La popolazione ucraina è divisa: una parte appartiene alla cultura europea, l’altra a quella russa. Una specificità che offre a Washington un campo su cui scontrarsi con Mosca. Da qualche settimana risuonano i tamburi di guerra. Ma gli alleati non desiderano morire per Kiev, né sacrificarsi contro la Russia.
Geopolitica
Gli alleati dovranno morire per Kiev?
Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Le forze armate USA
I nemici degli anglosassoni:
1 – Il nemico storico: i russi. Li considerano persone spregevoli, destinate, dopo Ottone I (X secolo), alla schiavitù, come il nome stesso dell’etnia dice (la cui denominazione deriva dall’inglese slave, che significa anche schiavo). Nel XX secolo gli anglosassoni si opponevano all’URSS, prendendo a pretesto il comunismo, ora sono contro la Russia, senza conoscerne la ragione.
Che si sia indipendenti o infeudati all’«Impero americano», dobbiamo smettere di far finta di non vedere. Gli Stati Uniti d’America non hanno altro obiettivo che distruggere la cultura russa, le strutture statali arabe e – per finire – l’economia cinese. Ma tutto questo non ha assolutamente nulla a che vedere con la legittima difesa del popolo statunitense
2 – Secondo avversario, da loro stessi creato con la «guerra senza fine», scatenata dopo l’11 settembre 2001: le popolazioni del Medio Oriente Allargato, di cui distruggono sistematicamente le strutture statali – che siano alleati o avversari non fa differenza – per «rispedirle all’età della pietra» e sfruttare le ricchezze dei loro territori (strategia Rumsfeld/Cebrowski).
3 – Terzo avversario: la Cina, il cui sviluppo economico minaccia di relegarli in seconda posizione. Per loro non c’è che un’opzione: la guerra. Perlomeno è quanto pensano i politologi, che parlano persino di «trappola di Tucidide», in riferimento alla guerra che Sparta mosse ad Atene, spaventata dalla sua espansione (1).
4 – Seguono, benché a lunga distanza, le questioni dell’Iran e della Corea del Nord.
Questo quanto ribadiscono ripetutamente, da angolazioni diverse, la Strategia interinale della Sicurezza Nazionale di Joe Biden (2) e la Valutazione annuale dei rischi (3) della Intelligence Community.
Fare tre guerre contemporaneamente è estremamente difficile. Il Pentagono sta cercando di decidere le priorità. Il segreto più assoluto circonda la commissione incaricata della valutazione, che consegnerà il proprio rapporto a giugno. Nessuno sa da chi sia composta. Ma l’amministrazione Biden non aspetta e si focalizza sulla Russia.
Che si sia indipendenti o infeudati all’«Impero americano», dobbiamo smettere di far finta di non vedere. Gli Stati Uniti d’America non hanno altro obiettivo che distruggere la cultura russa, le strutture statali arabe e – per finire – l’economia cinese. Ma tutto questo non ha assolutamente nulla a che vedere con la legittima difesa del popolo statunitense.
Solo così si spiega che gli Stati Uniti spendano per le forze armate somme astronomiche, sproporzionate rispetto ai Paesi «amici» o «nemici». Secondo l’Institute for Strategic Studies di Londra, la spesa militare degli USA è almeno pari alla somma di quella degli altri 15 Stati meglio armati (4).
Le ragioni di scontro con la Russia
Gli Stati Uniti sono preoccupati per la ripresa della Russia. Dopo il brusco crollo dell’aspettativa di vita nel periodo 1988-1994 (cinque anni in meno), i russi hanno recuperato, superando ampiamente la durata media della vita dell’epoca sovietica (12 anni in più), sebbene la speranza di vivere in buona salute permanga una delle più flebili in Europa.
La spesa militare degli USA è almeno pari alla somma di quella degli altri 15 Stati meglio armati
L’economia russa si diversifica, in particolare in campo agricolo, ma continua a dipendere dalle esportazioni energetiche. Le forze armate russe sono rinnovate, il complesso militare-industriale è più performante di quello del Pentagono, si sono fatte un’esperienza in Siria.
