Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Medvedev twitta, Trump risponde schierando due sottomarini nucleari

Pubblicato

il

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di aver ordinato a due sottomarini nucleari di avvicinarsi alla Russia, citando i commenti sui social media dell’ex presidente russo Demetrio Medvedev.

 

Trump ha annunciato la decisione sulla sua piattaforma Truth Social, condannando le dichiarazioni «altamente provocatorie» di Medvedev e affermando che «le parole sono molto importanti e spesso possono portare a conseguenze indesiderate».

 

«Ho ordinato che due sottomarini nucleari vengano posizionati nelle regioni appropriate, nel caso in cui queste dichiarazioni sciocche e provocatorie siano più di questo», ha scritto il presidente degli Stati Uniti.

 

Trump è stato recentemente impegnato in un’aspra guerra verbale sui social media con Medvedev, attualmente vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo. Sebbene il presidente degli Stati Uniti non abbia fornito ulteriori dettagli, il suo annuncio di una risposta militare sembra essere collegato a un post pubblicato dal politico russo giovedì.

Sostieni Renovatio 21

Medvedev aveva precedentemente respinto le richieste di Trump a Mosca di porre fine rapidamente alla sua campagna militare contro l’Ucraina, definendo le minacce di sanzioni secondarie contro i clienti energetici russi «teatrali» e inefficaci. Medvedev ha insistito sul fatto che tali ultimatum non impediranno alla Russia di perseguire i suoi obiettivi di sicurezza nazionale e non faranno altro che far apparire Trump simile al suo predecessore, Joe Biden.

 

Trump aveva già criticato il gruppo di nazioni BRICS, che comprende Brasile, Russia, India, Cina e diversi altri stati impegnati a creare un nuovo ordine mondiale multipolare. Il presidente degli Stati Uniti ha affermato che i dazi proposti sui paesi che fanno affari con i membri BRICS potrebbero paralizzare l’organizzazione.

 

La dichiarazione di Trump sull’India e su Medvedev è arrivata dopo il rifiuto di Nuova Delhi di accogliere le richieste degli Stati Uniti in materia commerciale.

 

Medvedev stava rispondendo a un post di Trump su Truth Social poche ore prima, in cui il presidente americano lo aveva definito un ex leader «fallito» e lo aveva avvertito di «fare attenzione alle parole». L’ex capo di Stato russo ha deriso la reazione «nervosa» mostrata da Trump, suggerendo che ciò dimostrasse solo che «la Russia sta facendo tutto nel modo giusto e continuerà a procedere per la sua strada».

 

«E riguardo alle “economie morte” di India e Russia e al loro “ingresso in un territorio molto pericoloso”, beh, lasciate che si ricordi dei suoi film preferiti tipo The Walking Dead e di quanto possa essere pericolosa la leggendaria! Mano Morta”», ha scritto Medvedev.

 

Quest’ultima osservazione si riferiva al leggendario sistema «Perimetr», risalente all’era sovietica e presumibilmente ancora esistente in Russia. Si ritiene che il sistema autonomo sia un apocalittico «interruttore» in grado di attivare immediatamente l’arsenale nucleare superstite in uno scenario in cui il Paese fosse colpito da un devastante primo attacco che ne eliminasse la leadership e interrompesse la catena di comando responsabile dell’ordine di rappresaglia.

 

Medvedev non è nuovo a performance iperboliche sui social. Il mese scorso ha accusato il segretario NATO Mark Rutte di essersi «abbuffato di funghi allucinogeni»; ha definito Bruxelles come un coacervo di «stronze abbaianti» che costituiscono «una minaccia diretta alla Russia»; ha mostrato una mappa dell’Ucraina resa «zona cuscinetto» in cui la totalità quasi assoluta del territorio del Paese è occupato dalla Russia; ha minacciato una fabbrica militare tedesca in Ucraina («fuochi d’artificio»); ha pubblicato una lista dei nemici della Russia e dichiarato la repressione della Chiesa Ortodossa Ucraina come «satanismo a tutti gli effetti».

Aiuta Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa minacciò di mandare la Gran Bretagna, da lui definito «nemico eterno» della Russia, negli «abissi del mare», un’altra allusione a sistemi d’arma nucleare russi, in particolare al recente drone nucleare Poseidon, che sarebbe in grado di scatenare tsunami tali da inondare l’arcipelago britannico.

 

In un pazzesco post di inizio 2023 contenente «previsioni» sull’anno a venire, Medvedev aveva preconizzato una guerra civile USA con come conseguenza Elon Musk presidente USA.

