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Bioetica

I medici iraniani collaborano con le amputazioni giudiziarie?

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Una speciale macchina a ghigliottina sarebbe stata installata in una clinica medica in una prigione iraniana per eseguire amputazioni. La World Medical Association ha condannato l’apparente coinvolgimento dei medici in questi atti.

 

Il presidente della WMA, la dott.ssa Heidi Stensmyren, ha dichiarato:

 

«Le informazioni che abbiamo visto da Amnesty International indicano che il medico capo della clinica medica della prigione era presente alle recenti condanne all’amputazione in corso di esecuzione. È orribile che qualsiasi medico debba essere coinvolto in tali punizioni ed è altrettanto deprecabile che un luogo in cui si verificano questi atti di tortura debba essere chiamato clinica medica».

 

Secondo Amnesty International , due uomini iraniani che erano stati condannati per furto hanno subito l’amputazione delle dita nel 2022. A uno è stato detto dalle autorità carcerarie che avrebbe potuto pagare per congelare e riattaccare le dita. Tuttavia, il condannato non poteva permettersi questa operazione. Dopo che le dita sono state mozzate, ha perso conoscenza ed è stato trasferito in ospedale per tre giorni. Tornato in prigione le dita si sono infettate e ha avuto bisogno di un altro viaggio in ospedale.

 

Una ghigliottina speciale è stata allestita nella prigione di Evin di Teheran per centralizzare le amputazioni giudiziarie. Amnesty International fornisce alcuni retroscena sulle amputazioni, che violano il divieto di tortura nel Patto internazionale sui diritti civili e politici, di cui l’Iran è firmatario.

 

«Il codice penale islamico iraniano prevede varie punizioni corporali che equivalgono a tortura, tra cui l’amputazione, la fustigazione, l’accecamento, la crocifissione e la lapidazione. La legge prevede che per alcuni tipi di furto, i condannati devono “avere quattro dita della mano destra completamente tagliate in modo che rimangano solo il palmo della mano e il pollice”».

«La legge iraniana richiede la presenza di un medico durante l’esecuzione delle punizioni corporali, in diretta violazione delle linee guida etiche e degli standard internazionali che vietano espressamente il coinvolgimento degli operatori sanitari nella tortura. Le autorità iraniane hanno costantemente difeso l’amputazione come il modo migliore per scoraggiare i furti e hanno espresso rammarico per il fatto che non possa essere praticata in pubblico a causa della condanna internazionale».

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

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Bioetica

Le Filippine respingono la richiesta ONU di legalizzare aborto, divorzio e il matrimonio omosessuale

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Le Filippine starebbero opponendosi alle richieste ONU di modificare la loro legislazione in manera pro-aborto, pro-LGBT e pro-divorzio. Lo riporta il quotidiano locale Manila Times.

 

L’annuncio è arrivato dopo una «revisione periodica» dei «diritti umani» del Paese, passato dall’amministrazione Duterte, con la sua guerra sanguinaria agli spacciatori di Shabu (la metanfetamina globale) e, sia pur con diverso grado di violenza, ai non-vaccinati (ma questo probabilmente ai dirittoumanisti ONU va benissimo), all’amministrazione di Ferdinand «Bongbong» Marcos jr., figlio dell’ex presidente, ritenuto dittatore Ferdinand Emmanuel Edralin Marcos (1917-1989).

 

«Culturalmente, i nostri valori possono entrare in conflitto con molti dei valori che loro vogliono imporci», ha dichiarato il segretario alla Giustizia Jesus Crispin Remulla, secondo la testata della capitale filippina. «Non siamo pronti per questo, culturalmente non siamo pronti per questo. Questa è la nostra posizione in questo momento».

 

Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite aveva chiesto che il Paese attuasse politiche socialmente liberali, ma la dirigenza del Paese, che rimane profondamente cattolico, hanno fatto sapere alle Nazioni Unite che non ha intenzione di farlo.

 

Tuttavia, il ministro Remulla non sembra escludere che, tramite un processo politico, si possa arrivare a queste «innovazioni» anche nella società filippina: «in realtà, penso che siamo l’unico Paese insieme al Vaticano che ancora non riconosce il divorzio. Semplicemente non lo riconosciamo perché le premesse non sono state stabilite correttamente. Vogliamo che il legislatore faccia il proprio lavoro».

 

Il Remulla, comunque, ne ha anche per le pressioni dei «soliti» Paesi occidentali: «questi sono i soliti Paesi che se la prendono sempre con le Filippine. Questi sono i paesi ricchi dell’Europa che sono molto, molto ricchi di diritti individuali e non hanno alcuna nozione di diritti della comunità. Ma penso che abbiamo fatto molto bene».

