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Bioetica

Cattolici e no-vax: due padri di famiglia rispondono

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Da semplici fedeli cattolici, ma in possesso del più grande titolo accademico che il Signore possa donare a noi uomini, cioè quello di essere padri di famiglia, intendiamo con questo scritto rispondere punto per punto ad una posizione a nostro avviso sconcertante proposta da una certa corrente intellettuale cattolica purtroppo seguita nell’errore da numerosissimi fratelli.

 

Roberto de Mattei, in data 7 Aprile 2021, ha pubblicato sul sito di Corrispondenza Romana un decalogo di domande, rivolgendosi ad un popolo da lui stesso posto sotto l’appellativo di «anti-vax».

 

Rattrista assai leggere, già nelle prime righe dell’articolo, una distinzione netta tra le persone sostenitrici della linea dell’autore — quella per cui, in fondo, «il fine giustifica i mezzi» — ed il resto dell’orbe cattolico, definito semplicisticamente dal De Mattei come quello degli «anti-vaccinisti».

 

Se il problema delle linee cellulari di feti abortiti contenute nei vaccini o utilizzate per la loro produzione non esistesse, il tema morale legato alle vaccinazioni non si esaurirebbe affatto, come dimostra la cronaca di questi giorni, piena di casi di reazioni avverse gravi e persino mortali, palesemente causate dall’inoculazione di cosiddetti vaccini prodotti in pochi mesi

I sostenitori delle sue posizioni vengono elencati testualmente come segue: 

 

Da una parte «alcuni cardinali, teologi e sacerdoti»  dove ha «suscitato consenso» la «posizione in difesa della liceità morale dei vaccini anti-COVID attualmente disponibili»  ribadita più e più volte dal De Mattei, che ci tiene a ringraziare i religiosi che lo seguono.

 

Dall’altra parte è posto invece il resto del mondo cattolico formato da – per averne la prova, basta aprire gli occhi – numerosi religiosi, sacerdoti, teologi, vescovi che l’autore non cita; aggiungiamo poi che questo mondo cattolico «antivaccinista» è costituito da padri, madri, nonni, persone semplici che non frequentano gli alti ranghi della curia romana. Questo insieme viene definito «prevedibile dissenso di molti “anti-vaccinisti”».

 

De Mattei utilizza un linguaggio dichiaratamente mainstream, avente come obiettivo quello di etichettare (e, quindi neutralizzare) persone in larga maggioranza normalissime, ma dedite all’imperdonabile vizio di  ricercare sempre la Verità e, possibilmente, una volta trovatala, di seguirla radicalmente, senza compromessi.

 

Il marchio «anti-vax», viene utilizzato dal De Mattei anche nella prima domanda che pone a noi «anti-vaccinisti».

 

 

1) «Il “livre de chevet” degli anti-vax è quello di Pamela Acker, dal titolo Vaccination: a Catholic perspective, pubblicato nel 2020 dal Kolbe Center. In questo libro l’autrice sostiene che i rischi di qualsiasi vaccinazione sono maggiori dei possibili benefici (a pp. 80-81 fa l’esempio della rabbia e del tetano). Chi assume questo libro come testo di referenza dovrebbe rifiutare anche i cosiddetti “vaccini etici”, perché nocivi alla salute. Al di là del caso dei vaccini anti-COVID, è lecito a un cattolico vaccinarsi?»

 

Solo in una società annichilita e alienata dai social network e dai media allineati, si sarebbe potuta creare una «pandemia» del genere: l’unica pandemia della storia in cui per sapere di essere «appestati», non avendo sintomi, ci si deve sottoporre ad un tampone che, per stessa ammissione del suo ideatore, può risultare inattendibile ed inefficace

Se il problema delle linee cellulari di feti abortiti contenute nei vaccini o utilizzate per la loro produzione non esistesse, il tema morale legato alle vaccinazioni non si esaurirebbe affatto, come dimostra la cronaca di questi giorni, piena di casi di reazioni avverse gravi e persino mortali, palesemente causate dall’inoculazione di cosiddetti vaccini prodotti in pochi mesi, utilizzando metodologie mai brevettate prima e sottoponendo la popolazione mondiale ad un vero e proprio esperimento socio-sanitario in cui, al posto di cavie animali, si utilizzano persone in carne ed ossa, illudendole di combattere un nemico immaginario, una malattia che, di per sé, alla data di oggi, avrebbe ucciso (con l’aiuto in media di almeno altre 3-4 patologie debilitanti pregresse) lo 0,037% della popolazione mondiale, per la quasi totalità persone anziane in linea con l’aspettativa di vita reale dei singoli Paesi.

 

Parliamoci chiaro: solo in una società annichilita e alienata dai social network e dai media allineati, si sarebbe potuta creare una «pandemia» del genere: l’unica pandemia della storia in cui per sapere di essere «appestati», non avendo sintomi, ci si deve sottoporre ad un tampone che, per stessa ammissione del suo ideatore, può risultare inattendibile ed inefficace.

 

Perché questa digressione da «negazionisti»? Perché il principio di proporzionalità è una stella polare da seguire sempre in una scelta morale.

 

Se statisticamente avessi una probabilità quasi nulla di subire conseguenze gravi da una malattia, per quale motivo moralmente lecito dovrei rischiare la vita, facendo da cavia, inoculandomi vaccini mRNA mai testati prima sull’essere umano e, per di più, firmando un falso consenso informato che, di fatto, rende le case farmaceutiche completamente immuni da qualsiasi responsabilità in caso di eventi avversi?

 

La prova di ciò che diciamo è sotto gli occhi di tutti: mai come in queste ultime settimane si sono moltiplicati casi di morte, sopraggiunti casualmente nelle ore immediatamente seguenti alle vaccinazioni, di persone giovani, di madri, di padri, di sportivi, esseri umani sani, che magari non avrebbero nemmeno avvertito alcun sintomo in caso di infezione da SARS-CoV-2.

Se statisticamente avessi una probabilità quasi nulla di subire conseguenze gravi da una malattia, per quale motivo moralmente lecito dovrei rischiare la vita, facendo da cavia, inoculandomi vaccini mRNA mai testati prima sull’essere umano e, per di più, firmando un falso consenso informato che, di fatto, rende le case farmaceutiche completamente immuni da qualsiasi responsabilità in caso di eventi avversi?