Per Washington, la costruzione del gasdotto Nord Stream 2 minaccia di svincolare l’Europa occidentale dalla dipendenza dal petrolio USA, mentre l’annessione della Crimea alla Federazione di Russia, per non dire di quella del Donbass, sono un colpo, sebbene parziale, inflitto alla dipendenza dell’Ucraina dall’Impero americano (Crimea e Donbass non sono di cultura occidentale).
Per finire, la presenza militare dei russi in Siria frena il progetto di distruggere politicamente tutti i popoli della regione.
Gli Stati Uniti hanno una visione del mondo a breve termine, non percepiscono la responsabilità del retaggio delle loro azioni
«Quando si vuole affogare il cane, si dice che ha la rabbia»
È stato senza dubbio il presidente Biden ad aprire le ostilità, definendo «killer» il presidente russo. Mai prima d’ora le due potenze si erano insultate, nemmeno all’epoca del Gulag. Il presidente Putin gli ha risposto educatamente, proponendogli di discuterne in pubblico. Biden ha rifiutato.
Gli Stati Uniti hanno una visione del mondo a breve termine, non percepiscono la responsabilità del retaggio delle loro azioni. Secondo loro i russi cattivi: hanno ammassato oltre centomila uomini al confine con l’Ucraina e sono pronti a invaderla, come i sovietici fecero con Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia. Poco importa che allora non si trattasse della Russia, ma dell’URSS, e che non si trattasse della dottrina Putin, ma di quella Brežnev; per inciso, Leonid Brežnev non era russo, ma ucraino.
I russi hanno invece una visione del mondo a lungo termine. Secondo loro, con gli attentati dell’11 settembre 2001 i barbari statunitensi hanno compromesso l’equilibrio fra le potenze. Subito dopo, il 13 dicembre 2001, il presidente Bush annunciò il ritiro degli Stati Uniti dal Trattato antimissili balistici (ABM Treaty).
I russi hanno invece una visione del mondo a lungo termine. Secondo loro, con gli attentati dell’11 settembre 2001 i barbari statunitensi hanno compromesso l’equilibrio fra le potenze
Successivamente, gli Stati Uniti fecero entrare nella NATO, uno via l’altro, quasi tutti i Paesi membri del Patto di Varsavia e dell’URSS, violando l’impegno assunto al crollo di quest’ultima. Una politica confermata dalla Dichiarazione di Bucarest del 2008 (5).
Tutti conoscono la particolarità dell’Ucraina: a ovest la cultura occidentale, a est la cultura russa.
Per una quindicina d’anni, il Paese fu politicamente congelato; poi Washington organizzò una pseudo-rivoluzione e issò al potere le proprie marionette, in questo caso dei neonazisti (6).
Mosca reagì molto rapidamente per fare in modo che la Crimea proclamasse la propria indipendenza e venisse annessa alla Federazione di Russia, ma esitò con il Donbass. Da allora, passaporti russi vengono distribuiti agli abitanti della regione, per i quali Mosca è l’unica speranza.
Quando era senatore, il presidente Biden era noto per essere portavoce in senato delle soluzioni legislative studiate dal Pentagono. Diventato presidente, si è circondato di figure neoconservatrici
L’amministrazione Biden
Quando era senatore, il presidente Biden era noto per essere portavoce in senato delle soluzioni legislative studiate dal Pentagono. Diventato presidente, si è circondato di figure neoconservatrici.
Non lo ripeteremo mai abbastanza: i neoconservatori erano inizialmente militanti trotskisti reclutati dal presidente repubblicano Ronald Reagan. Da allora sono sempre stati al potere – salvo la parentesi del presidente jacksoniano Donald Trump – passando dal partito Repubblicano al partito Democratico e viceversa.
Durante la «rivoluzione colorata» del Maidan (2013-14), Biden, all’epoca vicepresidente, si schierò con i neonazisti, agenti della rete stay-behind della NATO (7). Diresse le operazioni con una delle assistenti del segretario di Stato, Victoria Nuland (il cui marito, Robert Kagan, è uno dei fondatori del Project for a New American Century, l’organo di raccolta fondi del repubblicano George W. Bush).
I neoconservatori erano inizialmente militanti trotskisti reclutati dal presidente repubblicano Ronald Reagan. Da allora sono sempre stati al potere – salvo la parentesi del presidente jacksoniano Donald Trump – passando dal partito Repubblicano al partito Democratico e viceversa
Il presidente Biden ha deciso di farne la vicaria del nuovo segretario di Stato. Durante la «rivoluzione», Nuland s’appoggiò all’allora ambasciatore a Kiev, Geoffrey Pyatt, oggi in servizio ad Atene.
