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Epidemie

Congo, sesso in cambio di vaccini. Mentre Ebola infuria.

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Gli operatori sanitari nella Repubblica Democratica del Congo stanno offrendo servizi correlati all’Ebola, comprese le vaccinazioni, in cambio di favori sessuali. 

 

Secondo un recente rapporto delle ONG presentato a una riunione della task force nazionale nella città della Repubblica Democratica del Congo di Beni, le donne – che sono in gran parte responsabili dell’assistenza ai malati – sono state accusate di non aver impedito la diffusione della malattia, riferisce il Guardian .

 

Alle donne sfruttate sono stati offerti posti di lavoro nel settore sanitario in cambio di dosi del vaccino «altamente, altamente efficace», secondo il rapporto.

 

Gli operatori sanitari nella Repubblica Democratica del Congo stanno offrendo servizi correlati all’Ebola, comprese le vaccinazioni, in cambio di favori sessuali. 

«Questa regione della Repubblica democratica del Congo ha una lunga storia di violenza sessuale e sfruttamento di donne e ragazze. Anche se scioccante, questo è un problema che si sarebbe potuto prevedere – ha detto Trina Helderman, consulente senior in salute e nutrizione – gli attori umanitari avrebbero dovuto essere più preparati a mettere in atto misure di sicurezza per impedire che ciò accadesse».

 

«Giovedì, il ministero della salute ha esortato le persone a segnalare a chiunque offra servizi come vaccinazioni o altri trattamenti in cambio di denaro. Il ministero ha detto di essere a conoscenza di voci separate, diffuse sui social media, che alle donne che lavoravano al contenimento del virus Ebola erano stati assegnati posti di lavoro in cambio di favori sessuali. In una dichiarazione, ha affermato di aver preso sul serio tali affermazioni e ha avvisato che le donne dovrebbero incontrare solo i reclutatori che indossano un distintivo ufficiale».

 

«Gli avvertimenti arrivano mentre esperti internazionali di salute esortano l’OMS a prendere in considerazione l’emissione di una segnalazione globale in relazione all’epidemia. Scrivendo su The Lancet, hanno detto che la risposta era stata complicata da una “tempesta di fattori dannosi”, tra cui instabilità politica, conflitto e un gran numero di persone in movimento» scrive The Guardian.

 

L’epidemia di DRC è la seconda più grande nella storia, superando 811 persone con sintomi riportati. Di questi, 750 sono risultati positivi all’ebola secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che ha avvertito  che esiste un alto rischio di diffusione dell’epidemia nei vicini Uganda, Ruanda e Sud Sudan, riporta il sito Zerohedge.

 

Finora ci sono stati 510 decessi a causa del virus.

L’epidemia di DRC è la seconda più grande nella storia, superando 811 persone con sintomi riportati

A gennaio, il numero di nuovi casi è aumentato da circa 20 a settimana a oltre 40, secondo Save the Children.

 

 

Nonostante l’efficacia del vaccino, l’attuale epidemia ha un tasso di mortalità di quasi il 63%.

 

«Il sospetto di autorità e agenzie sanitarie ha ulteriormente ostacolato gli sforzi per contenere la risposta, ha affermato Eva Erlach, della Federazione internazionale delle società della Croce rossa e della Mezzaluna rossa. L’agenzia ha analizzato il feedback di migliaia di persone che vivono nelle aree colpite dall’Ebola. In tutte le località ci sono un sacco di persone che non pensano che l’Ebola sia reale, che sia solo un modo per le organizzazioni umanitarie di fare soldi, o che sia stato usato solo per rinviare le elezioni» ha detto Erlach sempre al Guardian

 

Secondo le organizzazioni di salute globale  il numero  di bambini infetti durante l’attuale epidemia insolitamente alto.

