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Necrocultura

Il significato del «natale satanico»

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Pochi giorni fa una statua del demonio e un altare satanico sono stati collocati nel Campidoglio dello Stato dell’Iowa. Si tratta di un addobbo natalizio posto insieme a quelli cristiani che tradizionalmente adornano la sede del governo locale.

 

L’installazione del vero e proprio idolo diabolico – che presenta una testa di ariete dorata con specchi su un manichino vestito di rosso con un pentagramma – è avvenuta con tutti i crismi della legge, con una richiesta protocollata avanzata ancora in agosto. Vari deputati statali, tra cui molti repubblicani, hanno difeso la trovata, perché costituzionale».

 

I responsabili sono i soliti noti: si tratta del Satanic Temple, un «gruppo religioso non teista» di cui Renovatio 21 ha scritto varie volte. Il Tempio Satanico anni fa fece notizia per aver precedentemente piazzato una statua del demonio con le fattezze del Bafometto (l’orrendo caprone alato ed androgino) che teneva sulle ginocchia due bambini.

 

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Più recentemente ha iniziato a promuovere «aborti rituali» (perché il feticidio, dicono, è un «diritto religioso») nonché l’ora di religione satanica nelle scuole elementari.

 

Il Satanic Temple agisce in pratica come in una sorta di continuo trollaggio delle leggi americane, che permettono la libertà religiosa: loro ne approfittano per reclamare gli spazi della loro supposta religione, cioè il culto del demonio, che ovviamente coincide con una agenda politica progressista: aborto, omotransessualismo (con effusioni gay sulle tombe di persone ritenute «omofobe»), e più in generale ogni possibile cancellazione della dimensione cristiana dalla società statunitense.

 

«Apprezzeremo davvero l’opportunità di essere rappresentati in un forum pubblico. Non abbiamo una chiesa a ogni angolo di strada», ha detto il co-fondatore del gruppo satanista Lucien Greaves. «La mia idea è che se alle persone non piace la nostra esposizione nei forum pubblici, non sono obbligate a interagire con loro. Non sono obbligati a vederli».

 

La difesa della libertà di espressione, a quanto pare, vale per i satanisti ma non per chi – un esempio – si oppone alle vaccinazioni di massa, come indica lo scandalo portato alla luce da Elon Musk che ha mostrato come il governo Biden di fatto ordinasse ai social media di censurare pagine e utenti dei social (non sappiamo ancora se, fra essi, vi fosse anche Renovatio 21).

 

E non è nemmeno superfluo ricordare, a questo punto, che i seguaci del Tempio di Satana indicono eventi pubblici in cui bisogna presentarsi con la mascherina chirurgica e la prova dell’avvenuta multipla sierizzazione, altrimenti non si entra: sul fenomeno del conformismo satanico, che spiega tante cose, non è mai stata avanzata una vera riflessione. Pentagramma e siringa.

 

Il deputato dello Iowa Jon Dunwell, sedicente cristiano, ha giustificato l’esposizione. «Attualmente, l’accesso alle esposizioni in Campidoglio è aperto a chiunque attraverso una procedura di richiesta. Sebbene esistano alcune linee guida, queste non discriminano sulla base della religione o dell’ideologia», ha dichiarato su Twitter.

 

Il Dunwell ci ha infilato subito il refrain che nell’Italia democristiana (e post-democristiana, e neodemocristiana) conosciamo bene: il male minore. «Il Tempio Satanico ha presentato una petizione per la loro esposizione in agosto ed è stato approvato con alcune modifiche. Volevano usare una vera testa di capra (presumo un teschio) e ci è proibito farlo» assicura il repubblicano, insolentito dalle proteste ricevute.

 

Le leggi dello Stato vengono decisamente prima di quelle di Dio, ci viene detto dal politico, non sfiorato dalla differenza tra libertà di espressione e istituzionalizzazione di ogni contenuto che possa provenirne: un conto è inneggiare a Satana sul proprio sito o nei propri party per soli vaccinati, un conto è farlo dentro al cuore dell’istituzione.

