Spirito
Cremazione: cosa ne pensa la Chiesa?
Esiste uno stretto legame tra il comportamento umano e le credenze. Le cerimonie funebri riflettono la concezione che l’uomo ha della morte e della vita dopo la morte. E inversamente il modo di trattare la fine della vita umana modella le mentalità. La storia di questi riti, anche tra i pagani, è rivelatrice.
Storia
Nell’antichità greca e romana era comune la cremazione o l’incinerazione dei corpi dei defunti. Tuttavia la sepoltura è sempre stata molto diffusa, veniva praticata in Persia o in Egitto. Nell’Antico Testamento, invece, non troviamo alcun rito della cremazione. Gli ebrei usarono sempre la sepoltura, questo era dovuto alla loro fede nell’immortalità dell’anima. La legge mosaica ordinava addirittura la sepoltura dei nemici.
La Chiesa cattolica è sempre stata fortemente contraria alla cremazione. La sepoltura dei fedeli defunti è stata la sua pratica costante e unanime fin dalla sua fondazione, nonostante i rischi corsi dai primi cristiani per seppellire i propri morti, in tempi di grandi persecuzioni. Perché i cristiani rifiutarono categoricamente la cremazione, nonostante i pericoli?
Solo un precetto emanato direttamente dagli Apostoli, che impone la sepoltura, può spiegare questa pratica esclusiva della Chiesa primitiva. Già sant’Agostino affermava questa regola: una consuetudine universalmente e costantemente conservata nella Chiesa deve presumersi di origine apostolica, cioè stabilita dagli Apostoli. Ci troviamo quindi in presenza di un uso che appartiene al tesoro della Tradizione cattolica.
La Chiesa impose la sepoltura ai popoli barbari che si convertirono uno dopo l’altro alla fede cattolica. Sotto la sua influenza l’uso della cremazione scomparve in tutta l’Europa cristiana; e fuori dell’Europa, presso tutti i popoli penetrati dalla civiltà cristiana, la sepoltura divenne l’unico rito funebre.
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La Rivoluzione e le sue conseguenze
Fu con la Rivoluzione del 1789 che apparve la richiesta di cremazione. Ma fu solo nell’ultimo quarto del XIX secolo che l’idea cominciò a diffondersi in Europa, sotto l’azione della Massoneria che creò delle società con lo scopo di diffondere la cremazione.
In Francia, fu il 30 marzo 1886 che il deputato Jean-Baptiste Blatin, futuro gran maestro del Grande Oriente, fece adottare un emendamento secondo il quale ogni cittadino poteva adottare come metodo di sepoltura sia l’inumazione che la cremazione. (1)
Lo stesso giorno, mons. Charles-Emile Freppel, vescovo di Angers e deputato del Parlamento del Finistère, si espresse con forza contro questo emendamento alla Camera dei deputati: «Si tratta semplicemente di un ritorno al paganesimo in ciò che ha fatto di meno morale ed elevato, al paganesimo materialistico».
Pericolo prossimo di perversione della fede
La sepoltura è una di quelle pratiche che ammette eccezioni, a differenza dell’adulterio o dell’aborto. La Chiesa può essere tenuta a tollerare in alcune circostanze eccezionali, in casi di estrema necessità e in vista di un bene superiore: in particolare durante grandi epidemie contagiose o in caso di guerra con ingenti vittime. Ma le eccezioni sono per loro natura eccezionali.
L’idea alla base della cremazione è quella dell’annientamento assoluto e definitivo: dopo la morte tutto è finito, non resta più nulla.
La Massoneria comprendeva perfettamente che la cremazione era un mezzo per distogliere gradualmente gli uomini dalla fede nell’aldilà. Una circolare dei Massoni della fine del XIX secolo diceva:
«I Fratelli dovrebbero usare tutti i mezzi per diffondere l’uso della cremazione. La Chiesa, vietando il rogo dei corpi, afferma i suoi diritti sui vivi e sui morti, sulle coscienze e sui corpi, e cerca di preservare nel volgo le credenze, oggi dissipate alla luce della scienza, che toccano l’anima spirituale e la vita futura».
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Legislazione ecclesiastica vieta la cremazione
Per questo la Chiesa, consapevole del pericolo per le anime, si è espressa con forza contro questi cultisti anticristiani e ha mostrato la grande importanza che attribuisce a questo tema. Già nel 1886, Papa Leone XIII chiese ai vescovi di «istruire i fedeli circa l’abominevole pratica di bruciare cadaveri umani e di distoglierne con tutte le loro forze il gregge loro affidato».
A questo decreto seguirono altri testi del Sant’Uffizio che condannavano costantemente la cremazione:
- Decreto del 15 dicembre 1886, in base al quale coloro che hanno destinato i propri corpi alla cremazione devono essere privati della sepoltura ecclesiastica.
- Decreto del 27 luglio 1892, che vieta di amministrare gli ultimi sacramenti ai fedeli che hanno lasciato il mandato di bruciare il proprio corpo dopo la morte e che, essendo stati avvertiti, rifiutano di riconsiderare la propria decisione.
Questi successivi decreti furono ripresi e riassunti nel Codice di diritto canonico del 1917, in particolare il canone 1203 che recita:
§ 1 I corpi dei fedeli defunti devono essere sepolti, essendo vietata la loro cremazione.
§ 2 Se qualcuno ha ordinato in qualsiasi modo che il suo corpo venga cremato, non è lecito eseguire questa volontà.
Il canone 1240 § 1 precisa inoltre: Sono privati della sepoltura ecclesiastica, a meno che prima della morte non abbiano dato segni di penitenza: […] coloro che hanno ordinato che il loro corpo fosse consegnato alla cremazione.
Infine, un’istruzione del Sant’Uffizio del 19 giugno 1926 condannava ancora «questa barbara consuetudine, che ripugna non solo alla pietà cristiana, ma anche alla pietà naturale verso i corpi dei defunti e che la Chiesa, fin dalle sue origini, ha costantemente proscritto (…)».
«La Sacra Congregazione del Sant’Uffizio esorta inoltre con la massima serietà i pastori dell’ovile cristiano a dimostrare ai fedeli a loro affidati che nel profondo i nemici del nome cristiano non vantano e non propagano la cremazione dei cadaveri che al solo scopo di distogliere gradualmente le menti dalla meditazione della morte, di allontanare da loro la speranza della risurrezione dei morti e di preparare così le vie al materialismo».