 

Il principio di proporzionalità, quindi, si sposa indissolubilmente con il principio di prudenza. Ci chiediamo se De Mattei conosca con certezza la lista completa degli ingredienti contenuti nei vaccini attualmente in circolazione, compresi soprattutto quelli non COVID. Ci chiediamo se egli abbia certezza scientifica che al loro interno non ci siano sostanze nocive per l’organismo, alle quali si potrebbe essere allergici senza esserne coscienti.

 

Al di là del caso dei vaccini COVID, quindi, la liceità dell’utilizzo di qualsiasi trattamento medico, per un cattolico, è strettamente legata a questi due principi indissolubili: proporzionalità e prudenza.

 

Sarebbe morale per un padre di famiglia con a carico una moglie e numerosi figli, rischiare la vita, o comunque la salute, con un trattamento sanitario inutile e sproporzionato rispetto alla «minaccia» che si propone di combattere?

 

Sarebbe morale per un padre di famiglia, vaccinare i propri figli, i propri nipoti, a soli due mesi di vita, giocando alla roulette russa con 12 vaccini contenenti sporcizia di vario genere, particelle di metalli pesanti e numerose sostanze nocive vietate in tutti i medicinali ma, casualmente identificate all’interno dei vaccini?

 

Come si può facilmente comprendere, il tema morale sopravvive anche all’immaginaria assenza delle linee cellulari utilizzate nei vaccini.

 

Come si può facilmente comprendere, il tema morale sopravvive anche all’immaginaria assenza delle linee cellulari utilizzate nei vaccini.

È lecito per un cattolico vaccinarsi? A nostro parere, solo in determinate situazioni di reale gravità e pericolo di vita, dopo aver appurato con certezza che il vaccino in questione non sia il risultato della filiera della Necrocultura abortista, che sia privo di sostanze nocive estranee all’organismo umano, che non sia una terapia genica travestita da vaccino (come i «vaccini» COVID) e, infine, che siano stati preventivamente condotti attenti studi personalizzati sul soggetto ricevente, escludendo qualsiasi pericolo di reazioni avverse o conseguenze gravi.

 

In poche parole, una possibilità ad oggi inesistente, visto la superficialità della scienza moderna che tratta gli esseri umani come bovini da timbrare in una catena di montaggio chiamata vaccinazione di massa.

 

2) «Alcuni trapianti di organi, come quello del cuore, sono moralmente illeciti, perché si basano sul falso criterio scientifico di “brain death”, e provocano direttamente la morte. Ma la Chiesa considera leciti i trapianti da veri morti (ad esempio nel caso delle cornee) o da viventi (ad esempio nel caso di un rene), così come autorizza la trasfusione di sangue. In tutti questi casi vengono introdotte nel corpo umano cellule di un’altra persona. Accettate l’insegnamento della Chiesa sui trapianti?»

Il principio di proporzionalità, quindi, si sposa indissolubilmente con il principio di prudenza. Ci chiediamo se De Mattei conosca con certezza la lista completa degli ingredienti contenuti nei vaccini attualmente in circolazione, compresi soprattutto quelli non COVID

3) «In questo caso, sarebbe per voi lecito un trapianto di cornea per restituire la vista a un cieco, se questa cornea, con l’autorizzazione della famiglia, provenisse dal corpo della vittima di un omicidio? Inoltre, accettereste una trasfusione di sangue anonimo, che potrebbe provenire dal corpo di un uomo malvagio, senza sentirvi perciò contaminati dalla sua malvagità? Accettereste un trapianto o una trasfusione remotamente coinvolti con un crimine?»

 

Accorpiamo queste due domande perché pensiamo meritino un’unica risposta.

 

Questa frase, anzitutto, ci fa pensare:

 

«In tutti questi casi vengono introdotte nel corpo umano cellule di un’altra persona»

 

Quello che De Mattei e quelli come lui paiono non capire è un fatto evidente e assolutamente non trascurabile per un cattolico del 2021: l’esistenza di una catena necrofila antiumana e quindi anticristica che, come un buco nero, si nutre voracemente di tutto ciò che è luce, di tutto ciò che è vita, di tutto ciò che rimanda all’Incarnazione, e quindi alla Redenzione.

 

Quello che De Mattei e quelli come lui paiono non capire è un fatto evidente e assolutamente non trascurabile per un cattolico del 2021: l’esistenza di una catena necrofila antiumana e quindi anticristica che, come un buco nero, si nutre voracemente di tutto ciò che è luce, di tutto ciò che è vita, di tutto ciò che rimanda all’Incarnazione, e quindi alla Redenzione

Questa catena, il cui primo anello, ne siamo sicuri, è Satana stesso, cerca di coinvolgere più esseri umani possibili per deturpare l’Uomo, Immagine di Dio, sin dal suo concepimento. 

 

Quando l’uomo diventa oggetto, da utilizzare a piacimento secondo i dettami di una tecnoscienza senz’anima, anziché rimanere soggetto, si crea questa catena infernale. 

 

Commercializzando la morte al punto di depredare corpi ancora viventi a cuor battente, il sistema esistente dei trapianti ( come del resto quello dei vaccini prodotti con linee cellulari di bambini abortiti) non fa altro che incentivare una mentalità utilitaristica nei confronti dell’essere umano, ribaltando la logica che da sempre ha regolato l’essenza stessa della medicina, ossia l’essere al servizio dell’uomo considerandolo sempre un fine e mai un mezzo.

 

È proprio grazie alla commercializzazione del sacrificio umano che Satana ha ingannato milioni di anime, creando un sistema concatenato di persone cooperanti con questo disegno infernale.

 

Nulla come questa filiera commerciale di produzione, nell’era dell’uomo trasformato in oggetto, poteva infatti moltiplicare il Male e allo stesso tempo nasconderlo tra gli stessi anelli componenti la catena, dietro l’ipocrita convinzione di non essere parte attiva e corresponsabile del Male da cui tutto ha origine.

Quando l’uomo diventa oggetto, da utilizzare a piacimento secondo i dettami di una tecnoscienza senz’anima, anziché rimanere soggetto, si crea questa catena infernale. 

 

La gravità della cooperazione al male per qualsiasi persona componente questa filiera risulta evidente dal fatto che se non ci fosse quel determinato anello non esisterebbero né quelli precedenti né quelli successivi ad esso; allo stesso tempo, tutti gli attori coinvolti hanno piena avvertenza di ciò che li precede, acconsentendo a partecipare alla fase successiva. 

