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Economia

Ezra Pound, Poesia contro Usura

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Maggio 1945: in una località presso Pisa, un uomo viene rinchiuso settimane in una gabbia d’acciaio delle dimensioni di 1,8 x 1,8 metri, una cella di sicurezza senza servizi igienici e possibilità di ripararsi dal caldo dei giorno e dal freddo della notte. La gabbia è anche  illuminata di notte dai riflettori. Le sbarre, inoltre, sono state avvolte da filo spinato come ulteriore elemento di sicurezza nei confronti di eventuali tentativi di evasione del  prigioniero.

 

Ma chi è l’uomo che vi sta rinchiuso, dormendo sul pavimento di cemento?  È un uomo di sessant’anni, americano, di nome Ezra Pound. Non è un pericoloso criminale, ma un gigante della cultura, uno scrittore che ha segnato la storia della letteratura.

 

Per quale motivo Pound si trovava in quel campo, in quelle condizioni disumane? Per un reato di opinione. L’americano da anni trapiantato in Italia aveva avuto modo di apprezzare il Fascismo. In particolare, i provvedimenti sociali in favore dei lavoratori, le opere pubbliche e una politica economica di ricerca di una terza via alternativa al liberismo capitalista e al collettivismo comunista. Nel 1935 aveva scritto un libro, Jefferson e/o Mussolini,  in cui dava un’interpretazione liberale e artistica del primo ministro italiano, paragonato al terzo presidente degli Stati Uniti d’America e definito l’erede della politica agraria e populista di Jefferson.

 

Pound era stato davvero un fabbro, un forgiatore. Si era assunto un compito particolare e unico: un grandioso progetto di trasformazione e rifondazione della società

Ma com’era finito Pound anni prima in Europa e in Italia? Inseguendo il sogno di quella cultura medievale che aveva studiato a Filadelfia, all’università. Era affascinato dalla letteratura cortese e dal Dolce Stil Novo, ed era stato in Francia e in Italia. Poi la sua passione per la pittura Preraffaellita lo aveva portato a Londra, e qui si era fermato.

 

Negli anni antecedenti la Prima guerra mondiale, Pound fu tra i principali promotori dell’Imagismo e del Vorticismo, due correnti artistiche estremamente innovative.

 

In seguito, insieme a Thomas Stearns  Eliot, fu tra i principali esponenti del Modernismo, un movimento letterario che si proponeva la ricerca di nuove tecniche narrative e poetiche che rinnovassero il romanzo e la poesia ottocentesca di derivazione romantica, con una forte attenzione alla mitologia, all’antropologia, alla storia delle religioni e con una ricerca di un linguaggio preciso e oggettivo che attingesse anche alla lingua parlata.

 

Inevitabile che a tale movimento aderisse anche un personaggio come James Joyce, che divenne amico di Pound e che a lui fu debitore della pubblicazione dell’Ulisse.

 

Pound era un americano, ma rivolse il suo sguardo alla vecchia Europa. Trascorse gran parte della sua vita in Italia, dopo aver soggiornato a Londra e a Parigi. Era nato al tramonto del XIX secolo, nel 1885, in un’America profonda, quasi di frontiera,  nell’Idaho.

 

La conclusione della Prima guerra mondiale, con la distruzione di antichi imperi come quello asburgico e l’emergere di nuovi Stati nazionali e di altrettanti nuovi nazionalismi, lasciò l’Europa in una condizione di grave crisi.

 

Il conflitto ideologico combattuto per tutto l’Ottocento contro la Tradizione, si era concluso con il trionfo di ideologie dissolutrici dell’uomo, come la Rivoluzione Bolscevica, e con il dilagare nella cultura del positivismo progressista

Per molti intellettuali fu sempre più chiaro che il conflitto ideologico combattuto per tutto l’Ottocento contro la Tradizione, si era concluso con il trionfo di ideologie dissolutrici dell’uomo, come la Rivoluzione Bolscevica, e con il dilagare nella cultura del positivismo progressista.

