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Necrocultura

Il significato del «natale satanico»

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Pochi giorni fa una statua del demonio e un altare satanico sono stati collocati nel Campidoglio dello Stato dell’Iowa. Si tratta di un addobbo natalizio posto insieme a quelli cristiani che tradizionalmente adornano la sede del governo locale.

 

L’installazione del vero e proprio idolo diabolico – che presenta una testa di ariete dorata con specchi su un manichino vestito di rosso con un pentagramma – è avvenuta con tutti i crismi della legge, con una richiesta protocollata avanzata ancora in agosto. Vari deputati statali, tra cui molti repubblicani, hanno difeso la trovata, perché costituzionale».

 

I responsabili sono i soliti noti: si tratta del Satanic Temple, un «gruppo religioso non teista» di cui Renovatio 21 ha scritto varie volte. Il Tempio Satanico anni fa fece notizia per aver precedentemente piazzato una statua del demonio con le fattezze del Bafometto (l’orrendo caprone alato ed androgino) che teneva sulle ginocchia due bambini.

 

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Più recentemente ha iniziato a promuovere «aborti rituali» (perché il feticidio, dicono, è un «diritto religioso») nonché l’ora di religione satanica nelle scuole elementari.

 

Il Satanic Temple agisce in pratica come in una sorta di continuo trollaggio delle leggi americane, che permettono la libertà religiosa: loro ne approfittano per reclamare gli spazi della loro supposta religione, cioè il culto del demonio, che ovviamente coincide con una agenda politica progressista: aborto, omotransessualismo (con effusioni gay sulle tombe di persone ritenute «omofobe»), e più in generale ogni possibile cancellazione della dimensione cristiana dalla società statunitense.

 

«Apprezzeremo davvero l’opportunità di essere rappresentati in un forum pubblico. Non abbiamo una chiesa a ogni angolo di strada», ha detto il co-fondatore del gruppo satanista Lucien Greaves. «La mia idea è che se alle persone non piace la nostra esposizione nei forum pubblici, non sono obbligate a interagire con loro. Non sono obbligati a vederli».

 

La difesa della libertà di espressione, a quanto pare, vale per i satanisti ma non per chi – un esempio – si oppone alle vaccinazioni di massa, come indica lo scandalo portato alla luce da Elon Musk che ha mostrato come il governo Biden di fatto ordinasse ai social media di censurare pagine e utenti dei social (non sappiamo ancora se, fra essi, vi fosse anche Renovatio 21).

 

E non è nemmeno superfluo ricordare, a questo punto, che i seguaci del Tempio di Satana indicono eventi pubblici in cui bisogna presentarsi con la mascherina chirurgica e la prova dell’avvenuta multipla sierizzazione, altrimenti non si entra: sul fenomeno del conformismo satanico, che spiega tante cose, non è mai stata avanzata una vera riflessione. Pentagramma e siringa.

 

Il deputato dello Iowa Jon Dunwell, sedicente cristiano, ha giustificato l’esposizione. «Attualmente, l’accesso alle esposizioni in Campidoglio è aperto a chiunque attraverso una procedura di richiesta. Sebbene esistano alcune linee guida, queste non discriminano sulla base della religione o dell’ideologia», ha dichiarato su Twitter.

 

Il Dunwell ci ha infilato subito il refrain che nell’Italia democristiana (e post-democristiana, e neodemocristiana) conosciamo bene: il male minore. «Il Tempio Satanico ha presentato una petizione per la loro esposizione in agosto ed è stato approvato con alcune modifiche. Volevano usare una vera testa di capra (presumo un teschio) e ci è proibito farlo» assicura il repubblicano, insolentito dalle proteste ricevute.

 

Le leggi dello Stato vengono decisamente prima di quelle di Dio, ci viene detto dal politico, non sfiorato dalla differenza tra libertà di espressione e istituzionalizzazione di ogni contenuto che possa provenirne: un conto è inneggiare a Satana sul proprio sito o nei propri party per soli vaccinati, un conto è farlo dentro al cuore dell’istituzione.