 

Per i vaccini: la madre vende il proprio bambino al moloch della scienza con l’obiettivo già definito di produrre tessuti sperimentali;  lo scienziato abortista lo smembra violentemente ancora vivo nel grembo materno, prelevandone la materia biologica per le future linee cellulari; la casa farmaceutica paga la madre e il medico abortista, e i ricercatori dei laboratori, pienamente coscienti di avere davanti tessuti fetali umani ricavati da aborti procurati «per la causa»; i ricercatori identificano dopo numerosissime prove (e aborti) la linea cellulare da usare per il vaccino; i produttori lo producono in milioni di dosi, ognuna con la propria parte di sacrificio umano incorporata; il venditore commercializza tra le aziende sanitarie la merce preziosa; e infine?

 

Infine c’è l’utilizzatore finale, magari assiduo frequentatore di Messe in latino, senza il quale nulla di tutto ciò esisterebbe, ben informato del contenuto dei vaccini tramite gli stessi bugiardini che ne riportano chiaramente l’origine.

Nulla come questa filiera commerciale di produzione, nell’era dell’uomo trasformato in oggetto, poteva infatti moltiplicare il Male e allo stesso tempo nasconderlo tra gli stessi anelli componenti la catena, dietro l’ipocrita convinzione di non essere parte attiva e corresponsabile del Male da cui tutto ha origine

 

Per i trapianti di organi: i nuovi sacerdoti in camice bianco individuano un soggetto vivo ma in grave pericolo di vita «idoneo» per essere sacrificato al commercio di organi; viene attivata la «procedura» di morte cerebrale, ossia una morte fittizia, creata ad hoc per rapinare gli organi della vittima ancora a cuore battente, prelevandoli per alimentare il business delle «donazioni». 

 

Per rispondere alle domande, noi riteniamo, sicuramente andando controcorrente rispetto alle posizioni moderniste degli uomini di chiesa contemporanei, che il nostro corpo, tempio dello Spirito Santo, non ci appartenga:

 

«E non sapete voi che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Poiché foste comprati a prezzo; glorificate dunque Dio nel vostro corpo» (1 Cor 6, 19-20).

 

Non ci facciamo condizionare da un’ideologia scientista ed utilitarista che, attraverso il sentimentalismo e una deviata forma di altruismo, non fa altro che ridurre l’uomo ad un novello Frankenstein, ovvero ad un’entità corporea a disposizione del taumaturgo in camice bianco di turno che, sostituendosi a Dio, ne dispone a proprio piacimento.

 

Se il «donare» una cornea o un rene costituissero un’azione altruista, perché allora non tagliarsi una mano per donarla al nostro vicino di casa menomato da un incidente stradale? 

L’uomo, creatura, non ha alcun diritto di invertire l’ordine stabilito da Dio, Creatore, mutando la propria essenza, da fine a mezzo, ed intaccando così la mirabile unità e perfezione del proprio corpo

 

L’uomo, creatura, non ha alcun diritto di invertire l’ordine stabilito da Dio, Creatore, mutando la propria essenza, da fine a mezzo, ed intaccando così la mirabile unità e perfezione del proprio corpo:

 

«Ci son molte membra, ma c’è un unico corpo; e l’occhio non può dire alla mano: Io non ho bisogno di te; né il capo può dire ai piedi: Non ho bisogno di voi. Al contrario, le membra del corpo che paiono essere più deboli, sono invece necessarie; e quelle parti del corpo che noi stimiamo esser le meno onorevoli, noi le circondiamo di maggior onore; e le parti nostre meno decorose son fatte segno di maggior decoro, mentre le parti nostre decorose non ne hanno bisogno; ma Dio ha costrutto il corpo in modo da dare maggior onore alla parte che ne mancava, affinché non ci fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero la medesima cura le une per le altre» (1 Cor 12, 20-25)

 

L’espianto di organi (noi preferiremmo chiamarla predazione) e il loro trapianto in un corpo altrui, inoltre, non ha alcunché di naturale, come risulta evidente in numerosissimi casi di rigetto da parte dell’organismo ricevente, che non «riconosce» l’elemento ad esso estraneo.

L’espianto di organi (noi preferiremmo chiamarla predazione) e il loro trapianto in un corpo altrui, inoltre, non ha alcunché di naturale, come risulta evidente in numerosissimi casi di rigetto da parte dell’organismo ricevente, che non «riconosce» l’elemento ad esso estraneo

 

A nostro parere, quindi, occorre rifiutare in toto la logica perversa nascosta dietro ai trapianti di organi, in quanto accettandone gli assunti nei casi citati da De Mattei, si finirebbe per legittimare l’impianto generale dell’intero sistema. 

 

Lo stesso vale per le trasfusioni di sangue remotamente coinvolte con un crimine: non lo accetteremmo per non alimentare quella filiera di morte che fungerebbe essa stessa da nutrimento, come già spiegato dal fondatore di Renovatio 21, Roberto Dal Bosco, in un recente articolo di risposta a queste domande. 

 

 

4) «Le cellule HEK, utilizzate in alcuni vaccini anti-COVID, sono ampiamente usate nella ricerca farmaceutica e nell’industria alimentare. Considerando illecita l’utilizzazione di linee cellulari provenienti da feti abortiti, rifiutate l’uso di alimenti o farmaci prodotti o testati utilizzando cellule fetali, come l’insulina, i vaccini contro la rosolia e l’epatite, e molti altri?»

 

A nostro parere, quindi, occorre rifiutare in toto la logica perversa nascosta dietro ai trapianti di organi. Rifiuto categorico, quindi, di alimenti, farmaci, cosmetici e vaccini contenenti queste linee cellulari o derivanti dal loro utilizzo e ricerca di tutte le alternative possibili, anche a fronte di farmaci o prodotti che, a differenza del vaccino, possono essere curativi e salvavita

La risposta è ovviamente affermativa. Se l’utilizzo di linee cellulari provenienti da feti abortiti è certo o ragionevolmente ritenuto probabile, un cattolico avrebbe il dovere morale di non cooperare al male in alcun modo.

 

Rifiuto categorico, quindi, di alimenti, farmaci, cosmetici e vaccini contenenti queste linee cellulari o derivanti dal loro utilizzo e ricerca di tutte le alternative possibili, anche a fronte di farmaci o prodotti che, a differenza del vaccino, possono essere curativi e salvavita. 

 

 

5) «La Santa Sede ha ribadito la liceità morale della vaccinazione in numerosi documenti della Pontificia Accademia per la Vita (2005 e 2017) e della Congregazione per la Dottrina della Fede (2008 e 2021) 2021. Perché oggi rifiutate le dichiarazioni, espresse dal Magistero, tra il 2005 e il 2020, ma in quegli anni non avete espresso alcuna forma di dissenso da esse?»

