Cina
La Cina ha somministrato 3,157 miliardi di vaccini. Ma a chi?
Le dosi di vaccino anti COVID-19 inoculate nella Repubblica Popolare Cinese sarebbe di oltre 3 miliardi. Esso sarebbe aumentato nelle ultime 24 ore di circa 4,48 milioni. Si tratterebbe di dati odierni della Commissione Sanitaria Nazionale cinese. Lo riportano le agenzie ANSA e Xinhua, per cui il «totale delle inoculazioni che ha raggiunto quasi i 3,157 miliardi».
Il numero ci lascia un po’ perplessi.
Ci chiediamo: con una popolazione 1,402 miliardi di persone dichiarate in Cina, se si fossero vaccinati tutti si raggiungerebbe nemmeno la metà delle iniezioni dichiarate.
Se tutta la popolazione, inclusi i bambini, si fosse sottoposta al richiamo (anche se uno dei vaccini cinesi, il CanSino, è a dose singola) si avanzerebbero comunque 300 milioni di dosi, finite quindi nel deltoide di chi?
Se ci vengono a dire che è perché, virtuosi, hanno fatto anche loro a scatola chiusa una terza dose, significa che almeno un miliardo di persone, cioè oltre il 75%, si è sottoposta al booster. Anche questo dato ci pare improbabile.
In Cina vi sono in questo momento 5 vaccini disponibili, ma nessuno di essi è, come in Occidente, basato sull’mRNA o su vettori virali come l’AstraZeneca e lo Sputnik.
In teoria in Cina non vige l’obbligo vaccinale, tuttavia le pressioni per vaccinarsi, in alcuni ambiti, dicono essere molto consistenti. Come in Italia, in varie città cinesi alcuni luoghi sonoproibiti ai non vaccinati. Nella megalopoli di Chongqing si è sperimentato la correlazione tra il rifiuto del vaccino con la perdita di punti di credito sociale – il sistema orwelliano di controllo personale vigente in Cina.
Un anno fa era stato riportato che la campagna di sierizzazione cinese procedesse molto, molto lentamente: il 7 aprile 2021 si erano vaccinati almeno una volta solo 149 milioni di cinesi, riportava il Corriere della Sera.
Tuttavia ad agosto, neanche quattro mesi dopo, si annunciava che la Cina aveva tagliato il traguardo dei due miliardi di vaccini., con 889 milioni di persone che avevano «completato il ciclo di vaccinazione».
Da 149 milioni a quasi un miliardo in 120 giorni neanche. Bel salto.
Difficile ritrovarsi in queste cifre. Un po’ come all’inizio di tutto, nel 2020. Ricordate? Quali dati forniti dalla Cina sul COVID erano davvero affidabili?
Cina
La Cina prende in giro il meme del pinguino della Groenlandia della Casa Bianca
L’agenzia di stampa statale cinese Xinhua ha deriso l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump per aver scelto un meme con pinguino al fine di promuovere la sua campagna per acquisire il controllo della Groenlandia.
Sabato, l’account X della Casa Bianca ha deciso di cavalcare la popolarità del meme, che mostra un isolato pinguino di Adelia lasciare la propria colonia per incamminarsi verso remote montagne ghiacciate.
È stata pubblicata un’immagine creata con l’intelligenza artificiale in cui Trump tiene per un’ala il pennuto, condotto lungo una pianura ricoperta di ghiaccio verso le montagne dove garrisce una bandiera della Groenlandia. Nell’altra ala, l’uccello impugna una bandiera statunitense. La didascalia recita: «Abbraccia il pinguino».
Embrace the penguin. pic.twitter.com/kKlzwd3Rx7
— The White House (@WhiteHouse) January 23, 2026
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L’iniziativa non è passata inosservata sul web: Xinhua ha prontamente replicato ricordando alla Casa Bianca che questi animali non vivono in Groenlandia, isola situata nell’emisfero settentrionale. Solo i pinguini delle Galapagos si trovano a nord dell’equatore. «Anche se in Groenlandia ci fossero pinguini, sarebbe così», hanno scritto i giornalisti cinesi nel loro post, accompagnandolo con un video generato dall’IA che ritrae Trump, abbigliato da Zio Sam, mentre trascina al guinzaglio un pinguino recalcitrante e impugna una mazza da baseball nell’altra mano.
