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Geopolitica

Gli USA riprendono gli attacchi contro l’Iran dopo gli attacchi alle petroliere

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Gli Stati Uniti hanno reso noto un nuovo ciclo di offensive contro l’Iran, in seguito al fatto che tre petroliere sono state oggetto di attacchi mentre navigavano nello Stretto di Ormuzzo.

 

I mezzi di informazione iraniani hanno descritto esplosioni verificatesi nelle prime ore di mercoledì nella provincia meridionale di Hormozgan, compresi i porti di Bandar Abbas e Sirik, oltre che sull’isola di Qeshm, situata vicino al passaggio più angusto dello stretto.

 

Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha affermato di stare effettuando «una serie di potenti attacchi contro l’Iran per imporre pesanti conseguenze per aver preso di mira e attaccato navi mercantili con equipaggi composti da civili innocenti in una via navigabile internazionale».

 

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«Gli attacchi statunitensi sono una risposta agli attacchi iraniani contro tre navi mercantili che stavano transitando nello Stretto di Hormuz. L’aggressione dimostrata dall’Iran è stata ingiustificata, pericolosa e una chiara violazione del cessate il fuoco», ha dichiarato il CENTCOM in un comunicato stampa il giorno X.

 

Successivamente il CENTCOM ha reso noto che le forze americane hanno colpito oltre 80 obiettivi, tra cui sistemi di difesa aerea, centri di comando, siti missilistici e più di 60 piccole imbarcazioni.

 

Un video diffuso sui social media sembrerebbe mostrare gli attacchi a Bandar Abbas.

 

 


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L’emittente statale della Repubblica Islamica Press TV ha diffuso un filmato che, secondo l’emittente, documenta un ulteriore raid aereo nel porto, aggiungendo che alcune persone sono rimaste ferite.

 

Axios ha riferito, citando un funzionario statunitense, che gli attacchi sarebbero stati «quattro o cinque volte più estesi e potenti» rispetto al ciclo precedente di dieci giorni prima.

 

Martedì tre navi mercantili con bandiere di Arabia Saudita, Liberia e Isole Marshall sono state colpite. Qatar e Arabia Saudita hanno imputato all’Iran la responsabilità degli episodi.

 

Il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed Al Ansari, ha condannato l’attacco alla petroliera di GNL Al Rekayyat, battente bandiera delle Isole Marshall, e ha invitato Teheran a «astenersi dal mettere in pericolo le forniture energetiche globali».

 

I mezzi di informazione iraniani, citando fonti anonime, hanno riferito che la petroliera qatariana è stata attaccata mentre attraversava lo Stretto di Hormuz «dopo aver ignorato ripetuti avvertimenti». Press TV, citando una fonte governativa, ha sostenuto che il traffico attraverso la strategica rotta marittima deve avvenire nel rigoroso rispetto delle norme iraniane e lungo i corridoi ufficialmente indicati.

 

Le tensioni hanno rappresentato la terza notte di offensive da quando Stati Uniti e Iran hanno siglato un memorandum d’intesa il 17 giugno, e i primi raid del mese in corso. Il ministero degli Esteri iraniano ha sostenuto che gli attacchi violano l’accordo; le forze armate hanno promesso una «risposta decisa».

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In seguito i media iraniani hanno indicato che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche e l’esercito hanno lanciato missili e droni contro 85 «importanti installazioni militari statunitensi» nella regione e hanno abbattuto un drone MQ-9 sopra la provincia di Bushehr.

 

L’ultima raffica di bombardamenti si è verificata nel sesto giorno delle esequie di Ali Khamenei, la guida suprema iraniana, ucciso durante la prima fase della guerra aerea israelo-americana del 28 febbraio. Le cerimonie hanno radunato milioni di persone a Teheran e in altre città. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi hanno preso parte a una funzione nella città irachena di Najaf martedì.

 

Come riportato da Renovatio 21, al funerale dell’aiatollà, tra la folla che gridava vendetta, sono comparsi striscioni con su scritto «uccidete Trump».

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Geopolitica

La Danimarca si aspetta che la NATO difenda la Groenlandia dagli Stati Uniti

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La NATO aiuterebbe la Danimarca a proteggere la Groenlandia da qualsiasi attacco, incluso, in via ipotetica, da parte degli Stati Uniti, ha dichiarato la prima ministra Mette Frederiksen.   La questione della Groenlandia è emersa a margine del vertice dei leader della NATO ad Ankara, in Turchia, dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha confermato di voler ancora che Washington assuma il controllo del territorio autonomo danese. Ha sostenuto che la disputa è uno dei motivi per cui i suoi rapporti con il blocco si sono deteriorati.   «Questo dovrebbe essere controllato dagli Stati Uniti, non dalla Danimarca», ha detto Trump ai giornalisti durante un incontro con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan martedì.