 

Evidenziamo che i pronunciamenti di una Pontificia Accademia tra il 2005 e il 2020, ritenuti dall’autore delle domande come «Magistero», entrano in palese contrasto con un documento ben più importante, un’Enciclica, scritta nel 1995 da Giovanni Paolo II, dove  il papa polacco condannò risolutamente ogni sperimentazione sugli embrioni dichiarando:

 

Diventa assai difficile sbandierare pubblicamente una contrarietà all’aborto e al contempo sostenere la liceità dell’utilizzo di vaccini prodotti con tale efferata procedura

«Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa, e proclamata dalla Chiesa. La valutazione morale dell’aborto è da applicare anche alle recenti forme di intervento sugli embrioni umani che, pur mirando a scopi in sé legittimi, ne comportano inevitabilmente l’uccisione. È il caso della sperimentazione sugli embrioni, in crescente espansione nel campo della ricerca biomedica e legalmente ammessa in alcuni Stati. Se “si devono ritenere leciti gli interventi sull’embrione umano a patto che rispettino la vita e l’integrità dell’embrione, non comportino per lui rischi sproporzionati, ma siano finalizzati alla sua guarigione, al miglioramento delle sue condizioni di salute o alla sua sopravvivenza individuale”, si deve invece affermare che l’uso degli embrioni o dei feti umani come oggetto di sperimentazione costituisce un delitto nei riguardi della loro dignità di esseri umani, che hanno diritto al medesimo rispetto dovuto al bambino già nato e ad ogni persona. La stessa condanna morale riguarda anche il procedimento che sfrutta gli embrioni e i feti umani ancora vivi — talvolta “prodotti” appositamente per questo scopo mediante la fecondazione in vitro — sia come “materiale biologico” da utilizzare sia come fornitori di organi o di tessuti da trapiantare per la cura di alcune malattie. In realtà, l’uccisione di creature umane innocenti, seppure a vantaggio di altre, costituisce un atto assolutamente inaccettabile» (Evangelium Vitae, 62-63)

 

Ora, diventa assai difficile sbandierare pubblicamente una contrarietà all’aborto e al contempo sostenere la liceità dell’utilizzo di vaccini prodotti con tale efferata procedura.

 

Riguardo all’atteggiamento farisaico di coloro che potrebbero sostenere queste acrobazie bioetico-circensi, vorremmo evidenziare un altro elemento che emerge dal decalogo cui stiamo rispondendo: la parola che utilizza più di frequente è «liceità» e, di rimando, l’aggettivo «lecito». Nel Vangelo c’è chi utilizza questo aggettivo con sì tanta insistenza, come un macigno sotto il quale provocare per provare ad incastrare Nostro Signore.

 

I santi di tutti i tempi, mai si sono scusati o creati alibi, rivendicando la liceità di alcuna azione morale dubbia che anche lontanamente potesse coinvolgerli

 «Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo? » (Mt 19,3)

 

«Allontanatosi di là, andò nella loro sinagoga. Ed ecco, c’era un uomo che aveva una mano inaridita, ed essi chiesero a Gesù: «È lecito curare qualcuno in giorno di sabato?» (Mt 12, 9-10)

 

«Allora i farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno. Dicci dunque il tuo parere: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?» (Mt 22, 15-17)

 

Non siamo religiosi, né sacerdoti, non siamo nessuno per commentare pubblicamente la Parola di Dio, ma ci permetta di evidenziare un elemento a noi risultato evidente: nel Vangelo chi realmente si converte e si lascia trasportare e attirare dall’Amore di Gesù non si aggrappa mai al solo concetto di liceità ma discerne la realtà secondo la categoria della Giustizia. 

 

La liceità interessa agli ipocriti farisei, non ai santi, il cui unico motore è la dirompente Carità che li unisce a Dio e che li preserva radicalmente da qualsiasi tipo di cooperazione al male

I santi di tutti i tempi, mai si sono scusati o creati alibi, rivendicando la liceità di alcuna azione morale dubbia che anche lontanamente potesse coinvolgerli. 

 

La liceità interessa agli ipocriti farisei, non ai santi, il cui unico motore è la dirompente Carità che li unisce a Dio e che li preserva radicalmente da qualsiasi tipo di cooperazione al male.

 

Alla pavidità dei farisei noi preferiamo la radicalità accesa di fervore dei santi, ai ragionamenti astratti e vuoti dei dottori del tempio, noi preferiamo le scelte fedeli e coerenti delle persone umili, che riconoscono il Male quando gli si presenta davanti, anche senza aver studiato teologia morale in un ateneo romano, loro sì, veri portatori del Sensus Fidei ormai perso dalla maggioranza di coloro che si reputano cattolici.

Alla pavidità dei farisei noi preferiamo la radicalità accesa di fervore dei santi, ai ragionamenti astratti e vuoti dei dottori del tempio, noi preferiamo le scelte fedeli e coerenti delle persone umili, che riconoscono il Male quando gli si presenta davanti

 

I nostri padri andavano determinati incontro alla morte pur di non accendere un semplice cero a idoli stranieri, oggi siamo ridotti a gridare l’ovvio con i nostri stessi fratelli.

 

Chiediamo: al cospetto di Dio, l’azione morale di un padre di famiglia che rifiuta il vaccino per sé e per i propri figli con vaccini prodotti tramite il crimine dell’aborto, anche di fronte ad un atto di costrizione e di pressione psicologica come potrebbe essere la perdita del proprio lavoro, ebbene avrebbe lo stesso valore della scelta contraria?

 

È ovvio che questo non sia possibile: l’una avvicina l’anima a Dio e alla santità, mentre l’altra la allontana da Lui facendola affondare nelle sabbie mobili dell’inquietudine e del rimorso.

 

A coloro che vivono la fede continuamente «in difesa» interessa ciò che è permesso fare, a noi interessa ciò che è gradito a Dio e che rende a Lui la gloria che gli spetta.

 

A coloro che vivono la fede continuamente «in difesa» interessa ciò che è permesso fare, a noi interessa ciò che è gradito a Dio e che rende a Lui la gloria che gli spetta

La distanza fra questi due approcci alla Fede è abissale, tale da farci convintamente dire che non ci sentiamo di appartenere alla stessa fede di chi ragiona in quel modo, rappresentato nel Vangelo dalla figura anonima del giovane ricco.