 

«Come molti abitanti dello Iowa, trovo assolutamente discutibile l’esposizione del Tempio Satanico in Campidoglio» ha continuato il Dunwello. «In una società libera, la migliore risposta a discorsi discutibili è più parola, e incoraggio tutti coloro che credono a unirsi a me oggi nel pregare sul Campidoglio e nel riconoscere il presepe che sarà esposto».

 

Quindi: volete il presepe con Gesù, bambino, beccatevi per legge anche quello con il diavolo: accettate, o cittadini democratici, il natale satanico. È la «libertà di parola. È la «libertà religiosa». Punto.

 

Non tutti hanno accettato la benedizione pubblica all’altare demoniaco per offendere il Santo Natale. Il 14 dicembre, nell’ultimo giorno di esposizione della trovata satanista, un pilota veterano della Marina USA, Michael Cassidy, ha distrutto la statua satanica: dopo averla spinta e decapitata, ne ha gettato la testa in un cestino dell’immondizia.

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Il Cassidy ha dichiarato al sito The Sentinel di aver distrutto il santuario per «risvegliare i cristiani sugli atti anticristiani promossi dal nostro governo».

 

«Il mondo potrebbe dire ai cristiani di accettare con sottomissione la legittimazione di Satana, ma nessuno dei fondatori avrebbe considerato l’approvazione da parte del governo degli altari satanici all’interno degli edifici del Campidoglio come protetta dal Primo Emendamento», ha continuato l’ex pilota militare. «I valori anticristiani sono stati sempre più diffusi negli ultimi decenni, e i cristiani si sono comportati in gran parte come la proverbiale rana nell’acqua bollente».

 

 

«Ho visto questa statua blasfema e mi sono indignato. La mia coscienza è prigioniera della parola di Dio, non dei decreti burocratici. E così ho agito». Cassidy ha quindi citato un brano del Nuovo Testamento (1 Giovanni 3, 8) come motivazione per distruggere la statua: «Per questo è stato manifestato il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo».

 

«La Scrittura ci esorta a pensare e ad agire come Gesù Cristo», ha detto l’uomo prima di consegnarsi alla polizia. Secondo quanto riferito, il Tempio satanico dello Iowa ha citato in giudizio Cassidy per atti criminali di quarto grado. Campagne per finanziare le sue spese legali hanno raccolto decine di migliaia di dollari in poche ore, facendo intervenire anche il governatore floridiano, e candidato presidente per le primarie repubblicane, Ron DeSantis: «Satana non ha posto nella nostra società e non dovrebbe essere riconosciuto come “religione” dal governo federale», ha scritto il DeSantis.

 

La verità è che la situazione è molto più difficile da risolvere, perché affonda nelle radici stesse dello Stato moderno.

 

Gli USA sono probabilmente lo Stato moderno più antico: prima ancora dei francesi, si ribellarono alla Corona, seguendo una probabile spaccatura creatasi dentro il mondo massonico britannico. Praticamente tutti i fondatori degli USA sono riconosciuti come massoni: Giorgio Washington, Beniamino Franklin, etc. Essi con evidenza sposavano un’ideale massonico estremista che, nella ricerca della distruzione totale delle autorità precedenti, vedeva perfino nella Corona di Londra, protettrice e financo inventrice della setta muratoria, un ostacolo di cui sbarazzarsi per creare un nuovo regno totalmente laico e progressista: appunto, lo Stato moderno.

 

Lo Stato moderno, significa, con un’altra parola, lo «Stato laico». Che significa, a sua volta, «Stato non-cristiano». E cioè, proseguendo, «Stato anti-cristiano».

 

Lo Stato moderno nasce sulle ceneri dei Regni cristiani, cioè di Stati che per fondamento avevano Dio. Lo Stato moderno è quindi, alla radice, Stato anti-cristiano. Lo Stato moderno è anticristiano o non è.

 

Possiamo girare intorno al problema finché vogliamo, ma questa è la realtà strutturale del potere nell’ora presente. E non solo negli USA, ovviamente.

 

Gli americani, grazie al XX secolo in cui hanno vinto due guerre planetarie e soprattutto la guerra finanziaria, hanno imposto il loro concetto di Stato ai Paesi conquistati: come abbiamo varie volte sottolineato su Renovatio 21, la creazione da parte degli USA della Democrazia Cristiana (in Italia, in Germania, pure in Francia, dove però non ha attecchito) serviva esattamente al proposito di rendere la «democrazia liberale» – ossia l’oligarchia più o meno occulta – digeribili ai popoli europei che erano, allora, radicati in una concezione dell’autorità e dello spirito incompatibile con lo Stato moderno.

