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«Combattere il satanismo del Nuovo Ordine»: Monsignor Viganò contro massoneria e mondialismo dell’Anticristo

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Renovatio 21 pubblica il testo della conferenza di monsignor Carlo Maria Viganò per l’università estiva del movimento Civitas a Pontmain, in Francia, il 29 luglio 2023.

 

 

 

Et inimici hominis domestici ejus

 

 

 

Combattere il satanismo del Nuovo Ordine:

LE CHIAVI DELLA VITTORIA

 

 

Pontmain, Sabato 29 Luglio 2023

Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.

Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera:

e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.

Mt 10, 34‐36

 

Permettetemi, cari Amici, di rivolgere il mio saluto a tutti gli organizzatori di questa nuova edizione della vostra Université d’été, in particolare al Presidente di Civitas, Alain Escada; ai relatori, che con i loro interventi chiariscono i vari aspetti dell’attuale crisi civile ed ecclesiale; ai partecipanti, che con la loro presenza confermano la determinazione dei buoni Cattolici a combattere il bonum certamen sotto i vessilli di Cristo‐Re.

 

Questi incontri di formazione dottrinale, culturale e sociale sono il segno di un risveglio delle coscienze e dei cuori: Quia hora est jam nos de somno surgere. Nunc enim propior est nostra salus, quam cum credidimus; è ormai tempo di svegliarci dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti (Rom 13, 11).

 

La coerenza del Bene

Come vi è una coerenza del Bene, così vi è una coerenza del Male. Il Bene, attributo sostanziale di Dio, possiede una propria coerenza anche in ciò che ad esso partecipa: è coerente al Bene l’amore della madre che prepara la merenda ai figli; la sollecitudine del padrone dell’azienda nei confronti dei suoi dipendenti; la preparazione delle lezioni da parte del professore; la dedizione del medico verso i pazienti; la disponibilità del sacerdote nella cura delle anime a lui affidate. Anche stirare una camicia, curare il giardino, organizzare un convegno, festeggiare una ricorrenza con i propri cari diventa coerente con ciò che si è, perché noi ci comportiamo secondo ciò che siamo: Agere sequitur esse.

 

Chi vive nel Bene e quindi nel Vero; chi “«espira» il Bene – dalle celebrazioni che segue in chiesa alle frequentazioni con persone affini e all’educazione in famiglia – non ha bisogno di voler compiere il Bene, perché ciò viene spontaneo in un’anima buona. E questo è esattamente ciò che la Grazia compie in noi, nel rendere azioni di per sé moralmente neutre – o solo umanamente buone – opere virtuose, dove l’abitudine nel Bene diventa Virtù e tutto permea della nostra vita; e nell’aggiungere ad azioni che sono buone nell’ordine naturale quel quid che le eleva nell’ordine soprannaturale orientandole a un fine superiore.

 

D’altra parte, quando si ama il Signore, cosa si può desiderare di più bello e appagante, se non fare la Sua volontà? E cosa di più motivante, nei nostri rapporti con il prossimo, se non fargli conoscere quel Santo Vero che è anche sommamente buono e giusto? Bonum diffusivum sui, secondo l’adagio scolastico: il Bene è di per sé espansivo, incline a diffondersi. Ce lo dimostra l’opera del Creatore, che dal nulla porta all’esistenza tutte le cose visibili e invisibili; ce lo conferma l’opera del Redentore, che trae dall’abisso dell’offesa alla Maestà divina l’uomo ribelle in Adamo, mediante il Sacrificio dell’Uomo‐ Dio.

 

La coerenza del Male

Ma come vi è una coerenza nel Bene, così vi è una coerenza nel Male; e quelle azioni che apparentemente giudichiamo non particolarmente gravi – se non le contestualizziamo – si rivelano rotelle di un ingranaggio, forse marginali e piccole, ma che gli permettono di funzionare, e senza le quali qualcosa si incepperebbe.

 

Ecco perché il Male – che ontologicamente è un non‐essere, un’assenza di Bene – cerca di insinuarsi nelle nostre anime per piccoli passi, ottenendo progressivi cedimenti, facendo in modo di non suscitare in noi alcuna preoccupazione né alcun rimorso; per poi crescere ed espandersi come un cancro. E dove il Bene porta maggior bene, così il Male chiama maggior male, abituandoci ad esso, e a tutto ciò che esso attira.

 

I piani infernali dell’élite globalista – che abbiamo visto essere intrinsecamente malvagi – sono anch’essi coerenti tra loro, perché mossi dall’odio dell’Avversario nei confronti di Cristo. Il progetto di Bill Gates di oscurare il sole e di vaccinare la popolazione mondiale; quello di Soros di far invadere i Paesi occidentali da orde di maomettani e di scardinare la famiglia naturale finanziando i movimenti woke e LGBTQ; quello di Klaus Schwab di costringerci a mangiare insetti o di confinarci nelle «smart city» di 15 minuti; quello di Harari di cancellare l’idea di un Dio trascendente e di comporre una Bibbia «politicamente corretta»; quello del deep state di accentrare il controllo dei cittadini con l’ID digitale, la moneta elettronica e la manipolazione del voto; quello di Bergoglio di trasformare la Chiesa in un’agenzia dell’ONU e del WEF non sono piani a se stanti, che vengono realizzati autonomamente e senza alcun rapporto tra loro.

 

In tutto quanto è accaduto negli ultimi decenni in forma più sotterranea e più recentemente in modo palese, possiamo scorgere una mens, un’intelligenza capace di dare un’organizzazione apparentemente infallibile e inarrestabile. Perché dobbiamo ammetterlo: chi ha costruito questa macchina infernale, in cui tutti gli ingranaggi sembrano girare perfettamente, dimostra un’intelligenza superiore, angelica, anzi: satanica.

 

L’apparente vittoria dei malvagi

La constatazione dell’efficienza organizzativa dei malvagi non deve spaventarci, né farci desistere dal combattere i loro piani. Credo anzi che sia proprio questa «perfezione» nel campo nemico che finirà per costituire la propria condanna: Simul stabunt, simul cadent, dice l’adagio latino. E sarà esattamente così, perché il trionfo del Male è una finzione, una simulazione, un allestimento scenico basato – come tutto ciò che viene da Satana – sull’apparenza e sulla menzogna.

 

Torniamo un istante alla Pasqua dell’anno 33. Mettiamoci tra coloro che a Gerusalemme assisterono alla crocifissione di Gesù, dopo averLo visto compiere miracoli e guarigioni. Anche sul Golgota, nell’assenza degli Apostoli, la messa in scena di Lucifero doveva sancire la sconfitta del Messia, la dispersione dei Suoi discepoli, l’oblio del Suo insegnamento, la sconfessione della Sua divinità.

 

Ma proprio sulla Croce, strumento di morte e di infamia, le sorti dell’umanità sono rovesciate da Colui che con la morte del corpo ha restituito la vita dell’anima, e che lasciandosi inchiodare a quel legno, su di esso inchiodava l’inferno.