 

 

6) «Forse la ragione di questo mutato giudizio sui vaccini provenienti da cellule fetali è dovuta al fatto che, dopo il 2020, è cambiato il contesto storico, perché la pandemia è il pretesto per una dittatura sanitaria sull’umanità e la vaccinazione fa parte di questo piano. Ritenete che il male sia nella vaccinazione in sé, o nella «cospirazione» di cui la vaccinazione è espressione?»

 

Siamo due padri di famiglia, con dei figli piccoli: sin dalla nascita del primo figlio la nostra battaglia contro la deriva bioetica in atto è sempre stata coerente e mai esitante. A causa della Legge Lorenzin sull’obbligo vaccinale per i bambini sotto i 6 anni di età tutti i nostri figli, naturalmente non vaccinati, non hanno potuto frequentare alcun asilo o scuola dell’infanzia, nemmeno le cosiddette scuole «cattoliche». 

A causa della Legge Lorenzin sull’obbligo vaccinale per i bambini sotto i 6 anni di età tutti i nostri figli, naturalmente non vaccinati, non hanno potuto frequentare alcun asilo o scuola dell’infanzia, nemmeno le cosiddette scuole «cattoliche»

 

Siamo in compagnia di un popolo tutt’ora nelle catacombe, fatto di migliaia di famiglie umili e silenziose sparse nel globo, perseveranti nella radicalità e nella testimonianza di scelte molto spesso osteggiate dai nostri stessi famigliari o amici. Siamo perciò in prima linea contro questa persecuzione del piccolo gregge. 

 

 

7) «Più chiaramente: ritenete che il fine della vaccinazione sia buono, ma cattivo sia il mezzo che usa (l’uso di cellule fetali), oppure condividete le teorie cospirazioniste secondo cui sarebbe cattivo non solo il mezzo, ma il fine stesso della vaccinazione, che sarebbe lo sterminio dell’umanità?»

 

Sinceramente, abbiamo forti dubbi sul fatto che la venuta nella storia umana del santo vaccino sia stato per l’umanità motivo di salvezza da epidemie, gravi malattie e via discorrendo.

 

«Riconoscerete l’albero dai propri frutti»: ora come ora vediamo che il vaccino si è finalmente manifestato quale dogma inoppugnabile della nuova religione sanitaria, il lasciapassare che divide i «buoni» dai «cattivi», i «degni» di stare nella società dagli «indegni». 

 

Siamo in compagnia di un popolo tutt’ora nelle catacombe, fatto di migliaia di famiglie umili e silenziose sparse nel globo, perseveranti nella radicalità e nella testimonianza di scelte molto spesso osteggiate dai nostri stessi famigliari o amici. Siamo perciò in prima linea contro questa persecuzione del piccolo gregge

Il «cospirazionismo» a cui De Mattei vorrebbe fare un provocatorio riferimento, è in realtà quello che ci ha svelato che oggi la siringa è il Moloch a cui tutti debbono prostrarsi – e di fatto tutti si stanno prostrando.

 

Questo per dire che, se per vedersi affibbiata l’etichetta di «cospirazionisti» basta aver aperto gli occhi su questo passaggio epocale palesemente diabolico,  ci prendiamo volentieri l’etichetta, poiché questa è una evidente cospirazione contro la vita umana e contro le anime chiamate alla Vita Eterna.

 

 

8) «Il più noto teorico della cospirazione anti-vax è Robert F. Kennedy, un uomo politico democratico, che finanziò Hillary Clinton. Kennedy si presenta come il nemico numero 1 di Bill Gates, ma è un membro dell’establishment che attraverso la Children’s Health Defense ha finanziato oltre la metà delle informazioni false sui vaccini diffuse sui social network. Condividete le teorie di origine ecologista e new age di Robert F. Kennedy? Nel caso contrario non sarebbe importante prendere pubblicamente le distanze da lui e dal suo movimento anti-vax?»

 

«E Gesù disse loro: “In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio”». (Mt 21, 31)

 

La verità, è che l’indignazione di fronte alla cooperazione a pratiche immorali e disumane la si riscontra oggi quasi maggiormente in persone lontane dalla Fede che nelle posizioni di gran parte di coloro che si reputano cattolici.

«Riconoscerete l’albero dai propri frutti»: ora come ora vediamo che il vaccino si è finalmente manifestato quale dogma inoppugnabile della nuova religione sanitaria, il lasciapassare che divide i «buoni» dai «cattivi», i «degni» di stare nella società dagli «indegni». 

 

«A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più». (Lc, 12, 48)

 

 

9) «I documenti della Santa Sede che affermano la liceità della vaccinazione non sono infallibili, ma sono certamente espressione del Magistero ordinario della Chiesa. Qual è il criterio per cui si può dissentire da questo Magistero? Chi critica, ad esempio, l’Amoris laetitia, non assume come riferimento la propria coscienza, ma il Magistero perenne della Chiesa. Pensate che la coscienza di un singolo laico, sacerdote o vescovo, possa opporsi al Magistero ordinario della Chiesa, senza fondarsi su di un altro insegnamento della Chiesa espresso con continuità e chiarezza, in maniera diretta, sul medesimo punto?»

 

Non capiamo qui quali sarebbero i documenti espressione del Magistero a cui De Mattei fa riferimento.  Si sta per caso dicendo che i documenti firmati da Mons. Paglia, come quello del 2017 — pubblicato peraltro (ma che coincidenza!) lo stesso giorno della legge 119/2017 (la legge Lorenzin) sarebbero Magistero ordinario? 

 

Riguardo al famoso documento del 2005, invece, può trovare altri approfondimenti da noi scritti già in tempi non sospetti

 

In linea di principio, poi, come si può pensare che esista un Magistero perenne della Chiesa su tematiche bioetiche sorte negli ultimi 50 anni, proprio nel cuore della più grande crisi di fede della gerarchia cattolica della storia?

Il documento, esattamente il primo a trattare l’argomento dei vaccini contenenti linee cellulari di feti abortiti dal punto di vista morale, e solo dopo la pressione dell’associazione americana Children of God for Life, presentava già molte lacune, alcune delle quali, a nostro avviso, dettate dalla scarsa conoscenza rispetto al tema da trattare.

 

In ogni caso, esso stesso lasciava ancora un margine di spazio per l’obiezione di coscienza; ciò non compare già più nella squallida nota della PAV del 2017, dove si parla di linee cellulari «distanti», quasi a significare che il peccato dell’aborto sia qualcosa da valutare a seconda del tempo che intercorre fra esso e la cooperazione che da esso può derivarne.  

