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Intelligence

Emergenza, governo, servizi segreti

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A quanti si domandano  da tempo il motivo degli strani comportamenti  dei partiti italiani della cosiddetta «opposizione», che o sono finiti al governo (vedi Lega) o fanno un’opposizione all’acqua di rose (vedi Fratelli d’Italia), la stampa italiana ha candidamente fornito un paio di risposte.

 

La prima spiegazione della sottomissione dell’intero arco parlamentare al Governo Draghi-Speranza oggi e al Governo Conte-Speranza ieri è abbastanza prosaica.

 

Riportiamo Il Messaggero del 11 novembre:



«Onorevoli in fuga dal voto: 3 su 4 perdono la pensione. La scelta del nuovo inquilino al Quirinale sarà determinata, ovviamente, dalla combinazione di molti fattori politici. Ma si incrocerà anche con un dato esistenziale che non va sottovalutato: quasi tre parlamentari su quattro sono neo-eletti e quindi perderebbero non solo il lauto stipendio ma anche la pensione se l’elezione del Capo dello Stato determinasse lo scioglimento delle Camere e elezioni anticipate nella primavera del 2022».

 

Viene da chiedersi perché diversi politici sembrano essersi rintanati a cuccia da quando è caduto il Governo Conte bis.

Insomma, la pensione dei parlamentari è a rischio nell’eventualità che l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica comporti  il voto anticipato. Lo stesso motivo per cui piuttosto che far cadere il governo supporterebbero qualsiasi maggioranza, votando qualsiasi decreto di legge. Al massimo grado questa prospettiva  si può attribuire al Movimento 5 stelle, entrato in Parlamento del 2018 con più del 30% dei voti, un partito cheoggi non raggiungerebbe il 10 %.

 

Ma la vera notizia è apparsa il 12 novembre su La Stampa e su La Verità: quando il governo Conte bis stava per cadere, il parlamentare Cesa fu contattato dai servizi segreti che gli fecero pressioni per supportare Conte, evitando che si andasse al voto anticipato.

 

Giorgio Gandola su La Verità parla dello «scoop di Vespa su Cesa: l’ombra dei servizi non abbandona il Conte ter».

 

In un articolo intitolato «L’ombra dei servizi segreti sull’ultimo governo Conte» La Stampa riferisce invece qualcosa di agghiacciante:

«Scoop di Vespa su Cesa: l’ombra dei servizi non abbandona il Conte ter»



«Tra la tarda mattinata e il primo pomeriggio di sabato 16 gennaio il segretario dell’UDC Lorenzo Cesa ebbe alcuni contatti politici del livello più alto in cui gli fu chiesto, senza girarci intorno, l’appoggio dei senatori UDC a Giuseppe Conte in una chiave di “responsabilità nazionale” nel voto di fiducia che si sarebbe dovuto tenere a Palazzo Madama il martedì mattina successivo, 19 gennaio».

 

«La risposta di Cesa fu aperta, ma non su un punto: per aprire un dialogo con i centristi occorreva passare da una crisi formale di governo. Proprio in quella giornata stava nascendo in Senato il gruppo Maie-Italia23, concepito per accogliere i sostenitori di Conte. La risposta di Cesa non piacque a chi in quei giorni faceva pressioni per un Conte ter. E furono tanti».

 

«Cinque giorni dopo, all’alba di mercoledì 21 gennaio, agenti della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, per ordine del procuratore Nicola Gratteri, perquisivano l’abitazione romana di Cesa contestandogli il reato di associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso. Una coincidenza, naturalmente, ma adesso Bruno Vespa ne racconta un’altra nel suo nuovo libro: “Subito dopo la perquisizione, il segretario dell’UDC ricevette la visita di un importante agente segreto che conosceva da tempo e gli avrebbe detto, più o meno: non preoccuparti, questa storia si risolve, ma cerca di comportarti con saggezza”».

 

Magari, se non ti vaccini e non voti qualsiasi cosa, potrebbero capitarti incidenti di percorso?

«Vespa non ne rivela il nome, e Cesa si è chiuso nel silenzio. A La Stampa risulta che abbia parlato di nuovo ieri l’altro con il giornalista, e non abbia fatto nessuna smentita. Una fonte importante tra i centristi riferisce non di un incontro, ma di un altro tipo di contatti, con qualcuno dei servizi, fatto sta che il racconto è confermato».


Viene da chiedersi perché diversi politici sembrano essersi rintanati a cuccia da quando è caduto il Governo Conte bis.

 

Magari, se non ti vaccini e non voti qualsiasi cosa, potrebbero capitarti incidenti di percorso?

 

 

Gian Battista Airaghi

 

 

 

Immagine di European People’s Party via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

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Guerra cibernetica

Davos ha avvertito: attacco informatico e collasso sistemico del complesso finanziario globale

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Renovatio 21 pubblica la traduzione di questo articolo apparso suUnlimited Hangout

 

 

 

 

Un rapporto pubblicato l’anno scorso dalla WEF-Carnegie Cyber ​​Policy Initiative chiede la fusione delle banche di Wall Street, dei loro regolatori e delle agenzie di Intelligence, se necessario, per affrontare un presunto attacco informatico imminente che farà crollare il sistema finanziario esistente.

