La popolazione ucraina è divisa: una parte appartiene alla cultura europea, l’altra a quella russa. Una specificità che offre a Washington un campo su cui scontrarsi con Mosca. Da qualche settimana risuonano i tamburi di guerra. Ma gli alleati non desiderano morire per Kiev, né sacrificarsi contro la Russia.
Geopolitica
Gli alleati dovranno morire per Kiev?
Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Le forze armate USA
I nemici degli anglosassoni:
1 – Il nemico storico: i russi. Li considerano persone spregevoli, destinate, dopo Ottone I (X secolo), alla schiavitù, come il nome stesso dell’etnia dice (la cui denominazione deriva dall’inglese slave, che significa anche schiavo). Nel XX secolo gli anglosassoni si opponevano all’URSS, prendendo a pretesto il comunismo, ora sono contro la Russia, senza conoscerne la ragione.
Che si sia indipendenti o infeudati all’«Impero americano», dobbiamo smettere di far finta di non vedere. Gli Stati Uniti d’America non hanno altro obiettivo che distruggere la cultura russa, le strutture statali arabe e – per finire – l’economia cinese. Ma tutto questo non ha assolutamente nulla a che vedere con la legittima difesa del popolo statunitense
2 – Secondo avversario, da loro stessi creato con la «guerra senza fine», scatenata dopo l’11 settembre 2001: le popolazioni del Medio Oriente Allargato, di cui distruggono sistematicamente le strutture statali – che siano alleati o avversari non fa differenza – per «rispedirle all’età della pietra» e sfruttare le ricchezze dei loro territori (strategia Rumsfeld/Cebrowski).
3 – Terzo avversario: la Cina, il cui sviluppo economico minaccia di relegarli in seconda posizione. Per loro non c’è che un’opzione: la guerra. Perlomeno è quanto pensano i politologi, che parlano persino di «trappola di Tucidide», in riferimento alla guerra che Sparta mosse ad Atene, spaventata dalla sua espansione (1).
4 – Seguono, benché a lunga distanza, le questioni dell’Iran e della Corea del Nord.
Questo quanto ribadiscono ripetutamente, da angolazioni diverse, la Strategia interinale della Sicurezza Nazionale di Joe Biden (2) e la Valutazione annuale dei rischi (3) della Intelligence Community.
Fare tre guerre contemporaneamente è estremamente difficile. Il Pentagono sta cercando di decidere le priorità. Il segreto più assoluto circonda la commissione incaricata della valutazione, che consegnerà il proprio rapporto a giugno. Nessuno sa da chi sia composta. Ma l’amministrazione Biden non aspetta e si focalizza sulla Russia.
Che si sia indipendenti o infeudati all’«Impero americano», dobbiamo smettere di far finta di non vedere. Gli Stati Uniti d’America non hanno altro obiettivo che distruggere la cultura russa, le strutture statali arabe e – per finire – l’economia cinese. Ma tutto questo non ha assolutamente nulla a che vedere con la legittima difesa del popolo statunitense.
Solo così si spiega che gli Stati Uniti spendano per le forze armate somme astronomiche, sproporzionate rispetto ai Paesi «amici» o «nemici». Secondo l’Institute for Strategic Studies di Londra, la spesa militare degli USA è almeno pari alla somma di quella degli altri 15 Stati meglio armati (4).
Le ragioni di scontro con la Russia
Gli Stati Uniti sono preoccupati per la ripresa della Russia. Dopo il brusco crollo dell’aspettativa di vita nel periodo 1988-1994 (cinque anni in meno), i russi hanno recuperato, superando ampiamente la durata media della vita dell’epoca sovietica (12 anni in più), sebbene la speranza di vivere in buona salute permanga una delle più flebili in Europa.
La spesa militare degli USA è almeno pari alla somma di quella degli altri 15 Stati meglio armati
L’economia russa si diversifica, in particolare in campo agricolo, ma continua a dipendere dalle esportazioni energetiche. Le forze armate russe sono rinnovate, il complesso militare-industriale è più performante di quello del Pentagono, si sono fatte un’esperienza in Siria.
