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Spirito

Cremazione: cosa ne pensa la Chiesa?

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Esiste uno stretto legame tra il comportamento umano e le credenze. Le cerimonie funebri riflettono la concezione che l’uomo ha della morte e della vita dopo la morte. E inversamente il modo di trattare la fine della vita umana modella le mentalità. La storia di questi riti, anche tra i pagani, è rivelatrice.

 

Storia

Nell’antichità greca e romana era comune la cremazione o l’incinerazione dei corpi dei defunti. Tuttavia la sepoltura è sempre stata molto diffusa, veniva praticata in Persia o in Egitto. Nell’Antico Testamento, invece, non troviamo alcun rito della cremazione. Gli ebrei usarono sempre la sepoltura, questo era dovuto alla loro fede nell’immortalità dell’anima. La legge mosaica ordinava addirittura la sepoltura dei nemici.

 

La Chiesa cattolica è sempre stata fortemente contraria alla cremazione. La sepoltura dei fedeli defunti è stata la sua pratica costante e unanime fin dalla sua fondazione, nonostante i rischi corsi dai primi cristiani per seppellire i propri morti, in tempi di grandi persecuzioni. Perché i cristiani rifiutarono categoricamente la cremazione, nonostante i pericoli?

 

Solo un precetto emanato direttamente dagli Apostoli, che impone la sepoltura, può spiegare questa pratica esclusiva della Chiesa primitiva. Già sant’Agostino affermava questa regola: una consuetudine universalmente e costantemente conservata nella Chiesa deve presumersi di origine apostolica, cioè stabilita dagli Apostoli. Ci troviamo quindi in presenza di un uso che appartiene al tesoro della Tradizione cattolica.

 

La Chiesa impose la sepoltura ai popoli barbari che si convertirono uno dopo l’altro alla fede cattolica. Sotto la sua influenza l’uso della cremazione scomparve in tutta l’Europa cristiana; e fuori dell’Europa, presso tutti i popoli penetrati dalla civiltà cristiana, la sepoltura divenne l’unico rito funebre.

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La Rivoluzione e le sue conseguenze

Fu con la Rivoluzione del 1789 che apparve la richiesta di cremazione. Ma fu solo nell’ultimo quarto del XIX secolo che l’idea cominciò a diffondersi in Europa, sotto l’azione della Massoneria che creò delle società con lo scopo di diffondere la cremazione.

 

In Francia, fu il 30 marzo 1886 che il deputato Jean-Baptiste Blatin, futuro gran maestro del Grande Oriente, fece adottare un emendamento secondo il quale ogni cittadino poteva adottare come metodo di sepoltura sia l’inumazione che la cremazione. (1)

 

Lo stesso giorno, mons. Charles-Emile Freppel, vescovo di Angers e deputato del Parlamento del Finistère, si espresse con forza contro questo emendamento alla Camera dei deputati: «Si tratta semplicemente di un ritorno al paganesimo in ciò che ha fatto di meno morale ed elevato, al paganesimo materialistico».

 

Pericolo prossimo di perversione della fede

La sepoltura è una di quelle pratiche che ammette eccezioni, a differenza dell’adulterio o dell’aborto. La Chiesa può essere tenuta a tollerare in alcune circostanze eccezionali, in casi di estrema necessità e in vista di un bene superiore: in particolare durante grandi epidemie contagiose o in caso di guerra con ingenti vittime. Ma le eccezioni sono per loro natura eccezionali.

 

L’idea alla base della cremazione è quella dell’annientamento assoluto e definitivo: dopo la morte tutto è finito, non resta più nulla.

 

La Massoneria comprendeva perfettamente che la cremazione era un mezzo per distogliere gradualmente gli uomini dalla fede nell’aldilà. Una circolare dei Massoni della fine del XIX secolo diceva:

 

«I Fratelli dovrebbero usare tutti i mezzi per diffondere l’uso della cremazione. La Chiesa, vietando il rogo dei corpi, afferma i suoi diritti sui vivi e sui morti, sulle coscienze e sui corpi, e cerca di preservare nel volgo le credenze, oggi dissipate alla luce della scienza, che toccano l’anima spirituale e la vita futura».

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Legislazione ecclesiastica vieta la cremazione

Per questo la Chiesa, consapevole del pericolo per le anime, si è espressa con forza contro questi cultisti anticristiani e ha mostrato la grande importanza che attribuisce a questo tema. Già nel 1886, Papa Leone XIII chiese ai vescovi di «istruire i fedeli circa l’abominevole pratica di bruciare cadaveri umani e di distoglierne con tutte le loro forze il gregge loro affidato».

