Animali
Calo del bracconaggio dei rinoceronti: meno medicina tradizionale erettile in Cina?
Il Sudafrica ha registrato un calo del 16% nel bracconaggio di rinoceronti nel corso del 2025, un segnale che le misure rafforzate contro il bracconaggio e il traffico illegale di fauna selvatica stanno finalmente producendo effetti positivi, ha dichiarato il ministro delle Foreste, della Pesca e dell’Ambiente, Willie Aucamp.
Nel periodo compreso tra gennaio e dicembre 2025, in tutto il Paese sono stati uccisi illegalmente 352 rinoceronti, un numero inferiore rispetto ai 420 del 2024.
«Da gennaio a dicembre 2025, in Sudafrica sono stati bracconati 352 rinoceronti. Si tratta di una riduzione di 68 esemplari rispetto ai 420 abbattuti illegalmente nel 2024», ha precisato Aucamp in una nota diffusa martedì.
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Il ministro ha attribuito questo miglioramento a un maggiore coordinamento tra forze dell’ordine, enti di conservazione e settore privato. «Questo calo testimonia l’efficacia della nostra dedizione e del nostro coordinamento tattico rapido», ha sottolineato il ministro.
Nonostante il trend positivo a livello nazionale, la provincia di Mpumalanga è risultata la più colpita, con 178 rinoceronti persi nel 2025, quasi il doppio rispetto ai 92 del 2024. La stragrande maggioranza di queste uccisioni è avvenuta nel Parco nazionale Kruger, dove nel 2025 sono stati registrati 175 casi di bracconaggio contro gli 88 dell’anno precedente.
Al contrario, nella provincia del KwaZulu-Natal si è verificata una significativa inversione di tendenza. Nel Parco Hluhluwe-iMfolozi il numero di rinoceronti bracconati è sceso da 198 nel 2024 a 63 nel 2025.
Ezemvelo KZN Wildlife ha attribuito questo progresso alla collaborazione più stretta con i proprietari privati di rinoceronti e con i partner per la conservazione, nell’ambito del programma Integrated Wildlife Zones (IWZ).
Le autorità hanno evidenziato come una combinazione di tecnologie avanzate, controlli sull’integrità del personale e procedimenti giudiziari più rigorosi abbia contribuito alla riduzione del fenomeno.
Ezemvelo ha precisato che, sebbene la decornazione strategica attuata nel 2024 abbia aiutato a stabilizzare la pressione, i risultati più rilevanti del 2025 derivano da «una maggiore capacità di rilevamento e allerta precoce, ottenuta grazie all’implementazione e all’integrazione di tecnologie avanzate di telecamere e sensori», oltre che da un rigoroso piano di integrità che ha incluso test del poligrafo per tutto il personale di sicurezza del parco.
A livello nazionale, la National Integrated Strategy for Combating Wildlife Trafficking (NISCWT) sta dando frutti concreti, con i tribunali che applicano pene detentive severe nei casi legati al bracconaggio di rinoceronti.
Tra le condanne più significative spicca quella di ZM Muiambo, noto anche come Thomas Chauke, condannato a 20 anni di carcere nell’aprile 2025 dopo essere stato riconosciuto colpevole di 19 capi d’accusa relativi al bracconaggio di rinoceronti e alla criminalità organizzata.
«Solo grazie a questa collaborazione è stato possibile centralizzare i procedimenti provenienti da quattro province», ha spiegato il dipartimento. Il ministro Aucamp ha espresso gratitudine ai proprietari privati di rinoceronti e alle organizzazioni ambientaliste per il contributo offerto nella lotta «Per consolidare questa tendenza alla diminuzione del bracconaggio è indispensabile un’azione coordinata e allineata tra governo, settore privato e organizzazioni non governative, supportata da obiettivi chiari e condivisi», ha dichiarato.
Il ministro ha inoltre evidenziato il crescente riconoscimento internazionale degli sforzi sudafricani. «Questi impegni hanno consentito al Paese di ricevere il premio Asia Environmental Enforcement Recognition of Excellence Award alla fine dello scorso anno», ha ricordato Aucamp.
