Geopolitica
Gli USA riprendono gli attacchi contro l’Iran dopo gli attacchi alle petroliere
Gli Stati Uniti hanno reso noto un nuovo ciclo di offensive contro l’Iran, in seguito al fatto che tre petroliere sono state oggetto di attacchi mentre navigavano nello Stretto di Ormuzzo.
I mezzi di informazione iraniani hanno descritto esplosioni verificatesi nelle prime ore di mercoledì nella provincia meridionale di Hormozgan, compresi i porti di Bandar Abbas e Sirik, oltre che sull’isola di Qeshm, situata vicino al passaggio più angusto dello stretto.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha affermato di stare effettuando «una serie di potenti attacchi contro l’Iran per imporre pesanti conseguenze per aver preso di mira e attaccato navi mercantili con equipaggi composti da civili innocenti in una via navigabile internazionale».
🚨Update: US Central Command confirms that US forces struck 80 targets across Iran with precision strikes tonight after Iranian forces attacked several commercial ships in the Strait
War Department released the strike video of the attack!! pic.twitter.com/mmz5E7Gsi2
— US Homeland Security News (@defense_civil25) July 8, 2026
— U.S. Central Command (@CENTCOM) July 8, 2026
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«Gli attacchi statunitensi sono una risposta agli attacchi iraniani contro tre navi mercantili che stavano transitando nello Stretto di Hormuz. L’aggressione dimostrata dall’Iran è stata ingiustificata, pericolosa e una chiara violazione del cessate il fuoco», ha dichiarato il CENTCOM in un comunicato stampa il giorno X.
Successivamente il CENTCOM ha reso noto che le forze americane hanno colpito oltre 80 obiettivi, tra cui sistemi di difesa aerea, centri di comando, siti missilistici e più di 60 piccole imbarcazioni.
Un video diffuso sui social media sembrerebbe mostrare gli attacchi a Bandar Abbas.
Shahid Haghani Port in Bandar Abbas, southern Iran pic.twitter.com/GyhZYbC2yj
— sarah (@sahouraxo) July 7, 2026
BREAKING: 🚨🇮🇷🇺🇸
Reports indicate Iran has carried out retaliatory strikes targeting alleged classified U.S. facilities after the American attack on the Shahid Haqqani in Bandar Abbas. pic.twitter.com/VqVIwZoLMW— Israel eye’s (@Israilmilitary) July 8, 2026
🟥🚨Iranian military announces for the first time the preparation of 15,000 intercontinental ballistic missiles to respond to the upcoming US attack
Officially, if Iran is attacked, U.S. bases and all its interests in the Middle East, including Tel Aviv, will be wiped out. pic.twitter.com/PJSdPwH5Z7
— Iran TV (@Iran_TVv) July 8, 2026
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L’emittente statale della Repubblica Islamica Press TV ha diffuso un filmato che, secondo l’emittente, documenta un ulteriore raid aereo nel porto, aggiungendo che alcune persone sono rimaste ferite.
Axios ha riferito, citando un funzionario statunitense, che gli attacchi sarebbero stati «quattro o cinque volte più estesi e potenti» rispetto al ciclo precedente di dieci giorni prima.
Martedì tre navi mercantili con bandiere di Arabia Saudita, Liberia e Isole Marshall sono state colpite. Qatar e Arabia Saudita hanno imputato all’Iran la responsabilità degli episodi.
Il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed Al Ansari, ha condannato l’attacco alla petroliera di GNL Al Rekayyat, battente bandiera delle Isole Marshall, e ha invitato Teheran a «astenersi dal mettere in pericolo le forniture energetiche globali».
I mezzi di informazione iraniani, citando fonti anonime, hanno riferito che la petroliera qatariana è stata attaccata mentre attraversava lo Stretto di Hormuz «dopo aver ignorato ripetuti avvertimenti». Press TV, citando una fonte governativa, ha sostenuto che il traffico attraverso la strategica rotta marittima deve avvenire nel rigoroso rispetto delle norme iraniane e lungo i corridoi ufficialmente indicati.
Le tensioni hanno rappresentato la terza notte di offensive da quando Stati Uniti e Iran hanno siglato un memorandum d’intesa il 17 giugno, e i primi raid del mese in corso. Il ministero degli Esteri iraniano ha sostenuto che gli attacchi violano l’accordo; le forze armate hanno promesso una «risposta decisa».
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In seguito i media iraniani hanno indicato che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche e l’esercito hanno lanciato missili e droni contro 85 «importanti installazioni militari statunitensi» nella regione e hanno abbattuto un drone MQ-9 sopra la provincia di Bushehr.