 

 

Nel novembre 2020, il World Economic Forum e Carnegie Endowment for International Peace hanno coprodotto un rapporto che avvertiva che il sistema finanziario globale era sempre più vulnerabile agli attacchi informatici.

 

I consulenti del gruppo che ha prodotto il rapporto includevano rappresentanti della Federal Reserve, della Banca d’Inghilterra, del Fondo monetario internazionale, giganti di Wall Street come JPMorgan Chase e colossi della Silicon Valley come Amazon.

 

L’inquietante documento è stato pubblicato pochi mesi dopo che il World Economic Forum aveva condotto una simulazione di un evento del genere, un attacco informatico che mette in ginocchio il sistema finanziario globale

L’inquietante documento è stato pubblicato pochi mesi dopo che il World Economic Forum aveva condotto una simulazione di un evento del genere, un attacco informatico che mette in ginocchio il sistema finanziario globale, in collaborazione con la più grande banca russa, che dovrebbe dare il via alla trasformazione economica di quel paese, lanciando la propria valuta digitale sostenuta dalla banca centrale.

 

Di recente, la più grande organizzazione di condivisione di informazioni del settore finanziario, il Financial Services Information Sharing and Analysis Center (FS-ISAC), i cui membri noti includono la Bank of America, Wells Fargo e Citigroup, ha avvertito che hacker e criminali informatici sono pronti ad attaccare congiuntamente il sistema finanziario globale.

 

Il CEO di questa organizzazione aveva precedentemente dato lo stesso avvertimento, che è stato pubblicato nel rapporto del World Economic Forum-Carnegie Endowment (WEF-Carnegie).

 

Tali simulazioni coordinate e avvertimenti da parte di coloro che dominano l’attuale sistema finanziario in difficoltà sono ovviamente motivo di preoccupazione, soprattutto considerando che il World Economic Forum è ben noto per la sua simulazione Event 201 su una pandemia globale di coronavirus che ha avuto luogo pochi mesi prima della Crisi COVID-19.

 

Il World Economic Forum è ben noto per la sua simulazione Event 201 su una pandemia globale di coronavirus che ha avuto luogo pochi mesi prima della Crisi COVID-19

Da allora, la crisi COVID-19 è stata citata come la principale giustificazione per accelerare quella che viene definita la trasformazione digitale del settore finanziario e di altri settori, che il World Economic Forum e i suoi partner promuovono da anni. 

 

La loro ultima previsione di un evento apocalittico, un attacco informatico che ferma l’attuale sistema finanziario e avvia il suo collasso sistemico, se si verificasse, sarebbe il passo finale e necessario per ottenere l’esito desiderato del Forum di un cambiamento diffuso alla valuta digitale e una maggiore governance globale dell’economia internazionale.

 

Dato che gli esperti hanno avvertito dall’ultima crisi finanziaria globale che il collasso dell’intero sistema era inevitabile, a causa della cattiva gestione della banca centrale e della dilagante corruzione di Wall Street, un attacco informatico fornirebbe anche lo scenario perfetto per smantellare l’attuale sistema in difficoltà, poiché assolverebbe le banche centrali e le istituzioni finanziarie corrotte da ogni responsabilità. 

 

La crisi COVID-19 è stata citata come la principale giustificazione per accelerare quella che viene definita la trasformazione digitale del settore finanziario e di altri settori, che il World Economic Forum e i suoi partner promuovono da anni

Fornirebbe anche una giustificazione per le politiche incredibilmente preoccupanti promosse nel rapporto WEF-Carnegie, come una maggiore fusione di agenzie di intelligence e banche al fine di «proteggere» meglio le infrastrutture finanziarie critiche.

 

Considerando il precedente delle simulazioni e dei rapporti passati del WEF con la crisi COVID-19, vale la pena esaminare tutte le loro simulazioni, avvertimenti e politiche desiderate. 

 

 

L’iniziativa di politica informatica WEF-Carnegie

Il Carnegie Endowment for International Peace è uno dei think tank di politica estera più influenti negli Stati Uniti, con legami stretti e persistenti con il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, ex presidenti degli Stati Uniti, corporazioni americane e clan di oligarchi americani come i Pritzkers of Hyatt Hotels. 

 

Gli attuali amministratori del Carnegie Endowment includono dirigenti di Bank of America e Citigroup, nonché altre influenti istituzioni finanziarie.

 

Nel 2019, lo stesso anno dell’Evento 201, il Carnegie Endowment ha lanciato la sua Cyber ​​Policy Initiative con l’obiettivo di produrre una«”strategia internazionale per la sicurezza informatica e il sistema finanziario globale 2021-2024».