 

O mors, ero mors tua. La nostra natura ferita dal peccato originale non si rassegna a capire che la vittoria di Cristo si compie secondo la logica della Carità e non dell’odio, e che essa è tanto più inesorabile e definitiva quanto maggior spazio di agire è lasciato a Dio, e quanto minore da parte dei Suoi figli è la fiducia nei mezzi umani.

 

Satana l’illusionista

Non giudichiamo quindi l’apparente «viver lieto de’ maligni» del Salmo 36 come un segno di inevitabile sconfitta: questo imponente dispiegamento di forze, questa scenografia così realistica, queste coreografie impressionanti costituiscono la sola risorsa cui possa attingere il grande Mentitore, e l’unico modo per indurci a credere di essere potente e invincibile. Un gran prestigiatore, questo è certo: ma che in quanto tale potrà stupirci come illusionista, ingannarci con i suoi trucchi, che fuori dal palcoscenico e alla luce del sole si mostrano nella loro patetica inconsistenza.

 

Il gioco del coniglio estratto dal cilindro – il rispetto dell’ambiente, la salute dei cittadini, la fratellanza universale – o lo spettacolo della donna segata in due funzionano sinché il pubblico rimane a distanza e si lascia ingannare dalla penombra e dai gesti teatrali del prestigiatore. D’altra parte, chi tra gli spettatori di uno spettacolo di «magia» o tra i passanti che indugiano nei corridoi della metro ad osservare il gioco dei tre bussolotti penserebbe che si tratti di realtà? Chi darebbe credito a un dottor Dulcamara che proponga, come nell’opera di Donizetti, un farmaco «odontalgico, mirabile liquore, dei topi e delle cimici potente distruttore?» (Felice Romani, L’elisir d’amore, scena V, Dulcamara).

 

La finzione – anzi, più precisamente: la frode nella vendita, ché di vendita fraudolenta si tratta – è il marchio del commercio di Satana. Comprate il mio specifico, per poco ve lo do.

 

Questo piazzista imbroglione – e con esso tutti i suoi servi, non meno indaffarati a vendere i loro intrugli – ricorda certi personaggi che sino a qualche tempo fa, nei parcheggi degli autogrill, offrivano agli incauti un videoregistratore a pochi euro, che poi si rivelava essere un involucro appesantito da un mattone; o quelli che, in cambio di una somma per il disbrigo delle pratiche notarili, promettono via mail l’eredità di un milionario africano appena scomparso.

 

Ma se tutti noi sappiamo perfettamente che dietro queste altisonanti promesse si cela solo un imbroglio ai nostri danni, perché ancora vi è chi ci crede?

 

Non era altrettanto palesemente falsa l’efficacia del siero sperimentale mRNA inoculato in massa?

 

Non è altrettanto ridicola la narrazione sulla crisi energetica, ottenuta comminando sanzioni al principale esportatore in Europa di gas naturale?

 

Non è grottescamente infondata la frode ambientale?

 

Eppure, a guardarci intorno, sembra che molti, moltissimi siano ben più che disposti a credere alle menzogne di questi Dulcamara, di questi imbonitori di fiera che dal World Economic Forum o dalla Bill & Melinda Gates Foundation, dall’Unione Europea o dall’Organizzazione Mondiale della Sanità decantano le virtù dei loro filtri miracolosi: reddito universale, abolizione della povertà, sconfitta delle malattie, pace globale. Per poi scoprire che dobbiamo pagare quel reddito universale indebitandoci e rinunciando alla proprietà privata, che la loro «abolizione della povertà» porta alla miseria dei singoli e delle Nazioni, che BigPharma ci vuole pazienti cronici, che la pace del Nuovo Ordine Mondiale significa guerra perpetua.

 

Com’è stato possibile?

Molti, in questi ultimi anni, si sono chiesti: Come è stato possibile che una parte così consistente dell’umanità possa aver acconsentito a tutto questo?

 

Se ci guardiamo indietro – tornando agli anni Ottanta, ad esempio, prima che l’alta finanza decidesse di muovere attacco alle Nazioni europee con la privatizzazione degli asset statali e con la distruzione definitiva della società e della famiglia, già iniziata ben prima – ci sembra quasi impossibile che nel giro di poco tempo il Nemico possa aver compiuto passi così imponenti, senza suscitare reazioni e resistenze significative. E se ascoltiamo le parole di quelli che Roncalli chiamava profeti di sventura, i quali sin dalle prime sessioni del Vaticano II annunciavano l’apostasia cui esso avrebbe condotto, ci pare impensabile che quei loro allarmi autorevoli possano essere stati ignorati e anzi abbiano meritato la condanna e l’ostracismo, da parte dei supremi Pastori, di chi li lanciava.

 

E qui torniamo alla frode, all’adulterazione della Fede, della Morale, della Liturgia, all’inganno colpevole di chi, costituito in autorità, si palesa come nemico di coloro che dovrebbe invece proteggere, e amico di chi dovrebbe combattere o convertire. Frode la chimera di una fratellanza priva della comune paternità di Dio; frode la actuosa participatio che ha distrutto il culto pubblico protestantizzandolo; frode il sacerdozio comune dei fedeli, fraudolentemente insinuato al Concilio per indebolire il Sacerdozio gerarchico; frode la presunta democratizzazione della Chiesa, che il divino Fondatore ha voluto monarchica e che nessuna autorità umana potrà mai cambiare; frode l’ecumenismo con cui si umilia la divina Maestà al livello delle prostituzioni, come la Scrittura chiama eloquentemente le false religioni. Tutti gli dei dei pagani sono demoni (Sal 96, 5) e I sacrifici dei pagani sono fatti a demoni e non a Dio (1 Cor 10, 20).

 

La domanda corretta

Proviamo a riformulare la domanda in modo più chiaro:

 

Come è stato possibile che dei popoli cresciuti nell’eredità del pensiero greco e romano, nella luce della Rivelazione cristiana e della civiltà che essa ha edificato abbiano deciso di credere ad una menzogna palesemente falsa, ossia che sia possibile pace, concordia, prosperità e felicità lontano da Dio, anzi schierandosi apertamente con un Nemico che Cristo ha già sconfitto e vinto?

 

A ben vedere, questa domanda l’avremmo potuta porre anche ad Adamo ed Eva: Eravate nel Paradiso terrestre; incontravate il Signore e parlavate con Lui; non avevate malattie né morte; avevate un’intelligenza agile nell’apprendere e nel comprendere; non eravate soggetti alla concupiscenza della carne… avevate tutto, perché avevate Dio: ebbene, come avete potuto credere al Serpente, che vi prometteva che disobbedendo al comando del Signore avreste ottenuto ciò che avevate già? quando era evidente che una creatura strisciante non avrebbe mai potuto competere con l’onnipotenza del Creatore?

