Politica
Il rapper dei Fugees condannato a 14 anni di carcere per donazioni illegali dall’estero a Obama
Pras Michel, ex membro dei Fugees e fondatore del trio hip-hop di qualche fuggevole successo negli anni Novanta, è stato condannato a 14 anni di carcere per il suo coinvolgimento in una maxi-frode internazionale da miliardi di dollari, che ha dirottato milioni nella campagna di rielezione di Barack Obama nel 2012.
Secondo il Guardian, il 52enne è stato ritenuto colpevole nel 2023 di riciclaggio di denaro e violazioni al finanziamento elettorale, nell’ambito di uno scandalo di influenza straniera orchestrato dal finanziere malese Low Taek Jho. A Washington DC, una giuria federale lo ha condannato per 10 capi d’imputazione, tra cui cospirazione e attività come agente non registrato di un governo estero. Il processo ha visto la testimonianza dell’attore Leonardo DiCaprio e dell’ex procuratore generale Jeff Sessions.
I pm del Dipartimento di Giustizia avevano chiesto l’ergastolo per il rapper, accusandolo di aver «tradito il suo Paese per denaro» e di aver «mentito senza scrupoli né sosta per realizzare i suoi piani». La sentenza, hanno sostenuto, «deve riflettere l’ampiezza e la gravità dei suoi crimini, la sua indifferenza ai rischi per la nazione e l’enormità della sua avidità».
Low Taek Jho ha sottratto miliardi dal fondo sovrano malese 1MDB per investire in immobili di lusso, opere d’arte e produzioni hollywoodiane negli USA, tra cui The Wolf of Wall Street.
Michel è stato accusato di aver facilitato il flusso occulto di fondi verso la campagna di Obama tramite società di comodo, per mascherarne le origini illecite.
Inoltre, gli viene imputato di aver cercato di bloccare un’inchiesta del Dipartimento di Giustizia su Low, di aver alterato prove e di aver deposto il falso in tribunale. Si presume che Low si sia rifugiato in Cina.
Nell’agosto 2024 Michel ha invocato un nuovo processo per presunti errori procedurali, ma la richiesta è stata rigettata.
Come riportato da Renovatio 21, dopo aver ricevuto altri 100 milioni di dollari dal Low, il Michel avrebbe fatto pressioni sull’amministrazione Trump per chiudere le sue indagini sul finanziere e sulla sua presunta appropriazione indebita di miliardi di dollari da 1MDB, e ha esortato la Casa Bianca a estradare il controverso miliardario finanziere cinese Guo Wengui per volere di Pechino. Guo è un dissidente che vive in USA da anni. È su un suo yacht che è stato arrestato Steve Bannon l’anno scorso; sempre Guo accusa il Vaticano di intascare miliardi ogni anno dalla Cina, e sta lanciando un aste per sperma e ovuli da donatori non vaccinati.
Tuttavia, il rapper ha negato che i 100 milioni di dollari provenissero da Low e ha insistito sul fatto che ha sostenuto l’estradizione di Guo solo «perché pensava che fosse un criminale», sostenendo che non gli era mai stato detto che doveva registrarsi come agente straniero per fare pressioni sul presidente.
Dopo la previa condanna nel 2023, il Pras aveva sostenuto la sua innocenza durante tutto il processo e prevedeva di presentare ricorso, secondo il suo avvocato David Kenner. «Non è finita», aveva detto il avvocato all’Associated Press.
Il gruppo rap-reggae-R&B dei Fugees, di cui la componente più nota era la cantante Lauren Hyll, raggiunse il successo con la canzone Killing Me Softly. Il nome del gruppo deriva dalla parola refugees, «rifugiati», in quanto tutti i membri sono di originari di famiglie da Haiti, lo sfortunato Paese considerato il più povero e problematico, e financo «maledetto», di tutta la Terra.
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Politica
Tentativo di colpo di Stato in Benin
#Gouvbenin | #Wasexo | #DefenseSecuriteBenin | 🚨📢 Tentative de déstabilisation de l’État et ses Institutions : Le Gouvernement rassure la populationhttps://t.co/QYgsl5eIfS pic.twitter.com/LiG1xJdmKG
— Gouvernement du Bénin 🇧🇯 (@gouvbenin) December 7, 2025
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Politica
Studenti polacchi pestano i compagni di classe ucraini
Alcuni studenti polacchi di un istituto tecnico di Słupsk, nel nord della Polonia, hanno aggredito e picchiato diversi compagni ucraini dopo che un docente li aveva apostrofati come «feccia», ha riferito martedì il portale Onet.
L’episodio si è verificato in una scuola professionale dove sono iscritti numerosi adolescenti ucraini in corsi di formazione. L’avvocato Dawid Dehnert, contattato dai familiari delle vittime, ha citato una registrazione in cui l’insegnante avrebbe definito gli ucraini «feccia» e li avrebbe minacciati di farli bocciare «perché vi farò vedere cosa significa essere polacchi».
I genitori dei ragazzi aggrediti hanno raccontato ai media che uno studente polacco era solito riprodurre in aula il rumore di bombe e razzi, rivolgendosi ai compagni ucraini con frasi come «è ora di nascondervi», senza che il docente intervenisse. «L’atteggiamento del professore ha non solo danneggiato gli studenti ucraini, ma ha anche incoraggiato e tollerato atteggiamenti xenofobi negli altri», ha commentato Dehnert.
Brutalny atak na Ukraińców w Słupsku?
Świadkowie relacjonują, że 17.11.2025 r. w pobliżu szkoły „Budowlanka” kilku starszych chłopaków miało brutalnie pobić ukraińskich nastolatków, krzycząc w ich kierunku obraźliwe hasła. Atak przerwała dopiero kobieta wzywająca policję #słupsk pic.twitter.com/GigFwc4tYv
— Aktualny Spotted Słupsk (@ASpottedSlupsk) November 30, 2025
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La situazione è precipitata al termine delle lezioni, quando i giovani ucraini sono stati assaliti fuori dall’edificio da coetanei polacchi più grandi. «Uno degli aggressori ha prima sputato in faccia a un ragazzo ucraino gridando “in testa, puttana ucraina” e poi lo ha colpito con pugni», ha riferito l’avvocato.
A seguito del pestaggio, un sedicenne ucraino ha riportato la frattura della clavicola e un altro una sospetta commozione cerebrale. Un video circolato sui social riprende parzialmente la rissa, mostrando tre studenti che infieriscono su uno di loro fino a scaraventarlo a terra.
L’aggressione si è interrotta solo quando una passante ha minacciato di chiamare la polizia. Una madre ha dichiarato a Onet di essersi recata immediatamente alla stazione più vicina per denunciare i fatti, ma di essere stata respinta perché «non c’era nessun agente disponibile» e di aver potuto formalizzare la querela solo il giorno successivo.
L’episodio si colloca in un contesto in cui la Polonia resta una delle principali mete UE per gli ucraini in fuga dal conflitto: secondo Statista, quasi un milione di cittadini ucraini risultano registrati nel Paese sotto regime di protezione temporanea.
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