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Politica

La Moldavia mette in prigione la leader della Gagauzia, che è filorussa ed euroscettica

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Un tribunale della Moldavia, paese candidato all’adesione all’UE, ha condannato il leader della regione autonoma della Gagauzia a sette anni di carcere con l’accusa di aver finanziato illegalmente un partito politico euroscettico.

 

Evgenia Gutsul, che ha negato le accuse e ha affermato che il caso era motivato politicamente, è stata condannata per aver ricevuto fondi elettorali illegali da un gruppo criminale organizzato e per averli convogliati al partito euroscettico SOR, che è stato messo al bando nel 2023.

 

Gutsul è stato anche accusato di aver pagato persone per partecipare alle proteste antigovernative organizzate dalla SOR nel 2022. Oltre alla pena detentiva, a Gutsul è stato anche ordinato di pagare 40 milioni di lei moldavi (1,97 milioni di euro) allo Stato.

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Svetlana Popan, ex segretaria dell’Ufficio Centrale della SOR, è stata condannata a sei anni di carcere nello stesso caso. Le sentenze sono impugnabili.

 

Commentando il verdetto, Sergiu Moraru, l’avvocato di Gutsul, ha affermato: «questo non è un processo, ma un’esecuzione pubblica… Non posso dire che ci siano prove, c’è finzione».

 

L’udienza in tribunale ha attirato una folla di manifestanti fuori dall’edificio, alcuni dei quali gridavano «Vergogna alla Maia Sandu», riferendosi alla presidente Moldava eurofila. Nelle vicinanze si è tenuta anche una contro-manifestazione, che ha spinto la polizia a istituire un cordone di sicurezza.

 

 

Gutsul è a capo della Gagauzia, una regione autonoma a maggioranza russofona nella Moldavia meridionale, da quando ha vinto le elezioni del 2023 come candidato del SOR. Gutsul ha condotto la campagna elettorale promettendo legami più stretti con la Russia, in contrasto con la posizione filo-occidentale del governo della presidente Maia Sandu. Il partito è stato messo al bando lo stesso anno per accuse di finanziamenti illeciti dall’estero.

 

Gutsul ha accusato in numerose occasioni le autorità moldave di aver avviato un procedimento penale nei suoi confronti nel tentativo di estrometterla dal potere, insinuando che «non gradiscono il fatto che io stia cercando di aiutare i residenti» della regione autonoma.

 

La leader gagauza era stata arrestata ancora a marzo e piazzata in una prigione di massima sicurezza.

 

 

La Russia ha condannato quella che ha descritto come una repressione moldava nei confronti di Gutsul, definendola un esempio di «anti-valori europei in azione».

 

La Gutsul ha denunciato la sua condanna come una repressione politica, avvertendo che il verdetto costituisce «un colpo alla democrazia» e una minaccia per chiunque sfidi la leadership filo-occidentale del Paese.

 

In una dichiarazione su Telegram pubblicata tramite i suoi avvocati, Gutsul ha affermato che la sentenza «non ha nulla a che fare con la giustizia», definendola «un’esecuzione politica, pianificata ed eseguita su ordine dall’alto».

 

La leader eletta gagauza ha affermato che la sentenza aveva lo scopo di intimidire i residenti della Gagauzia e mettere a tacere i critici. «Oggi sono io dietro le sbarre, domani potrebbe essere chiunque osi criticare le autorità. Questa non è una condanna per me, è una condanna per l’intero sistema democratico della Moldavia», ha scritto.

 

La Gutsul ha condotto la campagna elettorale promettendo di stringere legami più stretti con la Russia, in contrasto con le politiche pro-UE del governo della presidente Maia Sandu, accusando il partito della presidente PAS di aver inventato casi e fatto pressioni sui tribunali per mantenere il potere. Questo è un avvertimento per tutta l’opposizione: «opporsi al regime significa finire in prigione, essere confiscati e rovinarsi la vita».

 

La pasionaria gagauza è stato anche accusato di aver pagato persone per partecipare alle proteste antigovernative guidate dal SOR nel 2022 ed è stato condannato a pagare 2,3 milioni di dollari di danni. L’ex funzionaria del SOR Svetlana Popan è stata condannata a sei anni di carcere nello stesso caso. Gutsul ha promesso di presentare ricorso.