 

Analoghe promesse le ritroviamo nelle tentazioni cui Nostro Signore volle sottoporSi nel deserto: anche in quel caso Satana offre al padrone di tutte le cose i domini della terra che già Gli appartengono, osando chiederGli in cambio un atto idolatra di adorazione tanto assurdo quanto impossibile. Tutto questo sarà tuo, se prostrato mi adorerai (Lc 4, 7). A queste assurdità dettate da una mente irretita e ostinata nella volontà malvagia il Signore risponde citando la Scrittura, senza nemmeno degnarSi di argomentare la loro falsità. Perché con il demonio non si discute: è tempo perso. Satana va scacciato e tenuto lontano.

 

Il peccato dell’uomo moderno e contemporaneo

La colossale frode che è stata ordita ai danni dell’uomo moderno non è in nulla diversa da quella che ha segnato la caduta dei nostri Progenitori: credere alla menzogna in quanto tale, sovvertendo l’ordine divino.

 

Noi non siamo stati propriamente ingannati, perché l’inganno era evidente sin dal principio: diventare sicut dii mangiando dell’albero della conoscenza del Bene e del Male o pretendere che delle amputazioni chirurgiche possano trasformare un uomo in una donna; offrire i primogeniti a Baal o ucciderli nel ventre materno per non aumentare la carbon footprint è sostanzialmente identico.

 

Ciò che Satana ci chiede non è tanto di compiere un’azione riprovevole, ma farcela compiere accettando come vero che essa non comporti delle conseguenze: gettati da questa torre, e i tuoi Angeli verranno a sostenerti.

 

Vaccinati con questo siero sperimentale, e compirai un gesto d’amore.

 

Acquista un figlio con la gravidanza surrogata, e sarai genitore.

 

Rinuncia alla tua libertà, e sarai libero.

 

Compra ciò che non puoi permetterti e che ti indebiterà per sempre, e sarai felice.

 

Chiudi tua madre anziana in un ospizio, e sarà seguita da personale che la farà stare bene.

 

Lascia che tuo figlio cambi sesso, e si sentirà realizzato.

 

Lascia che lo Stato sia laico e che legiferi senza condizionamenti da parte della Chiesa, e regnerà la concordia tra i fedeli di tutte le religioni.

 

Nulla di queste promesse ha anche solo la parvenza di verità: sono tutte menzogne, e come tali il Principe della menzogna ce le vuole fare accettare, perché con esse accettiamo il sovvertimento dell’ordine divino. È per questo che non si tratta di un errore, ma di un peccato del quale siamo moralmente responsabili.

 

Le conseguenze dell’accettazione della menzogna

Il concetto di tolleranza del male – che in società ancora cristiane poteva in qualche modo consentire limitate deroghe per un bene superiore – è stato cancellato dalla società civile e dalla Chiesa nel momento in cui, perduto il riferimento trascendente del sommo Bene e del santo Vero – il Signore Dio – non vi è più alcun male da tollerare, né alcun bene da tutelare.

 

Perché l’accettazione contemporanea della Verità e della sua negazione – la menzogna – sono una contraddizione logica, ancor prima che teologica. E questo è il risultato di un processo che credo meriti di essere analizzato con molta attenzione.

 

Il sovvertimento ad opera dell’autorità

Il processo a cui mi riferisco è quella sequenza di eventi concatenati che ha condotto la Chiesa Cattolica – e con essa le Nazioni in cui i cattolici sono presenti e socialmente rilevanti–‐ a personalizzare il rapporto del fedele con Dio laddove esso era pubblico – il culto, la Liturgia – e a collettivizzare, per così dire, il rapporto del fedele con Dio, quando esso era invece personale – la conversione, l’orazione, la meditazione, l’esperienza ascetica e mistica.

 

Questa inversione – mutuata dai Protestanti – fa sì che l’azione del culto pubblico della Chiesa divenga un momento di autocelebrazione dei singoli e dei gruppi, e non la corale voce della Sposa; e allo stesso tempo cancella l’intima unione dell’anima con il suo Signore – conseguibile solo nel raccoglimento individuale – per esaltare una «comunità», per darle consistenza e attrattiva in ragione del «camminare insieme», ancorché senza meta.

 

La normalità ieratica, al di sopra del tempo e dello spazio, cede alla provvisorietà dell’esperimento, all’incognita del risultato, alla creatività patetica o all’improvvisazione sacrilega. E questo, necessariamente, si allarga alla vita civile, dove la testimonianza del cattolico non solo non è necessaria, ma è anzi da deplorare; e dove i governanti, anche se nominalmente cattolici, possono legiferare in contrasto con la Legge di Dio e della Chiesa.

 

Perché ciascuno di loro è convinto di poter pensare in un modo e agire in modo opposto, mentre in realtà finisce col pensare sulla base di come si comporta.

 

Il ruolo della deep church

Finché la Gerarchia della Chiesa è stata fedele al suo mandato, ogni persecuzione dei governi anticattolici e rivoluzionari è stata affrontata con onore e fermezza, spesso anche con l’eroismo del martirio, come in Vandea, in Spagna, in Messico, in Unione Sovietica, in Cina.

 

Ma non appena il Vaticano II ha «resettato» la Gerarchia in senso liberale e progressista, è stata essa stessa a promuovere la laicizzazione della società e l’estromissione volontaria della Chiesa e della Religione da ogni ambito del vivere civile, giungendo a chiedere la revisione dei Concordati.

 

Nell’arco di poche generazioni la civiltà cristiana costruita grazie alla Chiesa Cattolica è stata rinnegata e dimenticata, giungendo a scardinare le basi del patto sociale: non è una questione di statistiche o di numeri – peraltro documentabili – ma un cambiamento radicale della società, dei principi che animano i suoi cittadini, delle speranze che nutrono i nonni e i padri per le future generazioni.

 

Parlo della capacità dei nostri nonni e genitori di rinunciare a tanti agi per garantire gli studi o una casa ai figli; parlo dello scardinamento della famiglia con il divorzio, con la deliberata creazione di una crisi economica che renda impossibile essere autonomi, potersi sposare e educare la prole, sapere che l’autorità civile e religiosa sono amiche, e non ostili e traditrici.

 

Questo ha anche portato le generazioni a perdere progressivamente ma inesorabilmente tutta quell’eredità di comportamenti quotidiani, di modi di dire, di abitudini che erano la traduzione pratica del modo di essere di un cattolico; un abbandono che è stato incoraggiato da chi ha instillato nei cittadini e nei fedeli un senso di vergogna per il proprio passato, per la propria Storia, le proprie tradizioni, la propria Fede. Sconcerta che questo tradimento sia stato consumato senza reazioni, dopo essere stato imposto dall’alto sia in ambito civile sia – cosa inaudita – in ambito ecclesiale.

 

La laicità dello Stato, con cui le Nazioni scrollano da sé la Signoria di Cristo, costituisce la base filosofica e teologica su cui ha potuto essere teorizzata la dissoluzione della società cristiana: senza di essa divorzio, aborto, eutanasia, sodomia, manipolazione genetica e transumanesimo non avrebbero mai potuto essere introdotti nelle legislazioni nazionali. E questo è avvenuto con il sostegno determinante della deep church sin dagli anni Sessanta, e più recentemente con il totale asservimento della gerarchia cattolica all’Agenda 2030: lo ha riconosciuto anche mons. Hector Aguer, già Arcivescovo di La Plata in Argentina.

