Vaccini
Hanno mentito sui vaccini. Ma perché?
La Commissione che indaga sul COVID-19 al Parlamento Europeo ha scoperchiato una questione che milioni di cittadini si erano posti fin dal prima ora della campagna vaccinale.
«Sui vaccini hanno sempre mentito» ha giustamente titolato La Verità del 13 Ottobre.
Il giornale milanese ricostruisce quanto accaduto.
«Gli onorevoli di stanza a Bruxelles volevano conoscere il contenuto dei negoziati confidenziali intercorsi tra la presidente della commissione UE e i vertici della multinazionale del farmaco. In particolare, da Bourla si attendevano la consegna degli sms che lui e Ursula von der Leyen si sono scambiati durante le trattative per la fornitura di un lotto da 1,8 miliardi di dosi vaccinali e che la presidente UE dice di aver – guarda caso – inavvertitamente cancellato. Vi chiedete perché gli eurodeputati vogliono ficcare il naso nella corrispondenza privata tra il manager multimilionario e la presidente UE? A causa della secretazione degli atti della maxi-fornitura»
«Già, il colossale affare gestito dalla Ue è coperto da segreto e dunque l’unico modo per conoscere che cosa sia stato pattuito è scoprirlo tramite i messaggi riservati che il vertice della multinazionale si è scambiato con quello dell’Unione. Però, come detto, il numero uno della Pfizer si è sfilato con una scusa, declinando l’invito a sedersi sulla poltrona scottante in veste di “audito”, evidentemente per evitare domande scomode» scrive il giornale di Maurizio Belpietro.
«Dunque, per non dare la sensazione di avere molto da nascondere, Bourla ha mandato una sua sottoposta, appunto Janine Small che, per dirla tutta, è la capa dell’area commerciale di Pfizer e non proprio l’usciere della casa farmaceutica, ma per lo meno non scambia SMS con la Von der Leyen. Ma, venendo al dunque, che cosa ha detto la top manager? Incalzata da Rob Roos, onorevole olandese che fa parte del gruppo conservatore del Parlamento Europeo, la vice Bourla si è lasciata sfuggire che il vaccino non è mai stato testato come strumento per impedire la trasmissione del virus».
«Il deputato, a un certo punto della deposizione, le ha fatto una domanda precisa che non lasciava scappatoie, chiedendole se il siero fosse stato sperimentato, e dunque ritenuto efficace, per fermare la trasmissione del COVID prima della sua immissione sul mercato. La Small, in chiara difficoltà, ha ammesso con un secco no, che nessun test era stato effettuato in tal senso e poi, dopo aver ridacchiato, si è giustificata dicendo che «noi», cioè la Pfizer, «dovevamo muoverci alla velocità della scienza».
Pfizer ammette di non aver testato il vaccino per fermare la trasmissione del virus pic.twitter.com/g91F3UyiNb
— Renovatio 21 (@21_renovatio) October 12, 2022
L’ammissione per bocca di Pfizer è devastante: hanno approvato un farmaco sperimentale e avviato una campagna vaccinale mondiale senza sapere se il farmaco funzionasse per contrastare i contagi.
Fermiamoci un attimo a pensare. Non solo hanno avviato una campagna vaccinale mondiale usando un farmaco di cui non si conoscono gli effetti avversi nel medio-lungo termine. E di cui forse stanno pure nascondendo gli effetti avversi nel breve-medio termine (vedasi il boom di malori e il misterioso aumento della mortalità under 40).
No, la vicenda è ancora più oscura: infatti ora Pfizer (tramite Janine Small) ammette che si sono presi questo rischio nemmeno sapendo se ne potesse almeno valerne la pena in vista di benefici certi. In sostanza, non sapevano (e non sanno tutt’ora) se i farmaci mRNA avranno effetti avversi in futuro, ma – per loro ammissione – non sapevano nemmeno se servissero per impedire il contagio.
Nei mesi successivi si è poi scoperto che i vaccini mRNA non servivano per bloccare i contagi e che, anzi, dopo un certo periodo dalla inoculazione il vaccinato diventa più contagioso dei non vaccinati. Di qui la necessità di fare i richiami (i famosi booster).
Su Renovatio 21 siamo stati tra i primi – anche rispetto alla stampa internazionale – a rilevare tutto questo.