 

Sappiamo come è andata: lo Stato moderno, come da programma, ha cancellato il cristianesimo, estinguendo la fede della popolazione, imponendo leggi totalmente anticristiane (aborto, LGBT, sfruttamenti di ogni sorta) e rendendo la cristianità un ricordo lontano, che non riemerge nemmeno quando la Terra Santa, quella dove Nostro Signore nacque e morì, viene contesa da uno Stato Ebraico e uno Stato Islamico, senza che nessuno si chieda perché nella contesa vi sia uno Stato Cristiano.

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La Chiesa ha assecondato il processo: con il Concilio Vaticano II, Roma ha iniziato a parlare di qualcosa che prima era condannato come errore: la cosiddetta «libertà religiosa». L’accettazione delle altre religioni, con i plastici segni dati da Wojtyla (l’episodio ecumenico di Assisi, i baci del Corano, e certi dimenticati rituali a cui ha presenziato in Africa) e poi, senza più pudore alcuno, dal Bergoglio: il quale, oltre ai soliti ebrei, islamici (baciati pure in volto), buddisti oltre alle inquietanti architetture per la religione mondiale sincretica sorte ad Astana, oltre alle cerimonie scintoiste in Vaticano (trafugatevi come Teatro No), oltre agli idoli amazzonici della Pachamama, oltre alle «Messe Maya», è arrivato a presenziare, in mondovisione dal Canada, ad un vero e proprio rito di negromanzia.

 

Ora, fermare il treno della «libertà religiosa», quando essa è fondamento stesso dello Stato moderno (imposto pure con la bruta forza di bombardamenti, e magari qualche bomba sui treni e nelle piazze più recente) e quando la chiesa cattolica stessa è stata pervertita e disarmata nei suoi confronti, è un lavoro arduo.

 

Vogliamo dire qualcosa di più. La «libertà religiosa», mettendo tutte le religioni al livello di quella cristiana (come nell’8 per mille che con probabilità avete appena firmato) può permettere di disporre nelle istituzioni, con pubblici onori, culti pure considerati «tradizionali» ma che hanno, appena dietro l’angolo, un lato oscuro devastante: pensiamo all’induismo (quello della dea Kali, signora dello sterminio) o a tanto buddismo (dove da innocue meditazioni si arriva rapidamente al tantra e alle sue perversioni necrosessuali). Altarini pagani di questo tipo, né in Iowa né da noi, farebbero notizia: anzi, farebbero notizia perché «inclusivi». Eppure, il succo è lo stesso: dietro al culto di dei della morte e delle energie psicosessuali più oscure, cosa crediamo che si nasconda?

 

Vogliamo andare ancora oltre. La «libertà religiosa» non serve solo ad annegare il cristianesimo, sommergendolo con la compresenza di altre religioni nella scena pubblica. In realtà, il lavoro che si fa qui è molto più sottile, e non diretto, nel profondo, al favorire solo gli altri culti mondiali – c’è di più.

 

Perché vige anche nelle cose dello spirito la legge dell’horror vacui: lo spazio che viene svuotato, viene immediatamente occupato da qualcos’altro.

 

E quindi: se il divino viene ritirato, chi può andare a prendersi il suo spazio? Su un piano metafisico, la risposta è semplicissima: se il Bene viene tirato via, ciò che va a sostituirlo è, per logica, il Male.

 

E il male non è una sostanza, il male è l’effetto volontario del comportamento delle creature che non aderiscono al disegno di Dio, che è il bene. Tali creature, secondo la credenza cristiana, possono essere anche di natura non-umana: esseri intelligenti, creati prima che fosse creato l’uomo.

 

E quindi, se togli Dio, chi pensi che si presenterà ad occupare il suo spazio? E quindi: uno Stato che nasce dall’eliminazione del divino sin dal suo fondamento, che società può produrre? Che società è programmato per produrre?