 

A questo decreto seguirono altri testi del Sant’Uffizio che condannavano costantemente la cremazione:

 

  • Decreto del 15 dicembre 1886, in base al quale coloro che hanno destinato i propri corpi alla cremazione devono essere privati ​​della sepoltura ecclesiastica.

 

  • Decreto del 27 luglio 1892, che vieta di amministrare gli ultimi sacramenti ai fedeli che hanno lasciato il mandato di bruciare il proprio corpo dopo la morte e che, essendo stati avvertiti, rifiutano di riconsiderare la propria decisione.

 

Questi successivi decreti furono ripresi e riassunti nel Codice di diritto canonico del 1917, in particolare il canone 1203 che recita:

 

§ 1 I corpi dei fedeli defunti devono essere sepolti, essendo vietata la loro cremazione.

 

§ 2 Se qualcuno ha ordinato in qualsiasi modo che il suo corpo venga cremato, non è lecito eseguire questa volontà.

 

Il canone 1240 § 1 precisa inoltre: Sono privati ​​della sepoltura ecclesiastica, a meno che prima della morte non abbiano dato segni di penitenza: […] coloro che hanno ordinato che il loro corpo fosse consegnato alla cremazione.

 

Infine, un’istruzione del Sant’Uffizio del 19 giugno 1926 condannava ancora «questa barbara consuetudine, che ripugna non solo alla pietà cristiana, ma anche alla pietà naturale verso i corpi dei defunti e che la Chiesa, fin dalle sue origini, ha costantemente proscritto (…)».

 

«La Sacra Congregazione del Sant’Uffizio esorta inoltre con la massima serietà i pastori dell’ovile cristiano a dimostrare ai fedeli a loro affidati che nel profondo i nemici del nome cristiano non vantano e non propagano la cremazione dei cadaveri che al solo scopo di distogliere gradualmente le menti dalla meditazione della morte, di allontanare da loro la speranza della risurrezione dei morti e di preparare così le vie al materialismo».

 

Questa istruzione si concludeva chiedendo che i sacerdoti continuassero ad insegnare questi punti, «affinché i fedeli si allontanino con orrore dall’empia pratica della cremazione».

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Il pensiero della Chiesa

La santa Chiesa cattolica ha sempre riservato ai corpi dei fedeli defunti rispetto e onore, come è ben dimostrato dalla cerimonia di assoluzione dopo la messa funebre: il sacerdote benedice il corpo del defunto con l’acqua benedetta, poi lo incensa, girando attorno alla bara.

 

La Chiesa incarica il suo rappresentante, il sacerdote, di accompagnarlo fino al luogo della sua «deposizione» sulla terra, dove attenderà, nella pace, la risurrezione del corpo che avverrà alla fine del mondo.

 

Infatti, il corpo del cristiano defunto era sulla terra il tempio dello Spirito Santo; era segnato con sante unzioni; ha ricevuto l’Eucaristia, seme di eternità; partecipò alle opere buone e fu strumento di salvezza. Sarebbe improprio e irrispettoso trattarlo brutalmente mediante la cremazione.

 

Il diritto canonico del 1917, in particolare il canone 1203 che recita:

 

§ 1 «I corpi dei fedeli defunti devono essere sepolti, essendo vietata la loro cremazione».

 

§ 2 “Se qualcuno ha ordinato in qualsiasi modo che il suo corpo venga cremato, non è lecito eseguire questa volontà».

 

Il canone 1240 § 1 precisa inoltre: «Sono privati ​​della sepoltura ecclesiastica, a meno che prima della morte non abbiano dato segni di penitenza: […] coloro che hanno ordinato che il loro corpo fosse consegnato alla cremazione».

 

«La Sacra Congregazione del Sant’Uffizio esorta inoltre con la massima serietà i pastori dell’ovile cristiano a dimostrare ai fedeli a loro affidati che nel profondo i nemici del nome cristiano non si vantano e non propagano la cremazione dei cadaveri, ma solo con lo scopo di distogliere gradualmente le menti dalla meditazione della morte, di allontanare da loro la speranza della risurrezione dei morti e di preparare così le vie al materialismo».

 

Questa istruzione si concludeva chiedendo che i sacerdoti continuassero ad insegnare questi punti, «affinché i fedeli si allontanino con orrore dall’empia pratica della cremazione».

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Verso una vita rinnovata

Le cerimonie funebri cattoliche ci mostrano che la morte non è una distruzione definitiva e assoluta. Secondo l’etimologia «cimitero» significa «dormitorio». Nel cimitero riposano i defunti, in un sonno speciale ovviamente, ma in attesa di risvegliarsi per un’altra vita. Il corpo sepolto, infatti, è come il chicco di grano che cade nella terra e si decompone: da lì, per l’azione misteriosa dell’onnipotenza divina, scaturirà la vita.