Per Washington, la costruzione del gasdotto Nord Stream 2 minaccia di svincolare l’Europa occidentale dalla dipendenza dal petrolio USA, mentre l’annessione della Crimea alla Federazione di Russia, per non dire di quella del Donbass, sono un colpo, sebbene parziale, inflitto alla dipendenza dell’Ucraina dall’Impero americano (Crimea e Donbass non sono di cultura occidentale).
Per finire, la presenza militare dei russi in Siria frena il progetto di distruggere politicamente tutti i popoli della regione.
Gli Stati Uniti hanno una visione del mondo a breve termine, non percepiscono la responsabilità del retaggio delle loro azioni
«Quando si vuole affogare il cane, si dice che ha la rabbia»
È stato senza dubbio il presidente Biden ad aprire le ostilità, definendo «killer» il presidente russo. Mai prima d’ora le due potenze si erano insultate, nemmeno all’epoca del Gulag. Il presidente Putin gli ha risposto educatamente, proponendogli di discuterne in pubblico. Biden ha rifiutato.
Gli Stati Uniti hanno una visione del mondo a breve termine, non percepiscono la responsabilità del retaggio delle loro azioni. Secondo loro i russi cattivi: hanno ammassato oltre centomila uomini al confine con l’Ucraina e sono pronti a invaderla, come i sovietici fecero con Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia. Poco importa che allora non si trattasse della Russia, ma dell’URSS, e che non si trattasse della dottrina Putin, ma di quella Brežnev; per inciso, Leonid Brežnev non era russo, ma ucraino.
I russi hanno invece una visione del mondo a lungo termine. Secondo loro, con gli attentati dell’11 settembre 2001 i barbari statunitensi hanno compromesso l’equilibrio fra le potenze. Subito dopo, il 13 dicembre 2001, il presidente Bush annunciò il ritiro degli Stati Uniti dal Trattato antimissili balistici (ABM Treaty).
I russi hanno invece una visione del mondo a lungo termine. Secondo loro, con gli attentati dell’11 settembre 2001 i barbari statunitensi hanno compromesso l’equilibrio fra le potenze
Successivamente, gli Stati Uniti fecero entrare nella NATO, uno via l’altro, quasi tutti i Paesi membri del Patto di Varsavia e dell’URSS, violando l’impegno assunto al crollo di quest’ultima. Una politica confermata dalla Dichiarazione di Bucarest del 2008 (5).
Tutti conoscono la particolarità dell’Ucraina: a ovest la cultura occidentale, a est la cultura russa.
Per una quindicina d’anni, il Paese fu politicamente congelato; poi Washington organizzò una pseudo-rivoluzione e issò al potere le proprie marionette, in questo caso dei neonazisti (6).
Mosca reagì molto rapidamente per fare in modo che la Crimea proclamasse la propria indipendenza e venisse annessa alla Federazione di Russia, ma esitò con il Donbass. Da allora, passaporti russi vengono distribuiti agli abitanti della regione, per i quali Mosca è l’unica speranza.
Quando era senatore, il presidente Biden era noto per essere portavoce in senato delle soluzioni legislative studiate dal Pentagono. Diventato presidente, si è circondato di figure neoconservatrici
L’amministrazione Biden
Quando era senatore, il presidente Biden era noto per essere portavoce in senato delle soluzioni legislative studiate dal Pentagono. Diventato presidente, si è circondato di figure neoconservatrici.
Non lo ripeteremo mai abbastanza: i neoconservatori erano inizialmente militanti trotskisti reclutati dal presidente repubblicano Ronald Reagan. Da allora sono sempre stati al potere – salvo la parentesi del presidente jacksoniano Donald Trump – passando dal partito Repubblicano al partito Democratico e viceversa.