 

L’udienza ha suscitato proteste contrastanti fuori dal tribunale. La polizia ha creato un cordone di sicurezza mentre la folla si radunava, con alcuni che gridavano «Vergogna a Maia Sandu».

 

Il Cremlino si è rifiutato di riconoscere pienamente la vittoria di Sandu alle ultime elezioni, sostenendo che il processo elettorale non è stato né equo né democratico, a causa delle significative irregolarità procedurali che hanno ostacolato il diritto di voto dei cittadini moldavi residenti in Russia.

 

Come riportato da Renovatio 21, la settimana passata, prima del voto moldavo, il portavoce degli Esteri Maria Zakharova aveva dichiarato che la UE rende «schiavi» gli stati membri.

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Come riportato da Renovatio 21, l’opposizione moldava dice che la presidente è «controllata dall’estero».

 

Sotto la guida della Sandu, il governo moldavo è diventato sempre più critico nei confronti della Russia e ha represso i sentimenti filo-russi all’interno del Paese, bandendo di recente il partito Sor, che le autorità hanno accusato di essere uno strumento degli «oligarchi».

 

Come riportato da Renovatio 21, la Sandu ha accusato Mosca di complottare per rovesciare il suo governo e destabilizzare la situazione in Moldavia. Mosca ha respinto con veemenza tali affermazioni.

 

Vari canali TV sono stati bloccati in Moldavia, russi o considerati «filorussi». Durante l’agosto dello scorso anno la Moldavia aveva vietato l’ingresso nel Paese al noto musicista balcanico Goran Bregovic, ritenuto filorusso.

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

 

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Immigrazione

Il sacco di Milano della barbarie anarco-tirannica. Invochiamo il flagello di Ambrogio

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E così l’orda ha conquistato anche Milano. Perché il segnale, il sintomo, il comando, riguarda non la singola città, non il Paese, ma l’Europa e l’Occidente, la Civiltà tutta. L’anarco-tirannia ha rivendicato la capitale morale d’Italia, e non solo – usando lo schema medesimo della Francia, dove il progetto calergista è in stato più avanzato.   È il «sacco di Milano», andato in onda in mondovisione.   Lasciate perdere la manifestazione di facciata sul caro-vita, e pure le bandiere palestinesi, pardon, «pro-pal». Non facciamoci intortare dalla retorica profusa dallo Stato moderno (i suoi vertici, la sua stampa asservita) quella degli «infiltrati». C’era stato quel segmento televisivo involontariamente tragico e umoristico, ai tempi delle rivolte BLM, in cui l’inviato della TV americana parlava di «manifestazioni per lo più pacifiche» con alle spalle la città incendiata.   Ieri Macron ha parlato della legittimità degli obiettivi della protesta e dei casseurs infiltrati. Chiediamo di guardare le immagini: ma quali infiltrati? Ma quali obiettivi? Ma quale protesta?   È ovvio che non è una protesta, ma una devastazione programmata, il caos manifestato da chi sente il bisogno, o ha l’ordine, di farlo. Guardate questi giovinastri con la pelle scura, ben vestiti, ben nutriti, divertiti come neanche a Gardaland (anzi, nella vicina Peschiera…): quali obiettivi possono avere? Possiamo dire che sono «infiltrati», se poi per due giorni prendono possesso della città più importante d’Italia?    

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  Capite che per chi conosce Milano, e la ama, la portata simbolica di quanto è accaduto è enorme. Guardate voi stessi: piazza Duomo, luogo centrale della cristianità mondiale, assediata, sconvolta dalla teppa terzomondiale. L’invasore islamico, o islamo-nichilista, o semplicemente barbaro, espugna il luogo che i milanesi considerano con orgoglio il cuore assoluto della città.   Rimirate le immagini del Duomo, questo edifizio gotico meraviglioso, con dinanzi le fiamme. I milanesi ci hanno messo 578 anni per costruirlo, dalla posa della prima pietra di Gian Galeazzo Visconti nel 1386 al completamento principale con l’ultimo portone nel 1965. L’autore di questo miracolo architettonico, diceva Paolo VI, non c’è, o meglio – è l’intero popolo milanese.   Nel giro di poche ore, abbiamo compreso, il lavoro di mezzo millennio del popolo milanese può essere cancellato dai barbari, che pure non vengono dalla steppa, ma ora vivono a Milano, magari sovvenzionati dalle tasse dei milanesi. Se l’opera principale del popolo milanese può essere oltraggiata e financo distrutta, senza essere protetta, significa che il popolo milanese non esiste più.    