Per accorgersene non serviva studiare i dati sanitari in compagnia di Einstein e Von Neumann, era sufficiente leggereli pubblicati dai ministeri della salute occidentali. Dopodiché, bastava applicare le proporzioni matematiche, argomento delle scuole medie. Giova ripeterlo ogni volta che si vedono premi Nobel fare spot televisivi a favore della campagna vaccinale.
L’ammissione che iniziarono nel dicembre 2020 una campagna vaccinale globale senza sapere se il farmaco sperimentale servisse almeno per impedire il contagio è imbarazzante e provoca arrampicate sugli specchi altrettanto imbarazzanti dei sedicenti fact-checker.
Ad esempio, su Open del 12 ottobre si giocano la tipica «supercazzola» e sostengono che la parlamentare belga Rob Roos «non sa a cosa servono i vaccini».
Open dice che si tratta di «ovvietà» e ci mette pure un link. Peccato che in questo studio uscito nell’aprile del 2021 a cui fa riferimento Open a noi sembra dimostri l’opposto.
Qui Open cita un suo stesso articolo del 25 aprile del 2021 dove loro stessi scrivevano:
«Allora possiamo affermare che i vaccini approvati da EMA hanno mostrato di saper impedire anche la trasmissione del virus? No, ma è quanto si spera che salti fuori in studi epidemiologici più ampi».
In pratica i sedicenti fact-checker di Open vanno oltre all’autogol. Proprio Open ci confermava ad aprile 2021 che non si sapeva ancora se i vaccini avessero qualche utilità consistente contro i contagi. Erano loro stessi a scriverlo candidamente.
Dopotutto, effettivamente, il governo inglese iniziò a porsi il problema dell’utilità vaccini rispetto ai contagi soltanto a maggio del 2021 e iniziò contestualmente a pubblicare i report che qui su Renovatio 21 abbiamo poi sempre usato. Ma a maggio 2021 la campagna vaccinale inglese era iniziata da 6 mesi; anzi, diciamo bene, era quasi già terminata!
Ora, qui arrivano le domande inquietanti.
La campagna vaccinale era, appunto, già iniziata a dicembre 2020. Domandiamoci, è verosimile che i produttori dei farmaci sperimentali e i governi committenti non si chiedessero se i vaccini servissero per contrastare i contagi?
Chiediamo: quando le case farmaceutiche come AstraZeneca, Moderna e Pfizer avevano predisposto nel 2020 i gruppi di controllo per verificare se i vaccini servissero per abbassare gli effetti gravi del COVID, non avrebbero semplicemente potuto (e dovuto) predisporre dei tamponi periodici sui gruppi di controllo per verificare se i vaccini servissero anche ad abbattere i contagi e in che misura?
Di questo banalissimo monitoraggio nei trial che pubblicarono da novembre 2020 non ci pare esservi traccia.
Siccome i tamponi erano oltretutto prassi quotidiana da mesi per tutti i cittadini, il fatto che nei trial nessuno abbia predisposto uno screening con tamponi sui gruppi di controllo è credibile?
Sarebbe incredibile perché andrebbe oltre ogni possibile dilettantismo scientifico. Ma se così fosse, è possibile parlare di dilettantismo se abbiamo di fronte l’intero apparto sanitario del G7 unito a multinazionali biotech miliardarie? Non ci sembra credibile.
D’altra parte, se avessero voluto dimostrare che i vaccini servivano a eliminare i contagi sui gruppi di controllo, avrebbero avuto un argomento formidabile, incontrovertibile per imporre l’obbligo vaccinale totale. Si tratta tuttavia dell’unico argomento – che comunque, come ricorda l’eurodeputato Ross, hanno usato comunque ad abundantiam per imporre green pass e passaporti vaccinali.
Qualcuno a questo punto si può chiedere quindi se già fosse stato scoperto che i vaccini non impedivano i contagi sui gruppi di controllo. A noi la cosa non è nota. Tuttavia siamo certi vi siano in giro maliziosi disposti a fare il cattivo pensiero che tali dati siano stati omessi.
Alla storia rimane che incredibilmente paiono aver cominciato a porsi la questione solo dopo 6 mesi che ormai l’80% della popolazione era vaccinato. Incredibile. Letteralmente: non credibile.
