Militaria
I cechi espropriano carri armati dal Marocco per inviarli in Ucraina, pagati da Stati Uniti e Paesi Bassi
Il ministero degli Esteri russo ha rivelato che una società ceca ha aggiornato i carri armati dell’era sovietica dal Marocco e li ha consegnati all’Ucraina.
La portavoce Maria Zakharova ha risposto a una domanda dei media del 17 aprile che chiedeva se «i carri armati marocchini» che erano in fase di modernizzazione nella Repubblica Ceca potrebbero finire nella zona di combattimento in Ucraina»
«Secondo le nostre informazioni, anche prima dell’inizio dell’operazione militare speciale russa, il Marocco ha firmato un contratto con la società ceca Excalibur Army per modernizzare un lotto di 130 carri armati T-72B acquisiti nel 1999-2001 nella Repubblica di Bielorussia. Dopo aver eseguito i relativi lavori, 56 carri armati sono stati restituiti al Regno del Marocco. I restanti veicoli corazzati per un importo di 74 pezzi furono effettivamente espropriati dalla parte ceca per il successivo trasferimento nella zona di combattimento in Ucraina. Inoltre, ai marocchini è stato sostanzialmente presentato un fatto compiuto» ha risposto la Zakharova.
Quel «fatto compiuto», ha affermato, ha reso il Marocco un violatore del suo accordo di acquisto con la Bielorussia, secondo cui qualsiasi vendita a terzi doveva essere approvata da Minsk.
Secondo quanto scritto lo scorso 30 gennaio 2023 da Military Africa, il Marocco aveva firmato un contratto nel 2021 con Excalibur Army, per modernizzare la sua flotta di carri armati T-72.
Il sito aveva riferito nel dicembre 2022 che il Marocco aveva accettato di fornire i carri armati all’Ucraina. Tuttavia, quelle dichiarazioni non provenivano da Rabat, ma da Praga: «oltre ai pezzi di ricambio, i carri armati T-72B modernizzati dalla società ceca Excalibur Army e destinati al Marocco saranno dirottati in Ucraina».
Excalibur Army ha detto ai media che al momento era «concentrata su un grande ordine per la modernizzazione di un massimo di 120 T-72 MBT, che provengono da un Paese africano».
L’articolo di Military Africa del dicembre 2022 continuava scrivendo che «l’acquisto di carri armati “africani” per la spedizione in Ucraina è pagato dagli Stati Uniti e dai Paesi Bassi in base a un accordo per un totale di (…) poco più di 90 milioni di euro (…) Il ministero della Difesa ceco, in merito al trasferimento di armamenti, ha dichiarato che “il cliente finale ha soddisfatto la richiesta dei suddetti Paesi e considera l’accordo raggiunto sul trasferimento di carri armati (in cambio di altre attrezzature) come assistenza al governo di Ucraina”».
«Pertanto, l’unica dichiarazione che è effettivamente arrivata dal Regno del Marocco, diceva che “i cechi hanno violato il contratto a favore dell’Ucraina dopo l’intervento dell’America e dei Paesi Bassi», afferma Military Africa citando il governo marocchino il 30 gennaio 2023.
Inoltre, l’articolo del gennaio 2023 da parte di Military Africa e altri media rivela che l’accordo ceco per fornire i carri armati dell’era sovietica, che l’Ucraina potrebbe utilizzare immediatamente sul campo, è avvenuto non più tardi del 4 novembre 2022, quando «il Pentagono ha affermato che gli Stati Uniti, in un accordo trilaterale con i Paesi Bassi e la Repubblica Ceca, pagherebbero Praga per aggiornare 45 carri armati T-72 di epoca sovietica da utilizzare in Ucraina. I carri armati T-72B sono stati pagati dagli Stati Uniti e dai Paesi Bassi».
«Consideriamo questo caso eclatante un’ulteriore prova del corso ostile anti-russo perseguito dalle autorità ceche, in cui Praga non esita a violare le norme fondamentali del diritto internazionale che disciplinano il commercio di armi e sequestrare altri proprietà del popolo» ha concluso la Zakharova. «Siamo addolorati nel vedere che si ripete la triste esperienza della seconda guerra mondiale, quando le imprese ceche, facenti parte del complesso militare-industriale della Germania nazista, rifornirono instancabilmente il Terzo Reich di armi per la guerra contro l’URSS».
