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Vaccini

La PAV e i vaccini: cannibalismo di feti umani & co.

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La tematica dei vaccini che oggi riempie i blog, le camere e i senati ha un aspetto davvero inquietante e di cui finora non si era mai parlato all’interno di questa rubrica: oltre a tutte le varie sfaccettature circa le reazioni avverse, la coercizione di stato, le farse sull’immunità di gregge e via di scorrendo, esiste qualcosa di molto più inquietante che implica una riflessione morale per i cattolici affiatati a sostenere la santa efficacia dei vaccini. 
È cosa ormai comprovata e scientificamente ammessa che certuni vaccini sono stati preparati con cellule provenienti da feti umani abortiti volontariamente. La cosa è talmente gravosa dal punto di vista morale che nel 2005 la Pontificia Accademia per la Vita fu costretta ad emettere un documento con annesse riflessioni rispetto a questa tematica così delicata
 . Lasciando perdere le conclusioni tratte dal documento, è bene soffermarsi sull’aspetto morale a proposito dell’utilizzo di vaccini con linee cellulari provenienti da procurato aborto, che dalla PAV (quella del 2005, è bene ribadirlo) viene ricordata come cooperazione al male formale o materiale, secondo la tradizionale teologia morale:
“La prima distinzione di principio che può essere fatto è quella fra formale e la cooperazione di materiale. La cooperazione formale si esegue quando l’agente morale coopera con l’azione immorale di un’altra persona, condividendo la cattiva intenzione della seconda. D’altra parte quando un agente morale coopera con l’azione immorale di un’altra persona, senza condividere la sua cattiva intenzione è il caso della cooperazione di materiale. 
La cooperazione di materiale può essere divisa ulteriormente nelle categorie di immediata (diretta) e mediata (indiretta), distinguendo se la cooperazione è nell’esecuzione dell’azione peccaminosa per se, o se l’agente agisce adempiendo alle condizioni – od offrendo strumenti o prodotti – che rendono possibili il commettere l’atto immorale. Inoltre, forme della cooperazione immediata e la cooperazione remota possono essere distinte, in relazione alla “distanza” tra (sia esso nelle condizioni di spazio temporale o collegamento di materiale) l’atto della cooperazione e l’atto peccaminoso commesso da qualcun altro. La cooperazione di materiale immediata è immediata sempre, la cooperazione di materiale mediata può essere immediata o remota”.

 

Il documento si sofferma poi parecchio sulla cooperazione formale – fra le due ovviamente la più grave -, tuttavia questo non è fondamentale ai fini del nostro discorso: è ovvio che qui trattasi di cooperazione materiale mediata.
Per farla breve e parlando chiaro: questa cooperazione al male – nel caso specifico dei vaccini – può essere lecita nonostante l’atto immorale adottato volontariamente da chi produce i vaccini. Però attenzione, questo è ciò che sostanzialmente il documento sui vaccini della PAV cerca di fare passare, esprimendo come motivo giustificante il rischio di salute non solo del singolo, ma anche della collettività:
“Comunque, se questi ultimi [i bambini NdA] sono a rischio di pericoli considerevoli alla loro salute, i vaccini con problemi morali che sono destinati a loro possono essere usati su una base provvisoria. La ragione morale è che il dovere di evitare la cooperazione di materiale passiva non è obbligatorio se c’è inconvenienza grave. Inoltre, noi troviamo, in tale caso, una ragione proporzionale per accettare l’uso di questi vaccini nella presenza del pericolo di favorire l’espansione dell’agente patologico, a causa della mancanza di vaccinazione di bambini”. 

 

Anche in chiusura di documento, nell’essenziale riassunto finale, viene ribadito lo stesso concetto:
“(…) Tale cooperazione accade in un contesto di coercizione morale della coscienza di genitori che sono costretti a scegliere di agire contro la loro coscienza o altrimenti, mettere la salute dei loro bambini e della popolazione nell’insieme a rischio. Questa è una scelta alternativa ed ingiusta che deve essere eliminata al più presto possibile”.

 

Dalle argomentazioni precedenti e da quelle di battuta finale, la PAV ribadisce che questa cooperazione può essere giustificabile – giacché non cooperazione formale e volontaria – laddove il rischio di astenersi per ragioni morali compromettesse la salute dei propri figli e di tutta la popolazione come già detto. Praticamente si dà per scontato che non vaccinare i propri figli, a prescindere dal movente, voglia dire mettere in pericolo la società. Questo non solo è erroneo da un punto di vista statistico, ma lo è anche da un punto di vista reale: non siamo dinnanzi a nessuna epidemia e questo comporta che ci sia una responsabilità ancor maggiore per chi decide di cooperare a questo male anche se in maniera materiale, mediata e passiva. La situazione alla quale l’Europa si trova davanti non è una situazione che segnali rischi di epidemie mortali o simili cose; tutt’altro. Ecco perché la questione si fa molto più spinosa, tenendo pure presente che i vaccini riallacciati a queste linee cellulari sono fra i più comuni (vaccini trivalenti MPR di tutto il mondo, vaccini contro la Varicella, vaccini contro l’Epatite-A, vaccini contro l’Herpes zoster, alcuni vaccini contro la Rabbia ed ancora in alcuni vaccini contro la Poliomielite, di cui dopo vedremo i precisi nomi delle linee).
Si è parlato fino ad ora di un documento datato 2005, a seguito del quale non vi è più stato un pronunciamento ufficiale della Chiesa. La CEI, a dire di quest’ultimo documento, auspicava che questa produzione illecita smettesse. Arrivati al 2017, ben dodici anni dopo, con un decreto che rende obbligatori dieci vaccini e altri li consiglia ancora fortemente, il problema si ripropone con una portata gigantesca, fino al punto di spingere grandi gruppi di cattolici a mobilitarsi per chiedere al Papa che possa essere riconosciuta l’obiezione di coscienza per i cattolici aventi figli in età vaccinale. Il motivo dell’aborto procurato implica ovviamente una muraglia etica – nonostante tutte le premesse – da parte di coloro i quali tengono alla difesa integrale della vita.
Per quanto in casi straordinari risulterebbe apparentemente lecito cooperare con questo male, salvo fatto che come detto qui non ci sarebbe giustificazione alcuna vista la zona “epidemia free”,questo non potrebbe mai lasciare indifferente una coscienza, ma anzi la turberebbe con grande morso morale ed etico.

