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Geopolitica

Putin vuole un governo ONU per l’Ucraina e non firmerà il piano di pace con il governo «illegittimo» di Kiev

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Giovedì sera il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato di non poter firmare un piano di pace con il governo «illegittimo» dell’Ucraina. Citando una mancanza di fiducia nell’attuale leadership di Kiev, ha proposto che venga sostituita da un governo temporaneo amministrato dalle Nazioni Unite, dagli Stati Uniti e dalle nazioni europee. Putin ha affermato che Mosca negozierà la pace con questo nuovo governo.

 

«Sarebbe possibile discutere la possibilità di introdurre una gestione temporanea in Ucraina sotto gli auspici dell’ONU, con gli Stati Uniti, anche con i Paesi europei, naturalmente, con i nostri partner e amici. E per cosa? Per tenere elezioni democratiche, per portare al potere un governo capace e affidabile, e poi avviare i negoziati su un trattato di pace con loro, per iniziare a firmare documenti legittimi che saranno riconosciuti in tutto il mondo», ha detto il presidente russo.

 

«In questi casi, la prassi internazionale segue un percorso ben noto nel quadro delle attività di mantenimento della pace delle Nazioni Unite; diversi casi hanno già dimostrato ciò che viene definito gestione esterna o amministrazione temporanea», ha affermato Putin.

 

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I problemi di fiducia di Putin nei confronti di Kiev potrebbero derivare da una serie di eventi chiave.

 

Subito dopo aver accettato un cessate il fuoco temporaneo, sulle cui clausole Mosca ha poi potuto dire la sua prima di accettarlo, l’Ucraina ha infranto l’accordo bombardando ripetutamente obiettivi infrastrutturali energetici russi. Questo cessate il fuoco si è concentrato specificamente su obiettivi infrastrutturali, quindi la scelta degli obiettivi da parte di Kiev è degna di nota. La Russia ha reagito agli attacchi ucraini con i propri attacchi contro obiettivi ucraini simili. Nonostante ciò, gli Stati Uniti credevano ancora che un cessate il fuoco entro un paio di settimane fosse possibile.

 

Mentre i diplomatici ucraini incontravano quelli statunitensi in Arabia Saudita per un vertice di pace l’11 marzo, l’esercito ucraino stava bombardando con i droni civili russi addormentati durante attacchi terroristici contro condomini.

 

Oltre alle azioni militari di Kiev, anche le azioni del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj potrebbero aver distrutto la fiducia di Mosca nei negoziati.

 

È interessante notare che a dicembre Putin ha detto che aveva un solo requisito per firmare un piano di pace, che Kiev tenesse elezioni. Zelens’kyj, tuttavia, si è ripetutamente rifiutato di tenere elezioni, portando Trump a definirlo un «dittatore senza elezioni» a febbraio.

 

La presidenza di Zelens’kyj sarebbe tecnicamente terminata a maggio. L’ex attore comico ha rifiutato di dimettersi a causa delle disposizioni di guerra nella Costituzione ucraina, ribadendo la sua opposizione a ulteriori elezioni a novembre durante un discorso davanti al Parlamento ucraino.

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa, tra i tanti rinvii citanti la legge marziale, aveva annunciato che le elezioni le avrebbe tenute qualora le avesse pagate l’Europa.

 

Lo Zelens’kyj continua ad aggrapparsi al potere anche dopo che un imminente cessate il fuoco è stato stabilito per entrare in vigore. Il 14 marzo il consigliere di Zelensky ha dichiarato che non si dimetterà né terrà elezioni nonostante questa sospensione delle ostilità.

 

È degna di nota la volontà di Putin di avere un nuovo governo a Kiev amministrato, tra gli altri, dai Paesi europei.

 

Giovedì la «Coalizione dei volenterosi» si è riunita a Parigi, Francia. Il presidente francese Emmanuel Macron ha donato al dittatore 2 miliardi di euro in aiuti militari per combattere Mosca. Macron andrà avanti anche con lo spiegamento di truppe europee in Ucraina per combattere la Russia, insieme alle forze militari del Regno Unito, secondo il primo ministro britannico Keir Starmer. Lo stesso Macron ha parlato delle sue armi nucleari e della sua brama di guerra «difensiva» diretta con la Russia in un recente discorso alla sua nazione.

 

Mercoledì Zelens’kyj, in un discorso pubblico, aveva dichiarato che Putin morirà «presto».