 

 

Come ricorda Lifesitenews, il presidente Donald Trump ha ritirato gli Stati Uniti dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nel 2018 a causa della sua adesione all’agenda LGBT e pro-aborto.

 

«Facciamo questo passo perché il nostro impegno non ci consente di rimanere parte di un’organizzazione ipocrita ed egoista che si fa beffe dei diritti umani», aveva detto all’epoca Nikki Haley, l’ambasciatore delle Nazioni Unite per gli Stati Uniti.

 

 

 

 

Immagine CC0 di pubblico dominio via Wikimedia; modificata

 

 

 

 

 

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Bioetica

La vera storia del Comitato Nazionale di Bioetica – seconda parte

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Dopo la prima parte, pubblicata lo scorso 9 novembre, Renovatio 21 continua il progetto di tracciare l’evoluzione della bioetica italiana e della sua principale istituzione governativa – il Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) – con questa seconda intervista al professor Luca Marini, docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma, che del CNB fu membro dal 1996 al 2014 e ebbe anche il ruolo vicepresidente.

 

 

 

Professor Marini, torniamo al CNB, alla sua natura e alle sue competenze. Poiché esso dipende formalmente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dobbiamo presumere un forte legame con il mondo politico?

Mi sembra che il legame con la politica, inteso nel senso classico di affiliazione ideologica, di funzionalità o addirittura di organicità dei suoi componenti rispetto a l’uno o all’altro partito, appartenga al passato del CNB. Oggi non mi stupirei se il CNB – come del resto la stessa politica – fosse più esposto direttamente alle pressioni delle lobby tecno-scientifiche e industriali, e quindi, in ultima analisi, al controllo dalle élite finanziarie transnazionali. Ovviamente questa influenza e questo controllo, se ci sono, vengono esercitati attraverso l’azione di singoli membri, che magari operano nell’ambito di atenei a loro volta foraggiati, e quindi controllati, dai protagonisti del mercantilismo globalista e transumanista, ossia da quelle stesse élite poc’anzi ricordate.

 

I membri del CNB agiscono e votano secondo inclinazioni personali o le è sembrato che seguissero l’agenda di chi li ha fatti nominare?

Diciamo che, ai miei tempi, salvo rare eccezioni, in genere seguivano le indicazioni della scuderia di appartenenza. Che, nel CNB, era quella laica o quella cattolica.

 

A questo proposito, quale è l’influenza della Chiesa sul CNB? E quella dei laici? Sono influenze riconducibili a qualche entità concreta?

Francamente, tenuto anche conto delle fazioni interne a ciascuno dei due schieramenti, non saprei quantificare questa influenza. È un discorso che non mi hai appassionato, non appartenendo né all’uno né all’altro schieramento, come ha dimostrato la mia destituzione. Posso però riferire un episodio: tanti anni fa, durante la riunione di insediamento del neo-ricostituito Comitato, notai un collega molto conosciuto, che in seguito avrebbe fatto carriera politica, tutto intento a prendere appunti. Ammirato dall’umiltà del personaggio, mi avvicinai per constatare che gli appunti in questione si riducevano a un foglio bianco diviso a metà, in senso verticale, da una riga: a destra in alto c’era scritto LAICI, a sinistra CATTOLICI. Il noto docente in questione stava accuratamente catalogando i suoi nuovi colleghi in virtù dei loro orientamenti ideologici e confessionali, evidentemente al fine di calcolare le maggioranze di voto. Il fatto poi che non avesse previsto uno spazio per i «non affiliati», come me, la dice lunga.

 

A proposito di voto, quale potere effettivo ha il CNB?

Nessuno, nel senso che i suoi pareri sono consultivi e non vincolanti. Diciamo che essi hanno l’autorevolezza che si è disposti a riconoscere all’organismo che li adotta. Che poi i pareri vengano propagandati da certa stampa o da certa politica come «decisioni» o come «autorizzazioni» è un altro paio di maniche. Le racconto un altro episodio. Tanti anni fa il CNB venne chiamato a pronunciarsi su una sperimentazione avente a oggetto cellule staminali embrionali da avviarsi presso la sede italiana del Centro comune di ricerca dell’UE. In quell’occasione chiesi espressamente di dichiarare irricevibile la domanda, per evidente difetto di competenza del Comitato tanto sul piano formale quanto sul piano sostanziale. Ebbene, non soltanto il CNB si pronunciò, respingendo la mia mozione d’ordine, ma approvò (sic!) la sperimentazione, pur senza averne alcun potere: e i giornali più orientati ne approfittarono per titolare «Primo sì italiano alla sperimentazione sulle cellule staminali». Ricordo che sulla vicenda intervenne anche Oriana Fallaci, che criticò apertamente il fatto che il parere del CNB fosse stato adottato con un solo voto contrario e un astenuto.