 

Ecco ciò che ha spinto questi cattolici a rivolgersi direttamente al Papa per ottenere una sorta di “dispensa” dai vaccini incriminati. Il proposito non solo non ha ricevuto una risposta diretta, ma si è pure imbattuto nella risposta dell’attuale Presidente della Pontificia Accademia della Vita, il signor Vincenzo Paglia, che con una nota rilanciata qualche giorno fa anche da AgenSIR- uno dei più grandi organi di informazioni della CEI – ha respinto le obiezioni rassicurando tutti sulla infallibilità dei vaccini e sulla loro “pulizia” morale ed anche scientifica:
“Il difetto di vaccinazione della popolazione implica il grave rischio sanitario di diffusione di pericolose e spesso letali malattie infettive, debellate in passato, proprio grazie all’uso dei vaccini, come, ad esempio, il morbillo, la rosolia e la varicella”. 

 

Così inizia la nota, e casualmente si scorge subito che la lingua batte là dove il dente vuole: l’esaltazione del vaccino contro il morbillo e la rosolia, il famoso MMR tanto calato nell’uso comune dopo gli studi pubblicati dal Dottor Wakefield in Inghilterra.
Ma la nota diffusa dalla PAV insieme all’Ufficio nazionale Cei per la pastorale della salute e all’Associazione medici cattolici italiani (Amci) non si limita ad avvalorare il rischio di epidemie inesistenti quali il morbillo e altre malattie come la varicella, ma continua affermando che non ci sono più problemi morali nell’uso di alcuni vaccino: “nel passato i vaccini possono essere stati preparati da cellule provenienti da feti umani abortiti, oggi però le linee cellulari utilizzate sono molto distanti dagli aborti originali: i vaccini a cui si fa riferimento, fra quelli maggiormente in uso in Italia, sono quelli contro la rosolia, la varicella, la poliomielite e l’epatite A. Va considerato che oggi non è più necessario ricavare cellule da nuovi aborti volontari, e che le linee cellulari sulle quali i vaccini in questione sono coltivati derivano unicamente dai due feti abortiti originariamente negli Anni Sessanta del Novecento”. 

 

La mancanza di contenuti, la banalità scientifica e morale con cui si è stesa questa nota è agghiacciante. E vediamo subito perché.
Per comprendere il problema è necessario anzitutto capire quali siano le due linee cellulari contenute nei vaccini a cui la PAV fa riferimento: il primo è della linea WI-38 (Istituto di Winstar 38), contenente fibroblasti diploidi di polmone umano, provenienti da un feto femmina che è stato abortito perché “la famiglia aveva troppi bambini” (G. al di et di Sven., 1969). Fu preparato e sviluppato da Leonard Hayflick nel 1964 (L. Hayflick, 1965; G. al di et di Sven., 1969). WI-38 è usato per la preparazione del vaccino storico RA 27/3 contro la rosolia (S.A. Al di et di Plotkin 1965).
La seconda linea di cellula umana è MRC-5 (Consiglio di Ricerca Medico 5) (umano, polmone, embrionale), con fibroblasti di polmone umano che provengono da un feto maschio di 14 settimane abortito per “ragioni psichiatriche” da una donna di 27 anni nel Regno Unito. MRC-5 è stato preparato e sviluppato da J.P. Jacobs nel 1966 (J.P. Al di et di Jacobs 1970).
Queste linee cellulari hanno prodotto questi specifici vaccini prodotti dalle seguenti case farmaceutiche (con la qual collaborazione il Ministro Lorenzin ha costruito il recente decreto) :
-vaccini monovalenti contro la rosolia Meruvax® (Merck U.S.), Rudivax® (Sanofi Pasteur, Fr.), ed Ervevax® (RA 27/3) (GlaxoSmithKline, Belgio);
– vaccino combinato contro la rosolia ed il morbillo, commercializzato col nome di M-R-VAX®(Merck, Stati Uniti) e Rudi-Rouvax® (AVP, Francia);
– vaccino combinato contro la rosolia e gli orecchioni introdotti sul mercato sotto il nome di Biavax® (Merck, U.S.),
– vaccino combinato MMR (morbillo, orecchioni, rosolia) contro la rosolia, gli orecchioni ed il morbillo, introdotto sul mercato sotto il nome di M-m-R® II (Merck, Stati Uniti), R.O.R.®, Trimovax® (Sanofi Pasteur, Fr.), e Priorix® (GlaxoSmithKline Regno Unito)(quest’ultimo usato attualmente in ITALIA, sottoposto a revisione nel 2004, dopo le gravi reazioni avverse causate dal MORUPAR).
-2 vaccini contro l’epatite A. Uno prodotto dalla Merck (VAQTA) e l’altro prodotto dalla GlaxoSmithKline (HAVRIX), entrambi sono preparati con la linea MRC-5;
– vaccino contro la varicella di pollo (il vaccino sta al pollo come la cavia sta al bambino) Varivax®, prodotto da Merck che usa WI-38 e MRC-5;
– vaccino contro la poliomielite, il vaccino contenente virus di polio inattivato Poliovax®(Aventis-Pasteur, Fr.) che usa MRC-5;
– vaccino contro la rabbia, Imovax®, prodotto da Aventis Pasteur, raccolto da celle diploidi umane ed infette, con ceppo di MRC-5;
-vaccino contro il vaiolo, AC AM 1000, preparato da Acambis che usa MRC-5, usato (pare) solo a livello sperimentale.