 

Trump e Medvedev si erano scontrati il mese scorso anche riguardo le armi nucleari all’Iran, con il presidente americano a lamentare la «noncuranza» delle parole dell’ex presidente russo, che l’anno scorso aveva pure ipotizzato che Trump se eletto poteva fare la fine di JFK.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

 

Continua a leggere

Geopolitica

L’Arabia Saudita ha condotto attacchi segreti contro l’Iran

Pubblicato

il

Da

L’Arabia Saudita avrebbe condotto attacchi segreti contro l’Iran nel corso dell’odierna guerra in Medio Oriente. Lo riporta l’agenzia Reuters, che cita fonti anonime.   Né Riad né Teheran hanno ufficialmente confermato gli attacchi. L’agenzia Reuters non è stata in grado di verificare in modo indipendente gli obiettivi o la tempistica di tali azioni, che rappresenterebbero la prima operazione militare diretta nota dell’Arabia Saudita sul territorio iraniano.   Secondo il reportage, l’aeronautica militare saudita ha lanciato numerosi attacchi «non pubblicizzati» contro l’Iran alla fine di marzo. Un funzionario anonimo li ha descritti come una rappresaglia «per quando l’Arabia Saudita è stata colpita».   Le fonti hanno riferito alla testata che l’Arabia Saudita aveva informato preventivamente l’Iran e che agli attacchi erano seguiti intensi negoziati diplomatici e minacce di ulteriori ritorsioni. Questi contatti informali avrebbero favorito il raggiungimento di un accordo di de-escalation che ha portato alla fine degli attacchi.   L’accordo sarebbe entrato in vigore nella settimana precedente all’annuncio del presidente statunitense Donald Trump del cessate il fuoco nella guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.   All’inizio di questa settimana, il Wall Street Journal aveva riferito che anche gli Emirati Arabi Uniti hanno effettuato attacchi segreti contro l’Iran in risposta agli assalti alle loro infrastrutture avvenuti all’inizio di aprile, poco prima della dichiarazione di cessate il fuoco.

Aiuta Renovatio 21

Sia l’Arabia Saudita che gli Emirati Arabi Uniti ospitano importanti basi militari statunitensi e da tempo dipendono dalla protezione di Washington. Entrambi i Paesi sono stati ripetutamente bersagliati da attacchi missilistici e con droni in risposta all’Iran e alla campagna congiunta israelo-americana lanciata alla fine di febbraio.   Gli Emirati Arabi Uniti hanno assunto un tono più duro, condannando gli attacchi sul proprio territorio come una «pericolosa escalation», rivendicando il proprio «diritto di risposta», congelando di fatto la diplomazia pubblica con l’Iran e chiudendo la propria ambasciata a Teheran.   L’Arabia Saudita, invece, ha cercato di evitare un’ulteriore degenerazione del conflitto, mantenendo apparentemente contatti regolari con funzionari iraniani, tra cui l’ambasciatore iraniano a Riyadh.   Un recente articolo del New York Times ha inoltre sostenuto che il «Progetto Libertà» di Trump, che prevedeva la scorta militare di navi battenti bandiera occidentale attraverso lo Stretto di Ormuzzo  di fatto bloccato, è stato silenziosamente abbandonato due giorni dopo il suo lancio perché l’Arabia Saudita si è rifiutata di fornire supporto logistico.   Gli analisti ritengono che la disponibilità degli Stati del Golfo a colpire direttamente l’Iran, invece di affidarsi agli Stati Uniti, rifletta la crescente frustrazione verso Washington, accusata di aver lasciato i propri partner regionali esposti alle ritorsioni iraniane e di non avere una strategia a lungo termine.   «Dal punto di vista degli Stati del Golfo, sembra che gli Stati Uniti non stiano dando priorità alla loro sicurezza e che, in sostanza, li abbiano abbandonati a se stessi», ha dichiarato al Wall Street Journal Dania Thafer, direttrice del Gulf International Forum.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Continua a leggere

Geopolitica

Trenin: l’Europa è il principale avversario della Russia. Il sogno di Soros avverato

Pubblicato

il

Da

Dmitri Trenin, presidente del Consiglio russo per gli affari internazionali (RIAC), ha dichiarato ad una trasmissione del canale governativo russo RT che per la prima volta dalla sconfitta della Germania nazista nel 1945 l’Europa è diventata il «principale avversario» della Russia.

 

Il Trenin, rinomato esperto di affari internazionali, ha affermato che «oggi la Russia è di nuovo in guerra, e non si tratta semplicemente di una guerra tra Russia e Ucraina», bensì di una guerra per procura contro Mosca condotta dall’Occidente.

 

Secondo Trenin, mentre gli Stati Uniti sotto la presidenza di Donald Trump si sono progressivamente allontanati dal conflitto in Ucraina, il coinvolgimento europeo è diventato sempre più rilevante negli ultimi tempi, dichiarando che le élite delle capitali europee stanno sfruttando la presunta minaccia russa in un apparente tentativo di consolidare l’Unione Europea «in disfacimento» e di «rilanciare le proprie economie attraverso la militarizzazione».

Sostieni Renovatio 21

«Stanno cercando, soprattutto, di rimanere al potere» diffondendo narrazioni allarmistiche sulla Russia, ha aggiunto.

 

Trenin ha poi descritto gli ucraini come «parte della più ampia nazione russa» che viene «sviata» e «utilizzata dall’Occidente nella sua lunghissima guerra contro la Russia», che risale addirittura al XVI secolo.

