Oligarcato
Zuckerberg fischiato all’UFC
Il CEO di Meta e noto praticante di MMA Mark Zuckerberg è stato sonoramente fischiato durante un incontro UFC sabato sera. Il ragazzo ebreo del Nuovo Jersey non sembra trovare con facilità la simpatia del popolo.
L’ondata di disapprovazione da parte del pubblico dell’evento è stata incontrovertibile, ed inappellabile. In un filmato girato alla T-Mobile Arena di Las Vegas, la folla applaude a gran voce diverse celebrità sul maxischermo, finché non appare il volto dello Zuckerberg.
La telecamera si è soffermata su di lui solo per pochi secondi, ma i presenti hanno lasciato trasparire molto sonoramente la loro pessima opinione del magnate del famoso social netword.
Zuckerberg getting booed? Maybe the crowd knows something we don’t about his grappling defense… 👀 Could be a long night if he’s in the cage!pic.twitter.com/KXXNypw7NX
— Wire Report MMA (@WireReportMMA) March 8, 2026
Il centimiliardario ha riso, ha indicato la telecamera e ha detto «sono fischiato», prima di un breve cenno di accettazione. Quando la telecamera ha inquadrato un’altra celebrità, il calciatore Puka Nacua, i fischi si sono immediatamente trasformati in applausi, che erano stati riservati prima dello Zuckerberg anche alle inquadrature di altri spettatori quali l’attore cattolico Mark Wahlberg e l’ex gloria UFC Robbie Lawler.
MARK ZUCKERBERG GETTING BOOED AT A UFC EVENT WARMS MY HEART pic.twitter.com/ZualHMgpGL
— Brian Krijgsman (@BrianKrijgsman) March 8, 2026
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Lo Zuckerbergo non è mai stato popolare, ma negli ultimi anni ha lavorato duramente per trasformare la sua immagine da nerd della Silicon Valley a leader tecnologico con un linguaggio bro che si presenta a un incontro UFC.
Zuckerberg ha abbandonato il suo famoso abbigliamento monotono, fatto di t-shirt grigie aderenti e jeans ancora più attillati, e ha iniziato a indossare abiti «drip» – e cioè t-shirt oversize, catene d’oro, giacche di montone e occhiali da sole vistosi, come da cascame della sottocultura negra gansta.
Il miliardario negli ultimi anni ha iniziato a praticare arti marziali, in particolare nel ju-jitsu, arrivando perfino a competere agonisticamente – al termine di una gara, fece sì che i suoi uffici stampa rettificassero i giornali che avevano erroneamente riportato per difetto i suoi risultati. La passione pel giugizzu ingenerò anche la possibilità di uno scontro fisico con Elon Musk, che dice di aver parlato persino con l’allore ministro della Cultura italiano Gennaro Sangiuliano per organizzare lo scontro tra i titani del capitalismo digitale proprio al colosseo di Roma.
In un altro episodio, il Musk mandò in streaming le capacità di autoguida della Tesla a San Francisco facendosi portare a casa dello Zuckerberg, per poi quindi suonargli il campanello. Lo Zuck, che pure dovrebbe avere un ring a casa, non si fece trovare. In seguito Elon ha dichiarato di aver calcolato le possibilità di vittoria anche in assenza di una preparazione giugizzista: egli sostiene che negli scontro fisici conta la massa, e il sudafricano è significativamente più alto e pesante (188 cm per 90 kg circa) dell’harvardiano figlio di dentista giudeo del Nuovo Jersey (171 cm per 70 kg circa).
Musk ha continuato a stuzzicare pubblicamente Zuckerberg, sfidandolo persino, scrive Vanity Fair a «letteralmente una gara di misurazione del pene».
Nonostante tutti i suoi sforzi, e anche dopo altre manovre di adulazione come un’apparizione al podcast di Joe Rogan (dove è finito in imbarazzo quando è detto che sì, tira con l’arco, ma non ne sa la marca, perché glielo preparano), lo Zuckerbergo non è ancora amato dal pubblico che sta cercando così duramente di conquistare.
Lo stesso pubblico, tuttavia, ha affidato allo Zuck tutti i suoi dati, con buona pace della privacy. Nel 2010 Business Insider pubblicò dei messaggi personali del CEO di Facebook, presumibilmente del 2004, in cui definiva i primi utenti della piattaforma «dumb fucks», traducibile come «stupidi coglioni». Nella conversazione, mai smentita dallo Zuckerbergo, questi si vantava: «ho più di 4000 email, immagini, indirizzi (…) la gente li ha semplicemente inseriti… non so perché… si “fidano di me”… stupidi coglioni».
Ecco, magari capiamo perché, anche solo epidermicamente, la popolazione non dimostra affetto per il re dei social, che non essendo amato dai sudditi forse re non è: un tiranno, direbbero alcuni, o forse, più semplicemente, un oligarca.
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Oligarcato
Re Carlo perde il titolo di «Difensore della Fede»
Secondo il rapporto annuale sulle finanze reali del Regno Unito, Buckingham Palace ha eliminato il titolo di «Difensore della Fede» dalla descrizione ufficiale dell’incarico di Re Carlo, sostituendo la denominazione vecchia di 500 anni con un impegno più vago a salvaguardare la religione nella «nazione multireligiosa» britannica.
