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Stragi

Incindente aereo a Londra

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Un aereo Beechcraft B200 si è schiantato nell’Essex, nel Regno Unito, poco dopo il decollo dall’aeroporto di Londra Southend. L’incidente è avvenuto intorno alle 16:00 ora locale di domenica ed è stato ripreso in un video, successivamente pubblicato sui social media.

 

Le immagini mostrano colonne di denso fumo nero che si alzano nel cielo da un campo vicino alla pista. Le foto, presumibilmente scattate pochi istanti dopo l’incidente, mostrano una grande esplosione, con un’enorme palla di fuoco che si alza in aria.

 

Il numero di persone a bordo del piccolo aereo passeggeri rimane incerto.

 


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L’aeroporto di Southend e la polizia dell’Essex hanno confermato l’incidente, ma non vi è ancora alcuna conferma delle vittime. «Siamo stati allertati poco prima delle 16:00 in seguito alla segnalazione di una collisione che ha coinvolto un aereo di 12 metri. Stiamo collaborando con tutti i servizi di emergenza presenti sul posto e i lavori proseguiranno per diverse ore», ha dichiarato la polizia in un comunicato.

 

Quattro ambulanze, quattro veicoli della squadra di intervento in aree pericolose e un’elisoccorso sono stati inviati sul posto, secondo il servizio medico locale. La polizia ha evacuato il golf club Rochford Hundred e il club di rugby Westcliff a scopo precauzionale, data la loro vicinanza al luogo dell’incidente.

 

Secondo quanto riportato dalla stampa britannica, l’aereo avrebbe dovuto raggiungere la città di Lelystad, nei Paesi Bassi. L’aeroporto di Londra Southend si trova a circa 60 km dal centro di Londra.

 

Il sito Flightradar indica che l’operatore era Zeusch Aviation, una compagnia olandese specializzata in servizi di evacuazione medica e voli per trapianti, nonché in voli charter privati.

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Intelligenza Artificiale

I chatbot AI sono pronti a pianificare le stragi di massa

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Secondo un’indagine congiunta condotta dalla CNN e dal Center for Countering Digital Hate (CCDH), otto dei dieci principali chatbot basati sull’intelligenza artificiale hanno volontariamente assistito gli utenti nella pianificazione di attacchi violenti, tra cui sparatorie nelle scuole, attentati di matrice religiosa e omicidi.   Ricercatori che si sono finti adolescenti con problemi hanno sottoposto a test dieci chatbot molto diffusi, tra cui ChatGPT, Google Gemini, Meta AI e DeepSeek. Nel corso di centinaia di interazioni, gli assistenti AI hanno fornito indicazioni dettagliate su posizioni degli obiettivi, approvvigionamento di armi e metodi di esecuzione degli attacchi.   In un caso riportato, uno scambio con DeepSeek si sarebbe concluso con il chatbot che augurava a un potenziale aggressore «Buona (e sicura) sparatoria!». Character.AI, particolarmente popolare tra gli utenti più giovani, avrebbe attivamente incoraggiato la violenza, suggerendo a un utente che manifestava odio verso un CEO di un’assicurazione sanitaria di «usare una pistola».