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È così. sappiamo cosa è accaduto. La città che fu capitale dell’Impero romano, che fu la culla di santi incredibili, nel giro di un secolo si è venduta a famiglie di vampiri industriali, a politici inetti e corrotti, agli invertiti della moda, a catto-sette di ladri eunuchi, a caste di manager goscisti-elitisti. Nessuno di costoro aveva neanche lontanamente in mente di difendere Milano, ma di spolparla, di sfruttarla, di svenderla.   Siamo solo arrivati al momento in cui ciò è divenuto simbolicamente evidente.     Certamente non si tratta solo dei luoghi storici, le grandi piazze, le gallerie (dove sono rimasti, a permettersele, solo le multinazionali), i palazzi millenari. È la vita stessa dei milanesi che ora è minacciata. Guardate via Torino: un tempo luogo di baretti e negozietti, dove passeggiava, e comprava, la gente comune: c’era il negozio di scarpe, l’ottico bravo, la ricevitoria del lotto, la videoteca fornita, il pronto-moda a portata, la pizza al trancio, etc.   Ora dopo essere stata gentrificata – i negozi sono praticamente solo di grandi catene internazionali – via Torino viene razziata. Ecco che arrivano le immagini del looting di articoli sportivi, a quanto sembra amati dai baluba fino al punto di sfidare la legge per portarseli via aggratis.   Non che sia un fenomeno nuovo. Ricordiamo di averlo visto durante la rivolta di Los Angeles per il pestaggio di Rodney King nel 1992. Distintamente ricordiamo anche Londra nel 2011, quando vi furono disordini pre-olimpici nei quartieri immigrati che si riversarono poi ovunque vi fosse un negozio di scarpe da ginnastica da razziare. Per la Francia di questi anni, gli episodi non si contano.   Anche a Milano ora abbiamo la barbarie firmata, pronta a tutto pur di avere la felpa col loghetto figo. È un segnale chiarissimo: questa gente è disposta a tutto, per niente. Gli lancia una maglietta, e questi sono pronti a fare qualsiasi cosa. È il programma del conte Calergi: il meticcio, teorizzato in Praktischer Idealismus, è più «sentimentale», quindi più manovrabile, quindi ideale per la costruzione della «nuova Europa».   La «nuova Europa» sta nascendo tramite le razzie dei Footlocker. È la conclusione che dobbiamo trarne.       Notiamo anche: i negozi di libri possono essere distrutti senza portare via niente, come visibile alla Feltrinelli di Torino. I razziatori sono selettivi, lo sappiamo: lo scrittore William Gibson notava che nei saccheggi losangelini del 1992 venivano spaccati e depredati i negozi di TV Color, mentre quelli con in vetrina computer Apple da migliaia di dollari venivano lasciati intonsi (ora non è più così: ma abbiamo reso l’idea).   A colpire è soprattutto l’idea che l’incursione sia fatta in una libreria Feltrinelli, tempio della cultura goscista, cioè immigrazionista e permissivista, che ha consentito alla società di degenerare fino al punto di far vivere sul suo territorio individui simili. Il cane morde il padrone: o forse, il padrone non è mai stato padrone, era uno che dava da mangiare senza nemmeno sapere quello che faceva, ma credendosi, per questo, buono. La sinistra, e tutta la sua filiera economica, altro non è che una patologia narcisoide di una società che ha perduto la morale naturale.    

