Nucleare
I piani nucleari dell’India
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Il governo Modi punta a rilanciare l’energia atomica con un nuovo Fondo di responsabilità nucleare per attrarre investimenti. L’obiettivo è portare la capacità di produzione dagli attuali 8,18 a 100 gigawatt entro il 2047. Delhi ha già aperto al settore privato la fornitura e la lavorazione dell’uranio, ma rimangono criticità: costi elevati, la mancanza di un’autorità regolatoria indipendente e le incognite legate ai reattori modulari di nuova generazione.
Nei giorni scorsi l’India ha presentato i piani per istituire un Fondo di responsabilità nucleare, una decisione presa per attrarre massicci investimenti privati ed esteri nel settore dell’energia atomica, storicamente molto protetto. Si tratta di un tentativo di superare le rigorose leggi che regolano il nucleare in caso di incidenti al fine di aprire il Paese alla cooperazione internazionale e agli investimenti esteri.
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Una mossa che segue precedenti annunci volti a smantellare il monopolio statale sul ciclo del combustibile, parte di riforme più ampie considerate cruciali dal primo ministro Narendra Modi, che ha fissato l’ambizioso obiettivo di espandere la capacità di produzione di energia nucleare di 12 volte entro il 2047, puntando ad almeno 100 gigawatt di capacità nucleare, attualmente ferma a 8,18 GW. Un’espansione a sua volta legata ai progetti per la transizione energetica dell’India, che punta a raggiungere l’obiettivo di «emissioni zero» entro il 2070.
Il Fondo di responsabilità nucleare dovrebbe coprire gli importi di risarcimento per incidenti che superano i 15 miliardi di rupie (circa 169 milioni di dollari) dovuti dagli operatori degli impianti nucleari. Questo strumento, che sarà introdotto tramite un nuovo disegno di legge sull’energia atomica, agirebbe come un supplemento alla responsabilità già prevista per gli operatori. Secondo le prime indicazioni, il piano mira anche ad alleggerire le norme sulla responsabilità dei fornitori previste dalla Civil Liability for Nuclear Damage Act (CLNDA) del 2010, considerate finora un forte deterrente alla partecipazione di aziende straniere.
Ci si aspetta quindi che con la nuova normativa vengano sbloccati investimenti privati ed esteri nel settore nucleare: grandi conglomerati nazionali, tra cui Tata Power, Adani Power e Reliance Industries, stanno già preparando piani di investimento in previsione dell’entrata della nuova legge.
Ad agosto il governo indiano aveva inoltre annunciato l’intenzione di porre fine a un monopolio statale sulla fornitura e la lavorazione dell’uranio che durava da decenni, permettendo alle aziende private di estrarre, importare e trattare uranio. Tuttavia, le riserve nazionali non basteranno a coprire il fabbisogno previsto per l’espansione del settore, e una parte significativa del combustibile dovrà continuare a essere importata, richiedendo all’India una maggiore capacità di lavorazione.
Restano comunque alcune sfide, le più immediate delle quali riguardano il piano legislativo che regola il settore nucleare. Inoltre, i progetti nucleari sono caratterizzati da elevati costi di capitale iniziali e periodi di gestazione più lunghi rispetto alle fonti energetiche alternative, il che presenta difficoltà per la competitività dei costi e l’efficace mobilitazione del capitale.
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L’Atomic Energy Regulatory Board (AERB) rimane subordinato al Dipartimento dell’Energia atomica (DAE). Con l’ingresso del settore privato, l’istituzione di un regolatore indipendente separato dagli interessi commerciali del DAE diventa fondamentale. Gli impianti nucleari sono anche esposti a rischi climatici, come ondate di calore e siccità, che hanno costretto a interruzioni temporanee in altre parti del mondo quando le temperature dell’acqua di raffreddamento sono diventate troppo elevate.
L’India sta anche investendo in tecnologie come i reattori modulari (SMRs), con l’obiettivo di svilupparne almeno cinque entro il 2033. Alcuni studi hanno avvertito che gli SMR potrebbero generare scorie più voluminose e radioattive per unità di energia rispetto ai grandi reattori tradizionali, sebbene la questione sia ancora dibattuta nella comunità scientifica. Ottenere l’accettazione da parte della società indiana richiede quindi lo sviluppo di solide garanzie normative e di adeguate infrastrutture per lo smaltimento delle scorie.
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Immagine: grancobollo del 1976 che ritrae la centrale atomica di Trombay, con la sua caratteristica architettura a forma di lingam shivaita.