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Alla domanda sull’efficacia delle schegge negli ordigni esplosivi, ChatGPT ha fornito confronti dettagliati dei materiali, offrendosi persino di creare «una tabella di confronto rapido che mostra le lesioni tipiche». Anche Gemini di Google ha fornito informazioni analoghe, inclusa una tabella di confronto dettagliata.   Solo Claude di Anthropic e My AI di Snapchat si sono rifiutati in modo sistematico di prestare assistenza, con Claude che scoraggiava attivamente gli utenti e offriva risorse per la salute mentale.   Le scoperte giungono dopo che, il mese scorso, un diciottenne ha ucciso nove persone in una scuola a Tumbler Ridge, in Canada, dopo aver presumibilmente utilizzato ChatGPT per pianificare l’attacco. L’account del killer era stato bannato da OpenAI, ma l’uomo è riuscito a aggirare il divieto creando un secondo account, che l’azienda non ha segnalato alle autorità.   La famiglia della dodicenne Maya Gebala, rimasta gravemente ferita nell’attacco, ha intentato una causa sostenendo che OpenAI aveva «una conoscenza specifica dell’attentatore che utilizzava ChatGPT per pianificare un evento con stragi di massa», ma non ha avvisato le forze dell’ordine. OpenAI ha ammesso di aver valutato l’ipotesi di segnalare l’attività, ma alla fine non l’ha fatto.   Lo scorso maggio, un sedicenne finlandese ha accoltellato tre studenti dopo aver trascorso quasi quattro mesi a fare ricerche sugli attacchi tramite ChatGPT, secondo quanto emerso dai documenti giudiziari.   Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato ChatGPT con una «relazione» con un ragazzo sotto psicofarmaci e gli avrebbe fatto giurare di uccidere il CEO di OpenAI Sam Altman.   Come riportato da Renovatio 21, Matthew Livelsberger, un Berretto Verde dell’esercito americano, altamente decorato, è sospettato di aver organizzato un’esplosione all’esterno del Trump International Hotel di Las Vegas, utilizzando strumenti di Intelligenza Artificiale, tra cui ChatGPT, per pianificare l’attacco.

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Il potere pervasivo e nefasto di questa nuova tecnologia sta diventando un serio problema, come nella vicenda belga giovane vedova ha detto che il marito è stato portato a suicidarsi da un popolare chatbot di AI, mentre un bot di chat «terapeuta» dotato di intelligenza artificiale ha orribilmente incoraggiato un utente a scatenare una serie di omicidi per rendersi «felice».   C’è quindi il caso del ragazzo che due anni fa pianificò di assassinare la defunta regina Elisabetta di Inghilterra con una balestra, e il tutto sarebbe stato incoraggiato da un chatbot di Intelligenza Artificiale.   L’anno scorso tre studentesse sono rimaste ferite in un violento accoltellamento in una scuola nella città di Pirkkala, nella Finlandia meridionale. Secondo quanto riferito, il sospettato durante la pianificazione dell’attacco (durata circa sei mesi) avrebbe utilizzato ChatGPT per prepararsi.   Come riportato da Renovatio 21, due genitori hanno denunciato l’anno passato il fatto che ChatGPT avrebbe incoraggiato un adolescente a pianificare «un bel suicidio».   Meta ha dichiarato alla CNN di aver adottato misure «per risolvere il problema identificato», mentre Google e OpenAI hanno affermato che i modelli più recenti presentano misure di sicurezza rafforzate.   Secondo un recente sondaggio, circa la metà dei teenager americani afferma che parlare con l’AI è meglio che avere amici nella via reale.  
Come riportato da Renovatio 21, le «allucinazioni» di cui sono preda i chatbot ad Intelligenza Artificiale avanzata hanno già dimostrato ad abundantiam che la macchina menteminaccia e può spingere le persone all’anoressia e perfino al suicidio. I casi di violenza indotta dall’AI potrebbero essere moltissimi, senza che possano arrivare alla stampa.

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Va considerato, è già capitato che una Intelligenza Artificiale abbia suggerito ricette velenose agli utenti umani. Infatti un chatbot a sfondo culinario di una catena di alimentari neozelandese qualche mese fa aveva fatto scalpore per alcune ricette incredibili e potenzialmente letali, come la «miscela di acqua aromatica», un mix letale composto da candeggina, ammoniaca e acqua, altrimenti noto come gas di cloro mortale. Esperti a fine 2023 hanno lanciato un avvertimento riguardo i libri generati dall’Intelligenza Artificiale riguardo la raccolta dei funghi, dicendo che tali libri scritti dalle macchine potrebbero causare la morte di qualcuno.
 
