Nucleare
Il Niger accusa il gruppo nucleare statale francese di «crimini di massa»
Il governo militare del Niger ha accusato l’azienda nucleare francese Orano di «inquinamento radioattivo» e «comportamento predatorio», dopo che i funzionari hanno annunciato di aver rinvenuto centinaia di barili di scorie radioattive abbandonati vicino a un vecchio sito estrattivo di uranio nel Nord del Paese.
Il ministero delle Miniere ha riferito che gli ispettori hanno individuato circa 400 barili contenenti elevati livelli di materiali radioattivi nel nucleo a Madaouela, in prossimità del polo uranifero di Arlit, un tempo gestito da Orano. Le rilevazioni sul posto hanno registrato valori fino a 10 microsievert all’ora, contro una media di 0,5, e le analisi hanno evidenziato sostanze tossiche in grado di provocare problemi respiratori.
Il ministro della Giustizia nigerino, Alio Daouda, ha annunciato martedì ai media che l’azienda sarà chiamata a rispondere in giudizio per «crimini di massa», tra cui lesioni all’ambiente, alla salute collettiva e alla sovranità nazionale.
«Questa discarica abusiva testimonia il disprezzo costante di Orano per il Niger e i suoi abitanti sin dall’avvio dell’estrazione uranifera», ha dichiarato Daouda, assicurando che «il Niger non arretrerà nella tutela della propria sovranità».
Orano, controllata al 90% dallo Stato francese, ha replicato all’agenzia Reuters affermando di «non detenere alcuna licenza operativa per il sito di Madaouela e di non avervi svolto operazioni di sorta».
Le imputazioni si inquadrano in un’escalation del contenzioso tra Niamey e Orano sul dominio delle miniere uranifere in questa nazione dell’Africa occidentale, ottavo produttore globale di yellowcake. In epoca di piena operatività, il Niger riforniva il 15-17% dell’uranio impiegato dalla Francia per la sua produzione energetica nucleare.
La settimana scorsa, il Niger avrebbe disatteso un’ordinanza del tribunale della Banca Mondiale, spostando oltre 1.000 tonnellate di uranio dalla miniera di Somair, controllata da Orano dal 1971 fino alla nazionalizzazione decisa a giugno.
L’azienda ha stigmatizzato l’operazione come una violazione delle decisioni giudiziarie, che vietavano all’ex colonia francese di «vendere, trasferire o anche solo consentire il trasferimento a terzi dell’uranio prodotto da Somair».
I leader militari hanno ribadito di agire nell’esercizio dei diritti sovrani. Oltre ad aver assunto il controllo effettivo di Somair – motivato dal «comportamento irresponsabile, illegale e iniquo» di Orano –, l’anno scorso il governo ha pure revocato all’azienda la concessione per il giacimento di Imouraren.
Come riportato d Renovatio 21, a maggio 2025 le forze di sicurezza nigerine avevano sequestrato attrezzature facendo irruzione nelle filiali di Orano.
Come riportato da Renovatio 21, dopo il golpe di due anni fa la giunta di Niamey ha subito sospeso le vendite di uranio ai francesi, che utilizzano il minerale estratto in Niger per coprire il del fabbisogno per la produzione di energia atomica, che viene peraltro venduta anche all’Italia, che ne è dipendente per il 6%.
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Immagine di Stuart Rankin via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC 2.0; immagine tagliata
Nucleare
Marjorie Taylor Greene: Washington sta valutando un attacco nucleare contro l’Iran
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Nucleare
La Romania chiude la sua unica centrale nucleare
L’unica centrale nucleare della Romania è stata completamente chiusa a causa dei livelli record del fiume Danubio, ha annunciato giovedì la compagnia energetica statale Nuclearelectrica.
