Politica
Il principale quotidiano israeliano dichiara che è giunto il momento di «detronizzare re Bibi»
Su Haaretz, principale quotidiano dello Stato di Israele, è comparso un editoriale dal titolo non troppo sibillino: «Detronizzare re Bibi adesso». L’articolo è stato pubblicato nelle edizioni ebraica e inglese della testata il 25 dicembre.
Non si tratta della prima volta che Haaretz chiede la sostituzione del primo ministro Benjamin Netanyahu e del suo governo. Tuttavia ora Haaretz sostiene che esistono le condizioni per riprendere le grandi proteste contro Netanyahu e il suo governo che hanno scosso Israele per mesi prima del 7 ottobre
A quel tempo, le proteste erano concentrate contro la «riforma giudiziaria» del nuovo governo Netanyahu; ora, il focus è sulla responsabilità di «Re Bibi» nel creare le condizioni che hanno portato al 7 ottobre e all’attuale guerra.
«Il primo ministro Benjamin Netanyahu è colui che porta la maggiore colpa per i fallimenti in termini di sicurezza, diplomatici e sociali che hanno portato al massacro del 7 ottobre e allo scoppio della guerra» scrive Haaretz. «Le migliaia che sabato notte hanno protestato a Tel Aviv, Haifa e Cesarea, chiedendo la sua deposizione, dimostrano che sono maturate le condizioni affinché le proteste possano riprendere e allargare le fila di coloro che scendono in piazza».
«E non c’è niente di più giustificato delle proteste contro Netanyahu. Si Adesso. Sì, adesso, durante una guerra, soprattutto durante una guerra. Non c’è niente di più giustificato che deporlo. Si tratta soltanto dello shock che colpì lo Stato in quel sanguinoso sabato [il 7 ottobre, ndr] – che è diventato un punto di svolta nella storia di Israele – che ha portato il movimento di protesta a fermarsi».
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Netanyahu non si assume alcuna responsabilità per quel disastro, ma accusa l’esercito, i servizi segreti, gli accordi di pace di Oslo e «Yitzhak Rabin e coloro che hanno continuato il suo cammino», scrive il quotidiano israeliano, aggiungendo che «tutto quanto sopra è sufficiente senza dire una parola sul colpo di Stato giudiziario da lui portato avanti al servizio dell’estrema destra kahanista, con la sua sete di annessione e di supremazia ebraica».
Per «destra kananista» il giornale si riferisce al partito sionista Otzma Yehudit, detto anche Otzma LeYsraele, il quale è considerato erede del partito Kach, poi dissolto da leggi anti-terroriste varate dal governo Rabin nel 1994, fondato dal rabbino americano Mehir Kahane. Kach è nella lista ufficiale delle organizzazioni terroristiche di USA, Canada e, fino al 2010, su quella del Consiglio dell’Unione Europea. Il Kahane fu assassinato in un vicolo di Nuova York nel 1990, tuttavia le sue idee permangono nel sionismo politico, in primis l’idea di per cui tutti gli arabi devono lasciare Eretz Israel, la Terra di Israele.
Appartiene al partito Otzma Yehudit il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, che era associato al movimento di Kahane, che l’anno scorso ha vietato le bandiere palestinesi, mentre quest’anno un altro membro del partito ha minimizzato riguardo gli sputi degli ebrei contro i pellegrini cristiani (un’«antica tradizione ebraica»), mentre sul territorio si moltiplicano gli attacchi e le profanazioni ai danni dei cristiani e dei loro luoghi in Terra Santa.
Come riportato da Renovatio 21, Netanyahu è tornato al potere per l’ennesima volta grazie al boom del partito sionista Otzma Yehudit. Il ministro del patrimonio culturale Amichai Eliyahu, che appartiene al partito sionista, ha dichiarato la disponibilità di nuclearizzare la Striscia di Gaza.
Secondo quanto può trasparire dall’editoriale di Haaretz, che pure non lo dice espressamente, il 7 ottobre è considerabile come scaturigine dottrina razzista kahanista: a mettere in ginocchio Israele è il suprematismo ebraico, non lo sforzo di pace di Rabin a Oslo.