Durante la «rivoluzione colorata» del Maidan (2013-14), Biden, all’epoca vicepresidente, si schierò con i neonazisti, agenti della rete stay-behind della NATO (7). Diresse le operazioni con una delle assistenti del segretario di Stato, Victoria Nuland (il cui marito, Robert Kagan, è uno dei fondatori del Project for a New American Century, l’organo di raccolta fondi del repubblicano George W. Bush).
I neoconservatori erano inizialmente militanti trotskisti reclutati dal presidente repubblicano Ronald Reagan. Da allora sono sempre stati al potere – salvo la parentesi del presidente jacksoniano Donald Trump – passando dal partito Repubblicano al partito Democratico e viceversa
Il presidente Biden ha deciso di farne la vicaria del nuovo segretario di Stato. Durante la «rivoluzione», Nuland s’appoggiò all’allora ambasciatore a Kiev, Geoffrey Pyatt, oggi in servizio ad Atene.
Quanto al segretario di Stato del presidente Biden, Antony Blinken, è al tempo stesso giudice e parte in causa, essendo di origine ucraina da parte di madre. Benché allevato a Parigi dal secondo marito della madre (l’avvocato Samuel Pisar, consigliere del presidente Kennedy), Blinken aderisce alle idee neoconservatrici.
La preparazione dello scontro con la Russia
A metà marzo 2021, gli Stati Uniti hanno organizzato con i partner della NATO le manovre Defender-Europe 21, che si protrarranno fino a giugno. È la ripresa della mega-esercitazione Defender-Europe 20, ridimensionata e abbreviata a causa del COVID-19. Consiste in un gigantesco dispiegamento di uomini e mezzi per simulare uno scontro con la Russia. Le manovre sono accompagnate da un’esercitazione in Grecia di bombardieri nucleari, alla presenza del citato Geoffrey Pyatt.
A metà marzo 2021, gli Stati Uniti hanno organizzato con i partner della NATO le manovre Defender-Europe 21, che si protrarranno fino a giugno
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha pubblicato la nuova Strategia per la Sicurezza (8) il 25 marzo, tre settimane dopo che Biden aveva pubblicato quella degli Stati Uniti.
In risposta alla NATO, la Russia ha intrapreso manovre militari lungo la frontiera occidentale, compreso il confine con l’Ucraina, nonché inviato truppe supplementari in Crimea e perfino in Transnistria.
Il 1° aprile il segretario alla Difesa USA ha telefonato all’omologo ucraino per allertarlo sulla possibile intensificazione della tensione con la Russia (9). Il presidente Zelensky ha poi fatto una dichiarazione per assicurare che avrebbe sorvegliato le manovre russe suscettibili di essere provocazioni (10).
In risposta alla NATO, la Russia ha intrapreso manovre militari lungo la frontiera occidentale, compreso il confine con l’Ucraina, nonché inviato truppe supplementari in Crimea e perfino in Transnistria
Il 2 aprile il Regno Unito ha organizzato una riunione dei propri ministri della Difesa e degli Esteri con gli omologhi ucraini, sotto la responsabilità del ministro britannico Ben Wallace (11) (molto attivo durante il conflitto del Nagorno-Karabakh) (12).
Il 2 aprile il presidente Biden ha chiamato l’omologo ucraino per assicurargli il suo sostegno nel contrasto con la Russia. Secondo l’Atlantic Council, gli avrebbe annunciato la decisione di regalare all’Ucraina un centinaio di aerei da combattimento (F-5, F-16 e E-2C), attualmente dislocati nella base aerea di Davis-Monthan (13).
Il 4 aprile il presidente della Commissione delle Forze armate della Camera dei Rappresentanti, il democratico Adam Smith, ha negoziato con parlamentari ucraini importanti sovvenzioni all’esercito ucraino, in cambio dell’arruolamento contro il gasdotto Nord Stream 2 (14).