Questa istruzione si concludeva chiedendo che i sacerdoti continuassero ad insegnare questi punti, «affinché i fedeli si allontanino con orrore dall’empia pratica della cremazione».
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Il pensiero della Chiesa
La santa Chiesa cattolica ha sempre riservato ai corpi dei fedeli defunti rispetto e onore, come è ben dimostrato dalla cerimonia di assoluzione dopo la messa funebre: il sacerdote benedice il corpo del defunto con l’acqua benedetta, poi lo incensa, girando attorno alla bara.
La Chiesa incarica il suo rappresentante, il sacerdote, di accompagnarlo fino al luogo della sua «deposizione» sulla terra, dove attenderà, nella pace, la risurrezione del corpo che avverrà alla fine del mondo.
Infatti, il corpo del cristiano defunto era sulla terra il tempio dello Spirito Santo; era segnato con sante unzioni; ha ricevuto l’Eucaristia, seme di eternità; partecipò alle opere buone e fu strumento di salvezza. Sarebbe improprio e irrispettoso trattarlo brutalmente mediante la cremazione.
Il diritto canonico del 1917, in particolare il canone 1203 che recita:
§ 1 «I corpi dei fedeli defunti devono essere sepolti, essendo vietata la loro cremazione».
§ 2 “Se qualcuno ha ordinato in qualsiasi modo che il suo corpo venga cremato, non è lecito eseguire questa volontà».
Il canone 1240 § 1 precisa inoltre: «Sono privati della sepoltura ecclesiastica, a meno che prima della morte non abbiano dato segni di penitenza: […] coloro che hanno ordinato che il loro corpo fosse consegnato alla cremazione».
«La Sacra Congregazione del Sant’Uffizio esorta inoltre con la massima serietà i pastori dell’ovile cristiano a dimostrare ai fedeli a loro affidati che nel profondo i nemici del nome cristiano non si vantano e non propagano la cremazione dei cadaveri, ma solo con lo scopo di distogliere gradualmente le menti dalla meditazione della morte, di allontanare da loro la speranza della risurrezione dei morti e di preparare così le vie al materialismo».
Questa istruzione si concludeva chiedendo che i sacerdoti continuassero ad insegnare questi punti, «affinché i fedeli si allontanino con orrore dall’empia pratica della cremazione».
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Verso una vita rinnovata
Le cerimonie funebri cattoliche ci mostrano che la morte non è una distruzione definitiva e assoluta. Secondo l’etimologia «cimitero» significa «dormitorio». Nel cimitero riposano i defunti, in un sonno speciale ovviamente, ma in attesa di risvegliarsi per un’altra vita. Il corpo sepolto, infatti, è come il chicco di grano che cade nella terra e si decompone: da lì, per l’azione misteriosa dell’onnipotenza divina, scaturirà la vita.
La sepoltura è in armonia con i dogmi dei fini ultimi, che significa: il corpo «seminato nella corruzione, risorgerà incorruttibile» (2), e perciò viene deposto come seme nel cimitero. Ma il corpo bruciato è come il grano che viene cotto o bruciato: non genererà mai nuova vita. Un corpo ridotto in cenere non aspetta più nulla; la distruzione sembra definitiva, non c’è più nulla da sperare.
Passare dal simbolismo così espressivo delle cerimonie cattoliche al simbolismo negativo della cremazione non è senza conseguenze. Per secoli queste cerimonie hanno plasmato il pensiero umano sull’aldilà. Il passaggio da un simbolismo all’altro modifica il pensiero e lo orienta verso la negazione di ogni vita dopo la morte: l’uomo è solo una piccola materia; è scomparso per sempre, conserva l’esistenza solo nel cuore dei vivi, e non nella vita reale dopo la morte.
Pietà verso i defunti
Il rispetto della Chiesa per il corpo del defunto continua con la tomba decorata presso la quale la gente tornerà a pregare: la sepoltura è una decomposizione nascosta; tutto avviene sottoterra; mettiamo un velo sulla miseria del marciume e sul ritorno alla polvere; esso è progressivo, avviene per la lenta azione delle cause naturali, secondo le leggi che vengono da Dio.
La cremazione, invece, è visibile, vi si può assistere e vederne il risultato nelle ceneri che vengono donate: la verità della distruzione è crudelmente portata davanti agli occhi. Inoltre è brutale: come può un corpo che è stato oggetto di affetto, di pietà o di amicizia essere consegnato ad una distruzione così violenta e così contraria alla natura? Mons. Freppel lo ha definito «un atto da selvaggi».
La pratica della sepoltura è motivo di consolazione e di speranza anche per chi resta. Il cimitero dove riposano le spoglie dei nostri defunti ci invita a pregare per loro. Ma come possiamo pregare davanti a un contenitore in cui abbiamo riposto alcuni resti di ossa carbonizzate? Anche qui vediamo che la Chiesa conosce perfettamente la psicologia umana.
Infine, la sepoltura è in armonia con il desiderio cristiano di conformarsi a Cristo in tutto, e simboleggia l’unità mistica di Cristo e dei fedeli. È il rito che ha voluto per sé: siamo incorporati a Lui, dobbiamo essere assimilati a Lui in tutto. Siamo sepolti come lui e con lui. Egli è “il primogenito dai morti” e anche noi risorgeremo con lui.
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Accettare il castigo
Sappiamo per fede che la morte è una punizione di Dio per il peccato: «Polvere sei e in polvere tornerai». L’uomo deve riconoscere umilmente che Dio è il padrone di tutte le cose, e sottomettersi a questa sentenza; deve lasciarsi imporre questo ritorno alla polvere. Attraverso la sepoltura, questa frase si compie come Dio la vuole: l’uomo subisce nel suo corpo il ritorno alla polvere.
Nella cremazione, invece, il defunto ordina che il suo corpo non diventi polvere, ma cenere. È lui stesso che si impone questa distruzione, non è Dio. Non si sottomette, comanda. Che ci piaccia o no, il nostro modo di procedere ci porta a pensare che l’uomo non si sottomette alla sentenza di Dio: sfugge all’autorità di Dio e al dovere di sottomettersi a Lui.
