Intelligenza Artificiale
Intelligenza Artificiale fatta per prevedere i crimini prima che accadano. L’inventore: nessun problema
Esistono forme di Intelligenza Artificiale votate alla previsione del crimine. Una di esse è stata implementata in diverse città americane.
Il professore dell’Università di Chicago Ishanu Chattopadhyay, sostiene che la sua IA anticrimine sicuramente non verrà utilizzata in modo improprio dalle forze di polizia.
Il professor Chattopadhyay ha recentemente incontrato BBC Science Focus per discutere del sistema di Intelligenza Artificiale, che, come afferma uno studio pubblicato sulla rivista Human Behaviour, può prevedere dove e quando potrebbe verificarsi un crimine con una precisione dell’80-90%.
La domanda è se l’IA può essere utilizzata con successo da una forza di polizia senza commettere abusi.
«La gente teme che questo verrà utilizzato come strumento per mettere le persone in prigione prima che commettano crimini», ha detto Chattopadhyay alla BBC. «Questo non accadrà, in quanto non ha alcuna capacità per farlo».
L’incorporazione dell’IA nella polizia non è certo una novità, e nemmeno la controversia che la circonda: un software simile è già stato implicato nella detenzione illecita e persino nella morte illecita di un bambino di 13 anni disarmato. Più in generale, l’IA su tutta la linea è stata accusata da critici americani di essere volubile nonché piena di pregiudizi razziali e altrimenti discriminatori.
Inoltre, come noto, le decisioni dell’IA sono notoriamente difficili da spiegare, perfino dai loro progettisti e ideatori. Come dice la sociologa Zeynep Tufecki, guardare il codice IA mostrato per una sua decisione è come fare una radiografia del cervello per cercare di capire un pensiero.
Parlando alla BBC, il Chattopadhyay – che afferma di sperare che la sua Intelligenza Artificiale venga utilizzata per frenare la criminalità attraverso misure sociali e politiche – ha riconosciuto alcune di queste preoccupazioni, in particolare i problemi di razzismo che sembra avere l’IA.
Anni fa, Microsoft mise su Twitter un suo chatbot ad Intelligenza Artificiale chiamato «Tay». Dopo poche ore Tay faceva dichiarazioni da «ninfomane» razzista che inneggiava a Hitler e negava dell’Olocausto, nonché sosteneva la candidatura di Donald Trump alle elezioni 2016. Anche Google ebbe i suoi problemi con le AI razziste. Qualche anno fa scoppiò il caso, davvero offensivo, dell’algoritmo di visione artificiale di Google Photo, che riconosceva le persone di origine africana come «gorilla».
Il professore chicaghese sostiene che altri sistemi di Intelligenza Artificiale siano troppo semplicistici, poiché fanno troppo affidamento su informazioni come la cronologia degli arresti e le caratteristiche individuali. Al contrario, il suo sistema utilizza solo i dati del registro eventi, che secondo lui aiutano a «ridurre il più possibile i pregiudizi».
«Prevede semplicemente un evento in un luogo particolare», ha aggiunto. «Non ti dice chi commetterà l’evento o l’esatta dinamica o meccanica degli eventi. Non può essere usato allo stesso modo del film Minority Report».
Vale la pena di ricordare il recente dilemma esposto per sondaggio ai suoi follower Twitter il capo scienziato di OpenAI Ilya Sutskever: le super-IA avanzate dovrebbero essere rese «profondamente obbedienti» ai loro creatori umani, o se questi algoritmi dovrebbero «amare veramente profondamente l’umanità»?
In altre parole, sembra riflettere se dovremmo trattare le superintelligenze come animali domestici o come dei?
È lecito lasciar decidere le nostre vite da degli algoritmi?
In larga parte – se pensiamo a Facebook. YouTube, Amazon – è già così. Le Intelligenze Artificiali guidano le nostre vite e nemmeno ce ne accorgiamo.