 

La sepoltura è in armonia con i dogmi dei fini ultimi, che significa: il corpo «seminato nella corruzione, risorgerà incorruttibile» (2), e perciò viene deposto come seme nel cimitero. Ma il corpo bruciato è come il grano che viene cotto o bruciato: non genererà mai nuova vita. Un corpo ridotto in cenere non aspetta più nulla; la distruzione sembra definitiva, non c’è più nulla da sperare.

 

Passare dal simbolismo così espressivo delle cerimonie cattoliche al simbolismo negativo della cremazione non è senza conseguenze. Per secoli queste cerimonie hanno plasmato il pensiero umano sull’aldilà. Il passaggio da un simbolismo all’altro modifica il pensiero e lo orienta verso la negazione di ogni vita dopo la morte: l’uomo è solo una piccola materia; è scomparso per sempre, conserva l’esistenza solo nel cuore dei vivi, e non nella vita reale dopo la morte.

 

Pietà verso i defunti

Il rispetto della Chiesa per il corpo del defunto continua con la tomba decorata presso la quale la gente tornerà a pregare: la sepoltura è una decomposizione nascosta; tutto avviene sottoterra; mettiamo un velo sulla miseria del marciume e sul ritorno alla polvere; esso è progressivo, avviene per la lenta azione delle cause naturali, secondo le leggi che vengono da Dio.

 

La cremazione, invece, è visibile, vi si può assistere e vederne il risultato nelle ceneri che vengono donate: la verità della distruzione è crudelmente portata davanti agli occhi. Inoltre è brutale: come può un corpo che è stato oggetto di affetto, di pietà o di amicizia essere consegnato ad una distruzione così violenta e così contraria alla natura? Mons. Freppel lo ha definito «un atto da selvaggi».

 

La pratica della sepoltura è motivo di consolazione e di speranza anche per chi resta. Il cimitero dove riposano le spoglie dei nostri defunti ci invita a pregare per loro. Ma come possiamo pregare davanti a un contenitore in cui abbiamo riposto alcuni resti di ossa carbonizzate? Anche qui vediamo che la Chiesa conosce perfettamente la psicologia umana.

 

Infine, la sepoltura è in armonia con il desiderio cristiano di conformarsi a Cristo in tutto, e simboleggia l’unità mistica di Cristo e dei fedeli. È il rito che ha voluto per sé: siamo incorporati a Lui, dobbiamo essere assimilati a Lui in tutto. Siamo sepolti come lui e con lui. Egli è “il primogenito dai morti” e anche noi risorgeremo con lui.

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Accettare il castigo

Sappiamo per fede che la morte è una punizione di Dio per il peccato: «Polvere sei e in polvere tornerai». L’uomo deve riconoscere umilmente che Dio è il padrone di tutte le cose, e sottomettersi a questa sentenza; deve lasciarsi imporre questo ritorno alla polvere. Attraverso la sepoltura, questa frase si compie come Dio la vuole: l’uomo subisce nel suo corpo il ritorno alla polvere.

 

Nella cremazione, invece, il defunto ordina che il suo corpo non diventi polvere, ma cenere. È lui stesso che si impone questa distruzione, non è Dio. Non si sottomette, comanda. Che ci piaccia o no, il nostro modo di procedere ci porta a pensare che l’uomo non si sottomette alla sentenza di Dio: sfugge all’autorità di Dio e al dovere di sottomettersi a Lui.

 

Come scriveva il massone sopra citato, «la Chiesa, vietando il rogo dei corpi, afferma i suoi diritti sui vivi e sui morti». Ma l’uomo di oggi vuole essere il padrone assoluto. Si dà il diritto di sopprimere la vita appena iniziata e di interrompere quando vuole la vita che sta finendo. Allo stesso modo, vuole anche il potere di distruggere il suo corpo come meglio crede.

 

Vuole essere padrone di sé non solo fino alla morte, ma anche oltre la morte. Tuttavia, non avendo il potere di ripristinare la vita, e nemmeno di opporsi alla distruzione, tutto ciò che gli resta, per sottolineare il suo presunto potere, è andare oltre nella distruzione.

 

La capitolazione della Chiesa conciliare

Purtroppo a partire dal Concilio Vaticano II la Chiesa ha modificato la sua legislazione; ha rotto con tutta la sua tradizione e ora autorizza la cremazione. Ciò è avvenuto sotto l’influsso dannoso della Massoneria, che tenta di eliminare tutto ciò che ancora dà alla nostra società un carattere cristiano.