Come riportato da Renovatio 21, già ad inizio conflitto Praga aveva esaurito le sue scorte di armi inviandone la maggior parte in Ucraina.
In Cechia l’anno scorso è stato detto che chi sosteneva Mosca sui social media poteva rischiare 3 anni di carcere.
Lo scorso agosto il ministro della Difesa ceco Jana Černochová ha dichiarato su Twitter di non sentirsi dispiaciuta per l’assassinio del 20 agosto della giornalista russa Darja Dugina, o per suo padre Aleksandr Dugin, ma di esserlo solo per le migliaia di persone uccise a causa della loro «propaganda».
A settembre, tuttavia, la capitale ceca fu investita da un’immane manifestazione popolare contro il caro bollette e la politica pro-NATO del governo.
Immagine di mil.ru via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Militaria
L’Iran offre una ricompensa di 30.000 dollari per l’uccisione di soldati americani
Teheran offrirà premi in denaro a qualsiasi cittadino iraniano che uccida o catturi un militare americano, ha annunciato il capo dell’esercito Amir Hatami, mettendo in guardia Washington dal dispiegare truppe sul territorio iraniano.
Parlando domenica a un evento, secondo quanto riferito dall’emittente di Stato IRIB, Hatami ha spiegato che l’iniziativa è stata messa a punto a seguito di «numerose richieste» avanzate da iraniani desiderosi di contribuire alla difesa del Paese.
«Chiunque uccida o catturi e consegni un aggressore americano riceverà una ricompensa di 30.000 dollari o 5 miliardi di toman iraniani dall’esercito iraniano», ha dichiarato Hatami. «Le donne iraniane che porteranno a termine con successo questa azione riceveranno il doppio della ricompensa.»
Lo Hatami ha aggiunto che le armi impiegate per uccidere i soldati americani sarebbero state acquistate dallo Stato al doppio del loro valore e poi esposte in un museo in fase di realizzazione, mentre i proprietari avrebbero ricevuto armi di sostituzione.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Gli Stati Uniti non hanno ancora avviato un’operazione terrestre in Iran. Tuttavia i media occidentali hanno riferito che Washington starebbe contemplando missioni che potrebbero comportare l’invio di un consistente numero di truppe sul suolo iraniano.
Secondo quanto riportato, il Pentagono avrebbe preso in esame una vasta operazione per impadronirsi delle scorte di uranio arricchito di Teheran, custodite in impianti nucleari fortemente protetti. L’operazione potrebbe coinvolgere migliaia di militari, con unità speciali incaricate del recupero del materiale e forze più numerose destinate a presidiare i siti.
Nel corso del conflitto alcuni membri di equipaggi americani si sono già trovati sul territorio iraniano. Ad aprile un F-15E è precipitato sopra l’Iran, dando avvio a importanti operazioni di soccorso per i due aviatori. Le forze iraniane e i residenti locali hanno cercato i due militari dispersi, mentre Teheran avrebbe offerto ricompense in denaro per la loro cattura. Entrambi sono stati infine recuperati dalle forze statunitensi.
Lo Hatami ha inoltre invitato le forze americane a lasciare il Medio Oriente, dichiarando che «non è più consentito loro di entrare nel Golfo Persico, nel Mar d’Oman e nello Stretto di Ormuzzo», aggiungendo che Teheran non consentirà alle basi americane nella regione di tornare al loro «stato precedente».
Gli Stati Uniti e Israele hanno avviato la loro campagna militare contro l’Iran alla fine di febbraio, accusando Teheran di voler acquisire armi nucleari. L’Iran ha risposto con attacchi contro obiettivi americani e israeliani in tutta la regione.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Tasnim News Agency via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Militaria
L’India ricomincia a produrre i caccia russi Sukhoi
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Militaria
Epidemia di suicidi colpisce gli hacker militari USA
Il Comando cibernetico degli Stati Uniti sta analizzando un numero anomalo di suicidi tra i propri membri, concentrati in un arco di circa un mese durante l’estate.
