano di militarizzazione di Bruxelles previsto dalla strategia Readiness 2030, volta a contrastare una presunta minaccia proveniente dalla Russia, che Mosca ha ripetutamente negato.
Ottawa sta inoltre cercando legami più stretti con le strutture militari europee al di fuori dell’UE. La scorsa settimana ha presentato formalmente domanda di adesione alla Joint Expeditionary Force (JEF), un raggruppamento militare di risposta rapida composto da dieci nazioni e guidato dalla Gran Bretagna, che affianca la NATO e opera principalmente nelle regioni artica, nordatlantica e baltica, aree chiave del fianco settentrionale del blocco, che si estende fino ai confini con la Russia.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno era emerso che il Canada stava sviluppando un modello di risposta a un’ipotetica invasione statunitense, con una strategia ipotizzata si basa su una guerra non convenzionale di tipo insurrezionale, ispirata alle tattiche impiegate dai mujaheddini afghani contro le forze sovietiche.
Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa Carney, intervenendo prima dell’avvio del vertice del G7, ha dichiarato che nessun Paese o istituzione potrebbe essere escluso o opporsi a un «nuovo ordine mondiale» che partirà dall’Europa.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Militaria
La Cina si è impossessata dei componenti degli F-35 USA con tecnologia sensibile
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Vaccini1 settimana faIsraele e Pfizer sapevano che il vaccino COVID causava una patologia cardiaca fatale, ma hanno taciuto per mesi
-



Pensiero1 settimana faLa superguerra è vicina. E non assomiglia a nulla di quello che abbiamo visto
-



Politica2 settimane faIl principe Ranucci e i grembiuletti rossi: favola dell’estate
-



Sorveglianza2 settimane faI televisori LG ti spiano anche da spenti
-



Intelligence2 settimane faI sei mostri dei fratelli Dulles
-



Oligarcato1 settimana faBill Gates ha usato i fondi destinati ai vaccini per fare pressione sui governi: parla Angela Merkel
-



Pensiero1 settimana faL’Italia e il buco nero: discorso per Emma Bonino
-



Spirito1 settimana faIl cardinale Fernandez chiede ai cattolici di «avere stima» delle altre fedi