 

Molti artisti decisero di cavalcare decisamente l’onda rivoluzionaria: dalla Francia alla Germania fino all’Inghilterra, i primi a intuire che il vecchio mondo borghese e romantico dell’Ottocento era finito, furono gli artisti e gli scrittori delle avanguardie. Futuristi, cubisti, espressionisti, dadaisti, costruttivisti, tutti accomunati dal furore iconoclasta di una rivolta totalizzante che avrebbe spazzato via le certezze del passato.

 

Ezra Pound si unì in un primo tempo a questi innovatori dell’immaginazione, dall’espressionista Gottfried Benn, al vorticista Wyndham Lewis, forti della loro carica di vitalismo, irrazionalità, giovanilismo.

 

Sentiva di essere chiamato a continuare l’opera di Dante e quando scriveva era pieno di speranza per le sorti americane. Sentiva – come una vera e propria ossessione – che l’America aveva bisogno dei classici

Qualcuno, invece, come T.S. Eliot, autentico conservatore che non aveva subito il fascino oscuro dei totalitarismi, e che aveva visto nel Cristianesimo la sola, vera risposta alle domande del cuore dell’uomo, scelse di essere un testimone lucido e solitario, mentre il suo sogno di restaurare una società tradizionale con il passare del tempo si infrangeva di fronte all’inarrestabile evoluzione del progresso e della massificazione.

 

In quegli anni, Pound iniziò l’amicizia Eliot, il quale disse poi che l’amico gli aveva davvero cambiato la vita. I suoi incoraggiamenti, la sua stima, il suo intelligente lavoro di editing avevano portato alla pubblicazione della Terra desolata, che gli aveva spalancato le porte della gloria letteraria.

 

Dal canto suo, Pound era stato davvero un fabbro, un forgiatore. Si era assunto un compito particolare e unico: un grandioso progetto di trasformazione e rifondazione della società.

 

Per l’Italia quello che sognava era un nuovo Rinascimento, un rifiorire delle Arti, dell’amore per il Bello. Amante di Dante e ancor più di Guido Cavalcanti, sognava un ritorno alla grandezza medievale e rinascimentale

I Cantos dovevano essere per l’America e per la Modernità quello che era stata la Divina Commedia per l’Europa. Sentiva di essere chiamato a continuare l’opera di Dante e quando scriveva era pieno di speranza per le sorti americane. Sentiva – come una vera e propria ossessione – che l’America aveva bisogno dei classici.

 

E se per l’America desiderava questa scoperta, questo ricollegarsi alle proprie radici classiche europee, per l’Italia quello che sognava era un nuovo Rinascimento, un rifiorire delle Arti, dell’amore per il Bello. Amante di Dante e ancor più di Guido Cavalcanti, sognava un ritorno alla grandezza medievale e rinascimentale. Forse era troppo ambizioso, o forse era un sognatore, ma Pound ci ha lasciato nella sua opera queste visioni, queste speranze. Non illusioni: sapeva bene che il nostro mondo è segnato dal male, dalla Caduta, che non può più essere un Paradiso Terrestre.

 

Proprio per questo si dedicò a studiare attentamente i meccanismi della finanza e dell’economia che schiacciano l’uomo. Quell’usura contro cui combatté a lungo. Per certi versi, il pensiero politico di Pound non era lontano dalla Dottrina sociale della Chiesa, che con la Quadragesimo Anno di Pio XI aveva condannato «l’imperialismo internazionale del denaro».

