Eutanasia
Eutanasia in aumento nello Stato australiano dei lockdown
Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.
Il numero crescente di persone che muoiono nello stato australiano di Victoria a causa della legislazione sulla morte volontaria assistita (VAD) dà fiducia che lo Stato sia sulla strada giusta, afferma il premier Dan Andrews.
Il rapporto annuale VAD dello stato mostra che 306 persone sono morte nell’anno da giugno 2022 a giugno 2023. Da quando il VAD è diventato disponibile nel 2019, sono morte un totale di 912 persone. Di questi, 775 sono morti dopo essersi autosomministrati una dose letale; 137 sono morti con l’aiuto di un medico.
Andrews ha detto ai media che «non sono le leggi più avventurose del mondo e alcune persone vorrebbero che venissero cambiate, vorrebbero che fossero più ampie. Non riteniamo che sia necessario modificare tali impostazioni. Abbiamo raggiunto un equilibrio e… è positivo che sempre più cittadini del Victoria abbiano abbastanza fiducia e conoscano abbastanza il sistema da poterlo valutare».
Tuttavia, il capo del programma VAD, Julian Gardner, nella sua introduzione ha lamentato il fatto che non abbastanza persone usano i farmaci letali.
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«Il Consiglio è preoccupato che una percentuale significativa di richiedenti muoia prima di ottenere la sostanza [sic]. I richiedenti potrebbero non rendersi conto che il processo di approvazione può essere lungo e lasciare la loro richiesta troppo tardi nella progressione della loro malattia».
Si stanno accumulando pressioni per liberalizzare la legge, ovvero per consentire e incoraggiare le persone a morire nell’ambito del programma VAD.
In un articolo pubblicato all’inizio di quest’anno sull’Australian Health Review, sono state suggerite varie strade per il miglioramento.
- Modificare il codice penale del Commonwealth per consentire consultazioni VAD in telemedicina.
- Mettere in riga le istituzioni che si sono opposte alla VAD che si verifica nelle loro sedi.
- Consentire ai medici e ad altri di suggerire ai loro pazienti che potrebbero voler sottoporsi all’eutanasia.
- Aumentare il «pool relativamente piccolo di medici (e infermieri, ove consentito)» da formare e rendere disponibili per il VAD.
Michael Cook
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Immagine di Swinburne University of Technology via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)
Eutanasia
Morte in Umbria
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Eutanasia
Le case di cura cristiane di Zurigo perdono il diritto di rifiutare il suicidio assistito
Il 27 settembre 2026 gli elettori del Canton Zurigo hanno approvato con il 68,1% dei voti (298.813 sì contro 139.933 no) modifiche alla legge sui pazienti e alla legge sanitaria. La partecipazione è stata del 47,6%. La nuova normativa impone a tutti gli ospedali, le cliniche di riabilitazione e le case di cura e di riposo del cantone di tollerare il suicidio assistito nei propri locali. Restano escluse le strutture psichiatriche e le carceri. L’entrata in vigore è prevista nella primavera 2027.
Fino ad oggi l’obbligo di tolleranza riguardava solo le case di cura gestite o commissionate dai comuni. Ospedali e strutture private potevano decidere autonomamente se consentire o rifiutare la pratica. Secondo i dati della direzione sanitaria cantonale, su circa 212 case di cura del cantone, 129 non sono pubbliche; di queste, 29 (prevalentemente di ispirazione cristiana) rifiutavano il suicidio assistito, per un totale di circa 2.000 residenti. Nella maggior parte delle altre strutture la pratica era già ammessa.
La normativa non obbliga il personale sanitario o assistenziale a partecipare direttamente al suicidio assistito: la procedura è eseguita da organizzazioni esterne specializzate (come Exit o Dignitas), previo rispetto delle condizioni di legge svizzere (come la capacità di discernimento della persona e volontà persistente).
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La proposta era il controprogetto del Consiglio cantonale a un’iniziativa popolare più ampia, successivamente ritirata. Contro il controprogetto è stato indetto un referendum da forze di centro-destra e conservatrici (tra cui SVP, EDU ed EVP). Il Consiglio di Stato (governo cantonale) si era espresso contro l’estensione dell’obbligo agli ospedali. Tra i sostenitori figuravano partiti di sinistra e centro-sinistra, le organizzazioni per il suicidio assistito e il consiglio della Chiesa riformata del Canton Zurigo, che ha visto nella misura un bilanciamento tra autodeterminazione e tutela delle persone vulnerabili.
I contrari, tra cui diverse strutture cristiane e il vescovo di Coira Joseph Maria Bonnemain, hanno sostenuto che l’obbligo viola la libertà religiosa e di coscienza delle istituzioni, nonché la libertà economica. Hanno sottolineato che i residenti e le famiglie scelgono consapevolmente strutture con una missione di cura orientata alla vita e che la presenza del suicidio assistito potrebbe creare disagio a personale e altri ospiti.
Markus Schaaf, direttore di una casa di cura e parlamentare dell’EVP, ha dichiarato che la decisione elimina la possibilità di scegliere tra strutture che ammettono e strutture che rifiutano la pratica. Il direttore della Haus St. Otmar (collegata alla parrocchia cattolica di St. Anton) ha ribadito che il suicidio assistito è incompatibile con la missione dell’istituto.
I favorevoli hanno invece messo al centro l’autodeterminazione: una casa di cura è la casa dell’ospite e non dovrebbe essere costretto a trasferirsi per poter accedere a un’opzione legale. Hanno sostenuto che il diritto della persona prevale sull’orientamento valoriale della struttura privata.
La direttrice sanitaria Natalie Rickli (SVP) ha commentato che per la maggior parte delle strutture non cambierà nulla e che chi sceglie una casa di cura cristiana probabilmente non ricorrerà comunque al suicidio assistito. Il risultato è stato letto da alcuni osservatori come un segnale più ampio sul rapporto tra autodeterminazione individuale e libertà delle istituzioni di ispirazione religiosa.
La vicenda offre un’idea del (giusto) destino che spetta a tutti coloro che confidano nell’obiezione di coscienza, grande, oscena foglia di fico della Cultura della Morte. Essendo essa già una stretta di amano con l’Inferno, è idiota pensare che questo poi non voglia inghiottirsi il braccio e tutto il resto.
Il totalitarismo della Necrocultura evolve verso la disintegrazione dell’obiezione di coscienza e va bene così: non va cercato l’adattamento al sistema diabolico, ma il suo abbattimento e riformulazione.
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Immagine generata artificialmente
Eutanasia
Pena sospesa per l’australiana che aveva ucciso il marito malato terminale
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