Quanto al segretario di Stato del presidente Biden, Antony Blinken, è al tempo stesso giudice e parte in causa, essendo di origine ucraina da parte di madre. Benché allevato a Parigi dal secondo marito della madre (l’avvocato Samuel Pisar, consigliere del presidente Kennedy), Blinken aderisce alle idee neoconservatrici.
La preparazione dello scontro con la Russia
A metà marzo 2021, gli Stati Uniti hanno organizzato con i partner della NATO le manovre Defender-Europe 21, che si protrarranno fino a giugno. È la ripresa della mega-esercitazione Defender-Europe 20, ridimensionata e abbreviata a causa del COVID-19. Consiste in un gigantesco dispiegamento di uomini e mezzi per simulare uno scontro con la Russia. Le manovre sono accompagnate da un’esercitazione in Grecia di bombardieri nucleari, alla presenza del citato Geoffrey Pyatt.
A metà marzo 2021, gli Stati Uniti hanno organizzato con i partner della NATO le manovre Defender-Europe 21, che si protrarranno fino a giugno
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha pubblicato la nuova Strategia per la Sicurezza (8) il 25 marzo, tre settimane dopo che Biden aveva pubblicato quella degli Stati Uniti.
In risposta alla NATO, la Russia ha intrapreso manovre militari lungo la frontiera occidentale, compreso il confine con l’Ucraina, nonché inviato truppe supplementari in Crimea e perfino in Transnistria.
Il 1° aprile il segretario alla Difesa USA ha telefonato all’omologo ucraino per allertarlo sulla possibile intensificazione della tensione con la Russia (9). Il presidente Zelensky ha poi fatto una dichiarazione per assicurare che avrebbe sorvegliato le manovre russe suscettibili di essere provocazioni (10).
In risposta alla NATO, la Russia ha intrapreso manovre militari lungo la frontiera occidentale, compreso il confine con l’Ucraina, nonché inviato truppe supplementari in Crimea e perfino in Transnistria
Il 2 aprile il Regno Unito ha organizzato una riunione dei propri ministri della Difesa e degli Esteri con gli omologhi ucraini, sotto la responsabilità del ministro britannico Ben Wallace (11) (molto attivo durante il conflitto del Nagorno-Karabakh) (12).
Il 2 aprile il presidente Biden ha chiamato l’omologo ucraino per assicurargli il suo sostegno nel contrasto con la Russia. Secondo l’Atlantic Council, gli avrebbe annunciato la decisione di regalare all’Ucraina un centinaio di aerei da combattimento (F-5, F-16 e E-2C), attualmente dislocati nella base aerea di Davis-Monthan (13).
Il 4 aprile il presidente della Commissione delle Forze armate della Camera dei Rappresentanti, il democratico Adam Smith, ha negoziato con parlamentari ucraini importanti sovvenzioni all’esercito ucraino, in cambio dell’arruolamento contro il gasdotto Nord Stream 2 (14).
Il 5 aprile il presidente Zelensky si è recato in visita in Qatar, ufficialmente per implementare le relazioni commerciali. Il Qatar è il principale fornitore di armi agli jihadisti e, secondo nostre informazioni, con l’occasione è stata affrontata la questione di un eventuale finanziamento di combattenti. Faceva parte della spedizione il direttore generale della società di forniture militari Ukroboronprom, Yuri Gusev, che fornì armi a Daesh, su ordine del Qatar (15).
Avendo ricevuto carta bianca dal Qatar, la Turchia, Paese membro della NATO, ha immediatamente avviato il reclutamento di jihadisti internazionali in Siria per inviarli a combattere nel Donbass ucraino
Il 6 aprile la Lituania, che in passato protesse la parte occidentale dell’Ucraina all’epoca sotto la propria giurisdizione, si è informata sulla situazione militare (16).
Il 6 e 7 aprile 2021 il generale britannico sir Stuart Peach, presidente del Comitato militare della NATO, si è recato in Ucraina per definire le riforme necessarie per l’adesione alla NATO (17).