Si dedicò a studiare attentamente i meccanismi della finanza e dell’economia che schiacciano l’uomo. Quell’usura contro cui combatté a lungo

 

Il Pound saggista fu sicuramente un autore di grande interesse, ma fu nella poesia che raggiunse vette elevatissime di pensiero. Perfino le sue visioni politiche e economiche trovano un’espressione compiuta nei versi poetici. Come ad esempio nei Canti Pisani:

 

Quello che veramente ami rimane,
il resto è scorie
Quello che veramente ami non ti sarà strappato
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
Il mondo a chi appartiene, a me, a loro
o a nessuno?
Prima venne il visibile, quindi il palpabile
Elisio, sebbene fosse nelle dimore d’inferno,
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
La formica è un centauro nel suo mondo di draghi.
Strappa da te la vanità, non fu l’uomo
A creare il coraggio, o l’ordine, o la grazia,
Strappa da te la vanità, ti dico strappala
Impara dal mondo verde quale sia il tuo luogo
Nella misura dell’invenzione, o nella vera abilità dell’artefice,
Strappa da te la vanità,
Paquin strappala! Il casco verde ha vinto la tua eleganza.
“Dominati, e gli altri ti sopporteranno”
Strappa da te la vanità
Sei un cane bastonato sotto la grandine,
Una pica rigonfia in uno spasimo di sole,
Metà nero metà bianco
Né distingui un’ala da una coda
Strappa da te la vanità
Come son meschini i tuoi rancori
Nutriti di falsità.
Strappa da te la vanità,
Avido di distruggere, avaro di carità,
Strappa da te la vanità,
Ti dico strappala. (…)
Aver raccolto dal vento una tradizione viva
o da un bell’occhio antico la fiamma inviolata
Questa non è vanità.

Qui l’errore è in ciò che non si è fatto, nella diffidenza che fece esitare.

Il pensiero politico di Pound non era lontano dalla Dottrina sociale della Chiesa, che con la Quadragesimo Anno di Pio XI aveva condannato «l’imperialismo internazionale del denaro»

 

C’è, nelle pagine di Pound, l’eco di un’epica religiosa. Nato nella tradizione protestante puritana degli Stati Uniti, Pound aveva avuto però modo di incontrare il Cattolicesimo, in particolare nei tanti anni trascorsi in Italia. Era proprio il cattolicesimo italiano ad affascinarlo, più che quello americano, portato dagli emigrati, o quello delle Isole Britanniche. Scherzando (ma forse non troppo) asseriva che nel cattolicesimo italiano c’erano degli elementi arcaici, pagani, che lo incuriosivano.

 

E poi c’era la grande costruzione della Civitas Christiana medievale che suscitava la sua ammirazione, perfino la sua commozione. Rimase sempre in lui tuttavia uno spirito sincretistico, che lo portò a interessarsi delle religioni dell’Oriente, in particolare il Confucianesimo. Era il segno di un animo inquieto, curioso, mai sazio di conoscenza. Un vero cuore inquieto agostiniano.

 

Individuò nell’usura uno dei grandi mali che affliggono l’umanità, e si impegnò a combatterlo

Negli anni 1930 Ezra Pound rivolse i suoi interessi sempre più alla politica e all’economia, pubblicando un pamphlet dal titolo ABC dell’economia. Individuò nell’usura uno dei grandi mali che affliggono l’umanità, e si impegnò a combatterlo.

 

Ancora una volta, oltre le teorie, pur validamente esposte, fu con la poesia che Pound scolpì il suo pensiero. Un vero capolavoro fu la lirica Con usura.

 

Con usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia 
per istoriarne la facciata,

Con usura 
non v’è chiesa con affreschi di paradiso 

con usura
non v’è chiesa con affreschi di paradiso 
harpes et luz 
e l’Annunciazione dell’Angelo 
con le aureole sbalzate,
con usura 
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte 
in casa ma per vendere e vendere 
presto e con profitto, peccato contro natura, 
il tuo pane sarà staccio vieto 
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto, 

CON USURA 
la lana non giunge al mercato 

falsa i confini, con usura 
nessuno trova residenza amena. 
Si priva lo scalpellino della pietra, 
il tessitore del telaio 
CON USURA 
la lana non giunge al mercato 
e le pecore non rendono 
peggio della peste è l’usura, spunta 
l’ago in mano alle fanciulle 
e confonde chi fila.
Pietro Lombardo non si fe’ con usura 