Immagine di Post of India via Wikimedia pubblicata su licenza Government Open Data License – India (GODL)
Nucleare
«Terribili attacchi di ritorsione»: Kim promette un potenziamento nucleare. Entra in scena la figlia «erede designata»
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Nucleare
Medvedev: Mosca risponderà se la NATO fornirà armi nucleari al «regime nazista di Kiev»
L’ex presidente Dmitrij Medvedev ha avvertito che la Russia lancerebbe una risposta nucleare qualora i paesi della NATO fornissero armi atomiche all’Ucraina.
Medvedev, che attualmente ricopre la carica di vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, ha commentato martedì alla stampa russa le dichiarazioni del Servizio di Intelligence estero russo (SVR) secondo cui Londra e Parigi starebbero valutando modalità per fornire armi nucleari o componenti correlate a Kiev.
«Sarò schietto e affermerò l’ovvio», ha detto Medvedev, aggiungendo che la presunta intenzione del Regno Unito e della Francia di cedere le capacità nucleari al «regime nazista di Kiev» cambierebbe completamente la situazione.
«Si tratta di un trasferimento diretto di armi nucleari a un paese in guerra», ha affermato.
Secondo l’SVR, funzionari britannici e francesi starebbero considerando il «trasferimento segreto di componenti, attrezzature e tecnologie di fabbricazione europea all’Ucraina» e starebbero preparando una campagna informativa per presentare qualsiasi capacità risultante come sviluppata a livello nazionale.
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«Non dovrebbe esserci alcun dubbio che in un simile scenario la Russia sarebbe costretta a usare qualsiasi mezzo a sua disposizione, comprese le armi nucleari non strategiche, contro obiettivi in Ucraina che minacciano il nostro Paese», ha dichiarato Medvedev. «E, se necessario, contro le nazioni fornitrici ora implicate in un conflitto nucleare con la Russia. Questo è il tipo di risposta simmetrica a cui la Federazione Russa avrebbe diritto», ha aggiunto.
L’SVR ha inoltre affermato che un’altra opzione in discussione era la fornitura di una testata nucleare francese TN 75 completa da utilizzare su missili balistici lanciati da sottomarini, o l’assistenza nella costruzione di una «bomba sporca» radioattiva utilizzando esplosivi convenzionali e materiali nucleari. Kiev avrebbe potuto cercare «condizioni più vantaggiose» in qualsiasi negoziato se fosse stata in possesso di tali armi, ha suggerito l’SVR, aggiungendo che la Germania si era «prudentemente rifiutata» di partecipare.
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha descritto i piani segnalati come «potenzialmente molto pericolosi», affermando che avrebbero minacciato il regime globale di non proliferazione.
L’Ucraina ha sostenuto di aver rinunciato al suo arsenale nucleare in cambio di garanzie di sicurezza che in seguito si sono rivelate inutili. Sebbene una parte significativa delle forze nucleari sovietiche fosse dislocata in Ucraina, Kiev non ha mai controllato i missili.
I Memorandum di Budapest del 1994 fornivano garanzie – ma non giuridicamente vincolanti – a Ucraina, Bielorussia e Kazakistan che la loro integrità territoriale sarebbe stata rispettata dopo il trasferimento di armi nucleari sovietiche alla Russia. Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco del 2022, poco prima dell’escalation del conflitto in Ucraina, il presidente ucraino Vladimir Zelensky suggerì che Kiev avrebbe potuto riconsiderare il suo status di non-nucleare.
Mosca sostiene che dopo il colpo di stato del 2014 a Kiev, sostenuto dall’Occidente, le nuove autorità ucraine hanno violato l’impegno di neutralità che è alla base della sua indipendenza post-sovietica, facendo dell’adesione alla NATO un obiettivo chiave della politica estera.
Medvedev è noto per i suoi commenti sui social media che rappresentano il non plus ultra della posizione di «falco» possibile in Russia.
Come riportato da Renovatio 21, negli anni l’ex presidente russo ha più volte parlato apertis verbis di guerra nucleare. Solo quattro settimane fa aveva parlato della crisi imminente con la scadenza del trattato START, firmato da lui con Obama oramai tre lustri fa.
Ad un tweet del Medvedev dell’anno scorso, Trump aveva risposto schierando due sottomarini nucleari. I due si erano previamente beccati anche per il discorso delle armi atomiche all’Iran.
In più occasioni Medvedev aveva suggerito che una bomba sporca ucraina avrebbe come conseguenza una vera bomba atomica russa.
In altre occasioni aveva dipinto l’ipotesi dell’inabissamento della Gran Bretagna, da ottenersi con la nuova micidiale arma russa: il riferimento è al drone nucleare Poseidon, per i cui sommergibili sarebbe stata approntata una base anche in Kamchatka, nell’Estremo Oriente siberiano.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0), immagine tagliata.
Intelligence
I servizi russi: i Paesi NATO complottano per introdurre illegalmente armi nucleari in Ucraina
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