Ma non basta. Perché a questo punto le domande inquietanti aumentano. Domandiamo: se hanno verosimilmente sempre saputo che i vaccini non servono per eliminare i contagi, per quale motivo hanno obbligato «grandi e piccini» a farsi iniettare il siero?
Qui –l’attenzione deve farsi massima – subentra il solito malizioso con un pensiero irricevibile: «è perché volevano obbligare tutti a sottomettersi al green pass?» domanda il complottista.
In altri termini: hanno omesso o fatto finta di non avere indagato circa l’utilità dei vaccini nel contrasto ai contagi?
Non è che ci hanno condotto alla piattaforma di controllo verde con la scusa del contenimento dei contagi, di cui però sapevano l’inutilità?
Ancora: tutto questo era già noto a luglio 2021, quando il governo italiano introduceva l’obbligo secondo la logica draghista «non ti vaccini, contagi gli altri e muoiono»?
Abbiano dei dubbi anche su questa teoria.
Il green pass non può essere il fine ultimo: perché se avessero voluto imporre l’identità digitale via certificato vaccinale elettronico non avrebbero inflitto alle masse un farmaco sperimentale mRNO: avrebbero potuto inventarsi dei sieri contenenti acqua fresca, o fare dei vaccini tradizionali in supervelocità, come hanno fatto i cinesi.
A quel punto, le resistenze di molti oppositori alla vaccinazione sarebbero state probabilmente meno. Milioni di persone che hanno perso il lavoro per evitare la vaccinazione, si sarebbero magari sottomesse al ricatto dell’indentità digitale se – si fosse trattato di un normale siero anti-influenzale. Io stesso ho speso migliaia di euro in cause legali per evitare a mio figlio la vaccinazione mRNA, ma non lo avrei fatto se lo avessero obbligato a farsi l’antitetanica; per un motivo molto semplice: purtroppo come milioni di miei connazionali non ho risorse economiche da spendere per questioni di principio contro le prevaricazioni dello Stato.
Rebus sic stantibus, lasciamo il lettore con un’osservazione importante. Se si ripercorre la storia di questa campagna vaccinale occidentale, si osserva che sono stati di fatto ridotti – anche sui mass media – tutti quei sieri che non erano mRNA.
I giornali hanno subito pacificamente riconosciuto l’esistenza di effetti collaterali o di inefficacia, ma soltanto quelli dei vaccini non mRNA, quali AstraZeneza, Johnson e Novavax. Per non parlare del vaccino italiano, il Reithera, che non è mai stato terminato.
A sintonizzarsi sulla narrativa mainstream, la campagna vaccinale mondiale ha lasciato in circolazione praticamente soltanto i sieri mRNA di Moderna e di Pfizer.
A che pro hanno quindi imposto a tutti la vaccinazione con farmaci mRNA, se verosimilmente sapevano in partenza che non servivano nemmeno per contenere i contagi e se da luglio 2021 potrebbero aver saputo che non era efficace contro i contagi?
Perché –per qualche motivo – volevano che tutti ricevessero un siero specificamente a base mRNA?
È pensabile che il fine non fosse il green pass, bensì la somministrazione a tappeto del mRNA? Il Green Pass era il mezzo di pressione per somministrare a tutti un farmaco a RNA messaggero?
I motivi di una tale operazione, ovviamente, ci sarebbero ignoti.
Lo scopo poteva essere la sperimentazione di massa della tecnologia mRna? Purtroppo non sembra razionale come risposta: perché – anche assumendo il piano di lanciare una sperimentazione di massa della tecnologia mRna – gli sarebbe bastato vaccinare il 20 % della popolazione per avere i numeri sufficienti a un trial di massa. Mentre hanno insistito per raggiungere quasi il 90% della popolazione, neonati inclusi.
In conclusione, l’ammissione da parte di Pfizer che sia stata lanciata una marchiatura obbligatoria per ricevere farmaci sperimentali mRNA di cui era in partenza ignota (o nota, ma taciuta) l’inefficacia, solleva delle ombre che vanno oltre la portata di quanto sia attualmente nel campo visivo.
E non lascia presagire nulla di buono.
Gian Battista Airaghi
Le opinioni di questo articolo potrebbero non corrispondere con quelle di Renovatio 21.