 

Ora, fatti nostri questi dati c’è da chiedersi con quale certezza la PAV possa presumere che le linee cellulari utilizzate per la composizione di questi vaccini possa essere talmente lontana da sollevare da ogni tipo di problema morale.
In più, anche se ciò fosse vero e le linee cellulari oggi esistenti risalissero ad embrioni umani morti non per aborto volontario, ci sarebbe da chiedersi con quale coraggio vada proclamata la liceità morale davanti al cannibalismo di cellule umane, volontario o involontario che sia. Tuttavia per la linea “pagliana” questo potrebbe essere più che normale, la vita essendo ormai stata sostituita con il suo contrario: la morte.

 

Un altro dato interessante sfugge nuovamente al Paglia e alla CEI, riguardante una nuova linea cellulare, molto più recente, che nella nota pro-vax non viene fatta comparire: manco l’ombra di una menzione.
Per ragioni di spazio parleremo però di questa nuova e recente linea in una prossima puntata della nostra rubrica. La paglia da bruciare non ci mancherà.

 

 

Cristiano Lugli

 

 

Articolo apparso precedentemente qui.

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Armi biologiche

Gli attacchi all’antrace hanno spianato la strada ai «farmaci spazzatura e ai vaccini» dell’era COVID

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

La dottoressa Meryl Nass ha affermato che gli attacchi all’antrace del 2001 hanno innescato cambiamenti legali e normativi che in seguito hanno permesso al governo di attuare la risposta al COVID-19. «Dopo le lettere all’antrace, il Congresso è impazzito legalizzando l’uso di farmaci non autorizzati ed estendendo le tutele legali per questi ultimi», ha dichiarato Nass durante il suo intervento alla conferenza Turning the Tide a Nuova York.

 

Secondo la dottoressa Meryl Nass, gli attacchi all’antrace successivi all’11 settembre non si limitarono a spaventare gli americani, ma contribuirono a creare il quadro giuridico, normativo e di biosicurezza che in seguito permise al governo di rispondere al COVID-19.

 

Intervenendo alla conferenza «Turning the Tide: 9/11 25 Years Later» tenutasi la scorsa settimana a Nuova York, Nass ha tracciato un collegamento diretto tra le lettere contenenti antrace del 2001 e la pandemia di coronavirus.

 

«Vale la pena riflettere sulle somiglianze tra l’ esperienza del COVID e le lettere all’antrace, perché sembra che entrambe siano state azioni interne pianificate dalla stessa cricca per lo stesso scopo», ha affermato Nass.

 

Nass, medico internista che ha condotto ricerche approfondite sulla guerra biologica e sull’antrace, ha illustrato quelle che a suo avviso sono sorprendenti analogie tra i due eventi.

 

«Ognuna di queste esercitazioni è stata preceduta da una simulazione inquietante e predefinita», ha affermato, riferendosi all’esercitazione da tavolo Dark Winter del 2001 e all’Evento 201, una simulazione di pandemia, del 2019.

 

«In entrambi i casi, la colpa è stata attribuita a Paesi che il governo statunitense aveva già preso di mira», ha affermato Nass. Gli attacchi all’antrace sono stati inizialmente attribuiti all’Iraq, mentre la responsabilità del COVID-19 è stata attribuita alla Cina.

 

«Dopo ognuno di questi eventi, si è innescato un enorme e costoso giro d’affari legato alla biodifesa», ha affermato.

 

Entrambi gli eventi sono stati inoltre accompagnati da «un’enorme quantità di costruzione di narrazioni false e dal controllo dei media per diffondere tali narrazioni false». E, secondo Nass, nessuno dei due è stato oggetto di un’indagine seria per accertare chi avesse perpetrato l’evento.

 

Inoltre, entrambe le crisi «hanno portato a una proliferazione dello stato di sorveglianza», ha affermato Nass.

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«Siamo costantemente bombardati da propaganda che alimenta la paura»

Le lettere contenenti antrace iniziarono ad arrivare nelle settimane successive all’11 settembre, quando gli americani erano già in uno stato di tensione. Lettere contenenti spore di antrace furono spedite a organi di stampa e uffici governativi, uccidendo cinque persone e infettandone altre 17.

 

Nass ha affermato che gli attacchi hanno aperto una nuova strada in ambito di salute pubblica che ha condotto, in ultima analisi, verso «uno stato di sorveglianza, totalitario e tecnocratico».

 

«Mentre l’isteria successiva all’11 settembre si attenuava, sono comparse le lettere contenenti antrace e siamo stati investiti da una propaganda basata sulla paura 24 ore su 24, 7 giorni su 7», ha affermato Nass.

 

Ha evidenziato diverse conseguenze seguite alla crisi dell’antrace, tra cui la persistente paura del contagio, i ripetuti timori di pandemie, miliardi di dollari spesi per la biodifesa, una crescente enfasi sui vaccini e una regolamentazione meno rigida dei prodotti medicali.

 

Lo schema si ripete di continuo, ha affermato. «Quante pandemie create ad arte possono ancora orchestrare?»

 

Nass ha elencato 11 minacce sanitarie con cui, a suo dire, i principali media «hanno cercato di spaventarci» nei 25 anni successivi all’11 settembre: SARS-1, influenza aviaria H5N1, Zika, influenza suina, tre tipi di Ebola, Marburg, SARS-2, vaiolo delle scimmie e hantavirus.

 

Ha inoltre sottolineato la crescita vertiginosa della spesa pubblica per la biodifesa.

