Connettiti con Renovato 21

Arte

Il Giappone celebra Holly e Benji, ma vieta di giocare a calcio nel parchetto

Pubblicato

il

Per molti italiani il cartone animato Holly e Benji (in originale Kyaputen Tsubasa, cioè «Capitan Tsubasa» il vero cognome di Holly) è stato il primo approccio con quella civiltà aliena che è il Giappone.

 

La serie animata trattava un tema che nel Belpaese è più familiare dell’ossigeno, il calcio, ma lo faceva in un’ottica completamente inverosimile: campi da gioco infiniti che iprotagonisti attraversavano correndo per tempi interminabili, pallonate che sfondavano reti e giocatori che si libravano in aria facendosi beffe della gravità. Oltre al fatto che i protagonisti giapponesi di una serie ambientata in Giappone avevano, nella versione italiana, improbabili nomi inglesi.

 

Il geniale divulgatore Yanagita Rikao, fondatore del Kusokagaku Kenkyujo, il «laboratorio di scienza fantastica» che si occupa di calcolare secondo la fisica del mondo reale quanto avviene nel mondo dei fumetti e dei cartoni animati ha stabilito che la tipica pallonata che attraversa la rete e fracassa il muro retrostante scagliata da Mark Lenders (al secolo Hyuga Kojiro) dovrebbe viaggiare a 5900 km, ovvero mach 4,8!

 

Corre voce che quando l’autore Yoichi Takahashi decise di scrivere un fumetto incentrato sul calcio fosse sì entusiasta riguardo a questo sport, ma con una conoscenza soltanto superficiale riguardo ad esso, con le inverosimiglianze di cui sopra come conseguenza.

 

Sostieni Renovatio 21

In ogni caso, la serie ha un successo enorme a livello globale da più di quarant’anni a questa parte. In conseguenza di ciò il municipio di Tokyo dove l’autore ha visto i natali, Katsushika, ha deciso di omaggiare Takahashi dedicando un’intera stazione ferroviaria a Tsubasa e compagni.

 

La stazione di Yotsugi sulla linea Keisei appare oggi come nelle foto seguenti.

 

 

 

Aiuta Renovatio 21

All’inaugurazione della nuova veste della stazione, nel 2019, era presente il campione del mondo spagnolo Andres Iniesta, allora militante nel Vissel Kobe e grande fan di Captain Tsubasa.

 

Le ferrovie Keisei pubblicizzano la stazione con un occhio rivolto ai turisti stranieri, che altrimenti difficilmente visiterebbero la zona di Katsushika, defilata rispetto al centro della capitale nipponica.

 

 

Oltre alla stazione, ci sono anche nove statue in bronzo dei personaggi della serie disseminate tra il quartiere di Yotsugi e quello adiacente di Tateishi. Scannerizzando un QRcode posto alla base di ogni statua è possibile collezionare dei timbri commemorativi virtuali.

 

Nel piccolo parco di Shibue a Tateishi si trova questa statua di Misaki Taro (alias Tom Becker, amico e compagno di squadra di Capitan Tsubasa).

 

 

Il parco, oltre a due campi da tennis, ospita una piccola area gioco per i bambini ed un prato su cui troneggia il seguente cartello.

 

 

«Sul prato sono vietati (…) baseball, calcio, golf, fuochi d’artificio (…)». La statua di Misaki Taro è sullo sfondo.

 

Non trovo sunto più esauriente della vita quotidiana nel Giappone urbano contemporaneo.

 

P.S. Siccome Katsushika è nella parte Est di Tokyo e qui la gente è tosta, domenica pomeriggio al parco Shibue c’erano ragazzini e adulti che giocavano a baseball e calcio… 

 

Taro Negishi

Corrispondente di Renovatio 21 dal Giappone

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

 