Vaccini
Medico dell’esercito USA ammette: 28 soldati morti per i vaccini COVID
Un medico dell’esercito statunitense avrebbe testimoniato di essere a conoscenza di 28 decessi occorsi tra militari americani e riconducibili ai vaccini contro il COVID-19. Lo riporta Politico, citando una deposizione resa in sede giudiziaria. La stessa funzionaria ha inoltre dichiarato che il governo statunitense sta attualmente indagando su 2.544 decessi segnalati successivamente alla somministrazione dei vaccini.
Secondo quanto riportato, a rendere questa testimonianza sarebbe stata Theresa Long, che ricopre anche il ruolo di consulente del segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr., nel corso di una deposizione datata 14 agosto, resa nell’ambito di un procedimento davanti a un tribunale federale della Virginia. Fino a questo momento non erano stati resi pubblici né i contenuti della sua testimonianza né il suo incarico presso il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS).
Sempre secondo quanto riferito, la Long avrebbe precisato che i 2.544 decessi non ancora verificati sarebbero stati segnalati al sistema di segnalazione degli eventi avversi da vaccino (VAERS) del dipartimento.
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L’ex presidente degli Stati Uniti Joe Biden aveva disposto l’obbligo vaccinale per l’intero personale militare statunitense, prevedendo il congedo per chi non si fosse adeguato: una misura che portò a oltre 9.000 congedi. Una volta tornato alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha invece incaricato il Pentagono di offrire il reintegro a quanti erano stati congedati per essersi rifiutati di vaccinarsi.
I vaccini anti-COVID-19 realizzati su larga scala tramite la tecnologia a mRNA sono stati immessi sul mercato in tempi estremamente rapidi tramite una controversa manovra voluta da Trump chiamata Operation Warp Speed. In precedenza nessun siero mRNA era stato approvato, anche per vari test che avevano ucciso le cavie animali. La stessa farmaceutica Moderna (il cui nome significata di fatto «Modo RNA») non aveva mai venduto un singolo prodotto in tutti gli anni della sua esistenza.
Pfizer e Moderna, che da questi prodotti hanno tratto profitti miliardari, hanno successivamente riconosciuto che, in casi rari, i rispettivi vaccini potevano essere associati a un aumento del rischio di infiammazione del muscolo cardiaco.
Aumenti di casi di miocardite sono stati registrati su persone particolarmente sane – come gli atleti professionisti – i giovani, e pure nei bambini. Vari studi emersi in questi anni hanno dimostrato una correlazione tra danni al cuore e vaccini COVID, ma al contempo è saltato fuori che gli enti di controllo avrebbero nascosto i dati sulla miocardite.
La Long ha reso la propria testimonianza a sostegno della difesa in una causa attualmente all’esame del giudice distrettuale Michael Nachmanoff, riguardante il licenziamento di Terry Adirim dall’incarico di direttrice del Centro per i servizi sanitari globali della CIA. Adirim sostiene di essere stata allontanata dall’agenzia di Intelligence per ragioni di natura politica, riconducibili in particolare al proprio sostegno alla campagna vaccinale contro il COVID -19.
Durante il periodo della pandemia, Adirim aveva ricoperto l’incarico di assistente segretario ad interim per gli affari sanitari presso il dipartimento della Difesa. Il suo licenziamento da parte della CIA, avvenuto nell’aprile 2025, fu all’epoca rilanciato da diversi commentatori politici di area conservatrice, tra cui Ivan Raiklin, oggi imputato nella causa in questione. La decisione arrivò circa un mese prima che Adirim maturasse il diritto alla pensione federale piena.
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Nel maggio 2025 il giudice Nachmanoff aveva già manifestato dubbi sulle reali possibilità di successo dell’azione legale intentata da Adirim, negando la richiesta di un’ingiunzione volta ad annullare il licenziamento. Da parte sua, la CIA ha sempre sostenuto che si tratti di una comune controversia di natura contrattuale.
Kennedy, dal canto suo, ha più volte affermato che alcuni vaccini non sarebbero stati sottoposti a studi sufficientemente approfonditi e potrebbero comportare effetti collaterali di rilievo. Posizioni che gli sono valse le critiche di chi lo accusa di alimentare tesi antivacciniste, ritenendolo per questo inadeguato a ricoprire la carica di ministro della Salute.