 

«Come molti abitanti dello Iowa, trovo assolutamente discutibile l’esposizione del Tempio Satanico in Campidoglio» ha continuato il Dunwello. «In una società libera, la migliore risposta a discorsi discutibili è più parola, e incoraggio tutti coloro che credono a unirsi a me oggi nel pregare sul Campidoglio e nel riconoscere il presepe che sarà esposto».

 

Quindi: volete il presepe con Gesù, bambino, beccatevi per legge anche quello con il diavolo: accettate, o cittadini democratici, il natale satanico. È la «libertà di parola. È la «libertà religiosa». Punto.

 

Non tutti hanno accettato la benedizione pubblica all’altare demoniaco per offendere il Santo Natale. Il 14 dicembre, nell’ultimo giorno di esposizione della trovata satanista, un pilota veterano della Marina USA, Michael Cassidy, ha distrutto la statua satanica: dopo averla spinta e decapitata, ne ha gettato la testa in un cestino dell’immondizia.

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Il Cassidy ha dichiarato al sito The Sentinel di aver distrutto il santuario per «risvegliare i cristiani sugli atti anticristiani promossi dal nostro governo».

 

«Il mondo potrebbe dire ai cristiani di accettare con sottomissione la legittimazione di Satana, ma nessuno dei fondatori avrebbe considerato l’approvazione da parte del governo degli altari satanici all’interno degli edifici del Campidoglio come protetta dal Primo Emendamento», ha continuato l’ex pilota militare. «I valori anticristiani sono stati sempre più diffusi negli ultimi decenni, e i cristiani si sono comportati in gran parte come la proverbiale rana nell’acqua bollente».

 

 

«Ho visto questa statua blasfema e mi sono indignato. La mia coscienza è prigioniera della parola di Dio, non dei decreti burocratici. E così ho agito». Cassidy ha quindi citato un brano del Nuovo Testamento (1 Giovanni 3, 8) come motivazione per distruggere la statua: «Per questo è stato manifestato il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo».

 

«La Scrittura ci esorta a pensare e ad agire come Gesù Cristo», ha detto l’uomo prima di consegnarsi alla polizia. Secondo quanto riferito, il Tempio satanico dello Iowa ha citato in giudizio Cassidy per atti criminali di quarto grado. Campagne per finanziare le sue spese legali hanno raccolto decine di migliaia di dollari in poche ore, facendo intervenire anche il governatore floridiano, e candidato presidente per le primarie repubblicane, Ron DeSantis: «Satana non ha posto nella nostra società e non dovrebbe essere riconosciuto come “religione” dal governo federale», ha scritto il DeSantis.

 

La verità è che la situazione è molto più difficile da risolvere, perché affonda nelle radici stesse dello Stato moderno.

 

Gli USA sono probabilmente lo Stato moderno più antico: prima ancora dei francesi, si ribellarono alla Corona, seguendo una probabile spaccatura creatasi dentro il mondo massonico britannico. Praticamente tutti i fondatori degli USA sono riconosciuti come massoni: Giorgio Washington, Beniamino Franklin, etc. Essi con evidenza sposavano un’ideale massonico estremista che, nella ricerca della distruzione totale delle autorità precedenti, vedeva perfino nella Corona di Londra, protettrice e financo inventrice della setta muratoria, un ostacolo di cui sbarazzarsi per creare un nuovo regno totalmente laico e progressista: appunto, lo Stato moderno.

 

Lo Stato moderno, significa, con un’altra parola, lo «Stato laico». Che significa, a sua volta, «Stato non-cristiano». E cioè, proseguendo, «Stato anti-cristiano».

 

Lo Stato moderno nasce sulle ceneri dei Regni cristiani, cioè di Stati che per fondamento avevano Dio. Lo Stato moderno è quindi, alla radice, Stato anti-cristiano. Lo Stato moderno è anticristiano o non è.

 

Possiamo girare intorno al problema finché vogliamo, ma questa è la realtà strutturale del potere nell’ora presente. E non solo negli USA, ovviamente.