Duccio non si fe’ con usura 
né Piero della Francesca o Zuan Bellini 

Duccio non si fe’ con usura 
né Piero della Francesca o Zuan Bellini 
né fu ‘La Calunnia’ dipinta con usura. 
L’Angelico non si fe’ con usura, né Ambrogio de Praedis, 
nessuna chiesa di pietra viva firmata : ‘Adamo me fecit’. 
Con usura non sorsero 
Saint Trophine e Saint Hilaire, 
usura arrugginisce il cesello 
arrugginisce arte ed artigiano 
tarla la tela nel telaio, nessuno 

CONTRO NATURA 
Ad Eleusi han portato puttane 
carogne crepulano 
ospiti d’usura.

apprende l ‘arte d’intessere oro nell’ordito; 
l’azzurro s’incancrena con usura; non si ricama 
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling 
usura soffoca il figlio nel ventre 
arresta il giovane amante 
cede il letto a vecchi decrepiti, 
si frappone tra giovani sposi 
CONTRO NATURA 
Ad Eleusi han portato puttane 
carogne crepulano 
ospiti d’usura.

 

Il sogno di Pound tramontò nel 1945. Sebbene vivesse da anni in Italia, era sempre rimasto orgogliosamente un cittadino americano, ma il suo Paese (o per meglio dire le istituzioni americane) non gli perdonarono la simpatia e  la stima che aveva manifestato nei confronti del regime mussoliniano con scritti e discorsi. Venne accusato di tradimento e rinchiuso in un campo di concentramento.

 

Riportato negli Stati Uniti venne dichiarato pazzo da una perizia psichiatrica, e non venne mai sottoposto a un processo perché considerato incapace di intendere e di volere, e quindi incapace di sostenerlo

Lui, che aveva tenuto delle trasmissioni radiofoniche, chiese di poterne tenere ancora una, dal titolo  Ashes of Europe Calling (Chiamata dalle ceneri d’Europa), in cui raccomandava la pace con il Giappone,  l’istituzione di uno Stato ebraico in Palestina, e la clemenza verso la Germania. La richiesta fu respinta e il testo fu inviato all’FBI.

 

Riportato negli Stati Uniti venne dichiarato pazzo da una perizia psichiatrica, e non venne mai sottoposto a un processo perché considerato incapace di intendere e di volere, e quindi incapace di sostenerlo.

 

Fu internato per tredici anni nel manicomio di St. Elizabeth’s a Washington. Uscito da lì,  Pound decise di lasciare per sempre gli Stati Uniti e scelse come meta del suo esilio l’Italia, un Paese dove aveva soggiornato a lungo e che amava profondamente, e dove morì nel 1972, a Venezia.

 

Un’esistenza segnata dall’amore per l’arte, dalle speranze per un cambiamento del mondo, dalla sofferenza della sconfitta

In Italia ritrovò anche la figlia Mary, avuta dalla lunga relazione con Olga Rudge. Mary fu preziosa collaboratrice del padre, e lo ospitò a lungo nel Castello di Brunnenburg, presso Merano, in Sud Tirolo, un pezzo storico di terra austriaca che il nazionalismo italiano aveva strappato nel 1919 alla Madre Patria. Il castello apparteneva al grande egittologo Boris de Rachewiltz, il marito di Mary.  Fu in questo luogo incantato che Pound trascorse in pace gli ultimi anni della sua esistenza. Un’esistenza segnata dall’amore per l’arte, dalle speranze per un cambiamento del mondo, dalla sofferenza della sconfitta.

 

 

Paolo Gulisano

 

 

 

Articolo precedemente apparso su Ricognizioni, e pubblicato su gentile concessione dell’autore.

 

 

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Economia

Furto di criptovalute per un valore di 89 milioni di dollari: «nuovo paradigma dell’IA»

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Il furto di almeno 89 milioni di dollari in criptovalute, presumibilmente custodite in modo sicuro in portafogli hardware ad alta sicurezza, ha spinto un produttore di hardware per cripto a lanciare l’allarme, avvertendo che un «nuovo paradigma di Intelligenza Artificiale» sta ridefinendo la sicurezza informatica.