Guardando avanti, il ministro ha ribadito che l’attenzione resterà focalizzata sulla protezione basata sull’intelligence e sulle partnership. «Continuando a collaborare con le organizzazioni sudafricane impegnate contro il bracconaggio e il traffico illegale, manteniamo un approccio equilibrato, guidato dall’intelligence e dalle partnership, per proteggere i rinoceronti. Siamo consapevoli che un successo duraturo richiede adattamento costante, integrità e cooperazione tra tutti gli attori coinvolti», ha concluso.
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È noto che il corno di rinoceronte è ricercato in Cina (e in altri Paesi asiatici come il Vietnam), ma non principalmente – come ritenuto erroneamente da molti – per i presunti «poteri sessuali» o come afrodisiaco.
Questa è una credenza diffusa in Occidente, spesso ripetuta nei media, ma è in gran parte un mito. La medicina tradizionale cinese non ha mai storicamente prescritto il corno di rinoceronte (犀角, xī jiǎo) come rimedio per l’impotenza o per migliorare le prestazioni sessuali. Esperti e fonti autorevoli, inclusi testi classici della medicina tradizionale cinese e studi moderni, confermano che non è stato usato per questo scopo.
Il mito afrodisiaco deriva da interpretazioni errate occidentali, forse legate alla forma fallica del corno o a confusioni con altri ingredienti, come il pene di tigre, che quello, sì è considerato afrodisiaco nella medicina tradizionale cinese. L’idea del corno di rinoceronte contro le disfunzioni erettili cinesi sarebbe, quindi, erronea.
In realtà, nella medicina tradizionale cinese il corno di rinoceronte è stato usato per secoli per trattare febbri alte, convulsioni, emorragie, «calore» interno, intossicazioni, mal di testa, reumatismi e persino possessioni demoniache, grazie alla sua presunta natura «fredda» e detossificante. È composto quasi interamente da cheratina (la stessa proteina di unghie e capelli), quindi scientificamente non ha alcun valore medicinale: studi del 2024-2025 confermano che i minerali presenti sono in concentrazioni troppo basse per qualsiasi beneficio, e può persino contenere tracce tossiche come arsenico o piombo.
Oggi la domanda in Cina (e Vietnam) persiste per due motivi principali: un uso «medicinale» nella medicina tradizionale cinese moderna (per febbri, hangover, cancro o altri malanni, nonostante l’assenza di prove); status symbol e lusso: il corno intagliato diventa oggetto d’arte, trofeo o regalo di prestigio tra élite e uomini d’affari, spesso esposto come segno di ricchezza.
Il commercio illegale continua nonostante il divieto internazionale (CITES dal 1977) e i ban domestici in Cina (dal 1993, con una breve e controversa apertura nel 2018 poi parzialmente ritrattata). Nel 2025 il traffico resta attivo, con sequestri di corna e prodotti (come pillole con tracce di corno), alimentato da criminalità organizzata, e la Cina rimane un mercato chiave insieme al Vietnam.
Il rinoceronte è braccato per il suo corno a causa di credenze tradizionali (senza base scientifica) e per ostentazione di ricchezza, non per veri «poteri sessuali». Il mito dell’afrodisiaco cinese che agirebbe come «viagra» naturale contribuisce a perpetuare il problema, ma non è il driver principale del bracconaggio.
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Immagine di Byrdyak via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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La polizia arresta un pitone. Non è la prima volta
You never know what the day will bring! Our officers recovered this Ball Python yesterday after receiving a complaint of unwanted slithering. It was in good health and already has a forever home! via City of Westlake Ohio Police Department pic.twitter.com/LLimqwPUcM
— neohio – Northeast Ohio News (@neohionews) May 12, 2026
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Animali
Finalmente un film in cui gli ippopotami sono rappresentati come violenti ed assassini
È in programmazione per il prossimo mese l’uscita di Hungry, una pellicola di genere survival horror in cui l’antagonista principale è un ippopotamo killer.