«È fondamentale convincere le comunità che l’Ebola è una preoccupazione urgente e reale – ha dichiarato Heather Kerr, direttrice nazionale di Save the Children – le persone hanno interrotto i funerali perché non credevano che il defunto si fosse arreso al virus: gli operatori umanitari sono stati minacciati perché si credeva che diffondessero l’Ebola. Dobbiamo aumentare i nostri sforzi per raggiungere i giovani e i leader della comunità per costruire fidatevi e aiutateci a cambiare questa tendenza. Curare le persone che sono malate è essenziale, ma impedire che l’Ebola si diffonda ulteriormente è altrettanto importante».

 

Anche secondo le organizzazioni di salute globale  il numero  di bambini infetti durante l’attuale epidemia insolitamente alto.

 

«I bambini, che corrono un rischio maggiore rispetto agli adulti di morire di virus, rappresentano circa il 30% di tutti i casi, di cui 116 di età inferiore ai 5 anni, secondo un rapporto del 7 febbraio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il braccio sanitario globale di le Nazioni Unite, che hanno ritenuto il rischio di trasmissione “molto alta” a livello nazionale e regionale, mentre il rischio rimane globalmente basso» scrive ABC News

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Epidemie

La Omicron «potrebbe essere il segnale della fine del COVID»

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L’amministratore delegato della più grande rete sanitaria privata del Sudafrica afferma che la variante di Omicron è «così mite» che «potrebbe segnalare la fine del COVID-19». Lo riportano diverse testate sudafricane e australiane.

 

Secondo Richard Friedland, amministratore delegato di Netcare, questi primi giorni della variante suggeriscono che non c’è assolutamente bisogno di farsi prendere dal panico e che,anzi, potrebbe trattarsi dell’uscita dal tunnel.

 

«Se nella seconda e terza ondata avessimo visto questi livelli di positività ai test condotti, avremmo visto aumenti molto significativi dei ricoveri ospedalieri e non lo stiamo vedendo. Nelle nostre cliniche di cure primarie si tratta principalmente di persone di età inferiore ai 30 anni», ha affermato il CEO del gruppo sanitario.

 

«Penso che in realtà ci sia un lato positivo qui e questo potrebbe segnalare la fine di COVID-19, attenuandosi a tal punto da essere altamente contagioso, ma non causare malattie gravi. È quello che è successo con l’influenza spagnola»

«Quindi penso che in realtà ci sia un lato positivo qui e questo potrebbe segnalare la fine di COVID-19, attenuandosi a tal punto da essere altamente contagioso, ma non causare malattie gravi. È quello che è successo con l’influenza spagnola».

 

«Stiamo assistendo a infezioni di persone che sono state vaccinate, ma le infezioni che stiamo vedendo sono da lievi a moderate». ha continuato.

 

«Penso che tutta questa faccenda sia stata comunicata così male e che si sia generato così tanto panico».

 

Le parole del manager si sovrappongono a quella di diversi ufficiali medici sudafricani che hanno definito la variante Omicron «estremamente mite».

 

La dottoressa Coetzee, che per prima ha individuato quella che si è rivelata la nuova variante.

 

 

«Non abbiamo ricoverato nessuno in ospedale con la nuova variante», ha detto Coetzee. «Ho parlato con altri miei colleghi, la stessa cosa».

 

Alla domanda della BBC se le autorità di tutto il mondo fossero in preda al panico inutilmente, Coetzee ha detto «sì, in questa fase direi sicuramente. Tra due settimane forse diremo qualcosa di diverso»

 

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Epidemie

Cosplayer accusato di essere untore della variante Omicron

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Secondo alcune testate americane, un uomo del Minnesota completamente vaccinato che si è recato a New York City  per partecipare ad una convention di fan degli anime – gli inevitabili cartoni giapponesi –  è ora la seconda persona ad aver ottenuto questo nuovo ceppo di COVID.

 

 

Tuttavia il Dipartimento della Salute del Minnesota ha affermato che i sintomi dell’uomo non identificato erano «lievi» e si sono «risolti». L’uomo era risultato positivo il 24 novembre, e ora pare essere guarito completamente.

 

Anime NYC, questo il nome dell’evento, ammetteva partecipanti che avessero ricevuto almeno una dose di siero anti-COVID. Si è svolto tra il 19 e il 21 novembre; il paziente omicron ha cominciato ad avvertire sintomi (lievi, come si racconta dei casi della nuova variante) il 22.