 

In linea di principio, poi, come si può pensare che esista un Magistero perenne della Chiesa su tematiche bioetiche sorte negli ultimi 50 anni, proprio nel cuore della più grande crisi di fede della gerarchia cattolica della storia?

 

Persino alcuni pronunciamenti di Pio XII su temi analoghi, oggi utilizzati da coloro i quali vorrebbero trovare una pezza giustificativa per la cooperazione al male, per quanto materiale e remoto, mancano di una percezione reale del problema semplicemente perché il problema ancora non c’era. 

Se quella attuale è una Chiesa occupata da traditori e apostati, non è solo diritto, ma persino dovere, per una guida morale, formarsi ed informarsi sulle dinamiche bioetiche contemporanee per essere all’altezza della situazione prima di tutto in confessionale e successivamente nella testimonianza pubblica

 

 

10) «Alcuni sacerdoti presentano il rifiuto della vaccinazione anti-COVID non come un consiglio spirituale, ma come un obbligo morale. Ma l’unica autorità che può definire come obbligatorio per un cattolico ciò che è o non è peccato è la Chiesa cattolica. Se un vescovo o un sacerdote si attribuisce la responsabilità di imporre un obbligo morale non previsto dalla Chiesa, non rischia di creare una “neo-chiesa”? E non è paradossale che ciò avvenga proprio da parte di chi accusa papa Francesco di aver istituito una “neo-chiesa”?»

 

Se la chiesa post-conciliare è una «neo-chiesa» è ovvio che un cattolico coscienzioso ne dovrebbe soppesare minuziosamente i pronunciamenti, alla luce della Parola di Dio, dei 10 Comandamenti e della morale tradizionale fondata sulla filosofia di San Tommaso d’Aquino.

 

Nessun paradosso: se quella attuale è una Chiesa occupata da traditori e apostati, non è solo diritto, ma persino dovere, per una guida morale, formarsi ed informarsi sulle dinamiche bioetiche contemporanee per essere all’altezza della situazione prima di tutto in confessionale e successivamente nella testimonianza pubblica.

 

Il problema dell’autorità non vale solo per le questione ecclesiastiche, bensì e a maggior ragione, per le questioni etiche.

 

In tempi come quelli che stiamo vivendo occorre necessariamente separare la persona dall’autorità che occupa. Se la persona stessa rifiuta di esercitare degnamente e coerentemente l’autorità che solo Dio può affidare agli uomini, non è degna di obbedienza perché lei stessa è la prima che disobbedisce all’autorità che occupa e che dovrebbe esercitare in conformità alla Volontà di Dio stesso.

Proprio per rispettare l’autorità della Madre Chiesa, purtroppo ad oggi indegnamente occupata da ministri più preoccupati di piacere al mondo che a Dio, i suoi figli non solo hanno il diritto, ma persino il dovere di resistere e disubbidire ad insegnamenti perniciosi e palesemente in contrasto con l’evidenza etica e morale, cosa riscontrabile persino da individui lontani dalla Fede

 

Proprio per rispettare l’autorità della Madre Chiesa, purtroppo ad oggi indegnamente occupata da ministri più preoccupati di piacere al mondo che a Dio, i suoi figli non solo hanno il diritto, ma persino il dovere di resistere e disubbidire ad insegnamenti perniciosi e palesemente in contrasto con l’evidenza etica e morale, cosa riscontrabile persino da individui lontani dalla Fede. Difendere ed onorare il Papato significa necessariamente disobbedire e resistere a coloro che lo occupano scegliendo di non esercitarne l’autorità.

 

Per concludere vorremo serenamente far notare a De Mattei che è finito il tempo delle conferenze, dei momenti conviviali in cui raccontarcela fra quattro gatti nel loop immancabile dell’ambiente tradizionalista: «ma dove andremo a finire?».

 

Sono finiti i tempi dei convegni per raccontare a tutti, soprattutto a noi stessi, quanto siamo bravi, belli, colti, e «tradizionali»..

 

A nostro avviso, l’intellettualismo cattolico è caduto, finito. Ha mostrato il suo vero volto insieme a tutto l’ambiente fintamente pro-life: al primo «bau!» da parte della dittatura sanitaria, si è piegato cercando ogni mezzo per giustificare ciò che è contro la Vita e contro la morale.

 

È giunto il momento di sporcarsi veramente le mani e di scendere in un’arena di leoni pronti a divorarci. 

A nostro avviso, l’intellettualismo cattolico è caduto, finito. Ha mostrato il suo vero volto insieme a tutto l’ambiente fintamente pro-life: al primo «bau!» da parte della dittatura sanitaria, si è piegato cercando ogni mezzo per giustificare ciò che è contro la Vita e contro la morale

 

È finito il tempo delle iniziative «laiche» che puntano ai grandi numeri e alle sfilate che sfociano davanti all’Angelus di Bergoglio fra balli, canti, preghiere carismatiche e rosari in latino.

 

All’imborghesimento intellettualoide della polemica preferiamo le azioni concrete e decise. Alle belle statuine in piazza preferiamo le processioni di riparazione, delle quali peraltro ci siamo fatti promotori mettendoci faccia e prendendo attacchi ed insulti di ogni genere. 

 

Al concetto di «liceità» tout court preferiamo una sana ed integra distinzione del Bene dal Male: «bonum ex integra causa: malum ex quocumque defectu».

 

Non coopereremo mai ad un Male intento a generare altro Male. Non faremo mai leva su puerili giustificazioni per tenere i propri agi quando si è chiamati al vero e reale sacrificio. 

 

Dio non vuole bravi ragazzi, in pari con le vaccinazioni, disciplinati nel portare le mascherine in una falsa pandemia più mediatica che reale, ma Santi come Franz Jägerstätter, umile contadino austriaco vissuto negli anni della dittatura nazionalsocialista che coraggiosamente rifiutò di prestare giuramento al Führer, ostinandosi a negare il proprio consenso a combattere per la Germania nazista di fronte a qualsiasi tipo di minaccia o privazione.