 

«Prima delle lettere all’antrace, spendevamo meno di un miliardo di dollari per la biodifesa», ha affermato. «Nel decennio successivo, siamo passati a 6-7 miliardi di dollari all’anno. E poi, nel decennio successivo ancora, siamo arrivati ​​a 10-11 miliardi di dollari all’anno».

 

Durante l’amministrazione Biden, i funzionari chiedevano quasi 20 miliardi di dollari all’anno per la biodifesa, ha affermato.

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Il Congresso è impazzito… ampliando le tutele legali per le aziende farmaceutiche.

Nass ha affermato che uno dei cambiamenti più significativi è arrivato attraverso le leggi federali che hanno semplificato la distribuzione di prodotti medici durante le emergenze nazionali, proteggendo al contempo i produttori da eventuali responsabilità.

 

«Dopo le lettere all’antrace, il Congresso è impazzito legalizzando l’uso di farmaci non autorizzati ed estendendo le tutele legali a questi prodotti», ha affermato.

 

Il BioShield Act del 2004 ha creato il quadro normativo per le autorizzazioni all’uso di emergenza e ha stanziato miliardi di dollari per vaccini e farmaci destinati a pandemie e alla guerra biologica.

 

Nass ha affermato che un farmaco o un vaccino non autorizzato potrebbero essere utilizzati durante un’emergenza di sicurezza nazionale se i funzionari della sanità pubblica ritenessero «più probabile che non che sarebbero utili».

 

«Quindi, la soglia per iniziare a utilizzare farmaci e vaccini non autorizzati è davvero bassa», ha affermato.

 

Il Public Readiness and Emergency Preparedness Act del 2005, o PREP Act, ha previsto tutele legali per determinate contromisure mediche utilizzate durante le emergenze dichiarate.

 

Secondo Nass, questi cambiamenti sono stati cruciali durante la pandemia di COVID-19 perché hanno creato un sistema per la rapida distribuzione di prodotti medicali, eliminando al contempo i rischi legali per i produttori.

 

«Il PREP Act… ha legalizzato l’uso di vaccini e farmaci, autorizzati o meno, senza incorrere in responsabilità», ha affermato.

 

Ha inoltre criticato il 21st Century Cures Act del 2016, che proteggeva i produttori da azioni legali per i vaccini raccomandati alle donne in gravidanza.

 

«La cosa più orribile è stata eliminare la responsabilità per tutti i vaccini raccomandati durante la gravidanza», ha detto Nass. «Quindi, se succede qualcosa al feto o alla madre incinta, non c’è alcuna responsabilità».

 

«L’agenda della biosicurezza in realtà non riguarda la protezione del pubblico»

 

Nass ha affermato che l’espansione della biodifesa successiva all’epidemia di antrace si è infine evoluta in un’agenda globale più ampia per la biosicurezza.

 

Ha fatto riferimento alla Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI), istituita per accelerare lo sviluppo di vaccini e altre contromisure contro le minacce pandemiche.

 

L’obiettivo del CEPI di rendere disponibili i vaccini entro 100 giorni rappresentava una svolta radicale rispetto alle tempistiche di sviluppo tradizionali, ha affermato Nass.

 

«Normalmente ci volevano 10 anni o più prima che un vaccino potesse essere distribuito e reso disponibile all’uso”, ha affermato. “Ma tutto questo sarebbe stato buttato nella spazzatura».

 

Secondo Nass, per raggiungere tale velocità, i Paesi di tutto il mondo dovrebbero allentare i requisiti normativi e istituire tutele in materia di responsabilità.

 

«Il CEPI si stava occupando di tutto questo», ha detto. «Cercava di coinvolgere… l’OMS [ Organizzazione Mondiale della Sanità ], che avrebbe poi prodotto le proprie garanzie o licenze per farmaci e vaccini e avrebbe utilizzato standard normativi minimi… E poi avrebbe cercato di imporre questi standard dell’OMS a tutti gli altri Paesi».

 

Nass ha affermato che lo stesso approccio ha contribuito a creare le condizioni per la risposta al COVID-19, che ha incluso lo sviluppo, l’autorizzazione e la distribuzione di vaccini e altri prodotti medici a una velocità senza precedenti.

 

Nass ha inoltre contestato il presupposto alla base del sistema di preparazione alle pandemie, ovvero che i governi debbano sviluppare in anticipo prodotti per far fronte a minacce future sconosciute.

 

«Cosa ci aspetta? Non lo sappiamo», ha detto Nass. «Ma dobbiamo comunque iniziare a produrre, anche se non sappiamo di cosa avremo bisogno».

 

Sosteneva che i farmaci riproposti per nuove indicazioni avrebbero potuto essere impiegati più rapidamente durante una pandemia respiratoria, ma affermava che i governi e l’OMS li avevano ostacolati perché offrivano minori opportunità finanziarie.

 

«Non c’è niente da guadagnare da queste cose», ha detto Nass. «E questo mi fa pensare che l’agenda della biosicurezza non riguardi la protezione del pubblico, ma la tutela dell’industria e del governo».

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Il caso dell’antrace ha comportato la «creazione di una narrazione macabra e la sua ripetizione continua»

Nass ha inoltre contestato la versione ufficiale su chi abbia perpetrato gli attacchi all’antrace del 2001.

 

Nel 2008 l’FBI concluse che il responsabile era il dottor Bruce Ivins. Ivins si suicidò tre giorni prima dell’annuncio dell’FBI, dopo che l’agenzia aveva dichiarato di volerlo perseguire come colpevole e di voler chiedere la pena di morte, secondo quanto riportato da Nass.

 

Nass, che conosceva Ivins, ha affermato che le prove a suo carico non sono mai state adeguatamente dimostrate. «Il caso è irrisolto, anche se l’FBI vorrebbe farvi credere il contrario».