Il 5 aprile il presidente Zelensky si è recato in visita in Qatar, ufficialmente per implementare le relazioni commerciali. Il Qatar è il principale fornitore di armi agli jihadisti e, secondo nostre informazioni, con l’occasione è stata affrontata la questione di un eventuale finanziamento di combattenti. Faceva parte della spedizione il direttore generale della società di forniture militari Ukroboronprom, Yuri Gusev, che fornì armi a Daesh, su ordine del Qatar (15).
Avendo ricevuto carta bianca dal Qatar, la Turchia, Paese membro della NATO, ha immediatamente avviato il reclutamento di jihadisti internazionali in Siria per inviarli a combattere nel Donbass ucraino
Il 6 aprile la Lituania, che in passato protesse la parte occidentale dell’Ucraina all’epoca sotto la propria giurisdizione, si è informata sulla situazione militare (16).
Il 6 e 7 aprile 2021 il generale britannico sir Stuart Peach, presidente del Comitato militare della NATO, si è recato in Ucraina per definire le riforme necessarie per l’adesione alla NATO (17).
Il 9 aprile, conformemente alla Convenzione di Montreux, il Pentagono ha informato la Turchia dell’intenzione di far transitare navi da guerra negli stretti dei Dardanelli e del Bosforo.
Il 10 aprile il presidente turco Recep Tayyp Erdoğan ha ricevuto a Istanbul l’omologo ucraino Zelensky, nel quadro di regolari consultazioni fra le due nazioni (18).
Avendo ricevuto carta bianca dal Qatar, la Turchia, Paese membro della NATO, ha immediatamente avviato il reclutamento di jihadisti internazionali in Siria per inviarli a combattere nel Donbass ucraino. Sono stati inoltre inviati istruttori militari al porto ucraino di Mariupol, sede della Brigata Islamista Internazionale (19), creata dal presidente Erdoğan e dall’omologo ucraino dell’epoca, insieme ai tatari fedeli a Washington e opposti alla Russia.
Sono stati inoltre inviati istruttori militari al porto ucraino di Mariupol, sede della Brigata Islamista Internazionale, creata dal presidente Erdoğan e dall’omologo ucraino dell’epoca, insieme ai tatari fedeli a Washington e opposti alla Russia
La Federazione di Russia ha reagito in modo del tutto logico, ammassando truppe alla frontiera ucraina.
I partner dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) hanno interrogato la Russia sulle manovre, ricevendo solo risposte evasive. Il Documento di Vienna (1999) impegna i membri dell’OSCE a informarsi reciprocamente dei movimenti di truppe e di materiale bellico. Ma si sa che i russi non ragionano come gli Occidentali: non informano mai né la popolazione né i partner durante le operazioni, ma solo dopo che sono concluse.
Due giorni dopo, il G7 ha pubblicato una dichiarazione in cui manifestava preoccupazione per i movimenti della Russia, sorvolando però su quelli di NATO e Turchia. Si congratulava inoltre con l’Ucraina per l’autocontrollo e chiedeva alla Russia di «mettere fine alle provocazioni» (20).
Il 15 aprile il presidente Biden ha manifestato la propria visione del conflitto, espellendo dieci diplomatici russi. Ha adottato sanzioni contro la Russia, accusata non soltanto di aver truccato elezioni per far vincere il presidente Donald Trump, ma anche di aver offerto ricompense per l’assassinio di soldati USA in Afghanistan, nonché per aver attaccato i sistemi informatici federali attraverso un software di SolarWinds.
Il 13 aprile, in occasione della riunione dei ministri degli Esteri della NATO con la Commissione Ucraina/NATO, gli Stati Uniti hanno esposto il loro grande progetto. Tutti gli alleati – nessuno dei quali desideroso di morire affinché gli ucraini riescano a divorziare dalla Russia – sono stati invitati a recare sostegno a Kiev e a denunciare l’escalation della Russia (21). Il segretario di Stato Blinken si è a lungo intrattenuto con l’omologo ucraino, Dmytro Kouleba (22). Sembrava ci si stesse avviando inesorabilmente alla guerra.