 

L’opinione pubblica e l’amministrazione ha fatto presto ad accusare l’evento di patiti di animazione giapponese, ma potrebbe non essere andata così

Il governatore dello Stato di Nuova York, Kathy Hochul, ha fatto un video su TikTok chiedendo a tutti partecipanti dell’evento anime di sottoporsi al test COVID.

 


 

L’opinione pubblica e l’amministrazione ha fatto presto ad accusare l’evento di patiti di animazione giapponese, ma potrebbe non essere andata così.

 

«Non abbiamo trovato prove di una trasmissione diffusa alla convention», ha dichiarato al New York Times portavoce del programma di tracciamento dei contatti di New York City, Test and Trace Corps.

 

Gli organizzatori della convention hanno sottolineato che non è chiaro dove l’uomo abbia contratto il virus.

 

«Era solo una persona che era al nostro evento», ha il presidente dell’azienda organizzatricedell’evento. «Non sono stati segnalati altri casi di massa dal nostro evento, e siamo ormai passate le due settimane» dalla fine della convention.

 

Il pubblico alla convention pare abbia raggiunto la cifra di 53 mila partecipanti.

 

Anime NYC è uno di quegli eventi in cui spesso i partecipanti sono cosplayer: persone che si travestono per divenire simili ai loro personaggi preferiti.

 

Essendo molto vistosi, e in teoria fanciullescamente spensierati, non stupisce che con il presente clima da caccia all’untore possano essere finiti nel mirino di chi vuole a tutti i costi capri espiatori da massacrare

Essendo molto vistosi, e in teoria fanciullescamente spensierati, non stupisce che con il presente clima da caccia all’untore possano essere finiti nel mirino di chi vuole a tutti i costi capri espiatori da massacrare.

 

Oramai molto diffuso anche in Italia, dove spunta in una quantità di eventi su tutto il territorio nazionale, il cosplay rimane una pratica controversa, che per alcuni andrebbe proibita a norma di legge, per lo meno sopra una certa età.*

 

 

*Scherziamo, ma fino ad un certo punto. Se riguardiamo la foto però la tentazione potrebbe salire.

 

 

 

 

 

Immagine di Richie.S via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons 

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Epidemie

La Svizzera non pubblica nemmeno i dati completi sui contagi

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C’era una volta il mito della precisione Svizzera. Nella grande lotta ai contagi, domenica 28 novembre la Confederazione Elvetica ha votato per mantenere e ampliare le restrizioni anti-COVID.

 

Piacerebbe sapere su quale base statistica i cittadini elvetici abbiano scelto che cosa votare, visto che i dati sui contagi per stato vaccinale non sono consultabili.

 

Più volte su Renovatio 21 abbiamo commentato i dati dei singoli governi per verificare l’efficacia dei vaccini.

 

Piacerebbe sapere su quale base statistica i cittadini elvetici abbiano scelto che cosa votare, visto che i dati sui contagi per stato vaccinale non sono consultabili

Abbiamo visto che in Italia i dati raccolti contengono vizi logici (bias) poiché non dichiarano quanti tamponi vengono fatti rispettivamente dai diversi gruppi (vaccinati e non vaccinati).

 

In tal modo è possibile raccontare che i vaccinati si contagiano  genericamente «molto meno». Quante volte in TV sentiamo ripetere a vanvera la frase “«i vaccinati si contagiano molto meno»?

 

Abbiamo poi visto i dati inglesi, che non riportano direttamente le percentuali dei diversi gruppi nelle tabelle. Ma, quando andiamo ad inserire le percentuali, vediamo che i vaccinati si contagiano il doppio dei non vaccinati – il 200%!

 

Ce ne sarebbe quanto basta per dimostrare che il green pass (in versione super, normale o 2G) non solo non serve a nulla, ma è addirittura peggiorativo in vista del contenimento dei contagi: dato che la popolazione vaccinata viene considerata «immune», quando invece non lo è nemmeno lontanamente.