 

Gli americani, grazie al XX secolo in cui hanno vinto due guerre planetarie e soprattutto la guerra finanziaria, hanno imposto il loro concetto di Stato ai Paesi conquistati: come abbiamo varie volte sottolineato su Renovatio 21, la creazione da parte degli USA della Democrazia Cristiana (in Italia, in Germania, pure in Francia, dove però non ha attecchito) serviva esattamente al proposito di rendere la «democrazia liberale» – ossia l’oligarchia più o meno occulta – digeribili ai popoli europei che erano, allora, radicati in una concezione dell’autorità e dello spirito incompatibile con lo Stato moderno.

 

Sappiamo come è andata: lo Stato moderno, come da programma, ha cancellato il cristianesimo, estinguendo la fede della popolazione, imponendo leggi totalmente anticristiane (aborto, LGBT, sfruttamenti di ogni sorta) e rendendo la cristianità un ricordo lontano, che non riemerge nemmeno quando la Terra Santa, quella dove Nostro Signore nacque e morì, viene contesa da uno Stato Ebraico e uno Stato Islamico, senza che nessuno si chieda perché nella contesa vi sia uno Stato Cristiano.

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La Chiesa ha assecondato il processo: con il Concilio Vaticano II, Roma ha iniziato a parlare di qualcosa che prima era condannato come errore: la cosiddetta «libertà religiosa». L’accettazione delle altre religioni, con i plastici segni dati da Wojtyla (l’episodio ecumenico di Assisi, i baci del Corano, e certi dimenticati rituali a cui ha presenziato in Africa) e poi, senza più pudore alcuno, dal Bergoglio: il quale, oltre ai soliti ebrei, islamici (baciati pure in volto), buddisti oltre alle inquietanti architetture per la religione mondiale sincretica sorte ad Astana, oltre alle cerimonie scintoiste in Vaticano (trafugatevi come Teatro No), oltre agli idoli amazzonici della Pachamama, oltre alle «Messe Maya», è arrivato a presenziare, in mondovisione dal Canada, ad un vero e proprio rito di negromanzia.

 

Ora, fermare il treno della «libertà religiosa», quando essa è fondamento stesso dello Stato moderno (imposto pure con la bruta forza di bombardamenti, e magari qualche bomba sui treni e nelle piazze più recente) e quando la chiesa cattolica stessa è stata pervertita e disarmata nei suoi confronti, è un lavoro arduo.

 

Vogliamo dire qualcosa di più. La «libertà religiosa», mettendo tutte le religioni al livello di quella cristiana (come nell’8 per mille che con probabilità avete appena firmato) può permettere di disporre nelle istituzioni, con pubblici onori, culti pure considerati «tradizionali» ma che hanno, appena dietro l’angolo, un lato oscuro devastante: pensiamo all’induismo (quello della dea Kali, signora dello sterminio) o a tanto buddismo (dove da innocue meditazioni si arriva rapidamente al tantra e alle sue perversioni necrosessuali). Altarini pagani di questo tipo, né in Iowa né da noi, farebbero notizia: anzi, farebbero notizia perché «inclusivi». Eppure, il succo è lo stesso: dietro al culto di dei della morte e delle energie psicosessuali più oscure, cosa crediamo che si nasconda?

 

Vogliamo andare ancora oltre. La «libertà religiosa» non serve solo ad annegare il cristianesimo, sommergendolo con la compresenza di altre religioni nella scena pubblica. In realtà, il lavoro che si fa qui è molto più sottile, e non diretto, nel profondo, al favorire solo gli altri culti mondiali – c’è di più.

 

Perché vige anche nelle cose dello spirito la legge dell’horror vacui: lo spazio che viene svuotato, viene immediatamente occupato da qualcos’altro.

 

E quindi: se il divino viene ritirato, chi può andare a prendersi il suo spazio? Su un piano metafisico, la risposta è semplicissima: se il Bene viene tirato via, ciò che va a sostituirlo è, per logica, il Male.

 

E il male non è una sostanza, il male è l’effetto volontario del comportamento delle creature che non aderiscono al disegno di Dio, che è il bene. Tali creature, secondo la credenza cristiana, possono essere anche di natura non-umana: esseri intelligenti, creati prima che fosse creato l’uomo.

 

E quindi, se togli Dio, chi pensi che si presenterà ad occupare il suo spazio? E quindi: uno Stato che nasce dall’eliminazione del divino sin dal suo fondamento, che società può produrre? Che società è programmato per produrre?

