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Il vaccino Dengvaxia ha richiesto vent’anni ed è stato un disastro: cosa accadrà affrettando i tempi per il vaccino contro il COVID-19?

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Renovatio 21 traduce e ripubblica questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

Renovatio 21 offre la traduzione di questo pezzo di CHD per dare una informazione a 360º.  Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

Editoriale di Lyn Redwood, Presidente, Children’s Health Defense

Lo sviluppo dei vaccini è un argomento che è sulla bocca di tutti mentre il mondo è alle prese con i sistemi per proteggere la nostra salute e la salute dei nostri cari dal Coronavirus. Il team di Children’s Health Defense ha deciso di scrivere un articolo sulla febbre dengue perché una parte importante del corpus di conoscenze della medicina deriva dall’opportunità di imparare dagli errori del passato.

 

La febbre dengue è una malattia comune in oltre 120 paesi e, come il Coronavirus, è stata per molti anni l’obiettivo di un vaccino. Lo sviluppo e il brevetto del vaccino Dengvaxia di Sanofi hanno richiesto oltre vent’anni e 1,5 miliardi di dollari. Ma lo sviluppo del vaccino si è rivelato difficile. Gli anticorpi del vaccino contro la dengue possono anche aggravare l’infezione, specialmente nei neonati e nei bambini che non sono mai stati esposti al virus. Infatti, il virus può utilizzare gli anticorpi creati dal vaccino per diffondersi in tutto il corpo. Quindi un’infezione di dengue – quando il sangue contiene già anticorpi – può effettivamente agevolare la malattia portando a complicanze mortali.

Gli anticorpi del vaccino contro la dengue possono anche aggravare l’infezione, specialmente nei neonati e nei bambini che non sono mai stati esposti al virus: infatti, il virus può utilizzare gli anticorpi creati dal vaccino per diffondersi in tutto il corpo

 

Nonostante i test clinici su Dengvaxia effettuati da Sanofi su oltre 30.000 bambini in tutto il mondo e i risultati pubblicati sul prestigioso New England Journal of Medicine, ci sono stati seri problemi. Secondo gli epidemiologi che hanno esaminato i dati, gli studi erano costellati di «piccole imprecisioni, dati mancanti e rischi non calcolati”.

 

In quei rapporti clinici erano contenute segnalazioni relative alla sicurezza, in particolare riferite a un aumento della malattie, ma sia la compagnia sia l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) decisero di chiudere gli occhi e minimizzare, definendola una «possibilità teorica”. Dengvaxia è stato successivamente somministrato a migliaia di bambini nelle Filippine. Lo scorso anno è stato riportato che i decessi di circa 600 bambini che avevano ricevuto il vaccino sono oggetto di inchiesta da parte della Procura. Il vaccino è stato ufficialmente vietato nel paese.

 

Quello che è veramente preoccupante è che, dopo i danni e decessi causati da Dengvaxia nelle Filippine, la FDA ha approvato il vaccino negli USA e, come riporta un comunicato stampa del 1 maggio 2019, l’agenzia ha garantito l’applicazione della Revisione Prioritaria in un programma nato per incoraggiare lo sviluppo di nuovi farmaci e terapie per la prevenzione e la cura di alcune malattie tropicali. Tali azioni da parte della FDA sollevano serie domande sulla sicurezza, non solo per il vaccino Dengue, ma per i futuri vaccini in via di sviluppo.

 

Le domande sulla sicurezza dei vaccini sono di fondamentale importanza poiché ricerche passate hanno documentato le stesse preoccupazioni per il peggioramento delle malattie con i vaccini contro il Coronavirus. Il Dr. Peter Hotez, Decano della National School of Tropical Medicine del Baylor College of Medicine ha lavorato su un vaccino per il Coronavirus nel 2016 che ha interrotto poco prima dello sviluppo commerciale.

 

Le domande sulla sicurezza dei vaccini sono di fondamentale importanza poiché ricerche passate hanno documentato le stesse preoccupazioni per il peggioramento delle malattie con i vaccini contro il Coronavirus

Nonostante abbia «provato di tutto»per ottenere finanziamenti per effettuare gli studi clinici per il suo vaccino, Hotez ha detto a un comitato congressuale degli Stati Uniti (il 5 marzo) che i vaccini contro il Coronavirus sono scientificamente difficili e presentano un potenziale problema di sicurezza, lo stesso che si presenta con la reazione immunitaria che ha causato la morte dei bambini che hanno ricevuto il vaccino contro la dengue. Quando Hotez osservò questa risposta immunitaria al Coronavirus nei suoi animali da laboratorio, pensò: «Oh mio Dio, questo sarà un problema».

 

Come possiamo essere sicuri che la fretta di creare un vaccino contro il Coronavirus non produrrà un altro disastro come il vaccino contro la dengue? Purtroppo, almeno fino ad ora, ci sono poche garanzie che non accadrà più. Una delle questioni che devono essere affrontate sono i conflitti di interesse inerenti a un sistema che consente agli stessi enti governativi (HHS, NIH, FDA e CDC) di percepire le royalties dei brevetti dei vaccini in qualità di responsabili della ricerca, dell’approvazione, delle raccomandazioni per l’uso, dei controlli di sicurezza e del risarcimento per le lesioni.

 

Quando si è scoperto che le automobili presentavano difetti fatali e prevenibili, il libro scritto dal difensore dei consumatori Ralph Nader, Unsafe at Any Speed, ha portato ad audizioni al Congresso e, alla fine, alla creazione di un’agenzia indipendente per la sicurezza e la vigilanza. Per garantire che la sicurezza del vaccino diventi una priorità, dobbiamo fare un passo indietro e rivedere ogni fase del processo di sviluppo, revisione, approvazione, controllo della sicurezza e compensazione.

 

È tempo che il presidente Trump rinnovi il suo piano per creare una commissione per la sicurezza dei vaccini che assicuri che il processo abbia una revisione condotta da un team di controllo multidisciplinare e indipendente prima dell’approvazione di un vaccino contro il Coronavirus.

 

 

Il vaccino Dengvaxia ha richiesto vent’anni ed è stato un disastro: Cosa accadrà affrettando i tempi per il vaccino contro il COVID-19?

 

A cura di Children’s Health Defense

 

Per diverse settimane, il dottor Anthony Fauci e Bill Gates hanno parlato senza sosta di un vaccino contro il COVID-19, cercando di concentrare l’attenzione del mondo su un intervento medico che lo stesso Gates ammette essere abbastanza rischioso da richiedere una immunità contro azioni legali. I due stanno lanciando un vaccino contro il COVID-19 – che, ipotizzano, potrebbe essere pronto in appena 18 mesi – e rappresenterà un passaporto per un ritorno alla «normalità».