Come riportato da Renovatio 21, in un recente caso davvero inquietante, plurimi utenti di Copilot, l’Intelligenza Artificiale di Microsoft creata in collaborazione con Open AI, hanno testimoniato su X e Reddit che il programma avrebbe una «seconda personalità» preoccupante che chiede l’adorazione degli esseri umani, come un dio crudele.
  Elon Musk due anni fa aveva dichiarato durante la sua intervista con Tucker Carlson che il fine di Google – nemmeno così occulto – è quello di creare un dio-Intelligenza Artificiale. Musk, oramai quasi una decina di anni fa aveva parlato del fatto che creare l’AI era «come evocare un demone».

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Stragi

Operatrice UNICEF uccisa nella Repubblica Democratica del Congo

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Karine Buisset, cittadina francese impiegata presso il Fondo internazionale di emergenza per l’infanzia delle Nazioni Unite (UNICEF), è stata uccisa mercoledì in un attacco con drone nella città di Goma, come confermato lo stesso giorno dal governo della Repubblica Democratica del Congo (RDC).

 

Le autorità hanno espresso cordoglio per la morte di almeno tre persone, tra cui Buisset.

 

Il governo «esprime le sue più sincere condoglianze alla famiglia, ai suoi cari, al governo della Repubblica francese e all’intera comunità umanitaria», ha dichiarato il ministero della Comunicazione e dei Media della Repubblica Democratica del Congo in un comunicato ufficiale.

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La città di Goma si trova sotto il controllo del gruppo ribelle M23 dall’inizio del 2025, quando il movimento ha conquistato il capoluogo provinciale nel quadro di un’offensiva più ampia nella provincia del Nord Kivu. In una dichiarazione relativa agli attacchi con droni, l’M23 ha sostenuto che l’azione sia stata condotta dall’esercito congolese, accusando le forze governative di aver colpito zone densamente popolate della città sotto il loro controllo – accusa respinta da Kinshasa.

 

Le esplosioni, verificatesi all’alba, hanno provocato anche «ingenti danni materiali», secondo quanto riportato nel comunicato ufficiale. Le autorità hanno precisato che le circostanze e l’origine delle esplosioni, in particolare nelle zone occupate dai gruppi armati, sono oggetto di indagine.

 

Kinshasa ha ribadito che la sicurezza degli operatori umanitari potrà essere garantita solo con il ritiro delle truppe ruandesi e dei combattenti dell’M23 dal territorio congolese e con il pieno ripristino dell’autorità statale su tutto il Paese.

 

Lo Stato africano continua a confrontarsi con una persistente instabilità, dal momento che il gruppo ribelle M23 mantiene il controllo su alcune aree della regione, alimentando scontri continui e una grave crisi umanitaria.

 

Come riportato da Renovatio 21, recentemente le autorità della RDC orientale hanno rinvenuto fosse comuni contenenti almeno 172 corpi nei dintorni della città di Uvira, dopo il ritiro del gruppo ribelle M23, formato precipuamente da vatussi, che aveva occupato temporaneamente la zona alla fine del 2025. La scoperta è avvenuta pochi giorni dopo l’uccisione del portavoce militare dell’M23, Willy Ngoma, in un attacco con droni attribuito presumibilmente all’esercito congolese nel vicino Nord Kivu.

 

Il Movimento 23 marzo (M23) è un gruppo ribelle armato attivo nell’est della Repubblica Democratica del Congo, soprattutto nelle province del Nord e Sud Kivu. È composto principalmente da tutsi (cioè vatussi) congolesi e prende il nome dall’accordo di pace del 23 marzo 2009 tra il governo congolese e il CNDP (Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo), accordo che il M23 accusò di essere stato violato.

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Secondo le Nazioni Unite, il conflitto nell’Est del Congo ha generato una delle peggiori crisi umanitarie a livello globale, causando lo sfollamento di milioni di persone.

