Politica
Comunione e Vaccinazione: il Meeting, Ricciardi e i feti abortiti
Forse qualcuno si ricorderà del Meeting di Comunione e Liberazione del 2017, quando alla Sala Neri si tenne un interessante incontro sul tema della Salute, che rientrava nel «Progetto Meeting Salute» proseguito anche in quell’anno.
Il tema della serata riminese riguardava in particolare alla salute degli anziani e dei malati, con un titolo molto preciso: «Non lasciamo indietro i malati e gli anziani: prospettive e sviluppi delle vaccinazioni nel sistema sanitario nazionale»
Per quell’occasione intervenivano, fra gli altri, alcuni volti oggi diventati notissimi grazie alla Pandemia di COVID-19: il Prof. Massimo Galli, Vice Presidente di SIMIT (Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali); Ranieri Guerra, Direttore Generale della Direzione della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute; Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.
Meeting 2017, una signora in platea poneva l’imbarazzante interrogativo al Ricciardi: «In quanto cattolici come ci si pone di fronte alla effettiva necessità di utilizzare feti umani per produrre vaccini? Dicono che vengano usati feti abortiti cinquant’anni fa. Ma cinquant’anni fa non era peccato abortire? C’è la prescrizione per questo?»
Accadde che al termine del «dibattito» in cui interveniva primo fra tutti l’insigne dottor Walter Ricciardi, una signora in platea poneva l’imbarazzante interrogativo al Ricciardi, lo ricordiamo, al tempo Presidente dell’ISS:
«In quanto cattolici come ci si pone di fronte alla effettiva necessità di utilizzare feti umani per produrre vaccini? Dicono che vengano usati feti abortiti cinquant’anni fa. Ma cinquant’anni fa non era peccato abortire? C’è la prescrizione per questo?»
Il Ricciardi così rispose: «Non è informata perché il Comitato Nazionale di Bioetica che ha una fortissima componente cattolica ha assolutamente certificato l’assoluta inconsistenza di questa affermazione, cioè non esiste alcuna controindicazione né di carattere religioso né di carattere etico né tanto meno di carattere scientifico. Quindi come cattolici possiamo essere assolutamente tranquilli».
Parola del Comitato Nazionale di Bioetica e di Ricciardi, che però forse si confondeva e, invece che citare la Pontificia Accademia per la Vita (che sotto il solerte comando di Monsignor Paglia si era appena espressa sull’argomento), citava il CNB a sproposito.
Il Ricciardi così rispose: «Non è informata perché il Comitato Nazionale di Bioetica che ha una fortissima componente cattolica ha assolutamente certificato l’assoluta inconsistenza di questa affermazione, cioè non esiste alcuna controindicazione né di carattere religioso né di carattere etico né tanto meno di carattere scientifico. Quindi come cattolici possiamo essere assolutamente tranquilli»
Forse, se avesse citato i più recenti interventi della Pontificia Accademia per la Vita (cioè, per la Morte) in tema vaccini e feti abortiti sarebbe stato più chiaro.
Essa infatti, con il seguito di tutta la coltre dei fedeli alla nuova religione della dea Siringa predicata da Famiglia Cristiana, Aleteia e, pensate un po’, anche dal Sussidiario ciellino, ci promette che inoculando ai nostri figli vaccini prodotti con linee cellulari di feti abortiti volontariamente non avremo alcun tipo di problema: né di scienza, né di coscienza.
Il peccato – cioè l’uccisione di un bambino innocente, ancora nel grembo di sua madre – per Paglia, Ricciardi, CL e compagnia, cade in prescrizione perché commesso 50 anni fa.
E si sa: 50 anni non sono pochi, e il tempo cura tutte le ferite, anche quelle procurate ai feti aspirati ancora parzialmente vivi e immolati per la produzione di farmaci, come insegna lo scandalo che ha travolto la Planned Parenthood nel 2015.
Perché se pensate che le linee cellulari da feto abortito con cui fanno i vaccini siano poche e risalenti, dovete farvi un giretto sulle pagine di Renovatio 21 e dare un’occhiato a cosa hanno dentro i vaccini candidati a «combattere» il COVID-19.
Cristiano Lugli
Immagine di Sharon Mollerus via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)
Politica
Fico chiede le dimissioni della Kallas
Secondo il primo ministro slovacco Robert Fico, l’UE dovrebbe valutare la possibilità di sostituire il suo capo della diplomazia, Kaja Kallas, diventata una figura insignificante sulla scena globale.
Parlando giovedì a un incontro con gli studenti, Fico ha ribadito la sua opposizione alla nomina dell’ex primo ministro estone a responsabile della politica estera dell’UE, affermando che l’Unione ha «un grosso problema perché nessuno ci prende sul serio». Ha aggiunto che i leader europei non ricevono telefonate su importanti questioni internazionali.
«Pensate che qualcuno abbia chiamato Ursula o Kaja Kallas, o [il presidente del Consiglio europeo Antonio] Costa in merito al conflitto Iran-Israele? Noi non ne avevamo idea», ha dichiarato Fico.
Nessuno ha consultato l’UE nemmeno durante gli eventi in Venezuela, quando le forze statunitensi hanno arrestato il presidente Nicolas Maduro, ha aggiunto il leader slovacco.