Intelligenza Artificiale
Trump chiede la creazione di una «Superintelligence Force»
Il presidente Trump intende ora creare una «Forza di Superintelligence» in grado di mantenere il controllo degli Stati Uniti sul settore dell’IA.
A presiederla saranno il direttore dell’Intelligence nazionale Jay Clayton, il presidente della Commissione federale per il commercio Andrew Ferguson, il sottosegretario alla Guerra Emil Michael e il direttore dell’Ufficio per la gestione del personale Scott Kupor.
Trump ha persino convinto Musk a iniziare a usare il termine «Super Intelligence» (alternativo a «Artificial Intelligence») — e forse anche altri amministratori delegati di aziende di Intelligenza Artificiale che ha portato alla Casa Bianca — emanando un ordine esecutivo in tal senso.
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Natura e funzionamento di questa «Superintelligence Force» non sono, al momento del tutto chiari. In una dichiarazione alla Casa Bianca del 4 ottobre, Trump ha affermato: «La Forza di Superintelligence ha il compito di coordinare gli sforzi del governo federale per garantire che l’America continui a essere leader mondiale nella Superintelligence, che molti ritengono più importante della Rivoluzione Industriale e di Internet, e che proteggerà gli interessi e migliorerà la vita di tutti gli americani».
Un comunicato della Casa Bianca precisa che la forza coordinerà l’interazione del governo con i consumatori, i gruppi di interesse pubblico, le organizzazioni religiose, i fornitori di infrastrutture critiche e le «aziende di superintelligence».
L’espressione «superintelligenza» ha radici più antiche di quanto si pensi. Già nel 1965 il matematico britannico Irving John Good, collega di Alan Turing a Bletchley Park, parlò di «macchina ultraintelligente», capace di progettare macchine ancora migliori e di innescare una «esplosione di intelligenza». Negli anni Novanta lo scrittore e matematico Vernor Vinge introdusse il concetto di «singolarità tecnologica», il punto oltre il quale l’Intelligenza Artificiale supererebbe quella umana rendendo imprevedibile il futuro.
Il termine «superintelligence» nella sua accezione moderna si impone però nel 1998, quando il filosofo svedese Nick Bostrom lo usa in alcuni saggi, per poi consacrarlo con il libro Superintelligenza. Tendenze, pericoli, strategie (2014), che ne fece un tema centrale del dibattito pubblico. Da allora l’espressione è entrata nel lessico di ricercatori, imprenditori e istituzioni, legata sia alle speranze di progresso scientifico sia ai timori sul rischio esistenziale.
Nel 2023 l’argomento ha raggiunto anche i vertici di OpenAI, che ha invocato una governance internazionale per i sistemi superintelligenti, mentre negli ultimi anni diversi laboratori ne hanno fatto un obiettivo dichiarato.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Intelligenza Artificiale
Sam Altman, CEO di OpenAI: il mondo «dovrebbe accettare alcuni aspetti negativi» dell’IA
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Intelligenza Artificiale
Bill Gates insiste: la minaccia dell’IA «non è una bufala»
Il cofondatore di Microsoft, Bill Gates, ha respinto le affermazioni del presidente statunitense Donald Trump, che sminuisce le preoccupazioni sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale, sostenendo che Washington dovrebbe imporre garanzie obbligatorie a questa tecnologia in rapida evoluzione.
Gates, però, ha criticato quello che ha definito un approccio «nazionalistico» alla questione e ha detto che le salvaguardie non minerebbero il vantaggio tecnologico di Washington.
«No. Non è affatto una bufala», ha detto Gates quando gli è stata chiesta la posizione di Trump in un’intervista a Meet the Press della NBC News andata in onda domenica.
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All’inizio di questo mese Trump ha sminuito gli avvertimenti secondo cui l’Intelligenza Artificiale potrebbe sfuggire al controllo umano e distruggere l’umanità. «Chiunque vinca nell’IA, vince!», ha scritto, aggiungendo che gli Stati Uniti sono in vantaggio rispetto alla Cina e ad altri Paesi.