 

La disgregazione della famiglia

Tutto questo è scomparso: nessun giovane membro di una famiglia moderna ha mai nemmeno sentito raccontare come si viveva una volta. Cosa si credeva. Cosa si sperava. D’altra parte, dove sono i nonni, che un tempo accudivano i nipotini e trasmettevano loro i ricordi degli antenati, la loro saggezza, la loro semplice religiosità?

 

Erano i nonni che portavano i nipoti a pregare davanti all’immagine della Madonna, insegnavano loro le orazioni, come fare l’esame di coscienza, un Requiem passando davanti al cimitero, il significato dell’obbedienza verso i genitori, dell’onestà, della parola data.

 

La massoneria ha eliminato gli anziani, trasformandoli in commodity per il business delle cliniche o sterminandoli con il siero genico o con la ventilazione forzata. La loro assenza, da decenni ormai, si è accompagnata ad un attacco frontale contro la donna, nel suo ruolo di moglie e di madre: un altro elemento di coesione della famiglia demolito, un altro baluardo abbattuto.

 

L’attacco alla figura paterna – sino ad allora modellata sull’autorità e sulla bontà di Dio Padre – si è compiuto con la corruzione dei costumi, con la pornografia, con la promiscuità e infine – rotto il cordone ombelicale che lega la sessualità al rapporto coniugale finalizzato alla procreazione – ecco ulteriormente distrutto l’uomo, il marito, il padre, il cittadino stigmatizzando la sua «mascolinità tossica», effeminandolo, castrandolo nella volontà e nell’intelletto; prima anteporre il mezzo (il legittimo piacere dell’atto coniugale) al fine naturale (la procreazione), e poi sostituendo al fine il mezzo.

 

E i figli, separati dai genitori che lavorano, trovano nella televisione, in internet, sui social, con le app, a scuola e ovunque un nuovo oracolo, una entità che sollevi dalla responsabilità di scegliere e che dica loro cosa pensare, cosa volere e contro chi rivolgere le proprie frustrazioni. Et inimici domini domestici ejus (Mt 10, 36).

 

Questa entità – cui il potere vorrebbe riconoscere caratteristiche quasi divine, simulando le facoltà di un’intelligenza umana – propone un nuovo credo ambientalista, esalta nuove virtù green e woke, addita nuovi maestri, celebra le sue liturgie. Perché si pone come religione e come tale richiede al fedele assenso e obbedienza ai suoi ministri.

 

La religione di Stato

Il sistema di indottrinamento è sperimentato, e nel corso della Storia ha mutato solo alcuni dettagli dovuti ai tempi o al progresso tecnologico, ma ha sempre conservato lo schema originario. Ed è questo schema che occorre conoscere, se vogliamo contrastarlo in tutte le sue diverse declinazioni: sanitarie, energetiche, climatiche, belliche, finanziarie, religiose. Uno schema che è innegabilmente ispirato non solo alla cancellazione dell’unica vera Religione, ma anche alla sua sostituzione con la religione luciferina del progresso, dell’umanità, della fratellanza, della Madre Terra.

 

Non stupiamoci dunque se il pretesto iniziale con cui la massoneria ha minato l’autorità della Chiesa Cattolica in nome della libertà religiosa sta venendo meno, per lasciare il dominio incontrastato – riconosciuto anche a livello istituzionale – all’unica religione compatibile con l’ideologia del Nuovo Ordine Mondiale: il culto di Satana.

 

Il quale, dopo essersi dissimulato per due secoli dietro Prometeo e la dea Ragione, oggi esce pubblicamente allo scoperto e pretende per sé quell’esclusività che aveva rimproverato e negato alla vera Chiesa, al punto da diventare «religione di Stato», di imporre i suoi dogmi assurdi e le sue false credenze alla comunità internazionale, di indottrinare i bambini e i ragazzi nelle scuole, di obbligare i cittadini a conformarsi ai suoi precetti.

 

Sembra di assistere ad una riproposizione globale del paganesimo come sotto il regno di Giuliano l’Apostata: una sorta di vendetta dei culti idolatri sulla Religione di Cristo, una rivincita delle tenebre sulla Luce. Ma questo, come sappiamo, è ontologicamente impossibile.

 

Exsurge Domine

Dinanzi all’abdicazione dell’autorità civile, vi sono molti gruppi in tutto il mondo che si stanno organizzando per opporsi alle violazioni delle libertà fondamentali, denunciarle ove possibile, coordinare gli aiuti a quanti sono ostracizzati a causa della loro resistenza. Non è una sostituzione del potere, né una forma di sedizione: è la necessaria risposta – in attesa di tempi migliori – chi vede minacciato il proprio futuro, i propri beni, la propria vita stessa.

 

Ho ritenuto mio dovere di Pastore prendere un’iniziativa analoga in ambito ecclesiale, dando vita all’associazione Exsurge Domine, per contrastare la speculare persecuzione che i sacerdoti e i religiosi tradizionali si trovano a subire da parte della setta bergogliana a causa della loro fedeltà alla Chiesa di Cristo, oggi infestata di traditori, di corrotti e di mercenari. Exsurge Domine, sotto il mio personale patrocinio, vuole aiutare i chierici, i religiosi, i monaci e le monache privati dei mezzi di sussistenza, cacciati dai loro monasteri, fatti oggetto di persecuzione dai Superiori perché legati alla Liturgia apostolica o perché non disposti a rinnegare il carisma del loro Ordine. Parroci che da un giorno all’altro vengono allontanati dalla loro parrocchia, monache a cui Roma impone una badessa progressista, chierici ridotti allo stato laicale senza regolare processo e con accuse infamanti: tutte queste anime buone, innamorate del Signore e fedeli alla Chiesa, hanno bisogno di aiuto materiale, di supporto spirituale, di assistenza legale e canonica.

 

Chiedo a tutti voi di farvi promotori di questa iniziativa con i vostri conoscenti e amici, e di contribuire secondo le vostre possibilità al finanziamento del nostro primo progetto: la costruzione di un Villaggio Monastico in provincia di Viterbo, dove accogliere la comunità benedettina femminile di Pienza. Il vostro sostegno, anche con la preghiera, permetterà a questi buoni sacerdoti e religiosi di non soccombere alle purghe bergogliane e di poter svolgere il ministero o seguire il carisma che essi hanno scelto con generosità seguendo la volontà di Dio.

 

 

Conclusione

Vorrei concludere questo mio intervento riferendomi proprio a questo luogo, Pontmain, dove il 17 Gennaio 1871 apparve la Vergine Maria, invocata sotto il titolo di Nostra Signora di Francia.

 

Di lì a poco – il 18 Marzo – si sarebbe conclusa, con la sconfitta di Napoleone, la guerra franco‐prussiana e i moti del marzo successivo avrebbero dato luogo alla Comune di Parigi.