Come riportato da Renovatio 21, appena tornato alla Casa Bianca Trump aveva reintegrato nei ranghi dell’esercito tutti i militari espulsi da Biden per aver rifiutato la puntura genica sperimentale.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Vaccini
Vaccinazioni dei bambini Amish, i dati dello studio sull’autismo nel 2010 non sono mai stati resi pubblici
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Cosa ha rivelato lo studio sull’autismo condotto nella comunità Amish nel 2010?
Secondo un abstract di una conferenza relativa allo studio, il post di Trump cita uno studio del 2010 condotto da ricercatori di genomica umana dell’Università di Miami e della Vanderbilt University. Tuttavia, contrariamente a quanto affermato nel post di Trump, lo studio non è mai stato pubblicato su una rivista scientifica con revisione paritaria. L’abstract dello studio, datato 22 maggio 2010, è apparso sul sito web dell’International Meeting for Autism Research, un convegno di ricerca organizzato dalla International Society of Autism Research. Sembra che gli autori dello studio abbiano presentato la ricerca al convegno di maggio 2010. Non esiste alcuna versione completa dello studio disponibile online. Nella sezione relativa ai metodi dell’abstract si afferma che i ricercatori hanno raccolto i dati sulle vaccinazioni dei bambini. Tuttavia, la sezione dei risultati non specifica se i sette bambini Amish inclusi nello studio, a cui è stato diagnosticato l’autismo, fossero vaccinati o meno. Il riassunto afferma: «i dati preliminari hanno evidenziato la presenza di disturbi dello spettro autistico (ASD) nella comunità Amish con una frequenza di circa 1 bambino su 271, utilizzando strumenti standard di screening e diagnosi per l’ASD, sebbene alcune modifiche possano essere opportune». Gli autori hanno scritto che «sono in corso ulteriori studi» per affrontare le norme e le consuetudini culturali che possono influenzare il modo in cui i genitori parlano del comportamento dei loro figli quando vengono intervistati dai ricercatori. Non è chiaro se gli autori dello studio abbiano verificato se i sette bambini con autismo fossero stati vaccinati. L’autore principale dello studio, identificato come JL Robinson, non ha risposto alla richiesta del quotidiano The Defender di chiarire se i ricercatori avessero mai condotto un’analisi stratificata per vaccinazione sui sette casi confermati di autismo e perché non avessero mai pubblicato lo studio. Il giornale The Defender ha posto le stesse domande a Margaret Pericak-Vance, Ph.D., direttrice del John P. Hussman Institute for Human Genomics presso l’Università di Miami e una delle autrici dello studio. Tuttavia, la richiesta è stata indirizzata al responsabile delle pubbliche relazioni dell’università, che non ha risposto entro la scadenza. Ji ha effettuato una ricerca online nei registri pubblici per verificare se gli autori dello studio avessero mai parlato nuovamente pubblicamente della ricerca o l’avessero sottoposta a pubblicazione su una rivista scientifica con revisione paritaria, ma non ha trovato nulla. «È un fatto significativo», ha dichiarato Ji a The Defender. «Ho cercato, senza successo, alcuna dichiarazione pubblica da parte di nessuno dei sei autori, in sedici anni, sul perché l’articolo non sia mai stato pubblicato o che fine abbiano fatto i dati. Questa assenza è la vera scoperta». Ji ha affermato di non accusare gli autori dello studio di aver intenzionalmente occultato i dati relativi alla storia vaccinale dei bambini Amish. «Non sto sostenendo che nessuno dei sei abbia distrutto dati o agito in malafede: non ho prove di ciò». Ma i loro dati furono di fatto «sepolti», nel senso che non vennero mai pubblicati e non comparvero in alcuno studio successivo. Ji ha riconosciuto che, anche se lo studio avesse esplicitamente collegato tutti e sette i casi di autismo alla mancata vaccinazione, non avrebbe comunque dimostrato che i bambini non vaccinati non sviluppano l’autismo, perché sette è un numero troppo piccolo per poter stilare un modello statistico significativo. Ma i dati sarebbero comunque utili perché «colmerebbero una lacuna nella documentazione e ci direbbero se l’infrastruttura di screening può essere ricostruita su larga scala», ha affermato. «Uno statistico potrebbe farlo in poche settimane se i file esistessero». Gli autori dello studio non hanno risposto quando The Defender ha chiesto se fossero ancora in possesso dei file di ricerca originali dello studio. Visto che, stando all’abstract, lo studio sembrava aver utilizzato fondi di ricerca federali, il pubblico ha il diritto di sapere che fine hanno fatto i documenti, ha affermato Ji.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Trump si è concentrato sulla scoperta di un legame tra autismo e vaccino