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Geopolitica

L’esercito americano starebbe guidando segretamente delle navi attraverso lo Stretto di Ormuzzo

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Nelle ultime settimane, l’esercito statunitense ha guidato segretamente delle navi attraverso lo Stretto di Ormuzzo. Lo riporta il New York Times, che cita funzionari a conoscenza dei fatti.   In risposta agli attacchi aerei statunitensi e israeliani del 28 febbraio, l’Iran ha chiuso la vitale via navigabile, che in precedenza gestiva circa il 20% delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL), alle navi provenienti da «paesi ostili». Teheran ha poi precisato che le navi di paesi terzi avrebbero potuto transitare pagando un pedaggio e rispettando le istruzioni militari.   Ad aprile, il presidente degli Stati Uniti Donaldo Trump aveva annunciato il «Progetto Libertà», finalizzato a scortare navi mercantili in difficoltà provenienti da paesi neutrali. Ha sospeso pubblicamente l’iniziativa meno di 48 ore dopo, a quanto pare in seguito al rifiuto dell’Arabia Saudita di permettere alle forze statunitensi di sorvolare il suo spazio aereo o di utilizzare la base aerea Prince Sultan.

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Secondo il NYT, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha coordinato il passaggio di circa 70 navi commerciali attraverso il canale nelle ultime tre settimane. Un funzionario ha riferito al giornale che la maggior parte delle navi aveva spento i transponder per evitare di essere individuate dalle forze iraniane. Le imbarcazioni avrebbero seguito una rotta più vicina alla costa omanita.   Nonostante il cessate il fuoco raggiunto l’8 aprile, il traffico attraverso questo punto strategico rimane fortemente ridotto, essendo sceso da circa 150 navi al giorno prima del conflitto a meno di dieci.   Decine di migliaia di marinai a bordo di un numero di imbarcazioni compreso tra 1.600 e 2.000, tra cui petroliere e gasiere, rimangono bloccati nel Golfo Persico.   Ad aprile, gli Stati Uniti hanno imposto un blocco ai porti iraniani e da allora hanno intercettato più di 100 navi mercantili. Domenica, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane ha dichiarato che 28 navi avevano attraversato lo stretto nelle 24 ore precedenti, dopo aver ottenuto l’autorizzazione.

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Israele penetra più a fondo in Libano e conquista un castello crociato del Medio Evo

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Israele ha preso il controllo del castello di Beaufort, una fortezza crociata di 900 anni e un punto strategico chiave nel Libano meridionale, definendo la conquista una «svolta decisiva» nella campagna in corso.

 

L’occupazione del sito è stata annunciata domenica, quando lo Stato Ebraico ha diffuso foto di bandiere israeliane e della Brigata Golani che sventolavano sopra la fortezza. Il castello medievale, noto anche come Qalaat al-Chakif, era stato in precedenza utilizzato da Israele come base durante i vent’anni di occupazione del Libano meridionale, terminata nel 2000.

 

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha salutato la cattura come un importante successo, affermando di aver ordinato all’esercito di «ampliare le manovre di terra in Libano». Secondo quanto riportato dai media, le Forze di Difesa Israeliane non hanno trovato armi all’interno del castello.

 

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«Ora il mio obiettivo è consolidare ed espandere il nostro controllo nei luoghi che erano sotto il controllo di Hezbollah. La conquista di Beaufort rappresenta una tappa fondamentale e un cambiamento radicale nella politica che stiamo portando avanti», ha affermato il Netanyahu.

 

Israele ha inoltre proseguito la sua campagna di bombardamenti nel Libano meridionale, notevolmente intensificatasi negli ultimi giorni. La maggior parte degli attacchi risulta concentrata intorno alla città di Nabatieh e nelle sue immediate vicinanze, che si prevede diventerà il prossimo obiettivo dell’offensiva di terra.

 

Gli attacchi hanno inflitto gravi danni alle aree residenziali e ai dintorni della città, come documentano le riprese. L’offensiva israeliana continua nonostante il cessate il fuoco dichiarato più di sei settimane fa. Le ostilità in corso tra Israele e il gruppo militante libanese Hezbollah sono una conseguenza del più ampio conflitto nella regione, innescato dall’attacco israelo-americano all’Iran.

 

Sebbene la tregua sia entrata in vigore il 17 aprile, le ostilità non si sono mai fermate, con Israele e Hezbollah che si sono ripetutamente accusati a vicenda di averla violata. L’Iran ha posto la fine definitiva della guerra in Libano come condizione per i negoziati con Washington, mediati dal Pakistan, in corso dai primi di aprile ma che finora non hanno prodotto risultati concreti.

 

Il castello di Beaufort, noto in arabo come Qalat al-Shaqif, sorge su uno sperone roccioso a circa 700 metri di altitudine nel Libano meridionale, dominando la valle del fiume Litani. La sua posizione estremamente strategica lo ha reso per secoli un osservatorio militare cruciale e una fortezza contesa, capace di collegare visivamente l’area interna del Libano con il nord di Israele e le alture del Golan. Questa eccezionale rilevanza geografica ha fatto sì che la rocca rimanesse al centro di conflitti armati dal medioevo fino ai giorni nostri.

