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Vaccini

40.000 persone al grido di “libertà di scelta”

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Mentre in Senato il dibattito sui vaccini prosegue, questa mattina è arrivato  il parere negativo della V Commissione di Bilancio per gli operatori sanitari e scolastici con annesse vaccinazioni in farmacia. Il categorico NO è arrivato a causa delle mancate coperture finanziarie.
In tutto questo possiamo però essere sicuri di una cosa: fare il passo più lungo della gamba non sempre è consigliabile, sopratutto se è il consenso ciò che si vuole guadagnare. Ed è di questo che parleremo brevemente in questa puntata di rubrica.

 

Accade a Pesaro, infatti, che dopo i cortei di Roma, Torino, Firenze, Padova e tante altre città, una moltitudine di persone scende in piazza per manifestare il proprio dissenso verso chi tenta in ogni modo di sopprimere la libertà di scelta circa ciò che concerne la salute dei propri figli, che con il nuovo decreto Lorenzin vorrebbe decidere – sopra la famiglia e quindi scardinando il fondamento della legittima autorità genitoriale – come, quanto e quando sottoporre i bambini ad un trattamento sanitario consistente nella somministrazione di massicce dosi di vaccini.

 

L’8 Luglio scorso, dunque, una distesa di colore arancione – questo il tema scelto per la lotta contro la coercizione vaccinista – si è ritrovato al Parco Mirafiori di Pesaro: la stampa e i media hanno nelle prime ore voluto tirare al ribasso, parlando di numeri che si aggiravano attorno alle 10.000 presenze. La questura però non ha fatto tardare qualche dato un po’ diverso, parlando di un’affluenza pari a 40.000 persone. Leggermente diverso insomma, anche se il numero non vuole certo dire tutto oggi come oggi: è semmai vero il contrario. Fin dalle prime ore del mattino, nonostante la manifestazione vera e propria abbia avuto luogo nel pomeriggio, si sono radunate tantissime associazioni attive nel dibattito sui vaccini, come “Comitato Salute e Diritti di Pesaro”, “Rav Hpv”, “Comilva”, “Vaccinare informati”, “Il Sentiero di Nicola, “Auret”, “Corvelva”.

 

Come avevamo già immaginato, con un pizzico di lungimiranza, qualche tempo fa, il Governo del passo più lungo della gamba ha voluto alzare la posta quanto più possibile inizialmente, per poi retrocedere di un pelo accontentando gli indecisi e i preoccupati di turno. Dodici vaccini sembravano in effetti troppi, e quel tetto di sanzioni così alto suonava strano per essere veritiero e definitivo. Ed ecco che, alle prima battute contrarie provenienti anche da ambienti che si ritenevano fidati, la Lorenzin e le case farmaceutiche collaboratrici – perché di questo si tratta – hanno abbassato la posta in gioco: sempre meglio puntare al peggio, così tutto ciò che succede di lievemente meno peggio viene visto come ottimo. La metodologia è proprio questa, come si diceva.
L’ Istituto Superiore della Sanità ha infatti introdotto novità approvando il nuovo emendamento, portando l’obbligo vaccinale da 12 a 10 inoculazioni estromettendo l’antimeningococco di tipo B e C, tornato ad essere fra i vaccini consigliati; si è abbassata la soglia della sanzione pecuniaria portandola da 7.500 a 3.500 euro e stabilendo a 500 euro la soglia minima delle sanzioni in tal senso; dulcis in fundo, è stata rigettata la proposta di sollevare dalla patria potestà quei genitori inadempienti rispetto al calendario vaccinale obbligatorio.

 

Pare però che tutto questo ignobile arzigogolare non abbia spostato di un millimetro la determinazione dei partecipanti al raduno nazionale di Pesaro, che non hanno retrocesso di un passo rispetto alla richiesta di libertà sulla scelta vaccinale nel suo complesso e nella sua agghiacciante veridicità.
“No all’obbligo vaccinale in Veneto” questo è lo slogan che accomuna genitori, medici, avvocati, come interi nuclei famigliari con bimbi in passeggino, o giovanissimi tutti presenti all’appello lanciato dal gruppo Corvelva, uno dei massimi gruppi promotori nato dalla Regione Veneto, aprifila nel porre resistenza in virtù di quella libertà che come Regione si erano guadagnati, particolarmente grazie alle lotte del Sig. Giorgio Tremante. Divenne “regione-sentinella” stabilendo che i nuovi nati, dopo il 1º gennaio 2008, non dovessero essere sottoposti all’obbligo della profilassi vaccinale, rendendo comunque la pratica consigliata agli operatori socio-sanitari.
Il 13 giugno scorso, attraverso il suo governatore Luca Zaia, il Veneto impugnava davanti alla Consulta il decreto del ministro della Salute Lorenzin, precisando che l’impugnativa sarà pronta nel volgere di circa due settimane a partire da quel 13 giugno stesso.

