Cina
Il Partito Comunista Cinese stringe sul finanziamento ai gruppi religiosi
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews.
Varate nuove misure governative che entreranno in vigore il primo giugno. La supervisione dell’economia dei siti religiosi passa in mano al Fronte unito e al ministero delle Finanze. Regolata anche la gestione delle offerte. Un nuovo strumento di controllo per promuovere la «sinicizzazione» della religione.
Stretta del Partito comunista cinese sui finanziamenti ai gruppi religiosi. Dal primo giugno entreranno in vigore le «Misure per la gestione finanziaria dei siti religiosi», formulate nei giorni scorsi dal ministero cinese delle Finanze e dall’Amministrazione statale degli affari religiosi, entità governativa sotto il controllo del Fronte unito del PCC.
Le nuove regole vogliono organizzare in modo adeguato l’economia e la registrazione di ricavi, donazioni (in patria e dall’estero) e spese.
Fonti cattoliche hanno confidato ad AsiaNews che forse le autorità vogliono frenare gli abusi. Risulta curiosa l’indicazione che tre persone devono aprire la cassetta delle offerte, il cui contenuto deve essere subito registrato.
Nei fatti l’adozione delle norme impone un’ulteriore forma di controllo governativo (tradotto: del Partito) sulle attività religiose.
La supervisione dell’economia dei siti religiosi passa in mano al Fronte unito e al ministero delle Finanze. Personale religioso, fedeli, donatori possono essere consultati, ma in seconda battuta.
Ciò significa che i luoghi di culto e le loro finanze possono essere utilizzati «solo» in base alle indicazioni del PCC, e non secondo la missione della comunità del luogo o del vescovo.
Molte volte, nelle chiese cattoliche ufficiali si prestano aule e cappelle a gruppi sotterranei (non riconosciuti dalle autorità, ma dal Vaticano). Ora questo sarà impossibile perché contrario alla legge e alle nuove misure. Lo stesso vale per l’uso dei soldi.
Il problema della diocesi di Xuanhua (Hebei), con la continua persecuzione del vescovo Agostino Cui Tai, è forse dovuto proprio a questioni economiche: nella comunità sotterranea vi sono proprietà della Chiesa che vengono intestate a persone (il vescovo); poi magari passano in eredità ad altre. Le nuove regole rendono tutto ciò illegale.
Con il provvedimento appena approvato, i gruppi religiosi sono assimilati in sostanza alle ong, che sono tutte sottomesse al governo (quindi per nulla «non governative») riguardo ai loro budget e alle modalità d’uso delle risorse.
Nella nuova legge non mancano le falsità. L’articolo 6 recita che «la proprietà e i redditi dei siti d’interesse religioso sono protetti dalla legge» e non possono essere violati da organizzazioni o privati cittadini. In realtà la Chiesa cattolica – ufficiale e non – aveva proprietà che le autorità hanno sequestrato durante la Rivoluzione culturale: il governo non le ha mai restituite anche se per legge lo avrebbe dovuto fare. Secondo quanto spiegava lo studioso Anthony Lam nel 2005, questi beni valgono miliardi di euro.
Il controllo finanziario dei gruppi religiosi rafforza la «sinicizzazione» della religione voluta dal regime, processo lanciato in via ufficiale nel 2015.
Dal primo marzo sono in vigore le «Misure amministrative per i servizi d’informazione religiosa su internet»: ora in Cina non è più possibile svolgere attività religiose online senza aver ottenuto prima l’autorizzazione governativa.
In febbraio l’Amministrazione statale per gli affari religiosi aveva reso pubbliche le «Misure amministrative per il personale religioso», un documento sulla gestione di clero, monaci, sacerdoti, vescovi, etc.
Nel febbraio 2018 il Partito aveva adottato invece i «Nuovi regolamenti sulle attività religiose», secondo cui il personale religioso può svolgere le sue funzioni solo se aderisce agli organismi «ufficiali» e si sottomette al PCC.
Quanto alla Chiesa cattolica, la firma nel 2018, e il rinnovo nell’ottobre 2020, dell’Accordo sino-vaticano sulla nomina dei vescovi non ha fermato la persecuzione nei confronti dei suoi esponenti, soprattutto di quelli non ufficiali.
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Immagine di Peter Potrowl via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported (CC BY 3.0)
Cina
I cinesi svelano il progetto di un carro armato in grado di rimanere immerso per due ore
La Cina sta sviluppando un prototipo di veicolo militare che potrebbe permettere a un carro armato di restare immerso fino a due ore, offrendo potenzialmente alle sue forze armate un nuovo strumento per avvicinarsi alle coste nemiche durante le operazioni anfibie. Lo riporta il giornale di Hong Kong South China Morning Post.
Il sistema in progetto consentirebbe a un mezzo blindato di spostarsi a profondità fino a 50 metri prima di riemergere e proseguire la missione sulla terraferma. L’obiettivo è garantire alle forze militari maggiore flessibilità negli assalti costieri, riducendo al contempo la dipendenza dai tradizionali mezzi da sbarco.