 

Un’Istruzione del Sant’Uffizio approvata da Paolo VI il 5 luglio 1963, ma pubblicata solo il 24 ottobre 1964, limita la condanna della cremazione ai soli casi in cui essa sia chiaramente dettata da una mentalità anticristiana.

 

«Il miglioramento di detto stato d’animo [l’opposizione ai costumi cristiani, e la negazione dei dogmi cristiani], unito al ripetersi oggi sempre più frequente di circostanze manifeste che si oppongono alla sepoltura [?] spiega le numerose domande indirizzate alla Santa Sede per allentare la disciplina ecclesiastica relativa alla cremazione».

 

«I sacramenti e le pubbliche preghiere non potranno essere rifiutati a coloro che avranno chiesto la cremazione del proprio corpo, a meno che non risulti che tale richiesta sia stata fatta per le ragioni sopra indicate [una negazione dei dogmi cristiani, con spirito settario o per odio verso la religione cattolica o la Chiesa]».

 

Questa nuova legge è stata inserita nel nuovo Codice di Diritto Canonico del 1983 (canoni 1176 e 1184). Poiché non si arresta il cammino verso la negazione, una nota pastorale di mons. Guy-Marie Bagnard, vescovo emerito di Belley-Ars, datata 26 maggio 1989, ci informa che la celebrazione in chiesa può essere fatta anche in alcuni casi dopo la cremazione, nella presenza dell’urna. (3)

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Cosa c’è in gioco

Quale motivo può giustificare in linea di principio l’abbandono della sepoltura? I modernisti suggeriscono che l’unico problema con la cremazione è la negazione dei dogmi cristiani (dogmi della vita eterna e della risurrezione del corpo), quando è molto più di questo. È tutto un patrimonio di pratiche cristiane che la Chiesa sta abbandonando, anche se finora le aveva custodite con gelosa cura.

 

I massoni non chiedono altro. La storia della Chiesa è lì ad attestare che gli obiettivi anticristiani dei sostenitori della cremazione sono solo «una ragione secondaria del divieto ecclesiastico», e che «la Chiesa cattolica condanna la cremazione soprattutto perché contraria alla più antica tradizione». (4)

 

Le argomentazioni da noi addotte a favore della sepoltura mostrano che è falso affermare che si tratta di un provvedimento ecclesiastico la cui proprietà potrebbe venir meno: le ragioni di correttezza dogmatica e morale che motivano la pratica cristiana della sepoltura rimangono valide. Inoltre, il contesto anticristiano legato all’espansione della cremazione costituisce un forte argomento affinché la Chiesa rimanga nella sua immutata tradizione.

 

Da venti secoli ha sempre sostenuto la sepoltura, e ha ancora più interesse a farlo oggi, di fronte a un mondo sempre più ostile al cristianesimo. Permettendo la cremazione, frutto delle logge massoniche, si tradisce la missione di proteggere i propri fedeli dal contagio dell’errore.

 

Conclusione

Finiamo per pensare e credere come viviamo. La cremazione porta però con sé un altro modo di pensare: l’uomo è padrone di se stesso fino a dopo la morte; l’uomo senza anima immortale, né speranza di un’altra vita dopo la morte; l’uomo ridotto a materia e a cui, dopo la morte, non resta che ritornare nel «grande tutto», «madre terra», e «fondersi in essa» come si legge in un documento pubblicato dalla Federazione francese della cremazione.

 

Di anno in anno vediamo che la pratica della cremazione aumenta e diventa un luogo comune. Le cremazioni dovrebbero diventare la maggioranza in Francia nel 2030.

 

Quanto a noi, lo rifiutiamo. Rimaniamo fedeli a questa pia consuetudine, così umana e così cristiana, della sepoltura dei nostri defunti.

 

Don Hervé Gresland

 

NOTE

1) Blatin dice che la Massoneria era «la madre di questa idea».
2) San Paolo, Prima Lettera ai Corinzi, 15, 43.
3) Documentazione cattolica del 5 novembre 1989.
4) Roberti e Palazzini, Dizionario di Teologia Morale, 1954, alla parola «cremazione».