È giunto il momento di sporcarsi veramente le mani e di scendere in un’arena di leoni pronti a divorarci

 

Fu giustiziato per aver negato una semplice firma, dopo ripetuti tentativi, anche ecclesiastici, di farlo desistere dalle sue posizioni ritenute «radicali»; e indovinate in che modo? Proprio col metodo attuato oggi dai nostri insigni «tradizionalisti»: banalizzare la cooperazione al male in cui sarebbe stato implicato: «Dopo tutto è solo una firma, Franz! Forse ti mandano negli ospedali e nemmeno a combattere! Pensa a tua moglie e alle tue figlie! Poverine!»

 

Dopo tutto è solo un vaccino «lecito»  con qualche linea cellulare fetale di aborto «distante nel tempo»…

Non coopereremo mai ad un Male intento a generare altro Male. Non faremo mai leva su puerili giustificazioni per tenere i propri agi quando si è chiamati al vero e reale sacrificio

 

«Scrivo con le mani legate, ma preferisco questa condizione al sapere incatenata la mia volontà. Non sono il carcere, le catene e nemmeno una condanna che possono far perdere la fede a qualcuno o privarlo della libertà. Perché Dio avrebbe dato a ciascuno di noi la ragione ed il libero arbitrio se bastava soltanto ubbidire ciecamente? O, ancora, se ciò che dicono alcuni è vero, e cioè che non tocca a Pietro e Paolo affermare se la guerra è giusta o ingiusta, che importa saper distinguere tra il Bene ed il Male?»  (Franz Jägerstätter)

 

 

Alessandro Corsini

Cristiano Lugli 

 

 

 

 

 

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Bioetica

Corte indiana stabilisce che una donna può abortire a causa dello «stress» derivante da «discordie coniugali»

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L’Alta Corte di Delhi ha confermato il «diritto» all’aborto in caso di controversia coniugale.

 

La scorsa settimana, il tribunale si è pronunciato a favore di una moglie che aveva abortito il suo bambino alla 14a settimana di gravidanza. Secondo il sito indiano di notizie legali Verdictum, la coppia aveva gravi liti coniugali (discordia coniugale) quando la moglie ha deciso di abortire il bambino all’insaputa del marito in un ospedale, dopo aver ottenuto l’approvazione di un medico.

 

Il marito ha esposto querela, accusandola di averlo imbrogliato nascondendogli i propri redditi e manipolandolo emotivamente per convincerlo a pagare un matrimonio molto costoso. La ha denunziata anche per aver causato illegalmente un aborto, reato che in determinate circostanze è considerato reato ai sensi dell’articolo 312 del Codice penale indiano.

 

Un tribunale di grado inferiore la convocò per affrontare il processo e, sebbene la Corte di revisione la scagionò dalla maggior parte delle accuse, confermò la convocazione relativa all’aborto ai sensi dell’articolo 312 del codice penale indiano.

 

La moglie fece ricorso all’Alta Corte di Delhi, che la prosciolse, evitando così di dover affrontare un processo.

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La giudice ha affermato nella sua sentenza: «alla luce della suddetta discussione, quando la Corte Suprema nelle sue sentenze sopra menzionate ha riconosciuto l’autonomia di una donna nel cercare di abortire in una situazione di discordia coniugale che può avere un impatto sulla sua salute mentale, e anche la disposizione della Sezione 3 dell’MTP Act e le Norme ivi contenute, non si può affermare che un reato ai sensi della Sezione 312 IPC sia stato commesso dal ricorrente».

 

«I diritti riproduttivi delle donne possono includere il diritto all’aborto legale e sicuro, il diritto al controllo delle nascite, la libertà dalla sterilizzazione forzata e dalla contraccezione, il diritto di accedere a un’assistenza sanitaria riproduttiva di buona qualità e a una scelta riproduttiva informata».

 

«Il fatto stesso che la donna fosse stressata e percepisse una discordia coniugale, ha creato una situazione in cui tale stress avrebbe potuto avere un impatto sulla sua salute mentale e, pertanto, era legittimata a ricorrere all’aborto. Il medico interessato ha anche affermato nella scheda dell’OPD che, alla luce delle sentenze del settembre 2022, l’aborto non poteva essere negato e la donna ha proceduto con l’aborto», ha affermato il tribunale indico.

 

Come noto a chi se ne occupa, l’aborto, oltre a uccidere un innocente bambino non ancora nato nel grembo materno, è collegato a gravi problemi di salute mentale per le donne che si sottopongono a questa pratica omicida.

 

Nella citata sentenza del settembre 2022, la Corte Suprema indiana ha stabilito che tutte le donne, indipendentemente dallo stato civile, potranno legalmente abortire i propri figli non ancora nati fino alla 24ª settimana di gravidanza.

 

Come riportato da Renovatio 21, successivamente la Corte Suprema di Nuova Dehli è arrivata ad approvare l’aborto alla 30ª settimana.

 

In India la pratica del feticidio si declina anche come aborto sesso-selettivo, proibito per legge ma praticato de facto in innumeri casi, tanto che in alcuni Stati indiani vi sono 900 bambine ogni 1000 bambini maschi. Si parla quindi di milioni di bambine uccise, di donne mancanti alla società indiana.

 

Come riportato da Renovatio 21, successivamente la Corte Suprema di Nuova Dehli è arrivata ad approvare l’aborto alla 30ª settimana. Quattro anni fa fu invece reso legale l’aborto per questioni di povertà.

 

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Bioetica

Circa il 40% delle donne soffre di un dolore profondo per anni dopo un aborto: studio

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Secondo uno studio pubblicato di recente, quasi il 40 percento delle donne che hanno subito una perdita di gravidanza, a causa di un aborto o di un aborto spontaneo, riferiscono di provare un dolore intenso anche 20 anni dopo. Lo riporta LifeSite.   La straordinaria scoperta proviene da uno studio sul dolore per la perdita di una gravidanza, pubblicato lunedì, che ha coinvolto in modo casuale donne americane sui 40 anni. Lo studio ha classificato le donne che hanno abortito in base al grado in cui desideravano o accettavano l’aborto.   La percentuale più alta di donne ha dichiarato che l’aborto è stato accettato ma non è coerente con i propri valori (35,5%), seguita dalle donne che desideravano abortire (29,8%), dalle donne che non desideravano abortire (22,0%) e dalle donne che sono state costrette ad abortire (12,7%).   Il 70,2% delle donne che hanno segnalato l’aborto come incoerente con i propri valori, indesiderato o forzato presentava un rischio significativamente più elevato di soffrire di un lutto intenso e prolungato, noto come disturbo da lutto prolungato (PGD) o lutto complicato. Secondo lo studio, questo disturbo è «caratterizzato dall’incapacità di passare dal lutto acuto al lutto integrato… e può influire negativamente sulla salute fisica, sulle relazioni e sulla vita quotidiana».