 

In quella circostanza la massoneria francese (di ispirazione socialista e legata ai centri di potere culturali) organizzò una rivoluzione che fu però affogata nel sangue il maggio successivo dall’intervento del governo di Versailles, su ordine della massoneria inglese (che è invece liberale e legata al potere istituzionale).

 

Oggi quella spaccatura tra differenti massonerie è stata superata da un pactum sceleris che le unisce – concilium fecerunt in unum (Sal 70, 10) – con il comune obiettivo di portare a compimento l’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale, necessaria premessa al regno dell’Anticristo.

 

La Santa Vergine, nell’apparizione a Pontmain, non disse nulla. Ai Suoi piedi si srotola un cartiglio in caratteri d’oro: Pregate, bambini miei. Dio vi risponderà prestissimo. Mio Figlio permette che il Suo Cuore si lasci toccare. Ebbene, anche oggi queste parole di conforto rimangono valide e vere: il Signore risponderà prestissimo, perché molte sono le anime buone che, in questa fase di apostasia e di crisi dell’autorità, si stanno svegliando dal torpore in cui troppo a lungo sono rimaste.

 

La frode infernale del globalismo è destinata al fallimento più totale: su questo non vi è il minimo dubbio. La Babele del Nuovo Ordine sprofonderà sotto il peso delle sue menzogne, marchio inconfondibile dell’opera del demonio.

 

A noi spetta il compito di proclamare la Verità, di ricordare al mondo che l’unica salvezza viene da Cristo, Principe della Pace, a cui va restituita la Signoria sulle Nazioni e sulla Chiesa che Gli è stata usurpata da un’autorità ribelle e corrotta.

 

Possa la Vergine Santissima, Regina delle Vittorie e Mediatrice di tutte le Grazie, affrettare la fine di questa tribolazione, perché si compiano le Sue parole pronunciate a Fatima nel 1917: Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà.

 

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

 

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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Arriva la «scomunica marinata»?

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Nel momento in cui il Vaticano bombarda 600 mila e più persone con lo scomunicone anti-FSSPX, diviene naturale rifugiarsi nei sonetti di Giuseppe Gioacchino Belli (1791-1863), che da romano vero conoscitore della Città der papa non poteva non aver trattato il tema nella sua poesia in vernacolo romanesco.

 

Havvi, ad esempio, Er cedolone der vicario, sonetto scritto il 22 aprile 1834, che bene illustra la minaccia di scomunica e le pene per chi trattiene i beni ecclesiastici. Si parla di un «cedolone», cioè un manifesto pubblico, affisso a Roma. Il cedolone era un avviso ufficiale del vicario del papa che imponeva, pena la scomunica, la restituzione dei beni di un sacerdote defunto. La scomuniica è quindi qui intesa come strumento di pressione burocratica e poliziesca.

 

La scummunica è uguale ar marfrancese,
Che tte penetra l’osse a la sordina,
E tte manna a fà fotte in men d’un mese.

 

Chi ssarà ll’animaccia ggiacubbina
Che nnun ridìi le cose che ss’è pprese,
Doppo der cedolon de stammatina?

 

Notare come, con sprezzo totale, il Belli paragona la scomunica al «marfrancese» – cioè alla sifilide – una malattia che agisce «a la sordina» (di nascosto) consumando da dentro l’individuo: il poeta vuole qui parlarci della devastante azione dello Stato Pontificio sulla vita interiore dei cittadini posti sotto la minaccia di essere scomunicati. «Animaccia ggiacubbina», era l’etichetta usata per indicare chiunque si opponesse all’autorità ecclesiastica, che oggi che li giacobini sono al comando dello Stato pontificio, suona buffissima.

 

L’espressione «sta ffresco» evidenzia la rassegnazione del popolo di fronte alla potenza ecclesiastica dotata della superarma scomunicante, il cui effatto megatonico sull’animo umano è ancora brandito con sicumera dal (già) Sant’Uffizio.

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Evvi poi un ulteriore sonetto del Belli riguardo al tema della scomunica. Si tratta di quello intitolato, appunto, La scummunica, scritto il 25 agosto 1825.

 

La scummunica inzomma è una parola
Che ddisce er Papa, e appena Iddio l’ha intesa,
L’ubbidissce ar momento, e vve conzola
Cór cacciàvve dar gremmo de la Cchiesa.

 

Abbasta una scummunica, una sola,
Pe’ sbattezzavve; e gguai chi sse l’è ppresa!
Pò vvenì Ggesucristo co’ la stola
A bbenedillo, bbutta via la spesa.

 

Domenica er Curato l’ha spiegata,
E ha detto: “Iddio ne guardi, si pprennete
La scummunica nata e mmarinata.

 

Un libbro, un c…., un scappellotto a un prete,
Un sputo, una scorreggia, una pissciata
Ve pò scummunicà cquanno volete.„

 

Nelle prime quartine si satireggia sul paradosso teologico: le gerarchie universali sono invertite: il papa comanda e Dio esegue cecamente. La scomunica diventa una formula magica o un atto burocratico a cui persino Nostro Signore deve «ubbidire al momento». Nemmeno Gesù Cristo in persona, scendendo sulla terra con tanto di paramento liturgico, avrebbe il potere di annullare la scomunica del papa. La grazia divina viene così sottomessa alla burocrazia eclesiastica.

 

Interessante l’elenco, messo in bocca ad un parroco durante l’omelia domenicale, dei motivi per cui si può essere scomunicati: leggere un «libbro» proibito, aggredire un sacerdote («un scappellotto a un prete»), così come atti di volgarità corporale: uno sputo, un peto, una minzione («una pissciata»). La lista grottesca serve ad indicare come all’epoca (solo all’epoca?) la Chiesa utilizzasse l’arma della scomunica in modo indiscriminato: la scomunica serviva a punire sia il dissenso intellettuale sia, volendo, i comportamenti triviali, riducendo un grave provvedimento spirituale ad uno strumento di sottomissione politica continua.

 

Tra i peccati qui listati non vi è, curiosamente, la consacrazione dei vescovi senza mandato.

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Vi è poi da rivelare al lettore cosa il poeta intenda con «scummunica nata e marinata»: si tratta di come il popolano, soggetto enunciante della poesia bellica, capisce l’espressione «scomunica Maranathà», ossia la scomunica usque Dominus veniet (tradotto letteralmente: «fino a quando verrà il Signore»), la forma estrema e permanente di sanzione religiosa utilizzata storicamente dalla Chiesa cattolica, inflitta per colpe considerate talmente gravi da non poter essere perdonate da nessuna autorità umana terrena. La rimozione della scomunica veniva rimandata direttamente al Giudizio Universale, lasciando il verdetto finale a Dio, con il colpevole colpevole escluso in modo perpetuo dalla comunità dei fedeli e dai sacramenti – una scappatoia di perdonanza terrena, dicono dalla regia, da qualche parte c’era comunque.