L’acqua dei fiumi è essenziale per il raffreddamento di molte centrali nucleari europee, e i bassi livelli idrici rappresentano un vincolo sempre più rilevante per la produzione di energia. La grave ondata di calore e la siccità che hanno colpito l’Europa hanno spinto il Danubio e il Reno, due dei fiumi più vitali della regione, a livelli storicamente bassi, compromettendo la stabilità della produzione di energia elettrica in diversi paesi e ostacolando la produzione industriale e le principali vie commerciali.
Cernavoda, che rappresenta circa il 20 % della produzione energetica rumena, dispone di due reattori, ciascuno con una capacità di 706 MW. Alla fine di luglio, Nuclearelectrica ha spento uno dei due a causa del drastico calo del livello dell’acqua nel fiume, colpito dalla siccità.
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La scorsa settimana, le autorità rumene hanno affondato quattro chiatte cariche di rocce vicino al canale di Bala sul Danubio, in uno sforzo senza precedenti per deviare l’acqua verso la centrale di Cernavoda, dopo che l’esercito aveva aperto un canale nel letto del fiume con delle esplosioni. I livelli dell’acqua, tuttavia, sono infine scesi al di sotto della soglia necessaria per mantenere il reattore in funzione, costringendo la direzione a scollegarlo dalla rete elettrica.
Contemporaneamente, Bucarest ha dichiarato lo stato di emergenza energetica per il mese di agosto, esortando imprese e famiglie a ridurre volontariamente i consumi durante le ore di punta serali. Il governo ha predisposto un sistema per interrompere gradualmente l’erogazione di energia elettrica ai consumatori industriali, previo preavviso se necessario.
La chiusura della centrale di Cernavoda ha destato preoccupazione anche nella vicina Moldavia, che sta affrontando bassi livelli idrici sul Dnestr e dipende dall’energia rumena per coprire fino al 60 % del suo fabbisogno elettrico.
Come riportato da Renovatio 21, la crisi energetica si è fatta sentire in tutta la regione, con la centrale nucleare ungherese di Paks costretta a ridurre drasticamente la produzione a causa del calo del livello del Danubio a minimi storici.
Anche la Francia ha ridotto la produzione di energia nucleare a causa delle alte temperature dei fiumi e dei bassi livelli dell’acqua. All’inizio di questa settimana, il gruppo energetico statale francese EDF ha dichiarato che un enorme sciame di meduse ha costretto l’operatore a spegnere tre reattori a Gravelines, una delle più grandi centrali nucleari del Paese. Il problema si era riproposto anche quattro anni fa.
A Nord, i livelli dei bacini idrici norvegesi sono scesi al minimo degli ultimi trent’anni
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Gli analisti avvertono che le interruzioni e i fermi dei reattori potrebbero aumentare la dipendenza dalle importazioni di elettricità nei paesi più vulnerabili dell’UE e far lievitare i prezzi dell’energia in tutta l’Unione. L’interruzione potrebbe ulteriormente aggravare la crisi energetica del blocco, iniziata con la perdita del gas russo a basso costo in seguito alle sanzioni imposte a Mosca per la crisi ucraina.
La situazione si è ulteriormente complicata quest’anno a causa della guerra degli Stati Uniti contro l’Iran e della chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, una rotta fondamentale per il trasporto globale di energia.
La grave siccità ha colpito la produzione di energia idroelettrica in Italia. Secondo dati Terna, a giugno la produzione idroelettrica è diminuita del 24% su base annua.
Secondo calcoli, il caldo avrebbe portato costi pari a quella di una manovra di bilancio del governo italiano. In totale, in Europa la perdita causata dall’ondata di calore 2026 sarebbe pari all’1% del PIL.
L’Italia abbisogna ogni anno circa 312 terawattora, tuttavia è in grado di produrne circa 260, comprando dall’estero – incluso da Paesi che producono elettricità col nucleare, come la Francia – un sesto del proprio fabbisogno.
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Immagine di IAEA Imagebank via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY 2.0
Nucleare
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