 

Così il governatore Zaia si è pronunciato nel merito: “Non mettiamo assolutamente in discussione i vaccini, ma alcuni aspetti del decreto. Il Veneto, che non ha l’obbligo vaccinale, così come 15 Paesi europei importanti, ed è l’unica Regione ad avere un’anagrafe digitale vaccinale, ha dimostrato, con una performance del 92,6%, che non è l’obbligo a risolvere il problema, quanto il dialogo con le famiglie”. 
La suddetta manifestazione è stata in certo modo appoggiata anche da Matteo Salvini, che dal suo profilo Facebook ha riportato un invito alla manifestazione tenutasi corrispettivamente nelle Marche e titolata “Curàti, ma liberi e informati!”. Nei giorni scorsi il gruppo acquistò una pagina dal quotidiano “il Gazzettino” per presentare in modo dettagliato la loro protesta.

 

Insomma, l’anima del leone alato è quella che per eccellenza si impegna e impiega forze in questa battaglia per la libertà di scelta sui vaccini, nondimeno un certo numero di politici appartenenti anche ad altre regioni si sta mobilitando. Tuttavia in queste manifestazioni non sono le bandiere politiche a fare da padrone, ma la gente semplice che ha a cuore la salute dei propri figli e, soprattutto, si sente in dovere di ribadire una cosa molto semplice, già sancita dalla legge naturale oggi quanto mai assalita da un’idea di stato padrone: l’oggettività inviolabile di essere genitori e perciò capaci di decidere ciò che è bene per i propri figli.

 
 
 

Cristiano Lugli

 
 
 
 

Articolo apparso precedentemente qui.

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Reazioni avverse

Un altro calciatore crolla in campo. Ma quando faranno qualcosa?

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Lo stillicidio di problemi cardiaci che fanno cascare i giocatori in campo non accenna a fermarsi.

 

Un altro calciatore professionista è crollato improvvisamente nel bel mezzo di una partita la scorsa notte durante la sfida di Champions League del Real Madrid con la squadra Moldava dello Sheriff Tiraspol.

 

Lo stillicidio di problemi cardiaci che fanno cascare i giocatori in campo non accenna a fermarsi

Al 77′, il 26enne Adama Traore, la dello Sherrif Tiraspol, è si è stretto sul petto ed è caduto al suolo.

 

L’attaccante, originario del Mali, è rimasto a terra mentre i medici sono accorsi in campo per aiutare, inizialmente cercando di rianimarlo con l’odore di sali con scarso successo.

 

 

 

«È stato visto scuotere la testa in risposta alle domande dei medici e alla fine è stato sollevato in posizione seduta prima di essere aiutato a uscire dal campo e tornare negli spogliatoi», riporta il Daily Mail.

 

«La squadra moldava deve ancora dettagliare le ragioni per cui Traore soffriva di dolori al petto».

 

Il collasso dell’attaccante della Transnistria arriva a poche ore da quello del giuocatore scozzese John Fleck, di cui Renovatio 21 ha dato conto.

 

Una ricercatrice israeliana, la dottoressa Yaffa Shir-Raz ha calcolato un «aumento di 5 volte delle morti cardiache improvvise dei giocatori FIFA nel 2021».

 

Casi cardiaci si sono avuti ovunque, dall’Islanda al calcio italiano.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno con più giocatori morti in campo pare essere il 2021, che non è ancora finito.

 

Un giornale berlinese ha tracciato una lunga lista di calciatori crollati in campo quest’anno, notando che il fenomeno è consistente, ma non nominando mai il vaccino.

 

Il vaccino in realtà non si nomina più di tanto. Un video che sta girando la rete vede una trasmissione TV interrompersi quando il commentatore Trevor Sinclair, ex calciatore del Manchester City e del West Ham, chiede se John Fleck, appena crollato in campo, avesse mai fatto il vaccino.

 

 

«Io credo che chiunque voglia sapere se ha fatto il vacc…». Sinclair è interrotto.

 

Quando faranno qualcosa per questo fenomeno straziante?

