Politica
Georgescu chiede la revisione dell’annullamento del voto coinvolgendo USA e Israele
L’ex candidato presidenziale rumeno Călin Georgescu ha invitato il presidente Nicușor Dan a trasmettere agli Stati Uniti e a Israele un rapporto sul contestato annullamento delle elezioni del dicembre 2024, affinché ne effettuino una verifica indipendente.
Il conservatore dato per favorito era stato escluso dalla competizione dalla Corte Costituzionale per presunte irregolarità e interferenze straniere, accuse che Georgescu ha sempre respinto.
Parlando martedì ai suoi sostenitori a Bucarest, Georgescu ha fatto riferimento a un rapporto che il presidente rumeno in carica Dan avrebbe consegnato ad alcuni leader dell’UE e che, a suo dire, spiegherebbe le reali motivazioni alla base dell’invalidazione dei risultati elettorali.
«Invito pubblicamente [il Presidente Dan] a trasmettere il suddetto rapporto nella sua interezza, senza omissioni, a due Stati in grado di verificarne in modo indipendente il contenuto. Alla Casa Bianca, all’attenzione del Presidente [Donald Trump] e del Vicepresidente [JD Vance], e allo Stato di Israele, all’attenzione del Primo Ministro [Benjamin Netanyahu]», ha dichiarato Georgescu.
L’ex candidato presidenziale ha sottolineato che, viste le accuse di antisemitismo «inventate contro di me» dalle autorità rumene, Israele non avrebbe alcun motivo per parteggiare per lui, garantendo così l’imparzialità della revisione.
Subito dopo l’annullamento delle elezioni del dicembre 2024, i media hanno reso noto che le accuse di irregolarità e interferenza russa addotte dalla Corte costituzionale rumena provenivano da una società di consulenza legata al Partito Nazionale Liberale al potere.
Tuttavia, Georgescu è stato definitivamente impedito di ricandidarsi alla presidenza dall’Ufficio Elettorale Centrale (BEC) per le sue presunte posizioni «antidemocratiche» ed «estremiste». L’ex candidato, noto per le sue critiche aperte alla NATO e all’UE, è attualmente sotto inchiesta per presunta promozione di ideologie fasciste e per aver complottato un colpo di Stato.
Venerdì scorso, Georgescu ha chiesto a Trump di «prendersi cura della situazione» in Romania, affermando che lo «stato profondo» locale aveva compiuto un attacco alla democrazia.
Intervenendo alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco nel febbraio 2025, Vance ha definito «orribili» i tentativi di ostacolare l’ascesa al potere di un politico con «un punto di vista alternativo» in Romania.
Diviene quindi piuttosto chiaro perché il Georgescu chieda l’aiuto dell’amministrazione Trump – cosa che ha già fatto in passato apertis verbis – mentre resta sorprendente all’appello ad Israele e al suo premier Beniamino Netanyahu. Una richiesta dissonante, e forse un po’ rivelatrice.
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Georgescu ritiene che la NATO ha bisogno della Romania, Paese limitrofo dell’instabile Ucraina, per lanciare la Terza Guerra Mondiale.
Come riportato da Renovatio 21, il Georgescu in passato ha definito il presidente ucraino Zelens’kyj un «semi-dittatore» e dichiarato in un podcast americano che la NATO usa la Romania come «porta della guerra».
La repressione poliziesca contro Georgescu ha segnato le ultime elezioni, nonostante il deciso sostegno della popolazione scesa in piazza.
Georgescu aveva dichiarato che «l’Europa è oramai una dittatura». La UE aveva rifiutato di commentare la messa al bando di Georgescu alle elezioni presidenziali.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Il leader serbo bosniaco antioccidentale Dodik festeggia la vittoria elettorale
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Politica
Il Brasile va alle urne: Bolsonaro jr. vince su Lula
Il figlio di Bolsonaro ha vinto primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, superando il presidente uscente di sinistra Lula. Il ballottagio pre la carica di presidente del grande Paese sudamericano è previsto per il 25 ottobre,
Il 45enne Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex capo di Stato brasiliano, ha ottenuto il 47,06% dei voti, contro il 45,12% del veterano della sinistra Luiz Inacio Lula da Silva, 80 anni, a spoglio quasi concluso. Lo scarto ridotto dimostra che il più grande Paese dell’America Latina resta profondamente polarizzato, tra accuse reciproche di golpe o di brogli.