 

La questione può avere una dimostrazione sbalorditivamente chiara proprio in questi giorni, quando uno dei maggiori settimanali italiani, L’Espresso, ha insignito la sorella di un ragazza uccisa del titolo di «persona dell’anno».

 

Non la vittima – che sarebbe di per sé già grottesco – ma la sua parente. E cosa ha fatto? Nulla, è andata in TV e sui social a berciare idee precotte (da dove viene quel «Bruciate tutto» che continuano a ripetere?) sul «patriarcato», che, notiamo en passant, è in realtà un altro modo per definire la società cristiana da abbattere definitivamente, nonostante si usi bizzarramente ancora fare i funerali in chiesa (con il media event celebrato, ovvio, dal vescovo in persona).

 

Senza il padre, noterete, crolla tutto: da Gesù Figlio di Dio, alla Trinità – oltre che alla famiglia umana stessa, per la gioia dei predatori, che troveranno bambini senza più protezione alcuna.

 

Tuttavia, la scelta de L’Espresso sconvolge per un altro motivo: i giornalisti sanno, visto che ne hanno scritto, che una porzione della popolazione era rimasta sconvolta dai segni esposti dalla ragazza nelle sue immediata interviste TV dopo la morte della sorella: ecco la felpa con il caprone pentagrammato, il medesimo simbolo visto anche in Iowa.

 

In tanti hanno espresso il proprio shock sui social e non solo giudizi: ma come, è morta una ragazza, e salta fuori una predica contro la società fatta da una che esibisce un pentacolo?

 

Ai giornalisti de L’Espresso, nella polarizzazione assoluta raggiunta dalla società drogata dagli algoritmi, non importa nulla: la ragazza diventa un simbolo fondamentale per la società, la persona più importante di tutto il 2023 – da ritrarre anche in una foto dai toni scuri, anello al naso d’ordinanza, più pendaglio indefinito.

 

Non c’è di che stupirsi: il fine dello Stato moderno è quello. Quello che chiamano «progresso» è in realtà Cultura della Morte.

 

E chi volete che sia il padrone ultimo della Necrocultura?

 

Volete stupirvi, quindi, se vogliono obbligarvi ad adorare i suoi idoli?

 

Volete stupirvi se vogliono portarvi a festeggiare il natale di Satana?

 

Roberto Dal Bosco

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Immagine da Twitter

Necrocultura

Uomo condannato a 6 anni per aver acquistato parti del corpo rubate da una donna incontrata su Facebook