Il post di Trump che fa riferimento allo studio del 2010 arriva nel bel mezzo di un acceso dibattito sui vaccini e l’autismo. A maggio, Trump aveva sollecitato il segretario alla Salute statunitense Robert F. Kennedy Jr. a fare di più per indagare su un possibile legame tra vaccini e autismo, secondo un articolo del Wall Street Journal del 27 luglio. Il mese scorso, Trump ha firmato un ordine esecutivo che prevede cambiamenti radicali alla politica vaccinale statunitense, tra cui la riduzione da 18 a 11 del numero di malattie per le quali i bambini ricevono i vaccini di routine. Durante una conferenza stampa del 22 settembre 2025 , Trump ha dichiarato: «Ci sono certi gruppi di persone che non si vaccinano e non assumono pillole e che non sono autistiche. … Gli Amish, ad esempio, non sono praticamente affetti da autismo». Secondo Ji, lo studio sugli Amish del 2010 non dimostra che i vaccini causino l’autismo. Tuttavia, la vicenda dello studio del 2010 rivela che, quando vengono raccolti dati che potrebbero potenzialmente contribuire a rispondere alla domanda se i vaccini causino l’autismo, tali dati «non vengono resi disponibili», ha affermato Ji. Secondo Ji, gli studi sui tassi di autismo tra gli Amish dovrebbero esaminare molti fattori, tra cui lo stato vaccinale, l’esposizione al glifosato, al paracetamolo, agli ultrasuoni, la dieta, l’endogamia e l’accesso all’assistenza sanitaria. I risultati completi dovrebbero essere resi pubblici, a prescindere da ciò che emerge dagli studi. «Questo non è essere contro i vaccini. È scienza». Il legame tra i bassi tassi di vaccinazione e l’autismo tra gli Amish è stato un argomento che il giornalista investigativo Dan Olmsted ha documentato per anni. Olmsted, fondatore di Age of Autism, è stato autore nel 2011 di Age of Autism: Mercury, Medicine, and a Man-Made Epidemic («L’era dell’autismo: mercurio, medicina e un’epidemia causata dall’uomo.») e nel 2017 Denial: How Refusing to Face the Facts about Our Autism Epidemic Hurts Children, Families, and Our Future («Negazione: come il rifiuto di affrontare la realtà dell’epidemia di autismo danneggia i bambini, le famiglie e il nostro futuro») prima della sua scomparsa all’inizio del 2017.Aiuta Renovatio 21
Da dove ha preso Trump l’immagine che ha pubblicato?
Gli Amish continuano a essere al centro del dibattito nazionale sui vaccini. A New York, gli Amish minacciano di lasciare lo stato a causa dell’obbligo vaccinale scolastico imposto dallo stato, secondo un articolo del New York Post del 26 agosto. La Pennsylvania, che ospita la più grande comunità Amish degli Stati Uniti, è balzata agli onori della cronaca per l’attuale epidemia di morbillo e per le indagini in corso sui decessi correlati alla malattia. Steve Kirsch ha creato la grafica che Trump ha pubblicato sui social media. Il 14 agosto, Kirsch ha pubblicato la grafica su X con la seguente didascalia: «Sconcertante, vero? L’autismo si riscontra solo nei bambini Amish vaccinati. Chissà perché?». Kirsch ha dichiarato a The Defender di aver creato la grafica utilizzando ChatGPT. Ha incaricato ChatGPT di creare un grafico basato sullo studio del 2010 e sulla sua convinzione che non vi siano prove che a un bambino Amish non vaccinato sia mai stato diagnosticato l’autismo. «Nessuno ha mai sentito parlare di un bambino Amish non vaccinato affetto da autismo», ha dichiarato Kirsch a The Defender. Kirsch ha affermato di aver definito lo studio «pubblicato» nella grafica perché la Società Internazionale per la Ricerca sull’Autismo aveva pubblicato online l’abstract della conferenza. Ha ammesso, tuttavia, che lo studio in sé non è mai stato pubblicato. La Casa Bianca non ha risposto alla nostra richiesta di commento entro la scadenza. Suzanne Burdick Ph.D. © 2 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD. Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Vaccini
Scienziati chiedono la ritrattazione dello studio danese che afferma che l’alluminio nei vaccini è «sicuro»
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
Il controverso studio danese del 2025 sosteneva di non aver trovato alcun legame tra l’alluminio presente nei vaccini infantili e 50 esiti negativi per la salute, tra cui autismo, asma e malattie autoimmuni. Tuttavia, un nuovo articolo sottoposto a revisione paritaria da scienziati di Children’s Health Defense illustra come i dati dello stesso studio danese contraddicano le conclusioni degli autori.