 

La loro ultima previsione di un evento apocalittico, un attacco informatico che ferma l’attuale sistema finanziario e avvia il suo collasso sistemico, se si verificasse, sarebbe il passo finale e necessario per ottenere l’esito desiderato del Forum di un cambiamento diffuso alla valuta digitale e una maggiore governance globale dell’economia internazionale

Questa strategia è stata pubblicata pochi mesi fa, nel novembre 2020, e, secondo il Carnegie Endowment, è stata creata da «esperti leader di governi, banche centrali, industria e comunità tecnica» al fine di fornire una «sicurezza informatica internazionale a più lungo termine e una strategia» specifica per il sistema finanziario.

 

L’iniziativa è una conseguenza degli sforzi passati del Carnegie Endowment per promuovere la fusione di autorità finanziarie, industria finanziaria, forze dell’ordine e agenzie di sicurezza nazionale, che è sia una delle principali raccomandazioni del rapporto di novembre 2020 che una conclusione di una «tavola rotonda di alto livello del 2019» tra la Carnegie Endowment, il FMI e i governatori delle banche centrali. 

 

La Carnegie Endowment aveva anche collaborato con l’FMI, SWIFT, Standard Chartered e FS-ISAC per creare una «cassetta degli strumenti per lo sviluppo di capacità di resilienza informatica» per le istituzioni finanziarie nel 2019.

 

Nello stesso anno, la Carnegie Endowment ha anche iniziato a tracciare «l’evoluzione del il panorama delle minacce informatiche e gli incidenti che coinvolgono le istituzioni finanziarie» in collaborazione con BAE Systems, il più grande produttore di armi del Regno Unito. Secondo il Carnegie Endowment, questa collaborazione continua nel presente.

 

Nel gennaio 2020, i rappresentanti del Carnegie Endowment hanno presentato la loro Cyber ​​Policy Initiative all’incontro annuale del World Economic Forum, dopo il quale il Forum ha ufficialmente collaborato con la Carnegie Endowment all’iniziativa.

 

I consulenti del progetto ora congiunto WEF-Carnegie includono rappresentanti di banche centrali, tra cui la Federal Reserve statunitense e la Banca centrale europea; alcune delle banche più note di Wall Street come Bank of America e JPMorgan Chase; organizzazioni delle forze dell’ordine come Interpol e il Secret Service degli Stati Uniti; colossi aziendali come Amazon e Accenture; e istituzioni finanziarie globali tra cui il Fondo monetario internazionale e SWIFT (la società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie mondiali). 

 

Altri importanti consulenti includono l’amministratore delegato e capo del Centro per la sicurezza informatica del WEF, Jeremy Jurgens, che è stato anche un attore chiave nella simulazione Cyber ​​Polygon, e Steve Silberstein, CEO del Financial Services Information Sharing and Analysis Center.

 

 

Non una questione di se ma di quando

Il rapporto di novembre 2020 della Cyber ​​Policy Initiative è ufficialmente intitolato Strategia internazionale per proteggere meglio il sistema finanziario. Inizia osservando che il sistema finanziario globale, come molti altri sistemi, sta «attraverso una trasformazione digitale senza precedenti, accelerata dalla pandemia di coronavirus».

 

Quindi avverte:

 

«Gli attori malintenzionati stanno approfittando di questa trasformazione digitale e rappresentano una minaccia crescente per il sistema finanziario globale, la stabilità finanziaria e la fiducia nell’integrità del sistema finanziario. Gli attori maligni utilizzano le capacità informatiche per rubare, interrompere o minacciare in altro modo le istituzioni finanziarie, gli investitori e il pubblico. Questi attori includono non solo criminali sempre più audaci, ma anche stati e aggressori sponsorizzati dallo stato».

 

A seguito di questo avvertimento di «attori maligni», il rapporto aggiunge che «voci chiave sempre più preoccupate stanno suonando l’allarme». Rileva che Christine Lagarde della Banca centrale europea ed ex del FMI ha avvertito nel febbraio 2020 che «un attacco informatico potrebbe innescare una grave crisi finanziaria». Un anno prima, alla riunione annuale del WEF, il capo della banca centrale giapponese aveva previsto che «la sicurezza informatica potrebbe diventare il rischio più grave per il sistema finanziario nel prossimo futuro».

 

Jamie Dimon, presidente e CEO di JPMorgan Chase, ha etichettato gli attacchi informatici come forse «la più grande minaccia per il sistema finanziario degli Stati Uniti»

Rileva inoltre che nel 2019, Jamie Dimon, presidente e CEO di JPMorgan Chase, ha etichettato gli attacchi informatici come forse «la più grande minaccia per il sistema finanziario degli Stati Uniti».

 

Non molto tempo dopo l’avvertimento di Lagarde nell’aprile 2020, il Financial Stability Board della Bank for International Settlements ha affermato che «gli incidenti informatici rappresentano una minaccia per la stabilità del sistema finanziario globale» e che «un grave incidente informatico, se non adeguatamente contenuto, potrebbe seriamente sconvolgere i sistemi finanziari, comprese le infrastrutture finanziarie critiche, portando a più ampie implicazioni sulla stabilità finanziaria».