Senonché la telefonata del presidente Biden all’omologo russo Putin ha improvvisamente disteso l’atmosfera. Gli ha proposto un incontro al vertice, benché, dopo averlo insultato, avesse sdegnosamente rifiutato la proposta di Putin di un dibattito pubblico (23). Dopo l’iniziativa di Biden, la guerra è apparsa evitabile.
Ciononostante, il 14 aprile Blinken ha convocato i principali alleati (Germania, Francia, Italia e Regno Unito) per mobilitarli (24).
Il 15 aprile il presidente Biden ha manifestato la propria visione del conflitto, espellendo dieci diplomatici russi (25). Ha adottato sanzioni contro la Russia, accusata non soltanto di aver truccato elezioni per far vincere il presidente Donald Trump, ma anche di aver offerto ricompense per l’assassinio di soldati USA in Afghanistan, nonché per aver attaccato i sistemi informatici federali attraverso un software di SolarWinds.
Com’era prevedibile, la Russia ha espulso un identico numero di diplomatici statunitensi. Ha inoltre teso una trappola a un diplomatico ucraino, fermandolo in flagrante reato di spionaggio: aveva ancora in mano documenti classificati segreto militare.
Proseguendo sulla propria strada, il presidente Zelensky ha incontrato gli omologhi francese e tedesco: il presidente Emmanuel Macron e la cancelliera Angela Merkel.
Alla fin fine, gli Stati Uniti e la Russia s’incontreranno e discuteranno: è prematuro morire per Kiev.
Pur deplorando l’escalation russa e riaffermando senza esitazioni il sostegno morale all’integrità territoriale dell’Ucraina, gli interlocutori sono stati evasivi sul prosieguo della vicenda.
Alla fin fine, gli Stati Uniti e la Russia s’incontreranno e discuteranno: è prematuro morire per Kiev.
Thierry Meyssan
NOTE
1) Destined for War: Can America and China Escape Thucydides’s Trap?, Graham Allison, Houghton Mifflin Harcourt (2017).
2) Interim National Security Guidance, White House, March 3, 2021. «La strategia di Sicurezza Nazionale del presidente Biden», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 6 aprile 2021.
3) Annual Threat Assessment of the US Intelligence Community, Director of National Intelligence, 9 aprile, 2021.
4) The Military Balance 2021, Institute for Strategic Studies, Routledge (2021).
5) «Déclaration du Sommet de l’Otan à Bucarest», NATO, 3 aprile 2008.
6) «Chi sono i nazisti nel governo ucraino?», di Thierry Meyssan, Traduzione Alessandro Lattanzio, Rete Voltaire, 4 marzo 2014.
7) Les Armées Secrètes de l’OTAN, Danièle Ganser, Ed. Demi-Lune (2003). Disponibile in episodi su Voltairenet.org, pubblicato in italiano con il titolo Gli eserciti segreti della NATO, Fazi Editore, 2005.
8) Decreto presidenziale 121/2021.
9) «Readout of Secretary of Defense Lloyd J. Austin III’s Call With Ukrainian Minister of Defence Andrii Taran», US Department of Defense, 2 aprile, 2021.
10) «Zelensky on Russian troops near border: Ukraine is ready for any provocations», Ukrinform, 2 aprile 2021.
11) «UK defense secretary initiates talks with Taran due to escalation in eastern Ukraine”, Ukrinform, 2 aprile 2021.
12) «Alto-Karabakh: la vittoria di Londra e Ankara, la disfatta di Soros e degli armeni», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 24 novembre 2020.
13) «U.S. Should Provide Lend-Lease Type of Aid Package for Ukraine to Help it Upgrade its Air Force – Atlantic Council», Defense Express, 7 aprile, 2021.
14) «Arakhamiya, Congressman Smith discuss expanding military support for Ukraine», Ukrinform, 5 marzo 2021.
15) «Ucraina e Qatar forniscono missili antierei allo Stato islamico», di Andrej Fomin, Traduzione Alessandro Lattanzio, Oriental Review (Russia) , Rete Voltaire, 23 novembre 2015.
