Politica
Elezioni polacche, i filoeuropei dichiarano vittoria
L’opposizione politica centrista e filo-UE della Polonia è pronta a prendere il posto del partito conservatore Legge e Giustizia (PiS), secondo un exit poll di Ipsos pubblicato dopo le elezioni di domenica, che mostra il PiS in testa ma non abbastanza per mantenere il controllo il governo.
Il leader dell’opposizione Donald Tusk, l’ex presidente del Consiglio europeo che ora guida il partito della Coalizione Civica che si è unito all’alleanza della Terza Via e al partito della Sinistra per formare quella che sembra essere la fazione vincente, ha salutato i risultati del voto come «la fine dei tempi brutti, la fine del governo di Legge e Giustizia».
Mentre il sondaggio vedeva il PiS al primo posto con il 37% dei voti, dandogli la prima scelta per formare una coalizione di governo, i successivi tre classificati – Coalizione Civica al 32%, Terza Via al 13% e Sinistra all’8,6% – ha ottenuto un sostegno sufficiente per bloccare gli sforzi del PiS, lasciandogli solo il partito di destra Confederazione (con appena il 6,2% dei voti) come potenziale alleato.
«Mai in vita mia sono stato così felice di occupare apparentemente il secondo posto», ha detto domenica ai tifosi a Varsavia Tusk, che è stato primo ministro polacco dal 2007 al 2014. «Ha vinto la Polonia, ha vinto la democrazia».
La vittoria dell’opposizione riporterebbe la Polonia nel seno dell’UE, che ha punito il PiS per aver messo in discussione la supremazia del diritto comunitario su quello polacco, trattenendo oltre 35 miliardi di euro in aiuti durante gli otto anni di regno del partito.
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Anche il leader del PiS Jarosław Kaczyński ha dichiarato che i risultati elettorali del partito sono un grande successo, ma non abbastanza eccezionale.
«La domanda che abbiamo davanti è se questo successo potrà trasformarsi in un altro mandato del nostro governo», ha detto domenica ai sostenitori presso la sede del partito, esortandoli ad «avere speranza» e promettendo che «indipendentemente dal fatto che siamo al potere o all’opposizione, realizzeremo questo progetto».
I risultati preliminari suggeriscono che l’opposizione controllerà la camera bassa del Parlamento – chiamato in polacco Sejm – con 248 dei suoi 460 seggi contro i 200 del PiS. I numeri del voto finale sono attesi entro martedì.
Il PiS funzionava su una piattaforma di politica migratoria più dura (nonostante un recente scandalo «cash-for-viss»), aumento della spesa sociale, forza militare e sostegno all’Ucraina contro la Russia senza permettere al grano ucraino a buon mercato di decimare i mezzi di sussistenza degli agricoltori polacchi. Tutti e tre i partiti di opposizione hanno cercato di migliorare le relazioni con l’UE, anche invertendo le riforme giudiziarie del PiS e liberalizzando l’aborto e la politica LGBT.
La copertura mediatica delle elezioni le ha definite le più importanti nella storia post-comunista della Polonia per spiegare come l’affluenza alle urne – tra cui un record di 600.000 polacchi residenti all’estero – abbia superato anche la percentuale di coloro che accorsero alle urne nel 1989 nelle prime elezioni democratiche del Paese.
Come riportato da Renovatio 21, in campagna elettorale Tusk aveva accusato il PiS di «aiutarsi» con il babau della Wagner stazionata in Bielorussia vicino al confine polacco. Il presidente bielorusso Lukashenko aveva, non si sta quanto scherzando, detto in un incontro con Putin che i wagneriti volevano «visitare» la Polonia.
La Polonia ospiterebbe campi di addestramenti di bielorussi in esilio per un preparare un colpo di Stato a Minsk. Varsavia aveva quindi emanato un ultimatum ai bielorussi, chiedendo l’espulsione della Wagner.
Tusk, già presidente del Partito Popolare Europeo e del Consiglio d’Europa, è stato primo ministro dal 2007 al 2014 – era cioè in carica durante il golpe di Maidan. Verso Varsavia fioccarono anche allora accuse di ospitare milizie nazionaliste ucraine in campi di addestramento.
Il suo ministro degli esteri era Radoslav Sikorski (nella foto a sinistra, suo compagno di partito noto per le ascendenze neocon e l’attitudine verso la guerra.
Il Sikorski ringraziava via Twitter gli USA per l’esplosione del gasdotto euro-russo Nord Stream, peraltro nello stesso giorno in cui la Polonia inaugurava un gasdotto proveniente dalla Norvegia.
Il Sikorski, avvistato qualche mese fa al Bilderberg di Lisbona, ricordiamo è marito della neocon americana Anne Applebaum. L’uomo è arrivato a dire che andrebbero fornite a Kiev armi atomiche. A inizio conflitto aveva ipotizzato apertis verbis la fornitura a Kiev di armi atomiche.