 

La questione può avere una dimostrazione sbalorditivamente chiara proprio in questi giorni, quando uno dei maggiori settimanali italiani, L’Espresso, ha insignito la sorella di un ragazza uccisa del titolo di «persona dell’anno».

 

Non la vittima – che sarebbe di per sé già grottesco – ma la sua parente. E cosa ha fatto? Nulla, è andata in TV e sui social a berciare idee precotte (da dove viene quel «Bruciate tutto» che continuano a ripetere?) sul «patriarcato», che, notiamo en passant, è in realtà un altro modo per definire la società cristiana da abbattere definitivamente, nonostante si usi bizzarramente ancora fare i funerali in chiesa (con il media event celebrato, ovvio, dal vescovo in persona).

 

Senza il padre, noterete, crolla tutto: da Gesù Figlio di Dio, alla Trinità – oltre che alla famiglia umana stessa, per la gioia dei predatori, che troveranno bambini senza più protezione alcuna.

 

Tuttavia, la scelta de L’Espresso sconvolge per un altro motivo: i giornalisti sanno, visto che ne hanno scritto, che una porzione della popolazione era rimasta sconvolta dai segni esposti dalla ragazza nelle sue immediata interviste TV dopo la morte della sorella: ecco la felpa con il caprone pentagrammato, il medesimo simbolo visto anche in Iowa.

 

In tanti hanno espresso il proprio shock sui social e non solo giudizi: ma come, è morta una ragazza, e salta fuori una predica contro la società fatta da una che esibisce un pentacolo?

 

Ai giornalisti de L’Espresso, nella polarizzazione assoluta raggiunta dalla società drogata dagli algoritmi, non importa nulla: la ragazza diventa un simbolo fondamentale per la società, la persona più importante di tutto il 2023 – da ritrarre anche in una foto dai toni scuri, anello al naso d’ordinanza, più pendaglio indefinito.

 

Non c’è di che stupirsi: il fine dello Stato moderno è quello. Quello che chiamano «progresso» è in realtà Cultura della Morte.

 

E chi volete che sia il padrone ultimo della Necrocultura?

 

Volete stupirvi, quindi, se vogliono obbligarvi ad adorare i suoi idoli?

 

Volete stupirvi se vogliono portarvi a festeggiare il natale di Satana?

 

Roberto Dal Bosco

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Bioetica

JD Vance paragona l’aborto al «sacrificio umano» pagano nel discorso alla Marcia per la vita di Washington

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Il vicepresidente JD Vance, durante il suo discorso alla Marcia nazionale per la vita del 2026, ha ribadito il suo sostegno al movimento pro-life, ha sottolineato il fatto che ogni vita è un dono di Dio, non un peso o un inconveniente, ha paragonato l’aborto al sacrificio umano delle società pagane e ha elogiato le numerose vittorie pro-life ottenute durante il primo anno dell’amministrazione Trump-Vance. Lo riporta LifeSite.   «Dobbiamo essere chiari, non possiamo essere neutrali, il nostro Paese non può essere indifferente se le sue prossime generazioni vivranno o moriranno», ha detto il vicepresidente. «Pensateci, cosa dà in definitiva significato e vita agli Stati Uniti d’America? Ogni civiltà è stata costretta a rispondere (a questa domanda). Oggi marciamo perché avete una risposta a questa domanda, su che tipo di civiltà siamo, che tipo di civiltà diventeremo in futuro».

