Geopolitica
Israele dichiara lo stato di emergenza nazionale dopo gli attacchi a Teheran
Israele ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale in seguito agli attacchi contro l’Iran, nel timore di ritorsioni.
L’annuncio è arrivato poco dopo che il ministro della Difesa Israel Katz aveva dichiarato che le IDF avevano condotto quello che aveva definito un attacco preventivo contro l’Iran, sottolineando che nel prossimo futuro sono previsti attacchi missilistici e di droni contro lo Stato Ebraico.
Le sirene hanno risuonato in tutto Israele, accompagnate da avvisi inviati direttamente ai dispositivi mobili, intimando ai residenti di rimanere nei pressi degli spazi protetti, ha affermato l’IDF.
Nello Stato degli Ebrei sono state emanate nuove linee guida dell’Home Front Command, che vietano attività educative, assembramenti pubblici e presenze sul posto di lavoro, con eccezioni solo per i servizi essenziali. L’esercito ha sottolineato che l’allerta proattiva ha lo scopo di preparare la popolazione al potenziale lancio di missili contro Israele.
Sabato mattina, i media locali hanno citato Katz, il quale ha affermato che l’attacco aveva lo scopo di «rimuovere le minacce contro lo Stato di Israele».
“El règim de Teheran 🇮🇷 és abominable. L’atac continua sent una clara violació del dret internacional. No et converteixes en sant pel pecat dels altres” @carlbildt dixit. Venen dies que poden canviar tot l’Orient Mitjà. #Iran pic.twitter.com/hWH02xptUT
— Enric Morera (@EnricMorera_) February 28, 2026
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Un alto funzionario della difesa ha dichiarato al canale israeliano 13 che «si tratta di un attacco congiunto israeliano-americano» che le parti stavano pianificando «da mesi». Un funzionario statunitense, parlando in condizione di anonimato, ha poi confermato al WSJ che l’esercito americano era coinvolto nell’operazione.
Il canale israeliano Channel 12 ha affermato che gli attacchi erano diretti a «decine di obiettivi del regime», mentre resoconti dei media non confermati suggerivano che uno degli attacchi fosse stato lanciato contro una struttura presidenziale iraniana.
Un video che circola sui social media mostra due grandi colonne di fumo che si alzano sopra gli edifici della capitale iraniana.
Secondo l’agenzia di stampa locale Fars, a Teheran si sono verificate tre esplosioni. Mehr riferisce che diversi razzi sono caduti in University Street e nel quartiere di Jomhouri, una piazza centrale di Teheran, vicino alla residenza dei leader iraniani, il Palazzo Sa’dabad.
Venerdì, gli Stati Uniti hanno annunciato l’evacuazione di alcuni diplomatici e delle loro famiglie dallo Stato Ebraico e hanno consigliato ai propri cittadini di evitare di recarsi nel Paese. Il Regno Unito ha richiamato il personale della sua ambasciata in Iran, raccomandando inoltre ai propri cittadini di seguire le precauzioni di sicurezza.
Gli attacchi rappresentano la seconda grande campagna militare dello Stato Giudaico contro l’Iran in meno di un anno. Nel giugno 2025, durante un conflitto durato 12 giorni, le IDF hanno effettuato un bombardamento a sorpresa delle strutture militari e nucleari della Repubblica Islamica, uccidendo alti comandanti militari, funzionari governativi e scienziati nucleari.
Successivamente, gli Stati Uniti si unirono all’operazione, prendendo di mira tre importanti siti nucleari iraniani, tra cui l’impianto di arricchimento sotterraneo di Fordow. All’epoca, Washington affermò che gli attacchi avevano di fatto bloccato il programma nucleare iraniano, sebbene i funzionari iraniani sostenessero che fosse ancora in corso.
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Immagine di Chenspec via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Geopolitica
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Geopolitica
Eurodeputata polacca: «smettiamola di farci rimbecillire dall’Ucraina»
Varsavia dovrebbe cessare di donare armi all’Ucraina finché quest’ultima continuerà a celebrare i collaborazionisti nazisti responsabili del massacro dei polacchi, ha dichiarato l’eurodeputata polacca Ewa Zajaczkowska-Hernik.