 

Il rapporto quindi conclude minacciosamente che «una cosa è chiara: non è una questione di se accadrà un incidente grave, ma di quando»

Gli autori del rapporto WEF-Carnegie aggiungono a queste preoccupazioni che «lo sfruttamento delle vulnerabilità informatiche potrebbe causare perdite agli investitori e al pubblico in generale» e portare a danni significativi alla fiducia del pubblico e alla fiducia nell’attuale sistema finanziario. 

 

Rileva inoltre, oltre a colpire in modo significativo il pubblico in generale, questa minaccia avrebbe un impatto sia sui Paesi ad alto reddito che sui paesi a reddito medio-basso, il che significa che l’impatto sulle masse sarebbe di portata globale.

 

Il rapporto quindi conclude minacciosamente che «una cosa è chiara: non è una questione di se accadrà un incidente grave, ma di quando».

 

 

Garantire il controllo della narrativa

Un’altra sezione del rapporto descrive in dettaglio le raccomandazioni per controllare la narrativa nel caso in cui si verifichi un attacco informatico così paralizzante.

 

Il rapporto raccomanda specificamente che «le autorità finanziarie e l’industria dovrebbero assicurarsi di essere adeguatamente preparate per operazioni di influenza e attacchi ibridi che combinano operazioni di influenza con attività di hacking dannoso» e che «applicano le lezioni apprese dalle operazioni di influenza mirate ai processi elettorali a potenziali attacchi alle istituzioni finanziarie».

 

Il rapporto raccomanda specificamente che «le autorità finanziarie e l’industria dovrebbero assicurarsi di essere adeguatamente preparate per operazioni di influenza e attacchi ibridi che combinano operazioni di influenza con attività di hacking dannoso»

Prosegue raccomandando che «le principali società di servizi finanziari, banche centrali e altre autorità di vigilanza finanziaria», i cui rappresentanti hanno fornito consulenza per il rapporto WEF-Carnegie, «identifichino un unico punto di contatto all’interno di ciascuna organizzazione per coinvolgere le piattaforme di social media in caso di crisi».

 

Gli autori del rapporto sostengono che, «in caso di crisi», come un devastante attacco informatico al sistema bancario globale, «le società di social media dovrebbero amplificare rapidamente le comunicazioni delle banche centrali» in modo che le banche centrali possano «smascherare le informazioni false» e «calmare i mercati».

 

Dichiara inoltre che «le autorità finanziarie, le società di servizi finanziari e le società tecnologiche [presumibilmente comprese le società di social media] dovrebbero sviluppare un chiaro piano di comunicazione e risposta incentrato sulla capacità di reagire rapidamente».

 

In particolare, sia Facebook che Twitter sono elencati nell’appendice del rapporto come «stakeholder del settore» che sono «coinvolti» con l’iniziativa WEF-Carnegie.

 

Gli autori del rapporto sostengono che, «in caso di crisi», come un devastante attacco informatico al sistema bancario globale, «le società di social media dovrebbero amplificare rapidamente le comunicazioni delle banche centrali» in modo che le banche centrali possano «smascherare le informazioni false» e «calmare i mercati»

Il rapporto afferma inoltre che è necessario un coordinamento premeditato per una tale crisi tra banche e società di social media in modo che entrambe le parti interessate possano «determinare quale gravità della crisi richiederebbe una comunicazione amplificata».

 

Il rapporto chiede inoltre alle società di social media di collaborare con le banche centrali per «sviluppare percorsi di escalation simili a quelli sviluppati sulla scia delle passate interferenze elettorali, come si è visto negli Stati Uniti e in Europa».

 

Naturalmente, quei «percorsi di escalation» hanno comportato un’ampia censura sui social media. Il rapporto sembra riconoscerlo quando aggiunge che «è necessario un rapido coordinamento con le piattaforme di social media per organizzare la rimozione dei contenuti».

 

Pertanto, il rapporto chiede alle banche centrali di colludere con le piattaforme di social media per pianificare gli sforzi di censura che verrebbero attuati se si verificasse una crisi sufficientemente grave nei mercati finanziari.

 

Per quanto riguarda le «operazioni di influenza», il rapporto le divide in due categorie: quelle che si rivolgono alle singole imprese e quelle che si rivolgono ai mercati in generale. 

 

Il rapporto chiede alle banche centrali di colludere con le piattaforme di social media per pianificare gli sforzi di censura che verrebbero attuati se si verificasse una crisi sufficientemente grave nei mercati finanziari

Per quanto riguarda la prima categoria, il rapporto afferma che «gli attori organizzati diffonderanno voci fraudolente per manipolare i prezzi delle azioni e generare profitti in base a quanto il prezzo delle azioni è stato spostato artificialmente».