 

La mossa dei due leader sembra avere l’effetto opposto tra le persone abbastanza informate da capire che le  organizzazioni, i finanziamenti e i piani di FauciGates stanno guidando la corsa per un vaccino e, contemporaneamente, rimanere immuni da ogni responsabilità. Altri americani potrebbero essere troppo distratti dal blocco storico senza precedenti, tuttavia, per riflettere sui problemi di sicurezza sollevati da un potenziale vaccino per il COVID-19.

 

Si consiglia agli americani di rivisitare un racconto cautelativo su virus e vaccini che ha catturato brevemente l’attenzione un anno fa. Nell’aprile 2019, la Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti ha approvato il vaccino Dengvaxia di Sanofi Pasteur, unendosi ad altri 19 paesi nel garantire l’approvazione normativa al primo vaccino al mondo contro la dengue.

 

La FDA ha dato il via libera non molto tempo dopo che le Filippine, il primo paese a estendere ampiamente il vaccino, avevano assistito a centinaia di ricoveri ospedalieri e morti in bambini di 9-16 anni, che rappresentano un chiaro segnale di sicurezza.

Il crollo di Dengvaxia è stato così drammatico che ha persino scavalcato le consuete polemiche sui problemi della sicurezza dei vaccini nei media statunitensi

 

Il crollo di Dengvaxia è stato così drammatico che ha persino scavalcato le consuete polemiche sui problemi della sicurezza dei vaccini nei media statunitensi. Come sintetizzato dalla National Public Radio (NPR), il programma di vaccinazione massiva contro la dengue delle Filippine – attuato con «indebita fretta» – non ha solo ucciso bambini ma ha provocato proteste, indagini penali, accuse, revoca della licenza del vaccino nel paese e un crollo di fiducia da parte dei genitori nella sicurezza dei vaccini dall’82% al 21%.

 

 

Vaccini virali e «potenziamento della malattia»

Dato che circa il 40% della popolazione mondiale è a rischio di infezione da dengue trasmessa dalle zanzare, non sorprende che l’industria farmaceutica abbia un vaccino contro la dengue nella sua lista da decenni.

 

Esistono quattro tipi di virus dengue che possono scatenare l’infezione, sebbene con una traiettoria altamente variabile che spazia dall’infezione asintomatica alla «malattia febbrile lieve e non specifica» (che rappresentano insieme circa il 75% dei casi) alla «febbre dengue classica» e, in un sottoinsieme “occasionale”, esiti più gravi come perdite plasmatiche, sanguinamento, shock o morte. Nei bambini, gli esperti ritengono che la maggior parte delle infezioni da dengue siano subcliniche.

 

I ricercatori osservano che i fattori immunitari ambientali e dell’ospite svolgono un ruolo significativo nel modellare sia la suscettibilità che i risultati.

 

Nel 2018, il Comitato consultivo globale dell’OMS sulla sicurezza dei vaccini ha esaminato alcune delle morti associate al Dengvaxia ma ha dichiarato che non era in grado di determinare se il vaccino fosse causalmente correlato al «potenziamento della malattia»

L’infezione naturale con un tipo di virus dengue fornisce una protezione duratura contro lo stesso tipo, ma solo una protezione a breve termine contro le altre tre varietà. Il risultato irritante è che, in alcuni individui, la successiva infezione con un diverso virus dengue può aumentare il rischio di esiti gravi, un fenomeno noto come «potenziamento della malattia».

 

In una recensione del 2018, i ricercatori hanno elencato i rapporti di «malattia potenziata» derivante da influenza, virus respiratorio sinciziale (RSV), Zika, virus West Nile, dengue e Coronavirus – e hanno sottolineato che l’infezione o la vaccinazione potrebbero produrre questa risposta.

 

Nel 2018, il Comitato consultivo globale dell’OMS sulla sicurezza dei vaccini ha esaminato alcune delle morti associate al Dengvaxia ma ha dichiarato che non era in grado di determinare se il vaccino fosse causalmente correlato al «potenziamento della malattia». Questa disastrosa conclusione arriva dopo decenni di prove che dimostrano che alcuni vaccini virali sono in grado di «sovvertire» il sistema immunitario e provocare «malattie potenziate». Dubitiamo che l’OMS o Sanofi non siano a conoscenza di questo fenomeno, che numerose pubblicazioni riconoscono come un «grande ostacolo» allo sviluppo di vaccini sicuri contro la dengue e altri virus. Dopo i problemi nelle Filippine, tuttavia, il direttore medico globale di Sanofi affermò che «col senno di poi… Sanofi non farebbe niente di diverso».

 

Un esperto di dengue che sviluppa vaccini per le forze armate statunitensi ha avvisato in anticipo sui rischi di Dengvaxia, mettendo in guardia, inutilmente, che il vaccino somministrato a bambini tra i 9 e i 16 anni «sieronegativi» o che non erano mai stati prima esposti alla dengue poteva far aumentare in modo significativo il rischio di malattia grave durante la vita se esposti successivamente al virus dengue. (Circa il 21% dei vaccinati era sieronegativo.)

Perché questo consulente per i vaccini a pagamento  di Takeda, Merck, Sanofi Pasteur e SmithKlineBeecham  ha espresso queste preoccupazioni e condannato le istituzioni sanitarie internazionali per aver fornito spiegazioni non etiche, non scientifiche e «contorte»?

 

Perché questo addetto ai lavori –che è stato consulente per i vaccini a pagamento contro la dengue di Takeda, Merck, Sanofi Pasteur e SmithKlineBeecham – ha espresso queste preoccupazioni e condannato le istituzioni sanitarie internazionali per aver fornito spiegazioni non etiche, non scientifiche e «contorte» che «non riescono a identificare gli effetti» della malattia da dengue nei soggetti vaccinati come eventi avversi gravi»?

 

Come ha sottolineato in numerose lettere e articoli, la possibilità che la dengue venisse potenziata dal vaccino era evidente negli studi clinici di Dengvaxia, ma sia Sanofi sia l’OMS hanno scelto di ignorare le prove.