16) «Ukrainian, Latvian defense ministers discuss security situation on Ukraine’s borders», Ukrinform, 7 aprile 2021.
17) «Visite du président du Comité militaire de l’OTAN en Ukraine», Otan, 6 aprile, 2021.
18) «La Turchia recluta jihadisti per mandarli in Ucraina», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 17 aprile 2021.
19) «L’Ukraine et la Turquie créent une Brigade internationale islamique contre la Russie», par Thierry Meyssan, Télévision nationale syrienne , Réseau Voltaire, 12 agosto 2015.
20) «Déclaration du G7 sur l’Ukraine», Réseau Voltaire, 12 aprile 2021.
21) «La Commission OTAN-Ukraine se penche sur l’état de la sécurité en Ukraine», Réseau Voltaire, 13 aprile 2021.
22) «Rencontre d’Antony Blinken et Dmytro Kouleba», Stati Uniti (Dipartimento di Stato) , Réseau Voltaire, 13 aprile 2021.
23) «Conversation téléphonique entre Joe Biden et Vladimir Poutine», Stati Uniti (Casa Bianca), Réseau Voltaire, 13 aprile 2021.
[24] « Réunion des principaux alliés sur l’Ukraine », Stati Uniti (Dipartimento di Stato), Réseau Voltaire, 14 aprile 2021.
25) «Remarks on Russia», by Joseph R. Biden Jr., Voltaire Network, 15 aprile 2021.
Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND
Fonte: «Gli alleati dovranno morire per Kiev?», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 20 aprile 2021,
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Geopolitica
La Turchia chiede all’Interpol di contribuire all’arresto di Netanyahu
La Turchia ha comunicato di aver presentato all’Interpol una richiesta di mandato di cattura internazionale (Red Notice) nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, accusandolo di genocidio. La mossa avviene in un clima di tensioni crescenti tra i due alleati degli Stati Uniti, dopo che Ankara ha criticato i recenti raid aerei israeliani contro una base aerea in Siria.
Una notifica rossa dell’Interpol costituisce una richiesta alle forze di polizia di tutto il mondo di individuare e arrestare temporaneamente una persona ricercata in attesa di estradizione.
Il ministro della Giustizia turco Akin Gurlek ha dichiarato venerdì al programma X che Netanyahu figura tra i 35 imputati ricercati per «un attacco» alla Global Sumud Flotilla, una flotta di attivisti che ha cercato di forzare il blocco navale israeliano di Gaza. Le accuse comprendono genocidio, crimini contro l’umanità, tortura, privazione della libertà, dirottamento di un mezzo di trasporto e danneggiamento di proprietà.
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«Respingiamo categoricamente l’idea che il governo Netanyahu, che sta perseguendo una politica di genocidio a Gaza, sia intoccabile e non possa essere chiamato a risponderne», ha affermato Gurlek.
La Marina israeliana ha fermato diversi convogli in acque internazionali diretti a Gaza, l’ultimo dei quali a maggio, quando oltre 400 attivisti sono stati intercettati a bordo di circa 50 imbarcazioni. Gli attivisti sono stati poi deportati in Grecia e hanno riferito di aver subito maltrattamenti durante la detenzione in Israele.
Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar aveva dichiarato all’epoca che tutti i partecipanti alla «flottiglia provocatoria» erano rimasti illesi.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha più volte paragonato Netanyahu ad Adolf Hitler per la guerra a Gaza e lo ha accusato di aver perpetrato un genocidio contro i palestinesi. Netanyahu, da parte sua, ha definito Erdogan un «dittatore antisemita» e lo ha accusato di aver compiuto un genocidio contro i curdi.
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha avvertito Erdogan di non coinvolgere il suo Paese in «pericolose avventure in Siria», dopo che Ankara ha condannato con fermezza gli attacchi alla base aerea di Abu al-Duhur del 18 agosto. L’attacco non ha provocato vittime, ma ha danneggiato le piste di atterraggio di recente costruzione.
