Politica
Biden: l’America non tornerà alla normalità finché il «97-98%» della popolazione non sarà vaccinato
Il presidente USA Joe Biden ha assicurato ai giornalisti che solo se quasi il 100% della popolazione si sottoporrà all’iniezione mRNA essa potrà ritrovare la libertà.
Mentre riceveva la sua terza dose, alla domanda dei giornalisti in un incontro riguardo a quando il Paese potrebbe tornare alla normalità, Biden ha suggerito che l’America sarebbe «terribilmente vicina» alla riapertura completa se quasi ogni singolo americano avesse subito l’iniezione.
«Beh, penso. Penso che se otteniamo la stragrande maggioranza, come quello che sta succedendo in alcune di questi settori e alcune scuole – 97, 98%… penso che saremo terribilmente vicini», ha detto il presidente.
«Beh, penso. Penso che se otteniamo la stragrande maggioranza, come quello che sta succedendo in alcune di questi settori e alcune scuole – 97, 98%… penso che saremo terribilmente vicini», ha detto il presidente.
REPORTER: How many Americans need to be vaccinated before getting back to normal?
BIDEN: Well, I think, look — I think we get the vast majority. 97, 98 percent. pic.twitter.com/mQ4ekSH5jN
— August Takala (@RudyTakala) September 27, 2021
Biden ha fatto i commenti mentre veniva filmato mentre si sottoponeva al vaccino contro il COVID-19 alla Casa Bianca lunedì pomeriggio. Il presidente non ha risposto alla pressante questione se gli americani dovrebbero aspettarsi di essere obbligati ai vaccini di richiamo per diventare o rimanere «completamente vaccinati» in futuro.
Come molti osservatori hanno notato, la cifra del 97%-98% sparata da Biden non ha nessuna base scientifica. Parrebbe un numero buttato lì a caso sul momento da una mente non più lucida.
Il deus ex machina della campagna vaccinale USA Anthony Fauci aveva precedentemente affermato che dal 70 al 75% degli americani avrebbe bisogno di ottenere il vaccino per ottenere l’immunità di gregge, in linea con altri scienziati che avevano messo la stima dal 60 al 70%.
Il concetto di immunità di gregge è stato improvvisamente modificato dall’OMS: la nuova definizione insiste sul fatto che l’immunità di gregge può essere raggiunta solo con programmi di vaccinazione di massa
Notiamo che l’idea stessa di immunità di gregge – concetto di per sé controverso – è profondamente mutato: non è più calcolata con la quantità di persone che hanno gli anticorpi (cioè, quelli vaccinati e quelli che hanno invece avuto la malattia e ne sono guariti, con difese umanitarie ancora più resistenti) ma solo secondo a quanta popolazione ha prestato il deltoide alla siringa.
Proprio così: è un fatto che in America, a differenza che in altri Paesi, stiano vaccinando anche coloro che godono dell’«immunità naturale», senza distinzioni.
Come aveva notato ancora l’anno scorso Renovatio 21, il concetto di immunità di gregge è stato improvvisamente modificato dall’OMS, cha ha aggiornato la sua definizione del fenomeno: la nuova definizione formulata dall’ente sanitario internazionale insiste sul fatto che l’immunità di gregge può essere raggiunta solo con programmi di vaccinazione di massa.
Il sito web dell’OMS scrive infatti che «l’immunità di gregge si ottiene proteggendo le persone da un virus, non esponendole ad esso».
Biden non ha saputo terminare il suo breve (e sempre più raro) contatto con i giornalisti senza insultare i non vaccinati: «”Penso che una cosa sia certa: un quarto del paese non può non vaccinarsi».
Da notare anche come la terza dose pretesa da Biden sia stata bocciata in modo schiacciante (16 contrari contro 2 a favore) dalla commissione FDA e pure dal CDC (9 contrari contro tre a favori). Tuttavia il capo del CDC Rochelle Walensky ha deciso di approvare unilateralmente la dose supplementare per i giovani adulti in ambienti ad alto rischio. Come riportato da Renovatio 21, questo ha fatto la felicità di Pfizer.
Biden è stato altresì criticato e deriso per la bizzarra scenografia falsa utilizzata per fare il vaccino in mondovisione
In pratica, si è avuta, come in Italia, una politica che chiede un’iniezione a cui le stesse autorità regolatorie scientifiche sono contrarie. Tanto per capire, se non fosse chiaro, che il vaccino è un tema politico, non scientifico.
Biden è stato altresì criticato e deriso per la bizzarra scenografia falsa utilizzata per fare il vaccino in mondovisione.
Someone explain this… pic.twitter.com/VgbgPILcka
— Errol Webber (@ErrolWebber) September 29, 2021
Diciamo non l’idea migliore del mondo per trasmettere l’idea di una politica «autentica»
Immagine screenshot da YouTube
Politica
Elezioni in Bulgaria, vince l’euroscettico Radev
Secondo i sondaggi preliminari all’uscita dai seggi, l’ex presidente bulgaro Rumen Radev ha sconfitto l’ex primo ministro Boyko Borissov con un margine di 30 punti percentuali alle elezioni generali in Bulgaria.
Con circa il 96% dei voti scrutinati, la coalizione Bulgaria Progressista di Radev ha ottenuto il 44,7% dei consensi, seguita dal GERB-SDS di Borissov con il 13,4% e dal PP-DB del premier uscente Andrey Gyurov con il 12,9%. Il partito Varazhdane (V-ESN), fortemente scettico nei confronti dell’Unione Europea, ha ottenuto il 4,3% dei voti.