 

I portafogli hardware sono dispositivi fisici che memorizzano le chiavi private necessarie per accedere alle criptovalute e sono stati a lungo considerati più sicuri rispetto al deposito di asset digitali sugli exchange.

 

La scorsa settimana, tuttavia, gli utenti di alcuni portafogli Coldcard hanno visto i propri fondi svuotati da ignoti in una serie di attacchi.

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Il furto è stato insolito perché gli aggressori sono riusciti a risalire alle chiavi degli utenti dopo aver scoperto che l’algoritmo dei portafogli non generava numeri sufficientemente casuali. I dispositivi stessi non sono stati hackerati e non erano connessi a Internet, come avviene tipicamente con i cosiddetti sistemi di archiviazione a freddo (cold storage).

 

Le criptovalute funzionano tramite registri distribuiti che registrano le transazioni, mentre chiavi crittografiche segrete vengono utilizzate per verificare che un trasferimento sia stato autorizzato dal legittimo proprietario.

 

«Riteniamo che questa sia una dura realtà del nuovo paradigma dell’Intelligenza Artificiale», ha scritto venerdì Rodolfo Novak, CEO dell’azienda canadese Coinkite , in un messaggio di scuse per il difetto riscontrato nei dispositivi Coldcard.

 

«L’analisi del codice assistita dall’Intelligenza Artificiale è ora in grado di individuare bug latenti a una velocità che supera persino quella degli esperti più navigati del settore», ha aggiunto. «Se il vostro firmware è open source o è mai stato reso pubblico, date per scontato che sia già letto sia dagli aggressori che dai difensori».

 

Coinkite ha emesso il suo primo avviso ai clienti giovedì, esortandoli a diffondere la notizia che gli utenti dovevano aggiornare il firmware interessato, originariamente rilasciato a marzo 2021, e trasferire i propri Bitcoin su nuovi account protetti da seed generati di recente. Domenica, la piattaforma finanziaria digitale Galaxy ha dichiarato di aver identificato tre distinte ondate di attacchi contro gli utenti di Coldcard, che hanno portato al furto di 1.367,05 BTC, per un valore di circa 88,6 milioni di dollari all’epoca. Lunedì, ha avvertito di un probabile quarto attacco e ha stimato che le perdite potrebbero salire a 2.055 BTC, per un valore di circa 130 milioni di dollari.

 

L’incidente ha dimostrato che i portafogli hardware comportano rischi propri e non sono necessariamente più sicuri dei servizi centralizzati di archiviazione di criptovalute. Alcuni osservatori del settore rimangono fiduciosi che la natura trasparente delle transazioni blockchain renderà più difficile per i ladri convertire i beni rubati in denaro contante. «Se il vostro obiettivo era la ricchezza, potrebbe esserci ancora una strada che avvantaggia tutti», ha esortato uno di questi commentatori. «Restituite i fondi. Accettate un bonus di sicurezza negoziato con CoinKite».

 

Nato nel 2009 dal nulla e scambiato a frazioni di centesimo, il Bitcoin rappresenta per alcuni la più grande rivoluzione finanziaria digitale della nostra epoca. Ad oggi, nell’agosto 2026, il suo valore si attesta stabilmente intorno ai 64.500 dollari (pari a circa 56.000 euro). La sua è una storia di estrema volatilità e record imprevedibili. Nei primi anni era scambiato per pochi dollari: di fatto, la prima transazione fu 10.000 Bitcoin usati nel 2010 per comprare due pizze.

 

La prima grande impennata arriva nel 2017, sfiorando i 20.000 dollari, seguita da crolli e rinascite cicliche dettate dagli «halving» (un evento programmato nel codice della criptovaluta che dimezza la ricompensa dei «minatori» per ogni blocco estratto.). Nel 2021 tocca i 69.000 dollari, prima di una nuova correzione. Il vero punto di svolta istituzionale si compie tra il 2024 e il 2025, grazie all’approvazione degli ETF spot che hanno spinto la criptovaluta fino al suo massimo storico assoluto di oltre 126.000 dollari nell’ottobre 2025.