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«Dovremmo pensare a un sostituto, quantomeno per il cosiddetto ministro degli esteri Kaja Kallas, e nominare qualcuno che abbia maggiore peso nelle relazioni internazionali», ha affermato Fico.
Secondo Fico, Washington tratta l’UE «come se non esistesse» e preferisce i negoziati bilaterali al dialogo con Bruxelles.
Non è la prima volta che Fico chiede le dimissioni di Kallas. All’inizio di quest’anno, ha paragonato l’UE a un centro massaggi, affermando che i suoi problemi possono essere risolti solo cambiando il personale, e ha chiesto in particolare la sostituzione dell’attuale responsabile della politica estera.
Fico, da tempo critico nei confronti di Bruxelles per le sue politiche, in particolare in materia di energia e sanzioni contro la Russia, ha ripetutamente affermato che l’UE può uscire dalla sua «profonda crisi» solo con una nuova leadership.
Il premier slovacco insistito sul fatto che il blocco non può essere guidato da persone con cui «i protagonisti globali decisivi non si incontrano e non si consultano seriamente», riferendosi al Segretario di Stato americano Marco Rubio, che si è ripetutamente rifiutato di incontrare Kallas.
Secondo alcune fonti, all’interno dell’UE starebbe crescendo il malcontento per la gestione da parte di Kallas delle principali questioni internazionali. Politico ha riportato questo mese che gli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran hanno messo in luce una spaccatura tra von der Leyen e Kallas, portando le due su una «rotta di collisione». Un funzionario dell’UE ha affermato che il team di von der Leyen sarebbe contento di «mettere da parte Kallas», la quale aveva rilasciato una dichiarazione da sola mezz’ora prima che il presidente della Commissione invitasse alla moderazione.
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Immagine di © European Union, 2026 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Politica
Zelens’kyj starebbe pianificando di sospendere le elezioni per anni
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Politica
I senatori americani temono che Trump possa inviare truppe di terra in Iran
I legislatori democratici affermano di temere che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump possa inviare truppe in Iran, dopo che i briefing riservati con i funzionari dell’amministrazione hanno lasciato i senatori con quelli che hanno descritto come importanti interrogativi senza risposta sugli obiettivi e la portata della guerra.
Intervenendo martedì dopo un briefing a porte chiuse con i membri della Commissione per le forze armate del Senato, il senatore Richard Blumenthal ha affermato che l’amministrazione sembra orientarsi verso la possibilità di inviare truppe statunitensi in Iran.
«Sembra che siamo sulla buona strada per schierare truppe americane sul territorio iraniano per raggiungere uno qualsiasi dei potenziali obiettivi», ha detto il Blumenthal ai giornalisti, aggiungendo di aver lasciato il briefing «insoddisfatto e arrabbiato».
Il Blumenthale ha affermato che i legislatori stanno ancora cercando di fare chiarezza sui costi della guerra, sulla sua durata prevista e sui rischi per il personale statunitense.
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«Il popolo americano merita di sapere molto di più di quanto questa amministrazione gli abbia detto sui costi della guerra, sul pericolo per i nostri figli e figlie in uniforme e sul potenziale di un’ulteriore escalation e ampliamento di questa guerra», ha affermato.
La senatrice democratica Jeanne Shaheen ha espresso preoccupazioni simili, avvertendo che i briefing dell’amministrazione sollevano ulteriori interrogativi anziché fornire chiarezza.
La Casa Bianca non ha escluso un potenziale dispiegamento di truppe in Iran, ma ha negato qualsiasi piano per un’operazione terrestre su larga scala. Trump ha affermato che l’invio di truppe di terra potrebbe essere preso in considerazione solo «per un’ottima ragione».
Dietro le quinte, tuttavia, l’amministrazione avrebbe discusso di opzioni più limitate che coinvolgono le forze speciali. Secondo quanto riportato dai media, uno scenario in esame potrebbe prevedere l’invio di piccole squadre di forze speciali statunitensi o israeliane per proteggere le scorte di uranio arricchito dell’Iran.
Trump ha riconosciuto che questo tipo di missione è possibile, ma non imminente. «A un certo punto forse lo faremo», ha detto Trump a bordo dell’Air Force One nel fine settimana. «Se mai lo facessimo, [gli iraniani] sarebbero così decimati che non sarebbero in grado di combattere a livello del suolo».
Il presidente è rimasto vago sulla conclusione più ampia della guerra, pur chiedendo la resa incondizionata dell’Iran. Incalzato sulla durata dell’operazione, Trump ha modificato le sue stime da «quattro o cinque settimane» a «tutto il necessario» a una «breve escursione» che sarà effettuata «molto presto».
L’incertezza ha alimentato le critiche dei legislatori statunitensi, che sostengono che il Congresso non abbia ricevuto informazioni sufficienti sulla strategia a lungo termine dell’amministrazione. Alcuni democratici minacciano ora di ricorrere a strumenti procedurali al Senato per rallentare i lavori legislativi, a meno che i funzionari dell’amministrazione non testimonino sotto giuramento sulla guerra e sui suoi obiettivi.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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