 

Ma quindi, in ultima analisi, quali poteri formano il CNB?

Guardi, finché il CNB fornirà pareri non vincolanti, e quindi di fatto irrilevanti, non sarà un centro di potere. Questo non vuol dire che alcuni personaggi non l’abbiano utilizzato per i propri fini come se lo fosse, ingigantendone volta per volta le competenze per vivere di luce riflessa, come si evince dall’episodio sopra riportato. Una svolta decisiva in questo senso potrebbe essere costituita dall’eventuale trasformazione del CNB in una vera e propria «authority» sulla bioetica, o sulle biotecnologie, di cui si parlò a più riprese in passato senza giungere, tuttavia, a risultati concreti. Vennero presentati in tal senso numerosi disegni di legge, rimasti lettera morta. Certo, se ciò accadesse – o anche se il CNB, pur restando quello che è, finisse per essere affiancato da una authority del genere – ci sarebbe da preoccuparsi non poco.

 

 

Continua…

 

 

 

 

Immagine di Nicolasrivron via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

 

 

 

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Bioetica

Bioetica della solitudine

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

La pandemia COVID ha confermato che la solitudine è un grave problema di salute pubblica, soprattutto in un mondo con famiglie in calo e una popolazione che ingrigisce. Numerosi articoli sui media hanno evidenziato la tragedia degli anziani tagliati fuori dal contatto con i propri figli, nipoti e amici.

 

Un medico israeliano, Zohar Lederman, sostiene sulla rivista Bioethics che la solitudine è un problema importante che è stato ampiamente ignorato dai bioeticisti.

 

Non è che i governi non siano a conoscenza del problema. L’ex primo ministro britannico Theresa May ha persino nominato un ministro per la solitudine.

 

«La solitudine è una realtà per troppe persone nella nostra società odierna… può colpire chiunque, di qualsiasi età e background», disse all’epoca la May. «Questa strategia è solo l’inizio di un cambiamento sociale lungo e di vasta portata nel nostro Paese, ma è un primo passo fondamentale in una missione nazionale per porre fine alla solitudine nelle nostre vite»

 

Ma cosa si deve fare? La scadenza della May – «nella nostra vita» – non è lontana. La maggior parte dei suggerimenti nei rapporti governativi e dai gruppi di riflessione sono high-tech. Distribuzione di laptop gratuiti? Incoraggiare l’uso dei social media? Investire in robot pelosi?

 

C’è un pericolo nell’affidarsi troppo alle soluzioni tecnologiche per la crisi della solitudine, afferma il dott. Lederman.

 

«Gli esseri umani sono essenzialmente creature sociali, in quanto modelliamo e riconosciamo la nostra identità attraverso le interazioni sociali e troviamo un significato nelle connessioni sociali. Le connessioni sociali sono un prerequisito per l’autonomia personale. Dipendiamo dalle connessioni sociali per la nostra felicità, benessere e salute: “Gli esseri umani sono sociali per natura e le relazioni sociali di alta qualità sono vitali per la salute e il benessere”».

 

Può una tecnologia sofisticata come la realtà virtuale sostituire la presenza di parenti e amici? Il dottor Lederman è scettico. Può essere utile, ma non sostituisce la presenza fisica, in particolare il tatto e l’olfatto dell’interazione umana.

 

«Il documento sostiene l’uso di soluzioni tecnologiche alla solitudine come una questione di ordine pubblico, ma mette in guardia dal fare affidamento esclusivamente su di esse. Le prove empiriche disponibili semplicemente non consentono tale affidamento. Ancora più importante, anche se le soluzioni tecnologiche si dimostrassero empiricamente sufficienti per mitigare la solitudine come tradizionalmente definita, le organizzazioni sanitarie nazionali e internazionali non dovrebbero fare affidamento esclusivamente su di esse perché c’è qualcosa nell’essenza umana che non può e non deve essere fornito attraverso soluzioni tecnologiche».

 

«In altre parole, l’essenza di ciò che significa essere umani o l’essenza delle interazioni umane non può essere interamente sostituita da misure tecnologiche, per quanto sofisticate possano essere».

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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