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

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Pensiero

Il Vaticano autoghigliottinante. Se la Chiesa conciliare loda la Rivoluzione francese

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La segnalazione mi arriva da un sacerdote tradizionista. Da quello che capisco, la notizia circola nei canali di messaggistica, generando un piccolo scandalo, grande appena come il piccolo mondo antico dei cattolici rimasti cattolici.   Sito web ufficiale del Dicastero delle Cause dei Santi, l’organismo della Curia romana che si occupa di gestire tutti i processi di beatificazione e canonizzazione: guardiamo la pagina relativa al martirio del beato Jean-Baptiste Souzy (1732-1794), sacerdote morto consunto dalla fame e dalla malattia in una carcerazione disumana inflitta dalle forze anticristiche della Rivoluzione francese.  Con lui sono stati beatificati da Giovanni Paolo II nel 1995 altri 63 suoi compagni, chiamati «Martiri dei Pontoni».   Ecco l’incipit della pagina, dopo una citazione dalla Bibbia.   «La Rivoluzione Francese ebbe dei grandi meriti nella formazione politica, morale e sociale dell’epoca moderna, ma come tutte le rivoluzioni, che in qualche modo presuppongono un capovolgimento violento delle classi al potere con i rivoltosi, lasciò dietro di sé un lago di sangue, morti ingiuste, delitti e violenze».   Bisogna stropicciarsi bene gli occhi e rileggere.   «La Rivoluzione Francese ebbe dei grandi meriti nella formazione politica, morale e sociale dell’epoca moderna».   Eh?   Il Vaticano riconosce valori ai suoi persecutori? Roma si complimenta con chi ha ucciso i suoi figli? Il pastore loda il lupo, indicandolo pure come benemerito fondatore della società dove vive il gregge?

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Parrebbe proprio di sì. E sì che qualche riga sotto si deve pur ammettere come sono andate le cose:   «L’Assemblea Costituente nel 1789, dopo aver confiscato tutti i beni ecclesiastici e soppresso gli Istituti religiosi, decretò la Costituzione Civile del Clero, per cui vescovi e parroci, dovevano essere eletti con il voto popolare e imponendo al clero il giuramento di adesione alla Costituzione stessa; ci fu chi aderì (clero giurato) e chi non lo volle fare (clero “refrattario”)».   «L’Assemblea Legislativa andata al potere, infierì contro il clero “refrattario” giungendo nel 1792 a massacrarne 300, fra vescovi e sacerdoti. Seguì al potere la Convenzione Nazionale, che emise contro il clero “refrattario” dei decreti di deportazione per cui bisognava presentarsi spontaneamente pena la morte; furono così colpiti 2412 sacerdoti e religiosi, deportati in tre zone della Francia, di cui 829 a La Rochelle (Rochefort)».   Ecco, fa capolino la parola giusta: «massacro». In realtà, bisognerebbe ripeterne un’altra: persecuzione. E martirio.   In passato avevo notato come Bergoglio, ad esempio nel caso di suore trucidate in Africa, si fosse affrettato a dire che non si trattava di martirii. Il motivo, riflettevo, era evidente: se il sangue dei martiri è il semen christianorum, negare un martirio è compiere una contraccezione della Cristianità.   È la chiesa che vuole sterilizzarsi, sparire. Quella che dice ai proprietari di oratori e chiesette di «convertirli ad altro uso»: farli diventare studi di architettura, sale concerto, birrerie, centri yoga magari moschee. È la chiesa fatta di vescovi cui pare sia stato dato l’ordine di svendere, disintegrare gli edifici sacri che hanno ereditato, e pure quelli che non hanno ereditato.   È la chiesa della dissoluzione, nel senso del cupio dissolvi, dell’impulso di autodisintegrazione. Questa piccola nota del Dicastero delle Cause dei Santi ci fa capire che sotto potrebbe esserci di più: non solo contrarsi, ma autoghigliottinarsi. L’immaginario della Rivoluzione francese è tutto lì, specie per un cattolico. Il sospetto che questa volontà di suicidio cruenta sia deliberata diventa in noi sempre maggiore.   Chiunque, se si è avvicinato alla Religione, quale ecatombe anticristiana sia stata la Rivoluzione. Lo sterminio – sì, il genocidio – è stato immane. Qualcuno parla di almeno 100.000 «martiri della Rivoluzione», ma potrebbero essere molti di più.   La Vandea: contadini cattolici si sollevarono contro la Costituzione civile del clero, la chiusura delle chiese, la leva obbligatoria e la politica di scristianizzazione. Le stime oggi più accolte parlano di 150.000-200.000 morti nella regione (combattenti e civili), su una popolazione di circa 800.000 abitanti, cioè circa un quarto. Alcuni storici (Chaunu, Secher) arrivano a 250.000 o più e parlano di genocidio; altri ritengono che si trattasse di una guerra civile con atrocità di massa, non di uno sterminio pianificato in quanto cattolici. Le «colonne infernali» del 1794 massacrarono decine di migliaia di civili.   Circa 30.000 preti furono costretti a lasciare la Francia. Alcune centinaia di quelli che restarono furono giustiziati. Uno studio recente stima in poco meno di 3.000 i sacerdoti, i religiosi e le religiose morti in Francia tra il 1792 e il 1800 per motivi legati alla fede. Nei massacri di settembre 1792 a Parigi furono uccisi oltre 200 preti (191 poi beatificati). Il clero, pur essendo una piccola frazione della popolazione, rappresentò circa il 6-6,5% delle vittime della stagione del Terrore.   Le esecuzioni giudiziarie nel periodo del Terrore furono circa 16.000-17.000; con fucilazioni sommarie, annegamenti e morti in carcere si arriva a 35.000-40.000. La maggior parte delle vittime erano popolani, non nobili o preti.  