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Vaccini

A gennaio lockdown e obbligo vaccinale totale bambini inclusi: voci. Pogrom biotici in arrivo?

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«Il governo, a questo punto, non esclude più nulla»

 

Sul tavolo dei ministri vi sarebbero «non solo le restrizioni per i non vaccinati, non solo il Green Pass rilasciato solo dopo aver fatto la terza dose, non solo le zone gialle, arancioni e rosse nelle aree più colpite del Paese».

 

No, si potrebbe andare molto oltre: «i piani del governo non escludono -(…) l’introduzione dell’obbligo di vaccinarsi per legge da estendere a tutta la popolazione dai 5 anni in su (…), probabilmente come in Austria da febbraio, e anche la misura estrema di un lockdown generalizzato come all’inizio del 2020 per tutti a gennaio, subito dopo le festività di Natale».

 

Lo ha rivelato Affaitaliani.it, testata dotata spesso di ottime fonti.

 

«Se al 7 gennaio la situazione sarà fuori controllo, con i contagi oltre quota 30mila al giorno e le terapie intensive in grave sofferenza, potrebbe scattare una chiusura generalizzata di tutta Italia per almeno 2-3 settimane»

Quindi, l’obbligo vaccinale come l’Austria, e il lockdown totale come è stato proposto in Germania (ma la coalizione neocancelliere Scholz pare si sia opposta).

 

Come ripetuto varie volte da Renovatio 21, difficile che l’Italia, cavia primigenia del nuovo ordine pandemico, si faccia superare dai Paesi limitrofi.

 

«A quel punto, il governo lascerebbe aperti solo i supermercati, le farmacie e le attività essenziali. Tornerebbero lo smartworking generalizzato, il coprifuoco per tutti e il modulo per autorizzare l’uscita da casa»

Quindi, «se al 7 gennaio la situazione sarà fuori controllo, con i contagi oltre quota 30mila al giorno e le terapie intensive in grave sofferenza, potrebbe scattare una chiusura generalizzata di tutta Italia per almeno 2-3 settimane» scrive sempre Affaritaliani.

 

«A quel punto, il governo lascerebbe aperti solo i supermercati, le farmacie e le attività essenziali. Tornerebbero lo smartworking generalizzato, il coprifuoco per tutti e il modulo per autorizzare l’uscita da casa».

 

Dunque: nonostante la vaccinazione massiva della popolazione, eccoci ripiombati nel magico Natale 2020. Ricordate? Feste contingentate, tot parenti a tavola, impossibilità di uscire dal proprio comune o regione

Dunque: nonostante la vaccinazione massiva della popolazione, eccoci ripiombati nel magico Natale 2020. Ricordate? Feste contingentate, tot parenti a tavola, impossibilità di uscire dal proprio comune o regione… Stavamo aspettando il divin vaccino, che discese su di noi proprio il giorno di Natale, scortato da carabinieri e servizi segreti. Era la nostra speranza, la nuova Fede nella resurrezione dai lockdown.

 

Invece, eccoci qui: tornati al punto di partenza.

 

Un nuovo lockdown costituisce «una situazione che metterebbe a serio rischio la ripresa economica, ma a questo punto – come spiegano fonti dell’esecutivo – non si può scherzare e il governo è pronto a tutto. Tutto».

 

La nuova carota si chiama PNRR. Ne parlano tutti ossessivamente – specie i ricchi, cioè politici e dirigenti aziendali di vario livello

Ma a chi importa, oramai? La nuova carota si chiama PNRR. Ne parlano tutti ossessivamente – specie i ricchi, cioè politici e dirigenti aziendali di vario livello. Ricordate: il profumo del Recovery Fund era intenso in quella lettera in cui i sindacati chiedevano a Draghi di mettere il green pass per i lavoratori, tesserati o meno che fossero.

 

La triplice scriveva riguardo «l’impegno della Presidenza del Consiglio a convocare per i primi giorni di settembre un apposito incontro per affrontare i temi relativi alla realizzazione del Protocollo con le parti sociali sul PNRR» per poi calare il mazzo:

 

«In particolare Le ribadiamo il nostro assenso ad un provvedimento che, in applicazione della nostra Carta, il Governo decida di assumere finalizzato a rendere la vaccinazione obbligatoria quale trattamento sanitario per tutti i cittadini del nostro Paese» scriveva in chiarezza la lettera della Trimurti sindacale.