Il 9 aprile, conformemente alla Convenzione di Montreux, il Pentagono ha informato la Turchia dell’intenzione di far transitare navi da guerra negli stretti dei Dardanelli e del Bosforo.
Il 10 aprile il presidente turco Recep Tayyp Erdoğan ha ricevuto a Istanbul l’omologo ucraino Zelensky, nel quadro di regolari consultazioni fra le due nazioni (18).
Avendo ricevuto carta bianca dal Qatar, la Turchia, Paese membro della NATO, ha immediatamente avviato il reclutamento di jihadisti internazionali in Siria per inviarli a combattere nel Donbass ucraino. Sono stati inoltre inviati istruttori militari al porto ucraino di Mariupol, sede della Brigata Islamista Internazionale (19), creata dal presidente Erdoğan e dall’omologo ucraino dell’epoca, insieme ai tatari fedeli a Washington e opposti alla Russia.
Sono stati inoltre inviati istruttori militari al porto ucraino di Mariupol, sede della Brigata Islamista Internazionale, creata dal presidente Erdoğan e dall’omologo ucraino dell’epoca, insieme ai tatari fedeli a Washington e opposti alla Russia
La Federazione di Russia ha reagito in modo del tutto logico, ammassando truppe alla frontiera ucraina.
I partner dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) hanno interrogato la Russia sulle manovre, ricevendo solo risposte evasive. Il Documento di Vienna (1999) impegna i membri dell’OSCE a informarsi reciprocamente dei movimenti di truppe e di materiale bellico. Ma si sa che i russi non ragionano come gli Occidentali: non informano mai né la popolazione né i partner durante le operazioni, ma solo dopo che sono concluse.
Due giorni dopo, il G7 ha pubblicato una dichiarazione in cui manifestava preoccupazione per i movimenti della Russia, sorvolando però su quelli di NATO e Turchia. Si congratulava inoltre con l’Ucraina per l’autocontrollo e chiedeva alla Russia di «mettere fine alle provocazioni» (20).
Il 15 aprile il presidente Biden ha manifestato la propria visione del conflitto, espellendo dieci diplomatici russi. Ha adottato sanzioni contro la Russia, accusata non soltanto di aver truccato elezioni per far vincere il presidente Donald Trump, ma anche di aver offerto ricompense per l’assassinio di soldati USA in Afghanistan, nonché per aver attaccato i sistemi informatici federali attraverso un software di SolarWinds.
Il 13 aprile, in occasione della riunione dei ministri degli Esteri della NATO con la Commissione Ucraina/NATO, gli Stati Uniti hanno esposto il loro grande progetto. Tutti gli alleati – nessuno dei quali desideroso di morire affinché gli ucraini riescano a divorziare dalla Russia – sono stati invitati a recare sostegno a Kiev e a denunciare l’escalation della Russia (21). Il segretario di Stato Blinken si è a lungo intrattenuto con l’omologo ucraino, Dmytro Kouleba (22). Sembrava ci si stesse avviando inesorabilmente alla guerra.
Senonché la telefonata del presidente Biden all’omologo russo Putin ha improvvisamente disteso l’atmosfera. Gli ha proposto un incontro al vertice, benché, dopo averlo insultato, avesse sdegnosamente rifiutato la proposta di Putin di un dibattito pubblico (23). Dopo l’iniziativa di Biden, la guerra è apparsa evitabile.
Ciononostante, il 14 aprile Blinken ha convocato i principali alleati (Germania, Francia, Italia e Regno Unito) per mobilitarli (24).
Il 15 aprile il presidente Biden ha manifestato la propria visione del conflitto, espellendo dieci diplomatici russi (25). Ha adottato sanzioni contro la Russia, accusata non soltanto di aver truccato elezioni per far vincere il presidente Donald Trump, ma anche di aver offerto ricompense per l’assassinio di soldati USA in Afghanistan, nonché per aver attaccato i sistemi informatici federali attraverso un software di SolarWinds.
Com’era prevedibile, la Russia ha espulso un identico numero di diplomatici statunitensi. Ha inoltre teso una trappola a un diplomatico ucraino, fermandolo in flagrante reato di spionaggio: aveva ancora in mano documenti classificati segreto militare.