 

Più tardi- un anno e mezzo dopo il lancio della disastrosa campagna di vaccinazione delle Filippine – Sanofi annunciò che «nuove informazioni» stavano spingendo l’azienda a dichiarare che «la vaccinazione non dovrebbe essere raccomandata» per gli individui sieronegativi di qualsiasi età. Riproporre Dengvaxia come vaccino solo per le persone che hanno avuto almeno un attacco di dengue confermato da test di laboratorio è più facile a dirsi che a farsi poiché molte infezioni lievi di dengue non vengono diagnosticate né documentate.

 

 

La distribuzione del vaccino dengue

Lo sviluppo del vaccino per la Dengue è stato caratterizzato da un forte coinvolgimento dell’industria a scopo di lucro. Inoltre, abbiamo osservato «un’ampia partecipazione e comproprietà» da parte delle istituzioni governative statunitensi

Sanofi, con riluttanza, ha corretto le sue raccomandazioni per somministrare il vaccino Dengvaxia solo agli individui che avevano già contratto l’infezione in passato, il che «lascia insoddisfatto un bisogno fondamentale» che altri produttori di vaccini non vedono l’ora di sfruttare a proprio vantaggio.

 

Sebbene la formulazione di Sanofi – il cui sviluppo ha richiesto due decenni e due miliardi di dollari – sia il primo vaccino contro la dengue mai uscito dalla linea di produzione per l’immissione sul mercato, altri due vaccini (TAK-003 e Butantan-DV) sono attualmente alle ultime fasi degli studi clinici in Asia/America Latina e Brasile, rispettivamente.

 

Lo sviluppo del vaccino per la Dengue è stato caratterizzato da un forte coinvolgimento dell’industria a scopo di lucro. Inoltre, abbiamo osservato «un’ampia partecipazione e comproprietà» da parte delle istituzioni governative statunitensi nella ricerca e nello sviluppo di vaccini contro la dengue, anche se la malattia da dengue rappresenta una minaccia minima per il continente americano.

 

Con aree endemiche limitate a Puerto Rico e alcuni territori e protettorati offshore, l’HHS, l’agenzia di riferimento per il National Institutes of Health (NIH), l’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive (NIAID) di Fauci, il CDC e la FDA— possiede 65 brevetti relativi al vaccino contro la dengue, facendo impallidire Sanofi con 19 brevetti, GlaxoSmithKline con 12 e Merck con soli 4 brevetti. Tutte le compagnie private coinvolte nello sviluppo di vaccini contro la dengue condividono i brevetti con le agenzie governative statunitensi; nel frattempo, sono state depositate pochissime domande di brevetto nei paesi in via di sviluppo.

 

Analisi preliminari dei risultati della sperimentazione clinica suggeriscono che TAK-003 potrebbe causare problemi simili a quelli di Dengvaxia, fornendo «una protezione squilibrata tra i quattro tipi di dengue» che potrebbe «aumentare il rischio di malattie gravi dopo l’esposizione a un secondo tipo di virus»

Gli scienziati della CDC hanno progettato e prodotto il vaccino TAK-003 e poi lo hanno concesso in licenza alla giapponese Takeda Pharmaceutical Company, il maggiore colosso farmaceutico asiatico.

 

Tuttavia, analisi preliminari dei risultati della sperimentazione clinica suggeriscono che TAK-003 potrebbe causare problemi simili a quelli di Dengvaxia, fornendo «una protezione squilibrata tra i quattro tipi di dengue» che potrebbe «aumentare il rischio di malattie gravi dopo l’esposizione a un secondo tipo di virus». Takeda intende comunque richiedere l’approvazione nei focolai della dengue.

 

Alcuni esperti stanno scommettendo sul terzo candidato, Butantan-DV, sviluppato nientemeno che dal NIAID. Il NIAID ha finanziato gli studi clinici Butantan-DV in Brasile dal 2013, concedendo in licenza la sua tecnologia di vaccino al Butantan Institute del Brasile e lanciando gli studi più recenti nel 2016.

 

Non contenti di manovrare i fili, NIH e NIAID hanno fatto del loro meglio per richiamare l’attenzione sul loro ruolo nello sviluppo del vaccino; le pubblicazioni che presentano risultati di studi clinici riportano titoli che si riferiscono al «vaccino tetravalente contro la dengue del National Institute of Allergy and Diseases» e al «vaccino contro la dengue del National Institutes of Health». Negli studi pubblicati fino ad oggi, i ricercatori hanno monitorato le reazioni avverse per 21 giorni.

 

 

Zanzara versus iniezione

L’esperienza di Dengvaxia – che provoca una risposta immunitaria distorta e maggiori rischi – solleva interrogativi «applicabili a tutti i candidati vaccini contro la dengue» e una serie di vaccini contro altri virus.

«Il fiasco nelle Filippine offre una lezione chiave per governi e produttori quando si tratta di approvare e vendere nuovi vaccini: rallentare»

 

Una considerazione raramente discussa riguarda le «notevoli differenze tra un [virus dengue] di tipo selvaggio trasmesso da una puntura di zanzara rispetto ad un vaccino somministrato con una siringa», che ha il potenziale per suscitare diverse risposte immunitarie. Invece di constatare i rischi potenzialmente invincibili di questi vaccini, perché non concentrarsi sulla formazione degli operatori sanitari nella fornitura di cure di supporto note per essere «molto efficaci quando fornite da professionisti esperti»?

 

Anche nei casi di dengue più gravi, caratterizzati da permeabilità vascolare e perdita di liquidi, i professionisti che «accuratamente e rapidamente» sostituiscono i liquidi possono stabilizzare le condizioni dei pazienti – «e in modo piuttosto veloce» – con il risultato che «il fenomeno della permeabilità vascolare scompare nell’immediato». Inoltre, promettenti strade per la ricerca potrebbero includere lo studio dei fattori ambientali e del sistema immunitario associati alla minoranza di casi che comportano esiti di dengue più gravi.

«La malattia potenziata da Dengvaxia ha creato un enorme dilemma etico per la comunità dei vaccini, una persistente crisi nella gestione della salute pubblica e un incubo legale. I vaccini non dovrebbero danneggiare i destinatari, direttamente o indirettamente. L’OMS e i produttori devono fornire al cliente un prodotto sicuro»

 

Con il danno da vaccino che si verifica in associazione con molti diversi vaccini, non è chiaro perché così tanti individui e organizzazioni siano saliti sul carro anti-Dengvaxia lo scorso anno, ma — con un vaccino COVID-19 progettato in fretta e furia — valga la pena prestare attenzione ai loro moniti.