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Vance ha osservato che i maya e molte altre società pagane erano soliti sacrificare i propri figli, paragonando questo al modo in cui oggi i nascituri vengono trattati come un inconveniente.   «Nell’antico mondo pagano, scartare i bambini era una prassi comune», ha affermato, menzionando «il sacrificio dei bambini da parte dei maya» ha detto il presidente. Vale la pena di ricordare al lettore come la cultura maya sia improvvisamente emersa anche nella Chiesa cattolica con Bergoglio, che ha istituito un «rito maya».   «Il segno della barbarie è che trattiamo i bambini come fastidi da scartare, anziché come benedizioni da custodire gelosamente. Ma l’eredità della nostra civiltà è un’altra cosa: il fatto che, come ci dice la Scrittura, ogni vita è ‘fatta in modo stupendo e meraviglioso’ dal nostro Creatore» (Salmo 139,14).   Come riportato da Renovatio 21, il Vance già in passato aveva equiparato l’aborto al sacrificio umano dei bambini.   «La Marcia per la Vita… non riguarda solo una questione politica… Riguarda se rimarremo una civiltà guidata da Dio o se alla fine torneremo al paganesimo che ha dominato il passato», ha continuato dal palco della manifestazione di Washington.     Vance ha sottolineato come oggi ai giovani venga spesso detto che avere figli e crescere una famiglia sono un peso, ma i pro-life sanno che, in realtà, sono un dono di Dio.   «Oggi, l’estrema sinistra in questo Paese dice ai nostri giovani che il matrimonio e i figli sono ostacoli, che è irresponsabile, persino immorale, a causa del ‘cambiamento climatico’ o per qualche altro motivo, incoraggiare i nostri giovani a crescere una famiglia. Ci dicono che la vita stessa è un peso, ma noi qui a questa marcia… sappiamo che è una bugia», ha detto. «Sappiamo che la vita è un dono, sappiamo che i bambini sono preziosi perché li conosciamo, li amiamo e vediamo come possono trasformare le nostre famiglie».   «Sappiamo che la famiglia non è solo fonte di grande gioia, ma fa parte del disegno di Dio per gli uomini e le donne, un disegno che si estende alla nostra famiglia, ai nostri quartieri, alle nostre comunità e agli stessi Stati Uniti d’America», ha aggiunto. «E qui sappiamo che trattare tutti con dignità non è sempre facile, non è sempre conveniente, ma è la cosa giusta da fare».   Vance sa bene quanto sia prezioso il dono della vita, dato che lui e la sua Second Lady Usha Vance hanno annunciato questa settimana che aspettano il loro quarto figlio a fine luglio. Il vicepresidente ha aperto il suo discorso commentando la notizia.   «Alcuni di voi ricorderanno che nel mio discorso dell’anno scorso, vi ho detto che una delle cose che più desideravo negli Stati Uniti d’America era più famiglie e più bambini», ha detto il vicepresidente. «Quindi, che sia messo agli atti, avete un vicepresidente che pratica ciò che predica».   Nel discorso di Vance alla marcia del 2025, il suo primo discorso pubblico dopo l’insediamento come 50° vicepresidente, aveva sottolineato il suo desiderio di vedere nascere più bambini e crescere più famiglie in tutto il Paese.   «Voglio più bambini negli Stati Uniti. Voglio più bambini felici nel nostro Paese. E voglio uomini e donne giovani e belli che siano ansiosi di accoglierli nel mondo e di crescerli», disse all’epoca. «È compito del nostro governo rendere più facile per le giovani mamme e i giovani papà permettersi di avere figli, portarli al mondo e accoglierli come le benedizioni che sappiamo che sono».   Vance ha anche elogiato diverse importanti politiche pro-life attuate sotto l’amministrazione Trump-Vance, come il taglio dei fondi pubblici destinati agli aborti, la fine degli arresti governativi di attivisti pro-life semplicemente per aver pregato fuori dagli aborti e l’applicazione di tutele di coscienza per le persone di fede.   «Mettere in prigione preti e nonne per aver pregato fuori da una clinica, è finita. L’abbiamo fermata», ha detto. «Laddove la precedente amministrazione imponeva il finanziamento pubblico degli aborti, comprese le spese di viaggio, in tutto il governo, questa amministrazione vi ha posto fine».   »Abbiamo ampliato le tutele di coscienza per gli operatori sanitari e difeso l’affidamento e l’adozione basati sulla fede», ha aggiunto. «Abbiamo smantellato le regole dell’era Biden e fatto in modo che nessuna suora, nessun infermiere, nessun farmacista e nessun medico debba mettere a nudo la propria fede e i propri valori all’ingresso del proprio posto di lavoro».   Nel suo discorso alla Marcia per la vita dello scorso anno, Vance ha elogiato in modo analogo la pronta inversione di tendenza da parte dell’amministrazione Trump nei confronti delle azioni penali mirate intraprese dall’amministrazione Biden contro i sostenitori della vita.   «Il governo federale non dirigerà più le incursioni dell’FBI nelle case di persone come Mark Houck e altri attivisti cattolici e cristiani che lottano ogni giorno per i nascituri», ha affermato Vance l’anno scorso.   Vale la pena notare che, nonostante i suoi commenti, Vance, un convertito cattolico, in passato ha rotto sia con il movimento pro-life che con la dottrina cattolica, esprimendo il suo sostegno alle eccezioni all’aborto. In precedenza aveva suggerito di sostenere l’ accesso alla pillola abortiva e aveva ribadito che l’amministrazione Trump-Vance non avrebbe sostenuto un divieto federale sull’aborto.