 

Nass ha affermato che l’FBI si è concentrata su Ivins nonostante quelle che lei ha definito prove sostanziali che indicavano altri sospetti.

 

«L’FBI aveva perseguitato pubblicamente [altri sette scienziati] alla ricerca di un capro espiatorio su cui incolpare il caso», ha affermato.

 

L’Accademia Nazionale delle Scienze concluse in seguito che le prove scientifiche disponibili non permettevano di stabilire l’origine delle spore di antrace contenute nelle lettere spedite. Nass affermò che tale constatazione minava la conclusione dell’FBI.

 

Nel 2010 Nass pubblicò un post sul suo blog con oltre 20 motivi per cui Ivins non poteva essere responsabile e in cui spiegava «come l’FBI avesse deliberatamente manipolato il caso».

 

«Creando una narrazione sensazionalistica su Ivins e ripetendola all’infinito, la maggior parte degli americani continua a credere erroneamente che il caso sia stato risolto e che Ivins ne sia il responsabile», ha affermato Nass.

 

Una strategia simile si è manifestata anche durante la pandemia di COVID-19, quando funzionari e media hanno ripetutamente promosso narrazioni sul virus, le sue origini e la risposta di sanità pubblica più appropriata, secondo Nass.

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L’iniziativa globale per la biosicurezza è «un settore molto, molto redditizio e particolare»

Nass ha affermato di considerare gli attacchi all’antrace come il punto di partenza di un sistema che, in definitiva, ha reso possibile la risposta al COVID-19.

 

Ha avvertito che l’espansione dei programmi internazionali di biosicurezza potrebbe comportare una maggiore sorveglianza, poteri di emergenza, obblighi vaccinali e un controllo centralizzato sulla salute pubblica.

 

La portata potenziale è enorme, ha affermato Nass. Ha citato stime secondo cui un’iniziativa di biosicurezza coordinata a livello globale, come il proposto sistema BioHub dell’OMS, potrebbe costare dai 30 ai 40 miliardi di dollari all’anno.

 

Secondo il sito web dell’OMS, il sistema proposto faciliterebbe la condivisione di materiali biologici con «potenziale epidemico o pandemico».

 

Ha inoltre descritto la biodifesa come un settore insolitamente redditizio perché i governi stabiliscono quali prodotti sono necessari e proteggono i produttori da eventuali responsabilità.

 

«Non ci sono standard o regole», ha detto Nass. «Nessuno sa di quali prodotti si ha bisogno, quali vaccini o farmaci, quali test… quante dosi… quanti camici, quante mascherine o guanti».

 

Nass ha affermato che i produttori si limitano a persuadere i funzionari governativi a finanziare i loro prodotti.

 

«Ottieni un contratto. Puoi chiedere praticamente quello che vuoi. È quasi certo che ti verrà concessa una protezione legale», ha affermato.

 

Quel sistema rende la biodifesa «un settore molto, molto redditizio e particolare».

 

Nass ha esortato il pubblico a resistere ai tentativi di conferire alle organizzazioni internazionali un maggiore controllo sulle emergenze sanitarie, a opporsi alla creazione di banche globali di agenti patogeni e a fare pressione sul Congresso affinché ponga fine alle tutele relative all’uso in situazioni di emergenza e alla responsabilità civile.

 

«Eliminare queste forme di protezione dalla responsabilità è la cosa più importante che possiamo fare», ha affermato.

 

I cambiamenti legislativi e normativi successivi agli attacchi all’antrace hanno creato strumenti che sono stati poi utilizzati durante la pandemia di COVID-19. Questi strumenti devono essere smantellati «affinché noi, il popolo, possiamo essere salvati da farmaci e vaccini spazzatura e forse anche da farmaci e vaccini deliberatamente pericolosi», ha affermato Nass.

 

«E non dobbiamo mai più permettere al governo o all’OMS di controllare le cure mediche che ricevete», ha affermato. «Ci siamo già passati una volta».

 

Jill Erzen

 

© 16 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

 

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Oligarcato

Bill Gates ha usato i fondi destinati ai vaccini per fare pressione sui governi: parla Angela Merkel

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Bill Gates ha trasformato le ingenti risorse finanziarie della sua fondazione in una leva politica, usando la propria ricchezza per spingere i governi a spendere di più per le vaccinazioni: ad affermarlo è l’ex cancelliere tedesco Angela Merkel,   Nel podcast di Meckel & Matthes pubblicato da Handelsblatt all’inizio di questo mese, la Merkel ha messo in guardia sul fatto che il potere incontrollato delle multinazionali potrebbe spingere i governi a fare «ciò che le multinazionali ordinano», dichiarando di aver percepito per la prima volta questo pericolo non con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale, bensì quando Gates ha costituito la sua fondazione, che disponeva di una somma di denaro «superiore ai bilanci per lo sviluppo dei principali Paesi industrializzati».   Secondo la Merkel, un miliardario non eletto si era di fatto posto su un piano politico con i leader eletti.