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Un uomo della Pennsylvania è stato condannato a sei anni di carcere per aver acquistato parti del corpo rubate da una donna di Little Rock, Arkansas, e da altri individui. Il giudice ha stabilito che il condannato dovrà anche pagare una multa di 2.000 dollari e scontare tre anni di libertà vigilata.   Jeremy Lee Pauley, 43 anni, di Thompson, Pennsylvania, è stato condannato a dicembre con l’accusa di associazione a delinquere e trasporto interstatale di beni rubati. Sconterà i sei anni e poi sconterà altri tre anni di libertà vigilata.   La donna di 38 anni dell’Arkansas, Candace Chapman Scott, che lavorava in un obitorio, aveva contattato Pauley su Facebook per vendergli le parti del corpo. Secondo il Dipartimento di Giustizia, Pauley aveva acquistato una serie di parti del corpo da Scott dopo essersi unito a un gruppo Facebook chiamato «oddities». Scott è stata condannata a 15 anni di carcere.   «I resti includevano un cranio, diversi cervelli, un braccio, un orecchio, diversi polmoni, diversi cuori, diversi seni, un ombelico, testicoli e altre parti. Durante un mandato di perquisizione eseguito presso l’abitazione di Scott a Little Rock, gli investigatori hanno trovato numerose parti del corpo rubate che la donna ha ammesso di aver trasportato in sacchi della spazzatura dal suo lavoro. Scott ha ricevuto un totale di 10.625 dollari dall’acquirente in Pennsylvania per i resti umani», si legge in un comunicato stampa del Dipartimento di Giustizia.   Pauley ha anche ammesso il suo ruolo «in una rete nazionale di individui che hanno acquistato e venduto resti umani rubati dalla Harvard Medical School e da un obitorio dell’Arkansas», ha affermato il Dipartimento di Giustizia.   «Il traffico di resti umani rubati tramite la posta statunitense è un atto inquietante che colpisce famiglie già in lutto, creando al contempo una situazione potenzialmente pericolosa per i dipendenti e i clienti delle poste», ha dichiarato Christopher Nielsen, ispettore responsabile della divisione di Filadelfia del Servizio di Ispezione Postale. «Spero che i nostri sforzi e queste condanne portino una certa serenità a coloro che sono stati colpiti da questo terribile crimine».   Come riportato da Renovatio 21, il commercio di parti di cadaveri dalla prestigiosa università di Harvard aveva avuto negli scorsi anni diversi sviluppi.   Non si tratta del primo caso di orrori e cadaveri delle università   Come riportato da Renovatio 21tre anni fa un grande scandalo colpì l’Università di Paris-Descartes: il più grande centro di anatomia europeo presso la scuola di medicina dell’Università di Paris-Descartes fu chiuso a causa di gravi carenze nello stato di conservazione dei cadaveri, locali fatiscenti e sospetti che i corpi venissero mercificati.   I corpi di «migliaia di persone» che avevano donato i loro corpi alla scienza sono stati tenuti in «condizioni indecenti»: e, si scoprì, per decenni.   «I corpi sono stati lasciati marcire, mangiati dai topi, al punto che alcuni dovevano essere inceneriti senza essere sezionati» scrisse L’Express. «Corpi accatastati l’uno sull’altro, senza alcuna dignità e contrari a qualsiasi regola etica».   L’Ispettorato generale per gli affari sociali scrisse un rapporto in cui fiutò, anche qui, il traffico di cadaveri: «utilizzatori e potrebbero essere stati in grado di impegnarsi in un’attività redditizia all’interno del CDC [Centro di Donazione del Corpo, ndr]». In altre parole, anche lì vi poteva essere mercificazione delle parti dei cadaveri.   Come riportato da Renovatio 21, secondo varie testimonianze, in Nigeria è possibile acquistare resti umani al mercato, al fine di utilizzarli per fini esoterici.   «Le ricerche – scrive ancora il quotidiano nigeriano Vanguard – dimostrano che le parti femminili sono più richieste di quelle maschili. Ciò avviene a causa di quello che è descritta come la “potenza” di alcuni organi come i seni e i genitali all’interno di money ritual da parti di herbalist [erborista, sciamano, NdR] o gruppi occulti». Tanto per tenere a mente la storia della vagina sparita di Pamela.   «Abbiamo visto che una testa umana fresca può andare da 60.000 naira (circa 135 euro) in su, mentre un teschio è venduto per 20.000. Le gambe fresche sono vendute per 30.000 ciascuna, mentre una gamba decomposta viene venduta per 20.000. Un dito fresco viene venduto per 5.000, se decomposto o per 3.000. Gli intestini freschi sono venduti per 20.000 mentre quelli secchi sono venduti per 5000. Pezzi di ossa fresche sono venduti per 2.000 e oltre».   I traffici nigeriani di resti umani si sviluppa su due filoni: quello degli omicidi rituali (per i quali c’è stata addirittura una richiesta di stato di emergenza in Parlamento), e quello dei cimiteri, dove guardiani fanno affari riesumando i cadaveri poche ore dopo la sepoltura e sezionandone le parti che interessano a chi prepara le pozioni.  

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Immagine di East Pennsboro Township Police Department, via Twitter, rielaborata per adattamento al formato.
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Necrocultura

Lord britannico dice che le donne incinte dovrebbero poter scegliere il suicidio assistito

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Lord Charles Leslie Falconer, Barone Falconer di Thoroton, ha dichiaratoalla Camera dei Lord del Regno Unito che «la gravidanza non dovrebbe essere un ostacolo» al suicidio assistito. Lo riporta LifeSite.

 

Per quanto scioccante, allucinante e disumano, tale pensiero è perfettamente logico se pensato dell’alveo della Necrocultura dominante.

 

Lord Falconer è stato Segretario di Stato per la Giustizia sotto il premier Tony Blair ed è un sostenitore di lunga data del suicidio assistito e promotore del disegno di legge alla Camera dei Lord.