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L’amministrazione Trump 2 è stata anche duramente criticata dai pro-life statunitensi per non aver revocato la decisione dell’amministrazione Biden di non applicare la legge federale contro la spedizione di pillole abortive oltre i confini statali, nonostante la tattica indebolisca le leggi pro-life degli Stati.   I pro-life USA speravano che la posizione potesse cambiare con l’impegno dell’amministrazione di rivedere i dati sulla sicurezza delle pillole abortive, ma sono rimasti frustrati dalla mancanza di aggiornamenti, tra le accuse (che l’amministrazione nega) secondo cui la revisione sarebbe stata ritardata fino a dopo le elezioni di medio termine del 2026.   Come riportato da Renovatio 21, il tema dell’aborto come sacrificio umano era già stato discusso pubblicamente dall’influente giornalista Tucker Carlson, suo grande fiancheggiatore nella corsa alla vicepresidenza.   Si tratta, come sa il lettore, il ritorno del sacrificio umano (non solo con l’aborto, ma anche con la fecondazione in vitro, la predazione degli organi, l’eutanasia, insomma la Necrocultura) di uno dei principali temi del lavoro di Renovatio 21, che ora vediamo andare verso il pensiero mainstream.  

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Necrocultura

Uomo condannato a 6 anni per aver acquistato parti del corpo rubate da una donna incontrata su Facebook

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Un uomo della Pennsylvania è stato condannato a sei anni di carcere per aver acquistato parti del corpo rubate da una donna di Little Rock, Arkansas, e da altri individui. Il giudice ha stabilito che il condannato dovrà anche pagare una multa di 2.000 dollari e scontare tre anni di libertà vigilata.

 

Jeremy Lee Pauley, 43 anni, di Thompson, Pennsylvania, è stato condannato a dicembre con l’accusa di associazione a delinquere e trasporto interstatale di beni rubati. Sconterà i sei anni e poi sconterà altri tre anni di libertà vigilata.

 

La donna di 38 anni dell’Arkansas, Candace Chapman Scott, che lavorava in un obitorio, aveva contattato Pauley su Facebook per vendergli le parti del corpo. Secondo il Dipartimento di Giustizia, Pauley aveva acquistato una serie di parti del corpo da Scott dopo essersi unito a un gruppo Facebook chiamato «oddities». Scott è stata condannata a 15 anni di carcere.

 

«I resti includevano un cranio, diversi cervelli, un braccio, un orecchio, diversi polmoni, diversi cuori, diversi seni, un ombelico, testicoli e altre parti. Durante un mandato di perquisizione eseguito presso l’abitazione di Scott a Little Rock, gli investigatori hanno trovato numerose parti del corpo rubate che la donna ha ammesso di aver trasportato in sacchi della spazzatura dal suo lavoro. Scott ha ricevuto un totale di 10.625 dollari dall’acquirente in Pennsylvania per i resti umani», si legge in un comunicato stampa del Dipartimento di Giustizia.

 

Pauley ha anche ammesso il suo ruolo «in una rete nazionale di individui che hanno acquistato e venduto resti umani rubati dalla Harvard Medical School e da un obitorio dell’Arkansas», ha affermato il Dipartimento di Giustizia.

 

«Il traffico di resti umani rubati tramite la posta statunitense è un atto inquietante che colpisce famiglie già in lutto, creando al contempo una situazione potenzialmente pericolosa per i dipendenti e i clienti delle poste», ha dichiarato Christopher Nielsen, ispettore responsabile della divisione di Filadelfia del Servizio di Ispezione Postale. «Spero che i nostri sforzi e queste condanne portino una certa serenità a coloro che sono stati colpiti da questo terribile crimine».