 

L’esperto di affari internazionali si è detto fiducioso che la Russia alla fine raggiungerà i suoi obiettivi nel conflitto, sebbene ci vorrà molto tempo. Ha definito la visione russa di vittoria come la sconfitta degli elementi neonazisti in Ucraina, così come di «quelle forze in Europa, principalmente tra le élite, che hanno trasformato nuovamente la Russia in uno spauracchio».

Iscriviti al canale Telegram

Commentando i tentativi di mediazione di Trump, Trenin ha affermato che il presidente statunitense è «sostanzialmente impotente nell’insistere su qualcosa di fondamentale importanza per porre fine a questo conflitto», e quindi il suo ruolo nel definirne il corso è piuttosto limitato.

 

Secondo il presidente del RIAC, Trump non sarebbe riuscito a convincere i guerrafondai dell’UE e la leadership ucraina ad agire in base all’intesa raggiunta con il presidente russo Vladimir Putin ad Anchorage, in Alaska, lo scorso agosto.

 

Renovatio 21 rileva come il pensiero dell’analista russo finisca per coincidere con quello di Giorgio Soros, che in un articolo apparso nel 2014 sulla New York Review of Books aveva definito la Russia come l’«aggressore geopolitico dell’Europa». Si trattava, abbiamo pensato all’epoca, di puro ringhiare da parte del miliardario i cui progetti russi erano stati fermati dall’arrivo al potere di Putine  dei siloviki nel 2000.

 

Il 2014 era stato l’anno di Maidan e della Crimea, tuttavia erano ancora sensibili gli anni di disgelo tra Mosca e gli europei, fatti delle relazioni di Putin con Berlusconi, Schroeder e tante altre figure apicali degli Stati UE – ed erano ancora attive le forniture di gas moscovito che alimentano l’industria e le famiglie d’Europa.

 

Dopo un decennio di molestia globale, guerra, attenati, freddo, devastazione e morte, ecco che il sogno di Soros pare essersi avverato. Perfino nel cuore dei russi…

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) 

Continua a leggere

Geopolitica

Presidente del Congresso Ebraico Mondiale ammette: Israele sta perdendo la guerra per le menti

Pubblicato

il

Da

Ronald Lauder ha dichiarato a un pubblico che «dal 7 ottobre tutte le organizzazioni ebraiche negli Stati Uniti hanno speso oltre 600 milioni di dollari per combattere questa valanga di antisemitismo». «Ho una domanda: è servito a qualcosa? Tutti questi soldi hanno fermato, hanno rallentato l’odio contro di noi? La risposta è no».   Lauder ha spiegato che il denaro ebraico non è riuscito a plasmare la mentalità americana «perché gli antisemiti hanno già accesso a tutti i fatti», aggiungendo che gli antisemiti  non sono interessati ai fatti o alla verità. «Hanno la loro narrativa psicotica».   Questa narrazione, secondo Lauder, «attribuisce agli ebrei la colpa di tutto e di più». osservando che la gente incolpa Israele di tutto, dalla guerra di Gaza al COVID, al riscaldamento globale e agli alti prezzi della benzina.  

Iscriviti al canale Telegram

Lauder ha sostenuto che gli ebrei devono volgersi verso l’interno e concentrarsi su se stessi anziché sul loro attuale approccio esteriore. È rilevante notare che anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha recentemente dichiarato che il suo Paese sta perdendo la guerra di propaganda sui social media.   Il miliardario ha inoltre ammesso l’influenza ebraica sul governo degli Stati Uniti. «Il fatto che io sia americano e che parli a nome dell’America e del nostro presidente mi conferisce questo potere», ha dichiarato.   Il Lauder, 82 anni, è l’erede della società di cosmetici Estée Lauder Companies, fondata dai genitori Estée Lauder e Joseph Lauder nel 1946. Nel 1986 era stato nominato ambasciatore a Vienna dal presidente Ronaldo Reagan. Tre anni dopo aveva cercato di divenire sindaco di Nuova York nella corsa contro Rudy Giuliani.   Il magnate è un forte sostenitore del Likud, il partito di Netanyahu. Nel 1998, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu chiese a Lauder di avviare i negoziati di «Track II» con il leader siriano Hafez al-Assad; questi colloqui proseguirono anche dopo l’elezione di Ehud Barak alla carica di premier.   Lauder riferì una rinnovata disponibilità da parte di Assad a scendere a compromessi con gli israeliani nell’ambito di un accordo globale «terra in cambio di pace», e la sua bozza di «Trattato di pace tra Israele e Siria» costituì una parte importante dei negoziati israelo-siriani (alla fine infruttuosi) svoltisi nel gennaio 2000 a Shepherdstown, in West Virginia.   Il filantropo è coinvolto in svariate organizzazioni giudaiche come la Conferenza dei presidenti delle principali organizzazioni ebraiche americane, il Jewish National Fund, il World Jewish Congress, l’American Jewish Joint Distribution Committee, l’Anti-Defamation League, il Jewish Theological Seminary, il Rabbinical College of America, Brandeis University e Abraham Fund.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Michael Thaidigsmann via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Continua a leggere

Più popolari