Cina
Cina, un vescovo «clandestino» riconosciuto dal governo
La Sala Stampa della Santa Sede annuncia «con soddisfazione che oggi, 27 agosto 2024, mons. Melchior Shi Hongzhen è ufficialmente riconosciuto vescovo di Tianjin (Repubblica Popolare Cinese)» in un comunicato stampa.
Il comunicato prosegue dicendo che «questa misura è un frutto positivo del dialogo instaurato negli anni tra la Santa Sede e il governo cinese», riferendosi così all’accordo provvisorio, con validità biennale, siglato nel 2018 tra i due Stati, e che è stato rinnovato nel 2020 e nel 2022, sempre per la stessa durata. Normalmente dovrebbe essere rinnovato nell’ottobre di quest’anno.
Il sito di Asianews racconta con più precisione questo evento e cosa rappresenta realmente, lontano dalla soddisfazione un po’ compiaciuta che anima il comunicato della Santa Sede. Egli comincia ricordando che mons. Shi Honghzen era un «prelato “illegale”, rimasto a lungo agli arresti per essersi rifiutato di aderire all’Associazione Patriottica».
Il sito aggiunge che mons. Shi Honghzen ha 94 anni e che è «vescovo di una diocesi dove non c’è nessun vescovo “ufficiale” dal 2005». La notizia «è stata annunciata dal sito chinacatholic.cn, voce delle organizzazioni ufficiali controllate dal governo di Pechino».
Va sottolineato, però, aggiunge il sito «che questo riconoscimento arriva poche settimane prima delle decisioni relative al rinnovo dell’accordo provvisorio tra Roma e Pechino, il cui biennio scade a fine ottobre».
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Biografia di mons. Melchior Shi Honghzen
Originario di Tianjin, città di cui è vescovo, è nato il 7 ottobre 1929 ed è stato ordinato sacerdote nel 1954. «mons. Shi Honghzen è stato consacrato vescovo coadiutore nel 1982 con l’autorizzazione della Santa Sede da mons. Stefano Li Side, un altro coraggioso vescovo sotterraneo che ha pagato la sua difesa della libertà religiosa in Cina con la reclusione e l’isolamento fino alla sua morte nel 2019».
Mons. Shi Honghzen si è sempre rifiutato di aderire all’Associazione Patriottica, motivo per cui fino ad allora non era mai stato riconosciuto vescovo dalle autorità di Pechino.
Una cerimonia di installazione che non lo è
Il sito chinacatholic.cn racconta una «cerimonia di insediamento del vescovo di Tianjin alla presenza del vescovo di Pechino, mons. Joseph Li Shan come presidente dell’Associazione Patriottica e vicepresidente del Consiglio dei vescovi cinesi [l’organo collegiale non ufficialmente riconosciuto dalla Santa Sede] e un centinaio di persone».
Secondo Asianews si è affrettato a riferire che «durante la cerimonia di inaugurazione, mons. Shi Honghzen ha giurato solennemente di rispettare la Costituzione nazionale, di salvaguardare l’unità della patria e l’armonia sociale, di amare il Paese e la Chiesa e di aderire sempre ai principi direzione della sinizzazione del cattolicesimo in Cina».
Ma come commenta Asianews «come mostrano le immagini stesse, la cerimonia non si è svolta nella storica chiesa di San Giuseppe a Xikai – sede della cattedrale – ma in una stanza di un albergo della città. È stato mons. Shi Honghzen a volere questo luogo, sottolineando il carattere civile della cerimonia, essendo canonicamente vescovo di Tianjin».
Resta il fatto che riconoscere un vescovo di 94 anni – età alla quale avrebbe dovuto, in una situazione normale, già da tempo presentare le dimissioni – non impegna molto il governo cinese, ma gli fa pubblicità a buon mercato. E la soddisfazione della Santa Sede somiglia piuttosto ad un’autopersuasione.
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Cina
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Cina
Il Pentagono raddoppia gli sforzi per contenere la Cina
Il Pentagono ha rafforzato i piani per tenere la Cina all’interno della Prima Catena di Isole, in linea con l’aggiornamento 2026 della Strategia di Difesa Nazionale. Nel rapporto del 22 settembre al Comitato per le Forze Armate del Senato sulla NDS 2026, consegnato due giorni prima del vertice Trump-Xi Jinping, il sottosegretario alla Difesa per le Politiche Elbridge Colby ha messo in evidenza l’impegno del Dipartimento a costruire nell’Indo-Pacifico una postura di «deterrenza per negazione» nei confronti della Cina. Si tratta del punto d’arrivo di un lavoro durato circa un decennio per predisporre le forze americane a un eventuale scontro con Pechino, che imporrebbe una logistica ampia e lanci di missili sulle grandi distanze del Pacifico.
«Il Dipartimento della Guerra è concentrato al massimo per garantire un equilibrio di potere favorevole nell’Indo-Pacifico», ha detto il Colby. «Il nostro obiettivo, così facendo, non è quello di dominare la regione o chiunque al suo interno. Piuttosto, è quello di garantire che nessun Paese possa dominare noi o i nostri alleati – in sostanza, creare le condizioni militari necessarie per raggiungere l’obiettivo fissato dalla Strategia di Sicurezza Nazionale 2025, ovvero un equilibrio di potere nell’Indo-Pacifico che permetta a tutti noi di godere di una pace dignitosa».
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Il Colby ha ricordato che da circa un anno i militari statunitensi e cinesi tengono un dialogo. Ha però aggiunto che «siamo sempre consapevoli della direttiva del Presidente Trump di negoziare sempre da una posizione di forza». «Pertanto, pur lavorando per evitare il confronto, proseguiamo i nostri sforzi per rafforzare la deterrenza attraverso la negazione lungo la Prima Catena di Isole (FIC), con l’obiettivo, come ha affermato il Segretario Hegseth, di garantire che “l’aggressione sia impraticabile, l’escalation non attraente e la guerra considerata irrazionale”».
A sostegno di questa linea, il Corpo dei Marines schiererà sull’isola giapponese di Yonaguni, per l’esercitazione Keen Sword, i propri sistemi missilistici terrestri antinave e di difesa aerea, aprendo nuove capacità congiunte Stati Uniti-Giappone su un’isola a soli 110 chilometri da Taiwan, come ha riferito Defense News.
Keen Sword, la maggiore esercitazione congiunta biennale tra Washington e Tokyo, impiegherà due sistemi centrali della forza costiera dei Marines: l’NMESIS (Navy-Marine Expeditionary Ship Interdiction System), per l’interdizione navale, e il MADIS (Marine Air Defense Integrated System), per la difesa aerea. Sarà la prima volta che questi sistemi arrivano a Yonaguni: l’edizione di quest’anno si sposta infatti verso operazioni di negazione del mare basate a terra e distribuite su più isole, con l’intento di disperdere le capacità.
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Cina
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