Sono stati beatificati o canonizzati 443 cattolici uccisi in quel periodo (17 santi e 426 beati), tra cui le carmelitane di Compiègne, le martiri di Orange e i vescovi e preti dei massacri di settembre.

 

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Tralasciamo qui le analisi su come la Rivoluzione e i suoi scherani siano mostruosamente operativi anche oggi. Se non fosse chiaro già guardando figure come quella di Macron (storia strana, la sua…), lo abbiamo imparato guardando le Olimpiadi parigine 2024 e il grande show rivelatore della cerimonia di apertura, con Maria Antonietta decapitata che cantava il canto giacobino Ça ira dal medesimo palazzo in cui fu davvero rinchiusa, mentre cascate di sangue finto si riversano in istrada.       Un filosofo cattolico che solitamente non amo per nulla, il pensatore paulista Plinio Correa di Oliveira (1908-1995) parlava di «trasbordo ideologico inavvertito» un cambiamento graduale e impercettibile delle proprie idee, che porta  i cattolici ad abbracciare princìpi opposti ai propri, come il socialismo o il progressismo. Insomma, una sorta di Finestra di Overton che ti mena al laicismo scatenato.   Orbene, a differenza del Plinio, io vedo nella gerarchia un trasbordo ideologico programmato: una pista di lancio verso il suicidio della Chiesa, verso la sua stessa eliminazione violenta. Non nascondo di pensare che ciò potrebbe aver a che fare con la quantità di omosessuali consacrati nelle stanze dei bottoni vaticani.   La chiesa conciliare non riconosce più il suo seme, è divenuta sterile. La chiesa conciliare non riconosce più il suo nemico, anzi si offre in sacrifizio ad esso: è divenuta pienamente suicida.   Molto vi sarebbe da dire, certo, sulla società che ancora considera la Rivoluzione come lo stupendo atto fondatore della democrazia in Europa. Sì, è stato insegnato pure a me, alle elementari, alle medie, alle superiori. Lo ricordo benissimo.   Ciò deriva dal tema, mai discusso davvero, dell’origine completamente massonica dei nostri programmi scolastici, dal Risorgimento (la Rivoluzione massonica in Italia: cosa credete che abbiamo anche noi il tricolore a fare?) ai giorni nostri, senza che mezzo secolo di un partito in teoria cattolico al potere, la DC, abbia potuto fare nulla per cambiare.   Per cui, i nostri figli studiano tristi poeti massoni, e la storia del mondo così come la vogliono i grembiulini: è incredibile, perché per inculcare al ragazzo che la Rivoluzione francese è la base dello Stato moderno bisogna fargli mandare giù anche l’innegabile, cioè non tanto il genocidio anticristiano, ma l’infracasino sanguinario rivoluzionario, il Terrore etc. Se ci pensiamo, si tratta di una vera operazione di bispensiero orwelliano: la Rivoluzione è stato un massacro demoniaco, ma va bene così. La Rivoluzione, dicono i libri di testo della scuola dell’obbligo e oltre, è tua madre. Non facciamo battute ulteriori.