Come scriveva il massone sopra citato, «la Chiesa, vietando il rogo dei corpi, afferma i suoi diritti sui vivi e sui morti». Ma l’uomo di oggi vuole essere il padrone assoluto. Si dà il diritto di sopprimere la vita appena iniziata e di interrompere quando vuole la vita che sta finendo. Allo stesso modo, vuole anche il potere di distruggere il suo corpo come meglio crede.
Vuole essere padrone di sé non solo fino alla morte, ma anche oltre la morte. Tuttavia, non avendo il potere di ripristinare la vita, e nemmeno di opporsi alla distruzione, tutto ciò che gli resta, per sottolineare il suo presunto potere, è andare oltre nella distruzione.
La capitolazione della Chiesa conciliare
Purtroppo a partire dal Concilio Vaticano II la Chiesa ha modificato la sua legislazione; ha rotto con tutta la sua tradizione e ora autorizza la cremazione. Ciò è avvenuto sotto l’influsso dannoso della Massoneria, che tenta di eliminare tutto ciò che ancora dà alla nostra società un carattere cristiano.
Un’Istruzione del Sant’Uffizio approvata da Paolo VI il 5 luglio 1963, ma pubblicata solo il 24 ottobre 1964, limita la condanna della cremazione ai soli casi in cui essa sia chiaramente dettata da una mentalità anticristiana.
«Il miglioramento di detto stato d’animo [l’opposizione ai costumi cristiani, e la negazione dei dogmi cristiani], unito al ripetersi oggi sempre più frequente di circostanze manifeste che si oppongono alla sepoltura [?] spiega le numerose domande indirizzate alla Santa Sede per allentare la disciplina ecclesiastica relativa alla cremazione».
«I sacramenti e le pubbliche preghiere non potranno essere rifiutati a coloro che avranno chiesto la cremazione del proprio corpo, a meno che non risulti che tale richiesta sia stata fatta per le ragioni sopra indicate [una negazione dei dogmi cristiani, con spirito settario o per odio verso la religione cattolica o la Chiesa]».
Questa nuova legge è stata inserita nel nuovo Codice di Diritto Canonico del 1983 (canoni 1176 e 1184). Poiché non si arresta il cammino verso la negazione, una nota pastorale di mons. Guy-Marie Bagnard, vescovo emerito di Belley-Ars, datata 26 maggio 1989, ci informa che la celebrazione in chiesa può essere fatta anche in alcuni casi dopo la cremazione, nella presenza dell’urna. (3)
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Cosa c’è in gioco
Quale motivo può giustificare in linea di principio l’abbandono della sepoltura? I modernisti suggeriscono che l’unico problema con la cremazione è la negazione dei dogmi cristiani (dogmi della vita eterna e della risurrezione del corpo), quando è molto più di questo. È tutto un patrimonio di pratiche cristiane che la Chiesa sta abbandonando, anche se finora le aveva custodite con gelosa cura.
I massoni non chiedono altro. La storia della Chiesa è lì ad attestare che gli obiettivi anticristiani dei sostenitori della cremazione sono solo «una ragione secondaria del divieto ecclesiastico», e che «la Chiesa cattolica condanna la cremazione soprattutto perché contraria alla più antica tradizione». (4)
Le argomentazioni da noi addotte a favore della sepoltura mostrano che è falso affermare che si tratta di un provvedimento ecclesiastico la cui proprietà potrebbe venir meno: le ragioni di correttezza dogmatica e morale che motivano la pratica cristiana della sepoltura rimangono valide. Inoltre, il contesto anticristiano legato all’espansione della cremazione costituisce un forte argomento affinché la Chiesa rimanga nella sua immutata tradizione.
Da venti secoli ha sempre sostenuto la sepoltura, e ha ancora più interesse a farlo oggi, di fronte a un mondo sempre più ostile al cristianesimo. Permettendo la cremazione, frutto delle logge massoniche, si tradisce la missione di proteggere i propri fedeli dal contagio dell’errore.
Conclusione
Finiamo per pensare e credere come viviamo. La cremazione porta però con sé un altro modo di pensare: l’uomo è padrone di se stesso fino a dopo la morte; l’uomo senza anima immortale, né speranza di un’altra vita dopo la morte; l’uomo ridotto a materia e a cui, dopo la morte, non resta che ritornare nel «grande tutto», «madre terra», e «fondersi in essa» come si legge in un documento pubblicato dalla Federazione francese della cremazione.
Di anno in anno vediamo che la pratica della cremazione aumenta e diventa un luogo comune. Le cremazioni dovrebbero diventare la maggioranza in Francia nel 2030.
Quanto a noi, lo rifiutiamo. Rimaniamo fedeli a questa pia consuetudine, così umana e così cristiana, della sepoltura dei nostri defunti.
Don Hervé Gresland
NOTE
1) Blatin dice che la Massoneria era «la madre di questa idea».
2) San Paolo, Prima Lettera ai Corinzi, 15, 43.
3) Documentazione cattolica del 5 novembre 1989.
4) Roberti e Palazzini, Dizionario di Teologia Morale, 1954, alla parola «cremazione».
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
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Militaria
Sionismo cristiano militarizzato: i comandanti USA affermano che la guerra contro l’Iran è «sancita dalla Bibbia»
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In questo frangente, la stampa sta menzionando con sempre maggiore insistenza l’influente movimento Chabad-Lubavitch, un gruppo ebraico ortodosso sostenuto con forza dal Presidente Trump, tanto che sua figlia Ivanka ha visitato la loro sinagoga. In certi ambienti Lubavitcher si ritiene che l’Armageddon sia necessario, inclusa la distruzione delle attuali strutture sul Monte del Tempio – in particolare la Cupola della Roccia islamica – per ricostruire il Tempio e accogliere il Messia atteso dagli ebrei, che secondo le parole di Sant’Ireneo dal Lione (122-202) nel suo Adversus Haereses («Contro le Eresie»), sarà l’anticristo, il quale secondo la Scrittura regnerà per 7 anni, durante i quali la Chiesa sarà perseguitata, per poi essere vinto dal ritorno di Cristo.Christian Zionist pastor John Hagee says Israel bombing Iran alongside the United States is part of biblical prophecy, which includes plans for Russia in the near future.