 

Come nota NPR, «il fiasco nelle Filippine offre una lezione chiave per governi e produttori quando si tratta di approvare e vendere nuovi vaccini: rallentare». L’esperto di dengue che ha giustamente avvertito dei pericoli di Dengvaxia ha affermato:

 

«La malattia potenziata da Dengvaxia ha creato un enorme dilemma etico per la comunità dei vaccini, una persistente crisi nella gestione della salute pubblica e un incubo legale. I vaccini non dovrebbero danneggiare i destinatari, direttamente o indirettamente. L’OMS e i produttori devono fornire al cliente un prodotto sicuro».

 

 

Children’s Health Defense

 

 

Traduzione di Alessandra Boni

 

© 23 aprile 2020, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

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Big Pharma

Dirigenti di Big Pharma: «I bambini non dovrebbero farsi vaccinare contro il COVID a causa di ripercussioni sconosciute». Video con telecamera nascosta

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Due funzionari di Johnson & Johnson hanno ammesso a Project Veritas in un video sotto copertura che i bambini non dovrebbero assumere il vaccino COVID in parte a causa dei suoi potenziali effetti collaterali a lungo termine.

 

Project Veritas, un progetto di giornalismo di inchiesta che si serve di telecamere nascoste, ha mostrato un filmato in cui due dirigenti di Johnson & Johnson ammettono che i bambini non hanno bisogno del loro vaccino.

 

«È un bambino, non sai cosa potrebbe succedere. Non qualcosa di così sconosciuto in termini di ripercussione successive, no?» afferma uno dei due dipendenti del colosso farmaceutico.

 

«È un bambino, un fottuto bambino, ok? Non dovrebbero fare il vaccino a un fottuto vaccino!».

 

 

L’altro dipendente, uno scienziato ammette pure che «non farebbe molta differenza» in termini di mitigazione della pandemia se i bambini non fossero vaccinati per il COVID.

 

Lo scienziato ad un certo punto arriva a suggerire che nessuno dovrebbe fare il vaccino di COVID del suo datore di lavoro.

 

«Non fare il vaccino Johnson & Johnson [COVID]…  però io non te l’ho detto».

 

 

 

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Big Pharma

Terza dose contro il parere scientifico. Per il CEO di Pfizer è «un’ottima decisione»

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Il CEO di Pfizer Albert Bourla ha elogiato il direttore dell’ente americano per il controllo delle epidemie (CDC), la dottoressa Rochelle Walensky, per aver approvato le iniezioni di richiamo del vaccino COVID in contrasto le raccomandazioni di due importanti comitati consultivi scientifici.

 

Boula ha definito la mossa della Walensky come «un’ottima decisione».

 

«In fondo, penso che la decisione che hanno preso sia molto buona e non vediamo l’ora di poter vaccinare tutte queste persone meravigliose in modo da poter porre fine a questa pandemia», ha detto Bourla al canale ABC.

 

Gli è stato dunque chiesto della questione della priorità alla somministrazione di vaccini alle persone con dosi iniziali piuttosto che a quelle a cui andrebbe somministrato il richiamo.

 

«Penso che non sia nemmeno la cosa giusta cercare di risolverlo con un “o” quando puoi risolverlo con un “e”… Non è che dobbiamo somministrare solo dosi di richiamo o somministrare solo dosi primarie ad altre persone. Penso che la risposta dovrebbe essere: diamo entrambi».

 

Cioè, più vaccini Pfizer per tutti.

 

Il direttore CDC Walensky aveva annullato l’Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP) della sua agenzia sulle dosi di richiamo, che aveva votato contro la somministrazione di dosi di richiamo

«Penso che non sia giusto decidere se approvare o meno le terze dosi in base ad altri criteri diversi dalla necessità delle terze dosi», ha aggiunto Bourla.

 

Venerdì, la Walensky aveva annullato l’Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP) della sua agenzia sulle dosi di richiamo, che aveva votato contro la somministrazione di dosi di richiamo ai lavoratori più giovani a rischio.

 

«Sono sorpresa che la dottoressa Walensky abbia annullato uno dei quattro voti dell’ACIP oggi, e credo che lo saranno anche altri», ha dichiarato al New York Times la dottoressa Yvonne Maldonado, esperta di malattie infettive del comitato .

 

La Walensky ha anche snobbato la raccomandazione del comitato consultivo sui vaccini e sui prodotti biologici correlati della Food and Drug Administration (FDA), che ha votato 16-2 per non sostenere il programma di iniezione delle dosi di richiamo di Biden tranne che per gli individui più a rischio di età superiore ai 65 anni.

 

La decisione della terza  dose nel Bel Paese non ha seguito gli  iter di discussione sopracitati; soprattutto, pare che nessuno, nel CTS o nei partiti di governo e opposizione, abbia preso nota del fatto che vi sono autorità scientifiche americane (il Paese di provenienza del vaccino…) che si stanno opponendo alla terza dose.

Si prevede che Pfizer guadagnerà circa 26 miliardi di dollari dalla distribuzione delle dosi suppletive nei soli Stati Uniti.

 

Questa cifra potrebbe salire ora che il capo del CDC Walensky è andata contro i pareri scientifici approvando i vaccini di richiamo dell’azienda farmaceutica.

 

Pareri scientifici che, se qualcuno non lo ha notato, in Italia non sono stati minimamente presi in considerazione.

 

La decisione della terza  dose nel Bel Paese non ha seguito gli  iter di discussione sopracitati; soprattutto, pare che nessuno, nel CTS o nei partiti di governo e opposizione, abbia preso nota del fatto che vi sono autorità scientifiche americane (il Paese di provenienza del vaccino…) che si stanno opponendo alla terza dose.

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Vaccini, esperimenti umani e Big Pharma: il romanzo profetico di Le Carré

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La notizia c’è, eccome: l’Intitute Hospitalo-Universitaire Méditerranée Infection di Marsiglia ha pregato il professor Didier Raoult di accomodarsi all’uscita. In altre parole: un importante istituto universitario francese di medicina mette alla porta il suo direttore, il quale, dettaglio non trascurabile, è uno dei microbiologi e virologi più importanti su scala globale.

 

Oppure bisogna dire che la notizia ci sarebbe, ma non vale più di venti righe in cronaca? Sorge questo dubbio dato che per il mondo dell’informazione mainstream sembra non sia accaduto nulla o, addirittura, che tutto stia procedendo come deve procedere anche se con qualche fastidioso fisiologico sussulto.