Se Flavio Bolsonaro dovesse prevalere al secondo turno, il Brasile si unirebbe all’ondata conservatrice che, incoraggiata dal presidente americano Donald Trump, ha già mietuto vittorie nella regione, in Argentina, in Colombia o in Perù.
Domenica sera si è detto «molto soddisfatto» del risultato e fiducioso nella vittoria. Ha ringraziato i suoi elettori per avergli dato «un voto di fiducia per il cambiamento», ritenendo che «il Brasile non ne possa più».
Si presenta come una versione «più moderata» di suo padre, l’ex presidente Jair Bolsonaro, che lo aveva designato candidato dopo essere stato condannato a 27 anni di carcere per un tentativo di colpo di Stato contro Lula nel 2022. A quasi 81 anni, lo storico leader della sinistra punta a un quarto mandato non consecutivo. Durante la campagna ha sventolato la bandiera della sovranità e ha invitato il suo omologo statunitense a non «immischiarsi» nelle elezioni brasiliane.
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Bolsonaro jr. ha mantenuto il sangue freddo anche dopo la notizia di essere indagato per corruzione e riciclaggio di denaro in relazione al finanziamento di un film in onore del padre, malato di cancro, che l’anno passato era stato arrestato dalla polizia a Brasilia mentre ancora era ai domiciliari. La Corte Suprema brasiliana, guidata dall’acerrimo nemico dei Bolsonaro giudice Alexandre de Moraes, aveva bloccato la richiesta di scarcerazione anticipata di Bolsonaro senior cinque mesi fa.
Il Brasile ha inoltre assistito a una vera e propria ondata conservatrice alle elezioni legislative, in particolare al Senato, dove l’ex first lady Michelle Bolsonaro è stata eletta a larga maggioranza, così come Carlos Bolsonaro, fratello di Flavio. Circa 160 milioni di elettori erano chiamati alle urne. L’astensionismo, in un Paese in cui il voto è obbligatorio, si è attestato al 21%, praticamente lo stesso dato del 2022.
Come riportato da Renovatio 21, il fratello Eduardo Bolsonaro, già deputato, tre mesi fa è stato condannato, sempre dalla Corte Suprema di De Moraes, a quattro anni di carcere per aver esercitato pressioni su autorità straniere – ovvero il governo degli Stati Uniti – al fine di ottenere sanzioni contro le istituzioni brasiliane, in particolare la magistratura e alcuni esponenti della Procura Generale.
La Corte federale suprema del Brasile aveva ampliato le restrizioni nei confronti dell’ex presidente Jair Bolsonaro, arrivando a vietare ora la diffusione delle sue interviste sulle piattaforme dei social media. Gli USA erano scesi ora in campo direttamente contro De Moraes, revocandogli il visto per il Paese, una mossa inaspettata ed inedita da parte della segreteria di Stato USA guidata da Marco Rubio.
A luglio 2025 il presidente statunitense Donald Trump – che durante il suo primo mandato aveva coltivato stretti legami con Bolsonaro – aveva definito la persecuzione dell’ex alleato da parte del governo Lula una «caccia alle streghe», imponendo dazi del 50% su alcuni prodotti brasiliani. Tuttavia, all’inizio di questo mese Washington ha iniziato a mitigare alcune di quelle tariffe.
Il padre jair Bolsonaro tre anni fa era era stato pure incriminato per falsificazione dello status vaccinale. L’opposizione di Bolsonaro ai vaccini mRNA si manifestò in proteste dirette con il direttore dell’OMS Tedros Ghebreyesus e con commenti subitanei che descrivevano l’impunità programmatica dei produttori di vaccini anti-COVID anche qualora i sieri possano «trasformarti in una donna barbuta, o in un alligatore jacaré».
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Immagine di Agência Senado via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Politica
Assassina nel braccio della morte sopravvive a una doppia iniezione letale: nuova eroina delle donne ripaganizzate?
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🚨 JUST IN: President Trump speaks out on the FAILED execution of Christa Pike in Tennessee last night
“That was an execution where the medication didn’t exactly work. It shouldn’t be very difficult!” We need to make this MUCH EASIER and just DISPATCH THE FIRING SQUAD! Come… pic.twitter.com/HbG95GO8HH — Nick Sortor (@nicksortor) October 1, 2026
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