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«Fu improvvisamente accolto da alcuni capi di Stato in tutto il mondo con un calore almeno pari a quello riservato a me», ha ricordato la Merkel. «E poi aveva anche il potere – in virtù del suo denaro – di esercitare pressioni morali». Se i governi non avessero fornito finanziamenti sufficienti all’alleanza internazionale per i vaccini, «saremmo stati immediatamente messi in cattiva luce», ha affermato.   Il Gates avrebbe poi detto ai leader africani che «Merkel era stata avara quest’anno», ha ricordato. «E con ciò, aveva acquisito un potere considerevole.»   L’alleanza per i vaccini a cui si riferiva la Merkel è GAVI, la partnership pubblico-privata che coinvolge governi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’UNICEF, la Banca Mondiale e donatori privati. La Fondazione Gates è stata uno dei partner fondatori, fornendo 750 milioni di dollari di finanziamento iniziale, e da allora ha versato all’organizzazione miliardi di dollari. La Germania è diventata uno dei principali donatori di GAVI durante il suo mandato di cancelliere, impegnandosi a versare 600 milioni di euro per il periodo 2016-2020 e altri 600 milioni di euro per il periodo 2021-2025.   L’ex cancelliere ha affermato che la fondazione si è concentrata soprattutto su alcune aree, tra cui le vaccinazioni. Quando ha chiesto a Gates se fosse il caso di destinare più fondi all’istruzione, lui le ha risposto che i risultati in quel settore sono più difficili da misurare perché insegnanti, Paesi e studenti sono diversi tra loro.   Ciò ha posto i governi di fronte a scelte difficili sui limitati budget per lo sviluppo, ha detto la Merkel. Dovevano comunque finanziare l’istruzione, mentre Gates li spingeva a investire nelle vaccinazioni e nella lotta contro malattie come la malaria. «È questo il tipo di vincolo in cui ci si trova intrappolati», ha detto.   Durante la pandemia di COVID-19, la Fondazione Gates ha collaborato a stretto contatto con le principali organizzazioni sanitarie globali e ha raccolto ingenti finanziamenti per iniziative sanitarie e vaccinali in tutto il mondo. Non solo: lui stesso si è vantato di aver investito sui vaccini mRNA ed averci guadagnato.   La fondazione, originariamente nota come Bill & Melinda Gates Foundation, è stata ribattezzata Gates Foundation dopo che Melinda French Gates si è dimessa dalla carica di co-presidente nel 2024, tre anni dopo il divorzio della coppia. Il loro matrimonio sarebbe stato messo a dura prova, in parte, dai legami di Bill Gates con Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali.

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Come riportato da Renovatio 21, Bill e Melinda hanno finanziato con miliardi feticidio e contraccezione in tutto il mondo, anche con ingenti somme donate la multinazionale dell’aborto Planned Parenthood, nel cui board sedeva il padre di Bill Gates, William Gates II. Le donazioni di Melinda, sedicente cattolica, ad enti femministi ed abortisti sono continuati apertamente anche dopo il divorzio.   Pochi giorni dopo le dichiarazioni della Merkel, Gates ha affermato che la sua fondazione aveva abbandonato l’obiettivo di eradicare il morbillo a livello globale, citando la crescente riluttanza a vaccinarsi nei Paesi ricchi. «A un certo punto, la fondazione voleva eradicare il morbillo, ma l’esitazione vaccinale nei Paesi ricchi ha fatto sì che questo non sia più nella nostra lista di obiettivi», ha dichiarato a Reuters, definendo la situazione «piuttosto tragica».   L’anno scorso Gates aveva affermato che avrebbe speso la sua fortuna per «affrontare le sfide dell’Africa», dove iniziative da lui finanziate stanno creando innovazioni come i quantum dots o i cerotti vaccinali per neonati. Gates, con l’OMS di cui è il principale finanziatore, immaginano anche per il Primo Mondo un futuro in cui «i cerotti vaccinali possono essere spediti direttamente a casa della gente».   Negli anni i piani di vaccinazione Gates sono stati accusati di aver diffuso nel Continente Nero la poliomielite. Robert F. Kennedy jr., prima di diventare segretario alla Salute USA, aveva scritto nel 2020 che i vaccini sostenuti da Gates in Africa avevano causato danni irreparabili: «il vaccino DTP dell’OMS ha ucciso più bambini delle malattie che doveva evitare».   L’OMS, l’UNICEF e GAVI sostenuta dalla Fondazione Gates, hanno dichiarato ad aprile di aver vaccinato oltre 18 milioni di bambini africani e asiatici in 36 Paesi. Durante un’audizione al Senato, il segretario alla Salute statunitense Robert F. Kennedy Jr. ha difeso la sua decisione di sospendere i finanziamenti a GAVI, citando l’utilizzo di una versione del vaccino DTP associata a un elevato tasso di gravi effetti collaterali.

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Anche l’Italia finanzia profumatamente GAVI. L’impegno più recente risale al Vertice globale sui vaccini tenutosi a Bruxelles nell’estate 2025, dove l’Italia ha confermato un contributo di 250 milioni di euro a GAVI per il nuovo periodo strategico 2026-2030, noto come «GAVI 6.0». A rappresentare l’Italia è stato Antonio Tajani, Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.   L’Italia aveva già assunto impegni significativi verso GAVI negli anni precedenti: per il periodo 2016-2020 aveva stanziato un contributo diretto di 100 milioni di euro su cinque anni, poi nel maggio 2020 questo impegno era stato incrementato con un nuovo contributo diretto di 120 milioni di euro, annunciato dall’allora premier Giuseppe Conte alla conferenza UE di risposta globale al COVID.   A questo si erano aggiunti, nel giugno dello stesso anno, ulteriori 150 milioni di euro tramite l’IFFIm (International Finance Facility for Immunisation), portando il totale complessivo dell’epoca a 287,5 milioni di euro.  

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Vaccini

Israele e Pfizer sapevano che il vaccino COVID causava una patologia cardiaca fatale, ma hanno taciuto per mesi

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Gli autori di uno studio sottoposto a revisione paritaria e pubblicato la scorsa settimana sulla rivista EXCLI hanno concluso che Pfizer e il ministero della Salute israeliano erano a conoscenza già all’inizio del 2021 di un significativo segnale di sicurezza relativo a un «evento cardiaco» associato al vaccino anti-COVID-19 di Pfizer, ma hanno tenuto nascoste queste informazioni ai medici e al pubblico per diversi mesi. Un numero significativo di segnalazioni del governo israeliano, riguardanti pazienti più giovani, ha registrato l’insorgenza di «infiammazione cardiaca acuta» entro «da pochi giorni a poche settimane dalla vaccinazione».