 

O, ancora, la notizia non c’è proprio? E forse per la vulgata vaccinista planetaria è davvero così, poiché il professor Raoult, pioniere della cura anti-COVID tramite idrossiclorochina, critico delle misure restrittive in atto nella Francia vaccinista e vaccinata, allergico al potere delle case farmaceutiche, non poteva sperare in altro epilogo della sua carriera. «Il suo profilo – ci informano le autorità competenti – non è più compatibile con le sue funzioni per le sue prese di posizione sul COVID-19». 

 

Per quanto mi riguarda, ritengo che la notizia sia talmente grossa che nessun aspirante collega potrebbe negarla senza essere bocciato da un’onesta commissione d’esame di giornalismo. Ma, oggi più che mai, anche questo mestiere è costretto a vivere di paradosso e, se uno lo vuole fare bene e con coscienza, deve andare a caccia di non-notizie, di fatti che il potere vuole occultare all’intelligenza ancora in piedi tra le rovine.

 

Da questo punto di vista, il licenziamento del professor Raoult può essere considerato un caso di scuola poiché riassume tre elementi fondanti del totalitarismo sorto sulla narrazione di una pandemia quanto meno anomala: l’arbitrio assoluto del potere, la compiuta deriva religiosa della scienza, il denaro necessario a sostenere l’uno e l’altra. Tutto questo va poi collocato dentro al delirio di onnipotenza tecnologico e informatico, ma questo è un capitolo ulteriore che affronteremo in un altro momento.

 

L’impudica irruzione di potere, scientismo e denaro nella vicenda di un uomo che ha cercato di fare il suo lavoro di medico e ricercatore mi ha convinto definitivamente a trarre dallo scaffale un libro di cui avevo in animo di parlare da qualche tempo, Il giardiniere tenace.

Si tratta di un romanzo di John Le Carré, il genio letterario che ha portato la scrittura spionistica dentro la speculazione metafisica sulla condizione dell’uomo contemporaneo

 

Si tratta di un romanzo di John Le Carré, il genio letterario che ha portato la scrittura spionistica dentro la speculazione metafisica sulla condizione dell’uomo contemporaneo e ne ha individuato la tragedia nella mancanza di strumenti, quand’anche vi fosse la volontà, per distinguere il vero dal falso. Le molteplici identità della spia, le sue molteplici appartenenze, le molteplici verità di cui si fa serva e spacciatrice costituiscono e insieme sono frutto di un generale quadro di menzogna in cui non vi è altra luce che quella gettata dalla potenza dell’arbitrio.

 

Il giardiniere tenace, da cui è stato tratto il film The Constant Gardener – La Cospirazione, è uscito nel 2001 e, anche se non è dichiarato dall’autore, trae spunto dal Contenzioso di Kano. La non complottista Wikipedia, che fornisce un ampio resoconto della vicenda, introduce la questione così:

 

Con l’espressione contenzioso di Kano si fa riferimento ad un insieme di casi giudiziari che vedono coinvolta la multinazionale farmaceutica Pfizer in seguito ad alcuni eventi accaduti nel 1996, quando – nel corso di una grave epidemia nella città di Kano, in Nigeria – diversi bambini furono oggetto di una sperimentazione umana non autorizzata. Tale sperimentazione non era stata preventivamente concordata né con le competenti autorità nigeriane, né con i genitori. Gli interventi riguardarono bambini malati di meningite da meningococco, cui fu somministrata trovafloxacina – un antibiotico sperimentale – invece della ben più documentata terapia a base di ceftriaxone. Secondo le accuse mosse alla Pfizer, i decessi e le lesioni gravi registratisi in seguito alla sperimentazione sarebbero imputabili al protocollo usato; a sua difesa, la multinazionale sostiene che il proprio farmaco è risultato efficace almeno quanto la migliore terapia disponibile all’epoca dei fatti. L’intera vicenda venne alla ribalta dell’opinione pubblica dopo un’inchiesta del Washington Post del dicembre 2000,[1] suscitando un notevole clamore a livello internazionale. Ad oggi il caso è oggetto di due controversie legali, una negli Stati Uniti ed una in Nigeria. Agli episodi di Kano è ispirata la trama del romanzo Il giardiniere tenace di John le Carré, dal quale è stato tratto anche un adattamento cinematografico.

 

«Esiste una tendenza da parte degli studenti, nonché di molti medici, a trattare la letteratura medica con eccessivo rispetto e a dare per scontato che le notizie che appaiono su riviste importanti come “Lancet” e “New England Journal of Medicine” siano indiscutibili»

E ora veniamo al Giardiniere tenace.

 

La trama, a differenza di altri romanzi di Le Carré è lineare e semplice da seguire. Tessa Quayle, giovane avvocato, militante per la difesa dei diritti umani in Africa e moglie del diplomatico Justin Quayle in servizio presso l’Alto Commissariato Britannico in Kenya viene brutalmente uccisa in circostanze misteriose. Il marito, un appassionato di giardinaggio, applica la tenacia del suo hobby alla ricerca della verità sulla morte della moglie. Tessa aveva scoperto che la multinazionale farmaceutica KVH Karel Vita Hudson, grazie alla collaborazione dell’istituto medico universitario canadese Dawes Hospital, ha messo a punto un farmaco contro la tubercolosi denominato Dypraxa e, tramite la società inglese House of ThreeBees, lo sta testando tacitamente e abusivamente in Kenya corrompendo autorità locali e del Regno Unito. Per questo, capisce Justin Quayle, la donna è stata assassinata assieme al medico con il quale stava indagando.

 

Di seguito, evidenziati in corsivo e introdotti da brevissime spiegazioni, trovate alcuni brani del romanzo di Le Carré che di questi tempi sarebbe un peccato lasciare inoperosi  sullo scaffale di una libreria. Siccome si tratta di fiction, mi sono permesso di nerettare i passi che mi hanno colpito con più violenza. Una libertà che baratto volentieri con l’invito a leggere e diffondere il libro, edito in Italia da Mondadori.