 

La scomunica Maranathà veniva riservata a reati eccezionali, come le eresie ostinate, le profanazioni estreme o i gravi crimini contro la figura del papa. Si trattava di una scomunica che poteva prevedere anche un preciso cerimoniale di maledizione, sempre presente nel pontificale romano, benché caduto in disuso praticamente già nell’età moderna, con rare eccezioni.

 

Interessante pure ricordare come, in epoca pre-codiciale – cioè antecedente al Codice di Diritto Canonico (Codex Iuris Canonici), promulgato nel 1917 da Papa Benedetto XV – chi ordinava vescovi senza mandato pontificio veniva semplicemente sospeso fino a dispensa – di fatto, ‘na bazecola. Anzi, la scomunica per la consacrazione illecita di vescovi è perfino successiva, è stata introdotta da Pio XII in risposta alle ingerenze del regime comunista in Cina, che oggi invece, nella Chiesa invertita, ordina i vescovi che gli pare senza incorrere in scomunica e ricevendo poco dopo, dopo un mezzo silenzio di qualche ora, la ratifica del Sacro Palazzo.

 

A questo punto ci chiediamo quanto vescovi, sacerdoti e fedeli FSSPX siano andati vicini alla scomunica marinata. La quale, sì, è sparita con l’arrivo del Codice, ma col Fernandezzo non si sa mai, magari resuscita pure quella per far danno ai mostri tradizionalisti.

 

Il cardinale orgasmologo infatti, in punta di diritto positivo assoluto, potrebbe usare le parole del sonetto belliano Li soprani der monno vecchio (21 gennaio 1831), rese immortali dal Marchese del Grillo del democristiano Alberto Sordi.

 

C’era una vorta un Re cche ddar palazzo
Mannò ffora a li popoli st’editto:
“Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo,
Sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto.”

 

Eccoci che torniamo alla grande saggezza del poeta vernacolare, che visse i suoi 72 anni sotto sei papi, descrivendo una città sordida e in abbandono, di plebi tra le più incolte d’Italia, dove il papa era anche temuto, ha scritto un critico, «come capo della fatiscente società del putrido Stato pontificio».

 

I tempi sono cambiati, o forse, nella Rroma eterna e nelle sue cloache umane, no.

 

Anvedi.

 

Roberto Dal Bosco

 

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Peter Thiel: Benedetto XVI «credeva di vivere negli ultimi tempi»

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L’investitore miliardario Peter Thiel, che ha recentemente tenuto una serie di conferenze sull’anticristo a Roma, a due passi dal Vaticano, ha spiegato che il motivo principale per cui ha parlato pubblicamente dell’anticristo è «perché nessun altro ne parla», aggiungendo che, per gran parte della storia cristiana, sarebbe sembrato un chiaro segno del suo imminente arrivo (2Pietro 3, 3-4).   In un lungo saggio intitolato «Il papa e l’anticristo», pubblicato sulla prestigiosa testata cattolica statunitense First Things, Thiel afferma che papa Benedetto XVI credeva di vivere negli ultimi tempi.   Thiel ha introdotto il suo articolo per First Things, scritto in collaborazione con il Sam Wolfe, affermando: «Non spetta a me dire alla Chiesa che ora è», aggiungendo: «Benedetto lo ha già fatto».

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La fascinazione del magnate già socio di Elone Musk per le opinioni di papa Benedetto sull’anticristo e sulla fine dei tempi è sorprendente, considerando che è nato in una famiglia protestante (i genitori sono tedeschi immigrati in America, e sono religiosi, a quanto è dato di sapere) che ha accumulato un’enorme ricchezza – ha co-fondato PayPal, è stato uno dei primi investitori di Facebook e ora è a capo di Palantir – e che è anche omosessuale «sposato» con un uomo e con figli ottenuti via utero in affitto.   Pur non essendo cattolico, Thiel si è chiaramente immerso negli insegnamenti e nella storia della Chiesa cattolica ben oltre la media dei fedeli cattolici, nota LifeSite. È noto ai lettori di Renovatio 21, tuttavia, che egli sia stato discepolo diretto all’Università di Stanford del filosofo cattolico Réné Girard, di cui ha assimilato certamente la teoria del sacrificio così come quella della teoria mimetica, che sembra aver guidato la sua fortunatissima carriera di investitore in grado di discernere tra un investimento rilevante e uno fatto perché è desiderato anche da altri.   Nell’articolo su First Things Thiel ha espresso rammarico per il fatto che Benedetto XVI sia rimasto in silenzio sull’anticristo durante tutto il suo pontificato e abbia aspettato fino alle sue dimissioni per esprimere il suo parere. Come riportato da Renovatio 21, ciò non è del tutto vero.   Thiel ha osservato che solo quando il papa emerito è diventato anziano ha «iniziato a parlare con la chiarezza che fino ad allora aveva negato a tutti tranne che ai suoi lettori più intimi». In un’intervista del 2018 ha affermato che «la società moderna sta formulando un credo anticristiano e opporsi ad esso viene punito con la scomunica sociale. È naturale temere questo potere spirituale dell’anticristo e ha davvero bisogno dell’aiuto delle preghiere di un’intera diocesi e della Chiesa mondiale per resistergli».   Tre anni prima, inaspettatamente, il politico slovacco Vladimír Palko aveva ricevuto una lettera da Benedetto XVI che elogiava il suo libro Die Löwen Kommen («Arrivano i leoni»). La lettera includeva queste parole: «Vediamo come il potere dell’anticristo si stia espandendo e non possiamo che pregare che il Signore ci dia pastori forti che difendano la sua Chiesa in quest’ora di bisogno dal potere del male».   «Il cristiano sa che nulla dura per sempre, perché questo mondo ha un inizio e una fine. L’apocalisse, la rivelazione di tutti i segreti e la fine di tutte le interpretazioni, prima o poi arriverà», ha osservato Thiel a conclusione del suo avvincente saggio. «C’è un tempo e un luogo per l’esoterismo, il cui contrario è la rivelazione. Ma non in questioni che riguardano il destino del mondo e delle nostre anime. Perché quando il tempo stringe e l’ora è tarda, chi può sperare nella salvezza nella reticenza filosofica?»   Come riportato da Renovatio 21, a giugno il Festival di Vienna aveva revocato la prevista partecipazione di Thiel, a causa delle crescenti critiche da parte degli sponsor e del massiccio ritiro di altri partecipanti. Thiel avrebbe dovuto parlare di anticristo, tema che lo ossessione pubblicamente al punto da essere canzonato lungo un’intera stagione del popolarissimo cartone satirico americano South Park.  