Continua a leggere

Arte

Notre-Dame: il caso delle vetrate contemporanee finisce in tribunale

Pubblicato

il

Da

A meno di un anno dalla fine del suo mandato come presidente francese, Emmanuel Macron sta portando avanti con tenacia il suo piano di sostituire le vetrate di Viollet-le-Duc con vetrate moderne. L’autorizzazione per i lavori di rimozione e sostituzione delle vetrate è stata appena affissa sulla cattedrale di Notre-Dame a Parigi.   Per impugnare in tribunale il permesso di lavoro, era necessario affiggere questo avviso (la data di inizio dei lavori non è specificata, il che è normale). L’associazione Siti e Monumenti presenterà ricorso nei prossimi giorni, poiché il termine legale è di due mesi dalla data di affissione.   È opportuno ricordare che la causa iniziale è stata persa in primo grado dinanzi al Tribunale Amministrativo di Parigi, sentenza attualmente oggetto di appello. La controversia riguardava la legittimità dell’ente pubblico – il cui ruolo, come definito dalla legge, è quello di «preservare» e «restaurare» Notre-Dame – ad essere il committente del progetto per questa operazione.   La sostituzione delle vetrate tutelate di Viollet-le-Duc non rientra chiaramente né nell’ambito della conservazione né in quello del restauro. La decisione del tribunale amministrativo, che ha respinto la richiesta, è incomprensibile. È stato presentato ricorso alla Corte d’Appello Amministrativa di Parigi.   Ora si può aprire un secondo fronte. L’autorizzazione a sostituire le vetrate, tutelate come monumenti storici, che non sono state danneggiate dall’incendio né restaurate (o pulite) successivamente, è assolutamente contraria al codice di tutela dei beni culturali.  

Critiche per la modifica degli elementi protetti

I critici del progetto sottolineano che le vetrate sono tutelate come monumento storico e che la loro rimozione violerebbe lo spirito della legislazione francese in materia di beni culturali. La sostituzione di elementi storici conservati in buono stato non può essere giustificata come «restauro». Sottolineano inoltre che la Commissione nazionale francese per il patrimonio e l’architettura ha espresso un parere negativo sul progetto nel luglio 2024, nonostante l’intervento sia proseguito come previsto.

Aiuta Renovatio 21

Oltre 335.000 firme contro il ritiro

Anche l’opposizione sociale è stata significativa. La petizione «Salviamo le vetrate di Viollet-le-Duc a Notre-Dame de Paris», promossa da La Tribune de l’Art e sostenuta da Sites & Monuments, ha già raccolto oltre 335.000 firme, diventando di gran lunga la petizione per la tutela del patrimonio più firmata al mondo. Ciò influenzerà senza dubbio la decisione del tribunale amministrativo.   L’associazione insiste sul fatto che, anche se i ricorsi legali dovessero fallire e i tetti di vetro venissero rimossi, continuerà a chiedere l’annullamento dell’intervento e il ripristino dello stato progettato da Viollet-le-Duc.   La decisione finale spetta ora ai tribunali amministrativi, che dovranno stabilire se la rimozione delle vetrate rientri nel quadro giuridico di tutela del patrimonio storico francese.   Articolo previamente apparso su FSSPX. News  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Jean de l’Auxois via Wikimedia pubblicate su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Continua a leggere

Arte

La NATO tiene incontri segreti con i produttori cinematografici

Pubblicato

il

Da

La NATO sta conducendo consultazioni a porte chiuse con professionisti dell’industria televisiva e cinematografica in Europa e negli Stati Uniti, secondo quanto riportato domenica dal quotidiano britannico Guardian. Questa iniziativa ha suscitato accuse secondo cui il blocco starebbe cercando di sfruttare le arti per «diffondere paura» e «propaganda», aggiunge il giornale londinese.

 

Il blocco militare ha tenuto tre incontri privati ​​con registi, produttori e sceneggiatori a Los Angeles, Bruxelles e Parigi, e ha in programma di riunirsi con i membri della Writers’ Guild of Great Britain (WGGB) a Londra il mese prossimo, ha scritto il giornale.

 

Secondo quanto riportato, il prossimo incontro sarà supervisionato dal think tank britannico Chatham House e verterà sulla «situazione di sicurezza in evoluzione in Europa e non solo». Tra i partecipanti, secondo il giornale, è prevista la presenza di James Appathurai, vice responsabile della NATO per la sicurezza informatica e l’innovazione tecnologica.