 

Da bene puramente speculativo per pochi appassionati, Bitcoin si è ormai trasformato nell’oro digitale globale, un pilastro macroeconomico di rifugio contro l’inflazione.

 

La storia di Bitcoin è segnata da clamorosi furti informatici che hanno ridefinito la sicurezza digitale. Il primo grande shock avviene nel 2014 con il fallimento di Mt. Gox, l’exchange di Tokyo che gestiva il 70% delle transazioni mondiali: un attacco hacker silenzioso sottrasse 850.000 Bitcoin, provocando il panico sui mercati.

 

Fu significativo anche il collasso della piattaforma di criptovalute FTX, piattaforma gestita da strani personaggi con enormi legami con il Partito Democratico USA e pure con Kiev. Il giovane fondatore Sam Brankman-Fried costituiva il secondo donatore del Partito Democratico USA dopo George Soros, e finanziatore di quantità di attività, tra cui, parrebbe, studi che avrebbero sminuito l’efficacia di ivermectina e idrossiclorochina nel curare il COVID. Bankman-Fried è stato arrestato alla Bahamas e portato in America, dove è stato liberato su cauzione: nessuno sa, però, chi abbia pagato, e come, i 250 milioni di dollari chiesti dal giudice.

 

Poco dopo sarebbe andato all’aria anche il banco cripto BlockFi. Secondo alcuni, poteva crollare anche la criptovaluta Tether, definita dai critici come un colossale schema Ponzi – la stessa accusa che alcune istituzioni (in India, in Cina), in verità, muovono anche contro lo stesso Bitcoin.

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Nel 2016 l’exchange Bitfinex subisce la perdita di 119.756 Bitcoin, un bottino recuperato in gran parte solo anni dopo dalle autorità USA. Con l’esplosione della finanza decentralizzata (DeFi), le tecniche si affinano: gruppi di hacker di Stato, come il collettivo nordcoreano Lazarus, iniziano a colpire i «cross-chain bridge», i ponti digitali tra blockchain diverse. Nel 2025, l’FBI ha accusato il Lazarus Group di aver rubato circa 1,5 miliardi di dollari in valuta digitale da Bybit, un exchange di criptovalute con sede a Dubai che serve oltre 60 milioni di utenti.

 

Come riportato d Renovatio 21, la Corea del Nord potrebbe essere il terzo maggiore detentore di Bitcoin al mondo.

 

Nel 2022 il furto al network Ronin – una blockchain indipendente (tecnicamente una sidechain, successivamente evoluta in un network Layer-2) creata esplicitamente per ottimizzare il settore del Web3 gaming e delle applicazioni decentralizzate – riesce a drenare oltre 600 milioni di dollari.

 

La storia del Bitcoin è anche una storia di violenza.

 

Come riportato da Renovatio 21, nel 2021 fu trovato affogato al largo del Costa Rica Mircea Popescu, 41 anni, miliardario in Bitcoin. Due anni fa fu accoltellato a morte per strada a San Francisco Bob Lee, dirigente della società cripto MobileCoin. A ottobre 2025 Konstantin Ganich, noto anche come Kostya Kudo, trader di criptovalute e blogger ucraino di rilievo, è stato rinvenuto morto con una ferita d’arma da fuoco alla testa.

 

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Economia

Trump critica le grandi compagnie petrolifere per aver lucrato sulla guerra con l’Iran

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Lunedì il presidente Trump si è irritato per gli enormi profitti realizzati dalle grandi compagnie petrolifere nel contesto della guerra in Iran, sostenendo che le maggiori compagnie petrolifere del paese dovrebbero devolvere parte dei loro guadagni record al popolo americano.   «Non mi piace», ha detto Trump nello Studio Ovale, quando gli è stato chiesto dei guadagni strabilianti riportati da ExxonMobil e Chevron la scorsa settimana.   ExxonMobil ha riportato un utile di 14,5 miliardi di dollari nel secondo trimestre del 2026, il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre i 12 miliardi di dollari incassati da Chevron rappresentano il massimo profitto trimestrale registrato dalla società negli ultimi sei anni.   I loro guadagni alle stelle sono arrivati mentre la guerra con l’Iran spingeva i prezzi del petrolio a volte oltre i 100 dollari al barile e la benzina schizzava alle stelle, raggiungendo una media di 4,56 dollari al gallone questa primavera.