La testata, citando messaggi interni delle forze armate, documenti ufficiali e colloqui con persone informate, ha riferito giovedì che almeno cinque individui impiegati nel comando o in stretto contatto con esso si sono tolti la vita tra l’inizio di giugno e i primi di luglio.
Questa sequenza di decessi ha spinto il Cyber Command a qualificare gli eventi come un cosiddetto «cluster di suicidi», espressione utilizzata dal Pentagono per indicare una serie di suicidi verificatisi a intervalli più stretti del consueto e tali da richiedere misure specifiche.
Gli operatori del comando hanno il compito di difendere le reti informatiche militari americane e, al tempo stesso, di penetrare nei sistemi digitali delle forze armate straniere per compromettere comunicazioni, difese aeree e altre capacità operative. Gran parte di queste attività si svolge all’interno di strutture ad altissima sicurezza e resta classificata.
Il costo psicologico di questo lavoro rappresenta da tempo una fonte di preoccupazione per i responsabili militari. Uno studio finanziato dall’esercito e richiamato da Bloomberg ha evidenziato che gli specialisti informatici soffrono spesso di insonnia, deficit di memoria, ruminazioni ossessive e patologie fisiche.
Sostieni Renovatio 21
Le criticità relative alla salute mentale degli hacker delle forze armate erano già emerse in sede congressuale. Una norma della legge sulla difesa del 2025 ha imposto al Cyber Command di mettere a disposizione esperti di salute mentale dedicati, compresi consulenti autorizzati a operare con personale che tratta materiali secretati.
I recenti decessi hanno riportato il tema all’attenzione del Congresso. Secondo Bloomberg, la Commissione per le Forze Armate del Senato sta valutando con il comando la possibilità di destinare risorse aggiuntive al supporto psicologico, mentre l’omologa commissione della Camera ha definito l’aumento dei suicidi una «questione critica».
Fonti di Bloomberg riferiscono che il carico di lavoro degli operatori è cresciuto in modo drastico a causa dei conflitti in corso all’estero, in particolare della guerra in Iran. I suicidi sono coincisi con una delle fasi più intense dello scontro.
È noto come il suicidio sia contagioso, tanto più che si può parlare di vere epidemie, che si propagano per imitazione o trasmissione sociale dei comportamenti suicidari (noto come effetto Werther o contagio suicidario).
L’effetto Werther è il fenomeno per cui la notizia del suicidio di una persona, diffusa dai media, provoca un aumento di suicidi emulativi nella popolazione.Il termine è stato coniato dal sociologo David Phillips nel 1974. Prende il nome dal romanzo di Giovanni Wolfgango Goethe del 1774, I dolori del giovane Werther, dopo la cui pubblicazione si registrò una catena di suicidi tra i giovani lettori che usavano lo stesso metodo del protagonista.
I giornalisti vengono quindi formati alla delicatezza totale nel parlare del tema del suicidio, perché un articolo pubblicato potrebbe di fatto far scattare a catena altri suicidi.
Tuttavia, la stampa sembra infischiarsene ampiamente, magari glorificando pure il suicida, in ispecie nel caso che questo scelga la morte eutanatica.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
-



Ambiente2 settimane faMorti di caldo, morti di inciviltà
-



Arte2 settimane faPerché a San Lorenzo dobbiamo ricordarci l’oscena poesia massonica?
-



Internet7 giorni faLa figlia di Bill Gates accusata di frode: rischierebbe 20 anni in galera
-



Storia1 settimana faIncontro in Giappone con la mamma del conte Kalergi. Alla Messa in latino…
-



Catastrofi7 giorni faTerremoto colpisce la Messa in latino durante la consacrazione
-



Morte cerebrale2 settimane faMorte cerebrale, mons. Viganò parla del libro del nostro Alfredo De Matteo
-



Salute2 settimane faI malori della 32ª settimana 2026
-



Pensiero2 settimane faMaresciallo, io confesso