 

Le origini della struttura originaria rimangono in parte avvolte nel mistero, con ipotesi che collocano i primi insediamenti difensivi in epoca romana o bizantina, successivamente riadattati dalle forze arabe. La storia documentata della fortezza moderna comincia però nel 1139, quando il re di Gerusalemme, Folco d’Angiò, sottrasse il controllo del sito al governatore di Damasco e lo cedette ai signori crociati di Sidone. Furono proprio i Crociati a fortificare massicciamente la rocca, battezzandola Beaufort, che in antico francese significa bella fortezza.

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Nel 1189 il celebre condottiero musulmano Saladino pose l’assedio alla fortezza. Nonostante la strenua resistenza del signore del luogo, Reginaldo di Sidone, che venne fatto prigioniero, la guarnigione crociata capitolò nel 1190 in cambio della sua liberazione. Nei decenni successivi il castello cambiò mano più volte attraverso patti politici; tornò temporaneamente ai cristiani nel 1240 e fu venduto ai Cavalieri Templari vent’anni più tardi.

 

Il dominio dei Templari fu però breve, poiché nel 1268 il sultano mamelucco Baybars espugnò definitivamente la rocca. Sotto i Mamelucchi e il successivo Impero Ottomano, Beaufort visse secoli di relativa calma alternati a parziali distruzioni, per poi subire gravi danni strutturali a causa del forte terremoto della Galilea nel 1837, venendo in seguito abbandonato e ridotto a rifugio per pastori.

 

Il valore militare di Beaufort è riemerso prepotentemente nella storia contemporanea. Durante la guerra civile libanese, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat occupò le rovine, sfruttando i bunker sotterranei per lanciare attacchi missilistici verso il nord di Israele. Nel 1982, in concomitanza con l’invasione del Libano, le forze armate israeliane conquistarono la fortezza dopo una violenta battaglia notturna condotta dalla brigata Golani. Israele stabilì una base fortificata all’interno del sito archeologico per diciotto anni, fino al ritiro definitivo avvenuto nel maggio del 2000.

 

Dopo l’abbandono israeliano, l’area è passata sotto l’influenza della milizia di Hezbollah e ha vissuto una parziale fase di restauro turistico, ottenendo anche uno status di protezione speciale da parte dell’UNESCO nel 2024 per preservarne il valore storico. Tuttavia, come vediamo ora, la stabilità è durata poco.

 

 

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Immagine di Julien Harneis via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

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L’Iran interrompe i colloqui con gli Stati Uniti

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L’Iran ha interrotto i negoziati con gli Stati Uniti sull’offensiva israeliana in corso in Libano, procedendo al blocco del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Ormuzzo. Lo riporta dall’agenzia di stampadi Stato iranana Tasnim, che cita alcune fonti.   Negli ultimi giorni Israele ha intensificato la sua campagna di bombardamenti in Libano, colpendo quelli che definisce siti utilizzati dal gruppo militante Hezbollah. L’esercito israeliano si è spinto più a fondo nel sud del Paese, conquistando il castello di Beaufort, una fortezza crociata di 900 anni e un punto strategico chiave nella regione.   Mentre l’Iran ha posto la fine della guerra in Libano come condizione per i negoziati con gli Stati Uniti, mediati dal Pakistan, le ostilità tra Israele e Hezbollah sono continuate nonostante un presunto cessate il fuoco annunciato a metà aprile.   In risposta all’escalation in Libano, Teheran ha interrotto i «negoziati e lo scambio di messaggi tramite un mediatore», secondo quanto riportato da Tasnim. L’Iran avrebbe chiesto una «cessazione immediata delle ostilità» nel Paese, così come nell’enclave palestinese di Gaza, ponendola come condizione per la ripresa dei contatti con gli Stati Uniti.

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Secondo l’agenzia, Teheran e i suoi gruppi alleati regionali hanno anche espresso la disponibilità a isolare lo Stretto di Hormuz, nonché ad «attivare altri fronti», tra cui l’interruzione del traffico marittimo nello Stretto di Bab al-Mandab.   All’inizio di aprile, Teheran e Washington hanno raggiunto un fragile cessate il fuoco dopo oltre un mese di intense ostilità scatenate dall’attacco israelo-americano alla Repubblica islamica. Da allora, Iran e Stati Uniti sono impegnati in contatti diretti e indiretti, negoziando un memorandum d’intesa che dovrebbe estendere la tregua per altri 60 giorni e dare il via ai colloqui sul programma nucleare iraniano.   Nel corso dell’ultima settimana, le parti contrapposte si sono scontrate ripetutamente sul piano militare, accusandosi a vicenda per gli incidenti. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato lunedì di aver condotto «attacchi mirati e deliberati» sabato e domenica in risposta alle «azioni aggressive iraniane, tra cui l’abbattimento di un drone statunitense MQ-1 che operava su acque internazionali».   L’Iran ha affermato che il drone ha violato il suo spazio aereo, mentre gli attacchi hanno provocato rappresaglie contro una base aerea nella regione utilizzata dalle forze americane.

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