He begins to pray for the peace of Jerusalem and thanks God for the victory over the enemies of Israel. “We… pic.twitter.com/DRWofdYQYJ — Shadow of Ezra (@ShadowofEzra) March 1, 2026
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Spirito
Prete austriaco critica il celibato e appare in pubblico con una sua amica
Il cappellano della cattedrale di Santo Stefano a Vienna è stato visto più volte in compagnia di una donna bionda durante eventi dell’alta società, definendo il celibato sacerdotale un «concetto elastico». Lo riporta LifeSite.
Il cappellano Anton (detto «Toni») Faber ha attirato l’attenzione dei media negli ultimi mesi per le sue presenze a manifestazioni dell’alta società, tra cui il celebre Ballo dell’Opera di Vienna, sempre accompagnato da una donna bionda di nome Natalie Nemec. Faber è uno dei sacerdoti più noti in Austria e viene spesso chiamato «Leone della società» per le sue frequenti apparizioni negli ambienti elitari.
In un’intervista concessa al quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, don Faber ha descritto il celibato sacerdotale come un «concetto elastico». Il sacerdote di 63 anni ha dichiarato: «questo è solo un problema interno agli ambienti cattolici. Credo che ormai tutti abbiano capito che anche noi sacerdoti siamo persone normali».
La Süddeutsche Zeitung ha presentato Nemec come la «fidanzata» di Faber, alimentando diffuse speculazioni su una possibile relazione intima tra i due.
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In un’intervista rilasciata all’emittente pubblica austriaca ORF, a don Faber è stato chiesto chiarimenti sul suo legame con la Nemec. La sua risposta è stata: «Ho scelto una persona specifica come mia accompagnatrice fissa, e Natalie è con me davanti alla telecamera. Sono molto, molto felice che le nostre vite personali e private non vengano rese pubbliche, nei titoli dei giornali o negli articoli».
Alla domanda se non ci si debba attendere interrogativi sulla relazione quando si appare insieme in pubblico, ha replicato in modo vago: «Certo, bisogna aspettarselo, e cerchiamo di gestirlo bene, come ogni marito, ogni moglie, ogni partner, con chi mi presento di tanto in tanto, e lo dico con fermezza, ma è così che deve restare».
«Non considero nessuna donna come mia partner, ma sono molto felice di avere Natalie al mio fianco durante gli eventi ufficiali. Da buona amica, sa sempre di avere il mio sostegno e io il suo», ha aggiunto Faber.
Riferendosi alla sua affermazione sul celibato come «concetto elastico», ha spiegato: «Il matrimonio e il celibato sono modi di vivere diversi che non potranno mai essere raggiunti nella loro forma ideale».
«Molte di queste forme non raggiungono l’ideale più alto, ma bisogna allora sviluppare una forma personale basata sulla propria storia di vita, una forma che si possa sostenere esteriormente, davanti a Dio, davanti alla propria coscienza e davanti al proprio partner specifico.»
In passato Faber ha espresso posizioni eterodosse su più temi, tra cui il sostegno alle ordinazioni femminili e alla benedizione delle coppie dello stesso sesso, già a partire almeno dal 2006.
Secondo kath.net, fedeli cattolici hanno presentato un reclamo formale al neoarcivescovo di Vienna Josef Grünwidl, sostenendo che lo stile di vita e le dichiarazioni pubbliche di Faber non sono più compatibili con l’immagine di un sacerdote cattolico fedele alla disciplina della Chiesa.
Monsignor Grünwidl, che ha succeduto al cardinale Christoph Schönborn come arcivescovo di Vienna ed è stato consacrato a gennaio, conosce Faber fin dai tempi dell’università e ha manifestato pubblicamente posizioni eterodosse analoghe, appoggiando l’ordinazione sacramentale delle diaconesse e l’abolizione dell’obbligo del celibato sacerdotale.
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Spirito
I cardinali dell’«opposizione controllata» di Leone. Mons. Viganò contro i conservatori cattolici dinanzi alle Consacrazioni FSSPX
L’opposizione di Sua Maestà
Il conservatorismo cattolico dinanzi alle Consacrazioni episcopali della FSSPX
L’intervento di Müller
Lo scorso 21 Febbraio, su Kath.Net, il Cardinale Gerhard Ludwig Müller (1) ha commentato la decisione della Fraternità Sacerdotale San Pio X di procedere alle Consacrazioni episcopali senza Mandato pontificio, dopo che il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede ha ribadito al Superiore Generale, don Davide Pagliarani, il veto della Santa Sede alla concessione del Mandato e l’indisponibilità ad una revisione dei testi del Concilio Vaticano II che la Fraternità considera giustamente eterodossi. Nel suo intervento, Die Piusbruderschaft und ihre Einheit mit der Kirche (2), il Porporato tedesco ritiene che procedere senza Mandato pontificio costituisca una «ferita oggettiva all’unità visibile della Chiesa»: non una mera disobbedienza amministrativa, ma un atto che mina l’autorità papale alle sue fondamenta. Egli sottolinea che «nessun Vescovo può consacrare contro il successore di Pietro». Müller insiste sul riconoscimento dell’autorità papale non solo in teoria, ma anche in pratica, senza condizioni, affermando che la FSSPX deve sottomettersi al magistero della Chiesa per esercitare un’influenza positiva sulla storia ecclesiale. L’ex Prefetto dell’ex Sant’Uffizio è così intervenuto: «L’unica soluzione possibile in coscienza davanti a Dio consiste nel fatto che la Fraternità San Pio X, con i suoi vescovi, sacerdoti e laici, riconosca non solo in teoria, ma anche nella pratica, il nostro Santo Padre Papa Leone XIV come legittimo Papa e si sottometta senza precondizioni alla sua autorità dottrinale e al suo primato di giurisdizione. Allora si potrà trovare anche una soluzione giusta per il loro status canonico, ad esempio dotando il loro Prelato di una giurisdizione ordinaria per la Fraternità, che sia direttamente subordinato al Papa (forse senza la mediazione di un ufficio della Curia)».Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
L’intervento di Sarah