 

A livello di politica profonda, le due cose paiono oscuramente collegate: Recovery Fund e vaccinazione universale…

Il lettore capisce da solo come, a livello di politica profonda, le due cose paiono oscuramente collegate: Recovery Fund e vaccinazione universale…

 

È questa la nuova carota con cui potranno farci qualsiasi cosa: la fantasia di questa pioggia di fondi per la rinascita nazionale. Soldi che, come davvero sa chiunque, sono già nostri, ma che poi dovremmo ridare indietro a qualcuno – aggiungendoci, ovviamente, la cessioni di ulteriori quote di sovranità. Un’autorapina suicida a beneficio di chi ci odia, di chi ci strozza.

 

E va bene. Fin qui si tratta di politica. La realtà è che c’è qualcosa che, se le indiscrezioni sul nuovo lockdown fossero veritieri, ci preoccupa maggiormente. Qualcosa di non-politico, pre-politico: qualcosa che riguarda la vita ordinaria stessa.

Un blocco generalizzato dopo il 7 dicembre significa incontrovertibilmente la possibilità per politici e giornalisti di incolpare per lo stato delle cose i cittadini italiani che egoisticamente si sono dati alle gozzoviglie natalizie

 

Un blocco generalizzato dopo il 7 dicembre significa incontrovertibilmente la possibilità per politici e giornalisti di incolpare per lo stato delle cose i cittadini italiani che egoisticamente si sono dati alle gozzoviglie natalizie e ai fuochi d’artificio di San Silvestro – per non parlare dei cenoni della vigilia delle famiglie numerose e delle seratone nelle discoteche di montagna.

 

Questo primo effetto è da considerarsi scontato: faranno sfogare gli italiani che si illudono di poter vivere come vogliono, poi li colpiranno e li colpevolizzeranno.

 

Tuttavia, un secondo possibile effetto ci spaventa ancora di più.

 

In una situazione di ulteriore lockdown è inevitabile che si potrebbe creare una tensione insostenibile nella società

In una situazione di ulteriore lockdown è inevitabile che si potrebbe creare una tensione insostenibile nella società.

 

Le settimane passate a ripetere il mantra della «pandemia dei non vaccinati» (concetto smentito, e considerato «pericoloso», perfino sulla rivista scientifica The Lancet) potrebbero ottenere come risultato l’inizio di atti di intolleranza, più o meno spontanea, verso la popolazione non vaccinata – cioè quelli che con disprezzo ora si chiamano «no vax».

 

Il cittadino vaccinato, che ritiene di aver fatto il suo dovere, si vede ancora una volta la vita rovinata (danari, affetti, libertà fondamentali) dalle bestie antivacciniste, a causa delle quali, nonostante i sacrifici personali, siamo costretti a questa situazione orrenda di privazione dei diritti conclamata e reiterata.

 

Con il nuovo lockdown il meccanismo del capro espiatorio sarà inevitabile

Tutti noi conosciamo persone che possono ragionare così. Tutti noi sappiamo che, portate all’esasperazione, le persone possono diventare cattive e nichiliste: pensate ai casi in cui, sui ponti americani bloccati a causa di un suicida che si vuole buttare giù, gli automobilisti incolonnati ad un certo punto cominciano a suonare il clacson e a dire «buttati!», perché loro vogliono solo tornare a casa o andare a lavoro normalmente.

 

Così, potrebbero cominciare con tensioni in luoghi di contatto – al supermercato, in farmacia. Le famiglie no vax del quartiere, del resto, si conoscono… Qualche frecciatina, qualche insulto. Poi potrebbero arrivare uno spintone. Uno sputo. Interverrebbero più persone: facile capire che una maggioranza pronta al linciaggio non sarebbe impossibile da trovare, i buoni samaritani vaccinati non sono tantissimi (perché, se comprendessero perché i no vax non si vaccinano, non si sarebbero sottoposti alla siringa mRNA).

 

Di lì si va avanti: telefonate anonime, lettere minatorie nella cassetta delle lettore. Qualche altro notabile in TV o sui giornali a parlare di «traditori», colpevoli di tutto il male della società (il COVID).

 

E se si va oltre? Beh, qui non lo scriviamo. Ma sappiamo tutti cosa succede in una società in cui l’odio è polarizzato, concentrato su un unico oggetto – su una sfortunata minoranza.

 

Assisteremo quindi ai primi pogrom biotici della Storia? Vedremo, come in un film di fantascienza distopico, le prime persecuzioni biomolecolari a memoria d’uomo? E di lì, dove si arriverà? Ad una guerra civile? Ad un confinamento? Ad una diaspora? Alla vaccinazione armata casa per casa, come a Rio nel 1904?