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Le donne costrette ad abortire presentavano il rischio più elevato di PGD, pari al 53,8%, mentre le donne che dichiaravano di voler abortire presentavano il rischio più basso, pari al 13,9%.   Ben il 39 percento delle donne che hanno subito una qualsiasi forma di aborto ha dichiarato che «i peggiori sentimenti negativi persistono in media per 20 anni dopo la perdita», evidenziando la necessità di educare le donne sui rischi dell’aborto per la salute mentale.   Livelli elevati di dolore sono stati associati anche a eventi dirompenti come pensieri intrusivi, incubi, flashback e, in generale, «interferenze con la vita quotidiana, il lavoro o le relazioni».   In particolare, quando questo dolore segue un aborto, è spesso esacerbato dal senso di colpa e può anche essere prolungato dalla riluttanza a parlarne in terapia o con un confessore, un pastore o un direttore spirituale. Come osserva lo studio, «casi di studio hanno dimostrato che molte donne, anche quelle che cercano assistenza per la salute mentale, sono riluttanti a rivelare la propria storia di aborti a meno che non vengano espressamente invitate a farlo».   La ricerca supporta un altro studio pubblicato a settembre, «Persistent Emotional Distress after Abortion in the United States», che ha scoperto che sette milioni di donne statunitensi soffrono di grave stress emotivo post-aborto.   Entrambi gli studi confutano l’affermazione spesso citata del Turnaway Study, basata su un campione non rappresentativo di centri per l’aborto, secondo cui qualsiasi sofferenza post-aborto che una donna possa provare è lieve e scompare dopo circa due anni.   Gli studi mettono in discussione anche la base fattuale dell’«aborto terapeutico», ovvero l’affermazione che l’aborto in genere migliora la salute mentale delle donne con gravidanze problematiche, che è la base per pensare alla pratica come una forma di «assistenza sanitaria» e per la sua giustificazione legale in molte giurisdizioni.

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Bioetica

Aborto legalizzato alle isole Faroe

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Il 4 dicembre, il Parlamento delle Isole Faroe, un arcipelago autonomo di 18 isole che fa parte del Regno di Danimarca, ha votato per legalizzare l’aborto su richiesta fino a 12 settimane con uno stretto margine di 17 a 16. Gli attivisti per l’aborto hanno trionfato, poiché molte organizzazioni internazionali avevano da tempo fatto pressione sulle Isole Faroe, uno degli ultimi Paesi europei a mantenere un regime ampiamente pro-life.

 

La stampa internazionale ha trascurato di raccontare la storia di come questa legge sia stata effettivamente approvata in un Paese a maggioranza cristiana e in gran parte conservatore, con una popolazione di 55.000 abitanti. La lotta per la legalizzazione dell’aborto è stata segnata da incessanti manovre dietro le quinte, giochi di prestigio e un’intensa tensione politica, culminata in un acceso dibattito parlamentare di sette ore, conclusosi con la più risicata delle sconfitte per i pro-life e con l’impegno a combattere contro il risultato.

 

«È stato un progetto lungo e articolato, con diverse tattiche» ha detto l’attivista Björk Sadembou a LifeSite. «Per anni, il lavoro degli attivisti si è concentrato principalmente sul cambiamento dell’atteggiamento delle persone nei confronti dell’aborto, con campagne come “Ho abortito”, in cui giovani donne faroesi apparivano in video in cui dichiaravano di aver abortito, alcune delle quali ne descrivevano le circostanze».

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«Le nostre ultime elezioni parlamentari si sono svolte nel dicembre 2022 e molti hanno ritenuto che la posizione di un politico sulla vita fosse essenziale per esprimere il nostro voto. Ma la maggior parte dei politici era titubante nell’esprimere la propria opinione prima delle elezioni. So che molti cristiani pro-life hanno votato per uno dei partiti (Javnaðarflokkurin), che è stato volutamente vago sull’argomento. Lo Javnaðarflokkurin è finito per essere uno dei partiti chiave nella legalizzazione dell’aborto». Notiamo qui come la grande tradizione democristiana, che in Italia vide proprio un governo dei «cattolici» della DC approvare la legge figlicida e genocida 194/78.

 

«Al politico pro-life di Javnaðarflokkurin è stato offerto un nuovo posto da ministro (con uno stipendio significativamente migliore), e così ha lasciato il suo seggio parlamentare lo stesso giorno in cui si è tenuta la prima votazione per legalizzare l’aborto, il 2 dicembre. Era necessaria una seconda votazione, che si è tenuta il prima possibile, il 4 dicembre» accusa l’attivista.

 

Anche nelle Faroe nel 2025, gli schemi della propaganda feticida sembra gli stessi di sempre.

 

«I dibattiti pro-aborto si sono concentrati solo sulla questione: “Dovrebbe decidere la donna o il medico?”. Non erano affatto disposti ad affrontare il tema del nascituro. La legge attuale richiede che due medici firmino un certificato che attesti che la persona che desidera abortire soddisfa i requisiti stabiliti dalla legge. La legge è vecchia e vaga, il che mette i medici in una posizione scomoda. I pro-aborto sostenevano che, poiché “nessuno sceglierebbe un aborto se non in caso di assoluta necessità”, spetta alla persona che “si assumerà tutte le conseguenze e ogni responsabilità in seguito” decidere».

 

«Uno degli argomenti che continuavano a ripetere era che le giovani donne avrebbero lasciato il Paese se non avessero avuto “diritti” paragonabili a quelli dei Paesi vicini».

 

On connait la chanson.

 

Come riportato da Renovatio 21, egli ultimi anni vari Paesi hanno cambiato la legislazione sull’aborto. La Colombia quattro anni fa ha legalizzato il feticidio. L’India ha reso legale abortire per «povertà», mentre la Thailandia ha esteso la tempista a 20 settimane. Londra ha invece confermato la legalità dello sterminio dei down in grembo materno, mentre la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sentenziato per il libero figlicidio eugenetico in Polonia.

 

Una proposta di legge sull’aborto è stata avanzata mesi fa ad Andorra, mentre un altro piccolo Stato, il principato di Monaco, ha visto il principe Alberto rifiutarsi di firmare la legge.

 

 

Secondo alcuni calcoli, negli USA l’aborto ha spazzato via il 28% della generazione Z.

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Immagine di Vincent van Zeijst via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

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