Spirito
Diaconato femminile
Roma si trova in imbarazzo per la pressione delle richieste di ordinazione delle donne al diaconato.
L’ordinazione delle donne al diaconato è un tema ricorrente nella Chiesa fin dall’istituzione dei diaconi permanenti in linea con il Concilio (1). Di fronte alle crescenti richieste di ordinazione delle donne al sacerdozio o all’episcopato, Roma ha pubblicato dei documenti2 che risolvono definitivamente la questione per questi due gradi superiori del sacramento dell’Ordine, ma senza affrontare il diaconato.
La Commissione Teologica Internazionale ha affrontato il tema del diaconato in un documento pubblicato nel 2002.
Nel frattempo, Paolo VI aveva riformato gli ordini minori, trasformandoli in «ministeri» conferiti a uomini laici (lettorato e accolito). Papa Francesco, citando le richieste avanzate durante i Sinodi dei Vescovi e il fatto che le funzioni inerenti a questi ministeri derivassero dal «sacerdozio battesimale», ha concesso, nella Lettera Apostolica Spiritus Domini (10 gennaio 2021), la possibilità di conferirli alle donne; non sorprende che i documenti preparatori del Sinodo sulla sinodalità menzionino pressanti richieste per il diaconato. Il documento finale afferma semplicemente che la questione è aperta e che «il discernimento su questa materia deve proseguire» (n. 60).
I vescovi stanno aprendo nuove strade affidando funzioni clericali alle donne (delegati episcopali che svolgono il ruolo di vicari episcopali, nella parte germanofona del Canton Friburgo in Svizzera nel 2020 e nel Brabante Vallone nel 2024), ma papa Francesco ha compiuto un ulteriore passo avanti nominando una suora prefetto del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. In tutti questi casi, la persona è accompagnata da un sacerdote (o da un cardinale) per controfirmare gli atti giurisdizionali.
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Come possiamo vedere, la tendenza è quella di affidare alle donne il maggior numero possibile di funzioni normalmente maschili, pur esitando di fronte alle barriere dei poteri clericali e giurisdizionali.
Nel 2016, papa Francesco ha affidato lo studio del diaconato femminile a una prima commissione, e poi a una seconda nel 2020. Quest’ultima ha presentato la sua relazione al papa, datata 7 febbraio 2025, e una sintesi è stata pubblicata dalla Sala Stampa Vaticana il 4 dicembre, insieme alla ripartizione dei voti dei membri.
La risposta è un «no», un’affermazione esitante che, data la divergenza di opinioni, non osa essere definitiva. Il tono delle conclusioni è notevole: «mantenere un approccio cauto», la necessità di «indagini su scala mondiale», di una «saggezza lungimirante» per «esplorare questi orizzonti ecclesiali», un’enfasi sulla «diakonia della verità», sulla «parresia evangelica» – in breve, una cauta circospezione.
L’unico punto di consenso è l’espansione dei ministeri assegnati alle donne e la promozione della «diakonia battesimale». In breve, si cerca di accontentare tutti perché il terreno è irto di difficoltà.
Infatti, il testo rileva che i gruppi che insistono sul diaconato femminile all’interno del Sinodo non sono rappresentativi, sono in conflitto con la tradizione (è chiaro che non vogliono limitarsi al diaconato) e le loro motivazioni non sono convincenti (un senso di diritto, di chiamata, un bisogno di riconoscimento all’interno della Chiesa, etc.).
In breve, un gruppo di attivisti che calpesta gli insegnamenti definitivi della Chiesa e vuole abbattere una dopo l’altra le barriere della Tradizione.
Tutto questo per un ministero la cui urgenza non è ancora compresa, a 60 anni dalla sua istituzione: «Va notato che in molte diocesi del mondo il ministero del diaconato non esiste e che in interi continenti questa istituzione sacramentale è quasi del tutto assente». Laddove è in vigore, le attività dei diaconi spesso coincidono con i ruoli dei ministeri laici o dei ministri della liturgia, sollevando interrogativi nel popolo di Dio sul significato specifico della loro ordinazione. In altre parole, «il diaconato sta ancora cercando la sua strada».
Questa è la storia della Chiesa dopo il Concilio: lasciarsi intimidire da una minoranza attivista e imporre a tutti i cattolici i capricci di pochi progressisti eterodossi.
Don Nicolas Cadiet
FSSPX
NOTE
1) Costituzione Lumen Gentium, n. 29; Paolo VI, Lettera Apostolica in forma di motu proprio Sacrum diaconatus ordinem (18 giugno 1967), Lettera Apostolica in forma di motu proprio Ad pascendum (18 agosto 1972).
2) Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede Inter insigniores, 15 ottobre 1976, e Lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis, 22 maggio 1994.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Jebulon via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Spirito
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Occulto
«Ex» vescovo difende la partecipazione di Papa Leone alla Pachamama: «atto interreligioso»
L’ex vescovo tedesco Reinaldo Nann è intervenuto in difesa di papa Leone XIV in merito alla sua partecipazione a una cerimonia legata alla Pachamama nel 1995, sostenendo che la sua presenza fosse solo un gesto culturale «interreligioso» per onorare «l’anima della Terra». Lo riporta LifeSite.
Il 22 marzo, il sito di notizie in lingua spagnola Religión Digital ha pubblicato una difesa di papa Leone XIV a cura di Nann, in cui il pontefice veniva difeso dalle accuse di aver partecipato a un atto di idolatria durante un congresso ecologico e teologico tenutosi in Brasile nel 1995. In quell’occasione, l’allora missionario padre Robert Prevost fu fotografato inginocchiato durante una cerimonia dedicata a Pachamama, una dea pagana legata alle tradizioni religiose andine.
«Assistiamo a un atto interreligioso, in cui un rappresentante della cultura andina fa un tributo alla Terra, un’offerta e un dialogo con essa. Il gesto della preghiera non è automaticamente adorazione, e nemmeno il gesto dell’inginocchiarsi», ha scritto il Nann.
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Nann è stato ordinato sacerdote nel 1987 nell’arcidiocesi di Friburgo, in Germania. Ha lavorato come missionario in Perù a partire dal 1991, quindi nello stesso contesto culturale e durante un periodo storico simile a quello degli eventi in questione.
Nel 2017, papa Francesco lo nominò Vescovo di Caravelí. Tuttavia, si dimise dall’incarico episcopale nel 2024 e l’anno successivo si sposò. Secondo quanto riportato da Religión Digital, attualmente vive «in pensione e vive la sua vocazione profetica con un atteggiamento amorevole, critico e costruttivo nei confronti della Chiesa».
«Per dirla senza mezzi termini: il giovane missionario Robert Prevost ha effettivamente partecipato a questo congresso del 1995 su ecologia e teologia, e durante una cerimonia dedicata a Madre Terra si è inginocchiato», ha ammesso il Nann. «Ma nella foto non vedo nessuna statua di Pachamama, solo uomini inginocchiati, e uno di loro che alza la mano destra».
Per questo motivo, aggiunge, «la mia interpretazione della foto, da missionario che ha studiato la cultura andina, è molto diversa». «Quello che vediamo è un atto interreligioso, in cui un rappresentante della cultura andina compie un tributo alla Terra – un’offerta e un dialogo con la Terra. Altre persone, tra cui sacerdoti agostiniani, partecipano a questa cerimonia, che fa parte della tradizione andina. La cultura andina conserva alcune credenze pagane, come l’idea che la Terra abbia un’anima simile a quella di una persona (proprio come l’acqua, una collina o un albero)».
L’articolo risponde esplicitamente alle interpretazioni avanzate da testate come LifeSiteNews, Novus Ordo Watch e InfoVaticana, che hanno descritto l’atto come idolatrico e suggerito conseguenze teologiche per la legittimità di papa Leone XIV. Nann respinge tale conclusione, affermando che queste letture «fraintendono» sia la natura dell’atto sia l’intenzione che lo ha animato.
Giustificando le azioni di Prevost, Nann prosegue: «In epoca precristiana Pachamama era una dea, ma oggi è vista più come una creatura di Dio con una certa personalità. Questo non è in linea con la filosofia cristiana occidentale; tuttavia, si adatta alla spiritualità francescana». Il riferimento di Nann è al Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi . «Non si tratta di sincretismo, ma di inculturazione».
«Nel caso di Pachamama, esistono forme di cerimonia che non contraddicono la fede cristiana», continua. «Possiamo inginocchiarci davanti a lei proprio come ci inginocchiamo davanti ai santi. Ciò che conta è l’intenzione. Un gesto di preghiera non è automaticamente un atto di adorazione, né lo è l’atto di inginocchiarsi. Questo è esattamente ciò che le sette evangeliche in America Latina ci rinfacciano continuamente: sostengono che i cattolici adorano i santi perché si inginocchiano davanti a loro. Ora alcuni cattolici stessi usano questo argomento contro papa Leone – è la cosa più assurda che abbia sentito da anni».