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«Stanno guadagnando troppi soldi, capito? Approfittando della carenza», ha sbottato Trump. «Non mi piace, e dovrei essere l’ultimo a dirlo perché sono un grande sostenitore della libera impresa», ha continuato. «Nessuno lo è più di me.»   Il presidente ha proseguito: «Chevron, troppi soldi. ExxonMobil, troppi soldi». «Quando si guarda a un’azienda che ha guadagnato dodici volte di più rispetto all’anno precedente, dovrebbe restituirne una parte al pubblico e farebbe bene a ridurre il prezzo al dettaglio, il prezzo per il consumatore», ha sostenuto il presidente americano.   «Lo dico forte e chiaro: non ne sono contento», ha dichiarato Trump.   Il presidente ha previsto che i prezzi della benzina «crolleranno» quando gli Stati Uniti avranno «chiuso con l’Iran». Il prezzo attuale alla pompa per un gallone (3,8 litri) di benzina normale (4,09 dollari) è di quasi 1 dollaro superiore rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.   Lunedì, Trump ha criticato sui social media l’amministratore delegato di Chevron, Mike Wirth, dopo che quest’ultimo, in un’intervista con Maria Bartiromo, conduttrice della trasmissione TV Sunday Morning Futures su Fox Business, aveva elogiato gli sforzi della sua azienda per incrementare la produzione di petrolio e gas in un mercato energetico «piuttosto fragile e incerto».   «Mike Wirth, presidente e amministratore delegato di Chevron, ha appena elencato, in un’intervista con la favolosa Maria Bartiromo, tutti i motivi per cui la sua azienda sta andando così bene», ha scritto Trump su Truth Social. «L’unica cosa che ha convenientemente dimenticato di menzionare è che, senza il genio, la lungimiranza, la forza e la stabilità dell’amministrazione Trump, l’industria petrolifera e il nostro stesso Paese sarebbero MORTI!»   «Per esempio, hanno cacciato Mike e la Chevron dal Venezuela, ma ora sono tornati, molto più grandi e potenti di prima, e si aspettano di fare una fortuna!», ha aggiunto il presidente. «Questo vale anche per le altre compagnie petrolifere… e abbassate subito i prezzi del petrolio al consumo (al dettaglio!)!»

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A giugno, Trump ha minacciato di perseguire legalmente le grandi compagnie petrolifere dopo che il costo del petrolio greggio era diminuito, mentre i prezzi della benzina rimanevano elevati.   «I consumatori vengono “spennati”», ha affermato il presidente, ordinando al dipartimento di Giustizia di avviare un’indagine sulle compagnie petrolifere.   Come riportato da Renovatio 21, quattro mesi fa Trump aveva dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero invadere l’isola iraniana di Kharg, grande hub pesiano, «per impossessarsi del petrolio».   A inizio anno, dopo l’operazione in Venezuela, il presidente statunitense aveva dichiarato che gli USA potrebbero controllare il 55% del petrolio mondiale, affermando in un’altra occasione che Caracas cederà fino a 50 milioni di barili di petrolio a Washington.   A fine 2025 Trump aveva respinto l’appello dell’allora premier ungherese Vittorio Orban per levare le sanzioni al petrolio russo, per l’esclusione dell’acquisto del quale aveva mandato un ultimatum agli alleati NATO.  

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Economia

Il Giappone si sbarazza dei titoli del Tesoro USA per salvare lo yen in caduta libera

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Giappone e Stati Uniti hanno confermato ufficialmente un intervento congiunto straordinario per salvare lo yen, dopo che il suo crollo verso il minimo degli ultimi quarant’anni si è propagato al già fragile mercato dei titoli di Stato americani.