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Due settimane fa il Thiel ha alzato il tiro sul papato dichiarando, ad un incontro elitario ad Aspen che papa Leone XIV «lavora per i comunisti cinesi».   Come riportato da Renovatio 21, in settimana è emerso che Thiel, in previsione di un collasso statunitense o mondiale, si è trasferito in Argentina.   Le tensioni tra il miliardario del settore tecnologico e il Vaticano non sono una novità. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi.   Thiel, cofondatore di Palantir e PayPal, è stato uno dei primi sostenitori del presidente Donald Trump nella Silicon Valley, contribuendo al lancio della carriera del vicepresidente JD Vance: Vance, convertito al cattolicesimo, lavorava presso Mithril Capital, una società di investimenti cofondata da Thiel, prima che quest’ultimo appoggiasse il suo ingresso in politica.   In realtà, a differenza di quanto creduto da Thiel, Ratzinger aveva esposto anche prima del suo ritiro idee precise, e complesse, sull’anticristo e sui tempi ultimi – e sul ruolo che avranno le macchine.   Come riportato da Renovatio 21, il 15 marzo 2000 il cardinale Joseph Ratzinger parlò a Palermo in un incontro con sacerdoti e seminaristi.

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«Nel loro orrore, [i campi di concentramento] hanno cancellato, cancellato volti e storia, nomi, cancellato persone. Hanno trasformato l’uomo in un numero, l’uomo non è che un numero, è un pezzo di un macchinario, l’uomo non è che un pezzo di un macchinario, di un ingranaggio, non è più che una funzione» aveva detto il futuro papa Benedetto.  
«Ai nostri giorni non dovremmo dimenticare che queste mostruosità della storia hanno prefigurato il destino di un mondo che corre il rischio di adottare la stessa struttura dei campi di concentramento, se viene accettata la legge universale della macchina»  
«Le macchine che sono state costruite impongono questa stessa legge, questa stessa legge che era adottata nei campi di concentramento. Secondo la logica della macchina, secondo i padroni della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solamente se l’uomo viene tradotto in numeri» aveva continuato colui che un lustro dopo sarebbe salito al Soglio di Pietro.
  «La Bestia è un numero, e ci trasforma in numeri. Dio nostro Padre invece ha un nome, e chiama ciascuno di noi per nome. È una persona, e quando guarda ciascuno di noi vede una persona, una persona eterna, una persona amata». Ecco che, parlando della Bestia e di numeri Benedetto sembra avvicinarsi al pensiero di Thiel su anticristo e AI.   Mentre molti nel mondo cattolico esprimono fastidio per le riflessioni di Thiel, si tratta, come evidenti, di questioni che ora vanno poste senza esitazione. Perché l’apocalisse potrebbe essere davvero alle porte, e non possiamo confidare nella capacità di guida e di lotta di un Vaticano occupato da modernisti invertiti.  

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Pensiero

Ecône e il vero ordine mondiale

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Quando lo ho compreso, imbottigliato nel traffico, mi è scappata una risata. Sì, avevo finalmente visto l’Europa Unita. In Svizzera. In realtà, avrei capito poi, era persino qualcosa di più, era il mondo unito, o perfino oltre: era il vero ordine cosmico che si manifestava, tuonando e pregando, dinanzi a me e alla storia.

 

La mattina del primo luglio ero, ovviamente, ad Econe per le consacrazioni dei vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, la realtà dentro la quale sto crescendo i miei figli.

 

Ecône è considerata la sede della FSSPX, perché vi, adagiato sulla montagna che scende con dolcezza verso la valle verde e calmissima, il seminario internazionale creato da monsignor Lefebvre. Vi è in pratica una sola superstrada che attraversa il Canton Vallese, e quel giorno, alle sei della mattina, era già intasata. Vi era una fila infinita di macchine con ogni sorta di targa: c’erano le station wagon francesi, c’erano i pulmini tedeschi, e ancora auto spagnole, svedesi, ceche, britanniche, olandesi, belghe, slovacche – e italiane, chiaro. Gli americani, si suppone, erano quelli che le corriere scaricavano in grande copia. Più tardi avrei veduto anche brasiliani, messicani e africani.

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Ho, senza rendermene conto, riso: eccotela l’unione europea, eccoti le nazioni unite. Solo basate sul contrario di quello su cui sono basate le istituzioni che portano questi nomi – basate cioè su Gesù Cristo. Ho sorriso pensandoci: i democristiani che azzardano con timidezza riguardo le radici cristiane dell’Europa, negate a Brusselle, dovrebbero vedere questo ingorgo fedele, dove ci sono non solo le radici, ma anche il tronco, i rami, le foglie, i fiori, i frutti.

 

Usciti dalla coda (dopo aver incontrato ad ogni rondò un giovane volontario FSSPX in pettorina fluorescente che dispensava direttive per il parcheggio), diretti a piedi verso il grande prato delle consacrazioni, l’effetto diventa ancora più evidente: l’albero della Fraternità, cioè di ciò che rimane della Chiesa vera, è fatto di famiglie, famiglie stupende.

 

 

Le famiglie felici, diceva Leone Tolstoj, si assomigliano tutte. È la verità: il maschio, spesso giovane, è in giacca e cravatta, magari con un elegante cappello di paglia in testa, mentre i figli – in genere quattro o più – gli corrono biondissimi innanzi, sotto lo sguardo attento della madre, che, fasciata in un tipo di mise che qualcuno chiama lefebvrian-hippy-chic (cioè vestito leggero lungo con stampa, apparentemente spensierato e al contempo estremamente femminile, materno. Va anche aggiunto: le persone in sovrappeso sono pochissime. Persone con sguardo triste praticamente non ci sono.

 

È una pianta viva, vitale, sana, rigogliosa. La sua energia, moltiplicata a migliaia, è travolgente.

 

Ho passato buona parte delle sei ore di cerimonia di consacrazione a pochi metri dall’altare, dove avevano messo, invisibile a tutti, un gabbiotto per la stampa. Se dico «gabbiotto» è perché in effetti era una vera prigione per i giornalisti – sì, una razza infida: conveniamo – accreditati. In pratica si era a poche file di suore di distanza dall’altare, ma non si poteva uscire: se beccavano un giornalista sul prato, i ragazzotti bénévoles, frutto dell’esercito elvetico dove militano almeno 20 giorni l’anno, lo rimandavano indietro scortato.

 

«On se sent controllés», mi ha sussurrato sardonica la vecchia inviata del giornale ultragoscista e rothschildiano Libération. Ho realizzato, tuttavia, che con questa precisione logistica e di sorveglianza, se volessero fare un golpe in Vaticano potrebbero compierlo in trenta minuti netti.

 

La cerimonia è durata più di cinque ore. La precisione liturgica, la ricchezza di paramenti sacri, la potenza del canto gregoriano che risuonava in tutta la valle, erano solo alcuni degli elementi che rendevano questa cerimonia come la più impressionante mai vista. Un sacerdote della Fraternità mi ha raccontato che, tra i riti perduti con il Concilio, c’è proprio quello della consacrazione dei vescovi, che ora nella Chiesa modernista è liturgicamente corrotto.

 

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C’è stato quindi un momento davvero metafisico, o meteocinetico, che ha colpito tantissimi – specie i non fedeli. A scriverne, paradossalmente, sono state solo testate «laiche» di fact-checker, che annusando quello che si scriveva in rete in diretta si sono buttati sul bizzarro caso.