Secondo un nuovo articolo sottoposto a revisione paritaria e scritto da Brian Hooker, responsabile scientifico di Children’s Health Defense (CHD), e da Karl Jablonowski, ricercatore senior, il controverso studio danese del 2025 sull’alluminio nei vaccini dovrebbe essere immediatamente ritirato, poiché i dati dello studio stesso contraddicono le conclusioni degli autori.
L’articolo di Hooker e Jablonowski è stato pubblicato questa settimana sulla rivista Integrative Medicine: A Clinician’s Journal.
Jablonowski ha dichiarato a The Defender che lo studio danese, pubblicato il 15 luglio 2025 negli Annals of Internal Medicine, è «un buon esempio di come la cattiva scienza possa diffondersi».
Lo studio sosteneva di non aver trovato alcun legame tra l’alluminio presente nei vaccini infantili e 50 esiti negativi per la salute, tra cui autismo, asma e malattie autoimmuni.
Da allora, lo studio danese è stato citato 36 volte in pubblicazioni scientifiche come prova della sicurezza degli adiuvanti a base di alluminio nei vaccini, ha affermato Jablonowski.
Lo studio ha ricevuto così tanta attenzione da parte dei media e del mondo accademico da classificarsi nel 5% delle migliori pubblicazioni scientifiche, secondo Altmetric, una società specializzata nell’analisi dell’influenza dei dati.
Ma questa attenzione non significa che le conclusioni degli autori danesi fossero corrette, ha affermato Jablonowski. Nella loro critica, lui e Hooker hanno presentato un’analisi dettagliata che mostrava una discrepanza tra i dati dello studio danese e le conclusioni degli autori.
«Lo studio che ha convinto il mondo che l’alluminio nei vaccini non causa l’autismo era una facciataÐ, ha affermato Jablonowski. Quella facciata è crollata sotto esame, ha aggiunto.
«Ci siamo ritrovati con una montagna di domande senza risposta e prove che l’alluminio nei vaccini è positivamente correlato ai disturbi dello sviluppo neurologico».
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Gli autori danesi affermano che i risultati dimostrano che l’alluminio nei vaccini è sicuro
Gli autori dello studio danese, ampiamente riportato dai principali media, hanno affermato di non aver trovato alcun legame tra l’ alluminio contenuto nei vaccini e l’autismo.
Anders Hviid, professore e capo del dipartimento di epidemiologia presso lo Statens Serum Institut e uno degli autori dello studio, ha dichiarato a MedPage Today che i risultati «forniscono solide prove a sostegno della sicurezza dei vaccini infantili».
«Questa è la prova che genitori, medici e funzionari della sanità pubblica devono fare le scelte migliori per la salute dei nostri figli», ha affermato Hviid.
In un comunicato stampa, Hviid ha definito i risultati «rassicuranti» e ha affermato che studi di grandi dimensioni come il suo sono importanti in «un’epoca caratterizzata da una diffusa disinformazione sui vaccini».
Tuttavia, secondo Hooker e Jablonowski, che hanno esaminato lo studio e i dati corretti, i dati corretti aggiunti dopo la data di pubblicazione originale dello studio dimostrano che gli autori si sbagliavano.