Insomma, con il nuovo lockdown il meccanismo del capro espiatorio sarà inevitabile.

 

Assisteremo quindi ai primi pogrom biotici della Storia? Vedremo, come in un film di fantascienza distopico, le prime persecuzioni biomolecolari a memoria d’uomo?

 

E di lì, dove si arriverà? Ad una guerra civile? Ad un confinamento? Ad una diaspora? Alla vaccinazione armata casa per casa, come a Rio nel 1904?

 

Non lo sappiamo.

 

Non sappiamo nemmeno come facciamo a chiedercelo ora: ben prima di questo ipotetico lockdown finale – il lockdown-showdown  – dobbiamo preoccuparci con quanto è già annunciato per i prossimi giorni: obbligo vaccinale assoluto per gli insegnanti, con famiglie (ne conosciamo più di qualcuna) che già prima del Natale non sapranno più cosa fare se non darsi alla disperazione. E poi i bambini, dove la discriminazione, se non delle scuole dei compagni bulli vaccinati, sarà certa, e dolorosissima.

 

Noi non crediamo che passerà, non senza un sacrificio. Quale? Nessuna idea. Di certo però sappiamo una cosa: le vittime sacrificali non vogliamo essere noi

Non sappiamo da dove cominciare. Tanti sperano solo che questa cosa passi.

 

Noi non crediamo che passerà, non senza un sacrificio.

 

Quale? Nessuna idea. Di certo però sappiamo una cosa: le vittime sacrificali non vogliamo essere noi.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Immagine di Mister Christmas via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

 

 

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Reazioni avverse

Un altro calciatore crolla in campo. Aumento di 5 volte delle morti cardiache improvvise dei giocatori FIFA nel 2021

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Il centrocampista dello Sheffield United John Fleck è crollato sul campo nel mezzo di una partita e ha dovuto essere portato via in barella con la maschera per l’ossigeno.

 

Fleck, 30 anni, è stato portato in ospedale dove si dice che ora sia in buone condizioni.

 

Il giocatore scozzese va ad aumentare la enorme, preoccupante lista di calciatori e altri atleti  che sono improvvisamente crollati sul campo di gioco negli ultimi mesi

Il giocatore scozzese va ad aumentare la enorme, preoccupante lista di calciatori e altri atleti  che sono improvvisamente crollati sul campo di gioco negli ultimi mesi.

 

Non è noto se John Fleck si fosse sottoposto alla vaccinazione COVID-19, sulla quale, riporta l’AIFA, vi potrebbe essere rischio di complicazione cardiaca: «dopo la vaccinazione con i Vaccini mRNA anti COVID-19 Comirnaty e Spikevax sono stati osservati casi molto rari di miocardite e pericardite» scrive il sito dell’Agenzia italiana del Farmaco.

 

Come riportato da Renovatio 21, non si tratta solo di calcio: dalla pallavolo al cricket un’incredibile ondata di problemi cardiaci sembra aver aggredito i corpi degli sportivi di tutto il mondo, dall’Islanda all’Egitto.

 

«Quanti altri sportivi hanno bisogno di crollare in campo prima che avvenga un’indagine?»

Alla lista ora aggiungiamo anche l’hockey: il 24enne attaccante dei Bratislava Capitals Boris Sádecký è morto tragicamente dopo essere crollato sul ghiaccio durante una partita il mese scorso.

 

Si tratta di un fenomeno oramai impossibile da ignorare. Come riportato da Renovatio 21, da fine Ottocento l’anno con più calciatori professionisti morti improvvisamente risulta essere il 2021, che peraltro non è ancora finito.

 

L’ex giocatore dell’Inghilterra e del Southampton Matt Le Tissier ha risposto alla notizia del crollo di Fleck chiedendo un’indagine adeguata.

 

«Quanti altri sportivi hanno bisogno di crollare in campo prima che avvenga un’indagine?» chiede Le Tissier.

 

Vi sarebbe stato un «aumento di 5 volte delle morti cardiache improvvise dei giocatori FIFA nel 2021»

Nel frattempo, secondo un articolo della dottoressa israeliano Yaffa Shir-Raz, vi sarebbe stato un «aumento di 5 volte delle morti cardiache improvvise dei giocatori FIFA nel 2021».

 

«Allora, cosa sta causando questa improvvisa epidemia?» chiede la dottoressa Shir-Raz.

 

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Immagine di Anna Jalalyan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

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