Il South China Morning Post riferisce che il progetto, elaborato dai ricercatori del Primo Gruppo Meccanico della Mongolia Interna e dell’Istituto di Tecnologia di Pechino, rientra in un più ampio sforzo volto a realizzare veicoli militari in grado di adattarsi rapidamente alle diverse condizioni del campo di battaglia.
Invece di progettare mezzi distinti per ogni ambiente, i ricercatori stanno sperimentando moduli intercambiabili che potrebbero consentire a un’unica piattaforma di assolvere più funzioni. I veicoli proposti integrerebbero inoltre droni per aiutare a rimuovere gli ostacoli e potenzialmente accelerare gli sbarchi anfibi.
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Sulla terraferma la piattaforma ibrida dovrebbe avere un’autonomia di circa 600 km e raggiungere velocità superiori a70 km/h. I ricercatori mirano inoltre a un tempo di reazione di nove secondi tra l’individuazione di una minaccia e l’inizio di un attacco.
I test iniziali hanno dato risultati promettenti per i componenti modulari del veicolo, ma le capacità subacquee non sono ancora state dimostrate. I ricercatori non hanno rivelato la velocità che il mezzo potrebbe raggiungere sott’acqua né la distanza che potrebbe percorrere una volta immerso.
Il concetto si inserisce nella pianificazione tecnologica militare a lungo termine della Cina per il periodo 2030-2050, nell’ambito del quale i ricercatori studiano come i veicoli blindati potrebbero operare in diversi scenari di combattimento.
Come riportato, la Cina sta preseguendo nella ricerca di armi laser, armi robotiche, armi spaziali e armi biologiche.
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Immagine generata artificialmente
Cina
I mercati esagerano la possibilità di conflitto per Taiwano
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Cina
La Cina ha commissionato ufficialmente il Tokamak BEST
Il Tokamak superconduttore sperimentale a plasma (BEST) di Hefei, in Cina, è stato ufficialmente inaugurato il 1° ottobre.
Contemporaneamente, la struttura principale è entrata nella fase cruciale di assemblaggio dei «quattro anelli concentrici». Questi quattro anelli sono costituiti dalla camera a vuoto, dallo schermo termico, dal magnete toroidale e dai componenti interni di precisione, che vengono assemblati sequenzialmente dall’interno verso l’esterno.
Il BEST dovrebbe essere completato entro la fine del 2027, con una dimostrazione di produzione di energia da fusione deuterio-trizio prevista intorno al 2030.
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L’obiettivo è raggiungere un guadagno di fusione Q maggiore o uguale a 1, criterio per il «punto di pareggio» (il momento in cui l’energia o la potenza prodotta dalle reazioni di fusione è pari a quella somministrata dall’esterno per riscaldare e confinare il plasma), e mantenerlo per oltre 1000 secondi. Il successo del BEST convaliderà tecnologie come il ciclo del combustibile al trizio, il riscaldamento del plasma ad alta potenza e la manutenzione a distanza, in preparazione per la futura centrale a fusione dimostrativa CFEDR (Fusion Engineering Demonstration Reactor).
Come riportato dfa Renovatio 21, a gennaio la Cina aveva annunciato un’altra svolta nello sviluppo dell’energia termonucleare con il successo di un esperimento pubblicato su Science Advance snel progetto per il «Sole Artificiale» (Experimental Advanced Superconducting Tokamak, EAST Tokamak).
Come riportato da Renovatio 21, nel 2025 è stata inaugurata nella megalopoli cinese di Chengdu, in Cina, la seconda riunione ministeriale del World Fusion Energy Group dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), con 1.000 partecipanti.
Come riportato da Renovatio 21, nell’estate 2025 fa scienziati cinesi avevano introdotto un nuovo dispositivo di prova per la produzione di fusione.
Nel marzo dello scorso anno la Cina aveva fatto sapere che costruirà un reattore ibrido a fusione-fissione entro il 2030, con l’obiettivo di generare 100 megawatt di elettricità continua e connettersi alla rete nazionale entro la fine di questo decennio.
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Come riportato da Renovatio 21, la Cina sta portando avanti le ricerche sulla fusione da anni. La Cina ha accelerato con i suoi studi per la fusione dopo che negli scorsi anni un team di scienziati cinesi aveva affermato di aver trovato un metodo nuovo e più conveniente per il processo.
Una volta scoperto un processo stabile per ottenere la fusione, potrebbe entrare in giuoco l’Elio-3, una sostanza contenuta in grande abbondanza sulla Luna, dove la Cina, come noto, sta operando diverse missioni spaziali di successo. Da qui potrebbe svilupparsi definitivamente il ramo cosmico dello scacchiere internazionale, la geopolitica spaziale che qualcuno già chiama «astropolitica», e già si prospetta come un possibile teatro di guerra.
Un esperto di fusione, direttore del Plasma Science and Fusion Center del politecnico bostoniano MIT è stato assassinato l’anno scorso in un’oscura vicenda che ha visto il presunto sicario, che avrebbe ucciso altri studenti in un’altra università, trovato morto suicida pochi giorni dopo.
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Immagine di Eye Steel Film via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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