 

Un video dello scambio, pubblicato da Right to Life UK, ha totalizzato oltre oltre un milione di visualizzazioni su X:

 


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«C’è un grosso problema qui», ha detto ai pari Lord Craig Mackinlay, Barone Mackinlay di Richborough. «In altri stati del mondo, chi ha adottato da tempo il suicidio assistito ha opinioni divergenti. In Oregon, dal 1997, è obbligatorio mantenere in vita la madre il più a lungo possibile, soprattutto quando il feto è vitale».

 

«I Paesi Bassi hanno una visione completamente diversa, quella del feticidio, in cui il feto deve essere interrotto in un modo o nell’altro», ha continuato. «Spesso tramite iniezione intracardiaca di cloruro di potassio prima che la madre possa essere soppressa».

 

«A quale estremo della scala [il lord] si riferisce queste cose, perché ci troviamo in una situazione in cui i Royal Colleges sono contrari al suo intero sistema, e faremo affidamento su di loro per colmare le lacune di questa legislazione», ha concluso Lord Mackinlay. «Penso che spetti a noi colmare queste lacune per loro, perché non sono favorevoli a questa cosa».

 

«Il nobile Lord ha espresso correttamente la sua opinione», ha risposto Lord Falconer. «Alcuni Paesi hanno adottato una posizione, altri un’altra. Dalla scelta che sostengo è chiaro che siamo dell’avviso che la gravidanza non dovrebbe essere un ostacolo».

 

Il contesto in cui si inserisce la dichiarazione di Falconer è ancora più agghiacciante. La baronessa Tanni Grey-Thompson, attivista per i diritti delle persone con disabilità e leggendaria atleta paralimpica gallese, ha finora depositato 115 dei 947 emendamenti proposti al disegno di legge sul suicidio assistito. Durante il dibattito, ha citato il fatto che le donne incinte possono richiedere il suicidio assistito.

 

«Nel 2022, uno studio sull’epidemiologia del cancro in gravidanza ha rilevato che si verificava in circa una gravidanza su 1.000, il che equivarrebbe a più di 500 casi all’anno in Inghilterra», ha affermato . Non tutti questi sarebbero terminali, ha osservato. «In termini di numeri di persone che potrebbero essere interessate dal disegno di legge, si tratta di un gruppo di emendamenti davvero importante».

 

La baronessa ha osservato che la maggior parte dei paesi che hanno legalizzato il suicidio assistito prevede misure di salvaguardia per le donne in gravidanza e ha osservato che «il suicidio è anche la principale causa di morte materna durante la gravidanza nei paesi industrializzati e la principale causa di mortalità materna nei primi 12 mesi dopo il parto. Il professor Mark Taubert, consulente ospedaliero e direttore clinico di medicina palliativa presso il Velindre University NHS Trust in Galles, ha sollevato la questione più volte».

 

«Sarebbe utile fornire ulteriori informazioni sull’impatto del disegno di legge sulle donne incinte o che hanno partorito di recente, in particolare dato il rischio di depressione postnatale e di altri problemi di salute mentale correlati alla gravidanza e alla maternità» ha chiosato la nobildonna.

 

Quando Lord Falconer ha iniziato a rispondere, Lord Mackinlay intervenne con la sua domanda, che spinse Falconer a rispondere che «la gravidanza non dovrebbe essere un ostacolo» al suicidio assistito.

 

Per quanto rivoltante, l’idea del Lord britannico non è altro che una diligente conseguenza del mondo della Necrocultura che va via via installando nuovi upgrade: se l’aborto è libero, e quindi il feto può essere ucciso a piacere, perché mai una donna che vuole suicidarsi non può uccidere prima il figlio che ha in grembo?

 

Il lettore riconoscerà questo caleidoscopio dell’orrore umano, tuttavia siamo solo alle automatiche, perfino sincere conseguenza dell’accettazione della Cultura della Morte come sistema operativo della società umana.

 

I Lord inglesi possono essere solo appena più spudorati, ma la realtà rimane, perfino più orrenda.