 

Finora, le conversazioni hanno in parte «ispirato» almeno «tre progetti distinti», ha scritto il Guardian, citando un’e-mail interna del WGGB.

 

La mossa del blocco militare atlantico avrebbe suscitato preoccupazione nell’industria cinematografica e televisiva. L’incontro in programma è «chiaramente propaganda», ha affermato lo scrittore cinematografico irlandese Alan O’Gorman, citato dal Guardian.

Sostieni Renovatio 21

«Credo che in questo momento in tutta Europa si stia diffondendo allarmismo sul fatto che le nostre difese siano abbassate», avrebbe detto, aggiungendo di aver notato una spinta da parte dei media e del governo irlandese «per presentare la NATO sotto una luce positiva e allinearci con essa».

 

Secondo quanto riportato dal giornale, altri sceneggiatori si sono detti «piuttosto offesi dal fatto che l’arte venisse utilizzata in un modo che sosteneva la guerra» e credevano che venisse loro chiesto di «contribuire alla propaganda della NATO».

 

Il blocco militare guidato da Washington sta attraversando una crescente spaccatura interna, con il presidente statunitense Donald Trump che ha nuovamente definito la NATO una «tigre di carta» dopo che diversi Stati membri si sono rifiutati di unirsi alla sua guerra contro l’Iran negli ultimi mesi. Le tensioni tra i Paesi europei della NATO e gli Stati Uniti erano già state acuite dalle minacce di Trump, nei mesi precedenti, di annettere il territorio autonomo danese della Groenlandia.

 

La minaccia maggiore che il blocco deve affrontare attualmente non proviene da «nemici esterni», bensì dalla sua «disintegrazione in corso», ha dichiarato sabato il primo ministro polacco Donald Tusk.

 

La storia dell’alta politica che incontra i produttori cinematografici per forgiare una narrativa era stata illustrata negli anni Novanta dal film Sesso e Potere (1997), arrivato all’altezza dell’affaire Clinton-Levinsky, dove agenti del presidente USA consultavano un veterano di Hollywood per fabbrica una guerra tra USA e Albania al fine di coprire gli scandali sessuali alla Casa Bianca.

 

Tuttavia, i rapporti tra servizi segreti americani e cinema sono realtà, come spiegato negli scorsi anni da vari studi come The CIA in Hollywood e Hollywood and the CIA: Cinema, Defense and Subversion (2012).

 

È noto come anche le forze armate USA utilizzino il cinema e la TV: la marina americana ha attivamente promosso film come Top Gun (1986) per l’effetto sul reclutamento, consentendo l’uso dei caccia F/A-18 Super Hornet e di un’intera portaerei.

 

La saga cinematografica di Transformers (specialmente i capitoli diretti da Michael Bay) è stata realizzata con una massiccia collaborazione di tutte le forze armate statunitensi, inclusi l’Esercito e l’Aeronautica. La partnership è considerata una delle più grandi operazioni congiunte tra Hollywood e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, includendo I l’uso di veicoli e velivoli d’avanguardia, alcuni dei quali hanno fatto il loro debutto cinematografico proprio nella pellicola, come il caccia F-22 Raptor e il convertiplano CV-22 Osprey, soldati come comparse (circa 300), utilizzo di location militari.

 

In cambio dell’accesso a queste risorse a costi ridotti (la produzione paga solo le spese operative, come il carburante), l’esercito aveva ottenuto dalla produzione il diritto di revisionare la sceneggiatura per assicurarsi che i militari siano ritratti in modo positivo e realistico