 

Il green pass (in versione super, normale o 2G) non solo non serve a nulla, ma è addirittura peggiorativo in vista del contenimento dei contagi: dato che la popolazione vaccinata viene considerata «immune», quando invece non lo è nemmeno lontanamente

Se aggiungiamo che, comunque, anche un anziano vaccinato rimane protetto dai sintomi gravi soltanto del 50%, si spiega come mai questa pandemia sembri infinita.

 

Stanno svuotando il mare con un colapasta.

 

Ebbene, per adesso, il campione nella raccolta dati sul contagio pare essere la Svizzera: non pubblica nemmeno i dati sui contagi divisi per stato vaccinale tra «vaccinati» e «non-vaccinati».

 

Nel report ufficiale si trova un’inutile classificazione tra vaccinati con 2 dosi e vaccinati con 1 dose. Mica male per il mito della precisione svizzera. Dopo il segreto bancario, abbiamo il segreto del contagio.

 

Dopo il segreto bancario, abbiamo il segreto del contagio

Infatti nei report periodici elvetici di questo dato non c’è traccia. Evidentemente i dati sui contagi divisi tra vaccinati e non vaccinati in Svizzera sono considerati poco importanti per capire l’andamento della situazione pandemica e l’efficacia dei «vaccini».

 

Molto più interessante dividere i contagi tra “maschi” e “femmine”. L’emergenza in Svizzera, insomma, sembra essere  più una lotta tra scapoli e ammogliati.

 

Si spiega così l’idea demenziale contenuta nelle nuove misure annunciate il 3 dicembre dalla Confederazione Elvetica: l’introduzione di un sistema 2G (solo vaccinati e guariti) facoltativo. Una specie di ultra-green pass creativo. Scrive 20 minuti.

 

«Per tutte le strutture pubbliche soggette all’obbligo del certificato e tutte le manifestazioni al chiuso e all’aperto è inoltre prevista la possibilità di limitare l’accesso alle persone vaccinate e guarite (il cosiddetto dispositivo 2G, dal tedesco geimpft e genesen) e di rinunciare all’obbligo della mascherina. Questa misura è stata pensata anche per le discoteche, dove è difficile immaginabile di consumare restando seduti a un tavolo». 

 

In Svizzera una struttura pubblica potrà a sua discrezione ammettere solo persone vaccinate o guarite (sistema 2G), e permettere loro di non portare la mascherina

Avete letto bene. In Svizzera una struttura pubblica potrà a sua discrezione ammettere solo persone vaccinate o guarite (sistema 2G), e permettere loro di non portare la mascherina. La misura – dicono – è stata pensata tra l’altro proprio per dare una mano alle discoteche.

 

Ora, immaginate un trentenne svizzero vaccinato che vada in discoteca senza mascherina e poi si rechi a trovare la nonna.

 

Noi sappiamo, ad esempio, dai dati inglesi che un ottantenne vaccinato rimane al 15 % vulnerabile alla morte se contrae il COVID: 1 su 6 muore comunque. Dai dati italiani – forse più attendibili su questo punto – risulta essere realisticamente 1 su 30.

 

In ogni caso, i nonni svizzeri (seppur vaccinati) avranno un lungo inverno davanti a loro. I nipoti devono ballare in discoteca.
E per fare ballare gli svizzeri è chiaro che devono continuare a ballare anche le statistiche.

 

«Gli svizzeri sono un popolo che si alza presto, ma si sveglia tardi»

Si sa che gli svizzeri sono un popolo abituato ad informarsi costantemente per i numerosi referendum; se solo avessero davanti delle tabelle ben fatte, sarebbero probabilmente uno dei pochi popoli che si accorgerebbe di essere gabbato con misure sanitarie inutili.

 

Quindi – ecco spiegato – le tabelle sui contagi è meglio non fargliele leggere proprio. Così non se ne accorgono.


Viene in mente la battuta del politico svizzero Willi Ritschard:  «gli svizzeri sono un popolo che si alza presto, ma si sveglia tardi».

 

 

Gian Battista Airaghi

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