Hanno concluso che i dati dello studio condotto su 1,2 milioni di bambini indicano chiaramente un legame tra l’alluminio presente nei vaccini e l’autismo.
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Dati corretti mostrano un legame tra vaccini e autismo
Il 17 luglio 2025, gli Annals of Internal Medicine hanno aggiunto una nota di esclusione di responsabilità allo studio danese, affermando che «al momento della pubblicazione iniziale, includeva una versione errata del materiale supplementare».
Il materiale aggiornato è disponibile al link dello studio «Correction: Aluminum-Adsorbed Vaccines and Chronic Diseases in Childhood» [«Correzione : Vaccini adsorbiti su alluminio e malattie croniche nell’infanzia»].
In una precedente intervista, Jablonowski aveva affermato: «secondo i dati corretti, quasi 10 (9,7) bambini su 10.000 vaccinati con una dose più elevata di alluminio (rispetto a una dose moderata) hanno sviluppato un disturbo dello sviluppo neurologico, principalmente autismo, tra i 2 e i 5 anni di età».
Il giorno prima della pubblicazione dello studio e tre giorni prima che la rivista emettesse una rettifica, Hviid ha dichiarato a numerosi media che lo studio dimostrava che l’alluminio nei vaccini non causa l’autismo.
Hooker ha ipotizzato che gli autori danesi potrebbero essere stati più propensi a produrre risultati favorevoli alla vaccinazione, dato che lavorano presso lo Statens Serum Institut, un istituto di ricerca con una lunga esperienza nella produzione di vaccini.
Ad esempio, Hooker ha affermato: «l’analisi dello studio non prevedeva un gruppo di controllo con “esposizione zero”. Al contrario, come la maggior parte degli studi ‘comprati’ dall’industria, ha confrontato l’esposizione a ‘una certa’ quantità di sali di alluminio con l’esposizione a una quantità ‘un po’ maggiore’ di sali di alluminio».
Hviid ha dichiarato di aver ricevuto finanziamenti dalla Fondazione Novo Nordisk, legata al colosso farmaceutico Novo Nordisk.
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RFK Jr: I ricercatori danesi hanno minimizzato “qualsiasi segnale di danno”
L’analisi di Jablonowski e Hooker è l’ultima di una lunga serie di critiche feroci al controverso studio sull’alluminio.
Il 1° agosto 2025, il Segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr. ha pubblicato un editoriale su TrialSite News in cui ha elencato una miriade di difetti dello studio danese. Ha scritto:
«I media mainstream, servili e finanziati dalle case farmaceutiche, sempre pronti a difendere le ortodossie del settore, hanno salutato trionfalmente questo studio come prova della sicurezza dell’alluminio, senza nemmeno un esame superficiale delle sue fatali lacune o dei conflitti di interesse finanziari dei suoi autori».
Lo studio ha escluso i bambini ad alto rischio, ha affermato Kennedy. I ricercatori danesi hanno inoltre escluso un gruppo di controllo non esposto al rischio.
«Invece di valutare separatamente questo gruppo di bambini non vaccinati e di trattarli come gruppo di controllo, li hanno raggruppati nella coorte meno esposta, diluendo qualsiasi segnale di danno», ha scritto.
Kennedy ha concluso che, per quanto riguarda la ricerca sull’alluminio nei vaccini, «ciò che serve non è un maggior numero di modelli statistici volti a nascondere i segnali di danno, bensì una ricerca indipendente fondata sulla piena trasparenza, sull’integrità metodologica e sul coraggio di affrontare verità scomode».
Hooker e Jablonowski erano d’accordo. Erano coautori di un rapporto sottoposto a revisione paritaria che spiegava come e perché lo studio danese non fosse riuscito a stabilire la sicurezza dell’alluminio nei vaccini.
Nel dicembre 2025, il Journal of Trace Elements in Medicine and Biology ha pubblicato il rapporto. Oltre a Hooker e Jablonowski, tra gli autori figuravano 10 scienziati e opinion leader di spicco nel campo della tossicologia dell’alluminio e dei danni da vaccino.
Hooker ha affermato che la sua nuova pubblicazione, realizzata insieme a Jablonowski, fornisce «un’analisi più dettagliata dei difetti fatali» dello studio danese.
Suzanne Burdick
Ph.D.
© 26 agosto 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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