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Milano non è stata l’unica città. Anche a Bologna, altra città invasa dagli immigrati, si sono avuti scontri. Tuttavia sono stati vicino alla stazione, lontani da San Petronio – che ha peraltro altre criticità: la macchina della polizia nei paraggi sta a significare la «protezione» dell’affresco dipinto da Giovanni da Modena tra il 1410 e il 1420 che raffigura il Giudizio Universale e l’Inferno con Maometto (indicato come «Machomet») nel girone dei seminatori di discordie e scismi come da Canto XXVIII dell’Inferno di Dante Alighieri.   Siamo certi che, prima o poi, gli «studenti» e la loro «protesta» arriveranno anche lì.     Torniamo a Milano. L’assalto alla città, con la polizia praticamente inerme – fa il giro dei siti di informazione il dirigente di polizia in borghese con il sangue in testa perché colpito da un sanpietrino – segna non solo una vittoria per i rivoltosi, ma una direzione precisa delle forze dell’ordine: esse non sono in grado, o non vogliono, risolvere una cosa del genere.   Eppure noi di piazza Duomo avevamo altri, tristi, ricordi. Rammentate le proteste pandemiche? Noi sì. Milano era diventata, ogni sabato, teatro delle più massicce marce contro lockdown, vaccini greenpass. Roba che neanche Melbourne. Per quanto ci è possibile testimoniare, possiamo dire si trattava di manifestazioni completamente organiche, e quelli che volevano metterci il cappello (tra cui qualche vecchio arnese confuso) duravano poco.   La repressione fu pazzesca. Manifestanti bloccati in periferia dalla polizia, che chiudeva vie ed accessi, di fatto mettendoli in trappola. In piazza Duomo, che oggi viene lasciata tranquillamente bruciare, cominciarono ad arrestare chiunque, dalla signora di mezza età al pensionato con la bici colorata, a quelli che sembravano passanti che semplicemente reagivano agli agenti in borghese che affiancavano e prendevano gli sparuti personaggi che protestavano, pensate un po’, con la loro presenza. Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese aveva emanato il 10 novembre 2021 una direttiva per «limitare», cioè cancellare, le proteste contro le misure sanitarie COVID. Alla facciazza di qualche articolo della «Costituzione più bella del mondo».   Ricordo la malinconia totale che mi procuravano quelle immagini. Non solo perché vedevo quella stupenda protesta ridotta ad un cumulo di rauchi tizzoni che venivano spenti senza pietà. Ma perché quella era piazza del Duomo, il luogo più bello, più importante, più spirituale. San Carlo Borromeo è custodito proprio lì, nello Scurolo di San Carlo, ed è il santo che non aveva paura di andare dagli ammalati durante la peste, chiamata proprio Peste di San Carlo.   Milano aveva tradito se stessa. Lo Stato moderno aveva vinto contro il suo spirito antico.   Ora rivediamo in trasparenza lo stesso fenomeno, o meglio, ne vediamo la faccia ulteriore. L’anarco-tirannia vuole da una parte tiranneggiare il cittadino, schiacciargli la faccia sotto lo stivale dell’autorità (come visto col COVID), ma al contempo desidera lasciar libero l’elemento barbaro immigrato, così da creare quel caos sociale che permette alle élite di prosperare libere dalla responsabilità di nutrire e proteggere il popolo, divenuto troppo impegnato a proteggersi e nutrirsi da sé.

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Ecco spiegata l’impotenza, pubblicamente esposta, delle forze dell’ordine. Possono avere davvero l’ordine di reprimere gli immigrati le questure dove gli uffici per i loro documenti sono dozzine mentre l’ufficio per fare una denuncia è uno, con ore di attesa per dire alle autorità cosa ti è accaduto?   Curtis Yarvin, il teorico del Dark Illumnism fautore del ritorno ad una forma di governo puramente monarchica, ha scritto su X: «La racaille [in francese, la «teppa», con riferimento ai disordini di questi giorni, ndr], un piccolo problema, è sintomo di un problema ben più profondo: uno Stato restio a risolverlo. Una tale perversità non si era quasi mai vista nella storia dell’umanità».   È più difficile di così: lo Stato, in profondità, non vuole risolvere il problema perché non lo ritiene un problema, ma un obiettivo. POSIWID (The Purpose of a System is What it Does): lo scopo di un sistema è ciò che fa.   E quindi, quello che è programmato per noi e per i nostri figli è un futuro di imbarbarimento a cui nessuno sembra volersi opporre. Milano è, come sempre, la prima città ad anticiparlo chiaramente, come fu per l’industrialismo, il fascismo, il futurismo, il craxismo, etc.   È a questo punto che bisogna invocare il suo Santo – il nostro Santo. Ambrogio. Lo sapete che il flagello, lo scudiscio, è un attributo iconografico tipico del vescovo e patrono di Milano.  