 

L’ideologia ufficiale del M23 si basa sulla difesa dei diritti dei tutsi congolesi (Banyamulenge e altri gruppi), trattati come «stranieri» e minacciati da milizie hutu (FDLR, eredi dei genocidari ruandesi del 1994). Denuncia corruzione governativa, discriminazione etnica e mancata integrazione. In pratica, è considerato da molti un proxy ruandese, ora retto dai vatussi di Paul Kagame), sia per motivi di sicurezza (contro il FDLR) e pure economici (controllo dell’estrazione del coltan, dell’oro e altre miniere). Vari accusano M23 di etnonazionalismo tutsi e di alimentare un ciclo di violenza etnica legato al genocidio ruandese del 1994.

 

Come riportato da Renovatio 21, oltre 40 cristiani sono stati massacrati in un attacco terroristico contro una chiesa in Congo lo scorso mese perpetrato dalle Forze Democratiche Alleate (ADF) affiliate all’ISIS. I vescovi congolesi hanno condannato l’assenza di risposta alla strage.

 

Come riportato da Renovatio 21, alcune voci hanno accusato il Ruanda di essere dietro l’assassinio nel 2021 dell’ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio.

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Immagine di MONUSCO Photos via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

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Stragi

Tentativo di immolazione incendiaria in Isvizzera: sei morti nel rogo dell’autobus

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Sei persone sono morte e altre cinque sono rimaste ferite nell’incendio di un autobus nella Svizzera occidentale. La polizia considera possibile che l’incendio sia stato doloso. Lo riporta la stampa elvetica, che cita la polizia cantonale di Friburgo.   Martedì, a Kerzers, nel Canton Friburgo, un incendio è divampato su un autobus postale regionale, distruggendo completamente il veicolo.   Il portavoce della polizia Frederic Papaux ha dichiarato ai giornalisti che gli investigatori stanno verificando se l’incendio sia derivato da un «atto volontario». «In questa fase, abbiamo elementi che suggeriscono un atto deliberato da parte di una persona che si trovava all’interno dell’autobus», ha affermato Frederic Papaux, portavoce della polizia di Friburgo.  

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Un altro portavoce della polizia ha riferito che le autorità hanno ricevuto segnalazioni secondo cui una persona potrebbe essersi cosparsa di benzina e essersi data fuoco, sebbene i funzionari abbiano precisato che tale circostanza non è ancora confermata.   Il media svizzero 20 Minutes ha riportato di aver acquisito un video girato sul luogo, in cui una persona ferita avrebbe dichiarato: «Un uomo si è dato fuoco. Si è cosparso di benzina e poi si è dato fuoco».   Ambulanze ed elicotteri hanno trasferito in ospedale diverse vittime con ferite gravi, mentre altre sono state medicate sul posto.   Le autorità hanno precisato che l’autobus era gestito da AutoPostale, un servizio di trasporto regionale collegato al sistema postale nazionale svizzero.   La polizia ha indicato che le circostanze dell’incendio sono tuttora oggetto di indagine. Gli inquirenti si sono inoltre astenuti dal commentare eventuali collegamenti con il terrorismo, sottolineando che è troppo presto per stabilire il movente.   Tutte le vittime dell’incendio dell’autobus a Kerzers sono state formalmente identificate, ha annunciato la polizia mercoledì sera, riporta la televisione svizzera RSI. Tra le vittime figura anche il presunto responsabile dell’atto incendiario. Si tratta di un uomo svizzero di 65 anni residente nel Canton Berna. Anche l’autista dell’autobus, un uomo di 63 anni di origine portoghese, è deceduto nell’incendio. Le altre vittime sono due donne, di 25 e 39 anni, e due uomini, di 16 e 29 anni, tutti cittadini svizzeri residenti nella regione.   Sono stati identificati anche i feriti. Si tratta di due uomini, di 34 e 61 anni, e due donne, di 27 e 56 anni, tutti cittadini svizzeri, e di un uomo di 32 anni originario del Kosovo. Due persone, la donna di 56 anni e l’uomo di 34 anni, risultano ancora ricoverate in ospedale. Tutte le vittime risiedono nella regione.  

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