 

 

I vangeli della nuova religione

Nel corso delle ricerche, Justin Quayle, scopre nell’archivio della moglie Tessa documenti dai risvolti inquietanti:

 

 «Nelle università corrompere è ancora più facile che negli ospedali: cattedre, laboratori, borse di studio per la ricerca e chi più ne ha più ne metta»

Estratti da riviste mediche specializzate che, in termini più o meno oscuri e opportunamente obliqui, magnificano gli effetti del nuovo farmaco Dypraxa, la sua “assenza di mutagenicità” e “lunga emivita nelle cavie”. Estratti dall’“Haiti Journal of Health Sciences” che avanzano caute riserve sul Dypraxa, firmati da un medico pakistano che ha condotto prove cliniche sul farmaco in una clinica universitaria di Haiti. Sottolineata in rosso da Tessa la frase “potenzialmente tossico”, possibile comparsa di insufficienza epatica, emorragie interne, vertigini, lesioni al nervo ottico. Estratti dal numero successivo della medesima rivista, in cui una serie di luminari dalle lunghe e altisonanti qualifiche contestano l’articolo del medico pakistano citando trecento casi clinici, accusandolo di “scarsa obiettività” e “atteggiamento irresponsabile nei confronti dei malati” e scagliando generici anatemi su di lui. (Nota scritta a mano da Tessa: “Questi opinion-leader tanto obiettivi lavorano tutti per la KVH, che opera tramite ‘commissioni itineranti’ profumatamente pagate per individuare le ricerche più promettenti nel campo delle biotecnologie in tutto il mondo”).

 

 

Il dio-scienza e i suoi profeti

Dagli appunti di Tessa Quayle:

 

Ove presentano i risultati negativi della sperimentazione, lo fanno su riviste specializzate sconosciute e non sulle testate più importanti… di conseguenza l’eventuale smentita di risultati positivi pubblicati precedentemente non ha la stessa diffusione

Esiste una tendenza da parte degli studenti, nonché di molti medici, a trattare la letteratura medica con eccessivo rispetto e a dare per scontato che le notizie che appaiono su riviste importanti come “Lancet” e “New England Journal of Medicine” siano indiscutibili. Tale ingenua fede nei “vangeli clinici” è forse incoraggiata dallo stile dogmatico adottato da molti autori, in maniera tale che le incertezze intrinseche in qualsiasi lavoro di ricerca spesso non vengono messe sufficientemente in luce… (Nota di Tessa: “Gli articoli sono commissionati dalle case farmaceutiche, anche sulle cosiddette riviste prestigiose”). Per quanto concerne gli interventi delle case farmaceutiche ai congressi scientifici e la pubblicità, bisogna essere ancora più scettici… è troppo facile mancare di obiettività… (Nota di Tessa: “Secondo Arnold, le grosse case farmaceutiche spendono miliardi per comprarsi medici e ricercatori che pompino i loro prodotti. Birgit dice che la KVH ha recentemente donato cinquanta milioni di dollari a un’importante clinica universitaria statunitense, oltre a pagare stipendi e rimborsi spese per tre primari e sei ricercatori.

 

 

Il dio-scienza e i suoi adepti

Sempre dalle note di Tessa Quayle:

 

Nelle università corrompere è ancora più facile che negli ospedali: cattedre, laboratori, borse di studio per la ricerca e chi più ne ha più ne metta. ‘È sempre più difficile trovare opinioni scientifiche non comprate’ dice Arnold”.) Ancora Stuart Pocock: … c’è sempre il rischio che gli autori vengano convinti a dare maggior enfasi ai risultati positivi di quanto la realtà effettivamente giustifichi. (Nota di Tessa: “A differenza del resto della stampa mondiale, le riviste farmaceutiche non amano pubblicare cattive notizie”). Ove presentano i risultati negativi della sperimentazione, lo fanno su riviste specializzate sconosciute e non sulle testate più importanti… di conseguenza l’eventuale smentita di risultati positivi pubblicati precedentemente non ha la stessa diffusione. 

 

«Una delle case farmaceutiche più importanti del mondo ha messo centinaia di pazienti a rischio di infezioni letali trascurando di fornire informazioni di importanza cruciale a sei ospedali coinvolti in una campagna di sperimentazione su scala nazionale»

Molti trial non hanno le caratteristiche strutturali necessarie a fornire una valutazione obiettiva della terapia. (Nota di Tessa: “Sono fatte apposta per dimostrarne la validità, non per metterla in discussione, e pertanto peggio che inutili”). Talvolta alcuni autori raccolgono appositamente dati atti a dimostrarne la validità… (Nota di Tessa: “Atti a distorcerne i risultati”.) Estratto dal «Sunday Times» di Londra dal titolo CASA FARMACEUTICA METTE A RISCHIO I PAZIENTI CON SPERIMENTAZIONI IN OSPEDALE pesantemente sottolineato da Tessa e presumibilmente fotocopiato o faxato ad Arnold Bluhm, visto che portava l’annotazione: Arnie, hai VISTO questo?! Una delle case farmaceutiche più importanti del mondo ha messo centinaia di pazienti a rischio di infezioni letali trascurando di fornire informazioni di importanza cruciale a sei ospedali coinvolti in una campagna di sperimentazione su scala nazionale”. 

 

 

Il dio-scienza vive di menzogna

Dagli appunti di Tessa Quayle:

 

“Appunti personali di Tessa. Memorandum. Una scioccante citazione dalla rivista “Time”, circondata di punti esclamativi e con due buchetti agli angoli in corrispondenza delle puntine con cui l’aveva appesa in bacheca, in uno stampatello visibile dall’altra parte della stanza per chiunque avesse occhi per vedere e non distogliesse lo sguardo. Un terrificante universale per dargli ulteriore spinta nella sua ricerca del particolare: IN 93 TRIAL CLINICI I RICERCATORI HANNO RISCONTRATO 691 REAZIONI NEGATIVE, MA NE HANNO RIFERITE SOLTANTO 39 ALL’ISTITUTO NAZIONALE DELLA SANITÀ USA”. 

 

 

Il dio-scienza si ciba di umanità

Dagli appunti di Tessa Quayle:

 

«I colossi farmaceutici statunitensi cercano di prolungare la durata dei loro brevetti in maniera da mantenere il monopolio e i prezzi da capogiro e usare il Dipartimento di stato per spaventare il Terzo Mondo, impedendogli di produrre gli equivalenti generici dei prodotti di marca a un decimo del costo» 

Gran parlare di “Idra farmaceutica americana” e “Capitale abietto”, un articolo frivolo che arrivava da chissà dove intitolato L’ANARCHIA È TORNATA DI MODA. Justin clicca di nuovo e trova sotto accusa la parola “umanità”. Appena la sente pronunciare, Tessa va su tutte le furie. Le basta sentirla, confida a Bluhm via e-mail, evidentemente in vena di confidenze, perché le venga voglia di impugnare una pistola. Ogni volta che sento una casa farmaceutica giustificare le proprie azioni sulla base di Umanità, Altruismo, Doveri verso il genere umano, mi viene da vomitare e non perché sono incinta, ma perché nello stesso tempo leggo che i colossi farmaceutici statunitensi cercano di prolungare la durata dei loro brevetti in maniera da mantenere il monopolio e i prezzi da capogiro e usare il Dipartimento di Stato per spaventare il Terzo Mondo, impedendogli di produrre gli equivalenti generici dei prodotti di marca a un decimo del costo. 