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«La Groenlandia non aiuta la Danimarca. La Danimarca, in realtà, non spende soldi per aiutare la Groenlandia», ha affermato. Ha inoltre avvertito che gli Stati Uniti potrebbero potenzialmente ritirare tutte le truppe americane dall’Europa.   La Frederiksen ha risposto, prima di un vertice dei leader previsto per mercoledì, a una domanda su un possibile conflitto militare per la Groenlandia con «un ex amico», affermando che «siamo pronti a difendere ogni centimetro della NATO, compreso il nostro territorio», e ha descritto le protezioni previste dall’articolo 5 come una polizza assicurativa. La Danimarca non sarebbe in grado di difendersi senza la NATO, ha aggiunto, precisando che «lo stesso vale per gli Stati Uniti».   L’idea che gli Stati Uniti acquisiscano la Groenlandia è emersa in diversi momenti della storia americana. L’isola danese, strategicamente situata nell’Atlantico settentrionale, ospita già una base militare statunitense e si ritiene che contenga preziose risorse minerarie, il cui sfruttamento potrebbe diventare economicamente redditizio in futuro.   Trump si è rifiutato di escludere l’uso della forza militare per ristabilire il controllo sulla Groenlandia, paventando la possibilità di uno scontro tra la NATO e il suo membro dominante. Il leader americano ha accusato l’organizzazione di essere inutile per gli interessi statunitensi, e il suo rifiuto di intervenire direttamente nell’attacco israelo-americano all’Iran è emerso come una delle principali fonti di risentimento.   Come riportato da Renovatio 21, mesi fa Trump ha dichiarato che la Groenlandia serve per ragioni di difesa, esplicitamente dicendo che vi sarà installato il sistema di scudo stellare Golden Dome. La volontà di annettere l’isola polare è stata ribadita apertis verbis anche nel suo storico discorso al World Economic Forum di Davos dello scorso gennaio.

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La Danimarca in risposta ha inviato più truppe sull’isola, mentre la Francia vi ha chiesto esercitazioni NATO. A inizio anno, tuttavia, è emerso che la piccola missione tedesca sull’isola si era ritirata.   Sei mesi fa il segretario del Tesoro USA Scott Bessent ha dichiarato che gli USA prenderanno la Groenlandia grazie alla debolezza europea. Brusselle ha parlato di una «pericolosa spirale discendente», mentre il presidente francese Macron ha promesso una risposta alle «intimidazioni» trumpiane sui dazi e Groenlandia.   In occasione della consegna dei Nobel, quando si aspettava di ricevere il premio Nobel per la pace, Trump rimproverò la Norvegia dicendo che non avendo ricevuto l’encomio allora si sarebbe concentrato nella presa della Groenlandia.   Come riportato da Renovatio 21, il presidente americano avrebbe già ordinato di concepire un piano per l’invasione. Le difese della Groenlandia, ha detto, sono «due slitte trainate da cani».   Il presidente polacco Donald Tusk ha sottolineato che le minacce USA sulla Groenlandia rendono di fatto la NATO un ente inutile.  

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Geopolitica

Trump: il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è «finito»

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato «finito» il fragile cessate il fuoco con l’Iran dopo che le forze armate americane hanno effettuato una serie di offensive contro la Repubblica islamica, in seguito a presunti attacchi contro tre petroliere in transito nello Stretto di Ormuzzo.

 

Mercoledì il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha affermato di aver colpito decine di obiettivi terrestri e navali iraniani «in risposta agli attacchi iraniani contro tre navi mercantili che stavano transitando nello Stretto di Hormuz», accusando Teheran di «un’aggressione ingiustificata, pericolosa e una chiara violazione del cessate il fuoco».

 

I mezzi di informazione iraniani hanno riportato che una delle petroliere, legata al Qatar, è stata colpita mentre attraversava lo stretto e «ignorava i ripetuti avvertimenti». Una fonte governativa ha riferito a Press TV che ogni transito attraverso il passaggio strategico deve ricevere l’autorizzazione da Teheran.

 

Con l’intensificarsi delle tensioni, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (i pasdaran) ha sostenuto di aver condotto attacchi contro decine di obiettivi militari statunitensi in Bahrein e Kuwait, dichiarando inoltre di aver abbattuto un drone americano MQ-9.