 

Un nuovo studio sottoposto a revisione paritaria ha rivelato che Pfizer e il Ministero della Salute israeliano (MOH) erano a conoscenza già all’inizio del 2021 di un significativo segnale di sicurezza relativo a un «evento cardiaco» associato al vaccino anti-COVID-19 di Pfizer, ma hanno tenuto nascoste queste informazioni a medici e pubblico per diversi mesi.

 

Gli autori dello studio, pubblicato la scorsa settimana su EXCLI Journal, hanno esaminato un set di dati del Ministero della Salute contenente 531 cartelle cliniche di ricoveri ospedalieri risalenti al periodo compreso tra marzo 2021 (pochi mesi dopo il lancio del vaccino a mRNA di Pfizer-BioNTech) e maggio 2022.

 

I dati includevano 67 decessi, di cui nove in pazienti di età inferiore ai 50 anni. Due dei nove decessi sono stati attribuiti a miocardite, una patologia che può causare aritmie cardiache e morte.

 

La miocardite è stata riscontrata nel 71,6% delle cartelle cliniche di pazienti di età inferiore ai 30 anni sottoposti a ricovero ospedaliero. Quasi due terzi di questi pazienti «non presentavano un’anamnesi medica significativa» prima della diagnosi.

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I decessi e i feriti sono stati segnalati al ministero della Salute israeliano e alla Pfizer. Tuttavia, le autorità sanitarie pubbliche in Israele, negli Stati Uniti e altrove hanno minimizzato il segnale di pericolo, segnalandolo «solo dopo un ritardo di circa tre o quattro mesi».

 

Anche allora, le autorità sanitarie descrivevano la maggior parte dei casi come «rari» o «lievi», e quindi meno preoccupanti rispetto al rischio rappresentato dal COVID-19.

 

Karl Jablonowski, Ph.D., ricercatore senior presso Children’s Health Defense (CHD), ha affermato che nessuno dei decessi per miocardite è presente nel sistema di segnalazione degli eventi avversi da vaccino (VAERS) del governo statunitense, nonostante Pfizer fosse obbligata a segnalare tali decessi al VAERS.

 

«Ai familiari delle vittime e ai feriti spetta una risposta», ha affermato Jablonowski.

 

Steve Kirsch, fondatore della Vaccine Safety Research Foundation, ha affermato che i risultati dello studio sono significativi perché si basano su “dati interni del governo” anziché su dati provenienti dalle case produttrici di vaccini o da database pubblici.

 

Kirsch ha affermato che i dati dimostrano che il ministero della Salute israeliano «era chiaramente più interessato a proteggere i produttori che il pubblico».

 

La dottoressa Jane Orient, direttrice esecutiva dell’Associazione dei medici e chirurghi americani, ha affermato che i risultati riflettono una tendenza riscontrata in diversi paesi, in cui le autorità sanitarie pubbliche e le grandi aziende farmaceutiche hanno nascosto i rischi dei vaccini contro il COVID-19.

 

«Non credo che Israele sia un caso isolato. Aziende farmaceutiche, autorità sanitarie pubbliche, la medicina organizzata e il mondo accademico di tutto il mondo si sono comportati in modo vergognoso e hanno tradito la nostra fiducia», ha affermato Orient.

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Intervalli generalmente brevi tra vaccinazione e lesioni o decessi

Lo studio presenta un’analisi dettagliata dei 531 ricoveri ospedalieri e dei 67 decessi registrati nei dati del Ministero della Salute israeliano, evidenziando come questi casi abbiano coinvolto un numero significativo di pazienti giovani. Tali casi sono stati segnalati a Pfizer nel 2021 e nel 2022.

 

«Gli eventi segnalati hanno riguardato patologie cardiache, neurologiche, infiammatorie e altre gravi categorie cliniche, e hanno coinvolto una percentuale considerevole di individui più giovani: 211 dei 530 casi di ricovero con dati validi sull’età (39,8%) riguardavano pazienti di età inferiore ai 30 anni», afferma lo studio.

 

Tra gli altri risultati chiave dello studio si annoverano:

 

  • I due decessi correlati alla miocardite in persone di età inferiore ai 50 anni hanno riguardato una donna di 22 anni e un uomo di 47 anni.
  • È stato inoltre identificato un ulteriore decesso di un adulto più giovane, un uomo di 35 anni. La sua cartella clinica indicava un «peggioramento dell’insufficienza cardiaca», ma non menzionava la miocardite.
  • La miocardite o la pericardite sono state riscontrate in 250 delle 531 cartelle cliniche di ricovero (47,1%) e in 151 delle 211 cartelle cliniche (71,6%) di pazienti di età inferiore a 30 anni.
  • A 48 pazienti di età inferiore ai 18 anni è stata diagnosticata miocardite o pericardite.
  • Dei 211 pazienti di età inferiore ai 30 anni, 134 non presentavano «un’anamnesi medica significativa», e a 99 di questi è stata diagnosticata miocardite e pericardite; la maggior parte di essi era di sesso maschile (90 su 99, ovvero il 90,9%).

 

 

Secondo lo studio, un numero significativo di cartelle cliniche relative a pazienti più giovani riportava l’insorgenza di «infiammazione cardiaca acuta» sviluppatasi «entro pochi giorni o settimane dalla vaccinazione».

 

Sebbene lo studio si sia concentrato su miocardite e pericardite, la revisione delle cartelle cliniche da parte dei ricercatori ha identificato anche un «ampio spettro» di altri «gravi eventi clinici». Tra queste lesioni figurano:

 

 

Secondo gli autori, la combinazione di una documentazione clinica dettagliata a livello di singolo caso, gli «intervalli generalmente brevi» tra la vaccinazione e l’evento traumatico, la segnalazione formale a Pfizer e il fatto che i dati provenissero da un’autorità sanitaria governativa rafforzano la credibilità dello studio.