Questi risultati sono in linea con i sondaggi d’opinione all’uscita dai seggi, secondo i quali Alpha Research avrebbe ottenuto il 44,2% dei voti e il partito di Borissov si sarebbe classificato al secondo posto con il 13,4%.
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Le elezioni sono state le ottave del paese in cinque anni e un altro punto critico nella battaglia tra le forze politiche fermamente filo-europee e quelle sovraniste in Europa. In un ultimo messaggio pre-elettorale ai suoi sostenitori, il Borissov ha rassicurato gli elettori affermando che il suo partito avrebbe fornito «pieno sostegno all’Ucraina».
Il Radev si è impegnato a bilanciare le relazioni tra Est e Ovest, promettendo di costruire una «Bulgaria europea moderna», sviluppando al contempo «relazioni concrete con la Russia basate sul rispetto reciproco». Il Radev, che si oppone agli aiuti dell’UE all’Ucraina, ha anche promesso di spezzare la morsa della «mafia oligarchica» sulla Bulgaria.
Ex pilota da caccia che ha ricoperto la carica di presidente della Bulgaria tra il 2017 e il 2026, si è scontrato con Borissov durante il periodo in cui entrambi sono stati al potere, appoggiando le proteste anticorruzione del 2020 che hanno portato alla caduta di Borissov.
Come già accaduto in Ungheria lo scorso fine settimana, e in precedenza in Francia, Germania, Moldavia e Romania, l’UE ha attivato il suo «Sistema di risposta rapida» anche in Bulgaria. Questo insieme di strumenti di censura online conferisce alla Commissione Europea il potere di rimuovere la cosiddetta «disinformazione» dalle piattaforme dei social media durante il periodo elettorale.
La Bulgaria aveva richiesto l’attivazione del sistema di risposta rapida previsto dal Digital Services Act (DSA) dell’Unione Europea in vista delle elezioni anticipate, nel tentativo di contrastare potenziali interferenze straniere e campagne di disinformazione online. Sofia si è rivolta alle istituzioni europee per utilizzare il meccanismo previsto dal DSA, che consente di attivare consultazioni rapide con le grandi piattaforme online (come Meta, Google e TikTok) e la società civile con l’obiettivo è individuare e fermare in tempo reale contenuti manipolatori o disinformazione che potrebbero influenzare il voto.
Questa richiesta si inserisce in un quadro più ampio in cui il Consiglio dell’UE ha promosso il dispiegamento di gruppi di risposta rapida per assistere gli Stati membri contro le «minacce ibride». Si tratta a tutti gli effetti di censura politicamente motivata, pagata dal contribuente anche italiano.
L’influenza dei blocchi di potere più o meno occulti sul processo elettorale europeo è oramai sempre più alla luce del sole.
Come riportato da Renovatio 21, il fondatore dell’app Telegram Pavel Durov l’anno passato dichiarò che il governo francese aveva cercato di far sì che Telegram bloccasse le voci conservatrici in Romania prima del ballottaggio presidenziale del Paese.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Politica
La Guida Suprema riappare per avvertire che la Marina iraniana è pronta a far «assaporare agli Stati Uniti l’amarezza di nuove sconfitte»
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Politica
I parlamentari francesi ritirano la proposta di legge sull’«antisemitismo»
I parlamentari francesi vicini al presidente Emmanuel Macron hanno ritirato un controverso disegno di legge volto ad ampliare le leggi contro l’antisemitismo nel Paese, che era in programma per essere discusso in parlamento giovedì.
La «legge per combattere le nuove forme di antisemitismo» è stata redatta nel 2024 da un gruppo di parlamentari guidati da Caroline Yadan, deputata del partito Renaissance di Macron. Nonostante il ritiro, i parlamentari avrebbero indicato la possibilità di ripresentare una proposta simile entro giugno.
La bozza mirava ad ampliare la definizione di «scuse per il terrorismo» includendo anche i discorsi «indiretti» ritenuti filo-terroristici. Inoltre, intendeva rendere illegale l’incitamento alla distruzione di qualsiasi Paese riconosciuto dalla Francia.
L’iniziativa ha incontrato una forte opposizione, con i critici che hanno avvertito che il disegno di legge «confonde l’antisemitismo con la critica a Israele». Una petizione contro la proposta, pubblicata sul sito web del Parlamento francese, ha raccolto oltre 700.000 firme fino a giovedì.
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Secondo France24, i critici hanno anche affermato che la legge proposta potrebbe limitare la legittima libertà di espressione e potenzialmente alimentare il sentimento antiebraico che intendeva combattere.
Secondo l’organizzazione francese per la protezione degli ebrei, la SPCJ, lo scorso anno in Francia sono stati registrati almeno 1.320 episodi di antisemitismo, confermando il forte aumento osservato dopo lo scoppio del conflitto tra Israele e Hamas nel 2023. L’operazione militare israeliana a Gaza ha causato la morte di oltre 72.000 palestinesi, secondo le autorità palestinesi, e ha suscitato crescenti critiche a livello internazionale.
La Francia, dove i musulmani rappresentano circa un decimo della popolazione, ha formalmente riconosciuto lo Stato palestinese lo scorso anno, unendosi a un’ondata di nazioni occidentali che sostengono una soluzione a due Stati per il conflitto mediorientale.
Come riportato da Renovatio 21, la legge sull’antisemitismo – palesemente anticostituzionale – è in discussione anche nel Parlamento italiano.
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Immagine di Parti Socialiste via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
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