 

Come riportato da Renovatio 21, il commercio di parti di cadaveri dalla prestigiosa università di Harvard aveva avuto negli scorsi anni diversi sviluppi.

 

Non si tratta del primo caso di orrori e cadaveri delle università

 

Come riportato da Renovatio 21tre anni fa un grande scandalo colpì l’Università di Paris-Descartes: il più grande centro di anatomia europeo presso la scuola di medicina dell’Università di Paris-Descartes fu chiuso a causa di gravi carenze nello stato di conservazione dei cadaveri, locali fatiscenti e sospetti che i corpi venissero mercificati.

 

I corpi di «migliaia di persone» che avevano donato i loro corpi alla scienza sono stati tenuti in «condizioni indecenti»: e, si scoprì, per decenni.

 

«I corpi sono stati lasciati marcire, mangiati dai topi, al punto che alcuni dovevano essere inceneriti senza essere sezionati» scrisse L’Express. «Corpi accatastati l’uno sull’altro, senza alcuna dignità e contrari a qualsiasi regola etica».

 

L’Ispettorato generale per gli affari sociali scrisse un rapporto in cui fiutò, anche qui, il traffico di cadaveri: «utilizzatori e potrebbero essere stati in grado di impegnarsi in un’attività redditizia all’interno del CDC [Centro di Donazione del Corpo, ndr]». In altre parole, anche lì vi poteva essere mercificazione delle parti dei cadaveri.

 

Come riportato da Renovatio 21, secondo varie testimonianze, in Nigeria è possibile acquistare resti umani al mercato, al fine di utilizzarli per fini esoterici.

 

«Le ricerche – scrive ancora il quotidiano nigeriano Vanguard – dimostrano che le parti femminili sono più richieste di quelle maschili. Ciò avviene a causa di quello che è descritta come la “potenza” di alcuni organi come i seni e i genitali all’interno di money ritual da parti di herbalist [erborista, sciamano, NdR] o gruppi occulti». Tanto per tenere a mente la storia della vagina sparita di Pamela.

 

«Abbiamo visto che una testa umana fresca può andare da 60.000 naira (circa 135 euro) in su, mentre un teschio è venduto per 20.000. Le gambe fresche sono vendute per 30.000 ciascuna, mentre una gamba decomposta viene venduta per 20.000. Un dito fresco viene venduto per 5.000, se decomposto o per 3.000. Gli intestini freschi sono venduti per 20.000 mentre quelli secchi sono venduti per 5000. Pezzi di ossa fresche sono venduti per 2.000 e oltre».

 

I traffici nigeriani di resti umani si sviluppa su due filoni: quello degli omicidi rituali (per i quali c’è stata addirittura una richiesta di stato di emergenza in Parlamento), e quello dei cimiteri, dove guardiani fanno affari riesumando i cadaveri poche ore dopo la sepoltura e sezionandone le parti che interessano a chi prepara le pozioni.

 

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Immagine di East Pennsboro Township Police Department, via Twitter, rielaborata per adattamento al formato.

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Necrocultura

Lord britannico dice che le donne incinte dovrebbero poter scegliere il suicidio assistito

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Lord Charles Leslie Falconer, Barone Falconer di Thoroton, ha dichiaratoalla Camera dei Lord del Regno Unito che «la gravidanza non dovrebbe essere un ostacolo» al suicidio assistito. Lo riporta LifeSite.   Per quanto scioccante, allucinante e disumano, tale pensiero è perfettamente logico se pensato dell’alveo della Necrocultura dominante.   Lord Falconer è stato Segretario di Stato per la Giustizia sotto il premier Tony Blair ed è un sostenitore di lunga data del suicidio assistito e promotore del disegno di legge alla Camera dei Lord.   Un video dello scambio, pubblicato da Right to Life UK, ha totalizzato oltre oltre un milione di visualizzazioni su X:  