 

 

Il celebrante, monsignor De Gallareta (il vescovo più anziano rimasto degli ordinati da monsignor Lefebvre) stava consacrando l’ostia. Il cielo da qualche minuto era divenuto nerissimo, e pareva di essere dentro una nuvola scura, e del resto siamo praticamente in montagna.

 

Ecco che quando il vescovo abbassa l’ostia dopo averla consacrata un tuono squarcia l’aria. Il fragore è potentissimo, scuote le ossa delle migliaia di persone. La portata simbolica della scena, con il cielo che urla nel momento più sacro di questa messa così importante, è innegabile, si innesta direttamente nella mente di chiunque.

 

Io stesso, che ero inginocchiato come altri giornalisti nel gabbiotto-stampa, ricordo di aver tremato. Cosa sta succedendo?

 

In verità c’era chi stava messo peggio di me. Il tizio di una celeberrima agenzia stampa internazionale, che se ne stava seduto lì a fianco a gambe incrociate, si gira e mi guarda sconvolto: era in cerca, anche da uno sconosciuto, di una spiegazione a ciò che aveva appena vedute. Io, sempre genuflesso, mi sono limitato ad assentire in silenzio, beffardo ed anche soddisfatto, guardandolo di sottecchi per un attimo: «caro mio, benvenuto laddove il Cielo è qualcosa di concreto, e il Cielo reagisce alla Terra. Il Cielo e la Terra sono legati. Il Cielo e la Terra sono ordinati. Benvenuto nella realtà». Era il sottotitolo invisibile che, spero, abbia recepito.

 

A quel punto si è scatenata una tempesta immane. Pioggia a catinelle, che rimbalzava sul tendone principale e scendeva a cascate sulla sala stampa, obbligando quanti avevano telecamere e macchine fotografiche a spostarsi di colpo. Qualche giornalista fedele resta inginocchiato in mezzo all’acqua, come l’inviata di LifeSite che si inzuppa il gonnellone in maniera irreparabile.

 


La cerimonia doveva quindi prevedere la comunione per i 17.000 fedeli partecipanti, ma, con quel tempo avverso, non era possibile. Si è deciso così di procedere con un rosario, che parte cantato da preti, suore e masse di fedeli. Monsignor De Gallareta sta seduto sul trono, irradiando un misto di concentrazione e forza, una gravitas, come mai ho visto prima.

 

«Ave Maria, grazia plena / dominus tecum…»

 


Mi affaccio a guardare le migliaia di fedeli sul prato. Pochissimi sono andati a rifugiarsi nei tendoni preparati per il pranzo. La totalità è rimasta ferma dov’era, inginocchiata nel fango. I fedeli FSSPX non mollano la barca nella tempesta. Questo è il primo significato, direttamente evangelico, che viene alla mente guardando la scena. Esso spiega tutto, illustra tutto, riassume tutto.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (8, 23-27) «Entrato poi nella barca, lo seguirono i suoi discepoli. Ed ecco sollevarsi una tempesta tanto grande che la barca era coperta dalle onde; e siccome egli dormiva, i discepoli gli si accostarono e lo svegliarono, gridando: “Salvaci, o Signore, che siam perduti!”. Gesù disse loro: “Perchè temete, uomini di poca fede?”. E, alzatosi in piedi, comandò ai vènti e al mare, e subito si fece una gran calma. Del che meravigliati, tutti dicevano: “Chi è costui, al quale ubbidiscono anche i vènti e il mare?”».

 

I fedeli della Fraternità hanno fede nei comandi di Gesù, e nella sua potenza reale.

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Quando finisce il rosario, ecco che la bufera si placa completamente. Partono i sacerdoti per tutto il pratone per dare la comunione al popolo. Il terreno non sembra nemmeno troppo fangoso. Qualcuno, poi, mi ha detto: il Cielo ha voluto quel rosario per ricordarci della Santa Vergine. Che, in effetti, è diventato uno dei punti di contesa con la Chiesa di Fernandez, che l’ha privata, sulla strada della protestantizzazione slatentizzata, del titolo di «corredentrice».

 

Poco dopo, quando ancora i vescovi stanno eseguendo le ultime parti del rito, il bel tempo arriva. La burrasca è davvero finita. Quando i discendenti degli apostoli escono benedicenti fra la folla il tempo è sereno, è persino caldo.

 

A fine pomeriggio, durante i vespri, il neovescovo americano Michael Goldade fa una breve omelia. Il sole splende, e gli occhi di questo ragazzo del Kansas brillano pure, nello zelo e in quello che amo chiamare «sorriso lefebvriano» (guardatevi le foto del monsignore, e dei suoi vescovi: sorrisi più autentici non ne troverete).

 

Monsignor Goldade fa una breve omelia di lucidità assoluta.

 

 

«Quando si contemplano queste magnifiche cattedrali, si scorgono rappresentazioni artistiche della vita: viti, vegetazione, acqua che scorre. Non si tratta semplicemente di elementi naturali, ma di simboli della vita soprannaturale che ci giunge attraverso la Chiesa cattolica (…) Se la Chiesa cattolica, nella sua Tradizione, genera vita, la Chiesa modernista è un deserto. Uccide, uccide tutto ciò che tocca, uccide la vita soprannaturale, distrugge le fonti della grazia, fa appassire ogni cosa. Perché? Perché ha posto l’uomo al posto di Dio e si è così allontanato dalle fonti stesse della vita».

 

La potenza divina della vita mi è stata chiara guardando queste migliaia di famiglie stupende, da ogni parte del globo terracqueo, che perseverano nonostante possano piovere su di esse, e sulla propria progenie, tempeste e scomuniche.

 

Mi è subito evidente la valutazione politica da fare: lo Stato moderno non dispone, e non può disporre, di simili cittadini, e questa è esattamente la sua condanna, la ragione della sua inevitabile disintegrazione. E quindi, lo Stato del futuro, lo Stato che agisca come garante della continuazione della vita umana, non può che essere uno Stato cristiano.

 

In assenza di un simile popolo, ogni tentativo di creare consorzi nazionali ed internazionali è destinato a fallire nella miseria e nella morte.

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L’ulteriore considerazione da farsi è di carattere metafisico. Quello a cui ho assistito è, in orizzontale e in verticale, la vera religione. La parola, lo sapete, viene dal latino religare, «legare strettamente», cioè «rilegare». Per alcuni la religione rilega, sul piano terrestre, le genti, unendole. Altri, più mistici, ritengono che la parola esprima il vincolo di unione e dipendenza tra l’essere umano e il divino, tra Cielo e la Terra.

 

Ecco, le genti di tutta la Terra, unite fra loro, unite al Cielo, che parla loro, agisce nelle loro vite, dentro ad un rito, cioè, secondo la radice indoeuropea réi, al principio dell’ordine. Ecco la religione, l’unica vera.

 

Ecco il vero ordine mondiale. Ecco il vero ordine cosmico. Come in Cielo così in Terra.

 

E così sia.

 

Roberto Dal Bosco

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