Sia la Siria sia la Turchia hanno smentito l’affermazione israeliana secondo cui truppe turche si preparavano a essere dislocate nella zona. Anche l’inviato presidenziale statunitense per la Siria e l’Iraq, Tom Barrack, ha criticato gli attacchi israeliani definendoli un’inutile escalation.
La Corte Internazionale di Giustizia (CIG) sta attualmente valutando il caso di genocidio presentato dal Sudafrica contro Israele. Parallelamente, la Corte Penale Internazionale (CPI) ha emesso mandati di arresto per Netanyahu e l’ex ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant nel novembre 2024, accusandoli di crimini di guerra e crimini contro l’umanità a Gaza.
Israele, che aderisce allo Statuto della Corte Internazionale di Giustizia ma non è membro della Corte Penale Internazionale, ha respinto le accuse.
Come riportato da Renovatio 21, a maggio Erdogan ipotizzò una punizione per la distruzione di Gaza: «se Dio vuole, questo tiranno Netanyahu imparerà presto la lezione che si merita dai musulmani di tutto il mondo» disse il presidente turco nel corso delle celebrazioni dell’Eid al-Adha nella sua città natale di Rize.
All’inizio di quest’anno, l’ex premier israeliano Naftali Bennett ha dichiarato che la Turchia potrebbe trasformarsi nel principale avversario regionale di Israele, diventando il «prossimo Iran».
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Come riportato da Renovatio 21, nel settembre 2024 Erdogan aveva chiesto la creazione di un’alleanza più ampia di Paesi islamici per affrontare la percepita «minaccia di espansionismo» proveniente da Israele.
A luglio 2023 il presidente turco aveva addirittura minacciato di invadere Israele a causa del conflitto di Gaza, mentre Israele aveva avvertito che il leader turco potrebbe fare la fine di Saddam Hussein, se avesse continuato con tale retorica.
Come riportato da Renovatio 21 in questi anni di conflitto gazano si sono avuti più volte esempi «reductio ad Hitlerum» erdogana, con il turco a paragonare in svariate occasioni il primo ministro Beniamino Netanyahu ad Adolfo Hitler nella condanna dell’operazione militare giudaica a Gaza, arrivando a dichiarare che Israele è uno «Stato terrorista» che sta commettendo un «genocidio» a Gaza, e apostrofando il Netanyahu come «il macellaio di Gaza».
Lo Erdogan lo scorso novembre aveva accusato lo Stato Ebraico di «crimini di guerra» per poi attaccare l’intero mondo Occidentale (di cui Erdogan sarebbe di fatto parte, essendo la Turchia aderente alla NATO e aspirante alla UE) a Gaza «ha fallito ancora una volta la prova dell’umanità».
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Immagine di Paul Kagame via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
Geopolitica
Il Pakistan amplia i poteri del capo militare
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Geopolitica
La Russia effettua testa missili vicino alle isole Curili fra le proteste giapponesi
La Marina russa ha effettuato con successo un test missilistico nei pressi delle isole Curili, ha dichiarato la Flotta del Pacifico.
Il test arriva una settimana dopo che il Giappone ha protestato energicamente contro la prima visita in assoluto del presidente russo Vladimir Putin nell’arcipelago, parzialmente rivendicato da Tokyo.
Il test missilistico, avvenuto vicino alle isole Curili meridionali, ha coinvolto l’incrociatore lanciamissili Varyag, il sottomarino a propulsione nucleare Omsk e un sistema missilistico superficie-nave Bastion a base terrestre, ha dichiarato giovedì la Flotta russa del Pacifico in un comunicato.
Secondo quanto riferito dalla flotta, sono stati sparati diversi tipi di munizioni contro un bersaglio che simulava navi nemiche a una distanza di circa 300 km (186 miglia), utilizzando i dati di puntamento forniti dall’aviazione navale. I dati oggettivi di controllo hanno confermato la distruzione di tutti gli obiettivi, è stato sottolineato.