Immagine di Vassia Atanassova via Wikimedia CC BY-SA 4.0

  Nell’arte cristiana a partire dal Medioevo (fine dell’XI secolo), il flagello viene messo in mano ad Ambrogio per simboleggiare la sua energica difesa della fede cattolica contro le eresie, in particolare l’arianesimo sulla Trinità e sulla natura di Cristo. Ambrogio applicava la tolleranza zero: non dovevano esserci, a Milano, aree in cui gli eretici ariani potessero stare tranquillamente: tradotto in termini attuali, Ambrogio combatteva le no-go zone. L’integrità di Milano, e della fede, era la priorità del Santo.   Nell’iconografia, quindi, il flagello di Ambrogio rappresenta la forza della sua parola e il suo ruolo di pastore deciso nel proteggere il popolo a lui affidato.   Eccoci: sconfiggere l’elemento tossico, proteggere il popolo. È esattamente quello che serve oggi a Milano, all’Italia, all’Europa, al mondo. Alla Civiltà – che altro non è se non la Civiltà cristiana.   Per questo, preghiamo Ambrogio. Ed agiamo, il prima possibile. Perché nulla potrebbe sopravvivere alla barbarie. Né Milano, né la nostra civiltà, né i nostri figli.   Roberto Dal Bosco  

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Politica

Il municipio di Limoges dato alle fiamme dalle proteste immigrate

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Il campanile del municipio di Limoges, risalente a 143 anni fa, è crollato sabato sera dopo che l’edificio era stato dato alle fiamme nel contesto delle rivolte etniche immigrate camuffate da proteste a livello nazional contro l’aumento del costo della vita

 

L’incidente è avvenuto mentre gli scontri tra polizia e le orde immigrate si intensificavano in tutta la Francia, con gli agenti che hanno sparso gas lacrimogeni.

 

A Limoges, città della Francia centro-occidentale, casseurs mascherati hanno dato fuoco al municipio ottocentesco, secondo quanto riportato dall’agenzia AFP, che cita un funzionario regionale. Video diffusi sui social media mostrano il campanile dell’edificio cedere e crollare mentre le fiamme ne avvolgono le strutture di sostegno.

 

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L’incendio ha causato danni ingenti, con il crollo del tetto sui piani inferiori e la distruzione di gran parte della facciata. Le autorità locali hanno descritto l’edificio storico come in gran parte distrutto. Non sono stati segnalati feriti tra le persone che si trovavano all’interno.

 

«Il tetto è crollato sui piani inferiori, ad eccezione dell’ala ovest, e due terzi della facciata esterna sono già scomparsi», ha dichiarato il prefetto locale Maurice Barate, citato dall’AFP.

 

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Scontri violenti sono stati segnalati a Parigi, Marsiglia, Rennes, Tolosa e Angers.

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Il primo ministro Sébastien Lecornu ha dichiarato che 1.200 persone sono state arrestate in tutto il paese, mentre il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha riferito che 150 agenti di polizia sono rimasti feriti.

 

Filmati provenienti da Parigi mostravano la polizia che si scontrava con le torme sabotattrici, mentre questi ultimi, con il volto coperto, lanciavano oggetti e fuochi d’artificio.

 

A Marsiglia, i «manifestanti» hanno fatto irruzione nel municipio, sfondando la porta e imbrattando i muri con vernice spray, secondo quanto riportato dal quotidiano locale La Provence. Sono stati segnalati incendi anche in diverse città, tra cui un ufficio turistico a Lione.

 

Con la distruzione di un municipio antico l’anarco-tirannia segna un punto simbolico notevole: la distruzione del potere precedente, il trasferimento del comando all’orda barbara.