 

Il ministro delle Finanze giapponese Satsuki Katayama ha annunciato l’operazione lunedì mattina a Tokyo, affermando che i due governi hanno acquistato congiuntamente yen durante le contrattazioni statunitensi di venerdì 31 luglio.

 

L’intervento era volto a contrastare «l’eccessiva volatilità e i movimenti disordinati» della valuta, ha affermato Katayama, aggiungendo che Tokyo rimane in stretto contatto con il Dipartimento del Tesoro statunitense e «non esiterà a condurre ulteriori interventi congiunti».

 

Il segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent ha lanciato un avvertimento pressoché identico, affermando che Washington resta pronta a partecipare a ulteriori azioni congiunte, descrivendo l’intervento come una questione di sicurezza economica e di sostegno a un alleato chiave degli Stati Uniti.

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L’operazione è stata il primo intervento coordinato tra Stati Uniti e Giappone sul mercato valutario da quando il G7 è intervenuto in seguito al terremoto e allo tsunami che hanno colpito il Giappone nel 2011. È stata anche la prima volta dal 1998 che Washington ha contribuito direttamente all’acquisto di yen per rafforzare la valuta giapponese.

 

Il 23 luglio lo yen era sceso a 163,99 contro il dollaro, il livello più basso dal 1986, prima che i sospetti interventi giapponesi e la successiva operazione statunitense lo facessero risalire bruscamente. Si è poi rafforzato fino a circa 156,40 per dollaro in seguito alla dichiarazione di Katayama di lunedì.

 

Tokyo non ha rivelato quali attività di riserva abbia liquidato per sostenere lo yen, ma l’intervento ha coinciso con una forte ondata di vendite di titoli di Stato statunitensi, indicando chiaramente che il Giappone ha ceduto parte del suo enorme portafoglio di titoli del Tesoro per finanziare gli acquisti di yen. Il rendimento del titolo del Tesoro decennale di riferimento è balzato di oltre nove punti base venerdì al 4,735%, il livello più alto dal 2023, mentre il rendimento del trentennale ha raggiunto il 5,265%, un livello che non si vedeva dalla crisi finanziaria del 2007.

 

Il Giappone rimane il principale creditore estero di Washington, con investitori giapponesi che detenevano circa 1.143 miliardi di dollari in titoli di Stato statunitensi a maggio, una cifra già inferiore di quasi 67 miliardi di dollari rispetto ad aprile, secondo gli ultimi dati disponibili del Dipartimento del Tesoro. Le forti oscillazioni dei mercati giapponesi possono costringere gli investitori a riequilibrare i portafogli a livello globale, esercitando una pressione al rialzo sui rendimenti dei titoli di Stato statunitensi ed europei.

 

Tokyo non ha reso noto il costo preciso delle ultime operazioni, ma gli analisti stimano che il Giappone potrebbe aver speso quasi 8.450 miliardi di yen (circa 53 miliardi di dollari) solo durante l’intervento iniziale di giovedì.

 

Bessent ha inavvertitamente rivelato l’entità del contributo americano quando un fotografo ha immortalato la sua lista di cose da fare scritta a mano durante una riunione di gabinetto venerdì. La lista includeva l’istruzione di acquistare yen per un valore compreso tra 5 e 10 miliardi di dollari.

 

Washington stessa è stata costretta a liquidare parte delle sue riserve in euro per sostenere lo yen, con la Federal Reserve di New York che ha venduto la moneta unica europea per conto del Tesoro statunitense, trasferendo di fatto parte dell’onere del salvataggio del Giappone sui suoi alleati europei.

 

Domenica il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che il Giappone aveva chiesto a Washington «un piccolo aiuto», sostenendo che l’operazione avrebbe prodotto un «beneficio finanziario» per gli Stati Uniti e sarebbe stata anche «positiva per l’economia mondiale».

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 Immagine di Astelus via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

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