Proseguendo sulla propria strada, il presidente Zelensky ha incontrato gli omologhi francese e tedesco: il presidente Emmanuel Macron e la cancelliera Angela Merkel.
Alla fin fine, gli Stati Uniti e la Russia s’incontreranno e discuteranno: è prematuro morire per Kiev.
Pur deplorando l’escalation russa e riaffermando senza esitazioni il sostegno morale all’integrità territoriale dell’Ucraina, gli interlocutori sono stati evasivi sul prosieguo della vicenda.
Alla fin fine, gli Stati Uniti e la Russia s’incontreranno e discuteranno: è prematuro morire per Kiev.
Thierry Meyssan
NOTE
1) Destined for War: Can America and China Escape Thucydides’s Trap?, Graham Allison, Houghton Mifflin Harcourt (2017).
2) Interim National Security Guidance, White House, March 3, 2021. «La strategia di Sicurezza Nazionale del presidente Biden», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 6 aprile 2021.
3) Annual Threat Assessment of the US Intelligence Community, Director of National Intelligence, 9 aprile, 2021.
4) The Military Balance 2021, Institute for Strategic Studies, Routledge (2021).
5) «Déclaration du Sommet de l’Otan à Bucarest», NATO, 3 aprile 2008.
6) «Chi sono i nazisti nel governo ucraino?», di Thierry Meyssan, Traduzione Alessandro Lattanzio, Rete Voltaire, 4 marzo 2014.
7) Les Armées Secrètes de l’OTAN, Danièle Ganser, Ed. Demi-Lune (2003). Disponibile in episodi su Voltairenet.org, pubblicato in italiano con il titolo Gli eserciti segreti della NATO, Fazi Editore, 2005.
8) Decreto presidenziale 121/2021.
9) «Readout of Secretary of Defense Lloyd J. Austin III’s Call With Ukrainian Minister of Defence Andrii Taran», US Department of Defense, 2 aprile, 2021.
10) «Zelensky on Russian troops near border: Ukraine is ready for any provocations», Ukrinform, 2 aprile 2021.
11) «UK defense secretary initiates talks with Taran due to escalation in eastern Ukraine”, Ukrinform, 2 aprile 2021.
12) «Alto-Karabakh: la vittoria di Londra e Ankara, la disfatta di Soros e degli armeni», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 24 novembre 2020.
13) «U.S. Should Provide Lend-Lease Type of Aid Package for Ukraine to Help it Upgrade its Air Force – Atlantic Council», Defense Express, 7 aprile, 2021.
14) «Arakhamiya, Congressman Smith discuss expanding military support for Ukraine», Ukrinform, 5 marzo 2021.
15) «Ucraina e Qatar forniscono missili antierei allo Stato islamico», di Andrej Fomin, Traduzione Alessandro Lattanzio, Oriental Review (Russia) , Rete Voltaire, 23 novembre 2015.
16) «Ukrainian, Latvian defense ministers discuss security situation on Ukraine’s borders», Ukrinform, 7 aprile 2021.
17) «Visite du président du Comité militaire de l’OTAN en Ukraine», Otan, 6 aprile, 2021.
18) «La Turchia recluta jihadisti per mandarli in Ucraina», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 17 aprile 2021.
19) «L’Ukraine et la Turquie créent une Brigade internationale islamique contre la Russie», par Thierry Meyssan, Télévision nationale syrienne , Réseau Voltaire, 12 agosto 2015.
20) «Déclaration du G7 sur l’Ukraine», Réseau Voltaire, 12 aprile 2021.
21) «La Commission OTAN-Ukraine se penche sur l’état de la sécurité en Ukraine», Réseau Voltaire, 13 aprile 2021.
22) «Rencontre d’Antony Blinken et Dmytro Kouleba», Stati Uniti (Dipartimento di Stato) , Réseau Voltaire, 13 aprile 2021.
23) «Conversation téléphonique entre Joe Biden et Vladimir Poutine», Stati Uniti (Casa Bianca), Réseau Voltaire, 13 aprile 2021.
[24] « Réunion des principaux alliés sur l’Ukraine », Stati Uniti (Dipartimento di Stato), Réseau Voltaire, 14 aprile 2021.
25) «Remarks on Russia», by Joseph R. Biden Jr., Voltaire Network, 15 aprile 2021.
Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND
Fonte: «Gli alleati dovranno morire per Kiev?», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 20 aprile 2021,
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Geopolitica
Trump: gli USA potrebbero unirsi agli attacchi sauditi contro lo Yemen
Il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero unirsi alla campagna militare dell’Arabia Saudita contro gli Houthi in Yemen, segnalando un potenziale cambiamento rispetto alla precedente riluttanza a intervenire direttamente nel conflitto in escalation.
Parlando con i giornalisti alla Casa Bianca sabato, Trump è stato interrogato sulla possibilità che le forze americane si uniscano agli attacchi sauditi contro il gruppo yemenita, noto anche come Ansar Allah, in seguito all’ultimo attentato mortale all’aeroporto internazionale di Riad.
«Potremmo farlo. Valuteremo la situazione», ha risposto. «Abbiamo appena saputo del recente attacco. Quindi prenderemo una decisione. Agiamo molto rapidamente.»
Trump ha poi suggerito che l’Arabia Saudita è in grado di difendersi anche senza il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti, definendo l’ultimo attacco al regno «terribile».
“Have you decided whether to join the Saudi strikes on the Houthis?”@POTUS: “We may. We’re going to look at it. We just found out about the recent attack, so we’ll make a decision. We move very quickly.” pic.twitter.com/8aUAneK2xB
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) October 10, 2026
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«Sono in grado di difendersi. I sauditi sono bravi combattenti. Ma penso che l’attacco sia stato una cosa terribile», ha detto ai giornalisti.
Interrogato nuovamente sull’eventualità di un intervento statunitense, ha risposto: «Lo scoprirete… Siamo in contatto con gli Houthi e vedremo cosa succederà. Ma quello che hanno fatto è stato molto grave.»
Le dichiarazioni sono arrivate dopo che un attacco degli Houthi all’aeroporto internazionale Re Khalid, nella capitale saudita, ha causato la morte di 12 persone e il ferimento di altre 309, secondo i dati aggiornati diffusi domenica dall’Autorità generale per l’aviazione civile dell’Arabia Saudita (GACA). Tra le vittime figurano quattro cittadini sauditi e otto stranieri, tra cui un americano. Alcuni feriti versano in condizioni critiche.
I rinnovati combattimenti avvengono mentre le forze yemenite sostenute dall’Arabia Saudita hanno lanciato una grande offensiva per riconquistare i territori occupati dagli Houthi, comprese aree strategiche vicino allo stretto di Bab el-Mandeb. La coalizione a guida saudita ha dichiarato venerdì di aver avviato «operazioni su vasta scala» contro il gruppo, distruggendo 136 obiettivi militari, secondo il portavoce.
Le parole di Trump suggeriscono un possibile mutamento della posizione americana. A settembre il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman aveva più volte richiesto assistenza militare statunitense contro gli Houthi, ma Trump aveva infine deciso di non autorizzare gli attacchi, nonostante i preparativi per un’operazione, secondo il New York Times.
Fonti indicano che Washington ha continuato a fornire a Riad Informazioni di intelligence e altro supporto non combattente, ma attacchi diretti americani contro gli Houthi aprirebbero un ulteriore fronte nel conflitto regionale.
Nel marzo 2025 Trump aveva ordinato settimane di attacchi aerei e navali statunitensi contro le posizioni degli Houthi, colpendo lanciamissili, installazioni radar e altre infrastrutture militari per fermare gli attacchi alle navi nel Mar Rosso. La campagna si era conclusa bruscamente a maggio con un cessate il fuoco mediato dall’Oman, dopo che gli Houthi avevano accettato di cessare gli attacchi alle navi americane.
A settembre Trump aveva affermato che gli Houthi avevano contattato Washington cercando di evitare un altro scontro con le forze statunitensi, dicendo che il gruppo «preferirebbe di gran lunga non avere un nostro coinvolgimento». Ansar Allah ha smentito di aver avuto contatti.
L’ultima escalation si inserisce nel più ampio conflitto regionale innescato dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, iniziata a febbraio. Gli Houthi hanno esteso il proprio controllo lungo la costa yemenita del Mar Rosso, minacciando una rotta marittima cruciale su cui l’Arabia Saudita fa sempre più affidamento per le esportazioni di petrolio, a causa delle interruzioni del traffico attraverso lo Stretto di Ormuzzo.