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Il ministro degli Esteri giapponese Toshimitsu Motegi ha reagito alle esercitazioni dichiarando ai giornalisti che Tokyo «non può tollerare mosse [della Russia] volte a rafforzare la potenza militare sulle quattro isole settentrionali, perché contrastano con la posizione del nostro Paese» sui territori contesi.
In precedenza, l’agenzia di stampa Kyodo aveva riferito che il Giappone aveva presentato una protesta alla Russia dopo che Mosca lo aveva informato del prossimo test missilistico la scorsa settimana.
Martedì, il ministero degli Esteri russo ha convocato l’ambasciatore di Tokyo a Mosca per esprimere una ferma protesta contro le «dichiarazioni anti-russe» della leadership giapponese.
Dopo la visita di Putin a Iturup, la più grande delle isole Curili, il 13 agosto, il primo ministro giapponese Sanae Takaichi ha definito il viaggio «assolutamente inaccettabile» e ha affermato che «ferisce i sentimenti del popolo giapponese». Anche Motegi ha rilasciato una dichiarazione, sostenendo che le quattro isole più meridionali dell’arcipelago «sono parte integrante del territorio giapponese sia storicamente che secondo il diritto internazionale».
Il ministero degli Esteri russo ha dichiarato di aver informato l’inviato giapponese che «la sovranità e la giurisdizione della Russia sulle isole Curili meridionali sono inviolabili. Questi territori sono stati trasferiti al nostro Paese dopo la Seconda Guerra Mondiale, come sancito dai relativi accordi delle Potenze Alleate e dalla Carta delle Nazioni Unite».
«Qualsiasi tentativo da parte giapponese di mettere in discussione, direttamente o indirettamente, questa ovvia realtà è categoricamente inaccettabile e illegittimo», ha aggiunto.
Il ministero ha avvertito che Mosca «si riserva il diritto di adottare contromisure appropriate» in risposta all’adesione del Giappone alle sanzioni occidentali contro la Russia e al suo sostegno all’Ucraina.
Le isole Curili, che si estendono dalla Kamchatka all’Hokkaido in Giappone, passarono sotto il controllo sovietico dopo la sconfitta di Tokyo nella seconda guerra mondiale e furono successivamente incorporate nell’URSS. Le autorità giapponesi, tuttavia, continuano a rivendicare le isole di Iturup, Kunashir, Shikotan e Habomai, che chiamano «Territori del Nord».
Questa disputa è stata il principale ostacolo alla firma di un trattato di pace formale tra Mosca e Tokyo negli ottant’anni trascorsi dal conflitto.
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Le Isole Curili formano un arcipelago vulcanico di oltre 50 isole tra Hokkaido (Giappone) e la penisola della Kamchatka (Russia), separando il mare di Ochotsk dal Pacifico. Originariamente abitate dall’antica popolazione degli Ainu, furono oggetto di contesa tra Russia e Giappone già nel XIX secolo.
Nel 1855 il Trattato di Shimoda assegnò al Giappone le quattro isole meridionali (Iturup/Etorofu, Kunashir/Kunashiri, Shikotan e Habomai), mentre le settentrionali andarono alla Russia. Nel 1875, con il Trattato di San Pietroburgo, il Giappone ottenne l’intero arcipelago in cambio di Sachalin. Dopo la guerra russo-giapponese (1905) le Curili rimasero giapponesi.
Nel 1945, in base agli accordi di Yalta, l’URSS entrò in guerra contro il Giappone e occupò tutte le isole, deportando circa 17.000 abitanti nipponici. Il Trattato di San Francisco (1951) vide il Giappone rinunciare alle Curili, ma senza specificare i confini e senza la firma sovietica. Da allora Mosca controlla l’arcipelago (parte dell’oblast’ di Sachalin), mentre Tokyo rivendica le quattro isole meridionali come «Territori del Nord», impedendo la firma di un trattato di pace formale.
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Immagine di pubblico domio CCo via Wikimedia; immagine tagliata
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