Il giorno successivo, 22 Febbraio, in un intervento su Le Journal du Dimanche (3), il Cardinale Robert Sarah (4) ha ripetuto l’appello all’unità all’interno della Chiesa, esprimendo una profonda preoccupazione sul potenziale scisma che rischia di fratturare l’unità della Chiesa, sottolineando che la vera comunione ecclesiale deve radicarsi nell’obbedienza al Papa e nell’aderenza al Magistero. Le sue parole non danno adito a fraintendimenti: «Voglio quindi esprimere la mia viva inquietudine e la mia profonda tristezza nell’apprendere l’annuncio da parte della Fraternità sacerdotale San Pio X, fondata da Mons. Lefebvre, di procedere a ordinazioni episcopali senza mandato pontificio. Ci dicono che questa decisione di disobbedire alla legge della Chiesa sarebbe motivata dalla legge suprema della salvezza delle anime: suprema lex, salus animarum. Ma la salvezza è il Cristo, e si dona solo nella Chiesa. Come si può pretendere di condurre le anime alla salvezza per altre vie che quelle che Egli stesso ci ha indicato? È voler la salvezza delle anime quella di lacerare il Corpo Mistico di Cristo in modo forse irreversibile? Quante anime rischiano di perdersi a causa di questa nuova lacerazione? […] Non è forse tradire la Tradizione il rifugiarsi in mezzi umani per mantenere le nostre opere, per quanto buone esse siano?»L’intervento di Burke
Anche il Card. Raymond Leo Burke (5), che sembra non volersi pronunciare sulle annunciate Consacrazioni, si era già espresso nel 2017 sullo stato di scisma in cui, a suo avviso, si trova la Fraternità San Pio X sin dal 1988 (6): «Nonostante i vari argomenti attinenti la questione, il fatto è che la Fraternità Sacerdotale San Pio X è nello scisma fin da quando il fu Arcivescovo Marcel Lefebvre ordinò quattro vescovi senza il mandato del Romano Pontefice. E perciò non è lecito assistere alla Messa o ricevere i sacramenti in una chiesa che è sotto la direzione della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Detto questo, per noi in questa questione, parte di questa sorta di confusione nella Chiesa si è anche prodotta perché il Santo Padre Francesco ha dato ai sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X la facoltà di celebrare validamente i matrimoni, lecitamente e validamente. Ma per questo non c’è una spiegazione canonica, si tratta semplicemente di un’anomalia».Iscriviti al canale Telegram ![]()
Un’opposizione controllata
Gli interventi dei Cardinali Müller, Sarah e Burke possono essere considerati un esempio paradigmatico di «His Majesty’s opposition» all’interno del contesto ecclesiale cattolico, mutuando il concetto dal sistema parlamentare britannico, dove l’opposizione critica le politiche del governo in carica pur mantenendo fedeltà assoluta alla Corona e alle sue istituzioni (7). Questa opposizione ha mostrato la sua assoluta inutilità con i Dubia per gli errori di Amoris Lætitia, che furono totalmente ignorati da Bergoglio, il quale non mancò di deridere e umiliare i Cardinali firmatari. I componenti della «triade conservatrice» sono accumunati da alcuni elementi che dimostrano la loro assoluta incoerenza rispetto ai princìpi che ci si attenderebbe essi difendano. Tutti e tre accettano sine glossa gli atti del Concilio Vaticano II e il magistero post-conciliare. Tutti e tre celebrano indifferentemente il Vetus Ordo e il Novus Ordo, considerando entrambi legittimi e relegando le questioni liturgiche a meri aspetti di sensibilità personale. Tutti e tre, pur criticandolo, si adeguano al cammino sinodale «per obbedienza al Papa» e Müller ha preso parte attiva alle riunioni del Sinodo sulla Sinodalità sia nel 2023 che nel 2024, in qualità di membro votante nominato direttamente da Bergoglio. Tutti e tre riconoscono la collegialità episcopale, l’ecumenismo, la libertà religiosa, la Dichiarazione di Abu Dhabi e in generale tutti gli atti – anche i più controversi – emanati dai Dicasteri Romani. Tutti e tre hanno criticato Fiducia Supplicans senza esigerne la revoca. Tutti e tre hanno espresso disappunto dopo Traditionis Custodes, senza tuttavia impegnarsi per impedirne l’applicazione. Tutti e tre non hanno speso una sola parola di sostegno nei miei riguardi, né prima né tantomeno dopo la farsa del procedimento canonico che ha portato alla mia «scomunica» per scisma. Tutti e tre sono insomma convinti ratzingeriani e sostenitori di quella variante ecclesiale del processo dialettico hegeliano, secondo il quale sarebbe possibile far convivere la tesi dell’ortodossia cattolica e l’antitesi dell’eresia modernista nella sintesi conciliare. Tutti e tre riconoscono infine come legittimo Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede Victor Manuel Fernández, nonostante la sua attività «letteraria» (…); né risulta che abbiano richiesto le sue dimissioni dopo lo scandalo di Besame con tu boca e La pasión mística.Aiuta Renovatio 21
Le contraddizioni dei tre Cardinali
Non sembra insomma che i Cardinali della «triade conservatrice» – Müller, Sarah e Burke – possano ambire al ruolo di difensori dell’ortodossia cattolica, essendo essi stessi convinti sostenitori del Vaticano II, delle sue deviazioni e della sua liturgia favens hæresim. Semmai essi si sono ravveduti, non consta che abbiano pubblicamente ritrattato i propri errori, ma che piuttosto essi stiano semplicemente cercando di conciliare tesi opposte e inconciliabili per puro quieto vivere o in nome di una pseudo-unità della Chiesa che prescinde dalla professione ininterrotta della medesima Fede, ma che anzi dissimula le palesi divergenze per non dover trarre le necessarie conseguenze dalla loro evidenza. Le loro affermazioni che non vi sarebbe alcuna rottura tra pre e postconcilio sono mere petizioni di principio prive di alcun fondamento e che contraddicono la realtà di una crisi devastante, ma che si dimostrano tuttavia coerenti con l’ermeneutica della continuità di Benedetto XVI, influenzata dalla formazione hegeliana del teologo tedesco. Va rimarcato poi che questi Porporati dimenticano – o piuttosto fingono di dimenticare – che se oggi le Loro Eminenze possono pontificare solennemente in rito antico, è solo grazie all’opera del Venerato Arcivescovo Marcel Lefebvre, che essi considerano tuttavia un «ribelle», al quale ascrivono la responsabilità