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Immagine di r Mateusz Włodarczyk via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Politica
«Il tradimento dei chierici»: quelli che volevano la Bonino presidente
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- Indro Montanelli — decano del giornalismo italiano, cantore a suo tempo del colonialismo italiano
- Angelo Panebianco — politologo, editorialista del Corriere della Sera (il giornale del conservatorismo italiano, tipo)
- Rita Levi-Montalcini — scienziata, Premio Nobel, senatrice a vita, attivista abortista
- Antonio Baldassarre — costituzionalista, ex presidente della Corte Costituzionale
- Maurizio Costanzo — presentatore e giornalista, già nelle liste della P2
- Lucio Dalla — indimenticato cantautore felsineo, associato talvolta all’omosessualità (mai dichiarata) o all’Opus Dei (smentito)
- Margherita Hack — astrofisica televisiva, ateissima, figlia di pionieri italiani della Teosofia
- Umberto Veronesi — oncologo «laico», già ministro, teorizzatore di un futuro bisessuale con il laboratorio come unica forma di riproduzione di individui sani
- Danielle Mitterrand — vedova del noto presidente francese (cioè la vedova-vedova, non una delle amanti)
- Franca Rame — attrice e moglie di Dario Fo, poi eletta al Senato nel 2006 con il partito biodegradabile Italia dei Valori (IdV) guidato da Antonio Di Pietro.
- Edoardo Bennato — popolare cantante partenopeo
- Franco Battiato — esoterico cantante etneo
- Raffaele La Capria — scrittore e sceneggiatore dei film di Francesco Rosi
- Oliviero Toscani — fotografo e pubblicitario dei Benetton, figlio del fotografo che fece gli scatti dei cadaveri appesi di Mussolini e della Petacci in piazzale Loreto
- Caterina Caselli — cantante e soprattutto discografica milanese
- Bernardo Bertolucci — regista premio Oscar, con alcuni film che ci chiediamo come possano essere passati sugli schermi per i contenuti allucinanti (e non parliamo di Ultimo Tango a Parigi, ma, ad esempio, de La luna)
- Catherine Spaak — attrice, cantante, conduttrice televisiva e ballerina belga naturalizzata italiana
- Claudia Koll — attrice di una pellicola di Tinto Brass, poi convertitasi al medjugorismo.
- Iva Zanicchi — cantante detta «l’Aquila di Ligonchio», storica conduttrice della trasmissione di Rete 4 «Ok il prezzo è giusto»
- Mario Monicelli — regista, poi finito suicida
- Claudia Cardinale — attrice italo-tunisina, moglie di un regista senatore di Alleanza Nazionale
- Vittorio Gassman — attore, che dichiarava la depressione e la sua cura psichiatrica apertis verbis.
- Marco Tardelli — ex calciatore trionfatore del Mundial del 1980
- Giorgio Celli — etologo televisivo bolognese
- Salvatore Veca — filosofo della politica punto di riferimento filosofico della sinistra non marxista
- Ernesto Illy — fedele valdese e imprenditore del caffè
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Politica
Trump: l’Irlanda sarà riunificata
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha predetto che la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord, che fa parte della Gran Bretagna, finiranno per riunirsi.
La Repubblica d’Irlanda divenne indipendente dalla Gran Bretagna nel 1922, mentre sei contee del Nord-Est rimasero nel Regno Unito e formarono l’Irlanda del Nord.
Dopo l’incontro di sabato a Dublino con il primo ministro irlandese Micheál Martin, Trump ha detto ai giornalisti che gli piacerebbe «vedere l’Irlanda riunificata». «Penso che sarebbe un grande successo per tutti se ciò accadesse. Accadrà prima o poi. Tanto vale che accada ora», ha aggiunto, indicando in Martin «l’uomo giusto… per dare il via al processo».
Pur ammettendo che «il Regno Unito avrà ovviamente qualcosa da dire al riguardo», Trump ha ribadito che un’Irlanda unita «sarebbe una cosa fantastica», aggiungendo di essere «amico» con il primo ministro irlandese e definendo i rapporti tra Washington e Dublino i migliori di sempre.
Più tardi, nella residenza dell’ambasciatore statunitense, Trump ha riconosciuto che le sue parole potevano essere controverse, osservando che «è una di quelle domande per cui, a prescindere da ciò che si dice, non esiste una risposta valida».
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All’inizio dell’anno aveva già parlato di una possibile «fusione» tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord, richiamando il buon rapporto tra Martin e la vice prima ministra dell’Irlanda del Nord Emma Little-Pengelly.
I predecessori di Trump alla Casa Bianca hanno sostenuto lo status quo fissato dall’Accordo di Belfast del 1998, mediato dagli Stati Uniti e noto anche come Accordo del Venerdì Santo. Quell’intesa mise in gran parte fine a circa trent’anni di violenza politica in Irlanda del Nord tra l’IRA e altri gruppi minori favorevoli alla riunificazione con l’Irlanda, i gruppi lealisti che volevano restare nel Regno Unito e le forze di sicurezza britanniche.
L’accordo prevede un percorso verso la riunificazione se la maggioranza in Irlanda del Nord lo sostenesse. In quel caso il Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord dovrebbe indire un referendum.
Sabato, in un post su X, Gavin Robinson, leader del Partito Unionista Democratico, ha criticato le ultime parole di Trump. «Il presidente Trump sa meglio di chiunque altro che le elezioni contano… L’Irlanda del Nord fa parte del Regno Unito perché questa è la volontà democratica consolidata del suo popolo», ha scritto. L’Irlanda del Nord «continuerà a scegliere il Regno Unito e la sicurezza che offre».
Durante la sua prima visita in Irlanda del Nord il mese scorso, anche il primo ministro britannico Andy Burnham ha definito un referendum sulla riunificazione «fuori discussione».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Politica
Sì, vogliamo i funerali di Stato per Emma Bonino
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