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Ora, vi è stato un tempo in cui era possibile prendere rifugio dalla follia della vulgata moderna semplicemente accedendo alla chiesa. Si era sicuri che lì la verità, scritta con il sangue dei martiri, non era stata dimenticata. Impossibile: la Cristianità stessa esiste come architettura costruita, martirio dopo martirio, ricordo dopo ricordo, santo dopo santo, sulle persecuzioni.   Invece ora è proprio la chiesa ad abbracciare la sua distruttrice – così che l’intero palazzo bimillenario dovrebbe venir giù, uno spettacolo di devastazione che con evidenza fa godere Satana e tanti suoi servi incistati in Vaticano.   Il Concilio Vaticano II è stato un accordo con l’Unione Sovietica, è stato detto. Anzi un accordo con gli ebrei, secondo certuni. Anzi un accordo con la massoneria, secondo altri. Un accordo con il mondo moderno, dicono altri ancora. A noi, per sintesi, viene voglia di dire: il Concilio è stato un accordo con il Male. E se il bene, diceva San Tommaso, è diffusivum sui, è espansione. Il Male, privatio boni, è quindi contrazione. Se il Male è entrato nella chiesa, è chiaro che chiede la sua diminuzione, meno chiese, meno fedeli, meno santi. Meno Dio.   Di più: il Male entrato nel Sacro Palazzo chiede la decapitazione stessa della Chiesa cattolica.   SPOILER ALERT: non vi riuscirà mai, perché, lo sappiamo, non prevalebunt. Tuttavia guardare questo spettacolo dà, comprensibilmente, il voltastomaco.   A chi sente che il malore teologico-gastrico diviene intollerabile possiamo consigliare la cura più valida: iniziate a frequentare la Fraternità San Pio X, la Messa antica, la Tradizione cattolica dove si tramanda la Storia vera, la Religione vera, la Verità.   Monsignor Lefebvre, rammentiamo en passant, era proprio francese…   Roberto Dal Bosco  

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Spirito

Il Magistero non reinventa la fede

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Pubblicata il 24 giugno 2026, la Professione di Fede Cattolica della Fraternità Sacerdotale San Pio X viene qui presentata in diverse parti. Quest’undicesima parte ci ricorda che il Magistero non è il padrone della Rivelazione, ma il custode del deposito ricevuto dagli Apostoli. Può approfondirne e chiarirne il significato, ma mai alterarne il senso di una verità rivelata né contraddire quanto la Chiesa ha costantemente insegnato.

 

X. Il Magistero, custode del deposito rivelato

80. Credo che il Romano Pontefice goda di infallibilità quando parla ex cathedra , cioè quando, adempiendo al suo dovere di pastore e maestro di tutti i cristiani, definisce, in virtù della sua suprema autorità apostolica, che una dottrina riguardante la fede o la morale debba essere condivisa dalla Chiesa universale.

 

81. Affermo inoltre che il potere del Magistero nella Chiesa è essenzialmente ordinato alla custodia del deposito rivelato e, attraverso questa custodia, alla salvezza delle anime. Lo Spirito Santo non fu promesso ai successori di Pietro perché manifestassero una nuova dottrina, ma perché custodissero santamente e spiegassero fedelmente il deposito trasmesso dagli Apostoli.

 

82. Ecco perché il Magistero attuale non può sostanzialmente contraddire il Magistero precedente. Il Magistero vivente non è la predicazione attuale contrapposta a quella passata; è la predicazione continua e ininterrotta dello stesso significato, della stessa verità di fede, attraverso i secoli. Il Papa e i vescovi non sono i padroni della Rivelazione; ne sono i custodi e ad essa sono soggetti come un discepolo al suo maestro. Non possono né cambiare la fede, né modificare la costituzione divina della Chiesa, né dichiarare buono ciò che è contrario alla legge di Dio.

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83. Rifiuto pertanto qualsiasi concezione evoluzionistica del dogma, secondo la quale le verità rivelate cambierebbero significato nel corso della storia. Può esserci all’interno della Chiesa un progresso omogeneo nella comprensione, che percepisce il significato della verità rivelata in modo più chiaro, distinto ed esplicito; ma mai una mutazione nel significato di tale verità. Ciò che è già stato insegnato dal Magistero vivente della Chiesa docente, e creduto nella professione di fede della Chiesa che viene istruita, non può diventare falso; ciò che è stato condannato come contrario alla fede non può diventare legittimo; ciò che appartiene alla costituzione divina della Chiesa non può essere rimodellato secondo le categorie del mondo moderno o del contesto storico e culturale.

 

84. Respingo dunque la nozione di un nuovo magistero, che pretenderebbe di essere autorizzato dal tempo presente a imporre dottrine contrarie o estranee alla costante Tradizione. Respinggo altresì l’artificiosa contrapposizione tra il Magistero di ieri e quello di oggi, come se l’unico Magistero vivente della Sposa di Cristo fosse quello del tempo presente e potesse, con il pretesto di un migliore adattamento, rinnegare ciò che la Chiesa ha sempre insegnato, creduto e condannato fin dai tempi degli Apostoli.

 

85. Sostengo che, pur preservando la legittima libertà di ricerca e di opinione dei teologi riguardo a questioni dottrinali aperte o controverse, il Magistero della Chiesa ha il legittimo dovere di esercitare il controllo e, ove necessario, la censura sulle pubblicazioni, per impedire che esse mettano in pericolo la fede dei fedeli. Respinggo pertanto l’accusa mossa contro la Santa Chiesa di essere stata priva di carità nell’anatematizzare le eresie e scomunicare gli eretici.