per lo «scisma» del 1988. Eppure, senza le Consacrazioni di Ecône, Giovanni Paolo II non avrebbe mai emanato il Motu Proprio Ecclesia Dei adflicta che avrebbe dovuto ricondurre entro l’ovile conciliare i chierici della Fraternità San Pio X, in parte confluiti in società di vita apostolica riconosciute dalla Santa Sede, tra cui l’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote di cui il Porporato americano è patrono e protettore. Né Benedetto XVI avrebbe mai promulgato nel 2007 il Motu Proprio Summorum Pontificum con il quale veniva liberalizzata la celebrazione della Liturgia tridentina e che, mai applicato fino in fondo, venne poi sostanzialmente annullato nel 2021 con Traditionis Custodes. Müller, Sarah e Burke costituiscono a tutti gli effetti un’opposizione controllata. Il loro ruolo è di contenere l’emorragia di Cattolici causata dalla rivoluzione conciliare, illudendoli che sia possibile far convivere nella medesima istituzione e sotto la stessa Gerarchia due entità opposte: la Chiesa Cattolica e la chiesa conciliare-sinodale. Lo riconosce lo stesso Burke: «So che sia a Lacrosse che a St. Louis, dove c’erano apostolati dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote per coloro che desideravano i riti della Chiesa secondo l’uso antico, moltissime persone che frequentavano la Fraternità Sacerdotale San Pio X si sono riconciliate e sono tornate alla Chiesa. E io dico che se invece andiamo semplicemente liberamente a quelle Messe [della FSSPX] che vengono celebrate, quale incoraggiamento hanno a riconciliarsi con la Chiesa?» (8) La principale preoccupazione di questa «opposizione di Sua Maestà» sembra ridursi ad offrire un prodotto analogo a quello richiesto dalla clientela, al solo scopo di eliminare la concorrenza della FSSPX per costringere gli acquirenti ad accettare con quel prodotto contraffatto anche il veleno che esso nasconde. Non dimentichiamo che le comunità ex-Ecclesia Dei conciliano le celebrazioni tridentine con una predicazione che tace qualsiasi criticità non solo del Concilio e della riforma liturgica, ma anche dei «pontificati» di Bergoglio e di Prevost. Ai chierici di questi istituti è chiesto di prendere parte alle funzioni dell’Ordinario locale – ad esempio per la concelebrazione alla Messa Crismale del Giovedì Santo – e che lo stesso è richiesto ai loro fedeli, come avviene per il conferimento delle Cresime, amministrate secondo il nuovo rito montiniano. A titolo di esempio, non una critica si è udita né dai tre Cardinali né tantomeno dai sacerdoti che ad essi fanno riferimento, a proposito della scandalosa Nota dottrinale Mater populi fidelis, che dichiara «sempre inappropriato» l’uso dei titoli mariani di Mediatrice e Corredentrice. Risulta quindi difficile credere che una tale «opposizione» possa anche solo ipotizzare di sostituirsi al ruolo ben più prezioso della Fraternità San Pio X, che non si esaurisce negli aspetti coreografici della Liturgia. Ribadisco anche qui, come già ho fatto in precedenza, che questo atteggiamento finisce col de-dogmatizzare la Liturgia e de-liturgizzare la dottrina, scardinando il fondamento che unisce indissolubilmente la lex orandi alla lex credendi.Sostieni Renovatio 21
L’errore fondamentale
Gli appelli all’unità di Müller, Sarah e Burke risentono di un errore fondamentale, che inficia in radice ogni loro appello. Essi riconoscono probabilmente la crisi presente, le deviazioni dottrinali, morali e liturgiche della chiesa sinodale, ma non vogliono vedere in esse un effetto logico e necessario del Vaticano II, che si ostinano a giudicare, contro ogni evidenza, come del tutto ortodosso e coerente con il perenne Magistero Cattolico. Il motivo di questo errore è che essi non possono rinnegare se stessi né i loro mentori – Ratzinger in primis – protagonisti o sostenitori del Vaticano II, e per questa ragione devono trovare necessariamente un compromesso che non giova all’unità della Chiesa, ma che piuttosto narcotizza ogni dissenso in nome di una falsa obbedienza che non ha nulla di cattolico. L’obbedienza alla Gerarchia diventa infatti fuorviante quando questa devia dalla Verità del Dogma e dalla Tradizione. L’unità non è primariamente istituzionale ma dottrinale, radicata nel deposito immutabile della Fede. È la disciplina della Chiesa ad essere ordinata alla conservazione e trasmissione del Depositum Fidei, e non viceversa. Gli sforzi patetici di questi Cardinali rappresentano il tentativo del conservatorismo moderato di colmare le divisioni – che essi riconoscono, ma di cui negano le cause – attraverso un dialogo impossibile. E bene ha fatto don Davide Pagliarani a ricordare quanto gli incontri degli anni passati non abbiano condotto a nulla, proprio in ragione della divergenza insanabile su questioni dottrinali che non possono essere oggetto di alcuna negoziazione, né di accordi al ribasso – i «requisiti minimi» richiesti da Tucho Fernández che compromettano l’integrità della Professione della Fede Cattolica. Va aggiunto che quanto la Santa Sede chiede alla Fraternità San Pio X in tema di Vaticano II e Novus Ordo non vale per i veri eretici, scismatici e a-cattolici, ai quali Leone in un recente discorso ha rivolto parole estremamente concilianti: «Noi siamo uno! Lo siamo già! Riconosciamolo, sperimentiamolo, manifestiamolo!» [9] Apprendiamo dunque che la chiesa conciliare e sinodale si considera in comunione con Ortodossi, Protestanti e Anglicani di ogni denominazione, ma non con chi rifiuta il Vaticano II. L’ecumenismo e il dialogo si mostrano ancora una volta strumentali alla demolizione della Chiesa Cattolica, e questo non pare costituire un problema per gli esponenti del conservatorismo moderato.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Conclusione