 

Perché la Necrocultura non è fatta solo di morte, ma di quello che all’apparenza sembra il suo opposto, il piacere, l’edonismo individualista, il godimento utilitarista come principio assoluto. Quanti bambini sono stati uccisi perché la madre doveva fare «carriera»? Quanti sono stati frullati mentre galleggiavano innocenti nel ventre materno perché la genitrice doveva andare in vacanza ad Ibiza? Quanti sono stati trucidati perché la donna aveva impegni sentimentali, scolastici, sportivi?

 

Ora: vogliamo dire alle donne che uccidono i loro figli per capriccio che non possono farli se possono – legalmente! – suicidarsi?

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Bioetica

JD Vance paragona l’aborto al sacrificio dei bambini. C’è molto più da dire e fare contro la Necrocultura

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Lo scorso mercoledì, per un’ora, il vicepresidente JD Vance ha risposto alle domande degli studenti dell’Università del Mississippi durante un evento di Turning Point USA, prendendo il posto di Charlie Kirk, l’attivista assassinato che era amico anche del Vance. Lo riporta LifeSite.   Il vicepresidente americano risposto a domande sul cristianesimo, sulla sua fede personale e sull’aborto, definendo l’aborto un «sacrificio di bambini» che porta al maltrattamento delle donne.   «Non mi scuso per credere che il cristianesimo sia una via verso Dio», ha detto Vance a uno studente preoccupato per la preghiera nelle scuole pubbliche. «Non mi scuso per pensare che i valori cristiani siano un fondamento importante di questo Paese, ma non vi costringerò a credere in nulla, perché non è ciò che Dio vuole, e non è ciò che voglio io».

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Come noto, JD Vance, che ha avuto una vita difficile in una famiglia disfunzionale del proletariato bianco dei monti dell’Appalachia (gli Hillbilly) si è convertito al cattolicesimo anni fa.   La domanda sull’aborto all’evento di TP USA è stata posta da una giovane donna che ricopre la carica di presidente di Ole Miss Rebels for Life, il gruppo pro-life del campus; il nome ha suscitato un caloroso applauso tra la folla riunita e un sorriso da parte del vicepresidente.   «In passato, hai dichiarato di essere al 100% pro-life», ha detto. «Ma da quando sei entrato nella campagna presidenziale come vicepresidente, hai cambiato idea sull’aborto, quindi mi chiedevo qual è la tua posizione attuale, e se ritieni che il diritto alla ‘libertà’ di qualcun altro prevalga sul diritto alla vita di qualcun altro?»   «Hai posto la domanda: penso che la libertà di qualcun altro prevalga sul diritto alla vita di qualcun altro?», ha risposto Vance. «No, non lo credo. In effetti, non ci credo. Ora, vorrei contestare qualcosa che hai detto, solo la premessa della domanda, ovvero che ho vacillato sulla questione pro-life. Credo davvero che il presidente sia stato il presidente più pro-life nella storia degli Stati Uniti d’America».   Lo slogan fa riferimento al fatto che, durante la sua prima amministrazione, Donald Trump ha selezionato i giudici della Corte Suprema che alla fine hanno portato all’annullamento della sentenza Roe v. Wade. Durante la campagna presidenziale del 2024, tuttavia, Trump ha ribadito che l’aborto è ora una questione di competenza degli stati e si è impegnato personalmente per rimuovere il principio pro-life dal programma del Partito Repubblicano per la prima volta in decenni.   «Ci sono due cose che dobbiamo tenere a mente qui», ha continuato Vance. «Una è la questione molto difficile: quando parliamo della nostra politica sull’aborto, ci sono alcuni casi limite molto, molto complessi. Ci sono casi in cui una bambina di 11 anni è stata violentata e sarebbe pericoloso per lei portare a termine la gravidanza. Ci sono situazioni in cui portare a termine la gravidanza causerebbe gravi danni fisici, forse la morte per la madre».   «È uno dei motivi per cui noi crediamo nell’eccezione in questi casi – ripeto, sono casi limite, sono rari, la comunità pro-aborto vorrebbe farvi credere che rappresentino il 90% degli aborti e questo non è vero – ma dobbiamo essere onesti sul fatto che ci sono alcuni casi limite».   Renovatio 21 segnala che parlare dei «casi limite» significa solo voler conformare il resto dei casi ad una politica precisa, spostando la Finestra di Overton e riprogrammando la legge. La posizione anfibola di Vance era già nota a tutti, come detto, in campagna elettorale.   «La seconda cosa che vorrei dire a questo proposito è che dobbiamo essere prudenti e pratici in ciò che possiamo realizzare», ha proseguito Vance. «Potrebbero esserci disaccordi su cosa esattamente significhi, ma se si considerano le vittorie pro-life che il presidente degli Stati Uniti è riuscito a ottenere, ci è riuscito perché ha lavorato all’interno del sistema che abbiamo».   Vance ha continuato dicendo che perseguire «l’opzione pro-life più aggressiva», anche se ciò significa perdere tutte le elezioni contro i democratici, che implementeranno l’aborto su richiesta fino al momento della nascita.