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Intervenendo a margine del vertice NATO ad Ankara, in Turchia, Trump ha attaccato duramente la dirigenza iraniana, definendola «feccia», «pazza», «malata», «gente viziosa e violenta», e ha confermato che il cessate il fuoco è «finito».

 

«Non voglio avere a che fare con loro… Parlerò con i nostri negoziatori che vogliono negoziare… ma per quanto mi riguarda, è solo una perdita di tempo trattare con loro. Sono dei bugiardi», ha detto.

 

Secondo il Memorandum d’Intesa (MoU) in 14 punti siglato il mese scorso, Washington e Teheran hanno proclamato la conclusione definitiva delle operazioni militari su tutti i fronti, Libano incluso, impegnandosi allo stesso tempo a concludere un accordo stabile entro 60 giorni. Gli Stati Uniti hanno accettato di rimuovere progressivamente il blocco navale, mentre l’Iran si è impegnato a fare il possibile per assicurare il libero passaggio delle navi commerciali attraverso lo stretto per 60 giorni.

 

Gli Stati Uniti si sono inoltre impegnati a liberare i fondi iraniani congelati, mentre Teheran ha ribadito che non avrebbe proseguito nello sviluppo di armi nucleari e ha accettato di restituire le sue scorte di uranio arricchito sotto il controllo dell’AIEA, benché i particolari sui diritti di arricchimento siano stati rinviati all’intesa definitiva.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

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Geopolitica

Mosca elogia la «posizione coerente» di Trump sull’Ucraina

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump possiede una visione coerente del conflitto in Ucraina ed è disponibile ad ascoltare le posizioni di Mosca al riguardo, ha affermato ai giornalisti il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, confermando che la Russia si attende un rapido ripristino dei contatti tra Trump e il presidente russo Vladimir Putin.   Solo pochi giorni prima, i due leader si erano parlati al telefono in occasione del 250° anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti. Secondo il Cremlino, Putin e Trump hanno conversato per quasi un’ora e mezza sabato, affrontando un ampio ventaglio di temi, tra cui l’Ucraina, l’Iran e i rapporti bilaterali. L’amministrazione Trump ha cercato di assumere un ruolo di mediazione nel conflitto ucraino.   «Il presidente Trump ha una posizione coerente» riguardo al conflitto in Ucraina, ha dichiarato Peskov ai giornalisti lunedì, commentando il ruolo del presidente statunitense nel processo di pace. «È coerente e fiducioso nella sua comprensione di ciò che sta accadendo. Cosa ancora più importante, è aperto ad ascoltare le informazioni che il presidente Putin gli trasmette».   Il portavoce del Cremlino ha poi respinto quelle che ha definito «speculazioni» sui presunti continui cambiamenti di posizione di Trump sul conflitto in Ucraina, giudicandole «non coerenti con la realtà».   Washington ha riavviato i contatti diretti con Mosca all’inizio del 2025, dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, ponendo fine a anni di gelo diplomatico sotto il suo predecessore Joe Biden.

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Diversi round di negoziati mediati dagli Stati Uniti, insieme a incontri diretti tra delegazioni russe e ucraine, hanno portato ad alcuni risultati concreti, come importanti scambi di prigionieri, il rimpatrio di soldati caduti e lo scambio di memorandum di pace, ma non hanno ancora consentito di raggiungere un accordo di pace complessivo.   Il processo ha registrato un rallentamento all’inizio di quest’anno, quando gli Stati Uniti hanno spostato l’attenzione sull’Iran, ma il mese scorso Trump ha indicato che Washington riprenderà gli sforzi per porre fine al conflitto in Ucraina.   Lunedì Peskov aveva confermato che entrambi i presidenti «hanno un’intesa» sul fatto che «i loro contatti continueranno nel prossimo futuro». Reuters ha riferito che il presidente statunitense potrebbe chiamare il suo omologo russo entro la fine della settimana, dopo l’incontro con il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj a margine del vertice NATO in Turchia.   Il miglioramento dei rapporti arriva dopo settimane di dichiarazioni tese da parte del Cremlino.   Come riportato da Renovatio 21, solo una settimana fa Putin aveva dichiarato che ad Anchorage, lo scorso agosto, non si era concluso alcun accordo.   I rapporti sembrano improvvisamente migliorati dopo la telefonata del 4 luglio, con il presidente russo ha dire che i due Paesi hanno una «responsabilità speciale» per la sicurezza globale.   Al contempo Putin sembra aver alzato il tono riguardo ai fiancheggiatori europei di Kiev.  

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
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