 

 

Il dio-scienza si nutre di denaro

Dagli appunti di Tessa Quayle:

 

Un suo amico ha in cura alcuni casi gravi nell’area di Brooklyn, e dice che le statistiche sono già spaventose. Negli Stati Uniti, nei quartieri sovrappopolati dove vivono le minoranze etniche, l’incidenza è in continuo aumento. O, in un linguaggio comprensibile alle borse di tutto il mondo: se l’andamento del mercato della TBC seguirà le previsioni, ci saranno da rastrellare milioni e milioni di dollari e ad accaparrarseli sarà proprio il Dypraxa, sempre che dalle prove generali condotte in Africa non emergano controindicazioni gravi.

 

 

L’industria farmaceutica dimentica Dio (quello vero)

Birgit, responsabile della Hippo, organizzazione che denuncia gli abusi compiuti dalle case farmaceutiche, soprattutto nel Terzo Mondo, parla con Justin Quayle:

 

Fece una pausa, rendendosi conto che stava parlando troppo, ma Justin non desiderava che cambiasse argomento. “La moderna industria farmaceutica ha solo sessantacinque anni. Vi lavorano anche persone per bene e ha compiuto miracoli dal punto di vista umanitario e sociale, ma la sua coscienza collettiva non è ancora sviluppata. Lorbeer scrive che le case farmaceutiche hanno voltato le spalle a Dio. Fa molti riferimenti biblici che io non capisco. Forse perché non capisco Dio”. 

 

 

Sovvenzione & Repressione

Da un colloquio tra Justin Quayle e Amy, archivista del Dawes Hospital e amica di Lara, la studiosa che ha messo a punto il Dypraxa e si è poi opposta alla sua diffusione avendone scoperto gli effetti collaterali:

 

«Se apri bocca, ti tolgono lo stipendio, ti cacciano dal lavoro e dalla città»

Amy: “La Karel Vita imperversa e la Dawes ubbidisce ciecamente. Ha dato un primo contributo di venticinque milioni di dollari per un nuovo laboratorio di biotecnologia e gliene ha promessi altri cinquanta. Non sono bruscolini nemmeno per una massa di imbecilli senza cervello ma pieni di soldi come la Karel Vita. E, se fanno i bravi, chissà quanto li foraggeranno ancora. Come si fa a resistere?”. “Be’, almeno si prova” disse Amy. “Se non provi neanche, ce l’hai nel culo”. “Ce l’hai nel culo sia che ci provi, sia che non ci provi. Se apri bocca, ti tolgono lo stipendio, ti cacciano dal lavoro e dalla città. Parlare liberamente qui può costare moltissimo, caro il mio signor Quayle, più di quanto la maggior parte di noi si può permettere”

 

 

Corruzione & Falsificazione

Dal colloquio tra Justin Quayle e Lara, la ricercatrice che ha messo a punto il Dypraxa:

 

«Alcuni effetti collaterali erano deliberatamente nascosti. Se ne trovavano, riscrivevano immediatamente il protocollo in maniera che non comparissero più»

“Dopo due anni ho fatto una brutta scoperta. La sperimentazione della KVH era una truffa. I trial non erano studiati in maniera scientifica, ma apposta per poter lanciare sul mercato il farmaco il prima possibile. Alcuni effetti collaterali erano deliberatamente nascosti. Se ne trovavano, riscrivevano immediatamente il protocollo in maniera che non comparissero più”. “Quali erano questi effetti collaterali?”. Tono professorale, caustico e arrogante. “Nel periodo della sperimentazione scorretta, ne sono stati osservati pochi. Questo anche per via dell’entusiasmo della Kovacs e di Lorbeer e del fatto che i centri medici e gli ambulatori del Terzo Mondo volevano a tutti i costi risultati positivi. Dei trial parlavano bene anche le riviste mediche, per bocca di stimati professori che si guardavano bene dallo sbandierare i propri lucrosi rapporti con la KVH. In realtà gli articoli venivano scritti a Vancouver o a Basilea e soltanto firmati dagli illustri luminari. Accennavano al fatto che il farmaco avesse controindicazioni per una percentuale trascurabile di donne in età fertile. Si erano verificati disturbi della vista e qualche decesso, ma grazie a un’abile manipolazione delle date non rientravano nel periodo della sperimentazione”. “Ci sono mai state lamentele?”. Quella domanda la fa arrabbiare. “E di chi? Dei medici e paramedici del Terzo Mondo che facevano soldi con la sperimentazione?”. 

 

 

Uomini & cavie

Dal colloquio di Justin Quayle con Lara:

 

“No, non mi sono lamentata. Ho protestato. Con forza. Quando ho scoperto che il Dypraxa veniva dato per sicuro e non in fase di sperimentazione, sono intervenuta a un meeting scientifico dell’università denunciando nei dettagli la posizione immorale della KVH. E questo non mi ha resa popolare. Il Dypraxa è un buon farmaco, il problema non è questo. Il problema è triplice”. Alza tre dita affusolate. “Uno: gli effetti collaterali vengono deliberatamente nascosti per motivi di lucro. Due: le popolazioni più povere del mondo vengono usate come cavie da quelle più ricche. Tre: un dibattito scientifico legittimo su questi problemi è impossibile a causa delle intimidazioni delle case farmaceutiche”.

 

 

Lucrare necesse est

Dal colloquio di Justin Quayle con Lorbeer, addetto alla diffusione del Dypraxa in crisi di coscienza. Qui Lorbeer usa l’esempio di un vecchio farmaco contro la malaria per mostrare come viene utilizzato a scopo di lucro.