Il rapporto del Sovereign Grant per il biennio 2025-2026, pubblicato venerdì, stabilisce che «Sua Maestà è il Governatore Supremo della Chiesa d’Inghilterra e protegge lo spazio per la fede all’interno della nazione multireligiosa». La formulazione, tuttavia, differisce significativamente dalla versione dell’anno scorso che descriveva Carlo come «Capo della Chiesa d’Inghilterra e Difensore della Fede». Il titolo, tuttavia, rimane sul sito web della famiglia reale.
L’espressione «Difensore della Fede» risale al 1521, quando papa Leone X la concesse a Enrico VIII dopo che il re si era schierato apertamente contro la Riforma di Martin Lutero. Poi, come noto, purtroppo cambiò idea, forse per una malattia od un trauma che ne alterava la psiche, divenendo motore dello scisma anglicano per divorziare e sposare una donna, Anna Bolena, che poi farà decapitare.
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Curioso che il titolo di supposto «Difensore della Fede» sparisca proprio mentre un altro papa Leone, il XIV, lo invita in Cappella Sistina per pregare con lui, per poi ricevere a San Pietro la grottesca «vescovessa» di Canterbury messa in testa alla oramai svuotata (di fedeli, di significato) chiesa scismatica d’Inghilterra. Va ricordato inoltre che papa Prevost ha cnominato Carlo III «confratello reale» di San Paolo fuori le Mura, una delle quattro basiliche papali. A tal proposito, a Carlo sarà concesso l’uso di una cattedra speciale e permanente.
Questo cambiamento riaccende un dibattito che accompagna Carlo da tre decenni. Nel 1994, quando era ancora principe di Galles, suggerì di preferire essere «difensore della fede» piuttosto che «difensore della Fede», indicando di voler rappresentare tutte le religioni, non solo il cristianesimo.
Durante la sua incoronazione nel 2023, non ha modificato il giuramento a questo proposito, ma il preambolo del voto affermava che la Chiesa d’Inghilterra «cercherà di promuovere un ambiente in cui le persone di tutte le fedi e credenze possano vivere liberamente».
In passato, i messaggi a sfondo religioso avevano già messo Carlo nei guai dopo che, a febbraio, aveva registrato un messaggio di auguri per il Ramadan rivolto ai musulmani britannici, ma si era rifiutato di inviare un messaggio personale per Pasqua, attirando le accuse di commentatori cristiani che lo ritenevano intenzionato a emarginare la chiesa di cui è formalmente a capo.
In seguito alle polemiche, l’account social della famiglia reale ha pubblicato un breve messaggio di «Buona Pasqua», sebbene Carlo non abbia mai pronunciato un discorso personale.
Per fare un confronto, la regina Elisabetta II non ha mai registrato un messaggio per il Ramadan e ha diffuso un solo messaggio dedicato alla Pasqua durante il suo regno, in occasione del lockdown per il COVID del 2020. Tradizionalmente, inoltre, registrava messaggi natalizi che menzionavano anche altre fedi oltre al cristianesimo.
L’ultimo emendamento giunge dopo che un sondaggio IPSOS della scorsa settimana ha rilevato un sostegno alla monarchia pari al 55%, la cifra più bassa degli ultimi decenni, in calo rispetto al picco dell’80% raggiunto nel 2012.
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Più che le premure religiose, per il sovrano contano altri progetti.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa re Carlo ha annunciato che il Regno Unito procederà con l’introduzione di un sistema di identificazione digitale per «modernizzare» i servizi pubblici, nonostante le forti controversie sulle implicazioni per la libertà e la privacy.
La storia del Carlo, come universalmente noto, ma per qualche ragione non considerato, non è stata limpidissima, dalla morte Diana ai milioni presi dalla famiglia Bin Laden in buste di plastica. Un anno fa emerse che nel 1983 l’allora principe di Galles aveva ricevuto un premio da un veterano nazista, una laurea ad honorem presso l’università dell’Alberta, in Canada.
Andrebbero anche ricordati l’amicizia, e le donazioni milionarie, che a Carlo fece il misterioso petroliere americano (per qualcuno spia KGB) Armand Hammer: quando nel 1988 la piattaforma petrolifera marina Piper Alpha della Occidental Petroleum collassò nelle fiamme a 200 miglia da Aberdeen uccidendo 160 persone, il futuro re si precipitò a difendere Hammer, che se la cavò alla grande. Sulla questione della dinastia degli Hammer, miliardari ebrei americani di origini russe a cui fu permesso per qualche motivo di restare vicini al Cremlino, andrebbe scritto un articolo a parte, specie dopo le accuse, sulle quali oltre ai presunti stupri i giornali hanno pure fatto aleggiare lo spettro di perversioni cannibalistiche, del nipote divo di Hollywood Armie Hammer.
Per non parlare dell’amicizia personale con Jimmy Savile, il popolare DJ e conduttore TV della BBC che, secondo accuse emerse appena dopo la sua morte nel 2011 ma che circolavano come voci da decenni, avrebbe abusato in istituti scolastici e manicomiali di cui era donatore, di qualcosa come 400 ragazzine.
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Immagine di Prime Minister’s Office of the United Kingdom via Wikimedia pubblicate su licenza Open Government Licence v3.0
Oligarcato
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