 

Aggiunge che, in queste operazioni di influenza, «aziende e lobbisti utilizzano campagne di astroturfing, che creano una falsa apparenza di supporto di base, per offuscare il valore di un marchio concorrente o tentare di influenzare le decisioni politiche abusando delle richieste di commenti pubblici online». Le somiglianze tra quest’ultima affermazione e il fenomeno WallStreetBets di gennaio 2021 sono evidenti.

 

Per quanto riguarda la seconda categoria di «operazioni di influenza», il rapporto definisce queste operazioni come «probabilmente eseguite da un attore politicamente motivato come un gruppo terroristico o persino uno stato-nazione».

 

Aggiunge che «questo tipo di operazione di influenza può mirare direttamente al sistema finanziario per manipolare i mercati, ad esempio diffondendo voci su decisioni di mercato da parte delle banche centrali» e diffondendo «false informazioni che non fanno riferimento direttamente ai mercati finanziari ma che fa reagire i mercati finanziari».

 

Dato che il rapporto afferma che la prima categoria di operazioni di influenza pone un rischio sistemico scarso mentre la seconda «può comportare un rischio sistemico», sembra probabile che l’evento previsto dal rapporto WEF-Carnegie comporterebbe affermazioni di quest’ultimo da parte di un «gruppo terrorista» o «Stato-nazione».

 

In particolare, il rapporto in diverse occasioni cita la Corea del Nord come probabile colpevole. Si sofferma anche sulla probabilità che media artificiali o deepfake facciano parte di questo evento devastante del sistema nelle economie emergenti e/o nei paesi ad alto reddito che stanno attraversando una crisi finanziaria.

 

Considerando che il rapporto WEF-Carnegie fa riferimento a uno scenario analogo alla situazione di WallStreetBets nel gennaio 2021, uno sforzo guidato dai banchieri per etichettare falsamente un futuro contraccolpo della base come artificiale e colpa di un «gruppo terroristico» o Stato-nazione non dovrebbe essere escluso

Un rapporto separato di giugno 2020 dell’iniziativa WEF-Carnegie è stato pubblicato specificamente sul tema dei deepfake e del sistema finanziario, osservando che tali attacchi sarebbero probabilmente trapelati durante una crisi finanziaria più ampia per «amplificare» le narrazioni dannose o «simulare il contraccolpo dei consumatori di base contro un marchio mirato».

 

Aggiunge che «le aziende, le istituzioni finanziarie e i regolatori governativi che affrontano le crisi delle pubbliche relazioni sono particolarmente vulnerabili ai deepfake e ai media artificiali».

 

Alla luce di queste affermazioni, vale la pena sottolineare che i cattivi attori all’interno del sistema attuale potrebbero sfruttare questi scenari e teorie per dipingere un vero e proprio contraccolpo di base contro una banca o una società come una artificiale «operazione di influenza» perpetrata da «criminali informatici» o da uno Stato. 

 

Considerando che il rapporto WEF-Carnegie fa riferimento a uno scenario analogo alla situazione di WallStreetBets nel gennaio 2021, uno sforzo guidato dai banchieri per etichettare falsamente un futuro contraccolpo della base come artificiale e colpa di un «gruppo terroristico» o Stato-nazione non dovrebbe essere escluso.

 

 

«Riduzione della frammentazione»”: fusione delle banche con i loro regolatori e agenzie di Intelligence

Data l’inevitabilità di questo evento distruttivo, come previsto dagli autori del rapporto WEF-Carnegie, è importante concentrarsi sulle soluzioni proposte nel rapporto, poiché diventeranno immediatamente rilevanti quando questo evento si verificherà.

 

Alcune delle soluzioni proposte sono attese da un documento politico collegato al WEF, come un aumento dei partenariati pubblico-privato e un maggiore coordinamento tra le organizzazioni regionali e internazionali, nonché un maggiore coordinamento tra i governi nazionali.

 

Tuttavia, la principale «soluzione» al centro di questo rapporto, e anche al centro degli altri sforzi dell’iniziativa WEF-Carnegie, è la fusione delle banche aziendali, delle autorità finanziarie che le controllano, delle società tecnologiche e della sicurezza nazionale.

 

Gli autori del rapporto sostengono che la principale vulnerabilità del sistema finanziario globale al momento è «l’attuale frammentazione tra le parti interessate e le iniziative» e che mitigare questa minaccia al sistema globale sta nel ridurre quella «frammentazione». 

 

Gli autori sostengono che il modo per risolvere il problema richiede la massiccia riorganizzazione di tutti gli «stakeholder» attraverso un maggiore coordinamento globale.

 

Il rapporto rileva che «il distacco tra la finanza, la sicurezza nazionale e le comunità diplomatiche è particolarmente pronunciato» e richiede un’interazione molto più stretta tra i tre elementi.