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Geopolitica
Il colloquio telefonico tra Putin e Trump: dettagli
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Geopolitica
Musk: Zelens’kyj si è spinto troppo oltre
Elon Musk ha attaccato duramente il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj, schierandosi dalla parte del presidente Donald Trump, il quale ha avvertito che i continui attacchi di Kiev contro le raffinerie petrolifere russe stanno aggravando la crisi globale dei carburanti e danneggiando gli agricoltori americani.
Trump ha inoltre chiesto un cambio di leadership a Kiev, accusando Zelens’kyj di aver ripetutamente respinto le opportunità per porre fine al conflitto e di aver deliberatamente ignorato le richieste di Washington.
«Gli abbiamo detto: fai quello che vuoi, ma non colpire il gasolio, perché c’è un grosso problema, una grave carenza. E cosa fa? Va e colpisce il gasolio», ha detto Trump ai giornalisti fuori dalla Casa Bianca sabato. «Vuole creare problemi al mondo… ai nostri agricoltori, ai nostri allevatori, con il gasolio».
«Zelens’kyj si è spinto troppo oltre», ha scritto Musk su X domenica, rispondendo direttamente a un video della Casa Bianca contenente le dichiarazioni, che facevano parte delle più ampie critiche di Trump a Zelensky, tra cui il suo suggerimento che «è ora che l’Ucraina abbia un nuovo presidente».
@RapidResponse47 @POTUS Zelensky has gone too far
— Elon Musk (@elonmusk) October 10, 2026
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L’ultima disputa è scoppiata dopo che Washington ha accettato di revocare temporaneamente le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo in seguito a una telefonata tra Trump e il presidente russo Vladimir Putin venerdì, una mossa volta ad alleviare la carenza globale di carburante che ha fatto aumentare i prezzi negli Stati Uniti e altrove.
Secondo Axios, Trump ha raggiunto un accordo sul diesel con Putin dopo che lo Zelens’kyj ha ignorato almeno una mezza dozzina di richieste da parte di Washington di interrompere gli attacchi alle raffinerie russe. Lo Zelens’kyj ha definito la mossa di Trump una «decisione debole», mentre i negoziatori ucraini hanno abbandonato i colloqui a Miami con un giorno di anticipo.
Le critiche di Musk assumono particolare peso data la forte dipendenza dell’Ucraina da Starlink, la rete internet satellitare gestita dalla sua azienda, SpaceX. Dal 2022 decine di migliaia di terminali Starlink sono stati fondamentali per le comunicazioni sul campo di battaglia di Kiev, per le operazioni con i droni e per il coordinamento tra le unità militari. Una perdita totale dell’accesso a Starlink potrebbe compromettere gravemente queste capacità e potenzialmente innescare una grave crisi sul campo di battaglia.
Musk ha ripetutamente auspicato una soluzione negoziata tra Mosca e Kiev e si è opposto ai tentativi di Kiev di estendere l’uso di Starlink per attacchi contro il territorio russo. Nel 2022 Musk si è rifiutato di attivare la rete vicino alla Crimea per supportare un attacco ucraino contro la flotta russa del Mar Nero, avvertendo che così facendo SpaceX si sarebbe resa complice di una grave escalation.
Di recente Zelens’kyj ha fatto appello a Trump affinché convincesse Musk ad autorizzare attacchi con droni guidati da Starlink in profondità nel territorio russo, cercando anche cercato di incontrare di persona il trilionario imprenditore durante una visita a Washington a luglio, tuttavia Musk ha rifiutato, secondo quanto riportato da The Atlantic, che cita una fonte a conoscenza dei colloqui.
«Elon continua a ripetere che è ora di concludere un accordo», ha dichiarato alla rivista un collaboratore dell’ex ministro della Difesa ucraino Mikhail Fedorov.
Nel tentativo, a quanto pare, di ingraziarsi il miliardario, lo Zelens’kyj aveva conferito a Musk l’Ordine della Libertà, una delle più alte onorificenze statali ucraine, in agosto, elogiando il suo contributo alla salvaguardia delle vite umane e al rafforzamento delle relazioni ucraino-americane.
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