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  «C’è un grosso problema qui», ha detto ai pari Lord Craig Mackinlay, Barone Mackinlay di Richborough. «In altri stati del mondo, chi ha adottato da tempo il suicidio assistito ha opinioni divergenti. In Oregon, dal 1997, è obbligatorio mantenere in vita la madre il più a lungo possibile, soprattutto quando il feto è vitale».   «I Paesi Bassi hanno una visione completamente diversa, quella del feticidio, in cui il feto deve essere interrotto in un modo o nell’altro», ha continuato. «Spesso tramite iniezione intracardiaca di cloruro di potassio prima che la madre possa essere soppressa».   «A quale estremo della scala [il lord] si riferisce queste cose, perché ci troviamo in una situazione in cui i Royal Colleges sono contrari al suo intero sistema, e faremo affidamento su di loro per colmare le lacune di questa legislazione», ha concluso Lord Mackinlay. «Penso che spetti a noi colmare queste lacune per loro, perché non sono favorevoli a questa cosa».   «Il nobile Lord ha espresso correttamente la sua opinione», ha risposto Lord Falconer. «Alcuni Paesi hanno adottato una posizione, altri un’altra. Dalla scelta che sostengo è chiaro che siamo dell’avviso che la gravidanza non dovrebbe essere un ostacolo».   Il contesto in cui si inserisce la dichiarazione di Falconer è ancora più agghiacciante. La baronessa Tanni Grey-Thompson, attivista per i diritti delle persone con disabilità e leggendaria atleta paralimpica gallese, ha finora depositato 115 dei 947 emendamenti proposti al disegno di legge sul suicidio assistito. Durante il dibattito, ha citato il fatto che le donne incinte possono richiedere il suicidio assistito.   «Nel 2022, uno studio sull’epidemiologia del cancro in gravidanza ha rilevato che si verificava in circa una gravidanza su 1.000, il che equivarrebbe a più di 500 casi all’anno in Inghilterra», ha affermato . Non tutti questi sarebbero terminali, ha osservato. «In termini di numeri di persone che potrebbero essere interessate dal disegno di legge, si tratta di un gruppo di emendamenti davvero importante».   La baronessa ha osservato che la maggior parte dei paesi che hanno legalizzato il suicidio assistito prevede misure di salvaguardia per le donne in gravidanza e ha osservato che «il suicidio è anche la principale causa di morte materna durante la gravidanza nei paesi industrializzati e la principale causa di mortalità materna nei primi 12 mesi dopo il parto. Il professor Mark Taubert, consulente ospedaliero e direttore clinico di medicina palliativa presso il Velindre University NHS Trust in Galles, ha sollevato la questione più volte».   «Sarebbe utile fornire ulteriori informazioni sull’impatto del disegno di legge sulle donne incinte o che hanno partorito di recente, in particolare dato il rischio di depressione postnatale e di altri problemi di salute mentale correlati alla gravidanza e alla maternità» ha chiosato la nobildonna.   Quando Lord Falconer ha iniziato a rispondere, Lord Mackinlay intervenne con la sua domanda, che spinse Falconer a rispondere che «la gravidanza non dovrebbe essere un ostacolo» al suicidio assistito.   Per quanto rivoltante, l’idea del Lord britannico non è altro che una diligente conseguenza del mondo della Necrocultura che va via via installando nuovi upgrade: se l’aborto è libero, e quindi il feto può essere ucciso a piacere, perché mai una donna che vuole suicidarsi non può uccidere prima il figlio che ha in grembo?   Il lettore riconoscerà questo caleidoscopio dell’orrore umano, tuttavia siamo solo alle automatiche, perfino sincere conseguenza dell’accettazione della Cultura della Morte come sistema operativo della società umana.   I Lord inglesi possono essere solo appena più spudorati, ma la realtà rimane, perfino più orrenda.   Perché la Necrocultura non è fatta solo di morte, ma di quello che all’apparenza sembra il suo opposto, il piacere, l’edonismo individualista, il godimento utilitarista come principio assoluto. Quanti bambini sono stati uccisi perché la madre doveva fare «carriera»? Quanti sono stati frullati mentre galleggiavano innocenti nel ventre materno perché la genitrice doveva andare in vacanza ad Ibiza? Quanti sono stati trucidati perché la donna aveva impegni sentimentali, scolastici, sportivi?   Ora: vogliamo dire alle donne che uccidono i loro figli per capriccio che non possono farli se possono – legalmente! – suicidarsi?

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