L’immagine originale del «pinguino nichilista» proviene dal documentario del 2007 del regista tedesco Werner Herzog sull’Antartide, intitolato «Incontri alla fine del mondo», ed è diventata virale solo dall’inizio di quest’anno.
Even if there are penguins in #Greenland, it would be like this… @WhiteHouse #USA #Hegemony pic.twitter.com/X9lwM3yE1F
— China Xinhua News (@XHNews) January 24, 2026
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La scena ha dato vita a innumerevoli meme, interpretati dagli utenti in modi diversi: da riflessioni sulla solitudine e sulla crisi esistenziale a simboli di indipendenza di pensiero e di ribellione.
All’inizio di questa settimana, Trump ha dichiarato che un «quadro» per un accordo sulla Groenlandia, negoziato con il segretario generale della NATO Mark Rutte, è ora pronto e garantirebbe agli Stati Uniti «tutto l’accesso militare che desideriamo». L’intesa prevederebbe «aree di base sovrane» statunitensi sull’isola più grande del pianeta e accelererebbe i diritti di estrazione dei minerali di terre rare.
Mercoledì, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha sottolineato che Pechino non ha alcuna intenzione di approfittare delle tensioni emerse tra Stati Uniti e Unione Europea riguardo alla Groenlandia. «La Cina persegue una politica estera indipendente e pacifica. Intratteniamo scambi amichevoli con altri Paesi sulla base del rispetto reciproco e dell’uguaglianza», ha affermato.
Come riportato da Renovatio 21, già in passato la Cina ha canzonato apertamente gli USA, come ad esempio durante la disastrosa ritirata da Kabullo nel 2021, che il Dragone prese come monito satirico per Taiwano.
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Immagine da Twitter
Cina
Tutti gli interessi cinesi in Sud America a cui Trump vuole mettere fine
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Cina
La Cina condanna l’attacco «egemonico» degli Stati Uniti al Venezuela
Il ministero degli Esteri cinese ha condannato l’attacco degli Stati Uniti al Venezuela e la cattura di Nicolas Maduro, definendoli «egemonici».
«La Cina è profondamente scioccata e condanna fermamente l’uso sfacciato della forza da parte degli Stati Uniti contro uno Stato sovrano e l’azione contro il suo presidente», ha affermato il ministero degli Esteri cinese in una dichiarazione rilasciata più tardi nella giornata.
«Tali atti egemonici degli Stati Uniti violano gravemente il diritto internazionale e la sovranità del Venezuela e minacciano la pace e la sicurezza in America Latina e nella regione caraibica», ha affermato, chiedendo a Washington di rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite.
L’operazione di cambio di regime degli Stati Uniti è avvenuta poche ore dopo la visita di una delegazione cinese in Venezuela, un partner chiave, guidata dall’inviato speciale del presidente Xi Jinping, Qiu Xiaoqi. Pechino non ha rilasciato una dichiarazione sull’incontro, ma Caracas ha affermato che è servito a rafforzare un «mondo multipolare di sviluppo e pace» di fronte alle «misure coercitive unilaterali» occidentali.
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La Cina e la nazione sudamericana, pesantemente sanzionata, hanno mantenuto un’importante «partnership strategica in ogni condizione atmosferica» dal 2023 e hanno firmato un accordo di investimento nel 2024.
Dopo l’attacco degli Stati Uniti, Pechino ha fatto eco a Mosca e ha condannato il «sequestro forzato» di Maduro e di sua moglie, chiedendone il rilascio.
Come riportato da Renovatio 21, è stato reso noto che poco prima del sequestro il Maduro aveva incontrato alti dignitari della Repubblica Popolare Cinese.
In assenza del leader venezuelano, la Corte Suprema del Paese ha concesso poteri presidenziali alla vicepresidente Delcy Rodriguez.
Poco prima della decisione, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha chiamato la Rodriguez per esprimere la solidarietà e il sostegno di Mosca alla difesa degli interessi nazionali e della sovranità del Paese da parte del governo venezuelano. Entrambe le parti hanno inoltre espresso l’impegno a consolidare l’accordo bilaterale di partenariato strategico firmato da Mosca e Caracas lo scorso maggio.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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