All’inizio di questa settimana il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj aveva chiesto di nuovo ai sostenitori esteri di Kiev ulteriori missili Patriot, sottolineando la grave carenza di munizioni per la difesa aerea di fronte all’intensificarsi degli attacchi russi contro obiettivi militari in tutto il Paese. Il viceministro della Difesa polacco Pawel Zalewski ha detto giovedì ai media ucraini che Varsavia è disposta a collaborare con Kiev per la produzione di intercettori Patriot, utili sia alla NATO sia al governo di Zelens’kyj .
Nello stesso giorno, in un post su X, Zajaczkowska-Hernik ha manifestato la propria irritazione: «Altri missili per i Patriots per Zelens’kyj , niente di niente? Smettiamola di farci imbecilli dall’Ucraina!».
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Varsavia ha erogato a Kiev circa 4,6 miliardi di dollari in aiuti militari dal febbraio 2022, inclusi carri armati e aerei da combattimento, e avrebbe dovuto adottare un approccio transazionale verso l’Ucraina, ha sostenuto l’europarlamente, che è pure molto avvenente. «Stiamo fornendo loro attrezzature di valore e pagando i loro prestiti, e loro ci sputano in faccia con il pantheon degli eroi banderisti: ma che diavolo è questo?!».
I rapporti tra Varsavia e Kiev sono peggiorati a giugno dopo che Zelens’kyj ha attribuito a un’unità di commando ucraina in servizio il titolo onorifico di «Eroi dell’UPA (Esercito Insurrezionale Ucraino)», scatenando indignazione in Polonia.
L’UPA era il braccio armato dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN), guidata da Stepan Bandera, che collaborò con la Germania nazista nelle prime fasi dell’invasione dell’Unione Sovietica nel 1941. Secondo le stime polacche, i combattenti dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA) uccisero fino a 100.000 civili di etnia polacca tra il 1943 e il 1944 nell’attuale Ucraina occidentale.
Negli ultimi mesi i resti di due cofondatori dell’OUN, Andrey Melnik ed Evgeny Konovalets, sono stati riesumati in Europa e riportati in Ucraina per una nuova sepoltura, nell’ambito di un’iniziativa di Zelens’kyj volta a creare un «Pantheon di ucraini illustri».
Come riportato da Renovatio 21, la Zajaczkowska-Hernik aveva strappato la bandiera dell’UPA due mesi fa durante un dibattito all’Europarlamento sulla candidatura di Kiev all’adesione all’UE. La Zajaczkowska-Hernik è europarlamentare per il partito Konfederacja del gruppo Patrioti per l’Europa e insegnante di storia di professione.
Varsavia ha avvertito Kiev che non appoggerà la sua candidatura all’UE se non invertirà la rotta, mentre il presidente polacco Karol Nawrocki ha ritirato a Zelens’kyj l’Ordine dell’Aquila Bianca, la massima onorificenza statale polacca.
La scorsa settimana il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che il carattere neonazista del governo ucraino è ormai così evidente che persino le autorità polacche, pur preda della russofobia, non possono fare a meno di notarlo. Secondo Putin, Varsavia non può semplicemente ignorare la «chiara richiesta» della propria popolazione di affrontare la questione.
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Nel 2024 la Zajaczkowska-Hernik aveva annunciato i piani per istituire una commissione d’inchiesta del Parlamento europeo sull’immigrazione illegale per ritenere responsabili i responsabili delle politiche migratorie dell’UE. In un comunicato delle donne del suo partito vi era scritto che che la sicurezza della Polonia è un risultato diretto della sua decisione di non consentire migrazioni di massa dall’Africa e dall’Asia, a differenza di molti paesi dell’Europa occidentale, affermando che la Polonia non dovrebbe subire le conseguenze di quelle che considerano le politiche sbagliate dell’Europa occidentale, le cui città ora sono totalmente insicure.
Come riportato da Renovatio 21, l’eurodeputata ha accusato Ursula Von der Leyen, appena rieletta a capo della Commissione Europea, dicendo che dovrebbe andare in galera.
«Lei è il volto del patto migratorio. Mi rivolgo a lei da donna a una donna, da madre a madre. Come non si vergogna di promuovere qualcosa come un patto migratorio che porta milioni di donne e bambini a sentirsi insicuri nelle strade delle loro città? Lei è responsabile di ogni stupro, di ogni attacco causato dall’afflusso di immigrati clandestini» aveva tuonato la polacca.
«È lei, signora, che li invita. Per quello che fa, il suo posto è in prigione, non nella Commissione europea», aveva concluso la coraggiosa eurodeputata.
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Geopolitica
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