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

Continua a leggere

Arte

Giapponese incarcerato per aver pubblicato spoiler di un film

Pubblicato

il

Da

Un tribunale di Tokyo ha appena condannato un uomo al carcere per aver scritto recensioni cinematografiche eccessivamente dettagliate.   Il tribunale distrettuale di Tokyo ha condannato Wataru Takeuchi, 39 anni, per violazione del diritto d’autore, infliggendogli una pena detentiva di 18 mesi e una multa di 1 milione di yen (5.370,62 euro).   La sua colpa consisteva nel gestire un sito web che pubblicava recensioni dettagliate e ricche di spoiler su film e serie popolari. Due articoli in particolare hanno dato origine alla causa: uno su Godzilla Minus One e un altro sull’adattamento anime di Overlord.   Toho e Kadokawa Shoten hanno intentato causa congiuntamente tramite la Content Overseas Distribution Association, nota come CODA. La legge giapponese violata dal Takeuchi vieta di creare «una nuova opera apportando modifiche creative all’originale pur preservandone le caratteristiche essenziali».   Ciò che viene considerato come preservazione delle «caratteristiche essenziali» è esattamente quel tipo di criterio vago che concede ai pubblici ministeri un’ampia discrezionalità nel decidere quali scrittori incriminare e quali no.   Il Takeuchi non ha nemmeno scritto personalmente i post incriminati. Si limitava ad amministrare il sito. E questo è bastato per meritarsi il carcere.

Sostieni Renovatio 21

La tesi della CODA si fonda su una teoria ampia. L’organizzazione sostiene che la combinazione di dialoghi trascritti, descrizioni delle scene e immagini stampa crei qualcosa di funzionalmente equivalente alla visione del film, e che ciò scoraggi gli spettatori paganti.   «Numerosi siti web che estraggono testo da film e altri contenuti sono stati identificati e sono considerati problematici come i cosiddetti “siti spoiler”», ha affermato CODA. «Sebbene queste azioni tendano a essere percepite come meno gravi rispetto ai siti pirata o ai caricamenti illegali che caricano direttamente il contenuto, si tratta di chiare violazioni del copyright che vanno oltre l’ambito del fair use e costituiscono reati gravi».   CODA riconosce l’esistenza del fair use, ma definisce qualsiasi descrizione sufficientemente esaustiva come non rientrante in tale ambito. Il confine tra commento legittimo e violazione del diritto d’autore diventa quindi una questione di discrezionalità, decisa dai titolari dei diritti e dai pubblici ministeri dopo la pubblicazione, con la reclusione come pena.   Il sito di Takeuchi generava profitti. Questo sembra aver giocato un ruolo determinante nel procedimento giudiziario. Nel 2023, le entrate pubblicitarie avrebbero raggiunto i 38 milioni di yen (239.254,04 dollari). La monetizzazione è l’arma che le forze dell’ordine preposte alla tutela del diritto d’autore adorano, perché elimina qualsiasi pretesa che l’autore si dedicasse all’opera per il puro piacere di farlo. Ma la logica sottostante va ben oltre quanto chiunque sia coinvolto sembri disposto ad ammettere.   La maggior parte del giornalismo d’intrattenimento professionale pubblica annunci pubblicitari. La maggior parte delle recensioni e dei riassunti descrivono la trama. La questione non è se il sito di Takeuchi fosse di buon gusto, ma se lo Stato giapponese debba decidere quanta descrizione sia eccessiva e poi incarcerare chi sbaglia.   L’effetto agghiacciante è inevitabile. Ogni giornalista di spettacolo in Giappone ora deve indovinare dove si trovi il confine tra una copertura mediatica accettabile e una condanna a 18 mesi. Il confine non è stabilito dalla legge. È stabilito dal CODA, dagli studi cinematografici, dal pubblico ministero che si occuperà del prossimo caso. I giornalisti che possono permettersi un avvocato andranno sul sicuro. Quelli che non possono, smetteranno di scrivere o spereranno che nessuno se ne accorga.   La CODA ha chiarito che non si tratta di un caso isolato. L’organizzazione ha affermato di voler «impegnarsi per la corretta tutela del diritto d’autore e attuare misure efficaci contro siti web simili».   La condanna del Takeuchi dovrebbe far discutere anche in Italia: è possibile portare in Parlamento un disegno di legge contro gli spoiler? Se non ne sentite l’esigenza è perchém a differenza di chi scrive, nella vostra vita non c’è stata una ragazza che vi ha snocciolato il colpo di scena del film Sesto Senso (1999) prima che lo vedeste.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Continua a leggere

Più popolari