L’ultima raffica di bombardamenti si è verificata nel sesto giorno delle esequie di Ali Khamenei, la guida suprema iraniana, ucciso durante la prima fase della guerra aerea israelo-americana del 28 febbraio. Le cerimonie hanno radunato milioni di persone a Teheran e in altre città. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi hanno preso parte a una funzione nella città irachena di Najaf martedì.
Come riportato da Renovatio 21, al funerale dell’aiatollà, tra la folla che gridava vendetta, sono comparsi striscioni con su scritto «uccidete Trump».
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Geopolitica
La Turchia chiede all’Interpol di contribuire all’arresto di Netanyahu
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Geopolitica
Il Pakistan amplia i poteri del capo militare
Il Pakistan ha esteso in modo significativo i poteri del Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) Asim Munir tramite due nuove leggi approvate lo scorso giovedì.
La legge sulle forze di difesa del 2026 e la legge sull’autorità di comando nazionale modificata del 2010 ampliano il ruolo statutario del Capo di Stato Maggiore della Difesa, una carica istituita solo lo scorso anno.
La legge sulle forze di difesa autorizza il Capo di Stato Maggiore della Difesa a esercitare i poteri e a svolgere le funzioni necessarie per «l’integrazione multidominio, la coesione operativa, il coordinamento e la supervisione di tutte le questioni che hanno implicazioni congiunte, interforze e strategiche per le forze armate e la sicurezza nazionale del Pakistan».
Tali poteri consentono inoltre a Munir di mandare in pensione, licenziare, accettare o rifiutare le dimissioni di chiunque, oppure di trattenerlo in servizio, fatta eccezione per le posizioni le cui nomine spettano al presidente su consiglio del primo ministro, come quelle di capo dell’esercito, della marina e dell’aeronautica.
Egli può inoltre attenuare i limiti di età o di servizio per il pensionamento di qualsiasi membro del personale militare.
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La costituzione pakistana stabilisce che il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) sia anche il capo dell’esercito, carica considerata la più potente del Paese, attribuendo di fatto a Munir il controllo su esercito, marina e aeronautica. Il CDF è inoltre il principale consigliere militare del comando nucleare pakistano.
Le recenti modifiche assegnano a Munir un’ampia influenza sulla carriera degli ufficiali militari. Designando il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) come consigliere militare senior del Primo Ministro, le leggi rafforzano anche il ruolo della leadership militare nel processo decisionale.
Il gabinetto federale guidato dal primo ministro Shehbaz Sharif ha approvato i disegni di legge giovedì, e questi sono stati presentati all’Assemblea Nazionale dal Ministro della Difesa Khawaja Asif, pur non figurando all’ordine del giorno.
I disegni di legge, elaborati come seguito al 27° emendamento costituzionale, sono stati poi approvati tra le proteste dell’opposizione, che ha abbandonato l’aula.
Lo scorso anno il 27° emendamento costituzionale ha riorganizzato il comando militare pakistano, istituendo le figure di Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) e di Comandante del Comando Strategico Nazionale. L’emendamento ha assicurato a Munir l’immunità dall’arresto o da procedimenti giudiziari per azioni ufficiali o personali connesse al suo mandato e al suo grado.
Il Munir è stato promosso al grado di feldmaresciallo il 20 maggio 2025, diventando il secondo ufficiale nella storia militare del Pakistan, dopo Ayub Khan, a ricevere tale grado.
Diversi analisti e riviste accademiche descrivono l’attuale assetto sotto il comando del capo dell’esercito Asim Munir come una fase di forte consolidamento del potere militare, con l’esercito, tradizionale «kingmaker» della politica pakistana, che ha rafforzato il proprio predominio attraverso un governo civile debole e remissivo.
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Alcuni commentatori sono ancora più netti: un articolo recente della Columbia Political Review sostiene che, a quasi ottant’anni dall’indipendenza, il Paese abbia vissuto oltre tre decenni di vera e propria dittatura militare, che nessun primo ministro sia mai riuscito a completare un mandato di cinque anni, e che la contraddizione tra questa realtà e l’etichetta di «democrazia» non sia più sostenibile.
Altre analisi parlano di un’evoluzione verso una «governance ibrida», in cui il potere formale democratico convive con un’influenza sostanziale e non elettiva dei militari, un equilibrio precario piuttosto che una vera supremazia civile.
Alcuni studiosi usano per descrivere il Pakistan l’espressione Garrison State («stato di guarnigione») sottolineando che dietro le elezioni e le istituzioni formali resta un controllo militare pervasivo.
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Immagine di Inter Services Public Relations Pakistan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Geopolitica
La Russia effettua testa missili vicino alle isole Curili fra le proteste giapponesi
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