Gli interventi dei tre Cardinali, pur presentati come appelli all’unità, rivelano profonde lacune e contraddizioni interne, che non possono essere ignorate da chi ha a cuore la preservazione integrale del Depositum Fidei. Mi pare sia ormai più che evidente che questa pseudo-opposizione non solo non ha alcuna possibilità di ottenere alcunché, ma anzi che essa è strumentale al compimento della rivoluzione conciliare mediante l’ultimo, sciagurato passo del «cammino sinodale». «Prevost non è che un Bergoglio con un sarto migliore», ha commentato qualcuno. Se l’opposizione di Sua Maestà non vuole prenderne atto, dovrebbero farlo almeno i fedeli e i sacerdoti, cercando di fare fronte comune con la Fraternità San Pio X e con le altre comunità veramente tradizionali. È vero che la Fraternità continua a riconoscere la legittimità di Prevost pur disobbedendo ai suoi ordini illegittimi; ma è altrettanto vero che la frammentazione dei Cattolici fedeli alla Tradizione non fa che indebolire ogni forma di resistenza. Sarebbe quindi opportuno mettere da parte le divisioni interne – su cui si potrà a suo tempo fare chiarezza – in nome della sopravvivenza stessa della Chiesa Cattolica dinanzi alla imminente persecuzione. Come Vescovo e Successore degli Apostoli, esorto i miei Confratelli nell’Episcopato – a cominciare dagli stessi Cardinali Müller, Sarah e Burke – i sacerdoti, i religiosi e i fedeli a dare un chiaro segnale di unità, sostenendo la battaglia della Fraternità San Pio X con segni concreti, ad esempio prendendo parte alla cerimonia delle Consacrazioni del prossimo 1° Luglio, in modo che gli usurpatori che occupano Roma si rendano conto che le loro minacce e le loro scomuniche non spaventano più nessuno. Se battaglia dev’essere, che ci trovi schierati sotto le insegne di Cristo Re. E che la Nostra Signora, la Regina delle Vittorie e Mediatrice di tutte le Grazie – alla Quale gli eretici della chiesa sinodale cercano di strappare i titoli che ornano come gemme preziose la Sua corona di gloria – ci conceda di mettere da parte le dispute contingenti, in nome della gloria di Dio, dell’onore di Santa Madre Chiesa, della salvezza delle anime redente dal preziosissimo Sangue di Cristo. + Carlo Maria Viganò Arcivescovo 1 Marzo 2026 Dominica II Quadragesimæ NOTE 1) La prima nota stridente nel curriculum del Card. Müller risale agli anni Settanta, quando ebbe come maestro e amico il domenicano eretico Gustavo Gutiérrez, «padre» della Teologia della Liberazione. Il legame si concretizzò in una stretta collaborazione editoriale, ad esempio firmando con Gutiérrez il saggio Dalla parte dei poveri. Teologia della liberazione, teologia della Chiesa (Edito in Italia da EMI-Messaggero nel 2013; edizione inglese On the Side of the Poor: The Theology of Liberation, Orbis Books, 2015). Erede di due eretici ultra-modernisti come Karl Rahner e Karl Lehmann, nel 2002 Müller ha negato a più riprese il dogma della Transustanziazione secondo criteri di reinterpretazione fenomenologica della nozione di sostanza (cfr. Mit der Kirche denken, pag. 47; cf. Katholische Dogmatik, pag. 710.). Ha negato parimenti il dogma della Perpetua Verginità di Maria Santissima, ossia della Sua integrità fisica prima, durante e dopo il Parto di Nostro Signore Gesù Cristo (cfr. Katholische Dogmatik, pag. 491). In un saggio del Maggio 2020 (cfr. https://www.vaticannews.va/de/vatikan/news/2020-05/dokument-abu-dhabi-interreligioes-papst-kardinal-mueller-islam.html), Müller ha espresso apprezzamento per il Documento di Abu Dhabi firmato da Bergoglio con il Grande Imam dell’Università al-Azhar del Cairo Ahmed al-Tayyeb. Il Porporato ha affermato che il documento – nel quale si teorizza che la «diversità delle religioni» sarebbe voluta da Dio – non esprime «una semplice opinione privata del Papa»; al contrario, pretenderebbe «dai fedeli delle due religioni un assenso che li obbliga in coscienza». Nel 2021, commentando Traditionis Custodes, Müller ha criticato le restrizioni alla Messa tridentina ma ha difeso il Novus Ordo come coerente con la Tradizione, allineandosi a Sacrosanctum Concilium che permette la concelebrazione e l’uso della lingua vernacolare. La sua difesa del Novus Ordo e della collegialità episcopale teorizzata da Lumen Gentium è in palese rottura con il Magistero tradizionale, che privilegia il primato papale assoluto e la liturgia tridentina. Come può Müller invocare l’unità quando, nei suoi scritti come Catholic Dogmatics (2025), accetta elementi conciliari che ho denunciato nel mio intervento Sinodalità e vigile attesa. Il Vaticano II «sicuro ed efficace» (cfr. https://exsurgedomine.it/260118-sinodalita-ita/), ovvero una strategia per adulterare la fede? Questa posizione non è opposizione leale, ma complicità con la rivoluzione conciliare, della quale il Cardinale dissimula la matrice eversiva e le conseguenze devastanti per il corpo ecclesiale. Fu sempre Müller, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che nel 2017 – nell’ambito dei colloqui tra la Santa Sede e la FSSPX – anticipò Tucho Fernández nella formulazione unilaterale di «requisiti minimi» per la comunione ecclesiale, inclusi l’intero Concilio Vaticano II e il post-Concilio così come proposti nella cosiddetta Professio Fidei del 1988 (cfr. https://fsspx.org/en/news/letter-cardinal-muller-bishop-fellay-6-june-2017-57314). E ora il Cardinale ripropone lo stesso schema, accusando la FSSPX di scisma, mentre ignora il vero scisma causato dalle eresie moderniste che ha tollerato e promosso prima, durante e dopo il suo mandato all’ex Sant’Uffizio. Nel saggio True and false reform: what it means to be Catholic del 2023 e in interventi come quello dei giorni scorsi sulla FSSPX, il Porporato tedesco ha ribadito che il Vaticano II è in continuità con il Concilio di Trento e con il Vaticano I. Ha parimenti sostenuto la collegialità episcopale di Lumen Gentium e l’ecumenismo di Unitatis Redintegratio, in totale contraddizione con il Magistero tradizionale che enfatizza il Primato papale e condanna l’ecumenismo. Per aggiungere una nota personale vale la pena ricordare che verso la fine del mio mandato come Nunzio Apostolico a Washington il Card. Müller mi concesse un’udienza per sottoporgli i risultati di un’indagine informativa che avevo effettuato circa l’assoluta non idoneità morale di un candidato all’Episcopato: Müller procedette comunque alla sua promozione e presiedette egli stesso la cerimonia di Ordinazione episcopale. 