 

“Quei bastardi vendono questo stesso farmaco da trent’anni, ormai. A che cosa serve? Per la malaria. E sa perché ha trent’anni, Peter? Dovrebbe venire la malaria a qualcuno di New York, uno di questi giorni: allora vedrà se non troveranno una cura in fretta!”. Prende un’altra scatola con le mani che, come la voce, gli tremano di sacra indignazione. “Questa generosa e filantropica industria farmaceutica del New Jersey ha regalato il suo prodotto ai paesi poveri e affamati del mondo, okay? Le case farmaceutiche hanno bisogno di essere amate, perché altrimenti si spaventano e diventano tristi”. E pericolose, pensa Justin, ma non ad alta voce. “Perché l’ha regalato? Glielo dico io, va’: perché siccome adesso ne producono uno migliore, questo è diventato inutile. Così regalano agli africani quello vecchio a sei mesi dalla scadenza e per la loro generosità ottengono uno sgravio fiscale di qualche milione di dollari. A parte il fatto che risparmiano qualche altro milione di dollari sui costi di magazzino e di distruzione di vecchi farmaci che non possono più vendere. E tutti gli dicono: ‘Ma guarda che bravi”. Azionisti compresi’”.

 

 

Il denaro alimenta il potere e il potere alimenta il denaro

Sandy Woodrow, dell’Alto Commissariato Britannico spiega a Justin Quayle perché l’inchiesta condotta da sua moglie doveva essere insabbiata e il documento prodotto distrutto:

 

«Su qualcuno i farmaci bisogna ben sperimentarli, no? Voglio dire, chi si sceglie, perdio? La Harvard Business»

Justin riformulò la domanda come se dovesse farsi capire da uno straniero o da un bambino. “Hai pensato di chiedere a Pellegrin perché bisognava distruggere il documento?”. “Due ordini di motivi, secondo Bernard. Tanto per cominciare erano in gioco degli interessi britannici. Dobbiamo difendere ciò che ci appartiene”. “E tu gli hai creduto?” chiese Justin e di nuovo dovette aspettare che Woodrow arginasse un’altra ondata di lacrime. “Ho creduto alla storia della ThreeBees. Certo che ci ho creduto. Punta di diamante dell’imprenditoria inglese in Africa. Gioiello della Corona. Curtiss, cocco dei leader africani, che distribuisce tangenti a destra, a sinistra e al centro ed è una delle grandi risorse del paese. Per di più è nella manica di metà del governo di Sua Maestà, il che non guasta”. “E l’altro ordine di motivi?”. “La KVH. Quelli di Basilea hanno avanzato l’ipotesi di aprire un grande stabilimento chimico nel Galles meridionale e un altro in Cornovaglia nel giro di tre anni. Più un terzo in Irlanda del Nord. Per portare benessere e prosperità nelle nostre zone depresse. Ma se partiamo in quarta sul Dypraxa, si tirano indietro”. “Partiamo in quarta?”. “Il farmaco era ancora in fase di sperimentazione. E lo è tuttora, in teoria. Se avvelena gente che sarebbe morta comunque, che problema c’è? Nel Regno Unito il Dypraxa non aveva ancora l’autorizzazione ministeriale, quindi su quello si poteva stare tranquilli, no?”. Woodrow era di nuovo battagliero. Stava facendo appello a un professionista, a un collega. “Voglio dire, Cristo, Justin. Su qualcuno i farmaci bisogna ben sperimentarli, no? Voglio dire, chi si sceglie, perdio? La Harvard Business School?”. Stupito di non ottenere l’appoggio di Justin su quella bella argomentazione, ne azzardò un’altra. “Voglio dire, Gesù, non spetta al ministero degli Esteri britannico pronunciarsi sulla sicurezza dei farmaci non autoctoni, ti pare? Deve agevolare l’industria britannica, non anadre in giro a raccontare che una società inglese sta avvelenando i suoi clienti in Africa. Conosci le regole del gioco. Non siamo pagati per avere il cuore tenero. In un modo o nell’altro quella gente morirebbe comunque”. 

 

 

Questa è fiction. E la realtà?

l termine del romanzo, nella «Nota dell’autore», Le Carré tiene a dire che l’Alto Commissariato Britannico di Nairobi non è come lo ha descritto nella sua storia, che il Dypraxa non è mai esistito, cosi come anche la KVH e i vari altri istituti citati. Riferimenti a persone e fatti realmente accaduti sono del tutto casuali.. Ma poi dice anche:

«La sopravvivenza della BUKO è resa ancora più necessaria dal fatto che le opinioni in campo medico vengono insidiosamente e metodicamente corrotte dai colossi farmaceutici. E la BUKO non solo mi ha aiutato moltissimo, ma mi ha invitato a tessere le lodi delle case farmaceutiche corrette»

 

La BUKO Pharma-Kampagne di Bielefeld, in Germania – da non confondere con la Hippo del romanzo – è un’organizzazione finanziariamente indipendente e a corto di personale i cui componenti si battono con lucidità e competenza per denunciare gli abusi che le case farmaceutiche compiono, soprattutto nel Terzo Mondo. Se siete in vena di generosità, vi invito a mandare loro un contributo per aiutarli a proseguire nella loro opera. La sopravvivenza della BUKO è resa ancora più necessaria dal fatto che le opinioni in campo medico vengono insidiosamente e metodicamente corrotte dai colossi farmaceutici. E la BUKO non solo mi ha aiutato moltissimo, ma mi ha invitato a tessere le lodi delle case farmaceutiche corrette. (…)

 

Sia il dottor Paul Haycock, veterano dell’industria farmaceutica internazionale, sia Tony Allen, grande conoscitore dell’Africa e consulente farmaceutico dotato di occhi e di cuore, mi hanno aiutato e dato consigli, informazioni e allegria, sopportando con buona grazia i miei attacchi contro la loro categoria – come peraltro l’ospitalissimo Peter, che preferisce rimanere modestamente nell’ombra. Alle Nazioni Unite ho ricevuto una mano da parecchie persone schiette. Nessuna di loro sapeva che cosa cercavo, ma credo sia opportuno non farne i nomi. (…)

 

Nel descrivere le tribolazioni di Lara nel capitolo diciotto, mi sono ispirato a numerosi casi, avvenuti in particolare nel continente nordamericano, di ricercatori medici di grande competenza che hanno osato dissentire dalle opinioni dei loro finanziatori e che per questo hanno subito umiliazioni e persecuzioni. Il punto non è se i loro scomodi risultati fossero corretti o meno. In gioco c’è il conflitto tra coscienza individuale e interessi delle società, il diritto elementare dei medici di esprimere opinioni scientifiche autonome e il loro dovere di informare i pazienti sui rischi che ritengono associati ai trattamenti prescritti.

 

FINE 

 

O è solo l’inizio?

 

 

Alessandro Gnocchi

 

 

Articolo previamente apparso su Ricognizioni

 

Immagine screenshot da YouTube

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