 

Si afferma quindi:

 

«Ciò richiede ai Paesi non solo di organizzarsi meglio a livello nazionale, ma anche di rafforzare la cooperazione internazionale per difendersi, indagare, perseguire e idealmente prevenire attacchi futuri. Ciò implica che il settore finanziario e le autorità finanziarie devono interagire regolarmente con le forze dell’ordine e altre agenzie di sicurezza nazionale in modi senza precedenti, sia a livello nazionale che internazionale».

 

«Le agenzie di sicurezza nazionali consultino i fornitori di servizi cloud critici [come Amazon Web Services, partner della WEF-Carnegie Cyber ​​Policy Initiative] per determinare come la raccolta di informazioni potrebbe essere utilizzata per aiutare a identificare e monitorare potenziali attori di minacce significative e sviluppare un meccanismo per condividere informazioni sulle minacce imminenti» con le aziende tecnologiche

Alcuni esempi di queste necessarie interazioni «senza precedenti» tra banche e sicurezza nazionale sono inclusi nelle raccomandazioni del rapporto.

 

Ad esempio, il rapporto afferma che «i governi dovrebbero utilizzare le capacità uniche delle loro comunità di sicurezza nazionale per aiutare a proteggere le FMI [infrastrutture del mercato finanziario] e i sistemi commerciali critici». 

 

Chiede inoltre che «le agenzie di sicurezza nazionali consultino i fornitori di servizi cloud critici [come Amazon Web Services, partner della WEF-Carnegie Cyber ​​Policy Initiative] per determinare come la raccolta di informazioni potrebbe essere utilizzata per aiutare a identificare e monitorare potenziali attori di minacce significative e sviluppare un meccanismo per condividere informazioni sulle minacce imminenti» con le aziende tecnologiche.

 

Il rapporto afferma inoltre che «l’industria finanziaria dovrebbe dare il proprio peso agli sforzi per affrontare la criminalità informatica in modo più efficace, ad esempio aumentando la sua partecipazione agli sforzi delle forze dell’ordine”.

 

Bank of America ha condiviso informazioni private con il governo federale senza la conoscenza o il consenso dei suoi clienti, portando i critici ad accusare la banca di «agire efficacemente come un’agenzia di intelligence»

Su quest’ultimo punto, vi sono indicazioni che ciò sia già iniziato. Ad esempio, Bank of America, la seconda banca più grande degli Stati Uniti e parte della WEF-Carnegie Cyber ​​Policy Initiative e FS-ISAC, è stata segnalata come «attivamente ma segretamente impegnata con le forze dell’ordine statunitensi nella caccia a estremisti» in seguito agli eventi del 6 gennaio a Capitol Hill. 

 

In tal modo, Bank of America ha condiviso informazioni private con il governo federale senza la conoscenza o il consenso dei suoi clienti, portando i critici ad accusare la banca di «agire efficacemente come un’agenzia di intelligence».

 

Probabilmente la parte più preoccupante del rapporto, tuttavia, è il suo invito a unire l’apparato di sicurezza nazionale e l’industria finanziaria e quindi utilizzarlo come modello per fare lo stesso con altri settori dell’economia. 

 

Afferma che «proteggere il sistema finanziario internazionale può essere un modello per altri settori», aggiungendo che «concentrarsi sul settore finanziario fornisce un punto di partenza e potrebbe aprire la strada a una migliore protezione di altri settori in futuro».

 

Se tutti i settori dell’economia si fondessero con la sicurezza nazionale, creerebbe una realtà in cui nessuna parte della vita umana quotidiana non è controllata da queste due entità già molto potenti

Se tutti i settori dell’economia si fondessero con la sicurezza nazionale, creerebbe una realtà in cui nessuna parte della vita umana quotidiana non è controllata da queste due entità già molto potenti.

 

Questo è un piano chiaro per creare il tecnofascismo su scala globale.

 

Come chiarisce questo rapporto WEF-Carnegie, la ricetta per inventare un simile incubo è già stata tracciata in coordinamento con le stesse istituzioni, banche e governi che attualmente controllano il sistema finanziario globale.

 

Non solo il controllo aziendale globale è un obiettivo, ma, come sottolineato nell’articolo di Unlimited Hangout su Cyber ​​Polygon, il World Economic Forum e molti dei suoi partner hanno effettivamente un interesse nel collasso sistemico dell’attuale sistema finanziario. 

 

Inoltre, molte banche centrali hanno recentemente proposto sistemi di valuta digitale che possono raggiungere una rapida adozione di massa solo se il sistema esistente crolla.

 

Dato che questi sistemi sono destinati ad essere integrati con gli ID biometrici e i cosiddetti passaporti vaccinali attraverso il WEF e la Vaccine Credential Initiative sostenuta da Big Tech, vale la pena considerare i tempi del previsto lancio di tali sistemi per determinare quando ciò prevede ed è probabile che si verifichi un evento presumibilmente inevitabile.