2) Cfr. https://kath.net/news/89675, tradotto in italiano da Il Timone con il titolo La Fraternità San Pio X e la sua unità con la Chiesa, cfr. https://www.iltimone.org/news/news/201495/la-fraternita-san-pio-x-e-la-sua-unita-con-la-chiesa.html 3) Le Journal du Dimanche, 22 Febbraio 2026, pag. 35, Avant qu’il ne soit trop tard !Appel à l’unité du cardinal Robert Sarah. Cfr. https://www.lejdd.fr/Societe/avant-quil-ne-soit-trop-tard-lappel-a-lunite-du-cardinal-robert-sarah-167095 4) Il Card. Sarah si è fatto promotore della cosiddetta «Riforma della riforma», secondo la quale sarebbe possibile un “reciproco arricchimento” di Vetus e Novus Ordo. Penso ad esempio alla conferenza tenutasi a Londra nell’estate del 2016 dal titolo Towards an authentic implementation of Sacrosanctum Concilium (cfr. https://www.catholicculture.org/culture/library/view.cfm?recnum=11311), nella quale il Cardinale dimostra di voler applicare i medesimi criteri di ingegneria liturgica adottati dal Consilium ad exsequendam, ma nella direzione opposta, ad esempio celebrando il rito riformato coram Deo e non più coram populo. Questi maldestri tentativi di travestire la Messa montiniana da Messa tridentina sono miseramente naufragati dopo la stroncatura di Bergoglio, finendo nel nulla con un imbarazzante comunicato di padre Federico Lombardi (cfr. https://www.libertaepersona.org/wordpress/2016/07/robert-sarah-ancora-un-cardinale-umiliato/ Vedi anche https://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351385.html e https://lanuovabq.it/it/liturgia-con-sarah-il-vaticano-corregge-ratzinger). Sempre nel 2016 l’allora Prefetto della Congregazione del Culto Divino ha ratificato, apponendovi la propria firma, il decreto con il quale Bergoglio estendeva alle donne la partecipazione al rito della Lavanda dei piedi del Giovedì Santo (cfr. https://it.aleteia.org/2016/03/16/card-sarah-i-sacerdoti-non-sono-tenuti-a-lavare-i-piedi-alle-donne-il-giovedi-santo/), salvo poi affermare che le nuove disposizioni non erano vincolanti. In un intervento del 2017 dal titolo True liturgy is a reflection of heaven (Cfr. https://www.catholicworldreport.com/2017/03/31/true-liturgy-is-a-reflection-of-heaven-cardinal-sarah-says/), Sarah ha criticato le innovazioni arbitrarie in campo liturgico, ma ha elogiato la visione di rinnovamento del Vaticano II, allineandosi con la deviazione conciliare di una Liturgia più accessibile e partecipativa, in contrasto con la «rigidità» pre-conciliare. Nei suoi scritti, come nel libro Catechism of the Spiritual Life (2025), Sarah non solo riconosce il Vaticano II e il Novus Ordo, ma sostiene anche l’ecumenismo e la collegialità, che deviano dal Magistero cattolico focalizzato sull’unità esclusiva nella Chiesa Cattolica. Nel 2019 Sarah, come Prefetto della Congregazione per il Culto Divino ha esteso alla Chiesa universale la memoria della Traslazione della Santa Casa di Loreto, modificandone però la denominazione in Beata Vergine di Loreto, sopprimendo così la menzione del miracolo che i modernisti negano anche contro le evidenze scientifiche (cfr. https://www.marcotosatti.com/2019/11/09/casa-di-loreto-una-lettera-aperta-al-card-robert-sarah/). Nello stesso anno il Cardinale ha preso parte alla cerimonia di intronizzazione dell’infernale idolo della Pachamama in San Pietro, rendendosi complice di un atto di idolatria e della profanazione della Basilica Vaticana. 5) Il Card. Burke ha esplicitamente abbracciato l’insegnamento di Lumen Gentium, che enfatizza il ruolo dei laici e una visione più collegiale della Chiesa, in contrasto con la prospettiva gerarchica del Magistero preconciliare, che privilegia una distinzione netta tra clero e laici, ma coerente con l’idea conciliare di una Chiesa come «popolo di Dio». Nel suo discorso alla States’ dinner dei Cavalieri di Colombo a Denver il 2 agosto 2011 intitolato Religion “purifies” politics, Burke ha sostenuto che la religione deve purificare la politica senza esclusione o fondamentalismo, contro la Regalità sociale di Nostro Signore e allineandosi con il decreto conciliare Dignitatis Humanæ che promuove la libertà religiosa come diritto umano, in opposizione al Magistero tradizionale – quello di Pio IX in Quanta Cura o di Pio XI in Mortalium Animos. In varie interviste e presentazioni, come quella tenuta a Nairobi nell’Agosto del 2012 sul Codice di Diritto Canonico post-conciliare (Cfr. https://www.catholicculture.org/news/headlines/index.cfm?storyid=15426), Burke ha criticato la perdita di disciplina dopo il Concilio ma ha difeso il Vaticano II come non costituente alcuna rottura, sostenendo riforme come l’ecumenismo e la collegialità. Appare evidente la contraddizione tra la pretesa fedeltà del Card. Burke al Magistero immutabile della Chiesa Cattolica e la contestuale adesione alle dottrine ad esso contrarie espresse nei testi conciliari che egli pubblicamente difende; una contraddizione che trova conferma anche nella celebrazione del rito riformato accanto a quello tradizionale, che sappiamo antitetici e inconciliabili. 6) Cfr. https://akacatholic.com/breaking-cardinal-burke-slams-fsspx/ 7) Per comprendere questa analogia, è utile richiamare il significato originario del termine: coniato da John Cam Hobhouse nel 1826, His Majesty’s opposition descrive un’opposizione fedele alla Corona britannica che esercita un ruolo di formale vigilanza e correzione senza minacciare la stabilità del sistema costituzionale. Trasferito al piano ecclesiale, esso evoca figure autorevoli che, pur esprimendo riserve su determinati orientamenti dottrinali, pastorali o disciplinari dell’attuale magistero pontificio, rimangono saldamente ancorate al Sistema anche dinanzi alla gravissima crisi istituzionale che coinvolge direttamente i vertici della Gerarchia. 8) Cfr. https://akacatholic.com/breaking-cardinal-burke-slams-fsspx/ 9) Celebrazione dei Secondi Vespri nella LIX Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani, 25 Gennaio 2026. Cfr. https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260125-vespri-unita-cristiani.html Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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