86. Rifiuto altresì il dialogo perpetuo instaurato nello spirito del Concilio precedente, con il quale la gerarchia rinuncia all’esercizio di un vero Magistero e talvolta afferma di trarre ispirazione dal “senso di fede” del popolo dei credenti, talvolta di dialogare alla pari con i seguaci di false religioni, o persino con gli increduli.

 

87. Infine, respingo la concezione soggettivista del pluralismo teologico, che deriva da una simile abdicazione alla funzione magisteriale. Sostengo che la Chiesa non è un’assemblea in perenne ricerca, ma che è custode di una verità rivelata da Dio e trasmessa dagli Apostoli, e che il suo autentico Magistero, assicurando attraverso i secoli la trasmissione ininterrotta del deposito rivelato, è la regola immediata e universale della verità in materia di fede e di morale.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Immagine: interno del Duomo di Bressanone in Alto Adige durante la messa domenicale.

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Pugile attribuisce alla Santa Trinità la sua spettacolare vittoria al campionato dei pesi massimi

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Il pugile croato trentaquattrenne Filip Hrgovic è diventato campione dei pesi massimi della Federazione Internazionale di Pugilato (IBF) il 29 agosto, attribuendo il suo successo a Gesù Cristo dal ring dopo aver sconfitto il ventunenne inglese Moses Itauma.   Itauma sembrava avere la meglio all’inizio dell’incontro, aprendo con un’offensiva aggressiva che ha «dominato» Hrgovic nel primo round. Tuttavia la pazienza ha avuto la meglio, poiché «alla fine del sesto round, Hrgovic ha percepito la stanchezza dell’avversario e ha bombardato Itauma di pugni, non riuscendo miracolosamente a mandarlo al tappeto». Itauma ha iniziato a rallentare nel settimo round e alla fine ha gettato la spugna nel nono.   Nell’intervista rilasciata subito dopo la vittoria, Hrgovic ha attribuito il merito del suo successo a una forza superiore.   «Lasciatemi dire una cosa», disse. «Non sono stato io stasera. È stato Gesù Cristo in me. Lo Spirito Santo. Padre, Figlio e Spirito Santo. Non sono stato io. Stavo perdendo ogni round. Sono stato surclassato. E non so da dove ho preso l’energia in quel (nono) round. E non era davvero la mia forza. Era lo Spirito Santo».  

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«Mi ha dato la forza in questo ritiro per sopportare tutto, per fare il miglior ritiro della mia vita. Mi ha messo in contatto con questo grande allenatore, Abel Sanchez», ha continuato il pugile. «Ero nella migliore forma della mia vita grazie a lui. Mi ha messo in contatto con il mio manager, Keith Connolly, che mi ha cambiato la vita, il miglior manager in circolazione. E tutta la mia squadra, mio ​​nipote Antonio, il mio chef, il mio fisioterapista, i miei sparring partner – ha organizzato tutto per avere un ritiro perfetto e un incontro perfetto. Quindi, grazie al mio Signore Gesù Cristo».   Il pugilatore croato ha un rapporto dichiaratamente forte e pubblico con la fede cattolica. Già nel 2015 si definì apertamente cattolico, dicendo di frequentare la messa domenicale. Nel tempo il suo modo di parlarne è cambiato: se nelle prime interviste la religione era solo un tratto biografico di un giovane atleta, negli anni successivi è diventata il linguaggio con cui racconta esperienze, difficoltà, stato psicologico e percorso professionale, tanto da poterlo descrivere non solo come «cattolico praticante» ma come testimone pubblico della propria fede cristiana.   Nel 2015, al quotidiano croato Večernji list, aveva risposto senza esitazioni alla domanda sulla fede:«credo in Dio, sono cattolico», aggiungendo di frequentare la messa domenicale. Il campione porta con sé una Bibbia nei ritiri di allenamento da circa dieci anni. «Porto la Parola di Dio in ogni campo da dieci anni. Mi dà forza per restare unito a Dio». Il boxeur porta con sé anche l’acqua santa.  

«Il rapporto con Dio è la cosa più importante nella vita. I soldi e la gloria sono vuoti, tanto moriremo tutti» ha dichiarato lo Hrgovic. Sposato in chiesa a Sesvete, considera l’esito del match secondario rispetto alla volontà di Dio e alla salvezza dell’anima.

  L’incontro ha rappresentato la prima sconfitta da professionista per Itauma e il 22° per Hrgovic. Il suo prossimo avversario dovrebbe essere il pugile cubano Frank Sanchez.  

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Immagine screenshot da YouTube  
 
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