 

Con questo nuovo sistema finanziario così profondamente interconnesso con i cosiddetti sforzi per le credenziali, il previsto attacco informatico al settore finanziario si verificherebbe probabilmente nel momento in cui faciliterebbe al meglio l’adozione del nuovo sistema economico e la sua integrazione nei sistemi di credenziali attualmente promossi come via d’uscita dalle restrizioni legate al COVID-19.

 

 

Whitney Webb

 

 

 

 

 

Immagine di batjorge via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)

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Geopolitica

Analista strategico turco arrestato per spionaggio a favore dell’Italia. Cosa sta succedendo?

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Metin Gürcan, un ex capitano delle forze armate che oggi svolge il lavoro di analista strategico, è stato arrestato a fine Novembre con l’accusa di «spionaggio politico e militare» a favore dell’Italia.

 

Gürcan, che secondo Radio Radicale era pedinato dai servizi turchi dal 2020, è stato prelevato nella sua abitazione di Istanbul dalla polizia.

 

Lo hanno accusato di aver fornito analisi strategiche ai diplomatici italiani e spagnoli operanti nella capitale Ankara. Gürcan avrebbe ammesso davanti ai giudici di aver consegnato ad ambasciate estere studi a pagamento, ma utilizzando solo OS, cioè quelle che nel gergo dell’Intelligence si chiamano le open sources, cioè le «fonti aperte» come giornali, riviste, post e video pubblicati su Internet etc. Ciò quindi lo metterebbe al riparo dall’accusa di aver tradito segreti militari.

 

Secondo quanto si apprende, l’ex militare avrebbe incontrato un diplomatico del Regno di Spagna presentandogli grafici su «Turchia, Iraq, Iran, Siria, Afghanistan, Libia e occasionalmente Grecia e Ucraina». In cambio avrebbe ottenuto 400 euro mensili.

 

Il 6 gennaio 2020 Gürcan avrebbe incontrato un ufficiale dell’ambasciata d’Italia nel parcheggio di un centro commerciale della capitale turca. Sarebbe seguiti altri due incontri, stesso luogo. Avrebbe quindi ricevuto 500 euro.

 

C’è l’ombra di una purga politica che potrebbe rendere le accuse di spionaggio un mero pretesto per l’arresto: Gürcan è fondatore di Deva, un partito che si oppone al «sultano» Erdogan.

 

L’uomo sostiene quindi di aver condiviso con i diplomatici europei le sue idee sulla politica interna turca in quanto personaggio politico.

 

Si tratta di un arresto pesante, con accuse pesanti anche al nostro Paese.

 

Perché sta accadendo tutto questo? Una risposta potrebbe essere il Trattato del Quirinale.

Perché sta accadendo tutto questo? Una risposta potrebbe essere il Trattato del Quirinale.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Trattato del Quirinale, firmato da pochi giorni, è un accordo che stringe enormemente le relazioni tra Francia e Italia – a discapito dell’Italia, ovviamente, che dispone di un esercito che è la metà di quello di Parigi e che non dispone di testate termonucleari.

 

Il trattato prevede una cooperazione su vari fronti, da quello economico a quello spaziale.

Tuttavia, c’è tutta una serie di questioni non propriamente espresse che sono sottointese al Trattato.

 

Uno degli effetti immediati dell’accordo franco-italiano potrebbe essere un grosso cambio di marcia in Libia, Paese ridotto al collasso proprio da un intervento francese (con contorni di politica interna parigina piuttosto speciosi, ed oscuri). E in Libia si gioca al momento una delle più grandi scommesse per il futuro della Turchia.

 

Uno degli effetti immediati dell’accordo franco-italiano potrebbe essere un grosso cambio di marcia in Libia, e in Libia si gioca al momento una delle più grandi scommesse per il futuro della Turchia

Come noto, gli italiani hanno sostenuto caparbiamente – ma senza mai chiudere la porta agli avversari – il GNA, ossia il governo di Tripoli, riconosciuto dall’ONU. I francesi hanno sempre sostenuto (ufficialmente, solo a livello politico, non militare) le forze del LNA, cioè il generale Haftar – il quale gode di un supporto che include anche russi, egiziani, emiratini e, si mormora, perfino israeliani.

 

La Turchia si frappose inserendosi con il ruolo di protettore del GNA di Tripoli: vi portò migliaia di mercenari, alcuni veterani del macello siriano, e tanta tecnologia militare, tra cui temibili droni di sua produzione. Con il suo intervento, la Turchia scalzò di fatto  l’Italia da storico partner principale di Tripoli: l’immagine plastica fu la chiusura di un ospedale italiano all’aeroporto di Misurata per farvi una base militare turca.

 

Ora, con l’accordo tra italiani e francesi, Erdogan può temere qualche sorpresa in Libia, dove ci si appresta ad andare alle elezioni.

 

L’arresto di Gürcan potrebbe quindi essere un segnale in questa direzione? Si tratta di un avvertimento?

 

Come riportato da Renovatio 21 in vari articoli, la Turchia erdoganiana si trova in una immane crisi economica e in un vicolo cieco diplomatico, attivo su fronti – curdo, libico, ucraino, armeno – in grado di far saltare i nervi a tante potenze regionali e non solo.