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Pfizer è stata tenuta al corrente dei decessi avvenuti nel periodo 2021-2022.

I registri del Ministero della Salute israeliano hanno inoltre dimostrato che Pfizer era stata tenuta al corrente dei decessi e dei ricoveri ospedalieri, ricevendo nove segnalazioni di questo tipo tra marzo 2021 e maggio 2022.

 

Il primo rapporto, datato 25 marzo 2021, includeva informazioni su 157 ricoveri ospedalieri e 46 decessi.

 

«Le segnalazioni pervenute a Pfizer, iniziate non oltre il 25 marzo 2021, includevano una percentuale significativa di giovani, molti dei quali senza alcuna anamnesi medica rilevante», afferma lo studio.

 

Eppure, la Pfizer, così come le autorità sanitarie pubbliche di tutto il mondo, hanno tenuto nascoste queste informazioni per settimane o mesi prima di renderle pubbliche.

 

Lo studio ha citato prove documentali di questi ritardi e della conseguente minimizzazione della gravità dei gravi eventi avversi correlati al vaccino.

 

Ad esempio, uno studio pubblicato nell’ottobre 2021 sul New England Journal of Medicine ha rilevato che i primi casi di miocardite sono stati individuati in Israele già nel gennaio 2021, solo un mese dopo la commercializzazione del vaccino Pfizer-BioNTech.

 

Il 28 febbraio 2021, Israele ha allertato i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) e altre autorità sanitarie pubbliche in merito a circa 40 casi di miocardite.

 

Ma queste informazioni sono diventate pubbliche solo nel febbraio 2023, in seguito a una richiesta presentata da CHD al CDC ai sensi del Freedom of Information Act (FOIA).

 

All’inizio di marzo 2021, il CDC è stato allertato in merito a un «elevato numero» di casi di miocardite e pericardite tra i giovani in Israele.

 

Una settimana dopo, i funzionari del CDC e della Food and Drug Administration (FDA) statunitense hanno diffuso una comunicazione interna in merito ai casi di miocardite segnalati in Israele, affermando che non erano disponibili ulteriori dettagli su tali casi.

 

Eppure, il 26 aprile 2021, il CDC e la FDA negarono l’esistenza di «segnali di sicurezza» per la miocardite. Solo il 28 maggio 2021 il CDC emise una raccomandazione a tutti i medici affinché segnalassero «tutti i casi» di miocardite o pericardite.

 

Gli autori dello studio pubblicato sull’EXCLI Journal hanno suggerito che la decisione delle autorità sanitarie pubbliche e di Pfizer di non divulgare queste informazioni «potrebbe aver avuto implicazioni per la consapevolezza clinica e per un processo decisionale informato».

 

L’epidemiologo M. Nathaniel Mead, Ph.D., borsista della Fondazione McCullough, si è detto d’accordo. «Il consenso informato avrebbe dovuto includere un’avvertenza specifica per età e sesso, in modo che i partecipanti potessero rifiutare, posticipare la seconda dose o scegliere diversamente. Molti uomini non hanno mai avuto questa possibilità».

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Sono stati nascosti altri decessi correlati ai vaccini?

Lo studio ha rilevato che il set di dati fornito dal ministero della Salute israeliano sembra essere stato rivisto più volte, evidenziando che le versioni successive «hanno aggiunto informazioni cliniche ai dati esistenti, rivisto le diagnosi e le date di segnalazione e omesso alcuni dati».

 

Tra le omissioni figurava un rapporto di decesso contenuto in una versione del database del Ministero della Salute risalente a ottobre 2021, che «non era più presente nella versione di dicembre né in quelle successive».

 

Secondo lo studio, il dataset non contiene alcuna «documentazione metodologica» né «una traccia di controllo formale che identifichi chi ha apportato queste modifiche o le ragioni di esse», rendendo impossibile stabilire, sulla base dei dati disponibili, il motivo di tali revisioni.

 

Rivelazioni successive hanno mostrato che le autorità israeliane hanno continuato a minimizzare i rischi del vaccino contro il COVID-19 fino al 2022 inoltrato. Un video trapelato nel giugno 2022 ha rivelato che i ricercatori avevano condiviso con il Ministero della Salute israeliano dati che mostravano gravi effetti collaterali a lungo termine legati al vaccino Pfizer-BioNTech.

 

Il video suggeriva che il ministero della Salute israeliano non avesse rivelato queste informazioni al comitato di esperti che si riunì più tardi quello stesso mese per decidere se raccomandare il vaccino ai bambini di età inferiore ai 5 anni, né ai responsabili del programma israeliano di richiamo del vaccino contro il COVID-19.

 

Kirsch ha affermato che il ritardo nella pubblicazione dei dati e i dubbi ancora aperti sulle modalità di inserimento e aggiornamento degli stessi sollevano preoccupazioni in materia di responsabilità, che vanno oltre il Ministero della Salute israeliano e Pfizer e coinvolgono l’intera comunità medica.

 

«Nessuno è stato licenziato. Cosa ancora più importante, nessun medico statunitense favorevole ai vaccini ha espresso indignazione per la soppressione dei dati israeliani sulla sicurezza dei vaccini», ha affermato Kirsch.

 

Orient ha affermato che lo studio si aggiunge alle prove a sostegno della sospensione e del ritiro dal mercato dei vaccini a mRNA.

 

«Non vi è alcuna giustificazione per il continuo utilizzo di questi vaccini. Non dovrebbero esserci ulteriori versioni finché non saranno fornite risposte a tutti i quesiti e non sarà dimostrato che i benefici superano i rischi, ammesso che ciò accada. Dovremmo invece concentrarci sulle cure».

 

Michael Nevradakis

Ph.D.

 

© 14 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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