Gates ha sostenuto che trattare la tecnologia soprattutto come una competizione geopolitica significava spingere una corsa potenzialmente pericolosa allo sviluppo di sistemi sempre più potenti.
«Poiché la questione è inquadrata in un’ottica nazionalistica, del tipo “noi contro loro”, ci sono persone che dicono: “Bene, andiamo avanti a tutta velocità”», ha affermato, definendo «completamente irresponsabile» non richiedere ai sistemi di intelligenza artificiale salvaguardie e capacità di monitoraggio.
Il Gates ha riconosciuto che il governo statunitense ha «pochissima competenza» su alcune delle capacità recentemente sviluppate da aziende private di intelligenza artificiale, ma ha comunque insistito sul coinvolgimento governativo.
«Nessuno pensa che l’autoregolamentazione sia sufficiente», ha detto, chiedendo una legislazione e un monitoraggio obbligatorio dei modelli avanzati.
Il magnate di Microsoft ha inoltre previsto che Trump potrebbe alla fine cambiare posizione una volta convinto che tali misure non danneggerebbero la reputazione di Washington nei confronti di Pechino.
«Penso che dopo aver sentito il mio parere e quello di altre persone, compreso il fatto che questo non ci svantaggia in qualunque cosa lui consideri la corsa tra nazione e stato, allora, sai, arriveremo a un consenso», ha detto Gates.
Domenica, però, Trump ha ribadito la sua linea. Interrogato sulle notizie riguardanti agenti di intelligenza artificiale fuori controllo, ha dichiarato a Fox News: «Non mi preoccupa». Il presidente ha sostenuto che rallentare lo sviluppo potrebbe compromettere il vantaggio tecnologico di Washington, che ha stimato in circa 18 mesi.
«Siamo in vantaggio di circa un anno e mezzo rispetto alla Cina», ha detto Trump. «Siamo in testa… E perché dovremmo rinunciarvi?». Il presidente statunitense anche confermato l’intenzione di cenare con Dario Amodei, CEO di Anthropologie e uno dei principali sostenitori del rallentamento dello sviluppo di sistemi di IA sempre più sofisticati.
Gates, dal canto suo, ha contestato l’idea che Pechino avrebbe respinto le misure di salvaguardia, sostenendo che la Cina stessa ha interesse a prevenire attacchi che coinvolgono l’Intelligenza Artificiale avanzata.
«Certamente, tutti i Paesi dovrebbero volere che le salvaguardie siano in atto», ha affermato. «Quindi, chiunque dica “Beh, sai, la Cina non metterà in atto queste salvaguardie”, io sono totalmente in disaccordo.»
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Ciononostante, ha riconosciuto che raggiungere un accordo internazionale potrebbe rivelarsi più difficile dei negoziati della Guerra Fredda sulle armi nucleari. Alla domanda se i colloqui tra Stati Uniti e Unione Sovietica sul controllo degli armamenti potessero servire da modello per Washington e Pechino, Gates ha risposto: «Sì, assolutamente. Ma è più difficile di quanto non lo fosse quello».
Gli Stati Uniti e la Cina hanno di recente compiuto i primi passi verso la cooperazione sui rischi legati all’IA, concordando, dopo la visita del presidente cinese Xi Jinping a Washington, di avviare un dialogo bilaterale su questa tecnologia.
Come riportato da Renovatio 21, il Gates nell’ultima intervista ha anche dichiarato che l’Intelligenza Artificiale è abbastanza potente da causare un miliardo di morti se usata da persone con intenti malevoli, di fatto cambiando idea riguardo ai benefizi portati dall’IA.
Come riportato da Renovatio 21, Gates tre anni fa si era opposto ad una moratoria sull’IA firmata da Elon Musk e da decine di esperti di massimo livello, arrivando a magnificare le doti dell’IA come «buon maestro, come qualsiasi essere umano» e arrivando persino a dichiarare che «l’AI salverà la democrazia».
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