La trama: un gruppo di vacanzieri in cerca di adrenalina si avventura fuori percorso nelle paludi della Louisiana. Qui, incontrano un ippopotamo furioso e imprevedibile che terrorizza l’area, rendendo la sopravvivenza una lotta contro il tempo. Certo non si tratta di un film con talenti A-List: è diretto da James Nunn (conosciuto per Shark Bait e Tower Block e nel cast figurano Madison Davenport, Tracey Bonner e Joaquim de Almeida, nessuno di essi davvero conosciuto.
Tuttavia, la scelta finalmente di raccontare la cattiveria dei pachidermi è una mossa originale e necessaria. specie quando gli ippopotami generano ogni anno più vittime umane di coccodrilli e squali, che hanno i loro film thriller senza forse meritarselo.
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L’ippopotamo è considerato il grande mammifero terrestre più letale al mondo per l’essere umano. Nonostante la dieta erbivora (alla faccia delle balle di vegani e vegetariani sulla natura pacifica di chi non mangia carne!), la sua estrema territorialità e aggressività si traducono in sorprendenti statistiche di morte e distruzione.
Gli ippopotami uccidono una media stimata di 500 persone all’anno in Africa. Alcune fonti storiche o locali estendono la stima fino a un massimo di 3.000 decessi nei periodi di forte siccità e conflitto per le risorse idriche. Gli ippopotami uccidono una media stimata di 500 persone all’anno in Africa. Alcune fonti storiche o locali estendono la stima fino a un massimo di 3.000 decessi nei periodi di forte siccità e conflitto per le risorse idriche: gli ippopotami costituiscono un vero flagello per gli esseri umani.
Essi causano molte più vittime umane rispetto ai grandi predatori africani. I leoni, ad esempio, uccidono circa 22-100 persone all’anno, mentre gli squali registrano una media globale di sole 6 vittime annuali. La pressione del morso di un ippopotamo maschio può raggiungere i 1.800 – 2.000 PSI (circa 126-140 kg/cm²). Questa forza, unita a canini affilati lunghi fino a 50 centimetri, permette loro di spezzare in due una barca o tranciare di netto un coccodrillo.
Non è facile sfuggire alla furia assassina dell’animale: nonostante la stazza massiccia che può superare i 2.000 kg, a terra possono caricare raggiungendo velocità di 30-32 km/h, superando un uomo in corsa. In acqua si muovono a circa 8-13 km/h
Bisogna notare come la maggior parte delle aggressioni avviene senza provocazione diretta. Gli ippopotami si lasciano andare alla violenza quando le barche bloccano il loro percorso verso l’acqua profonda (rovesciando le imbarcazioni), o quando le persone si interpongono tra loro e l’acqua mentre pascolano a terra.
Il direttore di Renovatio 21, a causa del ramo africano della propria famiglia, può testimoniare l’estrema pericolosità dell’animale, dalla cui ira pare non esserci rifugio, né in casa (tirano giù i muri!) né in auto (la fracassano). Lo shock principale per la popolazione occidentale è comprendere che la bestiola che credevano inoffensiva e bonaria – a causa dei cartoni Disney e delle antiche pubblicità di pannolini – è in realtà una creatura sadica e devastatrice.
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Nel corso del tempo, Renovatio 21 tiene conto sistematicamente della crudeltà dei pachidermi e delle stragi da essi causate. Tre anni in Malawai un ippopotamo attaccò un’imbarcazione, con il risultato di un bambino morto e 23 dispersi.
La giustizia tuttavia arriva a toccare anche i malvagi giganti anfibi: ricordiamo quando un ippopotamo discendente dello zoo privato dell’indimenticato boss del narcotraffico Pablo Escobar morì in un tremendo autostradale dopo essere stato investito da un SUV.
Pare che la cinematografia minore si stia rendendo conto, forse per esaurimento di storie possibili (troppi film sugli squali…), della pericolosità delle bestie da copertina. Come riportato da Renovatio 21,l’anno passato è stato lanciato un film in cui le orche assassine sono, in effetti, assassine.
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Animali
Nuovo scontro legale nella massoneria italiana. Ex gran maestro scrive ad un cane
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