Attribuire un’anima alla Terra implica una visione del mondo animistica incompatibile con la dottrina cattolica, la quale sostiene che solo gli esseri viventi possiedono un’anima e che solo l’anima umana è immortale.
Questa prospettiva conduce inevitabilmente al panteismo, offuscando la distinzione tra Creatore e creatura. Non sorprende quindi che idee simili siano state riprese da diversi teologi neomodernisti, come il gesuita Pierre Teilhard de Chardin.
Altrettanto fuorviante è il tentativo di presentare la cerimonia come una forma di «venerazione» della Terra, paragonabile alla venerazione dei santi. La Terra non è un soggetto spirituale con cui si possa dialogare: solo l’essere umano è stato creato «a immagine e somiglianza di Dio» (Gen 1,26-27). I santi sono persone reali, dotate di intelletto e volontà, partecipi della gloria divina e capaci di intercessione. Essi appartengono alla comunione dei santi come membri viventi della Chiesa.
Inoltre, nel cantico di San Francesco, le creature sono chiamate «fratello» e «sorella» in senso poetico e analogico, come segni che rimandano al Creatore. Non vi è alcun dialogo religioso con esse, né alcun gesto di adorazione rivolto alla natura. L’intento era, infatti, quello di contrastare l’eresia albigese, che negava la bontà della materia.
Infine, riguardo alla questione dell’«intenzione» e al riferimento alle polemiche evangeliche, va detto che nel culto cristiano l’oggetto della venerazione è definito teologicamente. Nel caso di Pachamama, invece, l’oggetto dell’inginocchiarsi rimane ambiguo e legato a un sistema religioso estraneo e incompatibile con il Vangelo.
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«Questo culto si è adattato al cristianesimo e ora viene orribilmente adattato al capitalismo occidentale. I minatori informali – e ce ne sono milioni in America Latina – provengono generalmente dalla cultura andina», continua Nann. «Sanno che il loro lavoro è estremamente pericoloso. Quelli molto cattolici assumono un sacerdote per impartire una benedizione prima di entrare in miniera per la prima volta. Altri, meno cattolici, ingaggiano uno sciamano per celebrare una cerimonia di offerta alla Terra. Non ci sono sacrifici umani: vengono offerti solo prodotti della Terra. Tuttavia, ho sentito dire che in un numero molto limitato di casi potrebbero essere stati offerti animali o persino persone in questo contesto. Non è una cosa normale», minimizza l’ex vescovo.
Come riportato da Renovatio 21, i casi di uccisioni rituali non sono affatto rari. Il rito della wilancha non fa eccezione. L’unica ragione per cui tali pratiche non sono più diffuse è il contesto giuridico e culturale prevalente, che condanna il sacrificio umano come abominevole. Nella mitologia precolombiana, il sacrificio umano era, come è noto, la norma. Solo il cristianesimo ha posto fine a questa barbarie.
La Pachamama è con evidenza la versione del vaticano paganizzato di Gaia, il pianeta reso ente senziente superiore teorizzato da James Lovelock, cioè la Terra divinizzata, deificata a discapito dell’uomo suo parassita: un’inversione totale della Genesi biblica, per cui il creato ruota intorno all’uomo.
Ci troviamo ancora una volta dinanzi a quello che Renovatio 21 a più riprese ha definito catto-paganesimo papale, adulterazione idolatrica se non demoniaca del rito spinta dallo stesso vertice del papato.
La chiesa di fatto insiste con lo spirito sudamericano su più livelli: bisogna pensare al rito amazzonico e al rito maya ( la cui bozza finale conteneva azioni liturgiche basate su azioni pagane) spuntati durante il papato di Bergoglio, che fece un giro anche sul paganesimo spiritista nordamericano, appassionatamente abbracciato da Bergoglio nel suo viaggio in Canada. Episodi di catto-sciamanismo visti anche in Nordamerica.
Come Renovatio 21 ha già avuto modo di scrivere, la chiesa non sta solo suicidandosi: si sta pervertendo sino a trasformarsi in un’immane macchina di morte. Le aperture verso la contraccezione e soprattutto la produzione di esseri umani in laboratorio – dove per ogni bimbo in braccio ne vengono sacrificati dozzine – stanno a significare proprio questo. Come non pensare, poi al vaccino propagato e imposto con prepotenza dal pontefice, incontrovertibilmente ottenuto tramite il sacrificio umano di feti innocenti.
Immagine da LifeSiteNews
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