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«Qualcuno prima mi ha chiesto dei miei valori cristiani», ha detto Vance. «Uno dei punti che ho sollevato è che quando i coloni arrivarono nel Nuovo Mondo, trovarono il sacrificio di bambini molto diffuso. Immagino che ci siano persone che non sono d’accordo con la mia opinione sulla questione pro-life. Vorrei solo fare un’osservazione. Se si visitano siti archeologici storici dove c’erano bordelli – e le due professioni più antiche del mondo sono il gioco d’azzardo e la prostituzione, quindi c’erano bordelli anche in civiltà molto antiche».   «Se si torna agli antichi bordelli e si dissotterrano le ossa delle donne che lavoravano in quei luoghi, si trovano molto spesso molti bambini sepolti con loro… Ogni volta che una società decide di scartare bambini innocenti, non tratta molto bene nemmeno le proprie donne. E ogni volta che una società maltratta le proprie donne, molto spesso sono i bambini a nascere subito dopo. C’è una ragione per cui la civiltà cristiana ha posto fine alla pratica del sacrificio di bambini in tutto il mondo, ed è una delle grandi conquiste della civiltà cristiana».   «Credo che dovremmo cercare di proteggere ogni vita non ancora nata», ha concluso Vance. «C’è una questione su come esattamente lo facciamo, ma non direi mai che il diritto alla vita di qualcuno debba essere sacrificato».   Come riportato da Renovatio 21, la realizzazione del fatto che l’aborto è un sacrificio umano, domandato ad una civiltà decristianizzata quindi ripaganizzata, ridemonizzata, è oramai più diffusa che mai, in ispecie tra l’opinione pubblica della destra americana, non solo cattolica.   Per qualche ragione, la visione dell’aborto come sacrificio umano non ha mai attecchito davvero nel mondo pro-vita italiano, forse perché troppo stupido, forse perché troppo compromesso con la politica e con la chiesa italiana. Ecco quindi che invece che parlarti di Moloch, il ridicolo pro-vita italiota ti parla di «protezione della maternità» e finanche di «diritti della donna», completamente trasbordato nella lingua, quindi nel campo, dell’avversario – e con la convinzione, chiara ma non sussurrata al popolo che fa loro donazioni – che la legge autogenocida 194 non si deve toccare.   Il fatto è considerare l’aborto come l’unico sacrificio umano della società attuale, con spinta della macchina infallibile dello Stato moderno, è davvero errato: l’aborto è solo una piccola parte del sistema della morte che ci è inflitto, anzi, forse è il fanalino di coda, lo specchietto per le allodole sciocche condotte così in una battaglia di retroguardia, mentre il manovratore prosegue la distruzione umana in tanti altri settori.   È sacrificio umano l’eutanasia, sì. È sacrificio umano la predazione degli organi, sì. È sacrificio umano, di tipo pure difficile da definire vista la natura umanoide della faccenda, la provetta, che oramai da anni distrugge più embrioni dell’aborto, nell’evidente silenzio degli ebeti pro-vita italici, inutili se non venduti.   C’è ancora tanta strada da fare, se vogliamo combattere davvero la NecroculturaRenovatio 21, in realtà, è qua per questo. Voi, se mi state leggendo, con grande probabilità, pure.   Roberto Dal Bosco  

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr; immagine modificata
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