 

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Politica

L’ex deputato USA Matt Gaetz accusato di traffico sessuale. È molto inviso alla lobby ebraica

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Due donne hanno presentato una causa federale accusando l’ex deputato statunitense Matt Gaetz, prima scelta del presidente Donald Trump per la carica di procuratore generale, di aver partecipato a un giro di traffico sessuale durante il suo mandato al Congresso. Gaetz è stato oggetto di accuse simili per anni e ha sempre negato ogni addebito.   La causa, presentata giovedì in Florida, sostiene che Gaetz e diversi altri uomini, tra cui l’ex esattore delle tasse della contea di Seminole Joel Greenberg e l’ex legislatore della Florida Christopher Dorworth, abbiano abusato sessualmente delle querelanti tra il 2017 e il 2019.   Le donne, identificate come Jane Doe 1 e Jane Doe 2, chiedono un risarcimento danni di importo non specificato ai sensi del Trafficking Victims Protection Act, la legge federale statunitense a tutela delle vittime di tratta.   Secondo la denuncia, Greenberg reclutava giovani donne economicamente vulnerabili attraverso il sito di incontri SeekingArrangemente le presentava a Gaetz.   La denuncia sostiene che Gaetz abbia avuto rapporti sessuali con Jane Doe 1 e una ragazza di 17 anni a una festa nel luglio 2017, durante la quale venivano distribuiti stupefacenti. Avrebbe pagato alla minorenne 400 dollari in contanti e trasferito 500 dollari a Jane Doe 1 tre giorni dopo.   Secondo la denuncia, Gaetz e Greenberg avrebbero successivamente effettuato almeno 19 pagamenti a Jane Doe 1, di importo variabile tra i 150 e i 1.000 dollari. Jane Doe 2 ha affermato di aver avuto un primo rapporto sessuale con Gaetz in cambio di denaro nell’ottobre del 2017.

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I querelanti hanno inoltre accusato gli imputati di aver fornito droga e finanziato viaggi a Miami, Las Vegas, alle Bahamas e in altre destinazioni in cambio di prestazioni sessuali. Secondo l’atto di citazione, gli uomini avrebbero usato «la loro carica pubblica, il loro potere e la loro ricchezza per approfittare della vulnerabilità economica delle querelanti». Entrambe le donne avevano poco più di vent’anni quando conobbero Gaetz.   Nel 2021 Greenberg si è dichiarato colpevole di accuse federali, tra cui traffico sessuale di minore, ed è stato condannato a 11 anni di carcere.   Rispondendo giovedì su X, Gaetz sembra aver deriso la causa, pubblicando una foto di tre donne in costume da bagno con vista sull’oceano alle Bahamas. «Jane Doe colpisce ancora!», ha scritto, chiedendo sarcasticamente perché nessuno avesse risposto alle presunte richieste di aiuto delle donne su Instagram. In seguito ha dichiarato ai giornalisti di essere ansioso di smentire le accuse.   Nel dicembre 2024, la Commissione etica della Camera dei Rappresentanti ha riferito di aver trovato «prove sostanziali» del fatto che Gaetz avesse pagato delle donne per prestazioni sessuali, tra cui una ragazza di 17 anni, e avesse fatto uso di droghe illegali durante il suo mandato.   Un’indagine separata del Dipartimento di Giustizia si è conclusa nel 2023 senza formulare accuse.   Nel novembre 2024, Gaetz si ritirò dalla corsa per la carica di procuratore generale di Trump dopo che diversi senatori repubblicani avevano espresso la loro opposizione alla nomina a causa delle accuse a suo carico.   Come riportato da Renovatio 21, al momento della candidatura a procuratore generale la lobby ebraica si scatenò contro il deputato floridiano. In seguito Gaetz avrebbe raccontato di aver preso parte ad uno di quei viaggi in Israele regalati dallo Stato Ebraico, dicendo di essere per caso tornato in camera d’albergo e trovato un tizio sconosciuto nella sua stanza che sosteneva di essere del personale dell’albergo, ma il Gaetz sospettava altro.   Gaetz è noto per aver chiesto, in solitaria, la chiusura delle basi militari americane in Siria, totalmente al di fuori di ogni legge internazionale e di spiegazione logica – basi in cui peraltro, dice il presidente siriano Bashar al-Assad, gli USA addestrerebbero terroristi.   Gaetz, che si è dimesso da rappresentante floridiano a seguito della nomina al dipartimento della Giustizia, è genero di Palmer Luckey, giovane imprenditore e tecnologo noto per essere il creatore del sistema di Realtà Virtuale Oculus, poi comprato da Facebook, società da cui poi Luckey si sarebbe allontanato, dicono alcuni, per le sue opinioni conservatrici.   Luckey ha quindi fondato Anduril Industries, una società tecnologica attiva nell’ambito della Difesa e in particolare nella sorveglianza delle invasioni.

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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0
 
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