 

L’Interpol ha arrestato in Turchia un dirigente ISIS questa primavera.

 

Gli scontri in Nagorno-Karabakh, dove Erdogan supporta apertamente e materialmente l’Azerbaigian contro il armeni, stanno riprendendo in queste settimane.

 

Avendo visto l’attivismo turco di questi ultimi mesi, perfino in Afghanistan, Uuna reazione ancora più violenta da parte di Ankara, di modo anche da distrarre la popolazione sempre più frustrata, non ci pare completamente da escludere.

 

 

 

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Epidemie

Coincidenza: il Congresso americano ha votato per l’mRNA nei vaccini poche settimane prima della pandemia

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Una legge progettata per aggiornare gli stanziamenti finanziari degli Stati Uniti è stata significativamente modificata dalla Camera dei rappresentanti il ​​17 dicembre 2019 e approvata dal Senato americano.

 

Il testo stilato dalla FDA (Sec 605 Biological Product Definition) verteva sulla «definizione di “prodotto biologico”» e del valore legale del termine «proteina». Nel testo sono citati la tecnologia genetica RNA così come i vaccini.

 

Nella definizione proposta, «prodotto biologico significa un virus, siero terapeutico, tossina, antitossina, vaccino, sangue, emocomponente o derivato, prodotto allergenico, proteina o prodotto analogo, o arsfenamina o derivato di arsfenamina (o qualsiasi altro composto organico trivalente di arsenico), applicabile alla prevenzione, al trattamento o alla cura di una malattia o condizione degli esseri umani».

 

Clamorosa coincidenza: pochi giorni dopo la legge votata dai parlamentari USA, viene lanciata l’idea, finanziata con miliardi e miliardi di dollari del contribuente, di utilizzare l’mRNA nei vaccini contro il COVID.

Al contempo, veniva definita la parola «proteina» come « un qualsiasi polimero di alfa amminoacidi con una sequenza specifica e definita di dimensioni maggiori di 40 amminoacidi». Più sopra era specificato quindi che «”proteina” si riferisce a catene contenenti una sequenza specifica e definita di amminoacidi, generalmente fornita da una corrispondente sequenza di DNA o RNA»

 

Il testo è quindi votato come tale nella legge promulgata il 20 dicembre 2019. H.R.1865 – Further Consolidated Appropriations Act, 2020, in cui peraltro si stanziavano denari per una futura «emergenza pandemica»

 

«Per un importo aggiuntivo per le spese necessarie per preparare o rispondere a una pandemia di influenza, $ 260.000.000; di cui $ 225.000.000 sono disponibili fino ad esaurimento, per le attività che comprendono il sviluppo e acquisto di vaccini, antivirali, cure mediche necessarie forniture, diagnostica e altri strumenti di sorveglianza: forniti, (…) i fondi possono essere utilizzati per il costruzione o ristrutturazione di strutture di proprietà privata per il produzione di vaccini contro l’influenza pandemica e altri farmaci biologici, se il il segretario ritiene che tale costruzione o ristrutturazione sia necessaria per garantire forniture sufficienti di tali vaccini o prodotti biologici».

 

Si tratta di parole di grande valore, soprattutto considerando alla data in cui venivano redatte: il 20 dicembre 2019

 

La Cina, dopo un lungo processo di cover-up del quale è ancora accusata, rendeva noto al mondo l’esistenza del COVID a cavallo tra fine dicembre e i primi di gennaio.

 

Tuttavia sappiamo che l’Intelligence di vari Paesi, compresa quella americana pure informata da dissidenti cinesi (lo sostiene il documentario della giornalista americana Sharri Markson) avevea captato vasti segnali di ciò che stava succedendo negli ospedali a Wuhan e fors’anche a Pechino. Una scioccante rivelazione di un dissidente del PCC vuole che il virus fosse messo in circolazione a Wuhan già ad ottobre in occasione dei Giochi mondiali militari.

 

Resta la clamorosa coincidenza: pochi giorni dopo la legge votata dai parlamentari USA, viene lanciata l’idea, finanziata con miliardi e miliardi di dollari del contribuente, di utilizzare l’mRNA nei vaccini contro il COVID.

 

Sui rapporti tra l’ente sanitario nazionale americano diretto da Fauci e il laboratorio di Wuhan sono emersi quest’anno particolari sempre più preoccupanti, che vanno dal danaro fornito agli scienziati cinesi per lo studio di manipolazione genetica del coronavirus del pipistrello alle continue menzogne raccontate per coprire tutto.

 

Su Renovatio 21 già un anno e mezzo fa pubblicavamo un articolo di Robert Kennedy jr. che, con mesi di anticipo, metteva in fila un bel po’ di strane coincidenze «americane» nel virus di Wuhan.

 

Questa però, le batte tutte.

 

 

 

 

 

Immagine di DragoR37 via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

 

 

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