Quando è scoppiato il 7 ottobre, non c’era «nessuno Stato, né esercito, nessuno… Due mesi e mezzo dopo l’inizio della guerra, è chiaro a tutti che i cittadini di Israele non possono permettersi che Netanyahu continui a governare. Il portatore della rovina non può essere colui che porta il rimedio» scrive il quotidiano.
«È giunto il momento di chiedere a colui che ha causato il disastro allo Stato di Israele di lasciare il suo trono e di concedere ad altri la possibilità di riparare ciò che ha distrutto».
Come riportato da Renovatio 21, in un altro editoriale di pochi giorni fa Haaretz scriveva che «il governo di Netanyahu è tutt’altro che conservatore. È un governo rivoluzionario, di destra, radicale, messianico che ha portato avanti un colpo di stato e sogna di annettere i territori».
Il messianismo sionista si basa sulla teoria apocalittica del Terzo Tempio, che ha diversi sostenitori anche nel protestantesimo americano.
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Politica
Giovane attivista cattolico francese assassinato in strada dai militanti Antifa
NEW Video purportedly shows approximately a dozen Antifa extremists kicking a 23-year-old named Quentin to death in France Quentin was part of a security team responsible for protecting a group of women who came to protest a French politician pic.twitter.com/2ITNbdNeTX
— Ian Miles Cheong (@ianmiles) February 14, 2026
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Politica
La polizia fa irruzione negli uffici della Commissione Europea per una vendita immobiliare da 900 milioni di euro
La polizia belga ha condotto perquisizioni in diversi edifici della Commissione Europea a Bruxelles, nell’ambito di un’inchiesta sulla vendita di immobili di proprietà dell’UE per un valore complessivo di circa 900 milioni di euro, avvenuta nel 2024. L’operazione ha sottoposto l’esecutivo comunitario a un ulteriore scrutinio in tema di trasparenza e gestione finanziaria.
Le perquisizioni si sono svolte giovedì 12 febbraio in varie sedi della Commissione, inclusi uffici legati al dipartimento del bilancio.
L’indagine riguarda la cessione di 23 edifici della Commissione al fondo sovrano belga SFPIM (Société Fédérale de Participations et d’Investissement), operazione realizzata durante il precedente mandato della Commissione, quando Johannes Hahn ricopriva l’incarico di commissario al Bilancio e all’Amministrazione.
L’inchiesta è coordinata dalla Procura Europea (EPPO). La portavoce Tine Hollevoet ha confermato che «l’EPPO sta svolgendo attività di raccolta prove nell’ambito di un’indagine in corso», precisando però che «non possiamo condividere ulteriori dettagli in questa fase per non pregiudicare le procedure e il loro esito».
Un portavoce della Commissione ha dichiarato che l’istituzione è «a conoscenza di un’indagine in corso» e ha espresso fiducia nel rispetto delle norme: «La vendita degli edifici ha seguito procedure e protocolli consolidati e siamo fiduciosi che il processo sia stato condotto in modo conforme». Ha inoltre assicurato la «piena cooperazione con l’EPPO e le autorità belghe competenti».
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La transazione da circa 900 milioni di euro rientra in una strategia più ampia della Commissione volta a ridurre di circa un quarto la superficie degli uffici, in risposta all’aumento del lavoro da remoto dopo la pandemia di COVID-19.
Sebbene non siano state ancora formulate accuse formali, le irruzioni arrivano in un momento politicamente sensibile per le istituzioni europee, già segnate negli ultimi anni da scandali di corruzione e violazioni etiche di rilievo, come Qatargate, Moroccogate e Pfizergate, che hanno alimentato critiche sull’opacità decisionale e sulla presunta influenza esterna.
L’inchiesta getta ulteriori ombre anche sulla recente dirigenza della Commissione: Didier Reynders, ex commissario alla Giustizia incaricato di «tutelare lo stato di diritto» negli Stati membri, è stato formalmente accusato di riciclaggio di denaro lo scorso novembre, a conclusione di un’indagine prolungata su operazioni finanziarie sospette.
Per un’Unione Europea già alle prese con un calo di fiducia da parte dei cittadini, l’immagine della polizia che entra nella sede della Commissione rischia di erodere ulteriormente la credibilità delle istituzioni comunitarie.
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Immagine di Ank Kumar via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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